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Domande e risposte esame orale ragioneria, Dispense di Ragioneria

Nel documento sono presenti la maggior parte delle domande che chiede il professore all’orale. Le risposte sono ricavate dalle sue slide e dai suoi libri.

Tipologia: Dispense

2023/2024

In vendita dal 11/06/2024

lucreconomia
lucreconomia 🇮🇹

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RAGIONERIA DOMANDE ORALE
1. Cosa sono i ratei e risconti?
I Ratei attivi e passivi Essi misurano, rispettivamente, quote di proventi o di costi, la cui
manifestazione finanziaria avverrà in un successivo esercizio (in via posticipata), ma di competenza
dell'esercizio a cui si riferisce il bilancio.
I ratei sono attivi se tengono conto di entrate future relative a ricavi già maturati, ma non ancora
liquidati. I ratei sono passivi se sono relativi ad uscite future relative a costi già maturati, ma non
ancora liquidati.
Rappresentano scritture di integrazione rilevate a fine esercizio, in quanto se si deve integrare il
reddito con una quota di costo, si ha un rateo passivo, se si deve integrare il reddito con una quota
di ricavo si ha un rateo attivo. I ratei attivi e passivi sono rappresentati da:
- quote di ricavi (o di costi) di competenza dell’esercizio ma esigibili in esercizi successivi;
- comuni a due o più esercizi;
- la cui entità varia in ragione del tempo.
Risconti attivi e passivi esprimono quote di costi o proventi rilevati integralmente nell'esercizio in
corso o in precedenti esercizi (manifestazione finanziaria anticipata) e rappresentanti la quota parte
rinviata ad uno o più esercizi successivi.
Essi sono scritture di rettifica/storno. Infatti a fine esercizio occorre stornare una quota del
componente di reddito già rilevato, ma comune a due esercizi: se si rinvia una quota di costo si ha un
risconto attivo, se si deve rinviare una quota di ricavo si ha un risconto passivo.
Quindi il risconto è un valore economico. I risconti attivi e passivi, invece, sono rappresentati da:
- ricavi percepiti o costi sostenuti entro la fine dell’esercizio (anno di riferimento) ma di
competenza dell’esercizio successivo;
- comuni a due o più esercizi;
- la cui entità varia in ragione del tempo.
I ratei ed i risconti sono utilizzati per dare attuazione al principio di competenza economica, Ciò
significa che costi e ricavi devono essere contabilizzati nel momento in cui gli stessi vengono a
maturare, a prescindere dall’effettiva manifestazione finanziaria degli stessi.
2. Che cos'è l'IVA?
L'Iva (Imposta sul valore aggiunto) è la principale imposta indiretta in Italia, essa colpisce la capacità
reddituale che il contribuente manifesta mediante i consumi, ha una riscossione di tipo frazionato.
Le aliquote in Italia sono attualmente 3: al 4%, al 10% e per finire al 22%, partendo dai beni e servizi
di prima necessità per quella più bassa a quelli di una necessità inferiore per quella più alta.
Generalità: si applica a tutte le cessioni di beni e di servizi effettuate nel territorio dello stato e
nell'esercizio di attività economica svolta professionalmente
Neutralità: Iva incassata sulle vendite non è un ricavo ma un debito; Iva incassata sugli acquisti non
è un costo ma un credito, si dice infatti sia una partita in giro.
Facilmente determinabile: in ciascun processo produttivo si può distinguere l'imposta dal valore del
bene o del servizio
Plurifase: colpisce tutte le fasi del processo produttivo e distributivo
Non cumulativa: grava ogni volta solo sull'incremento del valore in quella fase
Riscossione frazionata: colpisce solo il valore aggiunto fiscale
L'iva grava sul consumatore finale, ma essa viene versata dai soggetti passivi o contribuenti, che da
intermediari riscuotono l'imposta del consumatore e la versano all'erario.
L'imposta va versata all'erario in modo frazionato, proporzionato al valore aggiunto creato in ciascuna
fase.
L'iva da versare è la differenza dell'Iva a debito (o a monte) con l'iva a credito (o a valle)
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RAGIONERIA DOMANDE ORALE

1. Cosa sono i ratei e risconti? I Ratei attivi e passivi → Essi misurano, rispettivamente, quote di proventi o di costi, la cui manifestazione finanziaria avverrà in un successivo esercizio (in via posticipata ), ma di competenza dell'esercizio a cui si riferisce il bilancio. I ratei sono attivi se tengono conto di entrate future relative a ricavi già maturati, ma non ancora liquidati. I ratei sono passivi se sono relativi ad uscite future relative a costi già maturati, ma non ancora liquidati. Rappresentano scritture di integrazione rilevate a fine esercizio, in quanto se si deve integrare il reddito con una quota di costo , si ha un rateo passivo , se si deve integrare il reddito con una quota di ricavo si ha un rateo attivo. I ratei attivi e passivi sono rappresentati da: - quote di ricavi (o di costi) di competenza dell’esercizio ma esigibili in esercizi successivi; - comuni a due o più esercizi; - la cui entità varia in ragione del tempo. Risconti attivi e passivi → esprimono quote di costi o proventi rilevati integralmente nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi (manifestazione finanziaria anticipata ) e rappresentanti la quota parte rinviata ad uno o più esercizi successivi. Essi sono scritture di rettifica/storno. Infatti a fine esercizio occorre stornare una quota del componente di reddito già rilevato, ma comune a due esercizi: se si rinvia una quota di costo si ha un risconto attivo , se si deve rinviare una quota di ricavo si ha un risconto passivo. Quindi il risconto è un valore economico. I risconti attivi e passivi, invece, sono rappresentati da: - ricavi percepiti o costi sostenuti entro la fine dell’esercizio (anno di riferimento) ma di competenza dell’esercizio successivo; - comuni a due o più esercizi; - la cui entità varia in ragione del tempo. I ratei ed i risconti sono utilizzati per dare attuazione al principio di competenza economica , Ciò significa che costi e ricavi devono essere contabilizzati nel momento in cui gli stessi vengono a maturare, a prescindere dall’effettiva manifestazione finanziaria degli stessi. 2. Che cos'è l'IVA? L'Iva (Imposta sul valore aggiunto) è la principale imposta indiretta in Italia, essa colpisce la capacità reddituale che il contribuente manifesta mediante i consumi, ha una riscossione di tipo frazionato. Le aliquote in Italia sono attualmente 3: al 4%, al 10% e per finire al 22%, partendo dai beni e servizi di prima necessità per quella più bassa a quelli di una necessità inferiore per quella più alta. Generalità : si applica a tutte le cessioni di beni e di servizi effettuate nel territorio dello stato e nell'esercizio di attività economica svolta professionalmente Neutralità : Iva incassata sulle vendite non è un ricavo ma un debito; Iva incassata sugli acquisti non è un costo ma un credito, si dice infatti sia una partita in giro. Facilmente determinabile : in ciascun processo produttivo si può distinguere l'imposta dal valore del bene o del servizio Plurifase : colpisce tutte le fasi del processo produttivo e distributivo Non cumulativa : grava ogni volta solo sull'incremento del valore in quella fase Riscossione frazionata : colpisce solo il valore aggiunto fiscale L'iva grava sul consumatore finale, ma essa viene versata dai soggetti passivi o contribuenti, che da intermediari riscuotono l'imposta del consumatore e la versano all'erario. L'imposta va versata all'erario in modo frazionato, proporzionato al valore aggiunto creato in ciascuna fase. L'iva da versare è la differenza dell'Iva a debito (o a monte) con l'iva a credito (o a valle)

Art.1 DPR: "L'imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello stato. nell'esercizio di imprese o di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate." Da questa definizione ricaviamo i 3 presupposti fondamental i, e necessari, per l'applicazione dell'imposta:

  • Presupposto oggettivo : cessioni di beni o di prestazioni di servizi
  • Presupposto soggettivo : soggetti che operano nell'esercizio dell'attività di impresa o di arti professionali
  • Presupposto territoriale : operazioni effettuate nel territorio dello stato; Classificazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA, che possono essere classificate in:
  • Operazioni imponibili : presentano tutti e 3 i presupposti, obbligo di fatturazione e registrazione iva per entrambi (iva a credito e iva a debito)
  • Operazioni non imponibili : sono le cessioni all'esportazione ed i servizi internazionali, sono sempre soggette ad obblighi di fatturazione e registrazione ma non sono assoggettate all'iva; insieme alle imponibili concorrono alla formazione del volume d'affari. Tali operazioni consentono di recuperare l'iva a monte sugli acquisti.
  • Operazioni esenti : tassativamente indicate dal legislatore; sono tali ad esempio le prestazioni sanitarie, le operazioni di assicurazione, trasporto urbano. Si tratta di operazioni che non sono soggette al pagamento dell'imposta, ma che comunque concorrono a formare il volume d'affari, pertanto sono soggette a fatturazione e registrazione sui relativi registri Iva.
  • Operazioni escluse : si intendono le operazioni che difettano di uno o più presupposti; come le spese anticipate in nome e per conto del cliente, le somme dovute a titolo di rivalsa dell'iva, l'addebito di imballi da rendere, interessi di mora; non devono essere fatturate e nemmeno annotate nei libri iva. Non consentono di recuperare l'iva assolta a monte sui relativi acquisti. 2ì3. Si illustri la logica e le modalità di determinazione del pro-rata di detraibilità Il pro-rata di detraibilità indica la percentuale dell'iva a credito detraibile. Non può essere applicato se il contribuente compie solo operazioni esenti, può essere applicato se invece oltre a quelle esenti compie anche operazioni imponibili. Esso viene determinato alla fine dell'anno solare , perché solo in quel momento risulta effettivo il volume delle operazioni imponibili, non imponibili ed esenti. Durante l'anno verrà invece utilizzata un'aliquota calcolata nell'anno precedente, oppure stimata se l'attività è appena iniziata. II pro-rata di detraibilità si determina mettendo a rapporto le operazioni con diritto alla detrazione, ovvero quelle imponibili e non imponibili , con il volume d'affari , ovvero la somma delle operazioni imponibili, non imponibili ed esenti effettuate nell'anno, il tutto moltiplicato per 100. La percentuale la andremo ad arrotondare per difetto o per eccesso e poi a moltiplicare per l'iva a credito , Il risultato ottenuto, va detratto dall'iva a debito. Troviamo così l'iva a debito definitiva, da versare all'erario (ci permette quindi di ridurre i costi tributari). Affinché il meccanismo di detrazione di imposta funzioni, è necessario che i soggetti passivi siano identificati con un numero di partita IVA, che dovrà essere obbligatoriamente riportata sulle fatture emesse/ricevute. 4. Che cosa sono le esportazioni? Le esportazioni, sono relative alle vendite concluse da operatori nazionali con clienti esteri e fanno parte delle operazioni non imponibili. L'esportatore, quindi, non evidenzia alcuna IVA a debito sulle vendite eseguite all'estero mentre rileva l'IVA a credito sulle fatture di acquisto.
  1. Prorogare la locazione del bene Registrazione del leasing con il metodo patrimoniale → in questo caso il leasing è trattato come una normale locazione (con prevalenza della forma giuridica rispetto alla sostanza economica del contratto):
  • Il locatore iscrive i beni concessi in leasing nelle immobilizzazioni, seppur separatamente
  • Il locatario rileva i canoni di locazione pagati nel Conto Economico nella voce B.8-costi per godimento dei beni di terzi.
  • Solo al momento del pagamento dell’eventuale prezzo di riscatto e il conseguente passaggio di proprietà del bene ci sarebbe l’uscita del bene dal bilancio del locatore e l’entrata in quello del locatario che potrà fare l’ammortamento su tale valore in base alla residua possibilità di utilizzo del bene. Per rispettare il principio di competenza , la ripartizione dei canoni di leasing deve avvenire in proporzione al tempo in cui la prestazione è resa. In presenza di un maxicanone iniziale, lo stesso deve essere ripartito nel corso di tutta la durata del contratto sottoscritto. Registrazione del leasing con il metodo finanziario → il principio IFRS 16 (adottato con Regolamento UE 2017/1986) introduce il right use approach secondo cui tutti i leasing generano sia attività che passività che debbono essere rilevate da entrambi i contraenti. Il leasing viene definito come un contratto che attribuisce il diritto di controllare l'utilizzo di una risorsa identificata o sottostante per un periodo di tempo in cambio di un corrispettivo. In questa ipotesi il leasing è trattato come una vendita :
  • Il locatore elimina dal proprio bilancio il bene dato in leasing e iscrive un credito pari all’importo dei canoni che andrà a incassare;
  • Il locatario rileverà il cespite (al costo sostenuto dal concedente) e il debito verso il locatore, che andrà via via a diminuire con lo storno al pagamento dei canoni;
  • Il locatario rileverà l’ammortamento al pari delle altre immobilizzazioni possedute. Il legislatore italiano ha fatto una scelta ibrida tra questi due metodi alternativi per la contabilizzazione delle operazioni di leasing, nella redazione dello stato patrimoniale del conto economico ha optato per l'adozione del metodo patrimoniale mentre nella redazione della nota integrativa ha scelto di seguire l'impostazione contabile del metodo finanziario. Codice Civile all’ art. 2427 stabilisce che debbano essere descritte → “le operazioni di locazione finanziaria che comportano il trasferimento al locatario della parte prevalente dei rischi e dei benefìci inerenti ai beni che ne costituiscono oggetto, sulla base di un apposito prospetto dal quale risulti:
  • il valore attuale delle rate di canone non scadute di ciascun contratto;
  • l’onere finanziario di ciascun contratto;-
  • l’ammontare complessivo al quale i beni oggetto di locazione sarebbero stati iscritti alla data di chiusura dell’esercizio qualora fossero stati considerati immobilizzazioni, con separata indicazione di ammortamenti, rettifiche e riprese di valore che sarebbero stati inerenti all’esercizio. L’informativa prevista dall’art. 2427 c.22 del c.c. non deve comunque essere fornita dalle società che redigono il bilancio abbreviato (art. 2435-bis) e dalle micro-imprese (art. 2435-ter). 7. Cosa è la clausola generale? parlare dei principi di redazione del bilancio La clausola generale contenuta nel comma 2 dell'articolo 2423 del CC prevede che il bilancio d'esercizio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale finanziaria della società è il risultato economico dell'esercizio. Secondo la clausola generale i tre requisiti fondamentali del bilancio, sono:

chiarezza : deve contenere informazioni complete, trasparenti, ben organizzate e di facile lettura. A tal fine è indispensabile rispettare durante la compilazione del bilancio, le strutture previste dai vari documenti che lo compongono; veridicità : i dati devono essere attendibili e riferirsi a valutazioni oggettive e misurabili, relative a variazioni finanziarie certe; correttezza : la redazione dei documenti e l’esposizione dei vari valori deve essere effettuato rispettando le normative e i principi contabili, evitando distorsioni e manipolazioni, che possono alterare l’effettiva situazione dell’azienda. I cinque principi di redazione del bilancio:

1. Principio della prudenza → l’articolo 2423-bis del cc, nel primo comma dispone che “La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato”. Durante la predisposizione del bilancio d’esercizio si deve usare prudenza nell’inserimento delle varie voci, solo così è possibile evitare una sopravvalutazione del reddito prodotto dall’azienda, distribuire utili non conseguiti e salvaguardare gli interessi dei creditori sociali. Seguendo quanto disposto dalla legge, non devono essere contabilizzati utili non conseguiti, ma solo i componenti positivi di reddito già realizzati , diversamente per le perdite presunte , che vanno imputate nonostante non abbiano ancora avuto la loro manifestazione. Da ciò nasce l'adozione del costo storico come criterio base per le valutazioni di bilancio. 2. Principio della continuità aziendale nel bilancio d’esercizio → La redazione del bilancio deve illustrare la capacità dell’azienda di proseguire il suo funzionamento anche dopo il periodo amministrativo di riferimento. Per questo motivo i valori in esso contenuti non devono essere quelli di mercato, ma valutati in base alla loro capacità di generare reddito in futuro. Il bilancio d’esercizio deve consentire all’azienda di essere operativa nel lungo periodo, rispettare gli impegni assunti, rimborsare i debiti e creare nuova ricchezza. Solo così il bilancio d’esercizio darà indicazioni previsionali più certe ed aiuterà ad individuare soluzioni che portino alla crescita dell’azienda. 3. Principio della competenza economica → I componenti positivi e negativi di reddito devono essere iscritti in bilancio in base al principio della competenza economica, ovvero al periodo in cui avvengono le operazioni a cui si riferiscono, senza tenere conto della loro manifestazione finanziaria ovvero gli incassi o i pagamenti relativi a proventi e oneri. A fine esercizio si eseguono le operazioni di assestamento (rettifiche di imputazione e di storno) per determinare la competenza economica dei componenti reddituali. Strettamente collegato al principio della competenza economica è quello della correlazione tra ricavi e costi. Nel bilancio si devono inserire le voci di costo che hanno portato alla formazione dei ricavi nell’esercizio di riferimento. RICAVI DI COMPETENZA:

  • il processo produttivo è stato completato;
  • Lo scambio è avvenuto = passaggio sostanziale proprietà e rischi (spedizione o consegna per i beni mobili; stipula del contratto per i beni immobili; prestazioni rese per o servizi). COSTI DI COMPETENZA :
  • correlazione con i ricavi (costo fattori produttivi utilizzati);
  • costi non correlabili (costi che non avranno mai un correlativo ricavo) 4. Principio della prevalenza della sostanza sulla forma → nella contabilizzazione delle voci di bilancio, i fatti di gestione devono essere rilevati tenendo conto della loro sostanza economica , che prevale su quella giuridica.

Nello Stato Patrimoniale le poste vengono iscritte in base alla durata del loro utilizzo , secondo la destinazione economica per gli elementi patrimoniali, come le immobilizzazioni o l'attivo circolante; e secondo l' origine delle fonti di finanziamento per il patrimonio netto ed i debiti. Nel conto economico invece, che solitamente è redatto a costi e ricavi della produzione ottenuta , i costi sono classificati in base alla natura del fattore produttivo cui si riferiscono e non per destinazione.

10. Parlare delle Immobilizzazioni Materiali. L' art. 2424 bis comma 1 dice che “gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni” quindi gli elementi utilizzati non ad uso durevole devono essere indicati nell'attivo circolante. Le imm. materiali sono beni di uso durevole caratterizzati da tangibilità e destinati alla partecipazione ai processi produttivi aziendali; le caratteristiche principali sono - sono costi pluriennali che partecipano alla formazione dei redditi e del capitale in più periodi amministrativi - sono costituite da beni materiali acquistati da terza economia o realizzate internamente ed da anticipi corrisposti a fornitori per i loro acquisto - rappresentano fattori e condizioni produttive che incorporano potenzialità di servizi da cui utilità si estende per più esercizi lungo la loro vita utile Di norma gli investimenti in immobilizzazioni materiali trovano un realizzo indiretto visto che non sono destinate alla vendita ma all’utilizzo per i processi produttivi aziendali, il realizzo indiretto può avvenire attraverso la reintegrazione economica delle quote di ammortamento cioè quando i ricavi di vendita ottenuti con il concorso dell'immobilizzazione lungo il periodo di utilizzo delle stesse risultano sufficienti a coprire tutti i costi incluse le quote di ammortamento, quindi il valore risulta recuperabile tramite l'uso ma può accadere immobilizzazioni possono trovare realizzo diretto attraverso la cessione a stralcio. Le immobilizzazioni materiali, sono ad esempio: terreni e fabbricati, impianti e macchinari , attrezzature industriali e commerciali, altri beni, immobilizzazioni in corso e acconti. L' OIC 16 ci dice che le immobilizzazioni sono iscritte in bilancio al costo storico di acquisto o di produzione ridotto delle quote di ammortamento. Costo di acquisto per le immobilizzazioni acquisite da terze economie. Costo di produzione per le immobilizzazioni costruite in economia. Costo di acquisto : costo del bene + oneri accessori (spese legali, trasporti, installazione, collaudi, ecc.). Costo di produzione : costi direttamente imputabili (materie) + una quota ragionevole dei costi indiretti relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato. Le immobilizzazioni acquisite gratuitamente sono iscritte al valore di mercato, al netto degli oneri sostenuti per l'inserimento dei cespiti. Il costo delle immobilizzazioni ad utilizzo limitato nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio tenendo conto della loro residua possibilità di utilizzazione. L’ OIC 16 Prevede la possibilità di adottare in bilancio un trattamento particolare per alcune tipologie di imm. materiali di importo non significativo, infatti le attrezzature industriali e commerciali possono essere iscritte nell'attivo dello SP ad un valore costante se: - si rinnovano costantemente - sono di scarsa rilevanza sul totale dell attivo - non vi sono variazioni sensibili nella loro entità valore e composizione pertanto verificarsi tali condizioni viene mantenuto nell'attivo dello SP un importo costante anche in presenza di variazione di valore. Le Costruzioni in economia Le costruzioni in economia, sono imm. materiali realizzate internamente nell'impresa.

Sono valutate al costo di produzione ( = costi diretti (materie prime, MOD) + una quota normale delle spese generali industriali) Quota normal e: riguarda le condizioni normali di efficienza, vanno escluse dalla capitalizzazione aziendale i costi per inefficienze aziendali ( ad esempio per fermi produttivi, scioperi, ecc .). Di norma le costruzioni in economia rappresentano beni specifici per i quali non esiste un mercato di riferimento, difatti nel raro caso in cui lo avessero, esse devono essere iscritte al minor prezzo tra quello di mercato e quello di produzione, In questo modo si evita che in presenza di cespiti analoghi di disponibili sul mercato l'impresa possa capitalizzare per effetto di costruzione di economia costi per un importo superiore a quello che si sarebbe pagato Acquistando il bene della terza economia. l'eccedenza dei costi sostenuti rispetto al valore di mercato rappresenta un efficienza aziendale e un valore non giustificabile sul piano economica. Se una costruzione in economia viene iniziata un esercizio ma alla fine dello stesso non risulta finita i costi sostenuti per la realizzazione nel periodo devono essere capitalizzati e iscritti nell'apposita voce inserita tra le imm. materiali ovvero immobilizzazioni in corso e acconti.

11. Parlare delle immobilizzazioni immateriali. Immobilizzazioni immateriali rappresentano costi ad utilità pluriennale destinati ad essere utilizzati durevolmente e sono caratterizzati dalla mancanza di tangibilità, tali immobilizzazioni, tralasciando quelle in corso di realizzazione e gli acconti corrisposti ai fornitori possono essere suddivise in tre categorie: - oneri pluriennali → rappresentano costi che non si riferiscono all'acquisto di beni o diritti cedibili a terzi economie Ma che In determinate condizioni possono essere considerate di utilità per l'impresa per più esercizi si tratta di costi di impianto e ampliamento e dei costi di sviluppo - beni immateriali → si tratta di veri e propri beni economici o diritti aventi utilità pluriennale che possono essere anche oggetto di negoziazione in transazioni con terze economie, secondo l'articolo 2424 del codice civile sono beni immateriali: i diritti di brevetto industriali, diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno, concessioni, licenze, Marchi e diritti simili - avviamento → scaturisce dal maggior prezzo corrisposto per l'acquisizione di un'azienda rispetto al valore del suo patrimonio netto espresso a valori correnti. Facendo riferimento all’ art. 2426 del cc anche le imm. immateriali sono iscritte in bilancio al costo di acquisto se acquistate esternamente o al costo di produzione sia realizzate internamente, al netto del relativo fondo di ammortamento. il CC prevede anche la possibilità di capitalizzare gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione interna o presso terzi. Il principio contabile Nazionale OIC 24 specifica che il limite della capitalizzazione degli oneri finanziari è rappresentato dal valore recuperabile del cespite rinviando alle indicazioni previste dall'OIC 16 per le immobilizzazioni materiali per quanto riguarda le modalità dell'operazione. Le imm. immateriali possono essere acquisite a titolo di godimento ( es. attraverso il pagamento di un canone ) mentre il principio contabile OIC 24 Non ammette ( a differenza di quanto previsto per le imm. materiali ) la rilevazione di imm. immateriali acquisite a titolo gratuito questo perché se non si è sostenuto alcun costo di acquisto risulta difficile individuare parametri attendibili per attribuire un valore alle immobilizzazioni immateriali. Non è possibile capitalizzare costi che in precedenti esercizi sono stati imputati al CE, Ciò significa che nel caso di sostenimento continuativo di costi dello stesso tipo, la capitalizzazione è consentita solo dal momento in cui si verifica la sussistenza e tutte le condizioni richieste per l'esistenza di un immobilizzazione in materiale. Il costo delle imm. immateriali deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio tenendo conto della residua possibilità di utilizzazione. La norma civilistica prevede la necessità di ridurre il valore di un'imm. attraverso una svalutazione se alla chiusura dell'esercizio il suo valore risulta durevolmente inferiore al valore di bilancio, tale

Come abbiamo accennato gli investimenti in imm. materiali e materiali vengono recuperati di norma in modo indiretto, quando ciò non avviene il valore dell'immobilizzazione deve essere ridotto mediante la rilevazione di una svalutazione. Secondo il cc all'art 2426 comma 1 viene prescritto l'obbligo di svalutare un imm. quando il valore di bilancio risulta superiore al suo valore effettivo nonché l'obbligo di ripristinare il valore se le condizioni che avevano portato la svalutazione vengono meno in esercizi successivi. Il tema delle svalutazioni e degli eventuali ripristini di valore delle imm. viene trattato Nel principio contabile nazionale OIC9 che ribadisce che le imm. devono essere svalutate quando si verificano perdite durevoli di valore, queste svalutazioni poi andranno collocate nella voce B10 del CE in altre svalutazioni delle immobilizzazioni mentre l'eventuale ripristino di valore è indicato nella voce A del CE in altri ricavi e proventi.

L’ OIC9 dispone che la svalutazione di un imm. materiale o immateriale è necessaria quando il valore

di bilancio del cespite risulta superiore al suo valore recuperabile , lo stesso principio afferma che

il valore recuperabile è il maggiore tra il valore d'uso e il Fair value diminuito dei costi di vendita. Il valore recuperabile deve riferirsi ad un singolo cespite quando è in grado di generare flussi di cassa in entrata indipendenti da quelli generati da altri cespiti. Il valore d'uso è definito come il valore attuale dei flussi di cassa attesi attraverso l'uso di un'attività. Il fair value è definito come l'ammontare che sarebbe ottenibile dalla vendita di un'attività in una transazione ordinaria in cui le parti sono rappresentate da operatori di mercati; per transazione ordinaria si intende una cessione non forzata mentre il riferimento all'operatore di mercato presuppone con le parti coinvolte nell'operazione siano indipendenti, consapevoli, informate e intenzionate ad eseguire la transazione. Alcuni indicatori che potrebbero segnalare l' esistenza di perdite di valore delle immobilizzazioni:

  • valore di mercato del cespite diminuito nell'esercizio
  • effetti negativi nell'ambiente tecnologico di mercato economico e normativo in cui opera di impresa
  • valore contabile delle attività nette maggiori al loro fair value
  • obsolescenza o deterioramento fisico delle immobilizzazioni
  • significativi cambiamenti con impatto negativo sulla gestione dell'impresa Per poter stabilire il valore recuperabile occorre determinare il Fair Value al netto dei costi di vendita e il valore d'uso , però l’OIC 9 afferma che non è sempre necessario determinarli entrambi, infatti se già il primo parametro risulta superiore al valore di bilancio dell'attività significa che la stessa non ha subito perdite di valore. Per determinare il Fair Value la miglior stima è rappresentata dal prezzo pattuito in un accordo vincolante di vendita in una libera transazione o dal prezzo disponibile in un mercato in assenza di tali elementi deve essere determinato utilizzando le migliori informazioni disponibili. Il valore d'uso viene determinato calcolando il valore attuale dei flussi finanziari futuri in entrata e in uscita originati dall'uso continuativo di un'attività durante il periodo della sua vita utile residua e quelli derivanti dalla sua eventuale dismissione. il tasso di sconto utilizzato deve tener conto:
  • del valore temporale del denaro
  • dei rischi specifici che non sono stati considerati nella determinazione dei flussi finanziari La svalutazione è quantificata facendo la differenza tra il valore di bilancio dell'attività e il valore recuperabile ( il maggiore valore tra valore d'uso e fai valore a lettere i costi di vendita ) se invece il valore è recuperabile risulta uguale e superiore al valore di bilancio non si verifica alcuna perdita di valore. L’OIC 9 ha previsto un approccio semplificato per le imprese che non superano alcune soglie dimensionali, si applica alle società che hanno i requisiti per redigere il bilancio in forma abbreviata

ai sensi dell’ art.2435 bis del cc , si tratta delle società che non superano per 2 esercizi consecutivi due dei 3 seguenti limiti:

  1. numero medio dipendenti 50
  2. tot attivo 4,4 milioni
  3. ricavi di vendita 8,8 milioni La capacità di ammortamento è definita da l’OIC 9 come “il margine economico che la gestione mette a disposizione per la copertura degli ammortamenti” tale capacità viene determinata in via residuale, sottraendo dai ricavi di vendita i costi di gestione esclusi gli ammortamenti, il risultato segnala l'ammontare degli ammortamenti che possono trovare copertura economica, tale capacità deve essere determinata considerando tutti gli esercizi relativi alla vita utile residua del cespite. Le semplificazioni rispetto l'approccio normale consistono nel considerare in luogo dei flussi finanziari attualizzati in entrata e in uscita, i flussi reddituali non attualizzati relativi ai ricavi e ai costi. Nell'approccio semplificato il valore recuperabile è dato al maggiore tra il Fair Value al netto dei costi di vendita e il valore che esprime la capacità di ammortamento dell'impresa considerata nel suo complesso. 14. Come si fa il Piano di ammortamento e cosa è? l’Impresa per svolgere la propria attività utilizza dei fattori produttivi a facoltà ripetuta cioè in grado di essere utilizzati in più esercizi produttivi, tali fattori rappresentano attività dello SP ed esprimono costi pluriennali anticipati e parteciperanno ai processi produttivi aziendali nell'esercizio in quelli successivi. Secondo il principio della competenza economica il costo dei fattori produttivi ad attività pluriennale deve essere correlato con i ricavi relativi al periodo di utilizzo dell'immobilizzazione, Ad esempio se si acquista un impianto che sarà utilizzato in cinque anni il costo sostenuto dovrà essere ripartito lungo questo periodo. L'ammortamento costituisce il processo contabile attraverso il quale un costo pluriennale viene ripartito lungo il periodo del suo utilizzo. Per determinare la quota di ammortamento occorre considerare 3 elementi :
  • il valore da ammortizzare → coincide con il costo sostenuto (costo storico) per l’acquisto o la produzione dell'immobilizzazione
  • la vita utile del bene → rappresenta il periodo di tempo in cui lo stesso può essere utilizzato, si distingue:
  1. vita fisica collegata al logorio relativo all'utilizzo del bene ed esprime il periodo in cui il cespite è in grado di funzionare.
  2. vite economica riguarda il periodo di tempo in cui il bene può essere utilizzato in condizioni di efficienza economica ed è più breve rispetto alla vita fisica ( obsolescenza )
  • il criterio di ripartizione (criterio di ammortamento) La quota di ammortamento rappresenta una componente negativa di reddito di competenza dell'esercizio che sarà contabilizzata in dare nel conto ammortamento la contropartita in avere può essere rappresentata dal conto fondo ammortamento che rettifica in modo indiretto il valore del cespite, tale fondo accoglierà progressivamente gli ammortamenti dei diversi periodi fino a raggiungere l'importo del costo storico. La differenza tra il costo storico e relativo a fondo di ammortamento esprime il valore netto contabile (valore residuo) del bene, cioè il valore che deve essere ancora ammortizzato. 15. Dal punto di vista fiscale, il T.U cosa prevede per gli ammortamenti? Ammortamento delle immobilizzazioni materiali: la disciplina fiscale degli ammortamenti è contenuta nell' art. 102 del TUIR che al comma 1 stabilisce che le quote sono deducibili a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene.

plusvalenze → l'art. 86 del tuir disciplina il trattamento fiscale delle plusvalenze patrimoniali riferite alle immobilizzazioni materiali, ai beni iscritti tra le immobilizzazioni materiali e ai titoli e alle partecipazioni che trovano collocazione tra le poste delle immobilizzazioni finanziarie. Le plusvalenze dei beni relativi all'impresa concorrono alla determinazione della base imponibile se: sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso, risarcimento assicurativo , in caso di assegnazione soci o di destinazione a finalità estranee all'esercizio. La plusvalenza è data dalla differenza tra il corrispettivo o il risarcimento ottenuto al netto di oneri accessori diretti e il costo non ammortizzato del bene. E comma 4 stabilisce che le plusvalenze concorrono alla determinazione della base imponibile nell'esercizio in cui vengono realizzate, tuttavia se si riferiscono beni che l'impresa ha posseduto per un periodo non inferiore a 3 anni, possono essere tassate in quote costanti nell'esercizio stesso o nei successivi ma non oltre il 4 esercizio, quindi il contribuente ha facoltà di scegliere tra una tassazione integrale nell'esercizio o una tassazione frazionata da 2 fino a un max di 5 anni. Se la tassazione avviene nell'esercizio si verifica perfetta coincidenza tra il trattamento contabile è il trattamento fiscale, se invece si opta per la tassazione frazionata si crea una divergenza tra valori contabili e valori che concorrono a tassazione, ciò comporta una divergenza temporanea tra valori contabili e valori fiscali e il 1 anno avremo una variazione in diminuzione della base imponibile che verrà riassorbita progressivamente nei 4 anni successivi con una variazione in aumento reversal.

15. Cosa sono i compensi di partita? sono vietati? Il divieto di compensi di partite è prescritto dal cc art. 2423-ter ultimo comma , il divieto riguarda unicamente il caso di compensi tra voci che sono indicate separatamente negli schemi di bilancio previsti dal cc. Ad esempio un'impresa al termine dell'esercizio presenta un credito per 200 e un debito per 300 presso due istituti di credito differenti, lo SP che rispetta lo schema dell'art. 2424 del cc e il divieto di compensi di partite e quindi rispetta il principio della chiarezza riporterà il conto con saldo dare nella sezione dell'attivo il conto con saldo avere nella sezione del passivo. Scrivere la differenza tra i due saldi 150 direttamente tra i debiti verso banche del passivo avrebbe rappresentato un compenso di partite in senso giuridico, avrebbe così comportato un non rispetto del principio della chiarezza. Esistono dei casi in cui lo stesso legislatore pretende la compensazione tra partite contabili di segno opposto per esempio nel caso dei fondi di ammortamento delle immobilizzazioni e altre poste rettificative dell'attivo anche nel CE o è prevista la voce c-17 bis utile perdite su cambi in cui gli utili le perdite su cambi sono esposti per i loro saldo netto, oppure anche i conti variazione delle rimanenze rappresentano dei casi di compensi di partite in senso contabile Infatti rappresentano la differenza tra le rimanenze finali e le rimanenze iniziali. Quindi i compensi di partite in senso giuridico sono sempre vietati, i compensi di partite in senso contabile solo a volte ammessi e a volte richiesti dallo stesso legislatore. 16. Cosa sono le merci e come si valutano? Il testo unico Cosa prevede per le merci? Sono i prodotti pronti per la vendita. Si intendono prodotti finiti quelli che hanno subito un processo di trasformazione all'interno dell'impresa, sono considerate merci quegli articoli acquistati da grossisti o altri rivenditori che non hanno subito trasformazioni. Le merci ed i prodotti finiti hanno un realizzo diretto attraverso la loro cessione sul mercato invece le materie si realizzano in modo indiretto attraverso i ricavi di vendita delle produzioni in cui sono confluite. In base a quanto definito dall’ art. 2426 del cc , le rimanenze sono valutate in bilancio al minore tra il costo di acquisto o produzione e il valore di realizzazione desumibile dal mercato , tale minore valore Non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi. COSTO DI ACQUISTO → prezzo corrisposto per l'acquisizione del bene al quale vanno aggiunti gli oneri accessori, il principio contabile OIC 13 precisa che deve essere determinato considerando il

prezzo di acquisto + oneri accessori ( spese di trasporto, imballaggi, dazzi.. ) se sostenuti - sconti commerciali, Resi , abbuoni e premi. COSTO DI PRODUZIONE → comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto nonché una quota ragionevole di oneri industriali di natura indiretta relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento in cui il bene può essere utilizzato. Il principio contabile nazionale OIC13 stabilisce che il costo di produzione riferito ai prodotti finiti o un corso di realizzazione deve comprendere tutti i costi direttamente imputabili alle produzioni nonché una quota ragionevole di costi indiretti fissi e variabili di natura industriale. ( tenendo conto della capacità produttiva normale dell'impresa cioè di normali condizioni di operatività ) costi diretti → materie utilizzate, manodopera, imballaggi, licenze produttive… costi indiretti → manodopera indiretta, ammortamento dei cespiti, manutenzione e riparazioni, materiali di consumo, altre spese. Sono esclusi i costi: di natura anomala, di distribuzione commerciale, di amministrazione e di R&S. Per quanto riguarda i costi fissi indiretti di natura industriale devono essere considerati per una quota ragionevolmente imputabile tale previsione alla finalità di evitare di considerare il valore delle rimanenze che riflettono la capacità produttiva non utilizzata. VALORE DESUMIBILE DALL'ANDAMENTO DI MERCATO → secondo il principio contabile Nazionale OIC13 è rappresentato dal valore netto di realizzazione dato dalla stima del prezzo di vendita dei prodotti finiti e delle merci nel corso della normale gestione al netto dei presunti i costi di completamento e dei costi diretti di vendita. Per i prodotti finiti e le merci il valore netto di realizzazione è dato: prezzo ( nel corso della normale gestione) al quale si prevede di poter vendere i beni - costi diretti di vendita. Per i prodotti in corso di lavorazione è dato da: prezzo presunto di vendita dei prodotti finiti (nel corso della normale gestione) - costi di completamento della produzione - costi diretti di vendita. Per le materie prime e sussidiarie bisogna tener conto che trovano un realizzo indiretto, quindi si parte dalla stima del prezzo di vendita dei prodotti finiti in cui la materia si incorpora - costi per la realizzazione del prodotto (escluso il costo della materia) - costi diretti di vendita…. in tal modo si ottiene in via residuale il valore che rimane a disposizione per la copertura del costo della materia. Importante tener conto che il valore di mercato non deve fare riferimento ad un generico prezzo praticato d'impresa ma al valore che si prevede di conseguire attraverso la vendita dei beni in rimanenza; pertanto possono influire sulla determinazione del valore di realizzazione:

  • situazioni di mercato (prezzi praticati dalla concorrenza)
  • qualità dei beni (deperibili o stagionalità)
  • politica aziendali (vendite promozionali) Una volta stabilito, il criterio di valutazione deve essere indicato nella nota integrativa e mantenuto nel tempo, fatte salve alcune eccezioni. Alcune disposizioni relative alle valutazioni delle rimanenze sono contenute nell’ art.92 bis del TUIR. Secondo l' art. 92 le rimanenze finali di magazzino sono valutate al costo che può essere specifico oppure un costo derivante dall'applicazione dei criteri convenzionali di rotazione del magazzino previsti dal cc. Le rimanenze possono essere valorizzate adottando uno dei seguenti metodi indicati dall’ OIC 13: Valutazione con il metodo LIFO → Ultimo entrato, primo uscito (last-in, first out: gli acquisti o le produzioni più recenti sono i primi venduti). Tale metodo assume che le quantità acquistate o prodotte più recentemente siano le prime ad essere vendute od utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più remote.

Secondo i principi contabili italiani la rivelazione dei contributi in conto impianti va impostata secondo l' approccio reddituale , secondo cui è il contributo è considerato un ricavo pluriennale anticipato che va gradualmente e accreditato al CE nell'esercizio in cui si articola la vita utile del cespite acquisito grazie al contributo. L’accreditamento graduale può essere realizzato in 2 modalità: 1.il metodo dei risconti metodo indiretto secondo cui l'intero contributo va rilevato come componente positivo di reddito rinviando al futuro la parte giuridica di competenza negli esercizi successivi questa quota viene rettificata direttamente tramite l'iscrizione ad un riscontro passivo pluriennale. 2.il metodo della detrazione del costo un metodo diretto consiste nel portare il contributo direttamente in detrazione del costo del bene a cui è finalizzato, in questo modo il costo dell’immobilizzazione si ridurrà di importo equivalente al contributo e le quote di ammortamento saranno proporzionalmente inferiori nei diversi esercizi in cui si dispiega la vita utile del bene.

18. Cosa sono le operazioni in titoli e quotazioni? corso secco, tel quel, ex cedola Le quotazioni dei titoli possono essere espresse in modo diverso a seconda della base di riferimento considerata per indicare il prezzo. Quotazione percentuale → quando il prezzo indicato si riferisce a 100 euro di valore nominale del titolo, è utilizzata per i titoli di debito, per conoscere il valore nominale del titolo basterà eseguire una proporzione. es 100: 99,550 = 20.000 : X Quotazione unitaria → quando il prezzo si riferisce ad una unità del titolo, Il prezzo complessivo si ottiene moltiplicando il prezzo unitario per il numero di titoli. I prezzi dei titoli detti anche i corsi possono essere espressi in modo diverso a seconda del valore a cui si riferiscono, possiamo individuare 2 corsi fondamentali: corso secco e corso tel quel Il corso secco rappresenta il prezzo di mercato riferito al valore del capitale del titolo e non comprende il valore degli interessi. Non è sempre idoneo a rappresentare il prezzo che deve essere pagato dall'acquirente, infatti se la cessione di un titolo avviene ad una data intermedia compresa tra le date di godimento, l’acquirente dovrà corrispondere al venditore il prezzo che il mercato riconosce al corso secco maggiorato degli interessi relativi alla cedola in corso di maturazione , pertanto per determinare l'importo che l’acquirente deve corrispondere occorre calcolare il corso tel quel che comprende il valore capitale del titolo + gli interessi relativi alla cedola in corso di maturazione o sede interessi maturati della data di ultimo godimento a giorni in cui l'operazione viene regolata. Quindi i titoli di debito sono quotati al corso secco ma la loro negoziazione avviene al corso tel quel ed in casi eccezionali al corso ex cedola (corso secco - interessi da maturare), gli interessi maturati dalla data dell'ultimo godimento alla data in cui l'operazione viene regolata sono di competenza del venditore che cedendo i titoli non potrà incassare alla scadenza ma sarà l'acquirente ad incassare gli interessi di competenza maturati da partire dal momento in cui l'acquisto dei titoli è perfezionato. CALCOLO DEGLI INTERESSI → Per la negoziazione dei titoli di debito quotati gli interessi si calcolano dalla data dell'ultimo godimento alla data di regolamento (data di negoziazione + 2 giorni di borsa aperta) con la convenzione: Giorni effettivi/Giorni effettivi

  • interesse calcolato su 100 € di valore nominale;
  • al numeratore si indicano i gg. dall'ultimo godimento (esclusa) alla data di regolamento (compresa);
  • al denominatore si indicano i giorni effettivi di durata della cedola;
  • tasso coerente con durata cedola.;
  • risultato arrotondato considerando 5 cifre decimali;
  • determinazione interessi riferito al valore nominale

Il conto titoli può avere due differenti impostazioni a costi e costi e a costi ricavi rimanenze , in entrambi i casi si utilizza un conto titoli con funzione bifase. Costi e costi → gli acquisti vengono contabilizzati nella sezione dare indicando il costo di acquisto, le vendite sono rilevate in avere nel conto titoli provvedendo a stornare il costo dei titoli ceduti, il risultato ottenuto dalla differenza tra il corso di vendita e il corso di acquisto dei titoli rappresenta il risultato lordo della negoziazione che può essere utile una perdita su titoli , per i titoli di debito con cedola poiché le negoziazioni avvengono al corso tel quel gli interessi maturati saranno epilogati nel conto interessi su titoli. Costi ricavi e rimanenze → accogliendo le due sezioni (dare avere) valori diversi, infatti in dare sono rilevati costi di acquisto ed avere i ricavi di vendita Il fatto è che i due valori si riferiscono anche a quantità diverse, il saldo così non mostra un risultato economico e cio pone l'esigenza di procedere all’assestamento del conto al termine dell'esercizio. La quantità di titoli in rimanenza dovrà essere valutata al prezzo unitario di acquisto da cui otterremo un valore complessivo delle rimanenze finali. Per ottenere il costo dei titoli venduti = costo titoli acquistati - valore delle rimanenze finali di titoli. Per vedere il risultato della negoziazione (utile o perdita) = ricavi di vendita - costo dei titoli venduti.

19. Quali sono i parametri del bilancio in forma abbreviata?Come si presenta lo schema di SP in forma abbreviata e per il CE che semplificazioni sono previste? Il bilancio "in forma abbreviata" è disciplinato dall'art. 2435 - bis del cc e permette a determinate imprese società di fruire, nella redazione del bilancio medesimo, di una notevole semplificazione dei contenuti informativi, sia dello stato patrimoniale, che del conto economico e della nota integrativa , sono esonerate dalla presentazione del rendiconto finanziario e a certe condizioni della relazione sulla gestione, non sono obbligate ad applicare il criterio del costo ammortizzato nella valutazione dei titoli dei crediti dei debiti. Anche se il bilancio viene redatto in forma semplificata, esso deve comunque rispettare le clausole generali fissate dall'art. 2423 del c.c. per la redazione del bilancio, nel senso che deve risultare chiaro e deve fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione aziendale. Qualora, per avere una rappresentazione veritiera, si renda necessario integrare i dati forniti, tali informazioni complementari devono essere rese. L'uso delle semplificazioni previste in caso di adozione del bilancio abbreviato è facoltativo, non obbligatorio. Pertanto è possibile, ad esempio, redigere in forma semplificata la Nota integrativa, ma non anche lo Stato patrimoniale ed il Conto economico, ottenendo in tal modo un bilancio “misto”. E', inoltre, comunque consentita l’adozione della forma ordinaria. I parametri per l'adozione del bilancio in forma abbreviata → possono redigere il bilancio in forma abbreviata le società, che: 1. NON abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati; 2. nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, NON abbiano superato 2 dei seguenti limiti: - Totale attivo Stato patrimoniale: € 4.400.000,00; - Ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 8.800.000,00; - Dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità. Le semplificazioni previste per lo stato patrimoniale sono: ➢ possibile articolare la sezione dell’ attivo in 2 classi la classe B immobilizzazioni è la classe C attivo circolante ricollocando il contenuto delle classi A crediti verso Soci per versamenti ancora dovuti e D Ratei e risconti attivi tra i crediti dell’ attivo circolante per quanto riguarda il passivo è invece possibile omettere la classe E Ratei e Risconti passivi comprendendono il contenuto tra nella classe D debiti.

Il patrimonio netto è una grandezza dello stato patrimoniale che si ottiene dalla differenza tra attività e passività. Misura la consistenza del patrimonio di proprietà dei soci dell’impresa e, in questa prospettiva, è dato dalla differenza tra patrimonio lordo (attività) e debiti verso terzi (passività). Nelle analisi di bilancio il patrimonio netto rappresenta le fonti di finanziamento interne , e per tale ragione è definito anche capitale proprio, mezzi propri o anche capitale di rischio. Il patrimonio netto è definito nella pubblicazione OIC 28. Il patrimonio netto voce A dello stato patrimoniale, è composto da:

  • CAPITALE voce AI si iscrive l’importo nominale del capitale sociale di costituzione e delle successive sottoscrizioni degli aumenti di capitale da parte dei soci anche se non ancora interamente versati. Il credito verso soci per versamenti ancora dovuti (con separata indicazione della parte già richiamata) è iscritto nella voce A “Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti” dell’attivo dello stato patrimoniale.
  • RISERVA DA SOPRAPPREZZO DELLE AZIONI l’eccedenza del prezzo di emissione delle azioni o delle quote rispetto al loro valore nominale; le differenze che emergono a seguito della conversione delle obbligazioni in azioni.
  • RISERVE DI RIVALUTAZIONE voce AIII
  • RISERVA LEGALE voce AIV si iscrive la quota dell’utile dell’esercizio che l’assemblea ha destinato a tale riserva. L’articolo 2430 del codice civile obbliga ad accantonare in tale riserva almeno il 5% dell’utile dell’esercizio fino a quando l’importo della riserva non abbia raggiunto ⅕ del capitale sociale.
  • RISERVE STATUTARIE voce AV si iscrivono tutte le tipologie di riserve previste dallo statuto della società. Le condizioni, i vincoli e le modalità di formazione e movimentazione di queste riserve sono disciplinate dallo statuto.
  • ALTRE RISERVE, DISTINTAMENTE INDICATE voce AVI si classificano tutte le altre riserve che non sono già state iscritte nelle precedenti voci del patrimonio netto.
  • UTILI (PERDITE) PORTATI A NUOVO voce AVIII si iscrivono i risultati netti di esercizi precedenti che non siano stati distribuiti o accantonati ad altre riserve e le perdite non ripianate.
  • UTILE (PERDITA) DELL’ESERCIZIO voce AIX si iscrive il risultato dell’esercizio che scaturisce dal conto economico. Se durante l’esercizio è stata ripianata la perdita dell’esercizio, si può aggiungere una voce di patrimonio netto “Perdita ripianata nell’esercizio”. 22. Cosa sono i fondi oneri ed i fondi rischi? il TFR? l Principio contabile OIC 31 distinziongue tra le due tipologie di fondi: “I fondi per rischi rappresentano passività di natura determinata ed esistenza probabile ”. “I fondi per oneri rappresentano passività di natura determinata ed esistenza certa , stimate nell’importo o nella data di sopravvenienza, connesse a obbligazioni già sostenute alla data di bilancio, ma che avranno manifestazione numeraria negli esercizi successivi”. es. fondo manutenzione Il TFR costituisce una componente del costo del personale maturato durante il rapporto di lavoro, corrisposto ai lavoratori alla fine del rapporto, che può finire per qualsiasi causa come: licenziamento, dimissioni, pensionamento ecc...il TFR rappresenta una retribuzione differita. Il TFR maturato nell'esercizio è dato dalla somma di due quote: quota corrente e quota di rivalutazione. Quota corrente → si ottiene dividendo il totale degli stipendi corrisposti con carattere continuativo per il divisore fisso di 13,5. Quota di rivalutazione → si ottiene rivalutando il saldo del fondo TFR, a tale saldo si applica un coefficiente di rivalutazione dato da = 1,5 + ( indice istat dei prezzi al consumo x 75%).

Tale quota ha lo scopo di aggiornare il debito maturato fino a quel momento nei confronti dei lavoratori per mantenere sostanzialmente immutato il potere di acquisto di una somma che verrà corrisposta dopo molti anni.

23. Cosa sono i crediti e come si valutano nel bilancio di esercizio? Come si valutano i crediti nell’attivo immobilizzato? Quali sono le metodologie che possiamo utilizzare per valutare le leggibilità dei crediti i due metodi possono essere utilizzati insieme e su quali crediti possiamo applicarli? I crediti si trovano nello stato patrimoniale, per crediti verso clienti si intendono tutte quelle vendite registrate a seguito di prestazioni e servizi (con conseguenti incassi) verso terzi, quindi si tratta di crediti di natura commerciale. È necessario che i Crediti vadano separati secondo la natura del debitore , siano anche distinti in relazione alla scadenza. La scadenza dei Crediti assume rilevanza per dare separata rappresentazione in Bilancio dei Crediti a breve scadenza rispetto a quelli a media o lunga scadenza e quindi per dare informazioni sulla situazione finanziaria, obiettivo che richiede che le voci patrimoniali siano classificate a seconda della diversa attitudine a trasformarsi in liquidità. La scadenza deve essere determinata in base ai termini alla data di presunto realizzo. La separazione deve essere effettuata sulla base del periodo amministrativo , sono pertanto a breve i crediti che scadono entro l’esercizio successivo (12 mesi), a medio-lungo quelli che scadono oltre (oltre 12 mesi). I Crediti sono rilevati in Bilancio nel momento in cui si ha la manifestazione della competenza economica dei corrispondenti ricavi. L’iscrizione dei Crediti quindi è strettamente correlata con l’iscrizione dei ricavi e, in linea generale, i Crediti originati da operazioni di vendite di beni o prestazioni di servizi sono iscritti quando il processo produttivo dei beni o dei servizi è stato completato e lo scambio avvenuto; in quest’ambito si intende il passaggio sostanziale e non formale del titolo di proprietà del bene e l’effettiva erogazione del servizio. I Crediti sono esposti in Bilancio in base al presumibile valore di realizzazione , ossia l’importo che si presume di dover incassare, indipendentemente dal valore nominale dello stesso. Il valore nominale dei crediti è corretto tramite un fondo di svalutazione per tenere conto della possibilità che il debitore non adempia integralmente ai propri impegni contrattuali. Il fondo svalutazione crediti rettifica i Crediti iscritti nell’Attivo. Nella stima del fondo svalutazione crediti si comprendono le previsioni di perdita sia per situazioni di rischio di credito già manifestatesi oppure ritenute probabili sia per quelle relative ad altre inesigibilità già manifestatesi oppure non ancora manifestatesi ma ritenute probabili. La valutazione deve partire dal valore nominale del Credito stesso, che si ipotizza uguale al presumibile valore di realizzo alla data in cui il credito sorge. Successivamente, e in ogni caso in sede di redazione del Bilancio, occorre procedere a una valutazione del presunto realizzo dei crediti tenendo conto: - perdite per inesigibilità; - altre cause di minor realizzo. È quindi opportuno registrare le perdite quando ragionevolmente si possono prevedere e non rinviarle al momento in cui effettivamente si manifesteranno. Pertanto, ai fini dell’identificazione delle eventuali riduzioni di valore da apportare ai Crediti occorre distinguere: