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risposte alle domande più frequenti dell'esame di Diritto Civile 1 con il professor Alpa
Tipologia: Appunti
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Errore è rilevante quando è essenziale e riconoscibile essenziale: errore che ricade sulla natura dell’oggetto o del negozio, sull’identità o sulla qualità della persona dell’altro contraente (sempre che siano determinanti del consenso) [contratti intuitu personae], o trattandosi di errore di diritto, è stata l’unica o la principale causa del contratto. Riconoscibile: è rilevante l’errore che, in relazione a natura e circostanze del contratto e della qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevare tutela dell’affidamento: si deve tutelare non solo la parte che cade in errore, ma anche la controparte che in buona fede ha fatto affidamento alla buona riuscita del contratto e a causa dell’errore dell’altra, non ha potuto portare a termine l’affare errore è irrilevante quando ricade sul valore della cosa o sulla sua qualità essenziale (fondo poco redditizio), o si tratta di un errore di previsione ( elettrodomestico poco popolare); l’errore sui motivi non è di norma rilevante se non nel testamento (quando risulta dall’atto che è stata l’unica ragione che ha spinto la disposizione) e nella donazione (quando risulta dall’atto che è stata l’unica ragione che ha spinto l’atto di liberalità)
il dolo indica un raggiro, circonvenzione o menzogna perpetrata da una delle parti o da un terzo nei confronti della controparte per indurla a concludere l’accordo; il dolo si distingue in determinante e incidente : il dolo incidente è quello che non induce la controparte a firmare un contratto che non avrebbe concluso, ma a concluderlo in termini diversi da quelli posti una volta esercitato il dolo [la controparte avrebbe comunque concluso l’affare ma a condizioni diverse]. Il contratto quindi non è annullabile, ma la parte che ha “subìto” il dolo ha diritto al risarcimento del danno.
La procura si estingue per la scadenza del termine, per la realizzazione dell’affare, per estinzione del rapporto interno (morte, interdizione, inabilitazione), per rinuncia del rappresentante, revoca del rappresentante, morte del rappresentato o per sua interdizione, inabilitazione, fallimento.
Si discuteva se le regole riguardanti l’interpretazione dei contratti fossero semplicemente di buon senso o vere e proprie norme giuridiche: il dubbio è stato dissipato in tal senso, difatti tali regole vincolano il giudice che interpreta il negozio; la giurisprudenza inoltre ritiene che vi sia una gerarchia da seguire tra i criteri indicati: si deve prima ricercare la comune intenzione delle parti
( interpretazione soggettiva ), poi seguire l’interpretazione di buona fede, e infine, sempre nel caso di infruttuosità delle precedenti ricerche, analizzare le singole clausole o l’intero negozio in modo da dargli il significato più congruo, così che le clausole siano conservate anziché essere private di qualsiasi effetto ( interpretazione oggettiva ). Tuttavia il Codice non regola il criterio gerarchico, dunque il giudice ha a disposizione tutti i criteri sopra indicati per interpretare il contratto; l’unica regola che va usata in maniera residuale è quella indicata dall’articolo 1371 del Codice Civile. Quando il negozio è perfettamente comprensibile, non si fa ricorso all’interpretazione: in claris non fit interpretatio I canoni ricercati dall’interprete sono molteplici, essi si rifanno:
atti unilaterali Le regole generali dell’interpretazione possono essere applicate anche agli atti unilaterali, con l’eccezione di quegli atti nei quali ha particolare rilievo la volontà del testatore (nel testamento) o del donatore (nelle donazioni) Nel testamento in particolare prevale l’interpretazione soggettiva rispetto all’oggettiva, e si dà dunque rilievo determinante alle intenzioni del testatore, applicando una grande pratica integrativa per ricostruire o recuperare tale volontà; non si applica il principio dell’affidamento e non si hanno ragioni per contemplare gli interessi tra le parti. clausole vessatorie le clausole vessatorie vengono interpretate in senso contrario al loro autore nei contratti dei consumatori le clausole vessatorie devono essere redatte in maniera chiara e comprensibile, in caso contrario vanno interpretate in favore del consumatori la giurisprudenza applica tale principio anche ai contratti nei quali non sia presente un consumatore.