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DOMANDE E RISPOSTE ECONOMIA INTERNAZIONALE, Schemi e mappe concettuali di Economia Internazionale

TUTTE LE DOMANDE POSSIBILI CON RISPOSTE SVOLTE. GRAFICI ANNESSI, PIÙ CHE SUFFICIENTI AL SUPERAMENTO DELL'ESAME DELLA CAVALLARO. MATERIALE INERENTE LA PARTE 1 DEL PROGRAMMA

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

In vendita dal 18/01/2022

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sara-della-folgore 🇮🇹

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domande e risposte economia e finanza internazionale parte 1
studentessa: sara della folgore
prof: eleonora cavallaro 9 cfu
lm: economia, managment e diritto d’impresa.
- nell’ambito del modello ricardiano, si spieghi il concetto di vantaggio comparato e come si
configura la struttura del commercio internazionale.
per comprendere il concetto di vantaggio comparato, occorre prima di tutto introdurre quello di
“costo-opportunit”. quando un’economia ha la possibilit di produrre pi di un bene,
inevitabilmente si trova a dover affrontare un trade-off, dovendo scegliere una certa
combinazione dei diversi beni da produrre. possiamo definire il “costo-opportunit come la
rinuncia ad una quantit di 1 bene per produrre una quantit di un altro bene. questo concetto
punta a focalizzarsi sul fatto che ci sono risorse scarse nell’economia
la specializzazione dei paesi sar in quei settori per i quali essi godono di un “vantaggio
comparato”, ossia per i quali il loro costo-opportunit in termini di altri beni minore rispetto a
quello di altri paesi.
un’economia ad un solo fattore
iniziamo l’analisi del modello ricardiano ipotizzando l’esistenza di un’economia in cui esiste un
solo fattore di produzione (il lavoro) e dove vengono prodotti soltanto due beni: stoffa e cibo. la
tecnologia impiegata in questa economia pu essere descritta specificando la produttivit del
lavoro in ogni settore industriale in termini di “lavoro impiegato per unit di prodotto”, ossia il
numero di ore di lavoro necessarie per produrre un chilogrammo di cibo oppure un metro di
stoffa. definendo con la quantit l le risorse totali dell’economia (la quantit di lavoro
disponibile), possiamo considerare alc ed als le quantit di lavoro impiegate rispettivamente
nella produzione di un’unit di cibo e di un’unit di stoffa.
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Scarica DOMANDE E RISPOSTE ECONOMIA INTERNAZIONALE e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Economia Internazionale solo su Docsity!

domande e risposte economia e finanza internazionale parte 1

studentessa: sara della folgore

prof: eleonora cavallaro 9 cfu

lm: economia, managment e diritto d’impresa.

  • nell’ambito del modello ricardiano, si spieghi il concetto di vantaggio comparato e come si configura la struttura del commercio internazionale. per comprendere il concetto di vantaggio comparato, occorre prima di tutto introdurre quello di “costo-opportunit à”. quando un’economia ha la possibilità di produrre più di un bene, inevitabilmente si trova a dover affrontare un trade-off, dovendo scegliere una certa combinazione dei diversi beni da produrre. possiamo definire il “costo-opportunità come la rinuncia ad una quantità di 1 bene per produrre una quantità di un altro bene. questo concetto punta a focalizzarsi sul fatto che ci sono risorse scarse nell’economia la specializzazione dei paesi sarà in quei settori per i quali essi godono di un “vantaggio comparato”, ossia per i quali il loro costo-opportunità in termini di altri beni è minore rispetto a quello di altri paesi. un’economia ad un solo fattore iniziamo l’analisi del modello ricardiano ipotizzando l’esistenza di un’economia in cui esiste un solo fattore di produzione (il lavoro) e dove vengono prodotti soltanto due beni: stoffa e cibo. la tecnologia impiegata in questa economia può essere descritta specificando la produttività del lavoro in ogni settore industriale in termini di “lavoro impiegato per unità di prodotto”, ossia il numero di ore di lavoro necessarie per produrre un chilogrammo di cibo oppure un metro di stoffa. definendo con la quantità l le risorse totali dell’economia (la quantità di lavoro disponibile), possiamo considerare alc ed als le quantit à di lavoro impiegate rispettivamente nella produzione di un’unit à di cibo e di un’unità di stoffa.

la frontiera delle possibilità produttive rappresenta le diverse combinazioni di beni che l’economia può produrre. poichè l’offerta totale di lavoro è l, i limiti della produzione saranno: alcqc+ alsqs <=l. per stabilire quale sarà la combinazione effettivamente prodotta, occorre però considerare i prezzi dei beni e, in particolar modo, i prezzi relativi. nel modello di ricardo, essendo il lavoro l’unico fattore produttivo disponibile, l’offerta di stoffa e cibo (che normalmente dovrebbe essere una funzione diretta della possibilità di massimizzare i profitti) è determinata dagli spostamenti del lavoro verso il settore nel quale vengono pagati i salari più alti. definendo pc e ps rispettivamente come i prezzi del cibo e della stoffa, il salario orario nei due settori sarà dato dal valore del prodotto di n’ora di lavoro: pc/alc per il cibo, ps/als per la stoffa. solo nel caso in cui questo rapporto sia uguale, entrambi i beni saranno prodotti contemporaneamente. abbiamo dunque, appena derivato una relazione fondamentale sul rapporto fra i prezzi e produzione: l’economia si specializzer à nella produzione di cibo se il prezzo relativo del cibo è maggiore del suo costo-opportunità , mentre si specializzerà nella produzione di stoffa se il prezzo relativo del cibo è minore del suo costo-opportunità in termini di stoffa. in assenza di commercio internazionale, la nostra economia dovrà produrre per forza entrambi i beni, ma lo farà solo se il prezzo relativo del cibo è pari al suo costo opportunità. siccome questo è dato dal rapporto fra gli input di lavoro necessari per produrre un’ulteriore unit à di cibo e di stoffa possiamo riassumere il meccanismo di determinazione dei prezzi in assenza di commercio internazionale con la teoria del valore-lavoro: in assenza di commercio internazionale, i prezzi relativi dei beni sono pari al rapporto fra le quantit à di lavoro necessari a produrli.

l’equilibrio generale internazionale viene raggiunto nel momento in cui domanda ed offerta relativa combaciano, ossia nel punto in cui le due relative curve si intersecano. se è abbastanza semplice decifrare il significato della curva rd (decrescente poich é riflette un effetto di sostituzione, secondo cui all’aumentare del prezzo relativo del cibo, i consumatori acquistano meno cibo e più stoffa, facendo diminuire la domanda relativa di cibo), risulta interessante spiegare la forma “a gradino” dell’offerta rs. essa sta ad indicare che:

  • per un prezzo relativo del cibo inferiore ad alc/als, entrambi i paesi si specializzeranno nella produzione di stoffa e quindi non vi sarà produzione internazionale di cibo;
  • per un prezzo relativo del cibo pari a alc/als, i produttori di h otterranno esattamente lo stesso guadagno dalla produzione di stoffa e di cibo (situazione di indifferenza, espressa dalla sezione piatta della curva di offerta);
  • per un prezzo relativo del cibo superiore a alc/als, il paese h si specializzerà nella produzione di cibo, ma fintanto che il prezzo relativo del cibo è minore rispetto a alc/als, il paese f continuerà a produrre soltanto stoffa. per ogni prezzo compreso tra questi due estremi, l’offerta relativa di cibo sarà uguale a: (l/ alc)/(l/als);
  • per un prezzo relativo del cibo uguale ad alc/als, vi sarà situazione di indifferenza per i produttori del paese f, che potranno produrre stoffa o cibo in maniera egualmente utile; (sezione nuovamente piatta della curda di offerta)
  • per un prezzo relativo del cibo maggiore di alc/als, sia h che f si specializzeranno nella produzione di cibo e quindi non vi sarà produzione internazionale di stoffa. i vantaggi del commercio internazionale come abbiamo appena visto, paesi le cui produttività relative del lavoro sono differenti da un settore all’altro si specializzeranno nella produzione di beni diversi. il commercio internazionale fa sì che entrambi i paesi coinvolti negli scambi ottengano da essi dei vantaggi. possiamo spiegare questa affermazione secondo due punti di vista differenti:
  1. commercio visto come un metodo di produzione indiretta: il paese h potrebbe produrre stoffa direttamente, ma il commercio con f consente di “produrre” stoffa, producendo prima cibo e scambiando quest’ultimo con stoffa: tale produzione indiretta risulta pi ù efficiente rispetto a quella diretta. questo perché , affinché vi sia equilibrio internazionale ed entrambi i paesi siano specializzati, vale la relazione pc/ps> alc/als, la quale a sua volta implica che il prodotto (1/alc)(pc/ps), ossia la produzione di cibo scambiata con stoffa ottenibile da h con un’ora di lavoro, sia maggiore rispetto ad 1/als, ossia alla produzione di stoffa ottenibile direttamente con la stessa ora di lavoro;
  2. commercio visto come modificatore delle possibilit à di consumo di ogni paese: in un’economia chiusa, le possibilità di consumo della popolazione coincidono con la frontiera delle possibilità produttive. aprendosi al commercio con l’estero, queste due rette si modificano permettendo di consumare combinazioni più ampie dei due beni volendo fare un esempio numerico supponiamo che: la prima cosa da fare è determinare il prezzo relativo (pc/ps)int questo dovrà trovarsi tra i valori di costo-opportunità del cibo in termini di stoffa relativi a ciascun paese. in h abbiamo alc=1 e als=2 quindi il costo opportunità è 1/ in f abbiamo alc=6 e als=3 quindi un costo opportunità di 2. affinchè il mercato mondiale sia in equilibrio in prezzo relativo del cibo dovrà collocarsi fra questi 2 valori. supponiamo dunque che l’equilibrio sia rappresentato da (pc/ps)int =1 e cioè che sul mercato internazionale un kg di cibo venga scambiato con un metro di stoffa. se cos ì avviene, entrambi i paesi si specializzano. h nella produzione di cibo (1vs2) e f nella produzione di stoffa (6vs3).

se non vi fosse commercio internazionale, il punto di equilibrio per il paese h si troverebbe nel punto 1, mentre per f sarebbe nel punto 3. il prezzo relativo di equilibrio sarebbe in sostanza più basso in h che in f. con il commercio internazionale, tuttavia, il prezzo relativo della stoffa tende a convergere in un punto intermedio rispetto ad 1 e 3, quale può essere il punto 2 evidenziato dal grafico. l’aumento del prezzo relativo della stoffa nel paese h fa sì che il paese consumi una minor quantità di quel bene e ne produca di più. viceversa in f, la diminuzione del prezzo relativo fa sì che si consumi più stoffa rispetto a prima, ma se ne produca di meno. il paese h diventa quindi un esportatore di stoffa, mentre f un importatore. la proposizione generale che ne segue, dunque, è che ogni paese tende ad esportare i beni nella cui produzione si utilizzano più intensamente quei fattori che nel paese stesso sono relativamente più abbondanti. si ha inoltre un effetto sulla distribuzione del reddito, spiegata dalla teoria di samuelson. il paese che si espande, aumentando la produttività del settore potrà aumentare anche il salario di quel settore. si parla di wage premium, ovvero il settore trainante offrirà retribuzione + alta.

  • si spieghi come si determina la ragione di scambio internazionale in un modello generale del commercio internazionale, e quali fattori determinano una sua variazione. possiamo definire la ragione di scambio internazionale come il rapporto fra il prezzo del bene che un paese esporta, nella situazione iniziale, e il pezzo del bene che quel paese importa. da ciò ne deriva che un aumento delle ragioni di scambio migliora il benessere di un paese, mentre una loro diminuzione lo riduce. volendo fare un esempio consideriamo 2 paesi: h: che supponiamo esporti stoffa f: che supponiamo esporti cibo le ragioni di scambio di h sono espresse da ps/pc mentre quelle di f da pc/ps supponiamo che questa struttura di commercio sia indotta dalle differenze nelle capacità di produzione di h e f. inoltre i 2 paese hanno le medesime preferenze e quindi la stessa curva di domanda relativa. dato un qualsiasi prezzo relativo ps/pc, h produrrà le quantità di stoffa e cibo qs e qc, mentre f qs e qc, con qs/qc>qs/qc. l’offerta relativa mondiale si ottiene quindi sommando tali livelli di produzione sia per la stoffa che per il cibo (qs+qs)/(qc+qc). per costruzione, la curva di offerta relativa mondiale deve trovarsi tra le curve di offerta relativa dei 2 paesi. la curva di domanda relativa mondiale si sovrappone alle curve dei 2 paesi, non essendoci differenze nelle preferenze tra i paesi.

il prezzo relativo di equilibrio mondiale (quando h e f commerciano) è quindi dato dall’inter sezione tra la curva di offerta relativa mondiale e la curva di domanda relativa mondiale. (punto

  1. questo prezzo relativo determina quante unità di esportazioni di stoffa di h sono scambiate in cambio di esportazioni di cibo di f. in corrispondenza del prezzo relativo di equilibrio, le exp di stoffa che h desidera effettuare (qs- ds), sono pari alle import di stoffa che f desidera realizzare (ds-qs) fattori che determinano la variazione della ragione di scambio internazionale sono da associare alla crescita sbilanciata e alle politiche commerciali. la prima si ha quando la frontiera delle possibilità produttive si sposta di più in una sola direzione. la crescita che espande le possibilità di produzione di un paese in modo sproporzionato verso il bene che il paese esporta viene detta export-biased growth mentre la crescita sbilanciata verso il bene che un paese importa viene detta import-biased growth. da ciò ne deriva che: la crescita sbilanciata verso le esportazioni tende a peggiorare le ragioni di scambio del paese a beneficio del resto del mondo. la crescita sbilanciata verso le importazioni tende a migliorare le ragioni di scambio del paese a danno del resto del mondo. volendo fare un esempio pratico:

in presenza di eco di scala esterne si ha una curva di offerta inclinata negativamente: quanto maggiore è l’output di settore, tanto minore sarà il prezzo al quale le imprese sono disposte a vendere i loro prodotti perchè il loro costo medio di produzione si riduce all’aumentare della produzione del settore. le economie di scala esterne giocano un ruolo importante nella struttura del commercio internazionale. da un punto di vista di produzione e prezzi, quando vi sono economie di scala esterne, il commercio internazionale permette di ridurre i prezzi ovunque. la ragione di questa differenza sta nel fatto che quest’ultimo permette di concentrare la produzione in un unico luogo e quindi di ridurre i costi sfruttando i benefici di economie esterne ancor più forti. volendo fare un esempio: inoltre un fattore che determina la struttura della specializzazione e del commercio in settori caratterizzati da economie di scala esterne è la contingenza storica. esempi ne sono i centri finanziari di new york e londra. una conseguenza del ruolo della storia nel determinare la localizzazione industriale è che non sempre i settori sono localizzati nel posto “giusto” e una volta che un paese ha stabilito un vantaggio in un settore, potrebbe mantenere tale vantaggio anche se altri paesi potrebbero potenzialmente produrre i beni in modo più economico. volendo fare un esempio pratico:

c0=q0 produzione iniziale vietnamita nulla.

  • si parli del ruolo delle economie di scala interne e della concorrenza imperfetta sulla struttura del commercio internazionale. si spieghi in particolare il ruolo della differenza di performance nell’equilibrio di mercato. qual è il ruolo dei costi di trasporto? le economie di scala interne si verificano quando il costo unitario dipende dalla grandezza di una singola impresa, ma non necessariamente da quella del settore; queste danno alle grandi imprese un vantaggio di costo rispetto a quelle piccole e ciò genera una struttura di mercato di concorrenza imperfetta. la concorrenza imperfetta è caratteristica sia di mercati in cui ci sono solo pochi produttori, sia di mercati in cui il prodotto di ciascuna impresa è visto dai consumatori come sostituto, ma fortemente differenziato rispetto a quello dei competitors. l’impresa opera quindi come “price-setter” (o “price-maker”), ossia determina il prezzo del proprio prodotto. analizziamo ora come la concorrenza che deriva da una maggiore dimensione di mercato influenza le imprese in modo diverso. supponiamo che le imprese abbiano diverse curve di costo, perchè producono con diversi livelli di costo marginale (c), ma la stessa curva di domanda.

il riquadro b mostra come i profitti operativi sono una funzione decrescente del costo marginale. considerando che un’impresa può ottenere profitti operativi positivi finchè il suo costo marginale non supera il caso limite (c), quella che avrà c>c ha prezzi troppo alti per rimanere sul mercato e otterrà profitti operativi negativi se dovesse produrre. tale impresa, dunque, sceglierebbe di chiudere e di non produrre uscendo cosi dal mercato. consideriamo ora i costi di trasporto. questi sono i costi del commercio che si originano nel momento in cui si attraversa il confine di un paese estero. molte volte questi costi fanno si che alcune imprese decidano di non raggiungere potenziali clienti che risiedono in altri paesi perché la presenza di essi riduce la profittabilità delle esportazioni e questa riduzione rende le esportazioni non convenienti. pi ù formalmente, i costi di trasporto andrebbero ad aumentare il costo marginale c ottenendo c+t (t costo del trasporto). ricordando che c* rapprenda il caso limite ove le imprese ottengo profitti operativi positivi, nel caso in cui c+t >c* l’impresa deciderà di non esportare il proprio prodotto perché otterrebbe dei profitti operativi negativi. dunque solo le imprese che avranno un c+t<c* saranno invogliate ad esportare il proprio bene. l’introduzione nel modello dei costi del commercio internazionale mettono in luce che:

  • ⁃ solo un sottoinsieme di imprese esporta
  • ⁃ questo sottogruppo è caratterizzato solo dalle imprese pi ù produttive, ovvero con un minor costo marginale.
  • si illustrino gli effetti di un dazio e si discutano i costi ed i benefici ad esso associati. il dazio rappresenta una tassa su un bene importato. dal punto di vista di chi vuole trasferire dei beni, il dazio è analogo a un costo di trasporto. sostanzialmente l’effetto del dazio è quello di far aumentare il prezzo nel paese importatore e di farlo diminuire nel paese esportatore. questo comporta che a livello internazionale le quantità scambiate si riducono. supponiamo che il bene scambiato sia il grano e che il paese h importi mentre il paese f esporti. in figura si mostrano gli effetti di un dazio specifico pari a t dollari per unità di grano. in assenza del dazio il prezzo del grano è pari a pw, pt1 in figura. quando ila dazio viene imposto, nessun operatore sarà disposto a spostare grano da f ad h se non in presenza di una differenza positiva di almeno t dollari tra il prezzo in h e quello in f. se i paesi non commerciano però ci sarà un

eccesso di domanda di grano in h ed un eccesso di offerta in f. pertanto, il prezzo aumenterà in h e diminuirà in f, fino al punto in cui la differenza tra i 2 prezzi sarà appunto t dollari. il dazio quindi crea una differenza di prezzi praticati nei 2 mercati. l’aumento del prezzo spinge i produttori in h a offrire più quantità ma induce i consumatori dello stesso paese a domandare di meno. questo effetto è rappresentato dallo spostamento lungo la md da 1 a 2. parallelamente, la riduzione del prezzo in f comporta una minore offerta e una maggiore domanda e quindi una riduzione dell’offerta di esportazioni. questo effetto è rappresentato dallo spostamento da 1 a 3 sulla xs. da ciò ne deriva una riduzione del volume di scambio internazionale di grano. (da qw a qt) in qt la domanda di importazioni di h eguaglia l offerta di esportazioni di f se pt-pt*=t. infine c’è da notare che l’aumento del prezzo in h è inferiore al dazio. una parte di quest’ultimo si riflette infatti nella diminuzione del prezzo all’esportazione in f e non viene quindi sopportato dai consumatori del paese h. nel caso in cui ad imporre un dazio sia un paese piccolo, la sua quota sul mercato mondiale del bene importato è poco rilevante nella situazione iniziale e quindi una riduzione delle sue importazioni ha un effetto molto limitato sul prezzo mondiale (ovvero sul prezzo dell’esportatore f). per misurare i costi e i benedifici di un dazio bisogna far riferimento al surplus del consumatore e del produttore. il surplus del consumatore misura il beneficio che un consumatore ottiene dall’acquisto di un bene calcolando la differenza tra il prezzo effettivamente pagato e quello che sarebbe stato disposto a pagare. questo è pari all’area compresa tra la curva di domanda e il prezzo di mercato.

il dazio fa aumentare il prezzo interno da pw a pt e diminuire quello estero all’esportazione da pw a pt. nel paese importatore, la produzione aumenta da s1 a s2, mentre il consumo diminuisce da d1 a d2. i produttori interni ottengono un surplus in quanto percepiscono un guadagno maggiore. area a del grafico. i consumatori invece si trovano di fronte ad un aumento del prezzo e quindi questo peggiora la loro situazione. il loro surplus si riduce pari alla somma (a+b+c+d) essi quindi sono danneggiati dal dazio. il governo invece gode di un vantaggio perch è il dazio è associato ad un gettito fiscale. questo gettito è pari al dazio t moltiplicato per il volume delle importazioni qt(d2- s2) dato che t=pt-pt, l’introito del governo è pari alla somma delle aree c+e. consideriamo ora l’effetto netto di un dazio sul benessere complessivo. il costo netto è dato da: perdita dei consumatori - benefici dei produttori - introito del governo, sostituendo a questo le aree del grafico otteniamo = b+d-e otteniamo 2 triangoli che misurano le perdite per il paese e un rettangolo che misura il guadagno. i triangoli rappresento le perdite di efficienza dovute al fatto che il dazio genera una distorsione negli incentivi al consumo (aumento del prezzo induce i consumatori a consumare una quantit à troppo limitata del bene) e alla produzione (aumento del prezzo induce i produttori interni a produrre una quantit à troppo elevata del bene). il rettangolo invece illustra i benefici i in termini di ragioni di scambio, associati alla diminuzione dei prezzi esteri all’esportazione indotta dal dazio. il vantaggio del dazio dipende quindi dalla capacità del paese che lo impone di far diminuire i prezzi esteri all’esportazione. ciò avviene nel caso di un paese grande. nel caso di un paese piccolo l’area “e” scompare e il dazio provoca una riduzione del benessere nazionale.

  • si illustrino gli effetti di un sussidio alle esportazioni e si discutano i costi e benefici ad esso associati. un sussidio all’esportazione è un pagamento effettuato all’impresa o all’individuo che esporta beni all’estero. come il dazio, questo può essere sia specifico (somma fissa per unità di bene) oppure ad valorem (in proporzione al valore del bene). quando un governo concede un sussidio all’exp, gli esportatori trasferiscono beni all’estero fino al punto in cui il prezzo interno eccede il prezzo estero di un ammontare pari al sussidio stesso. gli effetti del sussidio sono esattamente opposti a quelli del dazio. il prezzo nel paese esportatore aumenta da pw a ps ma dato che il prezzo nel paese importatore scende da pw a ps*, l’aumento del pezzo risulta inferiore al

sussidio. nel paese esportatore, i produttori guadagnano mentre i consumatori perdono, cosi come il governo che deve finanziare il sussidio. la perdita dei consumatori è pari all’area a+b; il guadagno dei produttori è pari all’area a+b+c; il sussidio governativo è pari al prodotto tra il ne di quantità esportate e il valore del sussidio, ovvero l’area b+c+d+e+f+g. la perdita netta in termini di benessere è quindi pari all’area b+d+e+f+g. tra queste b e d rappresentano distorsioni nel consumo e nella produzione comune accade per il dazio. il sussidio per ò peggiora le ragioni di scambio perchè provoca una diminuzione del prezzo del bene esportato nel mercato estero da pw a ps. (area e+f+g ovvero il prodotto tra pw-ps e le quantità esportata). un sussidio all’esportazione genera dunque costi che eccedono sicuramente i corrispettivi benefici.

  • si spieghino gli argomenti fondamentali del dibattito libero scambio-protezionismo. fin dai tempi di adam smith, gli economisti hanno sostenuto la completa libertà di scambio come situazione ottimale a cui ogni politica dovrebbe tendere. a livello teorico, i modelli che studiano il commercio internazionale suggeriscono che la libertà di scambio elimina le inefficienze associate al protezionismo e, per di più , il libero scambio comporta vantaggi addizionali che vanno oltre l’eliminazione delle distorsioni di consumo e produzione. ci sono economisti che però sostengono il protezionismo, anche se alcuni di essi, ritengono che il libero scambio scambio è migliore di qualsiasi altra politica che un governo è verosimilmente in grado di attuare. ci sono delle argomentazioni che vanno a sostegno di entrambe le teorie. queste sono:
  • il concetto di efficienza: a favore del libero scambio; è , sostanzialmente, l’inverso dell’analisi costi benefici relativa ad dazio. il dazio provoca una perdita per l’economia perchè induce una distorsione nella produzione e nel consumo. in senso contrario, la rimozione del dazio aumenta dunque il benessere nazionale.
  • economie di scala nella produzione: altro elemento a sostegno del libero scambio. l’esistenza di mercati protetti limita i guadagni derivanti dall’esistenza di economie di scala interne, oltre alla frammentazione della produzione a livello internazionale, il protezionismo, riduce la concorrenza e incrementando i profitti incoraggia un numero eccessivo di imprese ad entrare nel settore protetto. a causa dell’eccessiva proliferazione di molte imprese in un mercato ristretto, la scelta di produzione di ciascuna impresa non può essere efficiente.