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Domande e risposte sviluppo, Prove d'esame di Psicologia dello Sviluppo

Preparazione per l’orale di sviluppo con la prof.ssa maltese, unipa.

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

Caricato il 25/02/2022

mocera-margherita
mocera-margherita 🇮🇹

4.3

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Sviluppo del linguaggio: Il linguaggio è la capacità dell’uomo di comunicare per
mezzo di un codice complesso, la lingua. L’acquisizione di competenze linguistiche
costituisce un processo continuo che, anche se presenta diversi periodi critici per il
consolidamento di base, si prolunga fino all’adolescenza e si consolida nell’età
adulta. La competenza linguistica costituisce un sistema complesso all’interno del
quale diverse componenti sono in continua interazione reciproca ed è bene
distinguere tre diversi livelli: fonologia (livello del suono), semantica (livello del
significato) e pragmatica (livello del contesto). Il bambino è in grado di comprendere
già dai primi mesi di vita infatti intorno ai 2 mesi fa la sua comparsa la vocalizzazione
seguita poi dalla lallazione, prima generica e successivamente canonica; Intorno ai 9-
12 mesi inizia la comprensione delle parole, più avanti si avrà la produzione delle
parole e successivamente un rapido aumento del vocabolario. In individui di età
compresa tra i due e i sei anni si individuano alcuni stadi fondamentali dello sviluppo
del linguaggio. Tra i 2-3 anni il bambino riconosce le parti del corpo, chiama sé
stesso “me”, mette insieme nomi e verbi e si attuano delle strategie per
promuovere lo sviluppo di questa età come: aiutare il bambino ad ascoltare e
seguire le istruzioni; ripetere parole nuove; mostrare al bambino che si capisce ciò
che sta dicendo ed espandere ciò che egli dice. Tra i 3-4 anni il bambino sa
raccontare storie, ha un vocabolario più ampio, conosce diverse filastrocche. Le
strategie di questa età sono: presentare somiglianze e differenze degli oggetti;
aiutare il bambino a raccontare storie e incoraggiarlo a interagire con altri bambini.
Tra i 4-5 anni forma frasi composte da più parole, usa il verbo al passato e individua
colori e forme. Si potrebbe aiutare il bambino a classificare gli oggetti o insegnargli
ad usare il telefono. Tra i 5-6 anni forma frasi più complesse, definisce gli oggetti,
conosce gli indirizzi e comprende i concetti di uguale e diverso. Per quanto riguarda
la grammatica, una volta capite le regole, i bambini tendono ad utilizzare un
ipercorrettismo, in quanto non tengono conto dell’irregolarità della lingua. Questo
errore interviene anche a livello sintattico in quanto essendo l’ordine abituale:
“soggetto-verbo-complemento”, i bambini possono mostrare difficoltà in frasi che
hanno un ordine diverso. Inoltre essi possono acquisire una seconda lingua senza
difficoltà fin da piccoli diventando così bilingui. Oltre tutto, in generale possiamo
riconoscere diversi approcci teorici: un approccio ambientalista che sottolinea
l’importanza dell’imitazione del linguaggio adulto; un approccio innatista che
valorizza ciò che è comune a tutte le lingue; uno interattivo-cognitivista che tiene
conto degli aspetti pragmatici, il comportamento dell’individuo, le intenzioni e gli
aspetti sociali e infine quello storico-culturale di cui l’esponente è Tomasello:
secondo lui il linguaggio è un’istituzione di natura simbolica nata storicamente da
attività socio comunicative che influenzano il pensiero.
Sviluppo della memoria: La memoria è la capacità di ricordare le informazioni, gli
eventi passati, le immagini, le idee, le abilità precedentemente apprese, a breve o a
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Sviluppo del linguaggio: Il linguaggio è la capacità dell’uomo di comunicare per mezzo di un codice complesso, la lingua. L’acquisizione di competenze linguistiche costituisce un processo continuo che, anche se presenta diversi periodi critici per il consolidamento di base, si prolunga fino all’adolescenza e si consolida nell’età adulta. La competenza linguistica costituisce un sistema complesso all’interno del quale diverse componenti sono in continua interazione reciproca ed è bene distinguere tre diversi livelli: fonologia (livello del suono), semantica (livello del significato) e pragmatica (livello del contesto). Il bambino è in grado di comprendere già dai primi mesi di vita infatti intorno ai 2 mesi fa la sua comparsa la vocalizzazione seguita poi dalla lallazione, prima generica e successivamente canonica; Intorno ai 9- 12 mesi inizia la comprensione delle parole, più avanti si avrà la produzione delle parole e successivamente un rapido aumento del vocabolario. In individui di età compresa tra i due e i sei anni si individuano alcuni stadi fondamentali dello sviluppo del linguaggio. Tra i 2-3 anni il bambino riconosce le parti del corpo, chiama sé stesso “me”, mette insieme nomi e verbi e si attuano delle strategie per promuovere lo sviluppo di questa età come: aiutare il bambino ad ascoltare e seguire le istruzioni; ripetere parole nuove; mostrare al bambino che si capisce ciò che sta dicendo ed espandere ciò che egli dice. Tra i 3-4 anni il bambino sa raccontare storie, ha un vocabolario più ampio, conosce diverse filastrocche. Le strategie di questa età sono: presentare somiglianze e differenze degli oggetti; aiutare il bambino a raccontare storie e incoraggiarlo a interagire con altri bambini. Tra i 4-5 anni forma frasi composte da più parole, usa il verbo al passato e individua colori e forme. Si potrebbe aiutare il bambino a classificare gli oggetti o insegnargli ad usare il telefono. Tra i 5-6 anni forma frasi più complesse, definisce gli oggetti, conosce gli indirizzi e comprende i concetti di uguale e diverso. Per quanto riguarda la grammatica, una volta capite le regole, i bambini tendono ad utilizzare un ipercorrettismo, in quanto non tengono conto dell’irregolarità della lingua. Questo errore interviene anche a livello sintattico in quanto essendo l’ordine abituale: “soggetto-verbo-complemento”, i bambini possono mostrare difficoltà in frasi che hanno un ordine diverso. Inoltre essi possono acquisire una seconda lingua senza difficoltà fin da piccoli diventando così bilingui. Oltre tutto, in generale possiamo riconoscere diversi approcci teorici: un approccio ambientalista che sottolinea l’importanza dell’imitazione del linguaggio adulto; un approccio innatista che valorizza ciò che è comune a tutte le lingue; uno interattivo-cognitivista che tiene conto degli aspetti pragmatici, il comportamento dell’individuo, le intenzioni e gli aspetti sociali e infine quello storico-culturale di cui l’esponente è Tomasello: secondo lui il linguaggio è un’istituzione di natura simbolica nata storicamente da attività socio comunicative che influenzano il pensiero. Sviluppo della memoria : La memoria è la capacità di ricordare le informazioni, gli eventi passati, le immagini, le idee, le abilità precedentemente apprese, a breve o a

lungo termine. Su di essa si basano l’identità personale, storica e culturale di ciascuno. La memoria non è un insieme unitario, ma è costituita da un insieme di componenti e un insieme di processi responsabili dell’elaborazione, dell’immagazzinamento e del recupero dell’informazione. Esistono tre sistemi di memoria: registro sensoriale che conserva per un breve periodo l’informazione che proviene dagli organi di senso; la memoria a breve termine che conserva temporaneamente l’informazione proveniente dal registro sensoriale e la trasferisce nella memoria a lungo termine che a sua volta conserva l’informazione per un tempo indefinito. Non c’è dubbio che fin dai primissimi mesi di vita il bambino è in grado di conservare e codificare esperienze. A 2 anni sono in grado di ricordare numerosi eventi della vita quotidiana. Dopo i 5 anni l’aumento di capacità di rievocazione e riconoscimento aumentano sensibilmente. Per migliorare tale prestazione esistono delle strategie specifiche: reiterazione ovvero ripetere più volte un’informazione per aiutare il ricordo; l’organizzazione ovvero classificare le informazioni, infine l’elaborazione significativa del materiale. Esistono diversi tipi di memoria: la memoria esplicita (manifestazione del ricordo di informazione precedentemente apprese che è intenzionale e consapevole); memoria implicita (modificazioni nel comportamento o nell’esecuzione di compiti, prodotti da esperienze precedenti senza uno sforzo intenzionale di recupero delle esperienze del soggetto); memoria semantica (conoscenza quasi permanente che abbiamo in relazione al mondo); memoria episodica (memoria di specifici eventi, di recente o nel passato, di cui si mantiene un vivido ricordo che a volte però, può essere incompleto perché alcune informazioni sono andate perdute; vari studi inoltre evidenziano come bambini di 6-7 anni privilegiano tale memoria). Oltre tutto i bambini più piccoli tendono a formare raggruppamenti sintagmatici (ad esempio “acqua” ed “bere” vanno insieme); quelli più grandi tendono a formare raggruppamenti paradigmatici (ad esempio “cane, gatto, gallina etc: animali”). Predittori di rischio: Non c’è una definizione specifica del termine, perché si tratta di un fenomeno complesso. In ambito psicologico ed evolutivo, la definizione di «rischio» si è progressivamente sviluppata secondo una duplice accezione: in senso transitivo, con il significato di mettere a repentaglio e in senso intransitivo che, invece, significa correre il rischio, cioè assumere modelli di comportamento individuale non adattivi, da parte di un soggetto, nel corso della sua vita, dall’infanzia alla maturità. Il rischio è una condizione complessa individuale e sociale. L’interazione tra fattori genetici, neurobiologici e condizioni ambientali orientano lo stato di esposizione al rischio, ma possono anche costituire un fattore della stessa condizione di rischio. Quando un individuo si trova in una condizione di rischio può attraversarla grazie a una stabilità, a un potenziamento e a una trasformazione di alcune competenze. Sono i «life events» che determinano la crisi evolutiva diventando occasioni di crescita e di sviluppo, che si esprimono nei soggetti attraverso comportamenti e configurazioni cognitive-affettivo-relazionali. Questi

del linguaggio, nella totalità delle sue applicazioni sociali, non è una capacità di puro interesse linguistico, ma riguarda tutta l’intera personalità e ha una notevole incidenza sullo sviluppo cognitivo. Le cause dello svantaggio linguistico possono essere diverse; è importante sottolineare come spesso tali cause siano compresenti o collegate da un legame causa - effetto; ad esempio, un ritardo di sviluppo del linguaggio può causare un ritardo di lettura; oppure un bambino con un disturbo di lettura può avere difficoltà di scrittura. È pertanto corretto parlare di un insieme di cause piuttosto che di una sola. Quando arriva uno studente straniero in una scuola, nella maggioranza dei casi, ha bisogni di diversi aiuti a livello linguistico che gli consentano di avviare un proficuo rapporto educativo e didattico. L’ingresso del nuovo alunno è il più delicato: egli entra in un contesto scolastico e sociale sconosciuto e temuto. In primo luogo emerge immediatamente il problema della comunicazione linguistica, accompagnate successivamente dalle diverse culture, infatti Le situazioni iniziali si fanno sempre più complesse e delicate quando i bambini stranieri non conoscono la nostra lingua. Oltre alla cultura vi è lo svantaggio legato alla classe sociale. Esso è il più significativo e si trova ovunque. Il titolo di studio e la professione dei genitori influiscono sui livelli di scolarizzazione raggiunti e anche sulla scelta degli indirizzi scolastici. Nel tempo uno svantaggio linguistico può causare: una falsa insufficienza mentale derivata dalla sfiducia nelle proprie capacità; un basso livello di autostima; la depressione; l’abbandono scolastico, con il rischio di fallire nel proprio percorso professionale. Per evitare tali svantaggi deve esistere una stimolazione linguistica nei primi anni di vita. Sviluppo sociale: Dal momento in cui il bambino nasce e si sviluppano i suoi processi psichici, s’instaura subito un’interazione sociale, in genere tra il bambino e la madre. Quest’interazione si allarga poi all’altro genitore, agli altri adulti della famiglia, bambini della stessa età, insegnanti e così via. La madre quindi è il primo ed essenziale referente dello sviluppo psichico del bambino, infatti l’americano Bowlby e altri psicologi hanno realizzato che, attraverso una serie di atti comportamentali (sorriso, sguardo ecc.), il bambino dimostra un legame con un’altra persona, un processo noto come “attaccamento alla madre” che secondo Bowlby esso avviene attraverso cinque comportamenti innati: suzione, pianto, sorriso, aggrapparsi e seguire. Inoltre il bambino, privato della presenza materna nel periodo critico compreso tra il 6° e il 9° mese e il 3° e 4° anno di vita, reagisce attraverso 3 fasi di comportamento: protesta, disperazione, distacco. Nei rapporti fra coetanei, il bambino stabilisce nuove relazioni sociali, più accelerate ed articolate. La famiglia, non è più la sola fonte di valori e di regole: il bambino può confrontare il proprio comportamento con quello dei compagni e impara ad interagire secondo le norme sociali. Col passare degli anni infatti, soprattutto quando si arriva all’adolescenza, l’esigenza di relazione con i pari diventa sempre più forte. Il confronto tra i tipi di comportamento adottati in famiglia e quelli adottati a scuola può comportare però

un conflitto se i due comportamenti non coincidono o addirittura si contrappongono. Tale conflitto inoltre potrebbe sfociare in un problema d’identità e di ruoli: il bambino non sa più a quali norme debba riferirsi. Gran parte dell’infanzia e della fanciullezza è caratterizzata anche dal rapporto coi fratelli instaurando con loro un rapporto positivo, conflittuale e affettivo con alternanza tra micro-conflitti e forte vicinanza affettiva. Nel corso del primo anno di vita, oltre tutto, appaiono già i primi comportamenti aggressivi. I bambini cominciano a dirigere la propria rabbia verso altri bersagli come ad esempio gli adulti e i coetanei. Durante il secondo anno di vita subentra l’aggressione strumentale che si caratterizza per il fatto che l’obbiettivo è raggiungere uno scopo materiale. Le aggressioni tuttavia, iniziano sempre fisicamente per poi proseguire con aggressioni verbali, ma a mano a mano che lo sviluppo dell’intelligenza sociale progredisce i bambini cominciano ad usare anche l’aggressione indiretta. Sviluppo emotivo: Secondo Plutchick le emozioni sono una complessa catena di eventi che comincia con la percezione di uno stimolo e finisce con un ‘interazione tra l’organismo e lo stimolo che ha dato avvio alla catena di eventi; inoltre hanno funzione adattiva e base innata. Le seguenti componenti delle emozioni sono: La presenza di uno stimolo scatenante che può essere esterno; La valutazione della situazione porta a un vissuto soggettivo; La compresenza di risposte fisiologiche particolari; Una reazionetonico-posturale generale; Manifestazioni nelle espressioni del volto, nei gesti, nella voce; Realizzazione di certi comportamenti esterni, tipici dell’emozione provata. Nel corso degli studi sullo sviluppo emotivo si sono andate delineando due diverse teorie: la teoria della differenziazione e la teoria differenziale. Nella teoria della differenziazione, inizialmente nel neonato si può distinguere solo uno stato di minore o maggiore eccitazione e successivamente avviene una differenziazione progressiva che permette di distinguere tra stati emotivi di sconforto e di piacere. Dopo i tre mesi di vita lo sconforto si differenzia in collera, disgusto e paura e solo più tardi il piacere si differenzia in giubilo e affetto per gli adulti. Per quanto concerne lo sviluppo delle emozioni sono stati distinti sei diversi stadi per i primi 18 mesi di vita: - Nel 1° mese di vita sono presenti il sorriso endogeno, il trasalimento, il dolore, che si esprime attraverso il pianto e lo sconforto (di fronte a grave disagio fisico). Si tratta di precursori del piacere/gioia, di rabbia/collera ecc., poiché mancano di una vera e propria elaborazione cognitiva. - Nel 2° e 3° mese sono presenti solo precursori, quali il sorriso e l’attenzione coatta precoce, caratterizzato dal fatto che il bambino, di fronte a uno stimolo vissuto come non familiare, lo fissa attentamente per un intervallo temporale prolungato per poi passare a reazioni di sconforto. - A partire dai tre mesi compaiano le emozioni vere e proprie: piacere, rabbia, disappunto e circospezione. Si tratta di emozioni basate su azioni del soggetto centrate sul mondo esterno. - Il 4° stadio è caratterizzato da una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, quali la

presente, pur essendo casuali, interagiscono con la capacità dell’individuo di cogliere opportunità per agire o reagire in un certo modo. La complessità dello sviluppo: Il termine sviluppo si riferisce a diversi cambiamenti che possono avvenire negli esseri umani dal concepimento fino alla morte. Lo sviluppo umano può essere diviso in diversi aspetti. Vi è lo sviluppo fisico, lo sviluppo personale, lo sviluppo sociale e infine lo sviluppo cognitivo che riguarda i cambiamenti nel modo di pensare, di ragionare e di prendere decisioni. Molti cambiamenti durante lo sviluppo riguardano la maturazione. Essa è un insieme di cambiamenti che avviene sia spontaneamente che a livello genetico. Altri cambiamenti invece sono dovuti all’apprendimento, interagendo con l’ambiente; questi costituiscono gran parte dello sviluppo sociale di una persona. Lo sviluppo umano quindi è da intendersi un progresso continuo di cambiamenti. Essi possono essere quantitativi o qualitativi. Il cambiamento quantitativo (o continuo) si può paragonare ad una rampa in salita: il progresso è costante. Il cambiamento qualitativo invece si può paragonare ad una scala dove è possibile riscontrare situazioni difficili da affrontare (per gli psicologi “periodi sensibili”). Esistono alcuni principi generali: - La velocità di sviluppo delle persone è differente; - Lo sviluppo è ordinato (fasce di crescita); - Lo sviluppo avviene in modo graduale. Sviluppo motorio nell’età prescolare: I bambini in età prescolare sono molto dinamici. Nei primi anni di vita le attività motorie sono piuttosto grossolane ma col passare del tempo vanno migliorando sempre più. Entro 2 anni ogni bambino acquista padronanza motoria. Tra i 3 e i 5 anni se il bambino possiede abilità fisiche nella norma, imparerà a correre, saltare, lanciare oggetti in modo spontaneo. Durante gli anni prescolari migliorano anche le abilità motorie fini come allacciarsi le stringhe delle scarpe, i bottoni e quant’altro. Inizieranno a sviluppare inoltre una preferenza per la mano destra o la sinistra che durerà poi per tutta la vita. Quasi il 90% preferirà la destra, mentre il 10% sarà mancino (scelta che non deve essere cambiata nei bambini). Piaget: Jean Piaget nacque in Svizzera nel 1896 e manifestò interessi scientifici fin da adolescente. Egli analizzò in profondità lo sviluppo cognitivo evidenziando l’importanza delle strutture della mente: esse rivestono un ruolo importante per l’acquisizione di informazioni nel processo di conoscenza della realtà. Lo studioso sottolinea come lo sviluppo sia un continuo equilibrarsi, un passaggio da uno stato di minor equilibrio ad uno di equilibrio superiore. Egli considera lo sviluppo mentale come una continua costruzione in cui agiscono alcune funzioni costanti (ad esempio un bisogno fisiologico, affettivo) e delle strutture variabili. Tali strutture non sono innate, ma si sviluppano attraverso l’interazione con l’ambiente, in modo progressivo, per cui è possibile distinguere diversi stadi di sviluppo. Ogni azione, dice Piaget, risponde a un bisogno; per esempio vedere un oggetto provocherà il bisogno

di usare quell’oggetto o giocare. Alla base dello sviluppo, egli, individua due meccanismi fondamentali: l’assimilazione e l’accomodamento. L’equilibrio tra assimilazioni e accomodamenti viene chiamato “adattamento”. Attraverso l’assimilazione, il soggetto incorpora nuovi dati nelle strutture già esistenti; attraverso l’accomodamento invece, le strutture preesistenti sono riadattate alle nuove informazioni, in base a nuovi elementi. Esaminando inoltre lo sviluppo egli descrive in modo dettagliato le varie tappe dell’evoluzione del pensiero individuando 4 stadi: lo stadio senso-motorio (che va dalla nascita ai 2 anni circa); lo stadio preoperatorio (che va dai 2 ai 7 anni circa in cui Piaget individua cinque caratteristiche: egocentrismo, realismo, animismo, artificialismo e finalismo); lo stadio delle operazioni concrete (che va dai 7 ai 12 anni); e lo stadio delle operazioni formali (adolescenza). Nonostante gli studi di Piaget, studi successivi e risultati più recenti hanno messi in luce alcuni limiti nella sua teoria. Per quanto riguarda ad esempio l’egocentrismo, alcuni recenti studi sulla teoria della mente hanno evidenziato come già verso i 2 anni i bambini sappiano riconoscere le emozioni che può provare un’altra persona, per esempio rabbia o tristezza. Ciò metterebbe in discussione l’egocentrismo di cui parlava Piaget secondo cui il bambino considera la realtà dal proprio punto di vista poiché non riesce a mettersi nei panni degli altri. Relazione educativa: Per quanto riguarda la vita scolastica, un aspetto fondamentale è la relazione tra docente e studente, che viene considerata come un vero e proprio contesto di sviluppo, una relazione educativa. Diversi studi hanno analizzato tale relazione in base ai bisogni del bambino. Esso ha bisogno di costruire relazioni sociali, comprendere le proprie e altrui emozioni e sviluppare diverse abilità, è per questo che è importante avere un insegnante che sia fonte di regolazione dei comportamenti emotivi e sociali. Altri studi invece hanno approfondito altri aspetti di tale relazione, come ad esempio la gestione della classe, le aspettative dei docenti nei confronti degli studenti e viceversa, le credenze rispetto al proprio ruolo e le interazioni docente-studente. A tal proposito lo studio ha mostrato, per gli studenti più grandi che la figura del docente non deve essere solo da un punto di vista didattico ma deve cercare di mostrare vicinanza e supporto affettivo. Nonostante il rapporto docente-studente cambi nel corso degli anni, una buona qualità della relazione permette una buona riuscita scolastica. Relazioni positive con gli insegnanti infatti facilitano una maggiore partecipazione attiva evitando l’abbandono scolastico. Stili cognitivi di apprendimento: Gli stili cognitivi o di apprendimento sono legati alla scelta concreta delle strategie cognitive da utilizzare per risolvere un compito e non vanno confusi con le abilità che possediamo. Gli stili inoltre definiscono le preferenze nell’uso delle abilità nei compiti di apprendimento. Essi sono caratteristici atteggiamenti affettivi-cognitivi e fisiologici che funzionano come

matematica, musicale, intrapersonale, interpersonale, spaziale e naturalistica. Una descrizione tripartita delle capacità mentali che conduce a un comportamento più o meno intelligente viene rappresentato dalla teoria triarchica dell’intelligenza efficace di Stenberg. Egli adotta il termine intelligenza efficace per spiegare che essa è molto di più di ciò che si pensa solitamente infatti riguarda anche il concetto di realizzazione personale così come viene inteso nel proprio contesto culturale. Stenberg ritiene che i processi riguardanti l’intelligenza sono universali per tutti e sono classificati in base alle funzioni che svolgono. Vi sono tre diverse funzioni: la prima, selezione della strategia e monitoraggio, è svolta da metacomponenti; la seconda, realizzazione delle strategie selezionate, è gestita da componenti di performance; la terza infine, ottenere nuove conoscenze, è svolta da componenti di acquisizione di conoscenza. L’applicazione di tali funzioni permette di risolvere problemi in diverse situazioni e di sviluppare tre diversi tipi di intelligenza efficace: analitica, creativa e pratica. Inoltre, sempre Stenberg, aggiungendo il concetto di “saggezza” crea la teoria detta WICS in cui lo scopo è aiutare i cittadini a usare creatività, intelligenza analitica e pratica. Anche se vi sono diverse teorie dell’intelligenza, tutti sono abituati a sentir parlare di essa come di un numero o attraverso il risultato del quoziente intellettivo (QI). Vygotskij: Negli anni in cui Piaget svolgeva le sue ricerche, in Russia si sviluppava l’approccio “storico-culturale” di cui il principale esponente era Vygotskij. Egli cercò di contribuire ai mutamenti sociali in atto, occupandosi di tematiche relative all’istruzione, all’educazione e alle differenze nello sviluppo cognitivo. Egli focalizzò la sua attenzione sulle correlazioni tra le differenze strutturali nello sviluppo cognitivo e l’influenza dell’ambiente, delle relazioni e della cultura cui un soggetto è sottoposto. Lo sviluppo, in questa prospettiva è l’esito delle attività e delle interazioni sociali; esso avviene in un determinato contesto storico che fornisce agli individui strumenti e segni che facilitano il processo di sviluppo delle funzioni psichiche. Notevole importanza ha l’idea di una “zona di sviluppo prossimale” che Vygotskij definì come la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale. La zona di sviluppo prossimale corrisponde quindi alle potenzialità cognitive del bambino che vanno sollecitate e sviluppate correttamente attraverso un adeguato supporto psicopedagogico esterno: famiglia, scuola ecc. Egli analizzò lo sviluppo dei concetti nei bambini individuando delle fasi ben precise: nella prima fase il bambino comincia a fare una sintesi delle caratteristiche esteriori degli oggetti; nella seconda fase si sviluppa la generalizzazione; nella terza fase il bambino è in grado di compiere il processo di astrazione. Notevole importanza ha anche il linguaggio che secondo Vygotskij nasce come comportamento sociale e successivamente fornisce un contributo allo sviluppo del pensiero. Da 3 anni circa si ha il linguaggio egocentrico (linguaggio per sé stesso per conoscere la realtà) e

successivamente dai 4-5 anni si ha un linguaggio interiore, senza suoni, utilizzato nei processi di riflessione. Modello bioecologico dello sviluppo: Il modello bioecologico elaborato da Bronfenbrenner considera come ecosistemi lo sviluppo fisico e i contesti sociali in cui ci sviluppiamo. Ogni persona vive all’interno di un microsistema, a sua volta incluso in un mesosistema radicato in un esosistema, e tutti appartengono al macrosistema. L’uomo è al centro di una serie di anelli concentrici, ovvero, di situazioni che esercitano un’influenza bidirezionale su di esso. Il macrosistema è il cerchio concentrico più esterno costituito da idee, sistemai culturali, valori della società, rappresentazioni sociali, leggi, ideologie, credenze; Il microsistema è il cerchio più interno delle interazioni dirette; Il mesosistema è formato dall’insieme delle interazioni tra i diversi microsistemi; L’ecosistema include tutti gli ambienti sociali che incidono sul bambino anche se questo non ne fa parte direttamente ed infine vi sono le transizioni ecologiche ovvero processi dinamici tra l’individuo in costante interazione con i quattro sistemi ambientali. Rischio psico-sociale: Erikson offrì un modello fondamentale per la comprensione dei bisogni dei giovani, ponendoli in relazione con la società in cui crescono e in cui successivamente offrono il proprio contributo. La teoria psicosociale di Erikson enfatizza l’emergenza del sé, la ricerca dell’identità, le relazioni dell’individuo con gli altri e il ruolo della cultura nel corso della vita. Egli interpretò lo sviluppo come il passaggio attraverso una serie di stadi, ognuno con i suoi risultati, obiettivi e pericoli. In corrispondenza di ogni stadio, egli suggerisce che l’individuo affronti una crisi dello sviluppo che può essere risolta attraverso un equilibrio tra gli estremi. Il primo stadio che va dalla nascita ai 18 mesi riguarda la fondamentale fiducia con il suo estremo di fondamentale sfiducia; Il secondo stadio che va dai 18 mesi ai 3 anni riguarda l’autonomia con il suo estremo di vergogna; Il terzo stadio che va dai 3 ai 6 anni riguarda l’iniziativa con il suo estremo di senso di colpa; Il quarto stadio riguarda l’operosità con il suo estremo senso di inferiorità; Il quinto stadio che riguarda adolescenza vi è l’identità con il suo estremo confusione di ruolo; Il sesto stadio che riguarda la prima età adulta vi è l’intimità con il suo estremo isolamento; Il settimo stadio che riguarda la seconda età adulta vi è la generatività con il suo estremo stagnazione; infine l’ottavo stadio che riguarda la vecchiaia vi è l’integrità dell’io con il suo estremo sconforto. I rischi psicosociali più forti ed evidenti si hanno durante l’adolescenza. Per adolescenza si intende quel periodo della vita che vede l'individuo impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo fisiologico, morfologico e sessuale, cognitivo e infine sociale. Tutte queste trasformazioni, portano il soggetto a modificare l'immagine che ha di sé stesso e a confrontarsi continuamente con l'immagine che gli altri hanno di sé. È difficile circoscrivere in termini anagrafici l'esatta l'età dell'adolescenza perché esistono in

esempio ansia e depressione, o problemi psicosomatici come mal di testa, mal di pancia, spossatezza e disturbi del sonno. È emerso infatti che le vittime di bullismo sono più vulnerabili e sviluppano problemi psicosomatici e psicosociali maggiormente gravi rispetto ai loro coetanei. Sviluppo percettivo: Negli ultimi decenni, l’attenzione all’infanzia e le ricerche sulle competenze cognitive ed emotive precoci hanno modificato l’immagine del bambino: non più passivo ricettore di stimoli, ma attivo nell’elaborazione delle esperienze, dotato di prerequisiti percettivi e cognitivi che si sviluppano grazie all’interazione con l’ambiente. Il contatto con il mondo esterno avviene tramite sensazione (effetto soggettivo provocato dagli stimoli sugli organi di senso) e percezione (organizzazione dinamica degli stimoli sensoriali). Per quanto riguarda la percezione gustativa e olfattiva, le sensazioni nel neonato hanno due principali finalità: la nutrizione e la mediazione della relazione con il genitore o chiunque se ne prenda cura. Il bambino quindi risponderà diversamente a sapori dolci e odori gradevoli con espressioni di soddisfazione, mentre, a sapori amari e odori sgradevoli con espressioni di disgusto e irritazione. Già durante gli ultimi due mesi di gravidanza il feto è in grado di udire suoni dall’interno del grembo materno. Alla nascita, infatti, il neonato orienta gli occhi e la testa in direzione di suoni ritmici e di voci umane, riconoscono la voce materna e la preferiscono ad altri stimoli. Esso possiede anche buone capacità funzionali visive, seppur limitate dall’incompleta maturazione del sistema nervoso e di quello visivo, ma sarà comunque in grado di ispezionare l’ambiente tramite movimenti oculari coniugati e di inseguimento, discriminare gli stimoli intensi e vicini e percepire le sfumature cromatiche. Il neonato inoltre mostra precocemente una netta preferenza per il volto umano; la conoscenza di esso procede gradualmente e si articola in: percezione del volto e riconoscimento del volto. Generalmente il bambino mostra una precoce preferenza per il volto materno, basata sulla percezione di dettagli interni ed esterni ed è capace di discriminare precocemente differenti pattern facciali che esprimono diverse emozioni. Oltretutto nella prima infanzia emerge il fenomeno del sincretismo infantile. Esso è una carenza di organizzazione articolata del campo percettivo e non è dovuto ad un problema di visione ma all’influenza delle proprietà strutturali degli stimoli. Bruner: Fu uno psicologo statunitense che contribuì allo sviluppo della psicologia cognitiva e la psicologia culturale nel campo della psicologia dell’educazione. Le sue ricerche nell’ambito della psicologia avevano un’origine sociale infatti per Bruner il comportamento umano è guidato da strategie di attuazione, scopi e piani proporzionate al contesto. Lo sviluppo dell’intelligenza per Bruner è caratterizzato dal fatto che con lo sviluppo cambiano i sistemi di codifica delle informazioni attraverso la rappresentazione attiva (schema operativo che coordina i movimenti

necessari per l’esecuzione di un compito motorio), la rappresentazione iconica (corrisponde all’immagine o allo schema parziale) e la rappresentazione simbolica (riproduzione dell’esperienza attraverso un sistema simbolico, quale il linguaggio). Notevole importanza ha la cultura; essa rappresenta un insieme strutturato di potenzialità naturali, fonte di relazioni sociali e modalità rappresentazionali. La svolta di Bruner nei confronti di quel cognitivismo che aveva segnato la decadenza della ricerca del significato, consisteva nell’avere rivisto il ruolo cruciale del significato nella vita sociale e culturale e nell’avere riportato in primo piano lo studio del “come” l’uomo interpreta il suo mondo e sé stesso. Freud: Sigmund Freud nacque in una città della Moravia nel 1856 ma si trasferì a Vienna fin dall’età di 4 anni. Si iscrisse alla facoltà di medicina e si specializzò nello studio delle malattie organiche del sistema nervoso. La teoria freudiana mette l’accento sulla particolarità di ogni esperienza umana per i singoli individui, sull’elaborazione personale dei vissuti, sulle dinamiche inconsce che influenzano lo sviluppo, le scelte e i comportamenti individuali. La psicoanalisi costituisce un modello teorico che propone una visione dell’uomo specifica e articolata, una concezione antropologica nella quale vengono sviluppati temi quali l’origine dell’Io, il rapporto tra individuo, società, cultura, religione e arte. L’importante contributo di Freud è stato quello di evidenziare che lo sviluppo dell’uomo è determinato da pulsioni e da elementi inconsci, che influenzano comportamenti, pensieri, sentimenti. Lo psicoanalista austriaco individua delle fasi di sviluppo comuni a tutti gli esseri umani; ogni individuo attraversa questi stadi in modo diverso e personale, il che spiega la formazione di differenze individuali nella personalità. L’inconscio, nella visione freudiana è una forza impersonale che dà origine a motivazioni e comportamenti, le cui radici sono da ricercare nell’infanzia. Egli distingue nella vita psichica tra processo primario e processo secondario: il processo primario riguarda l’attività psichica dominata dall’inconscio. Il neonato risponde a quello che Freud chiama “principio di piacere”, ovvero desidera soddisfare le sue pulsioni in maniera immediata; nel processo secondario invece, l’attività psichica dell’Io dilaziona la soddisfazione del desiderio. A poco a poco il bambino si adegua a un “principio di realtà” per cui si rende conto che è impossibile la soddisfazione immediata delle pulsioni in ogni situazione e impara a tener conto della realtà. L’analisi di Freud tende a mettere in luce che, nelle situazioni quotidiane, elementi come i sogni, i lapsus sono comuni sia all’individuo sia al nevrotico. Al sogno infatti viene assegnato un ruolo fondamentale per l’esplorazione dell’inconscio, poiché durante il sonno diminuiscono le difese e si impedisce agli elementi rimossi di invadere la coscienza. Il sogno quindi permette di soddisfare i desideri inconsci in modo allucinatorio trasformandoli per non renderli riconoscibili alla coscienza. L’analisi del sogno permette dunque di risalire ai contenuti latenti consentendo di arrivare, attraverso le libere associazioni – cioè l’espressione libera da parte del paziente dei propri

l’attenzione è per le reciproche modificazioni ed interazioni delle variabili lungo il tempo. Quando il numero delle variabili supera una soglia critica ed esse interagiscono reciprocamente, diventa impossibile predire nel tempo esattamente le conseguenze in un mutamento all’interno di un sistema. Le ragioni del passaggio dai modelli deterministici ai modelli probabilistici sono: numerosità delle variabili in gioco; interazione tra le variabili in gioco; variazione nel tempo delle interazioni. Tale azione oltre tutto non produce solo un cambiamento nell’individuo, ma anche nel contesto di sviluppo. Metacognizione: Nel 1971 John Flavell coniò il termine metamemoria per riferirsi alle riflessioni dell’individuo sui processi di memoria. Con il passare del tempo furono considerate anche altre aree, come funziona l’attenzione di un individuo o in generale la mente, così si passò al termine metacognizione. Fox e Riconoscente la definiscono come la conoscenza di sé come conoscitore; Bruner invece la definisce come la riflessione di ciò che si fa. Esistono diversi processi e abilità metacognitive come ad esempio decidere dove focalizzare la propria attenzione, giudicare se si può o meno risolvere un problema, o in generale, orchestrare le proprie abilità cognitive per raggiungere uno scopo. La metacognizione include tre tipi di conoscenza: la conoscenza dichiarativa (conoscere cosa si fa), la conoscenza procedurale (conoscere come usare le strategie) e la conoscenza autoregolata (conoscere le condizioni). Essa regola il pensiero e l’apprendimento ed esistono tre abilità fondamentali: pianificazione (decidere quanto tempo dedicare ad un compito ad esempio), monitoraggio (consapevolezza in tempo reale di come si sta andando), valutazione (formulazione di giudizi sui processi e i risultati del pensiero e dell’apprendimento), dopo la valutazione, la decisione pianificatrice, il monitoraggio può esserci la verifica finale. Alcune differenze nelle abilità metacognitive riguardano lo sviluppo ma non tutte riguardano l’età o la maturazione. Alcune differenze sono causate da differenze di tipo biologico o dalle esperienze di apprendimento. Stili attributivi: Cercando di dare un senso al proprio comportamento e al comportamento altrui, spiegandone i successi e i fallimenti si fanno delle attribuzioni, secondo cui, per esempio, gli altri sono intelligenti o fortunati ecc. Secondo Weiner, uno dei principali psicologi dell’educazione, la maggior parte delle cause attribuite a successi e fallimenti può essere descritta attraverso tre dimensioni: locus, stabilità e controllabilità. Per quanto riguarda il primo si distingue un locus of control interno o esterno distinguendo tra eventi attribuiti a sé (impegno o abilità), ed eventi attribuiti a cause esterne (difficoltà/ facilità del compito, fortuna). Più tardi introdussero l'analisi della stabilità o costanza rispetto alla causa, distinguendo in cause stabili come l'abilità e cause instabili come la fortuna. La dimensione della stabilità influenza i cambiamenti nelle aspettative dell'individuo

dopo che ha ottenuto un successo o un insuccesso. Infine Weiner arricchì ulteriormente tali classificazioni introducendo la controllabilità o meno delle cause, che ingloba quella che altri autori hanno chiamato intenzionalità: è controllabile ad esempio lo sforzo, non lo sono la fortuna e l'abilità. Le tre dimensioni causali di interiorizzazione, stabilità e controllabilità hanno, nella teoria di Weiner, un profondo significato psicologico poiché influenzano il pensiero e l'affettività dell'individuo. Una condizione necessaria perché un bambino possa modificare il suo stile attributivo è che gli insegnanti e i genitori credano nella possibilità di cambiamento. Tale convinzione costituisce l’elemento di distinzione tra la teoria dell’entità e la teoria dell’incremento, secondo quanto proposto da Carol Dweek, in merito al carattere innato dei tratti umani. Profili motivazionali: La motivazione è considerata come un aspetto primario della relazione tra individuo e organizzazione. Nonostante le numerose ricerche empiriche e gli sforzi di concettualizzazione che sono stati fatti per formulare teorie dei meccanismi motivazionali, non esiste ancora un modello d’interpretazione accettato da tutti. Alcuni psicologi hanno spiegato la motivazione in termini di tratti individuali, mentre, altri la considerano come uno stato, una situazione temporanea; in realtà essa è una combinazione tra tratti e stati. Una distinzione classica, però, va fatta tra demotivazione, motivazione intrinseca e motivazione estrinseca. La demotivazione è la mancanza dell’intenzione di agire. La motivazione intrinseca è la tendenza naturale di cercare, trovare e superare le sfide della vita esercitando le proprie capacità. La motivazione estrinseca invece è quando si fa qualcosa per arrivare a ciò che si vuole raggiungere non preoccupandosi dell’attività in sé. La differenza essenziale sta nella ragione che spinge ad agire. Si distinguono quattro tipi di motivazione estrinseca: regolazione esterna, regolazione introiettata (impegnarsi nell’attività per evitare senso di colpa), identificazione (partecipare nonostante la mancanza di interesse, perché la partecipazione porta uno scopo più alto) e infine la regolazione integrata (partecipare sia perché l’attività o il compito è interessante, sia perché ha valore di ricompensa estrinseca). Le tendenze estrinseche ed intrinseche comunque sono due possibilità indipendenti e in ogni momento si può essere motivati da aspetti di ciascuna. Inoltre secondo la prospettiva comportamentale, in classe tra gli studenti, la comprensione della motivazione avviene attraverso ricompense ed incentivi. Una ricompensa è un oggetto o un evento che attrae il soggetto (ad esempio punti bonus, un buon voto per uno studente); un incentivo invece è un oggetto o un evento che incoraggia o scoraggia (la promessa di un buon voto è un incentivo, riceverlo è ricompensa). Funzioni esecutive: Con il passare del tempo alcuni psicologi hanno dato grande importanza allo studio delle funzioni esecutive. Quando ci si riferisce ad esse, si evidenziano operazioni che permettono di: individuare il problema e l’obiettivo che

Strategie di apprendimento: Le strategie di apprendimento sono un tipo speciale di conoscenza che riguarda il sapere come si fa qualcosa. Esistono diverse strategie, come le strategie di apprendimento cognitive (riassumere, individuare le parole chiave), le strategie di apprendimento metacognitive (monitorare la comprensione), e strategie di apprendimento comportamentali (usare un dizionario on-line). Esse vengono utilizzate intenzionalmente quando i metodi abituali non hanno funzionato abbastanza. Col passare del tempo, però, esse diventeranno il modo abituale per completare un qualsiasi compito. L’uso di queste strategie inoltre è correlato alla buona riuscita scolastica nelle scuole superiori e alla permanenza all’università. Alcuni ricercatori hanno indicato alcuni principi fondamentali come: gli studenti devono essere esposti a strategie differenti; gli insegnanti dovrebbero far presente ai propri alunni le conoscenze autoregolate su dove, quando e perché usare strategie differenti; è necessario che gli studenti credano di poter apprendere nuove strategie diventando così più “bravi”. Creare riassunti può aiutare gli studenti ad apprendere, infatti Jeanne Ormrod propone alcuni suggerimenti per aiutare gli studenti ad elaborare i riassunti: trovare delle parole chiave per ogni paragrafo; individuare macro-idee; trovare alcune informazioni di sostegno per ogni macro- idea; eliminare tutti i dettagli superflui. Sottolineare e prendere appunti invece potrebbero essere altre strategie davvero efficienti poiché l’alunno mostrerà una maggiore attenzione verso la lezione. Importante è, però, essere molto selettivi e non distrarsi facilmente in modo tale che gli appunti rappresentino un magazzino esterno che permette il ripasso di tutto ciò che si è compreso. Un ulteriore strategia fondamentale potrebbero essere le mappe concettuali, le quali aiutano gli studenti ad organizzare e rappresentare le conoscenze.