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Nel documento sono presenti la maggior parte delle domande che chiede il professore all’orale. Le risposte sono ricavate dalle sue slide e dai suoi libri.
Tipologia: Dispense
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1. Cosa sono i ratei e risconti? I Ratei attivi e passivi → Essi misurano, rispettivamente, quote di proventi o di costi, la cui manifestazione finanziaria avverrà in un successivo esercizio (in via posticipata ), ma di competenza dell'esercizio a cui si riferisce il bilancio. I ratei sono attivi se tengono conto di entrate future relative a ricavi già maturati, ma non ancora liquidati. I ratei sono passivi se sono relativi ad uscite future relative a costi già maturati, ma non ancora liquidati. Rappresentano scritture di integrazione rilevate a fine esercizio, in quanto se si deve integrare il reddito con una quota di costo , si ha un rateo passivo , se si deve integrare il reddito con una quota di ricavo si ha un rateo attivo. I ratei attivi e passivi sono rappresentati da: - quote di ricavi (o di costi) di competenza dell’esercizio ma esigibili in esercizi successivi; - comuni a due o più esercizi; - la cui entità varia in ragione del tempo. Risconti attivi e passivi → esprimono quote di costi o proventi rilevati integralmente nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi (manifestazione finanziaria anticipata ) e rappresentanti la quota parte rinviata ad uno o più esercizi successivi. Essi sono scritture di rettifica/storno. Infatti a fine esercizio occorre stornare una quota del componente di reddito già rilevato, ma comune a due esercizi: se si rinvia una quota di costo si ha un risconto attivo , se si deve rinviare una quota di ricavo si ha un risconto passivo. Quindi il risconto è un valore economico. I risconti attivi e passivi, invece, sono rappresentati da: - ricavi percepiti o costi sostenuti entro la fine dell’esercizio (anno di riferimento) ma di competenza dell’esercizio successivo; - comuni a due o più esercizi; - la cui entità varia in ragione del tempo. I ratei ed i risconti sono utilizzati per dare attuazione al principio di competenza economica , Ciò significa che costi e ricavi devono essere contabilizzati nel momento in cui gli stessi vengono a maturare, a prescindere dall’effettiva manifestazione finanziaria degli stessi. 2. Che cos'è l'IVA? L'Iva (Imposta sul valore aggiunto) è la principale imposta indiretta in Italia, essa colpisce la capacità reddituale che il contribuente manifesta mediante i consumi, ha una riscossione di tipo frazionato. Le aliquote in Italia sono attualmente 3: al 4%, al 10% e per finire al 22%, partendo dai beni e servizi di prima necessità per quella più bassa a quelli di una necessità inferiore per quella più alta. Generalità : si applica a tutte le cessioni di beni e di servizi effettuate nel territorio dello stato e nell'esercizio di attività economica svolta professionalmente Neutralità : Iva incassata sulle vendite non è un ricavo ma un debito; Iva incassata sugli acquisti non è un costo ma un credito, si dice infatti sia una partita in giro. Facilmente determinabile : in ciascun processo produttivo si può distinguere l'imposta dal valore del bene o del servizio Plurifase : colpisce tutte le fasi del processo produttivo e distributivo Non cumulativa : grava ogni volta solo sull'incremento del valore in quella fase Riscossione frazionata : colpisce solo il valore aggiunto fiscale L'iva grava sul consumatore finale, ma essa viene versata dai soggetti passivi o contribuenti, che da intermediari riscuotono l'imposta del consumatore e la versano all'erario. L'imposta va versata all'erario in modo frazionato, proporzionato al valore aggiunto creato in ciascuna fase. L'iva da versare è la differenza dell'Iva a debito (o a monte) con l'iva a credito (o a valle)
Art.1 DPR: "L'imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello stato. nell'esercizio di imprese o di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate." Da questa definizione ricaviamo i 3 presupposti fondamental i, e necessari, per l'applicazione dell'imposta:
chiarezza : deve contenere informazioni complete, trasparenti, ben organizzate e di facile lettura. A tal fine è indispensabile rispettare durante la compilazione del bilancio, le strutture previste dai vari documenti che lo compongono; veridicità : i dati devono essere attendibili e riferirsi a valutazioni oggettive e misurabili, relative a variazioni finanziarie certe; correttezza : la redazione dei documenti e l’esposizione dei vari valori deve essere effettuato rispettando le normative e i principi contabili, evitando distorsioni e manipolazioni, che possono alterare l’effettiva situazione dell’azienda. I cinque principi di redazione del bilancio:
1. Principio della prudenza → l’articolo 2423-bis del cc, nel primo comma dispone che “La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato”. Durante la predisposizione del bilancio d’esercizio si deve usare prudenza nell’inserimento delle varie voci, solo così è possibile evitare una sopravvalutazione del reddito prodotto dall’azienda, distribuire utili non conseguiti e salvaguardare gli interessi dei creditori sociali. Seguendo quanto disposto dalla legge, non devono essere contabilizzati utili non conseguiti, ma solo i componenti positivi di reddito già realizzati , diversamente per le perdite presunte , che vanno imputate nonostante non abbiano ancora avuto la loro manifestazione. Da ciò nasce l'adozione del costo storico come criterio base per le valutazioni di bilancio. 2. Principio della continuità aziendale nel bilancio d’esercizio → La redazione del bilancio deve illustrare la capacità dell’azienda di proseguire il suo funzionamento anche dopo il periodo amministrativo di riferimento. Per questo motivo i valori in esso contenuti non devono essere quelli di mercato, ma valutati in base alla loro capacità di generare reddito in futuro. Il bilancio d’esercizio deve consentire all’azienda di essere operativa nel lungo periodo, rispettare gli impegni assunti, rimborsare i debiti e creare nuova ricchezza. Solo così il bilancio d’esercizio darà indicazioni previsionali più certe ed aiuterà ad individuare soluzioni che portino alla crescita dell’azienda. 3. Principio della competenza economica → I componenti positivi e negativi di reddito devono essere iscritti in bilancio in base al principio della competenza economica, ovvero al periodo in cui avvengono le operazioni a cui si riferiscono, senza tenere conto della loro manifestazione finanziaria ovvero gli incassi o i pagamenti relativi a proventi e oneri. A fine esercizio si eseguono le operazioni di assestamento (rettifiche di imputazione e di storno) per determinare la competenza economica dei componenti reddituali. Strettamente collegato al principio della competenza economica è quello della correlazione tra ricavi e costi. Nel bilancio si devono inserire le voci di costo che hanno portato alla formazione dei ricavi nell’esercizio di riferimento. RICAVI DI COMPETENZA:
Nello Stato Patrimoniale le poste vengono iscritte in base alla durata del loro utilizzo , secondo la destinazione economica per gli elementi patrimoniali, come le immobilizzazioni o l'attivo circolante; e secondo l' origine delle fonti di finanziamento per il patrimonio netto ed i debiti. Nel conto economico invece, che solitamente è redatto a costi e ricavi della produzione ottenuta , i costi sono classificati in base alla natura del fattore produttivo cui si riferiscono e non per destinazione.
10. Parlare delle Immobilizzazioni Materiali. L' art. 2424 bis comma 1 dice che “gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni” quindi gli elementi utilizzati non ad uso durevole devono essere indicati nell'attivo circolante. Le imm. materiali sono beni di uso durevole caratterizzati da tangibilità e destinati alla partecipazione ai processi produttivi aziendali; le caratteristiche principali sono - sono costi pluriennali che partecipano alla formazione dei redditi e del capitale in più periodi amministrativi - sono costituite da beni materiali acquistati da terza economia o realizzate internamente ed da anticipi corrisposti a fornitori per i loro acquisto - rappresentano fattori e condizioni produttive che incorporano potenzialità di servizi da cui utilità si estende per più esercizi lungo la loro vita utile Di norma gli investimenti in immobilizzazioni materiali trovano un realizzo indiretto visto che non sono destinate alla vendita ma all’utilizzo per i processi produttivi aziendali, il realizzo indiretto può avvenire attraverso la reintegrazione economica delle quote di ammortamento cioè quando i ricavi di vendita ottenuti con il concorso dell'immobilizzazione lungo il periodo di utilizzo delle stesse risultano sufficienti a coprire tutti i costi incluse le quote di ammortamento, quindi il valore risulta recuperabile tramite l'uso ma può accadere immobilizzazioni possono trovare realizzo diretto attraverso la cessione a stralcio. Le immobilizzazioni materiali, sono ad esempio: terreni e fabbricati, impianti e macchinari , attrezzature industriali e commerciali, altri beni, immobilizzazioni in corso e acconti. L' OIC 16 ci dice che le immobilizzazioni sono iscritte in bilancio al costo storico di acquisto o di produzione ridotto delle quote di ammortamento. Costo di acquisto per le immobilizzazioni acquisite da terze economie. Costo di produzione per le immobilizzazioni costruite in economia. Costo di acquisto : costo del bene + oneri accessori (spese legali, trasporti, installazione, collaudi, ecc.). Costo di produzione : costi direttamente imputabili (materie) + una quota ragionevole dei costi indiretti relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato. Le immobilizzazioni acquisite gratuitamente sono iscritte al valore di mercato, al netto degli oneri sostenuti per l'inserimento dei cespiti. Il costo delle immobilizzazioni ad utilizzo limitato nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio tenendo conto della loro residua possibilità di utilizzazione. L’ OIC 16 Prevede la possibilità di adottare in bilancio un trattamento particolare per alcune tipologie di imm. materiali di importo non significativo, infatti le attrezzature industriali e commerciali possono essere iscritte nell'attivo dello SP ad un valore costante se: - si rinnovano costantemente - sono di scarsa rilevanza sul totale dell attivo - non vi sono variazioni sensibili nella loro entità valore e composizione pertanto verificarsi tali condizioni viene mantenuto nell'attivo dello SP un importo costante anche in presenza di variazione di valore. Le Costruzioni in economia Le costruzioni in economia, sono imm. materiali realizzate internamente nell'impresa.
Sono valutate al costo di produzione ( = costi diretti (materie prime, MOD) + una quota normale delle spese generali industriali) Quota normal e: riguarda le condizioni normali di efficienza, vanno escluse dalla capitalizzazione aziendale i costi per inefficienze aziendali ( ad esempio per fermi produttivi, scioperi, ecc .). Di norma le costruzioni in economia rappresentano beni specifici per i quali non esiste un mercato di riferimento, difatti nel raro caso in cui lo avessero, esse devono essere iscritte al minor prezzo tra quello di mercato e quello di produzione, In questo modo si evita che in presenza di cespiti analoghi di disponibili sul mercato l'impresa possa capitalizzare per effetto di costruzione di economia costi per un importo superiore a quello che si sarebbe pagato Acquistando il bene della terza economia. l'eccedenza dei costi sostenuti rispetto al valore di mercato rappresenta un efficienza aziendale e un valore non giustificabile sul piano economica. Se una costruzione in economia viene iniziata un esercizio ma alla fine dello stesso non risulta finita i costi sostenuti per la realizzazione nel periodo devono essere capitalizzati e iscritti nell'apposita voce inserita tra le imm. materiali ovvero immobilizzazioni in corso e acconti.
11. Parlare delle immobilizzazioni immateriali. Immobilizzazioni immateriali rappresentano costi ad utilità pluriennale destinati ad essere utilizzati durevolmente e sono caratterizzati dalla mancanza di tangibilità, tali immobilizzazioni, tralasciando quelle in corso di realizzazione e gli acconti corrisposti ai fornitori possono essere suddivise in tre categorie: - oneri pluriennali → rappresentano costi che non si riferiscono all'acquisto di beni o diritti cedibili a terzi economie Ma che In determinate condizioni possono essere considerate di utilità per l'impresa per più esercizi si tratta di costi di impianto e ampliamento e dei costi di sviluppo - beni immateriali → si tratta di veri e propri beni economici o diritti aventi utilità pluriennale che possono essere anche oggetto di negoziazione in transazioni con terze economie, secondo l'articolo 2424 del codice civile sono beni immateriali: i diritti di brevetto industriali, diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno, concessioni, licenze, Marchi e diritti simili - avviamento → scaturisce dal maggior prezzo corrisposto per l'acquisizione di un'azienda rispetto al valore del suo patrimonio netto espresso a valori correnti. Facendo riferimento all’ art. 2426 del cc anche le imm. immateriali sono iscritte in bilancio al costo di acquisto se acquistate esternamente o al costo di produzione sia realizzate internamente, al netto del relativo fondo di ammortamento. il CC prevede anche la possibilità di capitalizzare gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione interna o presso terzi. Il principio contabile Nazionale OIC 24 specifica che il limite della capitalizzazione degli oneri finanziari è rappresentato dal valore recuperabile del cespite rinviando alle indicazioni previste dall'OIC 16 per le immobilizzazioni materiali per quanto riguarda le modalità dell'operazione. Le imm. immateriali possono essere acquisite a titolo di godimento ( es. attraverso il pagamento di un canone ) mentre il principio contabile OIC 24 Non ammette ( a differenza di quanto previsto per le imm. materiali ) la rilevazione di imm. immateriali acquisite a titolo gratuito questo perché se non si è sostenuto alcun costo di acquisto risulta difficile individuare parametri attendibili per attribuire un valore alle immobilizzazioni immateriali. Non è possibile capitalizzare costi che in precedenti esercizi sono stati imputati al CE, Ciò significa che nel caso di sostenimento continuativo di costi dello stesso tipo, la capitalizzazione è consentita solo dal momento in cui si verifica la sussistenza e tutte le condizioni richieste per l'esistenza di un immobilizzazione in materiale. Il costo delle imm. immateriali deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio tenendo conto della residua possibilità di utilizzazione. La norma civilistica prevede la necessità di ridurre il valore di un'imm. attraverso una svalutazione se alla chiusura dell'esercizio il suo valore risulta durevolmente inferiore al valore di bilancio, tale
Come abbiamo accennato gli investimenti in imm. materiali e materiali vengono recuperati di norma in modo indiretto, quando ciò non avviene il valore dell'immobilizzazione deve essere ridotto mediante la rilevazione di una svalutazione. Secondo il cc all'art 2426 comma 1 viene prescritto l'obbligo di svalutare un imm. quando il valore di bilancio risulta superiore al suo valore effettivo nonché l'obbligo di ripristinare il valore se le condizioni che avevano portato la svalutazione vengono meno in esercizi successivi. Il tema delle svalutazioni e degli eventuali ripristini di valore delle imm. viene trattato Nel principio contabile nazionale OIC9 che ribadisce che le imm. devono essere svalutate quando si verificano perdite durevoli di valore, queste svalutazioni poi andranno collocate nella voce B10 del CE in altre svalutazioni delle immobilizzazioni mentre l'eventuale ripristino di valore è indicato nella voce A del CE in altri ricavi e proventi.
il valore recuperabile è il maggiore tra il valore d'uso e il Fair value diminuito dei costi di vendita. Il valore recuperabile deve riferirsi ad un singolo cespite quando è in grado di generare flussi di cassa in entrata indipendenti da quelli generati da altri cespiti. Il valore d'uso è definito come il valore attuale dei flussi di cassa attesi attraverso l'uso di un'attività. Il fair value è definito come l'ammontare che sarebbe ottenibile dalla vendita di un'attività in una transazione ordinaria in cui le parti sono rappresentate da operatori di mercati; per transazione ordinaria si intende una cessione non forzata mentre il riferimento all'operatore di mercato presuppone con le parti coinvolte nell'operazione siano indipendenti, consapevoli, informate e intenzionate ad eseguire la transazione. Alcuni indicatori che potrebbero segnalare l' esistenza di perdite di valore delle immobilizzazioni:
ai sensi dell’ art.2435 bis del cc , si tratta delle società che non superano per 2 esercizi consecutivi due dei 3 seguenti limiti:
plusvalenze → l'art. 86 del tuir disciplina il trattamento fiscale delle plusvalenze patrimoniali riferite alle immobilizzazioni materiali, ai beni iscritti tra le immobilizzazioni materiali e ai titoli e alle partecipazioni che trovano collocazione tra le poste delle immobilizzazioni finanziarie. Le plusvalenze dei beni relativi all'impresa concorrono alla determinazione della base imponibile se: sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso, risarcimento assicurativo , in caso di assegnazione soci o di destinazione a finalità estranee all'esercizio. La plusvalenza è data dalla differenza tra il corrispettivo o il risarcimento ottenuto al netto di oneri accessori diretti e il costo non ammortizzato del bene. E comma 4 stabilisce che le plusvalenze concorrono alla determinazione della base imponibile nell'esercizio in cui vengono realizzate, tuttavia se si riferiscono beni che l'impresa ha posseduto per un periodo non inferiore a 3 anni, possono essere tassate in quote costanti nell'esercizio stesso o nei successivi ma non oltre il 4 esercizio, quindi il contribuente ha facoltà di scegliere tra una tassazione integrale nell'esercizio o una tassazione frazionata da 2 fino a un max di 5 anni. Se la tassazione avviene nell'esercizio si verifica perfetta coincidenza tra il trattamento contabile è il trattamento fiscale, se invece si opta per la tassazione frazionata si crea una divergenza tra valori contabili e valori che concorrono a tassazione, ciò comporta una divergenza temporanea tra valori contabili e valori fiscali e il 1 anno avremo una variazione in diminuzione della base imponibile che verrà riassorbita progressivamente nei 4 anni successivi con una variazione in aumento reversal.
15. Cosa sono i compensi di partita? sono vietati? Il divieto di compensi di partite è prescritto dal cc art. 2423-ter ultimo comma , il divieto riguarda unicamente il caso di compensi tra voci che sono indicate separatamente negli schemi di bilancio previsti dal cc. Ad esempio un'impresa al termine dell'esercizio presenta un credito per 200 e un debito per 300 presso due istituti di credito differenti, lo SP che rispetta lo schema dell'art. 2424 del cc e il divieto di compensi di partite e quindi rispetta il principio della chiarezza riporterà il conto con saldo dare nella sezione dell'attivo il conto con saldo avere nella sezione del passivo. Scrivere la differenza tra i due saldi 150 direttamente tra i debiti verso banche del passivo avrebbe rappresentato un compenso di partite in senso giuridico, avrebbe così comportato un non rispetto del principio della chiarezza. Esistono dei casi in cui lo stesso legislatore pretende la compensazione tra partite contabili di segno opposto per esempio nel caso dei fondi di ammortamento delle immobilizzazioni e altre poste rettificative dell'attivo anche nel CE o è prevista la voce c-17 bis utile perdite su cambi in cui gli utili le perdite su cambi sono esposti per i loro saldo netto, oppure anche i conti variazione delle rimanenze rappresentano dei casi di compensi di partite in senso contabile Infatti rappresentano la differenza tra le rimanenze finali e le rimanenze iniziali. Quindi i compensi di partite in senso giuridico sono sempre vietati, i compensi di partite in senso contabile solo a volte ammessi e a volte richiesti dallo stesso legislatore. 16. Cosa sono le merci e come si valutano? Il testo unico Cosa prevede per le merci? Sono i prodotti pronti per la vendita. Si intendono prodotti finiti quelli che hanno subito un processo di trasformazione all'interno dell'impresa, sono considerate merci quegli articoli acquistati da grossisti o altri rivenditori che non hanno subito trasformazioni. Le merci ed i prodotti finiti hanno un realizzo diretto attraverso la loro cessione sul mercato invece le materie si realizzano in modo indiretto attraverso i ricavi di vendita delle produzioni in cui sono confluite. In base a quanto definito dall’ art. 2426 del cc , le rimanenze sono valutate in bilancio al minore tra il costo di acquisto o produzione e il valore di realizzazione desumibile dal mercato , tale minore valore Non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi. COSTO DI ACQUISTO → prezzo corrisposto per l'acquisizione del bene al quale vanno aggiunti gli oneri accessori, il principio contabile OIC 13 precisa che deve essere determinato considerando il
prezzo di acquisto + oneri accessori ( spese di trasporto, imballaggi, dazzi.. ) se sostenuti - sconti commerciali, Resi , abbuoni e premi. COSTO DI PRODUZIONE → comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto nonché una quota ragionevole di oneri industriali di natura indiretta relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento in cui il bene può essere utilizzato. Il principio contabile nazionale OIC13 stabilisce che il costo di produzione riferito ai prodotti finiti o un corso di realizzazione deve comprendere tutti i costi direttamente imputabili alle produzioni nonché una quota ragionevole di costi indiretti fissi e variabili di natura industriale. ( tenendo conto della capacità produttiva normale dell'impresa cioè di normali condizioni di operatività ) costi diretti → materie utilizzate, manodopera, imballaggi, licenze produttive… costi indiretti → manodopera indiretta, ammortamento dei cespiti, manutenzione e riparazioni, materiali di consumo, altre spese. Sono esclusi i costi: di natura anomala, di distribuzione commerciale, di amministrazione e di R&S. Per quanto riguarda i costi fissi indiretti di natura industriale devono essere considerati per una quota ragionevolmente imputabile tale previsione alla finalità di evitare di considerare il valore delle rimanenze che riflettono la capacità produttiva non utilizzata. VALORE DESUMIBILE DALL'ANDAMENTO DI MERCATO → secondo il principio contabile Nazionale OIC13 è rappresentato dal valore netto di realizzazione dato dalla stima del prezzo di vendita dei prodotti finiti e delle merci nel corso della normale gestione al netto dei presunti i costi di completamento e dei costi diretti di vendita. Per i prodotti finiti e le merci il valore netto di realizzazione è dato: prezzo ( nel corso della normale gestione) al quale si prevede di poter vendere i beni - costi diretti di vendita. Per i prodotti in corso di lavorazione è dato da: prezzo presunto di vendita dei prodotti finiti (nel corso della normale gestione) - costi di completamento della produzione - costi diretti di vendita. Per le materie prime e sussidiarie bisogna tener conto che trovano un realizzo indiretto, quindi si parte dalla stima del prezzo di vendita dei prodotti finiti in cui la materia si incorpora - costi per la realizzazione del prodotto (escluso il costo della materia) - costi diretti di vendita…. in tal modo si ottiene in via residuale il valore che rimane a disposizione per la copertura del costo della materia. Importante tener conto che il valore di mercato non deve fare riferimento ad un generico prezzo praticato d'impresa ma al valore che si prevede di conseguire attraverso la vendita dei beni in rimanenza; pertanto possono influire sulla determinazione del valore di realizzazione:
Secondo i principi contabili italiani la rivelazione dei contributi in conto impianti va impostata secondo l' approccio reddituale , secondo cui è il contributo è considerato un ricavo pluriennale anticipato che va gradualmente e accreditato al CE nell'esercizio in cui si articola la vita utile del cespite acquisito grazie al contributo. L’accreditamento graduale può essere realizzato in 2 modalità: 1.il metodo dei risconti metodo indiretto secondo cui l'intero contributo va rilevato come componente positivo di reddito rinviando al futuro la parte giuridica di competenza negli esercizi successivi questa quota viene rettificata direttamente tramite l'iscrizione ad un riscontro passivo pluriennale. 2.il metodo della detrazione del costo un metodo diretto consiste nel portare il contributo direttamente in detrazione del costo del bene a cui è finalizzato, in questo modo il costo dell’immobilizzazione si ridurrà di importo equivalente al contributo e le quote di ammortamento saranno proporzionalmente inferiori nei diversi esercizi in cui si dispiega la vita utile del bene.
18. Cosa sono le operazioni in titoli e quotazioni? corso secco, tel quel, ex cedola Le quotazioni dei titoli possono essere espresse in modo diverso a seconda della base di riferimento considerata per indicare il prezzo. Quotazione percentuale → quando il prezzo indicato si riferisce a 100 euro di valore nominale del titolo, è utilizzata per i titoli di debito, per conoscere il valore nominale del titolo basterà eseguire una proporzione. es 100: 99,550 = 20.000 : X Quotazione unitaria → quando il prezzo si riferisce ad una unità del titolo, Il prezzo complessivo si ottiene moltiplicando il prezzo unitario per il numero di titoli. I prezzi dei titoli detti anche i corsi possono essere espressi in modo diverso a seconda del valore a cui si riferiscono, possiamo individuare 2 corsi fondamentali: corso secco e corso tel quel Il corso secco rappresenta il prezzo di mercato riferito al valore del capitale del titolo e non comprende il valore degli interessi. Non è sempre idoneo a rappresentare il prezzo che deve essere pagato dall'acquirente, infatti se la cessione di un titolo avviene ad una data intermedia compresa tra le date di godimento, l’acquirente dovrà corrispondere al venditore il prezzo che il mercato riconosce al corso secco maggiorato degli interessi relativi alla cedola in corso di maturazione , pertanto per determinare l'importo che l’acquirente deve corrispondere occorre calcolare il corso tel quel che comprende il valore capitale del titolo + gli interessi relativi alla cedola in corso di maturazione o sede interessi maturati della data di ultimo godimento a giorni in cui l'operazione viene regolata. Quindi i titoli di debito sono quotati al corso secco ma la loro negoziazione avviene al corso tel quel ed in casi eccezionali al corso ex cedola (corso secco - interessi da maturare), gli interessi maturati dalla data dell'ultimo godimento alla data in cui l'operazione viene regolata sono di competenza del venditore che cedendo i titoli non potrà incassare alla scadenza ma sarà l'acquirente ad incassare gli interessi di competenza maturati da partire dal momento in cui l'acquisto dei titoli è perfezionato. CALCOLO DEGLI INTERESSI → Per la negoziazione dei titoli di debito quotati gli interessi si calcolano dalla data dell'ultimo godimento alla data di regolamento (data di negoziazione + 2 giorni di borsa aperta) con la convenzione: Giorni effettivi/Giorni effettivi
Il conto titoli può avere due differenti impostazioni a costi e costi e a costi ricavi rimanenze , in entrambi i casi si utilizza un conto titoli con funzione bifase. Costi e costi → gli acquisti vengono contabilizzati nella sezione dare indicando il costo di acquisto, le vendite sono rilevate in avere nel conto titoli provvedendo a stornare il costo dei titoli ceduti, il risultato ottenuto dalla differenza tra il corso di vendita e il corso di acquisto dei titoli rappresenta il risultato lordo della negoziazione che può essere utile una perdita su titoli , per i titoli di debito con cedola poiché le negoziazioni avvengono al corso tel quel gli interessi maturati saranno epilogati nel conto interessi su titoli. Costi ricavi e rimanenze → accogliendo le due sezioni (dare avere) valori diversi, infatti in dare sono rilevati costi di acquisto ed avere i ricavi di vendita Il fatto è che i due valori si riferiscono anche a quantità diverse, il saldo così non mostra un risultato economico e cio pone l'esigenza di procedere all’assestamento del conto al termine dell'esercizio. La quantità di titoli in rimanenza dovrà essere valutata al prezzo unitario di acquisto da cui otterremo un valore complessivo delle rimanenze finali. Per ottenere il costo dei titoli venduti = costo titoli acquistati - valore delle rimanenze finali di titoli. Per vedere il risultato della negoziazione (utile o perdita) = ricavi di vendita - costo dei titoli venduti.
19. Quali sono i parametri del bilancio in forma abbreviata?Come si presenta lo schema di SP in forma abbreviata e per il CE che semplificazioni sono previste? Il bilancio "in forma abbreviata" è disciplinato dall'art. 2435 - bis del cc e permette a determinate imprese società di fruire, nella redazione del bilancio medesimo, di una notevole semplificazione dei contenuti informativi, sia dello stato patrimoniale, che del conto economico e della nota integrativa , sono esonerate dalla presentazione del rendiconto finanziario e a certe condizioni della relazione sulla gestione, non sono obbligate ad applicare il criterio del costo ammortizzato nella valutazione dei titoli dei crediti dei debiti. Anche se il bilancio viene redatto in forma semplificata, esso deve comunque rispettare le clausole generali fissate dall'art. 2423 del c.c. per la redazione del bilancio, nel senso che deve risultare chiaro e deve fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione aziendale. Qualora, per avere una rappresentazione veritiera, si renda necessario integrare i dati forniti, tali informazioni complementari devono essere rese. L'uso delle semplificazioni previste in caso di adozione del bilancio abbreviato è facoltativo, non obbligatorio. Pertanto è possibile, ad esempio, redigere in forma semplificata la Nota integrativa, ma non anche lo Stato patrimoniale ed il Conto economico, ottenendo in tal modo un bilancio “misto”. E', inoltre, comunque consentita l’adozione della forma ordinaria. I parametri per l'adozione del bilancio in forma abbreviata → possono redigere il bilancio in forma abbreviata le società, che: 1. NON abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati; 2. nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, NON abbiano superato 2 dei seguenti limiti: - Totale attivo Stato patrimoniale: € 4.400.000,00; - Ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 8.800.000,00; - Dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità. Le semplificazioni previste per lo stato patrimoniale sono: ➢ possibile articolare la sezione dell’ attivo in 2 classi la classe B immobilizzazioni è la classe C attivo circolante ricollocando il contenuto delle classi A crediti verso Soci per versamenti ancora dovuti e D Ratei e risconti attivi tra i crediti dell’ attivo circolante per quanto riguarda il passivo è invece possibile omettere la classe E Ratei e Risconti passivi comprendendono il contenuto tra nella classe D debiti.
Il patrimonio netto è una grandezza dello stato patrimoniale che si ottiene dalla differenza tra attività e passività. Misura la consistenza del patrimonio di proprietà dei soci dell’impresa e, in questa prospettiva, è dato dalla differenza tra patrimonio lordo (attività) e debiti verso terzi (passività). Nelle analisi di bilancio il patrimonio netto rappresenta le fonti di finanziamento interne , e per tale ragione è definito anche capitale proprio, mezzi propri o anche capitale di rischio. Il patrimonio netto è definito nella pubblicazione OIC 28. Il patrimonio netto voce A dello stato patrimoniale, è composto da:
Tale quota ha lo scopo di aggiornare il debito maturato fino a quel momento nei confronti dei lavoratori per mantenere sostanzialmente immutato il potere di acquisto di una somma che verrà corrisposta dopo molti anni.
23. Cosa sono i crediti e come si valutano nel bilancio di esercizio? Come si valutano i crediti nell’attivo immobilizzato? Quali sono le metodologie che possiamo utilizzare per valutare le leggibilità dei crediti i due metodi possono essere utilizzati insieme e su quali crediti possiamo applicarli? I crediti si trovano nello stato patrimoniale, per crediti verso clienti si intendono tutte quelle vendite registrate a seguito di prestazioni e servizi (con conseguenti incassi) verso terzi, quindi si tratta di crediti di natura commerciale. È necessario che i Crediti vadano separati secondo la natura del debitore , siano anche distinti in relazione alla scadenza. La scadenza dei Crediti assume rilevanza per dare separata rappresentazione in Bilancio dei Crediti a breve scadenza rispetto a quelli a media o lunga scadenza e quindi per dare informazioni sulla situazione finanziaria, obiettivo che richiede che le voci patrimoniali siano classificate a seconda della diversa attitudine a trasformarsi in liquidità. La scadenza deve essere determinata in base ai termini alla data di presunto realizzo. La separazione deve essere effettuata sulla base del periodo amministrativo , sono pertanto a breve i crediti che scadono entro l’esercizio successivo (12 mesi), a medio-lungo quelli che scadono oltre (oltre 12 mesi). I Crediti sono rilevati in Bilancio nel momento in cui si ha la manifestazione della competenza economica dei corrispondenti ricavi. L’iscrizione dei Crediti quindi è strettamente correlata con l’iscrizione dei ricavi e, in linea generale, i Crediti originati da operazioni di vendite di beni o prestazioni di servizi sono iscritti quando il processo produttivo dei beni o dei servizi è stato completato e lo scambio avvenuto; in quest’ambito si intende il passaggio sostanziale e non formale del titolo di proprietà del bene e l’effettiva erogazione del servizio. I Crediti sono esposti in Bilancio in base al presumibile valore di realizzazione , ossia l’importo che si presume di dover incassare, indipendentemente dal valore nominale dello stesso. Il valore nominale dei crediti è corretto tramite un fondo di svalutazione per tenere conto della possibilità che il debitore non adempia integralmente ai propri impegni contrattuali. Il fondo svalutazione crediti rettifica i Crediti iscritti nell’Attivo. Nella stima del fondo svalutazione crediti si comprendono le previsioni di perdita sia per situazioni di rischio di credito già manifestatesi oppure ritenute probabili sia per quelle relative ad altre inesigibilità già manifestatesi oppure non ancora manifestatesi ma ritenute probabili. La valutazione deve partire dal valore nominale del Credito stesso, che si ipotizza uguale al presumibile valore di realizzo alla data in cui il credito sorge. Successivamente, e in ogni caso in sede di redazione del Bilancio, occorre procedere a una valutazione del presunto realizzo dei crediti tenendo conto: - perdite per inesigibilità; - altre cause di minor realizzo. È quindi opportuno registrare le perdite quando ragionevolmente si possono prevedere e non rinviarle al momento in cui effettivamente si manifesteranno. Pertanto, ai fini dell’identificazione delle eventuali riduzioni di valore da apportare ai Crediti occorre distinguere: