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Dizionari Bilingui Riassunto, Sintesi del corso di Lingua Spagnola

Riassunto dettagliato di per l'esame orale di Dizionari Bilingui Lingua e Traduzione Spagnola I

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020
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Caricato il 23/10/2020

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DIZIONARI BILINGUI
Carla Marello
CAP. 1: DEFINIZIONE, STORIA, BIDIREZIONALITÀ
1.1: Che cos’è un dizionario bilingue?
DIZIONARI CHE METTONO IN CONTRASTO 2 LINGUE AI FINI DELLA
TRADUZIONE.
1.2: Origini
I ‘progenitori dei dizionari bilingui sono le liste bilingue, lasciateci da civiltà
antiche che conoscevano la scrittura.
Il “VOCABOLARIO BILINGUE DI EBLA” del 3° millennio a. C. è l’esemplare
più antico di dizionario bilingue. Si tratta di tavolette di argilla con termini
tradotti dal sumerico all’eblaita, scoperte nel 1975 da una missione
archeologica italiana.
Presentano una traduzione interlineare: nella riga superiore vi è riportato il
termine sumerico; nella riga inferiore il termine eblaita.
Tra gli altri esemplari antichi di dizionari biligui vi sono:
Gli elenchi di vocaboli sumeri spiegati in accadico, risalenti alla Mesopotamia
del 2° millennio a. C.;
Più recenti invece i vocabolari bilingui e trilingue della tradizione ittita ed
ugaritica (14°-12° secolo a. C.).
Mentre le civiltà egizia, greca e latina del 3°-2° millennio a. C. non
necessitavano di dizionari bilingui, ma si avvalevano di funzionari che
venivano mandati all’estero per diventare bilingui: gli HERMENEIS.
STELE DI ROSETTA (196 a. C.): iscrizioni bilingui riguardanti leggi e
commemorazioni di fatti storici.
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DIZIONARI BILINGUI

Carla Marello

CAP. 1: DEFINIZIONE, STORIA, BIDIREZIONALITÀ

1.1: Che cos’è un dizionario bilingue?

DIZIONARI CHE METTONO IN CONTRASTO 2 LINGUE AI FINI DELLA

TRADUZIONE.

1.2: Origini

I ‘progenitori dei dizionari bilingui sono le liste bilingue , lasciateci da civiltà antiche che conoscevano la scrittura.

Il “VOCABOLARIO BILINGUE DI EBLA” del 3° millennio a. C. è l’esemplare più antico di dizionario bilingue. Si tratta di tavolette di argilla con termini tradotti dal sumerico all’eblaita, scoperte nel 1975 da una missione archeologica italiana. Presentano una traduzione interlineare: nella riga superiore vi è riportato il termine sumerico; nella riga inferiore il termine eblaita.

Tra gli altri esemplari antichi di dizionari biligui vi sono:

Gli elenchi di vocaboli sumeri spiegati in accadico, risalenti alla Mesopotamia del 2° millennio a. C.;

Più recenti invece i vocabolari bilingui e trilingue della tradizione ittita ed ugaritica (14°-12° secolo a. C.).

Mentre le civiltà egizia, greca e latina del 3°-2° millennio a. C. non necessitavano di dizionari bilingui, ma si avvalevano di funzionari che venivano mandati all’estero per diventare bilingui: gli HERMENEIS.

STELE DI ROSETTA (196 a. C.): iscrizioni bilingui riguardanti leggi e commemorazioni di fatti storici.

EUROPA:

2° secolo a. C.  “DE VERBURUM SIGNIFICATU” di FESTO: primo esempio di dizionario di parole difficili

8°/9° secolo a. C.  comparsa di glossari latini contenenti anche termini di vari volgari

11° secolo a. C.  “ Vocabolario latino ” di Papias

12° secolo a. C.  “Panormia” di Osborn di Gloucester Opera di Ugoccione di Pisa

ORIENTE (più sviluppato, con dizionari enciclopedici ‘veramente’ bilingui)

11° secolo a. C.  “ Cinese-Giapponese ” di Minamoto No Shitagò

12° secolo a. C.  “ Mongolo-Turco

In EUROPA i dizionari bilingui enciclopedici arrivano solo verso il 1200

1286  “ CATHOLICON ” di Giovanni BALBI di Genova  IL PIÙ FAMOSO VOCABOLARIO LATINO DI CARATTERE ENCICLOPEDICO.

TRADIZIONE ITALIANA: Glossari Latino-volgari 1348: “ Declarus” di Senisio  elementi siciliani. Opera di grande importanza per la storia della lingua e della lessicografia italiana

1350: “ Latino-Toscano ” di Goro d’Arezzo  PRIMO GLOSSARIO

1540  TOSCANIZZAZIONE

1.2.1: Dai glossari ai dizionari

1550: aumenta la domanda per dizionari di lingue

17° secolo  crescita del commercio europeo e quindi maggiore produzione di dizionari bilingui (anche di lingue extraeuropee grazie all’opera dei missionari)

18° secolo  progressione della lessicografia, alla ricerca della grafia giusta e dei modi per rendere le pronunce

19° secolo  miglioramento della qualità dei dizionari bilingui, anche delle lingue esotiche, con il diffondersi degli studi di filologia comparata

1815: il tipografo Thorne risolve un problema metodologico inventando il carattere grassetto , che rivoluziona il dizionario, rendendo i lemmi più semplici da individuare.

20° secolo  si affermano i DIZIONARI OMOGLOSSI (lingua nazionale- dialetto)

21° secolo  MAGGIORE PRODUZIONE IN ASSOLUTO DI DIZIONARI BILINGUI

Studi sull’intelligenza artificiale: rinnovato interesse dei linguisti, semiologi, filosofi nei confronti dell’attività lessicografica monolingue e bilingue.

1.5: Bilingui bidirezionali: questioni di tipologia

Dizionari UNIDIREZIONALI = lingua x → lingua y

DIZIONARI BIPARTITI = sezione lingua x → lingua y sezione lingua y → lingua x

esempio: Estienne Latino-Francese Francese-Latino Il PROBLEMA sta nel far diventare lemma la spiegazione francese di una parola latina che non aveva un traducente francese(diventavano esempi di fraseologia).

Anche oggi si parla di ‘ribaltamento’  scopo: controllare che fra le due sezioni del dizionario non vi siano discrepanze o dimenticanze.

Il dizionario bipartito non ci garantisce la BIDIREZIONALITÀ. Esempio: un dizionario bipartito italiano-francese francese-italiano per essere bidirezionali dovrebbe servire agli italiani per tradurre dal francese o in francese o per entrambi i compiti. Infatti, la bidirezionalità si può esplicare in gradi diversi ↓ ↓ ↓ ↓ ↓

Steiher ha elencato 18 situazioni, di cui 4 fondamentali:

La parte italiano-francese  1. gli italiani la usano per tradurre in francese

  1. i francesi la usano per tradurre dall’italiano La parte francese-italiano  3. gli italiani la usano per tradurre dal francese
  2. i francesi la usano per tradurre in italiano

MA  Le esigenze di italiani e francesi sono diverse e un dizionario bipartito (‘doppio’) non è in grado di soddisfarle per intero, come invece potrebbe un dizionario ‘quadruplo’ (con 2 sezioni italiano-francese: una per gli italiani e l’altra per i francesi e 2 sezioni francese-italiano: una per gli italiani e una per i francesi). Per ora non sono in commercio dizionari quadrupli, ma ne esistono dei progetti.

I dizionari bipartiti e bidirezionali, che quindi soddisfano le esigenze sia dei parlanti della lingua di partenza (x) che quelli della lingua d’arrivo (y), sono veramente pochi.

Vi sono dizionari PARZIALMENTE BIDIREZIONALI, per esempio: Dizionario italiano-spagnolo di Carbonell, che ha la sezione italiano-spagnolo pensata per lo più per gli spagnoli e la sezione spagnolo-italiano prevalentemente per gli italiani.

Non è possibile che un dizionario plurilingue sia bidirezionale perché se tenessero conto di tutte le esigenze, la loro mole sarebbe eccessiva, in contrasto con l’intento dei dizionari poliglotti: la condensazione di più bilingui in uno.

Il dizionario bilingue ideale non aggiunge informazione che non siano incentrate sul lemma tranne quando:

  1. a causa di omonimi sorgono delle ambiguità;
  2. non vi sono equivalenti lessicali;
  3. sorgono complicazioni grammaticali.

2.2: Come sono e come dovrebbero essere i dizionari

bilingui

La voce lessicografica dei dizionari bilingui è composta da:

  1. lemma
  2. pronuncia del lemma
  3. abbreviazione di carattere grammaticale; eventuali indicazione morfologiche
  4. indicazioni abbreviate sull’appartenenza del lemma ad una varietà linguistica
  5. uno o più traducenti, eventualmente accompagnati da indicazioni
  6. collocazioni con traduzione; eventuali indicazioni sintattiche
  7. esempi con traduzione
  8. fraseologia (esempi, modi di dire)
  9. parole composte e derivati del lemma

2.2.1: La scelta dei lemmi

Le due parti del dizionario bilingue L1-L2 e L2-L1 non devono necessariamente contenere lo stesso numero di lemmi. Anzi, è necessario che la parte per la comprensione dei testi in L2 deve essere più estesa, in quanto deve includere varianti regionali o altre deviazioni della norma.

I bilingui contengono in genere più di 100mila lemmi fra lemmari in L1 e in L2.

Far diventare lemmi i derivati “gonfia” il lemmario ma “snellisce” la voce lessicografica.

Al lessicografico si pongono soltanto i problemi di:

  • selezione del lemma;
  • problemi di opportunità di scelta rispetto alle competenze dell’utente.

Prefissi e suffissi vengono sempre più registrati come lemmi, soprattutto quando vi è corrispondenza fra le due lingue.

Mentre vi sono diverse tendenze per quanto riguarda l’inserimento nel lemmario di abbreviazioni e acronimi: alcuni hanno liste alfabetiche a parte; altri li includono nel lemmario.

Stessa cosa per i nomi propri di persona, luogo o cosa. Ma dato che il dizionario bilingue mette in contrasto non solo due lingue, ma due civiltà, è importante che i nomi propri figurino in un dizionario bilingue. La loro esclusione implicherebbe un danneggiamento di intercomunicazione.

Una volta scelte le parole da inserire nel lemmario, il lessicografico deve decidere quale forma della parola adottare come lemma.

Il lemma non corrisponde alla forma grafica della parola MA contiene segni tipografici che servono a mostrare:

  1. la sede dell’accento;
  2. la pronuncia di un grafema, che può corrispondere a fonemi diversi;
  3. divisione in sillabe
  4. divisione fra morfema radicale e morfema grammaticale o suffissale;
  5. caratteristiche proprie di ogni lingua.

Non tutte le voci lessicografiche sono composte da lemma e glossa: spesso parole derivate o composte vengono raggruppate sotto un unico lemma. Queste voci sono chiamate ‘sottolemmi’. Nei dizionari bilingui il lemma sotto il quale si raggruppano i sottolemmi è scelta in base a criteri di ordine alfabetico (NON MOLTO DIFFUSO OGGI, DATO CHE I BILINGUI TENDONO A ‘SNELLIRE’ LE VOCI LESSICOGRAFICHE E A DARE PAROLE DERIVATE E COMPOSTE COME LEMMI AUTONOMI).

Gli omonimi nei bilingui vengono indicati da lemmi differenziati. Spesso però i dizionari bilingui ignorano la omonimia!

Questo tipo di informazione viene data, nei migliori dizionari bilingui, anche per i traducenti nella sezione attiva (L1-L2).

In un dizionario attivo per il lemma in L1 bastano pochissime indicazioni (categoria grammaticale, genere, transitività), mentre le indicazioni devono essere concentrate sui traducenti in L2, per i quali l’utente non ha la competenza linguistica di parlante nativo. La situazione è capovolta per i dizionari passivi, che contengono molte informazioni sul lemma in L2, ma nessuna sui traducenti in L1 (dato che è la lingua madre dell’utente).

I dizionari che intendono servire una sola comunità linguistica (unidirezionali) usano solo abbreviazioni appartenenti alla lingua dell’utente, sia per la sezione L1-L2, che L2-L1. I dizionari bidirezionali, o presunti tali, hanno le abbreviazioni nella lingua del lemma, privilegiando quindi chi traduce da L1 a L2 (e complicando la vita all’utente che ha l’esigenza opposta). Una scelta oculata di abbreviazioni comprensibili per entrambe le comunità linguistiche è la soluzione migliore, qualora sia possibile applicarla; quando non lo è, bisogna:  adottare doppie etichette (una per lingua) OPPURE  rinunciare alla bidirezionalità OPPURE  enunciare chiaramente nell’introduzione che la traduzione del dizionario va in una determinata direzione

Le etichette abbreviate (o qualificatori) relative a varietà regionali, diacroniche, di registro, possono variare da dizionario a dizionario e da lingua a lingua. Ad esempio: la tradizione spagnola presenta una grande ricchezza di etichette per le varietà ibero-americane di spagnolo (argentino, venezuelano, cileno, messicano, ecc…). C’è da ricordare però che i qualificatori sono una delle parti della voce lessicografica più soggette al cambiamento. Collison sostiene infatti che i dizionari bilingui moderni hanno una vita media di circa venticinque anni.

2.2.4: I traducenti

TRADUCENTI = PAROLE DELLA LINGUA DI ARRIVO CORRISPONDENTI

AL LEMMA.  Sinonimi di un sistema linguistico diverso.

Cuore della glossa del dizionario bilingue.

La traduzione dei traducenti L1 nella sezione L2-L1 è meno rilevante, in quanto l’utente ha le competenze dalla propria lingua madre. Quando invece si traduce da L1 a L2 non si hanno altre possibilità che quelle suggerite dal dizionario.

LA CORRISPONDENZA STRUTTURALE:

In molti casi vi è la mancanza di corrispondenza tra il lemma e il traducente, soprattutto perché spesso il termine della lingua di arrivo si inserisce diversamente nella frase.

 Corrispondenza completa tra lemma e traducente quando: 1. la corrispondenza è totale

  1. il lemma ha più significati che richiedono traducenti diversi
  2. il traducente ha anche altri significati, oltre che il significato del lemma eteronimo

 Corrispondenza incompleta quando: i traducenti non rendono gli elementi denotativi e/o connotativi del lemma.

In particolare, esistono 3 gruppi di parole che più frequentemente delle altre non hanno traducenti in lingua di arrivo:

  1. Parole che non hanno una vera e propria funzione designativa Esempio: articoli, preposizioni, congiunzioni, interazioni, ecc…;
  2. Parole legate alla cultura della comunità linguistica, dato che gli usi e costumi, le abitudini dei vari popoli non hanno necessariamente corrispondenze.

È opportuno che nei bilingui si trovino definizioni di una certa ampiezza qualora non esistano veri traducenti.

È importante distinguere le discriminazioni di significato e le discriminazioni superflue. Le discriminazioni di significato comportano tanto spazio ma sono anche inevitabili, soprattutto nei dizionari attivi.

Il compito del dizionario bilingue non è definire i significati ma definire i confini d’uso delle unità lessicali della lingua di partenza visti nella prospettiva della lingua di arrivo.

2.2.6: Le collocazioni, gli esempi, la fraseologia

COLLOCAZIONI:

“unità composte che prevedono la sostituibilità di almeno uno dei suoi elementi costitutivi, rimanendo l’altro costante”

“legami tipici che la parola intrattiene con altre parole”

Si suddividono in:

 Collocazioni ristrette  combinazioni di una o più parole usate in uno dei loro significati regolari secondo certi schemi strutturali e limitate nella loro commutabilità, dalla valenza grammaticale e semantica e dall’uso.

 Combinazioni libere  devono solamente badare alla significatività, così da non produrre contrasti. Esempio: “idee verdi senza colore”.

Le locuzioni idiomatiche, le similitudini e i proverbi hanno il compito di illustrare il folklore verbale di una comunità linguistica.

Gli esempi nelle voci lessicografiche bilingui servono per mostrare come funzionano la parola-lemma e il traducente in un dato contesto.

FRASEOLOGIA = VASTO RAMO DELLA LINGUISTICA CHE ABBRACCIA

SIA LE LOCUZIONI IDIOMATICHE AUTOCTONE E MUTATE, SIA IL

LINGUAGGIO FIGURATIVO E AFFETTIVO DELLA LINGUA

COLLOQUIALE, SIA LE SIMILITUDINI E I DETTI POPOLARI.

CAP. 3: MICROSTRUTTURE AL MICROSCOPIO

3.1: Profili di voce lessicografica bilingue

Il modo in cui un dizionario bilingue può disporre i traducenti, i composti ed i derivati, gli esempi e la fraseologia all’interno di una voce dedicata a un lemma polisemico può variare notevolmente. Ed è molto difficile restare più volte fedeli a un modello prefissato nell’introduzione. Il fatto che le due lingue abbiano caratteristiche strutturali diverse porta spesso ad avere profili di voce simili ma differenti nello stesso dizionario.

CAP. 5: COME E PERCHÈ ESAMINARE I DIZIONARI

5.1: Giudicare i dizionari: saggiare o assaggiare?

I dizionari non sono testi da leggere ma opere di riferimento da consultare. Sono lavori collettivi e per questo è probabile che non tutti i lemmi abbiano lo stesso livello di precisione e accuratezza.

Un recensore di dizionari bilingui deve avere:  una buona conoscenza dei dizionari;  una profonda conoscenza delle lingue affiancate.