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TUTTE LE DOMANDE POSSIBILI CON RISPOSTE SVOLTE. GRAFICI ANNESSI, PIÙ CHE SUFFICIENTI AL SUPERAMENTO DELL'ESAME DELLA CAVALLARO. MATERIALE INERENTE LA PARTE 1 DEL PROGRAMMA
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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la frontiera delle possibilità produttive rappresenta le diverse combinazioni di beni che l’economia può produrre. poichè l’offerta totale di lavoro è l, i limiti della produzione saranno: alcqc+ alsqs <=l. per stabilire quale sarà la combinazione effettivamente prodotta, occorre però considerare i prezzi dei beni e, in particolar modo, i prezzi relativi. nel modello di ricardo, essendo il lavoro l’unico fattore produttivo disponibile, l’offerta di stoffa e cibo (che normalmente dovrebbe essere una funzione diretta della possibilità di massimizzare i profitti) è determinata dagli spostamenti del lavoro verso il settore nel quale vengono pagati i salari più alti. definendo pc e ps rispettivamente come i prezzi del cibo e della stoffa, il salario orario nei due settori sarà dato dal valore del prodotto di n’ora di lavoro: pc/alc per il cibo, ps/als per la stoffa. solo nel caso in cui questo rapporto sia uguale, entrambi i beni saranno prodotti contemporaneamente. abbiamo dunque, appena derivato una relazione fondamentale sul rapporto fra i prezzi e produzione: l’economia si specializzer à nella produzione di cibo se il prezzo relativo del cibo è maggiore del suo costo-opportunità , mentre si specializzerà nella produzione di stoffa se il prezzo relativo del cibo è minore del suo costo-opportunità in termini di stoffa. in assenza di commercio internazionale, la nostra economia dovrà produrre per forza entrambi i beni, ma lo farà solo se il prezzo relativo del cibo è pari al suo costo opportunità. siccome questo è dato dal rapporto fra gli input di lavoro necessari per produrre un’ulteriore unit à di cibo e di stoffa possiamo riassumere il meccanismo di determinazione dei prezzi in assenza di commercio internazionale con la teoria del valore-lavoro: in assenza di commercio internazionale, i prezzi relativi dei beni sono pari al rapporto fra le quantit à di lavoro necessari a produrli.
l’equilibrio generale internazionale viene raggiunto nel momento in cui domanda ed offerta relativa combaciano, ossia nel punto in cui le due relative curve si intersecano. se è abbastanza semplice decifrare il significato della curva rd (decrescente poich é riflette un effetto di sostituzione, secondo cui all’aumentare del prezzo relativo del cibo, i consumatori acquistano meno cibo e più stoffa, facendo diminuire la domanda relativa di cibo), risulta interessante spiegare la forma “a gradino” dell’offerta rs. essa sta ad indicare che:
se non vi fosse commercio internazionale, il punto di equilibrio per il paese h si troverebbe nel punto 1, mentre per f sarebbe nel punto 3. il prezzo relativo di equilibrio sarebbe in sostanza più basso in h che in f. con il commercio internazionale, tuttavia, il prezzo relativo della stoffa tende a convergere in un punto intermedio rispetto ad 1 e 3, quale può essere il punto 2 evidenziato dal grafico. l’aumento del prezzo relativo della stoffa nel paese h fa sì che il paese consumi una minor quantità di quel bene e ne produca di più. viceversa in f, la diminuzione del prezzo relativo fa sì che si consumi più stoffa rispetto a prima, ma se ne produca di meno. il paese h diventa quindi un esportatore di stoffa, mentre f un importatore. la proposizione generale che ne segue, dunque, è che ogni paese tende ad esportare i beni nella cui produzione si utilizzano più intensamente quei fattori che nel paese stesso sono relativamente più abbondanti. si ha inoltre un effetto sulla distribuzione del reddito, spiegata dalla teoria di samuelson. il paese che si espande, aumentando la produttività del settore potrà aumentare anche il salario di quel settore. si parla di wage premium, ovvero il settore trainante offrirà retribuzione + alta.
il prezzo relativo di equilibrio mondiale (quando h e f commerciano) è quindi dato dall’inter sezione tra la curva di offerta relativa mondiale e la curva di domanda relativa mondiale. (punto
in presenza di eco di scala esterne si ha una curva di offerta inclinata negativamente: quanto maggiore è l’output di settore, tanto minore sarà il prezzo al quale le imprese sono disposte a vendere i loro prodotti perchè il loro costo medio di produzione si riduce all’aumentare della produzione del settore. le economie di scala esterne giocano un ruolo importante nella struttura del commercio internazionale. da un punto di vista di produzione e prezzi, quando vi sono economie di scala esterne, il commercio internazionale permette di ridurre i prezzi ovunque. la ragione di questa differenza sta nel fatto che quest’ultimo permette di concentrare la produzione in un unico luogo e quindi di ridurre i costi sfruttando i benefici di economie esterne ancor più forti. volendo fare un esempio: inoltre un fattore che determina la struttura della specializzazione e del commercio in settori caratterizzati da economie di scala esterne è la contingenza storica. esempi ne sono i centri finanziari di new york e londra. una conseguenza del ruolo della storia nel determinare la localizzazione industriale è che non sempre i settori sono localizzati nel posto “giusto” e una volta che un paese ha stabilito un vantaggio in un settore, potrebbe mantenere tale vantaggio anche se altri paesi potrebbero potenzialmente produrre i beni in modo più economico. volendo fare un esempio pratico:
c0=q0 produzione iniziale vietnamita nulla.
il riquadro b mostra come i profitti operativi sono una funzione decrescente del costo marginale. considerando che un’impresa può ottenere profitti operativi positivi finchè il suo costo marginale non supera il caso limite (c), quella che avrà c>c ha prezzi troppo alti per rimanere sul mercato e otterrà profitti operativi negativi se dovesse produrre. tale impresa, dunque, sceglierebbe di chiudere e di non produrre uscendo cosi dal mercato. consideriamo ora i costi di trasporto. questi sono i costi del commercio che si originano nel momento in cui si attraversa il confine di un paese estero. molte volte questi costi fanno si che alcune imprese decidano di non raggiungere potenziali clienti che risiedono in altri paesi perché la presenza di essi riduce la profittabilità delle esportazioni e questa riduzione rende le esportazioni non convenienti. pi ù formalmente, i costi di trasporto andrebbero ad aumentare il costo marginale c ottenendo c+t (t costo del trasporto). ricordando che c* rapprenda il caso limite ove le imprese ottengo profitti operativi positivi, nel caso in cui c+t >c* l’impresa deciderà di non esportare il proprio prodotto perché otterrebbe dei profitti operativi negativi. dunque solo le imprese che avranno un c+t<c* saranno invogliate ad esportare il proprio bene. l’introduzione nel modello dei costi del commercio internazionale mettono in luce che:
eccesso di domanda di grano in h ed un eccesso di offerta in f. pertanto, il prezzo aumenterà in h e diminuirà in f, fino al punto in cui la differenza tra i 2 prezzi sarà appunto t dollari. il dazio quindi crea una differenza di prezzi praticati nei 2 mercati. l’aumento del prezzo spinge i produttori in h a offrire più quantità ma induce i consumatori dello stesso paese a domandare di meno. questo effetto è rappresentato dallo spostamento lungo la md da 1 a 2. parallelamente, la riduzione del prezzo in f comporta una minore offerta e una maggiore domanda e quindi una riduzione dell’offerta di esportazioni. questo effetto è rappresentato dallo spostamento da 1 a 3 sulla xs. da ciò ne deriva una riduzione del volume di scambio internazionale di grano. (da qw a qt) in qt la domanda di importazioni di h eguaglia l offerta di esportazioni di f se pt-pt*=t. infine c’è da notare che l’aumento del prezzo in h è inferiore al dazio. una parte di quest’ultimo si riflette infatti nella diminuzione del prezzo all’esportazione in f e non viene quindi sopportato dai consumatori del paese h. nel caso in cui ad imporre un dazio sia un paese piccolo, la sua quota sul mercato mondiale del bene importato è poco rilevante nella situazione iniziale e quindi una riduzione delle sue importazioni ha un effetto molto limitato sul prezzo mondiale (ovvero sul prezzo dell’esportatore f). per misurare i costi e i benedifici di un dazio bisogna far riferimento al surplus del consumatore e del produttore. il surplus del consumatore misura il beneficio che un consumatore ottiene dall’acquisto di un bene calcolando la differenza tra il prezzo effettivamente pagato e quello che sarebbe stato disposto a pagare. questo è pari all’area compresa tra la curva di domanda e il prezzo di mercato.
il dazio fa aumentare il prezzo interno da pw a pt e diminuire quello estero all’esportazione da pw a pt. nel paese importatore, la produzione aumenta da s1 a s2, mentre il consumo diminuisce da d1 a d2. i produttori interni ottengono un surplus in quanto percepiscono un guadagno maggiore. area a del grafico. i consumatori invece si trovano di fronte ad un aumento del prezzo e quindi questo peggiora la loro situazione. il loro surplus si riduce pari alla somma (a+b+c+d) essi quindi sono danneggiati dal dazio. il governo invece gode di un vantaggio perch è il dazio è associato ad un gettito fiscale. questo gettito è pari al dazio t moltiplicato per il volume delle importazioni qt(d2- s2) dato che t=pt-pt, l’introito del governo è pari alla somma delle aree c+e. consideriamo ora l’effetto netto di un dazio sul benessere complessivo. il costo netto è dato da: perdita dei consumatori - benefici dei produttori - introito del governo, sostituendo a questo le aree del grafico otteniamo = b+d-e otteniamo 2 triangoli che misurano le perdite per il paese e un rettangolo che misura il guadagno. i triangoli rappresento le perdite di efficienza dovute al fatto che il dazio genera una distorsione negli incentivi al consumo (aumento del prezzo induce i consumatori a consumare una quantit à troppo limitata del bene) e alla produzione (aumento del prezzo induce i produttori interni a produrre una quantit à troppo elevata del bene). il rettangolo invece illustra i benefici i in termini di ragioni di scambio, associati alla diminuzione dei prezzi esteri all’esportazione indotta dal dazio. il vantaggio del dazio dipende quindi dalla capacità del paese che lo impone di far diminuire i prezzi esteri all’esportazione. ciò avviene nel caso di un paese grande. nel caso di un paese piccolo l’area “e” scompare e il dazio provoca una riduzione del benessere nazionale.
sussidio. nel paese esportatore, i produttori guadagnano mentre i consumatori perdono, cosi come il governo che deve finanziare il sussidio. la perdita dei consumatori è pari all’area a+b; il guadagno dei produttori è pari all’area a+b+c; il sussidio governativo è pari al prodotto tra il ne di quantità esportate e il valore del sussidio, ovvero l’area b+c+d+e+f+g. la perdita netta in termini di benessere è quindi pari all’area b+d+e+f+g. tra queste b e d rappresentano distorsioni nel consumo e nella produzione comune accade per il dazio. il sussidio per ò peggiora le ragioni di scambio perchè provoca una diminuzione del prezzo del bene esportato nel mercato estero da pw a ps. (area e+f+g ovvero il prodotto tra pw-ps e le quantità esportata). un sussidio all’esportazione genera dunque costi che eccedono sicuramente i corrispettivi benefici.