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DOMANDE E RISPOSTE SECONDA PARTE GEOGRAFIA ECONOMICA, Appunti di Geografia Economica

Risposte domande sulla seconda parte geografia ec. Gemmiti Roberta

Tipologia: Appunti

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Teorie dello sviluppo regionale
da un certo periodo storico in poi i ricercatori le istituzioni ecc. si sono posti il problema delle
differenze di sviluppo esistenti tra regioni e territori
La dimensione regionale dello sviluppo si  posta come tema in tempi abbastanza recenti, quando
come si  visto da un lato alcuni economisti hanno promosso l’importanza dello spazio nell’analisi
economica (Teoria della localizzazione) e dall’altro si  resa evidente la limitatezza dell’approccio
neoclassico di fronte alla crisi economica per cui sono emerse nuove visioni (J. M. Keynes).
Due modi fondamentali di interpretare il processo di crescita economica:
a) Un processo attraverso il quale ogni regione alla fine raggiungerà lo stesso livello di sviluppo
(modelli di crescita lineare);
b) Un processo che va avanti proprio attraverso l’introduzione progressiva di squilibri:
- perché le forze economiche tendono a convergere in spazi specifici;
- perché possono esservi specifici meccanismi che rafforzano la crescita proprio in questi spazi
specifici.
Via via che la letteratura sullo sviluppo regionale matura negli anni Cinquanta e Sessanta, si
formano due correnti facilmente individuabili:
1) Una corrente “di destra” nella quale viene affermato che le differenze regionali sono
semplicemente l’espressione di differenti vantaggi comparativi, e che grazie agli aggiustamenti di
mercato le disuguaglianze regionali del reddito sarebbero divenute nulla di più di un problema
temporaneo in grado di risolversi da solo. Questa prospettiva si sposa sul piano epistemologico
con la tradizione neoclassica e l’idea  che lo squilibrio sia un fatto transitorio che prima o poi
verrà sanato dall’agire delle libere forze di mercato. Completa fiducia nel libero mercato. Il
problema del sottosviluppo si risolverà soltanto lasciando agire le forze economiche, quindi la
corrente di destra vede nel mercato la possibilità di risolvere questo problema.
2) Una corrente “di sinistra” , che propone la teoria dello scambio ineguale supportata dalla visione
del mondo dominato dalla divisione internazionale del lavoro per cui le regioni industriali. È una
visione dello squilibrio come qualcosa di funzionale al processo di sviluppo economico, per cui 
inevitabile che si verifichino forme di sottosviluppo regionale, anzi  condizione necessaria allo
sviluppo di alcune regioni che altre manchino lo sviluppo.
3) Nel mezzo, vi sono alcuni economisti come Boudeville (1966), Hirschman (1958), Myrdal (1957)
e Perroux (1950). Sono i principali esponenti di una corrente che individua vari tipi di effetti e di
forze di agglomerazione/polarizzazione come I principali responsabili del fenomeno di
diseguaglianza tra regioni del centro e della periferia. L’idea  che dunque il libero funzionamento
del meccanismo di mercato promuove uno squilibrio nell’impiego delle risorse. Si tratta di modelli
ispirati alla teoria keynesiana, che dunque considerano l’arretratezza economica principalmente
un problema di domanda insufficiente dei fattori produttivi, e in particolare del lavoro.
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Teorie dello sviluppo regionale da un certo periodo storico in poi i ricercatori le istituzioni ecc. si sono posti il problema delle differenze di sviluppo esistenti tra regioni e territori La dimensione regionale dello sviluppo si è posta come tema in tempi abbastanza recenti, quando come si è visto da un lato alcuni economisti hanno promosso l’importanza dello spazio nell’analisi economica (Teoria della localizzazione) e dall’altro si è resa evidente la limitatezza dell’approccio neoclassico di fronte alla crisi economica per cui sono emerse nuove visioni (J. M. Keynes). Due modi fondamentali di interpretare il processo di crescita economica: a) Un processo attraverso il quale ogni regione alla fine raggiungerà lo stesso livello di sviluppo (modelli di crescita lineare); b) Un processo che va avanti proprio attraverso l’introduzione progressiva di squilibri:

  • perché le forze economiche tendono a convergere in spazi specifici;
  • perché possono esservi specifici meccanismi che rafforzano la crescita proprio in questi spazi specifici. Via via che la letteratura sullo sviluppo regionale matura negli anni Cinquanta e Sessanta, si formano due correnti facilmente individuabili:
  1. Una corrente “di destra” nella quale viene affermato che le differenze regionali sono semplicemente l’espressione di differenti vantaggi comparativi, e che grazie agli aggiustamenti di mercato le disuguaglianze regionali del reddito sarebbero divenute nulla di più di un problema temporaneo in grado di risolversi da solo. Questa prospettiva si sposa sul piano epistemologico con la tradizione neoclassica e l’idea è che lo squilibrio sia un fatto transitorio che prima o poi verrà sanato dall’agire delle libere forze di mercato. Completa fiducia nel libero mercato. Il problema del sottosviluppo si risolverà soltanto lasciando agire le forze economiche, quindi la corrente di destra vede nel mercato la possibilità di risolvere questo problema. 2 ) Una corrente “di sinistra”, che propone la teoria dello scambio ineguale supportata dalla visione del mondo dominato dalla divisione internazionale del lavoro per cui le regioni industriali. È una visione dello squilibrio come qualcosa di funzionale al processo di sviluppo economico, per cui è inevitabile che si verifichino forme di sottosviluppo regionale, anzi è condizione necessaria allo sviluppo di alcune regioni che altre manchino lo sviluppo.
  2. Nel mezzo, vi sono alcuni economisti come Boudeville (1966), Hirschman (1958), Myrdal (1957) e Perroux (1950). Sono i principali esponenti di una corrente che individua vari tipi di effetti e di forze di agglomerazione/polarizzazione come I principali responsabili del fenomeno di diseguaglianza tra regioni del centro e della periferia. L’idea è che dunque il libero funzionamento del meccanismo di mercato promuove uno squilibrio nell’impiego delle risorse. Si tratta di modelli ispirati alla teoria keynesiana, che dunque considerano l’arretratezza economica principalmente un problema di domanda insufficiente dei fattori produttivi, e in particolare del lavoro.

Principali esponenti sono Myrdal e Perroux che lavorando in paesi diversi arrivano ad interpretazioni molto simili attraverso metodi diversi. la rappresentazione che loro fanno dello spazio è come quella dello spazio socioeconomico. La loro idea è che l’interazione spazio-economia produce uno squilibrio, quindi è naturale che ci siano paesi ricchi e poveri se uno lascia agire liberamente. si devono correggere queste tendenze è una teoria meno ideologica più scientifica. Sempre parlando della corrente di dx: Lo schema degli stadi di sviluppo-Rostow. Ogni stadio ha sue proprie caratteristiche per cui per raggiungere lo stadio successivo ogni regione deve dotarsi delle condizioni specifiche necessarie al passaggio. Le forze di mercato non sono di per sè sufficienti. È necessario invece operare una serie di investimenti. guarda quali sono state nel percorso di sviluppo delle città le fasi principali, individua i caratteri che in ciascuna fase hanno consentito il passaggio alla fase successiva. quando non si riesce a passare alla fase successiva bisogna fare dei correttivi. Quando il passaggio alla fase in cui si iniziano a produrre surplus, è lo stato di transizione che unisce la società tradizionale alla fase del take off, in cui aumentano gli investimenti, si ha l’infrastrutturazione dello spazio la nascita delle istituzioni ecc. Il messaggio è: questi sono i passi che i paesi del nord capitalistico hanno svolto per arrivare ad oggi, la sua idea è che si deve intervenire con piccoli correttivi nella fase di transizione per passare alla fase successiva, è un percorso di crescita. abbiamo fiducia nei meccanismi di mercato, ma dove c’è una barriera che non permette di passare da uno stadio all’altro bisogna intervenire per aiutare questo passaggio vedi slide 16 pagina 7 per vedere quali sono le effettive fasi individuate da Rostow. 3) La teoria dello squilibrio regionale (Modello centro-periferia) Secondo gli esponenti del modello centro-periferia, in primo luogo F. Perroux e G. Myrdal, ci sono forze che conducono alla concentrazione della crescita economica solo in particolari luoghi (paesi, regioni, città). È attraverso questi meccanismi endogeni che va letta la progressiva agglomerazione in alcuni spazi. È un approccio allo sviluppo del tipo “seconda nature” perché non considera in alcun modo concetti come l’ambiente il territorio la natura… osserva l’agire di forze che si muovono in uno spazio socioeconomico. I concetti chiave sono l’agglomerazione e lo spazio. Il principio di causazione circolare cumulativa di Myrdal. Il concetto di Myrdal di "causalità cumulativa": "la possibilità che i cambiamenti in una data variabile nel sistema sociale 'non richiamino cambiamenti compensativi ma, invece, sostengano il cambiamento, che sposta il

operatori economici hanno nelle regioni e nei sistemi economici nei quali sono localizzati

  1. Rigetta la teoria dell’equilibrio economico generale Walras;
  2. Il suo scopo è quello di integrare progressivamente, in una teoria rigorosa ma realistica, il ruolo del potere economico. L’industria propulsiva consente di tradurre in sviluppo la dominazione. Questa industria dominante può essere la chiave di volta che smuove uno spazio, una regione. Le interdipendenze delle imprese non si limitano agli scambi commerciali e ai prezzi, ma sono legate tra loro da molti output e input, possiamo immaginare queste molteplicità di relazioni che creano questo fenomeno di polarizzazione che osservavamo prima L’asimmetria delle relazioni consente ad alcune industrie di promuovere l’espansione in altre. Nell’idea di Perroux le interdipendenze tra le imprese vanno ben oltre il Sistema dei prezzi. Per lui il profitto di un’impresa è funzione del suo output ma anche dell’output di altre imprese; e lo stesso vale per interi settori industriali. A fare da tramite, lo spazio, la concentrazione fisica, l’agglomerazione L’idea del potere insito nelle relazioni e del fenomeno della dominazione viene introdotto nei concetti portanti della teoria di Perroux, il polo di crescita/sviluppo. Si tratta di una concentrazione geografica di attività economiche, solitamente dominate da un’industria o da un gruppo di industrie fortemente interrelate. In questo contesto la crescita di un’industria può generare crescita nelle imprese operanti nel polo (crescita dimensionale-polo di crescita) oppure generare una dialettica delle strutture sociali ed economiche I cui effetti sono l’aumento della complessità del Sistema e l’espansione multidimensionale dello stesso (polo di sviluppo). Il polo di sviluppo Dai «poli» lo sviluppo si propaga in modo diverso, coinvolgendo parti diverse dello stesso spazio. I POLI sono le imprese o le attività motrici che generano un effetto moltiplicatore e dunque delle economie esterne che suscitano la crescita e la localizzazione di altre attività economiche, possono stimolare le economie esterne, e portare allo sviluppo e alla crescita di altre economie Allora in una regione depressa sarà possibile rompere la stagnazione localizzando un’Impresa Motrice. In quale settore e per quale tipo di impresa?

Caratteristiche dell’industria motrice Polo di sviluppo è costituito da un’industria motrice = Magnete - polarizzazione

  • Industria che supera certe dimensioni: complesso con grandi capacità produttive (non un distretto o un semplice aggregato di più industrie)
  • Deve avere carattere propulsivo: coinvolge un elevato numero di altre industrie e rivolgersi a più settori economici (non deve essere una che si fa tutto da sola, ma deve essere un settore industriale che tende ad avere molte relazioni con industrie e settori economici, deve mandare degli impulsi, più ha legami più è in grado di mandare impulsi.)
  • Deve operare in un settore dinamico (in espansione, innovativo) Il dinamismo è dato dall’innovazione e dai seguenti caratteri :  ALTI INVESTIMENTI INIZIALI  RENDIMENTO CAPITALE INVESTITO  TEMPISTICA LUNGO PERIODO  RUOLO PUBBLICO Il carattere propulsivo significa che l’industria: -coinvolge un elevato numero di altre industrie di diversi settori economici fenomeno che si esamina attraverso la tavola inter-settoriale (input output) -Studio introdotto da LEONTIEF per descrive i flussi di beni e servizi tra tutti i settori di un aggregato economico (paese, regione…) «isolato» in un dato arco di tempo Per la MATRICE INPUT OUTPUT guarda da slide 16 pagina 22 … in quali regioni è meglio collocare questi poli di sviluppo? è uno spazio astratto, indifferenziato, dove si muovono campi di forze centripete e centrifughe: ossia nel primo caso è il meccanismo che porta alla concentrazione, nel secondo respingono quindi è la forza che si propaga dal polo e dirige fuori, espelle elementi. un campo di forze capace di richiamare (centripede) e ridistribuire (centrifughe) un “campo di forze” centripete e centrifughe nell’ambito del quale soggetti e mezzi di produzione vengono attratti e respinti in maniera selettiva da e verso i diversi luoghi. Lo sviluppo economico non avviene in ogni luogo nella stessa misura, ma ha origin e in pochi punti dello spazio, nei “ poli di crescitaLo spazio come campo di forze

guarda al territorio, non astrae il concetto di regione e territorio, ma si guarda alla realtà del territorio e si cerca di coinvolgere i diretti interessati Alcune cause di un fallimento chiamato ‘cattedrali nel deserto’ (un grande sforzo per un miglioramento che però non ha portato a nulla)

  • Scarso effetto «trascinamento» del contesto locale, perché era difficile radicare gli effetti nel sistema locale;
  • Scarsa aderenza alla teoria di Perroux per alcuni, ma la verità èche la rappresentazione spaziale ha compromesso sin dall’inizio tutto;
  • Effetti di riflusso e di diffusione interni all’industria motrice, con logiche di gruppo che sovrastano gli obiettivi pubblici e di politica regionale;
  • Grave compromissione ambientale, visto che la natura non era una variabile in gioco (SIN) Guarda slide 17 che sono tutte immagini. ……………… Nuovi territori dell’economia... (post-fordismo) Il carattere del sistema produttivo di queste aree sembra presentare i seguenti caratteri:
    1. agglomerazione spaziale
    2. Grande dinamismo e capacità innovativa
    3. fitte relazioni locali inter-impresa Per la gran parte, si tratta di: a) settori neo-artigianali in varie parti del Nord-America e dell’Europa; b) Industrie ad alta tecnologia come la Silicon Valley, l’Orange County, la Route 128, l’asse Londra- Bristol; c) Servizi finanziari e alle imprese nelle città globali e in centri specializzati. Quali spiegazioni le scienze sociali hanno dato a questa nuova organizzazione del territorio? Le correnti che ci interessano nel corso sono tre:
  1. La scuola italiana del distretto marshalliano. Becattini e la scuola di Firenze recuperano il concetto marshalliano di distretto industriale per spiegare la crescita straordinaria della produzione neo-artigianale nell’Italia centrale e nord-orientale dopo gli anni ‘70;
  2. La scuola californiana (transdisciplinare di stampo geografico-economico-aziendale). L’ipotesi di base è di Piore e Sabel, che propongono il concetto di specializzazione flessibile, anche guardando alla Terza Italia, per affermare l’esistenza di un nuovo paradigma tecnologico- organizzativo. La scuola californiana spiega la nuova geografia industriale mettendo l’accento sul ruolo della

disintegrazione verticale delle imprese, la rete delle relazioni tra imprese e le economie esterne come spiegazione dell’agglomerazione spaziale che caratterizza molte forme di produzione post- fordiste

  1. Il Groupe de Recherche Européen sur les Milieux Innovateurs (GREMI, Aydalot, Keeble) che inventa il concetto di milieux innovateur per affermare come la crescita regionale possa essere meglio analizzata in termini di forze innovative contenute nel tessuto multiforme della vita economica e sociale locale L’emergere della regione A partire dagli anni ’70 si afferma l’idea che la regione possa essere la base dell’economia e della società ‘dopo l’epoca della produzione di massa’. Non è che la regione non fosse gi à stata studiata dall’economia regionale, dalla teoria dello sviluppo economico e dalla geografia economica. Se ne erano studiati i modelli di localizzazione delle attività economiche, i processi di crescita e declino, la struttura interna; ma questo dando per scontato che la regione fosse il risultato di più profondi processi economici e sociali. Non si considerava la regione come unità della vita sociale al pari dei mercati, degli Stati, delle famiglie; né si considerava la regione come motore dello sviluppo, al pari della tecnologia, dell’impresa. Quando emergono alcune regioni, e non altre, e queste mostrano peculiarità specifiche sul piano produttivo e tecnologico, si apre lo studio delle relazioni tra capitalismo post-industriale e regione e regionalizzazione. 3) Il milieu innovateur (GREMI) Il milieu è descritto dal Gremi come il sistema delle istituzioni regionali, delle regole, delle pratiche che consentono l’innovazione. Un territorio non è uno spazio definito di risorse. È la modalità di insediamento di un gruppo, nell'ambiente naturale, che attraverso l'organizzazione e la localizzazione delle attività, genera condizioni prevalenti di comunicazione- linguaggio e apprendimento collettivo (le forme di cooperazione che creano razionalità tecnologiche e organizzative). L'ambiente appare come la formazione socioeconomica che, allo stesso tempo, genera la dinamica economica e si costituisce nel mettere in moto questa dinamica. In altre parole, l'ambiente prende forma nell'organizzarsi e lo fa meglio in quanto territorializzato. Il milieu è”un insieme permanente di caratteri socio-culturali sedimentatesi in una certa area geografica attraverso l’evolvere storico di rapporti intersoggettivi, a loro volta in relazione con le modalità di utilizzo degli ecosistemi naturali locali” (G.Dematteis, 1994). Configurazioni territoriali della produzione in epoca post-fordista. I Distretti industriali e i cluster produttivi Il cambiamento economico e produttivo nel post fordismo Verso la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 una parte della geografia economica si dedica a studiare l’emergere di economie regionali tipicamente periferiche durante il Fordismo.

Questo sistema promana dal Giappone e si caratterizza per essere diverso sia dal fordismo che dalla specializzazione flessibile. Si definisce anche personalizzazione di massa , perché ha la capacità di produrre grandi volumi di produzione attraverso la combinazione personalizzata di un insieme di componenti di base. Sfrutta il sistema ICT (information and comunication technology) applicandolo alla catena della fornitura e all’organizzazione dei lavoratori (a partire dall’industria auto) La (^) specializzazione fles siblie, , (^) può essere definita come la produzione di^ piccola serie di beni non^ standardizzati, realizzata con macchinari flessibili

Anche la produzione flessibile tende all’agglomerazione spaziale dei fornitori e della logistica a produzione flessi La specializzazione flessibile nel caso Italia I distretti della Terza Italia sono un esempio perfetto della specializzazione flessibile. E’ un nuovo quadro geografico della produzione manifatturiera, con una più evidente presenza di piccole (meno di 50 addetti) e medie imprese (tra 50 e 500 addetti), agglomerate in termini spaziali e specializzate in termini produttivi. Tre tipologie sulla base della complessità:

  • Aree di specializzazione produttiva...
  • Sistemi produttivi locali...
  • aree sistema..

In Italia, I distretti industriali come fenomeno non solo economico DEFINIZIONE di distretto in Italia e l’apporto di Giacomo Becattini:

  • “un’entità socio-territoriale caratterizzata dalla compresenza attiva, in un’area territoriale circoscritta, naturalisticamente e storicamente determinata, di una comunità di persone e di una popolazione di imprese industriali (...) Nel distretto la comunità e le imprese tendono a interpenetrarsi a vicenda” (Becattini, 1979, p. 112)
  • “Attiva compresenza” significa che “la comunità ha un ruolo indipendente nell’organizzazione dell’attività produttiva, che deriva dalla sua cultura sociale: un sistema di valori e di regole dominato dallo spirito di iniziativa e ampiamente condiviso nei termini dei principali aspetti della vita” (Sforzi).
  • Il territorio (la comunità) come fattore di ‘produzione’ di prodotti, regole e valori. Il distretto industriale è qualcosa di pi ù di una semplice area industriale, caratterizzata da diversi tipi di settori e spesso in assenza di forme di collaborazione e di integrazione con il territorio. Il distretto. Entità intermedia di analisi Spostamento di attenzione dalle economie interne alle economie esterne. “Le economie esterne non rappresentano semplicemente delle economie di scala dovute al campo d’azione di una rete di imprese collegate da relazioni di input-output ma riguardano il sistema di apprendimento di conoscenze e di organizzazione per il tramite di interdipendenze non mercantili. Il sistema di apprendimento si riferisce al processo attraverso il quale una comunità di persone acquisisce le nozioni necessarie per partecipare a quella forma di agire collettivo che è la produzione e per strutturare e modificare l’assetto organizzativo della produzione stessa in modo da fronteggiare l’incertezza e la variabilità dei mercati. La sua efficacia è condizionata dal grado di coesione socio-culturale ma soprattutto di consapevolezza presente nel sistema locale, cioè fra i membri della comunità di persone, contrassegnata da un sistema di valori e da istituzioni che ne rappresentano gli interessi e ne regolano la vita quotidiana” (Sforzi F., Sistemi locali di impresa e cambiamento industriale in Italia, Geotema, 1, 2, 1995, p. 43) Distretti e sistemi locali. Dalla teoria alle politiche per lo sviluppo Il sistema locale territoriale (modello SloT) è un ambito territoriale definito dalla rete di relazioni degli attori locali di quel determinato spazio geografico e connesso con reti di attori dell’ambiente o degli ambienti esterni; è definito come un “sistema locale che, coincidendo stabilmente con determinati luoghi, si caratterizza per gli specifici rapporti comuni che i soggetti costituenti intrattengono con un certo ambiente o milieu locale...” “un aggregato di soggetti che in determinate circostanze si comporta come un soggetto collettivo... E' un insieme dotato di una propria identità, ... un sistema che interagisce con l'esterno ... capace di riprodursi nel tempo ...” (Dematteis, 1994) Alcune tipiche criticità:
  1. la dimensione media delle imprese troppo piccola rispetto a quella degli altri paesi (sia dell’Unione Europea sia extra-europei).
  2. In secondo luogo, la scarsa intensità di Ricerca e Sviluppo (R&S), l’Italia è infatti fra i paesi europei che destinano una quota molto modesta alla ricerca (1,16% del PIL), lontana da quel 3% fissato dall’Agenda di Lisbona, anche se nei distretti vi è molta ricerca tecnologica informale non rilevata dalle statistiche;
  3. la vulnerabilità energetica che dovrà comportare una necessaria diversificazione delle fonti e dei fornitori. In proposito la Commissione Europea ha stabilito che per l’Italia la quota di energia da fonti rinnovabili debba raggiungere il 17% entro il 2020, in realtà siamo ancora lontani da questo obiettivo;
  4. la concorrenza (sleale) della Cina e di altri paesi emergenti. A queste criticità si potrebbero aggiungere: un utilizzo tuttora relativamente contenuto delle nuove tecnologie ITC soprattutto nelle piccole imprese, il basso grado di istruzione di molti imprenditori. Il contratto di rete è un istituto innovativo nel nostro sistema produttivo e realizza un modello di collaborazione tra imprese che consente, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi , incrementando la capacità innovativa e la competitività sul mercato. Slide 19 Dal distretto… Due innovazioni sul piano teorico
  1. Il riconoscimento dell’esistenza di percorsi di sviluppo e di soluzioni alternative per il conseguimento dell’efficienza economica;
  2. L’ammissione dell’insufficienza di una spiegazione puramente economica dei fenomeni di propagazione dello sviluppo e della necessità di prestare altrettanta attenzione alle dinamiche sociali e agli assetti istituzionali. I Distretti Turistici (d. l. 13 maggio 2011, n. 70 modificato con legge 12 luglio 2011, n. 106) «Possono essere istituiti nei territori costieri, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate, i Distretti turistico-alberghieri con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l'offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del Distretto, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità....» Distretto culturale...

POST-FORDISMO. CONCETTI DA RICORDARE

  • RETI DI IMPRESE (distretti e cluster)
  • IMPRESA-RETE (vedremo meglio con la globalizzazione)

• ECONOMIE DI SCALA ESTERNE/ESTERNALITA’/ECONOMIE DI AGGLOMERAZIONE

  • REGIONE CHE DIVIENE: a) UNITA’ di ANALISI e b) UNO DEGLI ATTORI (SCALA) DELLO SVILUPPO INDIVIDUATI DALLA TEORIA COME MOLTO RILEVANTI La regione (dimensione intermedia), emerge anche nel processo decisionale, che diventa sempre più complesso, bottom up è imperniato sul principio europeo di sussidiarietà. questa figura è fondamentale rispetto al passaggio ad una nuova fase di sviluppo della politica regionale Dai poli di sviluppo all’approccio endogeno allo sviluppo Il territorio plurale (distretti, cluster, regioni, revisione della letteratura sull’innovazione e sull’apprendimento) producono effetti sulla concettualizzazione dello sviluppo, attraverso:
  1. Il riconoscimento dell’esistenza di percorsi di sviluppo e di soluzioni alternative per il conseguimento dell’efficienza economica;
  2. L’ammissione dell’insufficienza di una spiegazione puramente economica dei fenomeni di propagazione dello sviluppo e della necessità di prestare altrettanta attenzione alle dinamiche sociali e agli assetti istituzionali.

Il contratto di programma È un accordo stipulato tra il Ministero competente, grandi imprese, consorzi di medie e piccole imprese e rappresentanze di distretti industriali finalizzato alla realizzazione di interventi per: il rapido avvio di nuove iniziative, che presentino un alto grado di innovazione degli interventi; la creazione di occupazione aggiuntiva IL contratto d’area E’ uno strumento operativo concordato tra amministrazioni, anche locali, rappresentanze di lavoratori e datori di lavoro, nonché eventuali altri soggetti interessati, per la realizzazione delle azioni finalizzate ad accelerare lo sviluppo e la creazione di nuova occupazione in territori circoscritti, nell’ambito delle aree di crisi e delle aree di sviluppo industriale. Patto territoriale

  • Il “Patto territoriale”, quale espressione del partenariato sociale, consiste nell' accordo tra più soggetti (enti locali, soggetti pubblici operanti a livello locale, rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali, soggetti privati) per l'attuazione di un programma di interventi nei settori dell'industria, agroindustria, agricoltura, pesca e acquacoltura, produzione di energia termica o elettrica da biomasse, servizi, turismo ed in quello dell'apparato infrastrutturale, tra loro integrati.
  • Il patto territoriale deve essere caratterizzato da obiettivi di promozione dello sviluppo locale in ambito sub-regionale compatibili con uno sviluppo ecosostenibile.
  • I patti territoriali possono essere attivati su tutto il territorio nazionale, fermo restando che le specifiche risorse destinate dal CIPE sono riservate esclusivamente ai patti attivabili nelle aree depresse. Ipotesi sulla relazione tra società, economia, innovazione Fattori discreti di area (la letteratura segnala):
  • presenza di università
  • Capitale di rischio
  • Infrastrutture
  • Atteggiamento antisindacale
  • Vicinanza a centri di ricerca (in particolare militari)
  • Solida base economica urbana e insieme ricco di servizi
  • Amenities ambientali e livello elevato della qualità della vita (3T di Florida)

Non sembra tuttavia esistere un unico modello esplicativo

  • l’innovazione segue una pluralità di percorsi innovativi
  • La somma di fattori contestuali non è sufficiente per innescare un processo innovativo: I fattori devono interagire sul piano territoriale L’approccio alla dinamica di apprendimento
  • Il processo innovativo non è separato dall’ambiente nel quale si sviluppa, ma è quest’ultimo che ne determina la natura, l’estensione e la dinamica dello sviluppo;  L’impresa non si adatta passivamente alla tecnologia ma evolve e la fa evolvere, valorizzandola, modificandola…  Il processo innovativo è un processo di apprendimento cumulativo (individuale e collettivo) e specifico (nell’ambito di una certa traiettoria) La dimensione cognitiva entra nelle scienze economiche e manageriali.... Come si produce la conoscenza? Due sfere:
  • La conoscenza codificata, che si scambia attraverso un codice (linguaggio scientifico e tecnico);
  • La conoscenza contestuale (o tacita) che è espressione di uno specifico ambiente socio-culturale ed è radicata nell’azione dei soggetti in un certo contesto ed è valida unicamente in quel contesto. Nell’economia moderna esiste un’interazione stretta tra le due:
  • Da un lato la conversione di conoscenza contestuale (locale) diventa conoscenza codificata e può essere trasferita in circoli più ampi, al limite globali;
  • Dall’altro, la conoscenza codificata deve essere convertita localmente per diventare utile al processo produttivo Reti di innovazione L’insieme delle relazioni a rete fra una pluralità di attori è all’origine del processo innovativo. Le dimensioni costituenti una rete di innovazione sono:
  • La dimensione economica (le imprese e il mercato)
  • La dimensione storica (Sistema di relazioni di lungo termine tra attori fondato su conscenza e fiducia reciproca)
  • La dimensione cognitiva (capacità di apprendimento collettiva superiore a quella individuale)
  • La dimensione normativa (Sistema delle regole locali) Rete innovativa possiede