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Domande e Risposte di Diritto Civile, Appunti di Diritto Civile

risposte alle domande più frequenti dell'esame di Diritto Civile 1 con il professor Alpa

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 21/05/2024

giorgio-dinnocenzo
giorgio-dinnocenzo 🇮🇹

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Rilevanza dell’Errore
Errore è rilevante quando è essenziale e riconoscibile
essenziale: errore che ricade sulla natura dell’oggetto o del negozio, sull’identità o sulla qualità
della persona dell’altro contraente (sempre che siano determinanti del consenso) [contratti intuitu
personae], o trattandosi di errore di diritto, è stata l’unica o la principale causa del contratto.
Riconoscibile: è rilevante l’errore che, in relazione a natura e circostanze del contratto e della
qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevare
tutela dell’affidamento: si deve tutelare non solo la parte che cade in errore, ma anche la controparte
che in buona fede ha fatto affidamento alla buona riuscita del contratto e a causa dell’errore
dell’altra, non ha potuto portare a termine l’affare
errore è irrilevante quando ricade sul valore della cosa o sulla sua qualità essenziale (fondo poco
redditizio), o si tratta di un errore di previsione ( elettrodomestico poco popolare); l’errore sui
motivi non è di norma rilevante se non nel testamento (quando risulta dall’atto che è stata l’unica
ragione che ha spinto la disposizione) e nella donazione (quando risulta dall’atto che è stata l’unica
ragione che ha spinto l’atto di liberalità)
Dolo Incidente [art 1440 C.C.]
il dolo indica un raggiro, circonvenzione o menzogna perpetrata da una delle parti o da un terzo nei
confronti della controparte per indurla a concludere l’accordo; il dolo si distingue in determinante e
incidente: il dolo incidente è quello che non induce la controparte a firmare un contratto che non
avrebbe concluso, ma a concluderlo in termini diversi da quelli posti una volta esercitato il dolo [la
controparte avrebbe comunque concluso l’affare ma a condizioni diverse].
Il contratto quindi non è annullabile, ma la parte che ha “subìto” il dolo ha diritto al risarcimento del
danno.
Estinzione della Procura [art. 1396 C.C.]
La procura si estingue per la scadenza del termine, per la realizzazione dell’affare, per estinzione
del rapporto interno (morte, interdizione, inabilitazione), per rinuncia del rappresentante, revoca del
rappresentante, morte del rappresentato o per sua interdizione, inabilitazione, fallimento.
Interpretazione del contratto
Si discuteva se le regole riguardanti l’interpretazione dei contratti fossero semplicemente di buon
senso o vere e proprie norme giuridiche: il dubbio è stato dissipato in tal senso, difatti tali regole
vincolano il giudice che interpreta il negozio; la giurisprudenza inoltre ritiene che vi sia una
gerarchia da seguire tra i criteri indicati: si deve prima ricercare la comune intenzione delle parti
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Rilevanza dell’Errore

Errore è rilevante quando è essenziale e riconoscibile essenziale: errore che ricade sulla natura dell’oggetto o del negozio, sull’identità o sulla qualità della persona dell’altro contraente (sempre che siano determinanti del consenso) [contratti intuitu personae], o trattandosi di errore di diritto, è stata l’unica o la principale causa del contratto. Riconoscibile: è rilevante l’errore che, in relazione a natura e circostanze del contratto e della qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevare tutela dell’affidamento: si deve tutelare non solo la parte che cade in errore, ma anche la controparte che in buona fede ha fatto affidamento alla buona riuscita del contratto e a causa dell’errore dell’altra, non ha potuto portare a termine l’affare errore è irrilevante quando ricade sul valore della cosa o sulla sua qualità essenziale (fondo poco redditizio), o si tratta di un errore di previsione ( elettrodomestico poco popolare); l’errore sui motivi non è di norma rilevante se non nel testamento (quando risulta dall’atto che è stata l’unica ragione che ha spinto la disposizione) e nella donazione (quando risulta dall’atto che è stata l’unica ragione che ha spinto l’atto di liberalità)

Dolo Incidente [art 1440 C.C.]

il dolo indica un raggiro, circonvenzione o menzogna perpetrata da una delle parti o da un terzo nei confronti della controparte per indurla a concludere l’accordo; il dolo si distingue in determinante e incidente : il dolo incidente è quello che non induce la controparte a firmare un contratto che non avrebbe concluso, ma a concluderlo in termini diversi da quelli posti una volta esercitato il dolo [la controparte avrebbe comunque concluso l’affare ma a condizioni diverse]. Il contratto quindi non è annullabile, ma la parte che ha “subìto” il dolo ha diritto al risarcimento del danno.

Estinzione della Procura [art. 1396 C.C.]

La procura si estingue per la scadenza del termine, per la realizzazione dell’affare, per estinzione del rapporto interno (morte, interdizione, inabilitazione), per rinuncia del rappresentante, revoca del rappresentante, morte del rappresentato o per sua interdizione, inabilitazione, fallimento.

Interpretazione del contratto

Si discuteva se le regole riguardanti l’interpretazione dei contratti fossero semplicemente di buon senso o vere e proprie norme giuridiche: il dubbio è stato dissipato in tal senso, difatti tali regole vincolano il giudice che interpreta il negozio; la giurisprudenza inoltre ritiene che vi sia una gerarchia da seguire tra i criteri indicati: si deve prima ricercare la comune intenzione delle parti

( interpretazione soggettiva ), poi seguire l’interpretazione di buona fede, e infine, sempre nel caso di infruttuosità delle precedenti ricerche, analizzare le singole clausole o l’intero negozio in modo da dargli il significato più congruo, così che le clausole siano conservate anziché essere private di qualsiasi effetto ( interpretazione oggettiva ). Tuttavia il Codice non regola il criterio gerarchico, dunque il giudice ha a disposizione tutti i criteri sopra indicati per interpretare il contratto; l’unica regola che va usata in maniera residuale è quella indicata dall’articolo 1371 del Codice Civile. Quando il negozio è perfettamente comprensibile, non si fa ricorso all’interpretazione: in claris non fit interpretatio I canoni ricercati dall’interprete sono molteplici, essi si rifanno:

  1. alla comune intenzione delle parti
  2. al comportamento tenuto anche successivamente alla conclusione del contratto
  3. alla nozione di unità del negozio, che impone il non isolamento delle clausole
  4. alla specificazione delle clausole
  5. alle indicazioni esemplificative, che non escludono i casi non espressi
  6. alla conservazione del negozio
  7. le pratiche generali interpretative, per le quali si deve tenere conto di come si pratica generalmente nel luogo di conclusione del negozio
  8. alla natura e all’oggetto del negozio
  9. contro l’autore della clausola
  10. affinché il negozio sia meno gravoso per l’obbligato in caso di titolo gratuito, o che realizzi l’equo contemperamento delle parti in caso di titolo oneroso (art.1371) Interpretazione di buona fede Tipo di interpretazione molto incerto e discusso, in quanto il giudice ha il grande potere di rifarsi alla regola generale della correttezza, alla quale può dare contenuto specifico con riguardo alle norme dell’ordinamento, ma anche agli usi sociali, morali e politici della sua epoca; esso deve tenere presenti i princìpi dell’uomo medio, per calcolare come avrebbe inteso il negozio una terza persona. Perciò egli ricostruisce la volontà delle parti per dare un senso meno oscuro al contratto, e per farlo si serve di tecniche che integrano il regolamento negoziale, in quanto ne colmano le lacune (cd. Interpretazione integrativa)

Regimi speciali

atti unilaterali Le regole generali dell’interpretazione possono essere applicate anche agli atti unilaterali, con l’eccezione di quegli atti nei quali ha particolare rilievo la volontà del testatore (nel testamento) o del donatore (nelle donazioni) Nel testamento in particolare prevale l’interpretazione soggettiva rispetto all’oggettiva, e si dà dunque rilievo determinante alle intenzioni del testatore, applicando una grande pratica integrativa per ricostruire o recuperare tale volontà; non si applica il principio dell’affidamento e non si hanno ragioni per contemplare gli interessi tra le parti. clausole vessatorie le clausole vessatorie vengono interpretate in senso contrario al loro autore nei contratti dei consumatori le clausole vessatorie devono essere redatte in maniera chiara e comprensibile, in caso contrario vanno interpretate in favore del consumatori la giurisprudenza applica tale principio anche ai contratti nei quali non sia presente un consumatore.