










Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
tutte le domande possibili del Fiandaca Musco con relatvie risposte
Tipologia: Prove d'esame
1 / 18
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!











In offerta
Parte I
Cos’è un reato? Reato è ogni fatto umano cui la legge ricollega una sanzione penale. Per essere configurato come reato però un fatto deve rispettare tre principi: a) Principio di Materialità, il fatto deve effettivamente verificarsi; b) Principio di Offensività, il fatto deve effettivamente provocare una lesione; c) Principio di Colpevolezza, il soggetto che ha compiuto il fatto considerato illecito deve essere rimproverabile.
Quali sono i principi da rispettare nell’applicazione di una sanzione? Nell’applicare una sanzione penale bisogna sicuramente tenere conto dei principi di sussidiarietà e meritevolezza della pena. Il principio di sussidiarietà in generale sancisce che se un ente di rango inferiore è capace di regolamentare al meglio una situazione non è necessario che intervenga l’ente di rango superiore; in campo penalistico tale principio sta ad indicare il principio in base al quale la sanzione penale deve corrispondere all’extrema ratio, deve essere essa applicata solamente nel caso in cui tutte le sanzioni di altro tipo risultino inefficaci. Per quanto riguarda invece il principio di meritevolezza della pena, esso sta ad indicare la necessità che la sanzione penale - qualora venga effettivamente prevista in capo ad un soggetto – sia comunque proporzionale rispetto alla lesione del bene giuridico imputabile al soggetto. E’ dunque necessario che vi sia proporzionalità tra l’offesa arrecata dal soggetto e la sanzione con cui lo stesso viene punito.
Quali sono le funzioni del diritto penale? Si riconosce al diritto penale sia una funzione di prevenzione generale, sia una funzione di prevenzione speciale. Il diritto penale ha funzione di prevenzione generale perché, prevedendo l’applicazione di una pena al verificarsi di una determinata lesione del bene giuridico, spinge la collettività a comportarsi in modo conforme alla legge per non incorrere in sanzioni penali. Ha inoltre funzione di prevenzione speciale perché, avendo già sopportato la sanzione il soggetto che abbia leso un bene giuridico tutelato dall’ordinamento, quest’ultimo sarà maggiormente restio al delinquere di nuovo per paura di sopportare nuovamente la pena.
Cosa si intende per principio di legalità? Il principio di legalità è di fatto riconosciuto a livello Costituzionale, all’articolo 25 Cost.co2 è infatti sancito che: “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. Tale principio in ambito penalistico si traduce nel brocardo latino “nullum crimen, nulla poena sine previa lege penali” così da garantire che un fatto possa essere ritenuto illecito solo se preventivamente previsto come tale da una norma penale. Al principio di legalità sottostanno quattro sottoprincipi: a) Il principio di irretroattività della legge penale, per quanto concerne l’efficacia della legge penale essa infatti risulta essere ex nunc poiché non potrà mai essa avere efficacia retroattiva. L’articolo 2 CP sancisce infatti che “Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato”. Ai commi successivi è poi prevista la sola possibilità che qualora un soggetto sia stato punito per un comportamento che la legge del tempo considerava illecito ma che una legge successiva riconosce come lecito, allora questo potrà chiedere di essere sollevato dallo scontare della pena. Inoltre il 3 comma prevede che qualora un comportamento previsto come illecito dalla legge precedente così
come anche da quella successiva venga in una normazione posteriore sanzionato in modo più vantaggioso, allora colui che stia scontando la pena meno vantaggiosa potrà chiedere di essere giudicato secondo la nuova legge (FAVOR LIBERTATIS); b) La riserva di legge, la legge penale è valida solo se derivante da norme primarie. Non è infatti riconosciuta validità alle norme secondarie come la consuetudine che possono invece solamente completare il dettato normativo di una legge primaria e specificarne il contenuto. Inoltre per quanto riguarda le leggi regionali, queste non vengono riconosciute come valide quando si parla di interventi legislativi di natura penalistica poiché essendo enti appunto regionali mancano di quella visione di insieme nazionale richiesta e necessaria per far si che il diritto penale tuteli le esigenze condivise dalla collettività; c) Il principio di tassatività e chiarezza della norma penale, le norme penali devono infatti essere espresse in modo chiaro e comprensibile per far sì che i consociati non scusino i loro comportamenti contra ius con l’impossibilità di conoscere l’illiceità dei comportamenti eventualmente tenuti. Le norme devono poi indicare tassativamente quali siano i comportamenti vietati e riconosciuti come reato nonché quali siano i beni giuridici tutelati dall’ordinamento per far sì di garantire la certezza del diritto penale; d) Il divieto di analogia, il procedimento analogico è un procedimento interpretativo che parte da una norma penale per crearne delle nuove laddove il diritto si mostri lacunoso. Tale procedimento analogico non è riconosciuto come lecito in campo penalistico proprio perché andrebbe contro quell’esigenza di certezza tanto ricercata dal legislatore penalistico.
Cosa sono le norme in bianco? Si parla di norme in bianco in relazione a quelle norme penali che non siano dettagliate ma che rimandino a norme di branche differenti del diritto. E’ norma penale in bianco ad esempio la norma penale che preveda determinate sanzioni qualora il soggetto violi degli obblighi previsti da un’altra branca del diritto (es. prevedere sanzioni in caso di mancato rispetto di obblighi amministrativi).
Cos’è il tempus commissi delicti? Il tempus commissi delicti non è altro se non il momento in cui il fatto si considera effettivamente realizzato. Per individuare il momento preciso a cui esso corrisponde si ricorre a teorie diverse: a)La teoria della condotta, prevede che tale momento coincida con l’istante in cui il soggetto ponga in essere un comportamento cui successivamente seguono conseguenze lesive di un bene giuridico; b) La teoria dell’evento, secondo cui il momento del tempus commissi delicti coincide con l’istante in cui si verificano effettivamente le conseguenze illecite e lesive di un bene giuridico; c)La teoria mista, che riconosce come importante al fine dell’individuazione di tale momento sia la condotta che l’evento.
Cos’è l’interpretazione? L’interpretazione non è altro se non il procedimento ermeneutico cui si ricorre per ricercare l’effettivo significato di una norma. Inizialmente è stato dato ampio spazio alla interpretazione lasciata nelle mani del giudice che veniva visto come bocca della legge. Beccaria sosteneva che l’interpretazione fosse un male perché in grado di aprire il diritto alle menti. Nel nostro ordinamento sono riconosciute oggi come valide le seguenti forme interpretative: a) autentica , quando essa sia ad opera dello stesso soggetto che ha emanato la norma; b) ufficiale, quando svolta da un soggetto con cariche ufficiali; c) giuridica, se ad opera di giudici; d) dottrinale, se lasciata nelle mani degli studiosi del diritto.
quando invece riguardino solamente un determinato periodo di vita del soggetto e solamente determinati comportamenti. Ricordiamo ad esempio il caso del Presidente della Repubblica che potrà essere punito e risponderà solamente di attentato alla Costituzione o alto tradimento, in tutte le altre ipotesi il Presidente non potrà essere sanzionato per far sì che esso si senta completamente libero nello svolgimento delle propre mansioni.
Quali sono i requisiti necessari per configurare un fatto come reato? Per configurare un fatto come reato è necessario che esso abbia avuto formulazione legislativa, tassativa e che abbia carattere personale.
Cos’è il reato impossibile? Il reato impossibile si verifica, secondo quanto previsto dall’articolo 49co2 CP, quando la punibilità è esclusa perché per l’azione è inidonea o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso. Il giudice non potrà dunque in questo caso applicare alcuna pena perché di fatto non si è configurato alcun reato, potrà solo ove lo ritenga necessario applicare misure di sicurezza se ritenga che sia necessario per ragioni di pericolo.
Qual è la differenza tra delitti e contravvenzioni? La differenza reale tra delitti e contravvenzioni sta nel fatto che i primi sembrano sicuramente essere molto più gravi dei secondi. Dimostrazione di questo è sancita dall’articolo 17 CP che prevede pene differenti a seconda che si parli di delitti o contravvenzioni. Tale articolo prevede infatti per i delitti pene come l’ergastolo, la reclusione o la multa, per le contravvenzioni invece le uniche pene previste sono l’arresto e l’ammenda.
Chi è soggetto attivo del reato? Soggetto attivo del reato è colui che effettivamente ha il comportamento lesivo di un bene giuridico meritevole di tutela agli occhi del legislatore. Dal momento che secondo quanto previsto dall’articolo 27 Cost. “La responsabilità penale è personale”, e secondo quanto previsto dal brocardo latino “societas delinquere non potest” , sembra ovvio ritenere che le uniche a poter essere considerati responsabili penalmente siano le persone fisiche. Tuttavia con la diffusione di sempre più enti collettivi ci si è chiesto se fosse necessario estendere tale responsabilità anche agli enti collettivi e dunque alle persone giuridiche. La dottrina si divide su tale argomento invocando ora l’illegittimità dell’estensione della responsabilità penale alle persone giuridiche perché contro l’articolo 27, ora la gravità delle conseguenze che ricadrebbero sull’ente in caso di sanzione penale e ora anche la possibilità che soci non colpevoli vengano sanzionati al pari di quelli colpevoli così come anche la inidoneità delle sanzioni amministrative per punire sanzioni penali.
Chi è soggetto passivo del reato? Soggetto passivo del reato è colui che subisce gli effetti dannosi del comportamento del soggetto attivo, è sunque colui che sopporta la lesione del bene giuridico perché titolare di esso o di un interesse che sia stato da tali comportamenti violato.
Quali sono i requisiti necessari per individuare il reato come tale? Per individuare un determinato fatto come reato è necessario che lo stesso sia: a)tipico, ossia che il fatto sia conforme ad una fattispecie astratta prevista dall’ordinamento; b)
antigiuridico, ossia che non risultino al caso specifico delle cause di giustificazione o delle scusanti che ne escludano la punibilità; c) colpevole, è infatti necessario che vi siano dolo o colpa ossia gli elementi soggettivi del reato che indicano ora la volontarietà dell’azione e ora la involontarietà della stessa.
Qual è la differenza tra reato commissivo e reato omissivo? Se da un lato il reato commissivo si configura quando un soggetto abbia di fatto un comportamento considerato come illecito dalla legge penale, il reato omissivo si verifica quando non ci sia stato un comportamento ma i danni provocati ad un determinato bene giuridico tutelato dall’ordinamento siano stati causati da un mancato comportamento o adempimento del soggetto.
Qual è la differenza tra reato di pericolo concreto e presunto, nonché astratto? Diciamo innanzitutto che i reati di pericolo sembrano andare contro il principio di necessaria lesività anche detto di offensività, in base al quale perché si costituisca reato è necessario che vi sia effettivamente una lesione del bene giuridico. Talvolta però l’ordinamento ha l’esigenza di tutelare delle situazioni prima che il danno venga effettivamente causato. Il pericolo concreto non è altro se non la fattispecie per la quale è il giudice a dover stabilire caso per caso quando effettivamente si sia verificata una situazione di pericolo; il pericolo astratto viene invece già presunto dallo stesso Legislatore e sarà ora il reo a dover provare la propria non colpevolezza (es. incendio di cosa altrui). Per quanto riguarda poi il pericolo presunto l’esistenza del pericolo non deve essere lasciata ne alla prova da parte del giudice ne alla prova da parte del reo perché la pericolosità del fatto è appunto presunta iuris et de iure (es. detenzione e porto illegale di armi).
Parte II
Cos’è una fattispecie di reato? La fattispecie di reato non è altro se non l’insieme di elementi costitutivi del reato stesso che si costituisce di elementi oggettivi e soggettivi.
Quali sono gli elementi oggettivi del reato? Elementi oggettivi del reato sono la condotta, ossia il comportamento illecito ad opera del soggetto attivo, e l’evento, il verificarsi delle conseguenze che ledono effettivamente il bene giuridico.
Cos’è il nesso di causalità? Il nesso di causalità è il rapporto che deve necessariamente intercorrere tra i due elementi oggettivi del reato, perché un fatto sia punibile è infatti necessario che l’evento verificatosi
dell’esistenza di una causa di giustificazione di fatto esistente. Inoltre è previsto che a coloro che agiscano convinti di agire in presenza di una causa di giustificazione di fatto inesistenti, queste vengono comunque applicate tranne nel caso in cui siano state supposte per dolo del soggetto e la legge riconosca la punibilità del fatto anche a titolo di colpa.
Quali sono le cause di giustificazione riconosciute dal nostro ordinamento? Il nostro ordinamento riconosce agli articoli 50-51-52-53-54 CP le cause di giustificazione espressamente previste dalla legge. Esse sono: a) Il consenso dell’avente diritto, in base al quale un soggetto può ledere un interesse altrui se il titolare o i titolari o il rappresentante legale dei titolari abbiano dato il proprio consenso. Il consenso può essere presunto, quando sembra esserci dai comportamenti di fatto avuti dal titolare dell’interesse, o putativo, quando si ritiene che se a conoscenza del fatto il titolare avrebbe dato il suo consenso; b) Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere, è infatti esclusa la punibilità tutte le volte che il soggetto abbia agito per eseguire un ordine o per esercitare un diritto che gli sia riconosciuto da norma primaria. Quando parliamo di esecuzione di un ordine è però necessario per riconoscere la sussistenza della causa di giustificazione che il soggetto che ha dato l’ordine fosse legittimato a farlo, che il soggetto che ha eseguito l’ordine fosse legittimato a farlo e che esso abbia adempiuto nelle forme previste dall’obbligo stesso; c) Difesa Legittima, è esclusa la punibilità tutte le volte che il soggetto abbia agito per impedire un danno a cosa propria altrui o per scampare un pericolo che risultasse essere attuale e ingiusto. E’ però in questo caso necessario che la reazione avuta dal soggetto per legittima difesa sia proporzionale all’offesa subita, anche qualora un soggetto venga aggredito all’interno del proprio domicilio l’utilizzo di un’arma sarà considerato legittimo solo qualora non avrebbe in nessun altro modo potuto difendersi efficacemente e solamente qualora fosse legittimamente in possesso dell’arma; d) Uso legittimo di un’arma, non è infatti punibile il pubblico ufficiale che in esecuzione del proprio dovere abbia dovuto far ricorso all’uso di un’arma; e) Stato di Necessità, non è punibile chi abbia agito per evitare un danno grave non altrimenti evitabile a sé o ad altra persona.
Quali sono i presupposti necessari all’applicazione della pena? Presupposti necessari all’applicazione della pena sono i seguenti: a) Imputabilità, il soggetto deve cioè poter essere rimproverabile per la condotta assunta e deve essere in grado di distinguere i comportamenti giusti da quelli ingiusti. Secondo quanto previsto dall’articolo 97 CP l’imputabilità si assume di fatto al compimento del 18esimo anno di età insieme alla capacità di agire (articolo 2cc), non può essere considerato imputabile il soggetto che non abbia ancora compiuto i 14 anni e anche dopo - tra i 14 e i 18 anni - il soggetto potrà essere sì punito ma con pena ridotta. L’imputabilità è altresì esclusa in caso di incapacità del soggetto; l’incapacità può essere assoluta, quando è esclusa la punibilità sempre, o parziale, quando il soggetto risulta essere momentaneamente incapace e dunque non è momentaneamente imputabile. Va a questo punto detto che il nostro ordinamento ricollega all’incapacità anche la situazione in cui verte il sordo ritenendo che il sordismo attenua e diminuisce la capacità di discernimento del soggetto così da renderlo incapace. Non è invece considerabile incapace e quindi non risulta esclusa la punibilità nel caso in cui un soggetto si sia ubriacato volontariamente o sia volontariamente sotto effetto
di sostanze stupefacenti, anzi qualora il soggetto sia abitualmente in queste condizioni o ci si trovi per cercare di scusare un suo comportamento la pena risulta addirittura aumentata; b)Il dolo o la colpa, secondo l’articolo 42CP infatti nessuno può essere punito se non abbia compiuto quell’azione con coscienza o volontà, nessuno può essere punito se non abbia commesso un fatto con dolo dunque; c) Conoscibilità della norma, è sì vero che “ignorantia legis non excusat” ma il consociato deve comunqaue essere messo nella condizione di conoscere quali comportamenti sono vietati dall’ordinamento ; d) Mancanza di cause di esclusione della pena, non devono infatti esservi circostanze che escludano la punibilità. Qualora sussistano tutti questi elementi allora la pena può essere applicata.
Cos’è l’errore? L’errore in ambito penalistico è visto come la maggiore causa di esclusione di punibilità poiché quando il fatto sia causato da un errore vuol dire che è stato commesso senza dolo e dunque senza intenzione e non punibile. L’errore nel codice penale è previsto in due diverse disposizioni che sono: a) L’articolo 5 CP, che disciplina l’errore di diritto stabilendo che nessuno può utilizzare come scusa l’ignoranza della norma penale; b) L’articolo 47 CP, che disciplina l’errore di fatto escludendone la punibilità tranne quando l’errore sia colposo e il reato sia previsto dal diritto penale anche come colposo. La differenza essenziale tra errore di fatto ed errore di diritto però qual è? Mentre l’errore di fatto è la falsa o mancata rappresentazione di una situazione di fatto, l’errore di diritto non è altro se non la mancata o falsa rappresentazione di una norma che sia essa penale o extrapenale.
Cosa sancisce la sentenza n 364/88 in merito all’articolo 5 CP? L’articolo 5 CP sancisce che l’ignoranza della legge penale non è scusabile. Tuttavia con il tempo ci si è chiesti se tale articolo fosse legittimo e costituzionale, come si può infatti presumere la assoluta conoscibilità della legge penale? Come si può non scusare l’ignoranza della legge penale quando essa sia causata da ostacoli invalicabili per l’individuo? Non può infatti essere inescusabile la ignoranza della legge penale quando l’ignoranza risulti inevitabile, spetterà dunque alle pubbliche autorità fare in modo che leggi e regolamenti siano conoscibili e di chiara ed immediata ricezione per tutti i consociati.
Cosa è previsto nel caso in cui l’errore sia dovuto da altrui inganno? L’articolo 48 CP prevede che nel caso in cui l’errore sia causato da altrui inganno, allora chi ha commesso il fatto non sarà punibile ma del fatto dovrà comunque rispondere chi abbia ingannato e causato di fatto l’evento.
Cos’è l’aberractio ictus? L’aberractio ictus, secondo quanto previsto dall’articolo 82 CP, è una particolare fattispecie di errore in cui un soggetto nel commettere un reato offende una persona diversa da quella che voleva in realtà offendere. In questo caso si distingue tra aberractio ictus monolesiva, quando sia lesa solamente persona diversa da quella che si voleva effettivamente colpire, e plurilesiva, quando insieme a chi si voleva ledere venga leso anche un altro soggetto. In questo caso si risponderà a titolo di colpa nei confronti della persona che non si voleva ledere quando il reato sia previsto anche come colposo
differenza di quanto avviene per le circostanze aggravanti, possono essere applicate anche quando non siano state conosciute dal reo al momento della commissione del fatto.
Possono verificarsi ipotesi di concorso di circostanze di reato? Sì. Si parla di concorso omogeneo nel caso in cui sussistano più circostanze dello stesso tipo, allora in caso di concorso di circostanze attenuanti sarà scelta dal giudice la pena meno grave prevista per le circostanze sussistenti che potrà ancora essere diminuita, in caso di concorso di circostanze aggravanti sarà scelta dal giudice la pena più grave prevista per le circostanze sussistenti che potrà ancora essere aumentata. Si parla di concorso eterogeneo invece nel caso in cui sussistano più circostanze di tipo diverso, in questo caso viene fatta dal giudice una valutazione di proporzione ed equivalenza.
Cos’è la recidiva? La recidiva è una circostanza di reato che tipizza il caso in cui un soggetto compia un reato colposo per cui è già stato in passato punito. La recidiva può essere: a) semplice, quando è commesso un delitto non colposo a seguito della condanna irrevocabile per altro delitto non colposo (aumento della pena fino ad 1/3; b) aggravata, quando il nuovo delitto è compiuto entro i 5 anni dalla condanna per altro delitto precedente o è stato realizzato durante l’esecuzione della pena (aumento della pena fino alla metà); c) reiterata, quando è compiuto un reato da un soggetto già recidivo (la pena è aumentata della metà in caso di recidiva semplice e di 2/3 in caso di recidiva aggravata).
Cos’è il delitto tentato? Il delitto tentato o anche tentativo, disciplinato dall’articolo 56 CP, si verifica nei casi in cui un soggetto non abbia portato a termine l’azione criminosa ma l’azione risulti potenzialmente capace di sfociare nella commissione del reato in base ad un giudizio a posteriori che tenga conto di tutte le circostanze conosciute al momento in cui l’azione è stata compiuta. Il tentativo, secondo una teoria soggettiva, viene punito perché pur non essendosi compiuto di fatto il reato la volontà di compierlo è espressione di pericolosità sociale; secondo una teoria mista invece la volontà ribelle dell’individuo è si importante ma il tentativo è punito solo se in grado di scuotere la fiducia che i consociati ripongono nell’ordinamento. Il tentativo è punito solo se l’azione è commessa con dolo.
Cosa prevede la teoria del cd. Ponte d’oro? La teoria del ponte d’oro considera i casi in cui l’azione non venga portata a termine non per sussistenza di ostacoli esterni bensì per desistenza volontaria dello stesso colpevole. Tale situazione è disciplinata dall’articolo 56co3 CP in base al quale esso dovrà rispondere, in caso di desistenza volontaria, solo degli atti compiuti fino a quel momento. Al co4 è poi previsto che nel caso in cui il soggetto oltre a desistere si preoccupi di impedire l’evento, allora in questo caso esso dovrà rispondere di delitto tentato con pena diminuita da un terzo alla metà.
Cos’è il concorso di persone? Si verifica concorso di persone in un reato quando più soggetti instaurino tra loro un vincolo occasionale circoscritto alla realizzazione di uno o più reati determinati. Secondo quanto previsto all’articolo 110 CP se più persone concorrono alla realizzazione di un reato, allora ciascuna di esse dovrà essere sottoposta alla pena prevista per il reato
individuale. Requisiti del concorso di persone sono: a) la pluralità di agenti; b) la realizzazione della fattispecie oggettiva di reato; c) il contributo di ciascun concorrente; d) l’elemento soggettivo.
Qual è la differenza tra concorso materiale e morale di persone? Il concorso materiale attiene alla fattispecie in cui ciascun soggetto arrechi un particolare contributo alla realizzazione del fatto delittuoso con ruoli differenti che potremmo così elencare: a) autore, esecutore del reato; b) coautore, interviene nella fase esecutiva; c) complice, si limita ad apportare un aiuto. Secondo la teoria della casualità agevolatrice o di rinforzo è ritenuto penalmente rilevante qualsiasi contributo alla commissione del fatto delittuoso, non solo quello necessario alla sua realizzazione ma anche quello che semplicemente faciliti la verificazione del fatto. Per quanto riguarda poi il concorso morale esso si ottiene quando il contributo del soggetto consiste in un impulso psicologico ad un reato che viene di fatto commesso da altri. Per quanto riguarda tale fattispecie distinguiamo due diversi ruoli: a) determinatore, quando vi è un soggetto che spinge un altro a compiere un reato che altrimenti non avrebbe mai pensato di compiere; b) istigatore, quando vi è un soggetto che istiga un altro a compiere un reato che egli in realtà già aveva in mente.
Cos’è il caso dell’agente provocatore? L’agente provocatore è una particolare forma di concorso morale in cui si provoca un delitto al fine di assicurare il colpevole alla giustizia. Tale forma di concorso è spesso utilizzata dagli agenti di polizia sotto copertura che agiscono per assicurare i colpevoli alla giustizia senza che si consumi effettivamente il reato.
Possono essere applicate circostanze anche al concorso di persone? Le circostanze di reato possono essere applicate anche al concorso di persone. Particolari circostanze aggravanti riguardano proprio il concorso di persone, ad esempio il caso in cui per la commissione del reato concorrano più di 5 persone a causa della pericolosità sociale che questo comporta o il caso in cui un soggetto abbia promosso o organizzato la partecipazione al reato. Le circostanze aggravanti devono essere obbligatoriamente applicate dal giudice. Le circostanze attenuanti in caso di concorso di persone sono ammesse, si pensi ad esempio all’attenuante nel concorso di persone per colui che abbia avuto nella commissione del reato un ruolo prettamente marginale. Sarà in questo caso il giudice a dover decidere se applicare le stesse.
Come ci si comporta in caso di desistenza in concorso di persone? In caso di concorso di persone la desistenza assume valore diverso a seconda del diverso ruolo ricoperto dal soggetto che desiste. Se infatti a desistere dalla realizzazione del fatto delittuoso è lo stesso esecutore, allora la sua desistenza comporterà la mancata realizzazione del fatto e la non consumazione del reato. Se a desistere è invece un semplice complice per verificarsi la desistenza esso dovrà neutralizzare le conseguenze della collaborazione già prestata.
essere accertato il mancato rispetto dell’obbligo obiettivo di diligenza, dall’altro si deve accertare anche che il soggetto in base alle proprie capacità fosse realmente in grado di comprendere quale fosse il comportamento da avere. Il terzo, qualora si trovi ad aver agevolato un reato colposo compiuto da altro soggetto, non dovrà risponderne se ha agevolato reato colposo. Nell’emettere un giudizio di colpevolezza il giudice tiene però conto di circostanze che siano caso fortuito, forza maggiore e costringimento fisico perché secondo quando previsto dall’articolo42co1 CP “Nessuno può essere punito per un’azione o un’omissione preveduta come reato se non l’ha commessa con coscienza e volontà”.
E’ possibile che comportamenti pericolosi vengano consentiti dalla legge? Nel nostro ordinamento sono riconosciute talune attività intrinsecamente pericolose che vengono però consentite in ragione del fatto che rispettano il rischio consentito dalla legge. Tali attività risultano essere necessarie perché utili alla vita sociale ed è lo stesso giudice a stabilire quale sia il confine tra attività pericolosa lecita e attività pericolosa e illecita.
Nel reato colposo hanno valenza le circostanze? Nel reato colposo di fatto le circostanze in generale dovrebbero avere valora me se le analizziamo nel caso specifico vediamo che non sempre sono ad esso riferibili. Il consenso dell’avente diritto ad esempio non può essere fatto valere in caso di reato colposo perché non volendo il soggetto compiere il reato come può preventivamente chiedere il consenso di colui il quale vede un proprio interesse leso dal comportamento non volontario del reo? Per quanto riguarda la legittima difesa, una parte della dottrina prevede che anche tale circostanza non sia applicabile in caso di delitto colposo perché venendo meno la volontà dell’offesa deve venire meno anche la volontà di ledere l’aggressore. Unica circostanza che senza alcun dubbio viene riconosciuta è lo stato di necessità che non viene stavolta visto come causa di giustificazione ma semplicemente di esclusione della pena.
Qual è la differenza tra colpa cosciente e colpa incosciente? La colpa cosciente prevede il caso in cui il soggetto non volesse porre in essere un determinato fatto che però era stato previsto, ossia l’agente non vuole commettere il reato che però risulta essere una prevedibile – non certa – conseguenza di un suo comportamento; nella colpa incosciente invece il soggetto non solo non vuole commettere il reato ma non ha nemmeno previsto la possibilità che esso possa verificarsi come conseguenza di un suo comportamento.
Può configurarsi un’ipotesi di concorso di persone nel reato commissivo colposo? Nel reato commissivo colposo può configurarsi un caso di concorso di persone. Ai sensi
dell’articolo 113 CP infatti nel caso in cui più persone senza volerlo concorrano alla realizzazione di una condotta illecita, ciascuna di esse dovrà rispondere del reato e soggiacere alla pena stabilita per il delitto stesso.
Parte IV
Cosa si intende per reato omissivo? Il reato omissivo si verifica quando un soggetto appunto omette di compiere azioni per le quali è obbligato dall’ordinamento. Il reato omissivo può essere a) proprio, quando il soggetto non adempie ad obblighi espressamente previsti dalla legge o b) improprio, quando viene violato l’obbligo di impedire il verificarsi un evento tipico.
Quali sono i requisiti del reato omissivo? Per qualificarsi un reato come omissivo è necessario che il soggetto conosca la situazione tipica e il suo fine doveroso, conosca i mezzi idonei al raggiungimento del fine e causi con il suo mancato adempimento un fatto illecito. Per valutare se un soggetto è colpevole con propria omissione di determinati fatti illeciti il giudice ricorre ad un procedimento mediante il quale presuppone che data la situazione il soggetto abbia adempiuto agli obblighi previsti, se presupponendo l’adempimento il fatto illecito non si sarebbe verificato allora risulta colpevole. E’ questo il caso del giudizio prognostico e ipotetico.
Cosa prevede la teoria formale anche detta “del trifoglio”? Il problema alla base dei reati omissivi è stato che non tutti i reati commissivi possono essere convertiti in omissivi, non tutte le condotte vietate possono essere convertite in condotte dovute automaticamente. Secondo la teoria formale la fonte dell’obbligo giuridico di impedire l’evento doveva necessariamente essere trovata nella legge, nei regolamenti e nella precedente azione pericolosa. Teoria contrapposta era quella sostanziale della posizione di garanzia in base alla quale al centro dell’attenzione doveva essere posta una
Parte V
Cosa si intende per responsabilità oggettiva? Il nostro ordinamento riconosce anche ipotesi di responsabilità oggettiva quando si vogliono addossare ad un soggetto le conseguenze materialmente connesse ad una sua azione illecita. All’articolo 42co3 CP è previsto che “ La legge determina i casi nei quali l’evento è posto altrimenti a carico dell’agente come conseguenza dell’azione od omissione”. La responsabilità oggettiva si distingue in: a) Pura, quando si prescinde del tutto dagli elementi soggettivi ed il fatto è attribuito semplicemente in base ad un nesso di casualità come nel caso della responsabilità del partecipe per il reato diverso da quello voluto ex art. 116 CP; b) Mista a dolo e colpa come nel caso della preterintenzione, ossia quando dall’azione od omissione deriva un danno più grave di quello voluto dall’agente.
Cosa sancisce l’articolo 116 CP? Nel caso in cui più persone cooperino per compiere un reato e di fatto causino un evento lesivo differente da quello previsto, secondo quanto previsto dall’articolo 116 CP, essi dovranno rispondere a titolo di responsabilità oggettiva tutte le volte che sussista nesso di casualità tra condotte ed evento e tutto le volte che il fatto verificatosi e non voluto sia stato prevedibile. Il partecipe di reato diverso da quello voluto ne risponde comunque ma qualora il reato sia più grave di quello voluto esso potrà godere di una diminuzione della pena a discrezione del giudice.
Cosa si intende per reati aggravati dall’evento? I reati aggravati dall’evento sono fattispecie illecite in cui alla commissione di un reato doloso segue un evento ulteriore cui la legge ricollega un aggravamento della pena. E’ questo ad esempio il caso dell’abbandono di un figlio per mano dei genitori, qualora a seguito dell’abbandono il bambino subisca lesioni o addirittura muoia i genitori sopporteranno una pena aggravata dall’evento morte. E’ però necessario che l’evento non fosse voluto dai genitori altrimenti non dovranno rispondere della morte del bambino per responsabilità oggettiva bensì ne risponderanno come omicidio doloso.
Parte VI
Cos’è il concorso di reati? Il concorso di reati non è altro se non la situazione in cui un soggetto con più azioni od omissioni realizza più reati che abbiano però un unico scopo. Requisiti fondamentali del concorso di reati sono infatti: a) la pluralità di azioni o omissioni; b) la pluralità di violazioni; c) l’unicità del disegno criminoso e dunque la connessione dei reati diversi ad uno scopo che sia unico.
Quali forme di concorso di reati sono riconosciute dalla legge penale? Il concorso di reati si distingue in: a) materiale, quando il soggetto con più azioni od omissioni realizza più reati e cioè quando tra un evento e l’altro il reo sarebbe stato in grado di adempiere all’obbligo di diligenza o di impedire i successivi eventi dannosi (Tizio con più colpi di pistola uccide più persone); b) formale, quando il soggetto con una sola azione od omissione realizza più reati e cioè quando per la qualifica stessa del fatto come reato sono necessarie più azioni che siano riconducibili ad un unico scopo e si susseguano nel tempo senza una eccessiva interruzione ( Caio ingiuria una platea).
Quali pene vengono applicate in caso di concorso di reati? In caso di concorso di reati l’articolo 71 CP prevede che tutti i reati compiuti da una sola persona siano giudicati nella medesima sentenza e il soggetto, ai sensi dell’articolo 81 CP, dovrà essere punito con la pena prevista per la pena più grave aumentata fino al triplo.
Cos’è il reato continuato? Il reato continuato è una particolare fattispecie di concorso materiale di reati in cui un soggetto commette una pluralità di reati che appaiono però come emanazione di un unico disegno criminoso. In questo caso, ai sensi dell’articolo 81 CP, viene applicata la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo purchè però non superi la somma di tutte le pene previste per i reati in concorso. E’ questo il caso ad esempio di Caio che per sequestrare Tizio picchia la sua guardia del corpo, ruba un veicolo e sequestra Tizio per un paio di giorni; in questo caso Tizio commette i reati di lesione, furto e sequestro di persona ma questi tre reati sono compiuti solo al fine di raggiungere un unico scopo: il sequestro di Tizio.