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La documentazione in ambito scolastico in rapporto a progettazione e valutazione
Tipologia: Sintesi del corso
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Perché occuparsi di documentazione? Perché parlare di documentazione nella scuola? Innanzitutto, perché è necessario un ripensamento indagando il modo e il senso con cui gli insegnanti mettono in atto pratiche documentative, inoltre, è necessario tenere presente il contributo che la documentazione può offrire alla professionalità degli insegnanti e alla funzione di supporto della qualità dei processi di insegnamento e apprendimento. Nunzia Schiavone ci mostra come nella scuola italiana si documenti troppo e allo stesso tempo troppo poco in quanto questo processo viene collegato al semplice rispondere a richieste burocratiche senza indagare le proprie scelte didattiche o gli apprendimenti. Il libro cerca di pensare alla documentazione come poter tra scuola ed extra-scuola, tra insegnanti, bambini e famiglie, tra progettazione didattica e valutazione. CAPITOLO 1 – IL SENSO DEL DOCUMENTARE A SCUOLA (itinerario storico del rapporto tra documentazione e normativa scolastica inteso prima come comunicativa, poi come dispositivo ermeneutico e infine come strumento di ricerca per gli insegnanti) Bini ci mostra come il termine documentazione venga utilizzato con una pluralità di significati, in realtà il Dizionario di pedagogia e scienze dell'educazione intente la documentazione “come l’ insieme dei dati , delle descrizioni, delle memorie e di qualsiasi altro mezzo capace di riprodurre sia pure sinteticamente un evento , un’esperienza, una ricerca, usati allo scopo di renderli noti ”. La documentazione viene quindi intesa come la rappresentazione di una situazione attraverso dati, descrizioni, ricordi, con il preciso scopo di renderla comunicabile. Elementi centrali diventano l’intenzionalità in quanto atto soggettivamente selettivo di dati e conoscenze e l’interpretazione di tali dati. Nonostante la documentazione sia un atto soggettivo, nel momento in cui avviene la condivisione diventa dipendente da terzi perché devono comprendere le scelte effettuate e quanto osservato pur non essendo stati presenti, in quest’ottica la documentazione diviene strumento di partecipazione della società alla vita scolastica. Tonelli ci mostra come per lui la documentazione rappresenti un momento in cui rivedere ed esaminare quanto successo nella giornata (difficoltà, spunti, attività svolte ecc.). La documentazione diventa possibilità di tornare su quanto fatto come esercizio di pensiero volto alla crescita professionale, alla consapevolezza, all’elaborazione di percorsi significativi e alla possibile riprogettazione alla luce delle considerazioni elaborate. La documentazione è quindi un processo che guarda al passato ma orientato al futuro. La documentazione nella normativa
diventa funzionale all’alimentare continuamente idee e ipotesi, inoltre, permette a bambini e insegnanti di comprendere quali potrebbero essere i successivi sviluppi dei percorsi avviati. Documentare è quindi un’azione che favorisce l’apprendimento perché permette di modificare l’azione didattica in base a quanto avviene con i bambini permettendo agli insegnanti di progettare situazioni didattiche significative. La documentazione dei saperi ingenui La dimensione dialogica si basa sulla creazione di itinerari di apprendimento condivisi e co-costruiti da insegnanti e bambini, questo comporta il ritenere i bambini soggetti con grandi potenzialità e responsabilità nella costruzione delle traiettorie di apprendimento. Per la costruzione di un percorso di apprendimento che porti all’utilizzo di un linguaggio formalizzato, bisogna partire dalla raccolta e dall’emersione delle preconoscenze, centrali nella trattazione dei contenuti disciplinari. Le preconoscenze possono essere, infatti, le basi di un apprendimento che punta sulla convergenza di esperienze e saperi disciplinari. Questo passaggio avviene gradualmente grazie alla formulazione di consegne sempre più complesse sulla base delle conoscenze rilevate.
Le consegne seguono una strutturazione graduale poiché si ancorano alle esperienze e alle conoscenze pregresse degli studenti che, in itinere, diventano condivise dal gruppo. Tale gradualità è fondamentale per la comprensione e l’interiorizzazione di un apprendimento di tipo significativo. Le preconoscenze possono essere distinte in base alla loro origine in: sensoriali -concezioni spontanee- che fanno riferimento a fenomeni del mondo naturale e si basano sull’applicazione di inferenze causali per mettere in relazione i dati percettivi; culturali -concezioni sociali- che prendono avvio dal rapporto culturale e linguistico che si intrattiene con la realtà fenomenica; scolastiche -conoscenze di tipo analogico- che si formulano a partire da caratteristiche di conoscenze ritenute simili. A partire dalle esplorazioni spontanee su un certo tema è possibile partire a strutturare la progettazione successiva come teorizzato nel modello della didattica per progetti (la progettazione prede avvio da problemi che sono significativi per il bambino dal punto di vista sociale e cognitivo – nota p. 82). L’esplicitazione e la condivisione delle preconoscenze dei bambini e delle ipotesi che sorreggono le loro teorie implicite costituiscono un momento centrale dell’apprendimento e dell’insegnamento dei contenuti disciplinari. Siccome le preconoscenze mostrano relazioni intuitive con i saper sapienti (Chevallard) è necessario tenere traccia della loro emersione per poter ipotizzare itinerari didattici che permettano un cambio concettuale e una elaborazione simbolica astratta e coerente con un linguaggio formalizzato. La documentazione di un intero percorso può infine consentire un’analisi dei saperi dei bambini e della logica dei loro ragionamenti favorendo il processo di trasposizione didattica (Chevallard). Documentare per sostenere la costruzione di apprendimenti concettuali Abbiamo visto come la documentazione rappresenti una risorsa importante per la conoscenza del contesto a partire dalla quale costruire itinerari progettuali, ma anche come il tenere traccia dei saperi ingenui vada a sostenere la progettazione di un apprendimento situato e significativo. Attraverso la documentazione in itinere è possibile conoscere il modo di ragionare e di costruzione delle ipotesi nei bambini (esperienza p. 85). A partire dall’analisi delle informazioni raccolte l’insegnante può progettare con lo scopo di accompagnare gradualmente alla scoperta e al successivo raggiungimento della formalizzazione del sapere. Questo percorso si articola in tre fasi: osservazione; costruzione di conoscenze; formalizzazione. La documentazione consente quindi di tenere traccia delle diverse traiettorie di apprendimento del singolo studente e del gruppo, l’analisi è orientata a trovare quei termini e ragionamenti che possono costituire lo stimolo che consente di condurre il gruppo a una strutturazione delle conoscenze e infine verso la costruzione di un sapere più codificato (vedi esperienza pp. 85-89). La documentazione raccolta in itinere ha permesso di tenera traccia delle traiettorie di apprendimento dei bambini che, una volta divenute visibili e ripercorribili, hanno sostenuto l’insegnante nel progettare e riprogettare le fasi successive del percorso. Documentare con i bambini e per i bambini Abbiamo visto come la documentazione serva a comprendere quali siano le modalità di ragionamento dei bambini da cui trarre spunto per la progettazione di itinerari didattici. Questa, se viene condivisa con i bambini stessi, può permettere la nascita di nuove riflessioni e discussioni. (esperienza p. 93) Partendo dall’analisi di una discussione l’insegnante può progettare differenti traiettorie e attività didattiche oppure attraverso la condivisione della documentazione con i bambini può lasciare che siano loro a scegliere la strada da seguire e le metodologie da adottare. Attraverso la condivisione della documentazione con i bambini si crea una relazione egualitaria in cui i
bambini stessi costruiscono la loro conoscenza e il loro apprendimento, questa può essere definita come una ricerca condivisa. “Scrivere quanto i bambini hanno detto significa dare loro la possibilità di rivedere e riconnettere il proprio sapere e ritrovare riflesse le proprie idee e immagini, significa testimoniare quotidianamente l’interesse dell’insegnante nell’esplorazione dei significati che il bambino costruisce nei suoi incontri con la realtà e prenderne spunto per delineare nuove traiettorie al fine di alimentare costantemente la costruzione del percorso didattico” (Zecca). Documentare per progettare collegialmente Il sapere educativo è per sua natura esperienziale, strettamente legato al contesto, continuamente in divenire, che si impara dalla pratica e raramente formalizzato, a causa di questa sua natura i nuovi insegnanti fanno fatica a impadronirsene. Sarebbe utile ragionare in logica “pubblica” dove ciò che avviene a scuola può e deve essere condiviso con altri, attraverso la documentazione, per favorire un riadattamento delle situazioni, un confronto tra punti di vista diversi, una riflessione generativa ovvero in grado di promuovere un nuovo sapere pratico. Da questo nasce l’esigenza di concepire gli insegnanti come un team. Le scuole di Reggio sono tenute ad attuare un percorso di ricerca scientifica sulla documentazione prodotta ricostruendo i percorsi, il senso dell'agito, il perché delle scelte, le riflessioni e i cambiamenti avvenuti in corso, grazie al lavoro in team l’azione educativa viene interpretata in forma intersoggettiva. Il team attraverso la condivisione della documentazione per sostenere lo sviluppo di un nuovo sapere pratico diene “comunità di pratica” ovvero, dalla definizione di Wenger, un gruppo di persone che manifesta un interesse comune e che sviluppa solidarietà organizzativa su problemi simili, condividendo scopi, saperi pratici, significati e linguaggi. CAPITOLO 4 – DOCUMENTARE, UNA RISORSA PER LA VALUTAZIONE Rapporto tra documentazione e valutazione La documentazione raccolta in itinere può costituire la base della valutazione formativa che ha come obiettivo quello di valorizzare l’azione didattica nel suo svolgersi, supportare l’apprendimento dei bambini e favorire l’analisi dei processi che si generano. La documentazione permette quindi di seguire un processo valutativo in tre direzioni:
o Domande chiuse volte a verificare l’acquisizione di nozioni o Domande volte a verificare la comprensione (tutto chiaro?) o Domande regolative o direttive che richiedono un’azione (potresti fare silenzio?) Domande legittime il cui scopo è euristico e fanno riferimento a un proposito di co-costruzione della conoscenza e di stimolazione di un dialogo aperto. Vedono l’insegnante come provocatore di riflessioni e domande, e il bambino come competente, curioso e attivo costruttore di conoscenza > didattica di tipo euristico. Tra queste troviamo: o Quelle che partono dalle questioni dei bambini o Quelle aperte su un tema in cui i bambini vengono chiamati a esprimere le loro opinioni, stimolano il brainstorming o Quesiti di monitoraggio della conversazione che hanno lo scopo di incoraggiare a esprimere meglio il suo punto di vista o Richieste di autovalutazione da parte dell’insegnante che richiede un’autoanalisi rispetto a quello che si sta svolgendo in classe o Domande di incitamento alla conoscenza con lo scopo di invogliare i bambini a dare il proprio contributo (come possiamo verificarlo?) (esperienza p. 129)