- Cos’è la spirale del silenzio nello schema della Newmann? Perché se n’è parlato e qual è lo
schema? La spirale del silenzio è l’opera scritta dalla Newmann negli anni ’70, ’50 anni dopo il libro
di Lippmann, sostiene che anticipi di anni quello che gli studiosi di comunicazione sosterranno
successivamente (come il newsmaking e la teoria ipodermica), si chiede come mai sia stato così
tanto ignorato, dato che ha smascherato l’autoinganno razionalistico sul modo in cui gli uomini si
informano, giudicano e agiscono di conseguenza. Ovvero che l’uomo pensa che tutte le invenzioni
siano fantastiche perché fanno avanzare, ma in realtà sono vittime della mediazione. La newmann
parte da un’osservazione delle elezioni tedesche del 65 e poi del 70, si accorge che tutti i sondaggi
sulle elezioni sballassero. Chiedendosi come mai non ci fosse corrispondenza: molti intervistati
avevano mentito. Quindi con la teoria della spirale del silenzio afferma che le persone preferiranno
tacere piuttosto che affermare qualcosa che risulta di debole opinione in confronto al pensiero
dominante della massa. Quindi le idee più forti, socialmente vincenti, dominano e affievoliscono
quelle più deboli. Ed è proprio dalla paura dell’isolamento che nascono gran parte dei processi di
emarginazione o integrazione.
- Lippmann: chi forma gli stereotipi e come funzionano? Cos’è la mappa mentale o lo pseudo
ambiente? Lippmann afferma che ciò che l’individuo fa non si fonda sulla diretta conoscenza, ma si
fonda su immagini che gli vengono date e che riceve. Si fa un’idea delle cose attraverso le immagini
che gli vengono date, le immagini sono talmente potenti che scavalcano qualsiasi ragionamento e
inducono a comportarsi in un determinato modo sulla base delle cose mostrate e non sulla base di
ciò che è vissuto. Prima la gente conosceva ciò che accadeva nel proprio villaggio, al limite in quelli
circostanti, ma con la comunicazione di massa cambia questo movimento, perché non si ha più
un’osservazione diretta ma si ricevono informazioni. Le immagini si formano seguendo la teoria
degli stereotipi, ripresa dalla forma tecnica delle tipografie dell’800, ovvero che il giornalista prende
dei modelli prefabbricati, che possono semplificare e banalizzare i concetti, traducendo la lingua
specialistica dei pochi ai più. Quindi i messaggi che arrivano sono tutti stereotipati, ma non siamo
tutti marionette, perché gli stereotipi che ci vengono mandati, li riceviamo e li rielaboriamo
attraverso la nostra mappa mentale. Ognuno ha la propria mappa mentale, consolidata attraverso
lo studio, la famiglia e ambienti simili, che fa sì che la notizia arrivata venga rielaborata per arrivare
ad acquisire il suo spazio mentale.
- Teoria dell’agenda-setting e dell’agenda setting game? Qual è la vera novità? La teoria
dell’agenda setting afferma che l’individuo tenda a includere o a escludere un fatto/avvenimento in
base a quello che i media tendono a includere o a escludere. Per la prima è importante anche ciò
che non si dice. L’agenda setting game è lo scontro tra le tre sfere (politica, pubblica, mediatica) per
l’imposizione dei propri temi.
- Nascita dell’opinione pubblica, tre fasi di Habermas. Fase rivoluzionaria e crisi.
- Cos’è la penny press? Fenomeno della stampa americana del 19secolo: si abbassa il prezzo a un
penny, favorendo la stampa popolare perché la sua informazione non era più incentrata solo su
politica ed economia, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini; con tanta pubblicità. Primo
quotidiano a un penny: Sun.
- Innis (prime pagine di storia sociale dei media): uno studioso canadese che rielabora tutto il
pensiero della comunicazione partendo non dal ‘700 ma dall’antichità, mettendo in discussione dei
modelli che poi noi ritroviamo oggi, cioè parlando delle forme e dei supporti attraverso le quali i
primi elementi alfabetici avvengono, contrapponendo i materiali che venivano usati: lui li distingue
in due grandi sistemi, materiali durevoli e materiali effimeri. Il durevole e l’effimero come supporti
alla comunicazione è un dibattito attualissimo, Innis lo riporta indietro, affermando che fin
dall’antichità per comunicare si usavano due forme diverse, contrapponendo i materiali che
venivano considerati durevoli (pietra, tavolette in cotto, pergamena) a quelli che venivano
considerati invece effimeri (papiro) materiali durevoli permettevano una durata nel tempo e
producevano allora una tendenza culturale che era il mantenimento del sapere, mentre quelli
effimeri permettevano una maggiore fragilità e quindi un maggiore superamento dei contenuti.