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Domande di Chiarimento e Approfondimento: Storia della Filosofia Contemporanea, Schemi e mappe concettuali di Storia Della Filosofia

DOMANDE DI CHIARIMENTO STORIA DELLA FILOSOFIA

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 05/11/2023

katy_ferrara
katy_ferrara 🇮🇹

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STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA 2022/2023
DOMANDE DI CHIARIMENTO E APPROFONDIMENTO
U.D. 1. Dall’Ottocento al Novecento
1. Geometrie non euclidee
1.1. Non ho capito la discussione che si è aperta sul piano epistemologico a seguito della scoperta delle
geometrie non euclidee.
In seguito alla scoperta delle geometrie non euclidee, l'impossibilità di giustificare la validità degli assiomi
ricorrendo alla loro autoevidenza (dato che dai medesimi assiomi è possibile derivare sistemi geometrici
incompatibili) condusse i filosofi della scienza a giustificare i sistemi formali per altra via, a prescindere
dall'evidenza dei loro contenuti, ma solo in base a criteri formali quali la coerenza e la consistenza del
sistema. Lo studio di tali proprietà metateoriche dei sistemi formali darà vita alla moderna logica formale.
1.2. Potrebbe chiarirmi cosa afferma la teoria degli insiemi (incontrata quando abbiamo parlato del
logicismo)?
È una questione alquanto tecnica, non si preoccupi. Le basti sapere molto generalmente che il logicismo
sostiene che la matematica può essere fondata su concetti logici, interpretando i numeri attraverso il
concetto di insieme.
2. Bergson
2.1. Volevo chiederle se potesse gentilmente rispiegarmi un concetto che non mi è chiaro:
riguardo a Bergson, non ho capito cosa vuol dire che l’istinto non è conoscenza perché è irriflessivo.
Forse può essere utile evidenziare che l'istinto può essere considerato "conoscenza" solamente in senso lato
- ovvero nella misura in cui consente di instaurare una relazione con la realtà - ma non in senso proprio,
poiché la conoscenza in quanto tale presuppone l'auto-coscienza, la riflessività, ovvero il sapere di sapere.
Questo non avviene affatto con l'istinto, che per definizione è proprio ciò che non è determinato
dall'autocoscienza né dalla volontà (pensi all'istinto della fame, ad esempio).
2.2. Non ho capito il legame dell'intuizione con la nuova immagine dell'uomo. Bergson ne propone
un’immagine dualista, ma come l'intuizione può essere legata alla parte materiale dell'uomo?
Rispetto al passaggio dall'intuizione, come modalità conoscitiva specifica dell'uomo, al dualismo
antropologico, tenga presente che l'intuizione, che è immediata, presuppone l'esistenza di una facoltà che
opera in maniera altrettanto immediata, ovvero senza la mediazione dei sensi. Pertanto, l'intuizione non
può che essere esercitata da una facoltà non sensibile, vale a dire intellettiva/spirituale. Da qui il dualismo
antropologico bergsoniano, secondo cui l'uomo è costituito, oltre che dal corpo, da un principio non
sensibile, non corporeo. Inoltre, abbiamo visto come Bergson tenti di superare le aporie tradizionali del
dualismo, da lei richiamate, a partire dall’interpretazione della coscienza come memoria
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STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA 2022/

DOMANDE DI CHIARIMENTO E APPROFONDIMENTO

U.D. 1. Dall’Ottocento al Novecento

  1. Geometrie non euclidee 1.1. Non ho capito la discussione che si è aperta sul piano epistemologico a seguito della scoperta delle geometrie non euclidee. In seguito alla scoperta delle geometrie non euclidee, l'impossibilità di giustificare la validità degli assiomi ricorrendo alla loro autoevidenza (dato che dai medesimi assiomi è possibile derivare sistemi geometrici incompatibili) condusse i filosofi della scienza a giustificare i sistemi formali per altra via, a prescindere dall'evidenza dei loro contenuti, ma solo in base a criteri formali quali la coerenza e la consistenza del sistema. Lo studio di tali proprietà metateoriche dei sistemi formali darà vita alla moderna logica formale. 1.2. Potrebbe chiarirmi cosa afferma la teoria degli insiemi (incontrata quando abbiamo parlato del logicismo)? È una questione alquanto tecnica, non si preoccupi. Le basti sapere molto generalmente che il logicismo sostiene che la matematica può essere fondata su concetti logici, interpretando i numeri attraverso il concetto di insieme.
  2. Bergson 2.1. Volevo chiederle se potesse gentilmente rispiegarmi un concetto che non mi è chiaro: riguardo a Bergson, non ho capito cosa vuol dire che l’istinto non è conoscenza perché è irriflessivo. _Forse può essere utile evidenziare che l'istinto può essere considerato "conoscenza" solamente in senso lato
  • ovvero nella misura in cui consente di instaurare una relazione con la realtà - ma non in senso proprio, poiché la conoscenza in quanto tale presuppone l'auto-coscienza, la riflessività, ovvero il sapere di sapere. Questo non avviene affatto con l'istinto, che per definizione è proprio ciò che non è determinato né dall'autocoscienza né dalla volontà (pensi all'istinto della fame, ad esempio)._ 2.2. Non ho capito il legame dell'intuizione con la nuova immagine dell'uomo. Bergson ne propone un’immagine dualista, ma come l'intuizione può essere legata alla parte materiale dell'uomo? Rispetto al passaggio dall'intuizione, come modalità conoscitiva specifica dell'uomo, al dualismo antropologico, tenga presente che l'intuizione, che è immediata, presuppone l'esistenza di una facoltà che opera in maniera altrettanto immediata, ovvero senza la mediazione dei sensi. Pertanto, l'intuizione non può che essere esercitata da una facoltà non sensibile, vale a dire intellettiva/spirituale. Da qui il dualismo antropologico bergsoniano, secondo cui l'uomo è costituito, oltre che dal corpo, da un principio non sensibile, non corporeo. Inoltre, abbiamo visto come Bergson tenti di superare le aporie tradizionali del dualismo, da lei richiamate, a partire dall’interpretazione della coscienza come memoria

2.3. Vorrei chiederle un chiarimento sul perché la memoria, secondo Bergson, potrebbe sanare il problema del dualismo cartesiano: come fa qualcosa di immateriale come l'anima ad interagire con qualcosa di materiale, limitato e destinato a perire come il corpo? Questo si spiega perchè la memoria custodisce in sè sia la percezione esteriore, ossia le sensazioni fisiche derivanti dalle nostre esperienze, sia la nostra percezione interiore?

Innanzitutto, direi che la preoccupazione teorica di Bergson non sia tanto spiegare come

interagiscono il corpo e la coscienza, quanto piuttosto mostrare che, assumendo la temporalità

come proprietà essenziale della coscienza - la quale, dunque, si manifesterebbe propriamente

come memoria - non si pongono nemmeno le note aporie derivanti dal tentativo di spiegazione

dell'interazione. Quanto alla giustificazione di questa affermazione, vale la conclusione della

sua e-mail. Trova una formulazione chiara della questione anche tra p. 20 e p. 21 del manuale.

3. Nietzsche 3.1. Vorrei chiederle come la critica di Nietzsche alla morale (ma anche alla logica e alla razionalità) possa conciliarsi con il mantenimento poi effettivo della civiltà, necessaria per l’affermazione del sé e della propria volontà di potenza. Se devo ad esempio pensare a ciò che garantisce un certo equilibrio all’interno della società la prima cosa a cui penso sono le leggi che, seguendo il pensiero di Nietzsche, dovrebbero essere considerate perverse in quanto tentano di soffocare lo spirito dionisiaco (le leggi da una parte sono infatti frutto della razionalità umana e contengono al loro interno implicazioni morali). Quindi in una società dove l’uomo è libero di esprimere se stesso perché non deve più sottostare alla morale (e di conseguenza il comportamento non è giudicabile), non si avrebbe più un freno agli atti irrazionali. Anche entrando nell’ottica della sopravvivenza dei più forti, rimarrebbe una certa quota di rischio su un’eventuale estinzione della specie (in macro) o della società (nel micro). Ipotizzando ad esempio di essere una persona particolarmente sadica e perversa che trae piacere ed ha il desiderio di uccidere bambini, libera dalla morale dovrei abbracciare questa mia parte irrazionale e sterminare tutti i bambini condannando così il futuro della mia città. Oltre alla risposta a questo quesito, avrebbe inoltre senso per l’autore porsi in generale questa domanda? O in un’ottica di tempo circolare in cui l’uomo è portato ad accettare la finitezza della vita non ha senso porsi la domanda di come la civiltà si possa mantenere perché comunque destinata anche lei a raggiungere la sua fine così com’è nata? Mi chiedevo anche se Nietzsche non tradisse in parte il suo stesso pensiero. Con la critica alla logica, pone l’irrazionalità a fondamento del mondo andando a ribaltare l’idea che sia invece la razionalità a permettere di raggiungere la conoscenza della realtà. In questo modo, tuttavia, non si passa da uno squilibrio verso lo spirito apollineo ad uno squilibrio verso lo spirito dionisiaco? Le teorizzazioni dell’autore non vanno quindi a sopprimere a loro volta una parte della realtà altrettanto importante? Non dovrebbe infatti essere mantenuta una coesistenza equilibrata tra i due spiriti? Approfitto infine di questa mail per chiedere se sarebbe possibile affermare che secondo la concezione di Nietzsche è la morale stessa a limitare la libertà dell’uomo in quanto cerca di estirpare lo spirito dionisiaco e quindi di negare una parte della realtà umana.

Circa le sue osservazioni critiche alla critica nietzscheana alla morale, evidenzierei che anche in

una società improntata sul valore della forza esistono "leggi" - la legge del più forte, appunto - e

che dunque c'è una regolazione della società che garantisce una prosecuzione della specie. Più in

generale, però, evidenziarei che N. non si pone il problema della prosecuzione della specie e quindi

che non si porrebbe nemmeno le domande che si è posta lei.

Circa il rapporto tra spirito apollineo e dionisiaco, abbiamo precisato che N. non mira a una sintesi