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Domande a risposta multipla e riassunti
Tipologia: Prove d'esame
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1)Fragilità come limite o come progetto? La fragilità rappresenta forme di disagio fisico, psicologico e sociale che caratterizzano la vita quotidiana di tutti i soggetti e non solo i “più fragili”. Purtroppo però nella società odierna la fragilità non sembra essere accettata, anzi, si cerca di reprimerla e nasconderla poiché viene intesa come un vero e proprio limite. In realtà oggigiorno è importante educare al limite e uno dei luoghi più adatti che permette l’accoglienza di quest’ultimo, in educazione, è proprio la scuola. La scuola ci permette di assumere la consapevolezza del limite, svolge un ruolo fondamentale per la comprensione della propria identità personale e attraverso l’esperienza di cura educativa permette l’incontro con i proprio limiti generando così un virtuoso progetto di perfezionamento reciproco. Le scuole che funzionane meglio sono quelle in cui il docente si prende cura dell’allievo. In una relazione educativa sono imprescindibili il diritto ad essere aiutato a progettasi e non a essere progettato, poiché il progettare implica sempre la predeterminazione di un modello a cui conformare il soggetto. La cura educativa prende in considerazione l’imprevisto che non è visto come fattore di disturbo ma come una novità. La differenza e il possibile sono due elementi fondamentali che stanno alla base della progettualità. La cura quindi, vuole realizzare un progetto di vita in cui i momenti di crisi e disagio non sono visti come anomalie ma come fasi del vivere di ogni essere umano. 2) Come hai progettato o come secondo te dovrebbe essere progettato un intervento di educazione motoria e tempo libero? Un intervento di educazione motoria e tempo libero che consente di realizzare un’educazione dei processi culturali e personali, va progettato secondo fasi precise: innanzitutto bisogna individuare attraverso un’analisi precisa i giusti criteri per la scelta dell’attività d’animazione. L’analisi consiste nell’individuare l’età dei partecipanti, il contesto, gli scopi dell’azione e i bisogni, le motivazioni e le aspettative. La seconda fase consiste nell’individuare due elementi fondamentali per una buona qualità dell’intervento che sono: il setting e il ruolo dell’animatore. Quindi bisogna predisporre contesti laboratoriali che favoriscano le interazioni e la costruzione di un pensiero divergente per lo sviluppo dell’autonomia. La terza fase consiste nell’analisi dei processi attraverso il debriefing che consente ai soggetti di cogliere quali sono stati gli strumenti logici connessi alle operazioni mentali che hanno determinato la codifica dei loro comportamenti e che hanno pervaso l’azione. Questa fase si divide in tre momenti: