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Domande lett. Comparata:
- Formalismo (slovskij, steiner e propp)
- Il formalismo russo è un'influente scuola di critica letteraria che si sviluppa tra il 1914 e il 1915 nell'Impero russo. Uno tra i più importanti concetti sviluppati fu la Morfologia della fiaba ad opera di Vladimir Propp nel 1928. Viene riproposta la scissione tra fabula e intreccio, la prima caratterizzata da una disposizione naturale e logica degli elementi, il secondo svolto a discrezione dello scrittore. Nasce così il concetto di funzione relativa ai personaggi. Propp studia e analizza circa 400 fiabe di magia russe, chiarendo come la funzione all'interno della vicenda prescinde dal personaggio e come l'azione abbia una collocazione nella vicenda narrata. Ne deduciamo che la funzione è l'operato di un personaggio determinato dallo scrittore. Si possono quindi distinguere gli elementi variabili, come le caratteristiche fisiche e psicologiche, e gli invariabili, ovvero la funzione stessa del personaggio in questione. Propp individua 31 funzioni vincolate però da un numero circoscritto di testi appartenenti alla stessa area. I principali esponenti sono quindi Jakobson, Propp, Steiner e Slovskij.
- Il canone
- è uno strumento dell’analisi letteraria e della riflessione su “che cos’è la letteratura”. Il termine canone veniva da una parola greca “canon” che indicava unità di misura indispensabile per la valutazione. Nel nostro caso sta a significare anche un corpus di scritti o di altri testi che siano stati riconosciuti come autorevoli e da considerarsi come modelli. il canone è un insieme di testi di autori, individuati come modelli di una letteratura ma anche di una cultura nazionale poiché esiste sia un canone nazionale che un canone europeo. Per indicare un autore canonico si utilizza il termine classico che fa riferimento, non solo ai classici greci e latini, ma anche a opere della modernità e della vicinissima contemporaneità, che però sono abbastanza noti e ritenuti eccellenti rispetto a diversi parametri. I canoni sono legati al tempo in cui sono stati codificati, in cui sono stati determinati. Le istituzioni, in primis i critici letterari hanno stabilito quali sono gli autori fondamentali di una letteratura. la nozione di canone è una nozione storica poiché ci sono state epoche in cui gli autori che oggi sono classici non lo erano o viceversa. Nel Novecento il canone è stato al centro di dibattiti soprattutto negli Stati Uniti e in Germania e ha assunto tre significati: Criterio o norme di valutazione critica dotati di valore esemplare e tendenzialmente universale. Vengono elencati quegli elementi, utilizzabili come metro di misura.; Una lista delle opere di un singolo autore: gerarchia all’interno della produzione di un autore, oppure, senza fare una gerarchia si stabilisce il corpus delle opere di quello scrittore e quello è il suo canone.; Una lista di testi culturalmente centrali e fondanti in una determinata società e tradizione letteraria, considerati come modelli da seguire e da imitare: i classici. I due campi semantici principali, oltre a quello letterario, sono quello religioso e la legislazione, Quindi canone giuridico e canone delle scritture. Foucault ci dice che tutte queste strutture rigide (come il canone) create da una cultura, sono sistemi di controllo. Di fronte a tante tipologie di testi, di generi letterari, si sono fatte delle scelte: alcuni autori sono stati tramandati, altri sono stati dimenticati. Il canone ha una sua utilità, non va preso però regola ma come uno strumento per scegliere. Il punto è quando il canone diventa una categoria di controllo che pretende di sopprimere la differenza perché se il canone sopprime la differenza diventa un canone astratto, sterile e soprattutto ripetitivo, non al passo con i tempi, e a tratti antidemocratica.
- Strutturalismo
- Jakobson viene considerato il padre fondatore dello strutturalismo. si diffonde negli Stati Uniti e nei paesi dell’Europa occidentale influenzando diversi campi di studio, come l’antropologia culturale. Jakobson si dedicò alle tesi del 29 e al linguaggio poetico, in un famoso saggio “linguistica e poetica”, presentato durante un convegno sui problemi dello stile tenutosi negli stati uniti nel 58.
evento fondamentale per lo strutturalismo, dato che portò lo strutturalismo negli Stati Uniti. Fine anni 50 e per Jakobson significa che non è più possibile per il linguista eludere la funzione poetica del linguaggio, ovvero la specificità della lingua poetica all’interno di tutta la lingua in generale, e non è più possibile per uno studioso di letteratura essere estraneo agli apporti della linguistica. da questo connubio tra studiosi di letteratura e studiosi di linguistica in figure come Roman Jakobson si realizza una critica letteraria nuova. Quindi lo strutturalismo è una Teoria e metodologia affermatesi in varie scienze dal primo Novecento, fondate sul presupposto che ogni oggetto di studio costituisce una struttura, costituisce cioè un insieme organico e globale i cui elementi non hanno valore funzionale autonomo ma lo assumono nelle relazioni oppositive e distintive di ciascun elemento rispetto a tutti gli altri dell’insieme. Strauss, un antropologo, si proponeva di studiare le invarianti che costituiscono le strutture di base di ogni esperienza e conoscenza umana. In pratica prende lo schema degli strutturalisti (idea di struttura, di funzione ecc..) e lo sposta nel contesto che interessa l’antropologo cioè la comunità umana, quindi studia quelle che Propp chiamava funzioni narrative, lui studierà delle funzioni all’interno dei comportamenti umani e per far ciò Claude Strauss fonda il suo sistema di pensiero sullo strutturalismo linguistico. Anche gli studiosi strutturalisti e semiologici di Roland Bartes (massimo esponente della scuola critica francese) partono da qui.
- post-strutturalismo
- Il prefisso "post", che distingue questa corrente filosofica dallo strutturalismo, non va tuttavia interpretato come il segnale di una contrapposizione; piuttosto che opporsi agli esiti della riflessione strutturalista, infatti, questi pensatori hanno spinto alle estreme conseguenze i concetti e le modalità di svolgimento che le erano propri, fino a dissolverli. La scuola di Bachtin (vedi il formalismo russo) è probabilmente la prima delle teorie moderne a rifiutare la nozione saussuriana di linguaggio. Un approccio post-strutturalista sostiene che per comprendere un oggetto (ad es. Un testo), è necessario studiare sia l’oggetto stesso che i sistemi di conoscenza che hanno prodotto l’oggetto. Essa insiste nel dire che ogni espressione linguistica deve essere considerata nel suo contesto sociale, perché ogni singola parola dialoga col suo contesto (sia linguistico che sociale) e assume, quindi, un significato diverso a seconda di dove si trova. Roland Barthes Se prima egli credeva che lo strutturalismo fosse capace di spiegare ogni tipo di sistema umano, ad un certo punto si è reso conto conto che ogni cosa, dunque anche ogni linguaggio, dovrebbe essere spiegabile. ciò significa che quando si legge come critici non si può mai uscire fuori dal discorso e adottare una posizione invulnerabile. Ogni tipo di discorso, compresi quelli di investigazione critica, sono allo stesso modo finti, non-veritieri. il post-strutturalismo sostiene che la conoscenza fondante sulla pura esperienza (fenomenologia) o sulle strutture sistematiche (strutturalismo) è impossibile. Questa impossibilità non era intesa come un fallimento o una perdita, ma piuttosto come una causa per “celebrazione e liberazione”. Quindi, in generale, bisogna considerare il post-strutturalismo come una fase critica usata per storicizzare il mutato orientamento di pratiche e teorie critiche (semiotica, ricezione, psicanalitiche, femministe ecc) coesistenti sulla scena dei discorsi teorici del periodo. (il post-strutturalismo appare intorno agli anni ’70)
- Antropologia e letteratura.
- Antropologia e letteratura. Oggetto è l’uomo inteso nella sua completezza culturale. Antropologia : attitudine metalinguistica o euristica che si occupa di popolazione, cultura, civiltà, pratiche rituali e usanze che riguardano l’essere umano. È aiutata dall’etnografia. Letteratura : pronto dell’arte verbale umana nel suo complesso o nelle sue delimitazioni linguistiche, spaziali, temporali. Esercizio interpretativo attraverso la filologia o la critica letteraria. Entrambe le discipline hanno un punto di unione, sia nell’oggetto che è l’essere umano, sia nella modalità con cui l’oggetto viene indagato ovvero attraverso la scrittura. Lo studio sulle intersezioni disciplinari tra antropologica e letteratura è relativamente recente. ciò che studia l’antropologia
- l’autore
- Quando parliamo di autori la prima cosa che ci viene in mente è il maschio bianco canonizzato che sa cosa citare e che sa come diventare egli stesso canonico. Anche il cinema non è escluso da questo processo di canonizzazione. Nella storia dell’antichità se pensiamo ad alcuni autori canonici, come Omero o Shakespeare, realizzano delle opere in cui vi è una forte interazione tra orale e scritto, vi era un continuum tra ciò che era scritto e ciò che veniva narrato oralmente. Vi era una comunità narrativa di autori in cui era presente l’idea di un’interazione molto grande tra l’autore e il fruitore dell’opera e non questa idea che abbiamo noi oggi dell’autore come una persona che è separata dalla comunità a cui si rivolge. Il testo è sempre instabile, qualcosa di non controllabile, nel senso che non possiamo sapere cosa succede quando scriviamo un testo. L’idea di ricondurre il testo all’intenzioni dell’autore è stato un tentativo di normalizzare il testo, per capire il testo bisognava rivolgersi all’autore. Più potere si dava all’autore meno potere si dava al lettore. dare il predominio dell’opera all’autore è stato secondo la maggior parte degli esperti un modo per cercare di fissare il testo. Un tipo di teoria del testo e interpretazione testuale, che è stata predominante fino agli anni 60/70 fu la critica psicanalistica che oltre a ciò che l’autore voleva dire sottolineava anche la presenza anche di una parte inconscia che l’autore non poteva controllare. All’inizio del Novecento questa idea di scrittore in quanto centro del significato viene messo in discussione, un’idea presente sia nell’Illuminismo che nel romanticismo in egual misura. (Decentralizzazione dell’autore).
- i generi letterari
- Secondo la nozione di genere: genere è un sostantivo che può riguardare qualsiasi tipo di fenomeni. Nella cultura occidentale il genere sta ad indicare una categoria di oggetti particolari aventi in comune elementi essenziali e caratteri secondari che li distinguo. Se parliamo di genere letterario i testi letterari che rientrano sotto il genere romanzo per essere tali avranno delle caratteristiche in comune (primarie) ma allo stesso tempo caratteri secondari che li distinguono: romanzo rosa, romanzo giallo, romanzo di fantascienza ecc… Nel 1978 Todorov, studiando in particolare il genere fantastico, assegna a questa nozione un valore molto importante: da un lato attraverso lo studio del genere è possibile astrarre dalla contingenza storica delle diverse opere e autori che scrivono un certo tipo di testi e ragionare in termini generali e quindi sulla base di caratteristiche comuni presenti nei rispettivi testi dire che i testi sono romanzi di tipo storico. ). Da un lato Todorov dice che il genere letterario, permette il passaggio dal piano della storia letteraria vera e propria che enuncia degli autori delle opere, ad un piano generale per cui possiamo distinguere quel genere particolare sulla base delle sue caratteristiche che è all’incrocio tra teoria letteraria e storia letteraria. il genere letterario nasce dalla trasformazione e codificazione in un testo di atti linguistici ricorrenti. Si crea un modello di genere, e ciò comporta che i lettori riconoscono facilmente un genere letterario proprio perché ne esistono tanti esemplari. Per Todorov il genere letterario non è ,come diceva Croce una categoria storiografica che serviva a distinguere le opere, ma ha due anime una storica data dalla sua fenomenologia (realtà concerta di opere e testi) e un anima strutturale che fa rifermento a l’essere il genere letterario una trasformazione di atti linguistici ricorrenti di generi del discorso umano e dunque in continua trasformazione, infatti esistono tanti e nuovi tipi di romanzi perché è un genere estremamente ricco di riferimenti al genere del discorso umano che non sono ancora entrate nelle narrazioni romanzesche, i generi letterari non nascono tutti insieme. Maria Curti Dice che il genere è una competenza letteraria che noi abbiamo grazie alla quale riconosciamo il singolo testo come facente parte di un insieme di testi. Perché siamo educati a riconoscere quel modello di testo. Maria parte dal lettore, per lei il genere è un competenza letteraria, qualcosa che noi possediamo grazie all’esperienza della lettura, per cui noi sappiamo distinguere una poesia da un romanzo, e riconosciamo quindi il singolo testo come facente parte di un insieme, che il genere è un modello convenzionale, che ci consente di individuare nel testo la
sua forma e il suo contenuto, ovvero il suo aspetto di tipo tematico, Ma è il suo aspetto formale che c’è lo fa distinguere da altri testi. Genette, sempre sulla nozione di genere dice che il genere non è una nozione fissa ma è una forma che muta. Introduce l’idea di variazione del genere letterario che fa si che non possa essere fato coincidere con un testo specifico, quindi un testo può appartenere a più generi o nascono nuovi generi per ibridazione (es con Cervantes nasce un genere ibrido). Quindi nel 900 si inizia a ragionare sempre di più sul carattere metamorfico dei generi letterari che assorbono in continuazione elementi esterni e dunque variano il loro aspetto e la loro formulazione. Non è possibile recuperare la vera dimensione originaria in cui si è formato un genere letterario, la stessa idea di autore comincia ad essere messa in discussione perché in passato il produttore del testo, che rientra in un certo genere letterario, aveva una credibilità maggiore rispetto al lettore perché portatore di un punto di vista che guida l’interpretazione del testo.
- translation studies e come sono collegati con l'imagologia.
- Il rapporto tra traduzione ed imagologia e quindi il desiderio di comparatistica deriva dalla natura ibrida del testo tradotto, visto come espressioni di voci molteplici (autore, traduttore, editore). Nel momento il cui il testo tradotto entra in un contesto nuovo, in cui il lettore incontra una ricodificazione sul piano estetico e linguistico della traduzione, significa investire quest’ultima di una portata ermeneutica che va oltre la trasposizione interlinguistica, iscrivendo questa pratica in una dimensione conoscitiva, nella quale il trasportare parole da una lingua all’altra assume la dimensione di un’attività complessa, che cerca di creare un ponte tra universi culturali diversi. Per mettere in relazione la pratica traduttiva e l’imagologia, dobbiamo considerare che l’analisi delle immagini dell’Altro, al quale rinvia ogni pratica imagologica, gioca un ruolo importante nei processi traduttivi, quando un traduttore traduce un testo di un poeta lontano dalla propria tradizione. il traduttore è responsabile, traducendo, dell’immagine che il lettore avrà del testo, l’immagine che arriverà di quel poeta, di quella cultura, di quei codici che incarna il testo sarà unicamente veicolata dal traduttore che cercherà nella propria cultura un compromesso e dei punti di riferimento oppure inventarsi qualcosa. Per Dyserinck le pratiche di imagebildung, che presiedono alla formazione delle immagini, esercitano un ruolo fondamentale sulle scelte interne alla traduzione. Il traduttore deve inventare delle immagini se non trova un corrispondente diretto. Accade spesso che autori e testi vengano tradotti in funzione dell’immaginario che di essi si ha nella cultura di arrivo, così come può avvenire il contrario. L’azione che l’immagine dell’Altro esercita sulla pratica traduttiva condiziona tale processo in tutte le sue fasi: Precedentemente al processo traduttivo: fattori come l'immaginario d'attesa del pubblico verso il quale si traduce possono esercitare condizionamenti sull'editore o sul traduttore per quanto riguarda la scelta del testo da tradurre. L'immagine dell'Altro condiziona, in tal senso, l'atto di tradurre ancor prima che questo abbia inizio Durante il processo traduttivo: ossia nello svolgersi del processo interpretativo durante l'attività di traduzione. In questa fase ogni scelta presa dal traduttore avrà conseguenze dirette sul prodotto finito. Il testo viene inquadrato in un vero e proprio processo di significazione in cui l'immagine dell'Altro nella mente del traduttore può influenzare il testo tradotto. Durante il processo di ricezione del testo tradotto: l'efficacia di una determinata traduzione è spesso vincolata alla rispondenza delle immagini che veicola con quelle radicate e attese nell'immaginario del pubblico di lettori. Immagini ben sedimentate, stereotipi e clichés agiscono attivamente sulle dinamiche della ricezione, condizionando ad esempio l'accoglienza che il testo avrà presso il grande pubblico. lo studio delle immagini dell'altro nelle traduzioni letterarie non è, come sostiene Wellek, una pratica eminentemente sociologica, ma anzi carica l'indagine testuale di una portata ermeneutica che va oltre l'analisi dei semplici processi traspositivi, e che ricolloca il testo tradotto nella sua dimensione diacronica.
l’emancipazione femminile e cioè del femminismo. La frase “stanza tutta per sé”, fa parte invece del titolo dell’opera di Virginia Woolf A room of One’s Own, che è diventata il simbolo dell’aspirazione della donna anche alla creazione letteraria e artistica. Questa rivendcazione, va di pari passo con la protesta contro l’autorità, il potere sessuale ed economico dell’uomo, e la richiesta dell’uguaglianza fra i sessi. In questi anni il femminismo non si concentrerà più solo solo sulla critica nei confronti della parità tra i sessi, ma il movimento femminista voleva inventare qualcosa di nuovo, smarcandosi dal marxismo e dall’antiautoritarismo tipico dei movimenti studenteschi. Dopo gli anni 70 lo scenario che segue la fase storica delle teorie femministe, precedente al post-strutturalismo, appare più complesso ed esteso. vi è stato un forte dibattito nei confronti della psicanalisi. ora come ora non si contano solo i movimenti femministi ma si parla di teorie femministe e di critica di genere. la svolta più importante consiste nel rovesciamento di senso dell'alterità, che non sarà indicata in quanto luogo di mistificazione e discriminazione, ma diventerà il luogo dell'autocoscienza e della possibilità di definizione di una specificità femminile e della specificità dei generi sessuali.
- critica biografica
- Con il tempo, l’interesse che il pubblico ha avuto per la vita dell’artista ha subito diverse fasi, in alcuni casi il nome dell’autore non interessava, in altri portava l’opera in primo piano. Ci sono autori che costruiscono consapevolmente le proprie opere tramite un intreccio di vita e di lettere, si tratta di personaggi autori che rendevano letterarua la propria biografia. Non è però la biografia reale a interessare lo studioso di letteratura, ma la leggenda biografica ideale amata dal pubblico e tenuta presente da questi autori nella composizione delle proprie opere. La personalità dello scrittore e qualsiasi elemento della sua vita quotidiana e della sua biografia hanno rilevanza per gli studi letterari soltanto se sono diventati materiali da costruzione di un'opera, rivestendo così una specifica funzione letteraria.
- critica militante
- La definizione di militante ci dice: “Impegnato in una partecipazione attiva e costante, nell'ambito di funzioni o rapporti d'ordine culturale, politico o religioso.” dalla definizione, pertanto, si possono desumere alcuni concetti fondamentali di questa critica ovvero: il concetto di militanza come partecipazione e impegno; quello del rapporto con la contemporaneità; lo status di opposizione nei confronti della critica accademica. Renato Serra precisava già nelle sue Lettere che molti critici sono, o sono stati, contemporaneamente accademici e militanti in modo non episodico. tuttavia, il motivo della distinzione è da ritrovarsi nella storia: gli antecedenti della critica militante si contano presso quei letterati che nell'epoca in cui si sono formati i presupposti dell'estetica l'hanno praticata quasi come attività effimera. tuttavia, è solo dai primi del 900 che la critica militante ha assunto un carattere fortemente distintivo che ancora adesso funziona in quanto etichetta peculiare. la versatile attività critica di Croce (militante per antonomasia) ci può servire per illustrare le diverse forme della critica militante: la recensione, l'articolo, ma soprattutto il saggio. questo non vuol dire che la saggistica sia tutta di carattere militante, ma è soprattutto l'affinità del tono libero e creativo a servire come termini di aggregazione. i confini della critica militante non sono così delimitabili, come pure non si può facilmente fare una storia della politica militante, poiché qquest'ultimaè una storia di autori, di riviste, delle poetiche e dei movimenti letterari. In conclusione, La critica militantetratta tematiche e autori contemporanei. I critici militanti esprimono giudizi a caldo su opere nuove con articoli e saggi in riviste e giornali, e partecipando attivamente alla vita artistica e letteraria di un paese, anche schierandosi a favore di gruppi e correnti al fine di favorirne l'affermazione.
- l'autobiografismo/ genere autobiografico
- gli studi critici sull’autobiografia hanno portato alla pubblicazione di volumi che affrontano la storia del genere autobiografico. in questi stessi libri non si tace però una difficoltà che gli studiosi devono affrontare passando dall'analisi storica alla teoria di questo genere. Jolles nella sua indagine
sulle forme semplici si occupa del memorabile, esiste un rapporto tra memorabile e autobiografia. vi è un tipo di presentazione di una personalità attraverso ciò che effettivo e concreto, attraverso qualcosa che sia tangibile, l'autore non può semplicemente darci un giudizio su di sé ma deve farlo scaturire dai fatti. L'autobiografia e prima di tutto un testo letterario, di cui bisogna intendere il funzionamento. Lejune metti in luce quattro categorie di elementi necessari per parlare di autobiografia che sono: forma del linguaggio (narrazione, prosa); soggetto trattato ( vita individuale, storia di una personalità); situazione dell'autore (identità di autore il cui nome rimanda a una persona reale, e narratore); posizione del narratore (identità di narratore protagonista, punto di vista retrospettivo della narrazione). Un'autobiografia per essere tale deve rispettare tutte e quattro le categorie formali, mentre i generi di scrittura vicini alla topografia non rispettano alcune. Per Starobinski l'autobiografia in qualità di testo ha il suo centro e il suo componimento nello stile, poiché lo stile aggiunge il valore autoreferenziale implicito di un modo singolare di eloquio. Secondo De Man invece, i problemi che sorgono quando proviamo a pensare all'autobiografia come genere non sono risolvibili e di conseguenza si dovrebbe modificare la domanda: l'autobiografia non deve essere interrogata come genere letterario o modo del discorso, ma come figura della lettura o della comprensione che ricorre in ogni testo.
- René Wellek -L’espressione analisi totale può essere ricondotta a Renè Wellek, di origine centro europea poi emigrato negli USA, dove fondò la scuola del New Criticism. Nel 1958 entra in scena la comparatistica americana con uno dei suoi primi esponenti di origine europea, Renè Wellek. Wellek diceva: “lo studio non farà alcun progresso in senso metodologico, se non sceglie di studiare la letteratura come un argomento distinto dalle altre attività e degli altri prodotti dell’uomo. Di qui la necessità di affrontare il problema della letterarietà, il compito fondamentale dell’estetica, la natura dell’arte e della letteratura”. Renè Wellek viene dalla scuola formalista, egli parte dall’idea della centralità del linguaggio e dice che, dal punto di vista della riconoscibilità, lo studio letterario deve, per mantenere la propria differenza dalle altre scineze, studiare la letteratura come argomento distinto. L’attenzione per la dimensione linguistica ed estetica è fondamentale, altrimenti rischiamo di vedere solo il contenuto letterario, che non sono tutto poiché l’opera d’arte è una struttura. Per welleck la letteratura è fatta sia di un aspetto intrinseco e sia di uno estrinseco, da cioè che è estetico e ciò che è e che invece culturale.
- New criticism
- Scuola fondata da renè wellek, è una corrente letteraria critico-poetica che si è sviluppata negli USA e in Inghilterra fra gli anni trenta e gli anni cinquanta nel segno del rifiuto di ogni spiegazione storico-ideologica della poesia. Il New criticism americano è successivo al formalismo russo ma è posto su un asse di continuità con esso al cui centro poniamo la stilistica tedesca. Tutti hanno in comune una tensione particolare alla lingua e allo stile dell’autore ecco perché anche Croce va inserito in questa idea di letteratura. Al contrario del neo-storicismo, il new criticism si concentrava sull’opera letteraria, sulla sua letterarietà, quindi sulla specificità del testo a prescindere dal contesto storico. Si concentra su due punti fondamentali: singolarità dell’opere, Espressione allo stesso tempo di valori ritenuti universali e trascendenti; Astrazione dei prodotti dell’immaginario, intesi come valori universali, dalla materialità storica e sociale. Il tentativo della Nuova critica era di liberare il testo dal riferimento al contesto storico in cui era nato, considerarlo in modo separato rispetto alla storia dell'autore, alla sua poetica e alle sue intenzioni per far conquistare alla critica del testo una nuova oggettività.
- la narratività/narrativa
- (collegato alla medicina) la narrazione è la misura del cambiamento che avviene nella post- modernità, e la narrazione è dinamica perché ha un inizio ed una fine ed è la rappresentazione di un personaggio a cui gli viene associata un’interiorità. La narrazione non agisce in maniera indipendente ma ha a che fare con le esperienze, perché le esperienze definiscono come
processo costante attraverso il quale riconduce le modalità di relazione con le grandi malattie ad una serie di discorsi anche sociali, che la portano a ragionare su un’epoca in cui si consolida la borghesia e il capitalismo industriale. Cerca di studiare le relazioni e i rapporti tra dei soggetti con le classi sociali e l’uso delle metafore ha un particolare rilievo perché nel suo saggio “malattia e metafore“inizia a studiare la tubercolosi e associa la malattia a un processo di mobilitazione della classe media. Tubercolosi e cancro sono malattie legate all’identità dell’individuo e anche a una sorta di immaginario che si è costruito nel corso dei secoli. Lei ripercorre i vari casi con cui l’immaginario ha associato la malattia, studia dunque anche il processo di romantizazzione della malattia, che avviene tra fine 700 e tutto il corso dell’800. Sontag ci dice che la tubercolosi era considerata la malattia degli individui ipersensibili, privi di talento e passionali quindi studia la narrativizzazione della malattia tanto da rivendicarne un’identità sociale precisa. Concezione che ritroviamo anche all’interno del discorso sul cancro anche se invertita: il malato di tubercolosi era lo spirito eletto, l’artista, mentre il malato di cancro corrisponde nella narrazione della malattia a una tipologia di rinunciatario rispetto alla vita, Riflette inoltre sulla vergogna del malato, un discorso sociale e sociopolitico in cui si muovono le metafore. Tutto questo si risente nella sua opera del 1988 “l’AIDS e le sue metafore”. Nel momento in cui arriva questa malattia comincia a ragionare sulla nuova epidemia. Quindi avviene uno spostamento dalla dimensione dell’individuo a quella della collettività. L’AIDS viene percepito e l’autrice discute a lungo nominandolo come invasore, quindi la metafora bellica diventa imperante, come se fosse un corpo estraneo che lo divora dall’interno. Si schiera dunque contro le metafore tradizionali belliche ma anche contro quelle cliniche, la metafora però non deve essere intesa come figura retorica. Infatti, all’inizio del suo libro “malattia e metafore” chiama in causa Aristotele e dice che lei con metafora intende proprio quello che intendeva Aristotele nella sua poetica ovvero: trasferire su un oggetto il nome che è proprio di un altro. La medicina narrativa raggruppa quei principi che possono entrare a far parte del bagaglio medico attraverso l’intervento sul piano della formazione universitaria di strumenti letterari. Rita Charon fu la prima a fondare la prima cattedra di narrative medicine, e il primo percorso accademico interamente dedicato a questo approccio interdisciplinare. Ci sono dati che attribuiscono alterazioni significative nell’organismo in presenza di una reazione emotiva e simbolica all’esperienza di malattia. Affinché tale risposta sia produttiva, essa deve basarsi su un’assegnazione di senso che sia accettata dal paziente in linea con il suo sistema di valori e convinzioni. Anche in medicina la funzione degli strumenti narrativi, sia cognitivi che critici, non è affatto da ritenere ornamentale, ma va intesa come finalizzata a potenziare e rendere più efficace la pratica medica.
- traduzione e transmedialità
- La traduzione ci costringe a interrogarci profondamente sul codice della lingua dell’autore e sul modo di ricodificare questo codice nella lingua di arrivo. Si deve quindi fare uno sforzo di comprensione del testo d’origine, decodificarlo e ricodificarlo nella nostra lingua in modo tale che il risultato finale sia degno dell’originale. Bisogna mettere a fuoco sia il codice linguistico che culturale di partenza per riuscire a ricodificare il testo nella cultura d’arrivo; ecco perché di decennio in decennio si ripropongono traduzioni nuove degli autori. la conoscenza della letteratura passa anche attraverso la traduzione dal momento che non possediamo la conoscenza di tutte quante le lingue del mondo in cui si sono espressi i principali autori. Quello che accade nella traduzione letteraria un fenomeno molto interessante, avviene una sorta di ricodificazione nella lingua di arrivo e nella cultura di arrivo di un testo di un’altra lingua e cultura che si esprime secondo parametri specifici che devono essere codificati e ricodificati dal traduttore secondo questo processo che è estremamente creativo, che non si riduce semplicemente ad un processo di imitazione del testo originale, La capacità di un buon traduttore sta nel passare da un codice all’altro ricostruendo nella lingua di arrivo la dimensione estetica del testo di partenza. Anche questo è un problema di critica letteraria poiché la traduzione è un
processo non è un prodotto. il traduttore deve essere in grado di ricostruire l’arbitrarietà del segno non alle condizioni del sistema della lingua di partenza ma del sistema della lingua d’arrivo. Tradurre significa trasferire, portare oltre. Jakobson propose nel 1959 la distinzione di 3 modi centrali del tradurre: Traduzione endolinguistica: All’interno della lingua, sono delle riformulazioni di un testo. Rientrano quindi le parafrasi, le riduzioni (semplificazioni) dei testi per l’infanzia, i riassunti ecc. Traduzione interlinguistica: comunemente tra lingue diverse, consiste nell’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di un’altra lingua. Traduzione intersemiotica: interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi di segni non linguistici, ad esempio il passaggio da romanzo a film oppure opera teatrale, che implica un cambiamento di codici e di linguaggi.
- opera
- L'opera letteraria è intesa come quell'opera d'arte che viene presentata in forma scritta, non in forma grafica o corporale. Un elemento centrale per l'opera letteraria è la narrazione di un fatto, evento, serie di eventi, sentimenti, idee o semplicemente un'espressione artistica su situazioni diverse. Il contributo dei formalisti configura una costellazione di problemi, di nuclei teorici fondamentali affermati sia nelle dichiarazioni programmatiche sia nella prassi critica. Molti di questi nuclei si sono radicati nella teoria letteraria novecentesca, soprattutto grazie all’apporto dello strutturalismo. Il primo nucleo teorico è l’autonomia del testo. I formalisti escludono tutto ciò che eccede la composizione interna dell’opera d’arte verbale, e puntano piuttosto ai procedimenti dell’autore per poter produrre una determinata opera. Possiamo distinguere tre fondamentali tipi di opera/testo letterario: quello di narrativa (in prosa), quello di poesia (in versi), quello teatrale (destinato ad essere recitato in teatro). I quali a loro volta possono essere suddivisi in vari generi.
- la retorica
- all'interno della retorica vanno distinti due aspetti: la teoria e la prassi. questa disciplina nasce nel quinto secolo a.C. E la sua prima codificazione è ad opera di Aristotele. l'oggetto della retorica è il discorso pubblico di un oratore che mira a persuadere un uditorio mediante l'argomentazione e le sue relative tecniche; quindi, i tre elementi della retorica sono: oratore, discorso, uditorio. tra i due elementi che costruiscono retorica l'uditorio è sicuramente l'elemento fondamentale, poiché in ogni enunciazione l'ascoltatore svolge un ruolo attivo, egli ti determina forma e intensità del discorso. questa prospettiva viene affermata da Benviste e Batchin, i quali rimontano la prospettiva aristotelica secondo cui il discorso è diretto all'interlocutore. nella prassi ateniese esistono tre tipi di uditorio, e quindi tre generi della retorica:
- Ascoltatore deliberativo: è il membro di un'assemblea politica. l'oratore consiglia ciò che è utile o meno. 2. ascoltatore giudiziario: è il componente di una giuria, mira a ciò che è giusto o meno. 3. ascoltatore Epidittico: deve valutare le doti espressive e stilistiche dell'oratore. attira l'attenzione su ciò che è nobile o meno. Inventio, dispositio, elocutio, memoria e actio, sono Le 5 parti dell'arte del dire che rinviano ad altrettante capacità richieste dall'oratore. Inventio e dispotio concernono la progettazione del discorso e l'assetto dei suoi contenuti in una collocazione e in un ordine efficaci. Elocutio è la messa in forma stilistica e l'approntamento di tutte le strategie e opzioni espressive adatte all'uditorio e consone al tema, in variabile equilibrio tra la chiarezza e l'ornamento del linguaggio da un lato, e la loro regolata violazione dall'altro. La memoria allestisce le tecniche per fissare nel pensiero in modo visibile e ordinato. L’actio tratta della maniera opportuna di usare la voce, i gesti, la postura del corpo, e tutti gli aspetti attinenti alla performance pubblica in cui il discorso viene pronunciato.
- critica psicoanalitica
- A differenza della critica stilistica, la critica psicanalitica consiste in un approccio al testo che è abbastanza nuovo. Il fondatore della critica psicoanalitica è Sigmund Freud (1856-1939), che nasce dal connubio tra letteratura e psicanalisi. Freud era un medico, ma era molto attratto dalla fantasia
- La pratica dell’intersezionalità nasce nell’ambito dei movimenti femministi neri statunitensi e si consolida poi attraverso gli studi di genere e sugli studi critici sulla razza. Una iniziale teorizzazione sulla necessità della metodologia intersezionale prima che il termine “intersezionalità” venisse coniato risale al femminismo nero statunitense della fine degli anni Settanta. All’inizio degli anni Ottanta, le femministe nere statunitensi Gloria T. Hull, Patricia Bell-Scott e Barbara Smith evidenziavano che considerare le categorie di oppressione come monoliti senza differenziazioni al loro interno vuol dire prendere in esame soltanto il gruppo nella posizione di maggior privilegio all’interno di quella data categoria, e quindi, ad esempio, le donne bianche se si parla di donne, gli uomini neri se si parla di neri. L’approccio intersezionale evidenzia l’eterogeneità di cui invece si deve tenere conto quando si parla di donne, il fatto che non tutte le donne storicamente condividano la medesima oppressione, e anche la necessità di considerare le oppressioni nella loro simultaneità. Quando la metodologia di analisi intersezionale viene trasferita agli studi letterari, dunque, è fondamentale che il suo forte potenziale sociale e politico non vada perso.
- ermeneutica
- l’ermeneutica da’ vita al soggetto, perché ci permette di comprendere testo, discorso, segno ecc.. Esistono due tipi di ermeneutica: quella moderna e quella contemporanea. Quella moderna ha come esponente Schleiermacher, che fa una distinzione tra i termini divinatorio e comparatistico, dove divinatorio è soggettivio, mentre comparatistico è oggettivo. Nell’ermeneutica contemporanea abbiamo Heidegger che sostiene che ogni aspetto della realtà è interpretabile in base al suo legame storico, quindi legato alla tradizione culturale. Secondo Heidegger ogni testo si basa su una pre-comprensione e quindi le comprensioni partono da delle idee precostruite, proprio perché c’è un legame con il periodo storico. Quindi per Heidegger è il testo che si lascia spiegare tramite noi e non noi che spieghiamo il testo.
- Impredivibilità
- l'imprevedibilità riguarda la capacità del testo di saper generare dei sensi nuovi con l’illimitato riuso di questi sensi. l'imprevedibilità è data quindi dalle contraddizioni, dalla capacità del testo di rappresentare il diverso come uguale, quindi, è la conferma della potenza dell'immaginazione letteraria. Che daì l’oppurtunità di oltrepassare i limiti.
- Poesia
- con il termine poesia prima dell'Ottocento, nella tradizione europea si poteva intendere tutto il sistema letterario, insieme di opere composte di parole e dotate di valore estetico. un paio di secoli invece la poesia si è trasformata in qualcosa di più riristretto preciso; e tuttavia negli ultimi sessant'anni il suo dominio d'applicazione si è venuto di nuovo allargando, in presenza di fenomeni ritenuti poetici, come la canzone e il rap. invece tra il 500 e il 700 esisteva una rete di generi detti “poetici” estremamente articolata, poiché allora poesia significava soprattutto discorso scritto in versi, e la capacità di scrivere in poesia era molto diffusa presso le persone istruite. il mondo della scrittura in versi nella società letteraria tradizionale è relativamente allargato e molto diverso da quello che si impone nel corso dell'Ottocento. quello che era solo uno dei generi, il genere lirico, si espande diventando l'unico genere poetico. quindi la poesia finisce per coincidere con la poesia lirica, la narrativa in versi perde quasi ogni importanza e il teatro è scritto sempre più spesso in prosa. se il romanzo è per definizione aperto ed è capace di assorbire al proprio interno quasi ogni tipo di discorso, la poesia cosiddetta moderna appare più chiusa su se stessa. l'immagine del poeta moderno è esattamente l'opposto di quella del poeta arcadico: se l'arcade brillava per la sua apertura e socievolezza e per concezione della poesia molto facile, quasi colloquiale, il poeta moderno si caratterizza per una asocialità, dovuta anche al fatto che il suo mestiere ridiscute continuamente le regole. In Italia il primo poeta veramente moderno è Giacomo Leopardi.
- gli elementi della poesia
- Gli elementi che costituiscono la poesia lirica si possono dividere essenzialmente in tre gruppi: gli aspetti strutturali, che comprendono il verso, la rima, la strofa, il ritmo e lo schema metrico; gli
aspetti lessicali e sintattici, che comprendono la scelta delle parole e il loro ordine, e le figure retoriche, come la similitudine, la metafora ecc... La poesia è caratterizzata da elementi propri: gli aspetti strutturali o metrici. I più importanti sono il verso, la rima, la strofa, il ritmo e lo schema metrico. Il verso può essere definito la riga della poesia, in quanto non si va a capo occupando tutto lo spazio a disposizione, ma secondo il ritmo. Infatti, la parola deriva dal latino “versum”, che è il participio passato del verbo “vertere” che significa “svoltare”. Ciascun verso prende il nome a seconda del numero di sillabe che contiene (“decasillabi”=dieci sillabe, “endecasillabi”=undici sillabe, il verso più utilizzato nella poesia italiana, e così via) e si dividono in due grandi gruppi: parasillabi, contenenti un numero pari di sillabe, e imparisillabi, contenenti invece un numero dispari di sillabe; mentre i primi hanno un ritmo più cadenzato, gli altri ne hanno uno più fluido e ampio. la suddivisione del verso in sillabe, è necessario però tenere conto di alcune regole: Se l'ultima sillaba è accentata, si conta una sillaba in più; Se l'ultima parola è sdrucciola, si conta una sillaba in meno; L'ultima sillaba di una parola che termina per vocale si unisce alla sillaba successiva se questa inizia per vocale. La rima è un'uguaglianza di suono di fine verso o all'interno del verso stesso, dall'ultima sillaba accentata in poi. Solitamente, alla fine di ogni verso si mettono delle lettere: uguaglianza di lettera significa presenza della rima. A seconda dell'alternanza, essa si divide in: baciata (AABB); alternata (ABAB); incrociata (ABBA); incatenata (ABA BCB CDC). La strofa è un raggruppamento di versi e prende il nome proprio dal numero dei versi che contiene: avremmo così le terzine (tre versi), quartine (quattro versi) ecc.. La lunghezza dei versi, la disposizione degli accenti e la presenza delle rime dà il ritmo alla poesia, che è l'alternanza delle sillabe toniche e atone in un verso. La metrica, ovvero lo studio della versificazione, ci consente di conoscere tutti questi aspetti e permette di creare lo schema metrico. Nella poesia moderna, vi è una prelevanza di versi liberi. Nel Novecento, i poeti abbandonano il linguaggio aulico dell'Ottocento, ma attribuiscono alle parole dei significati diversi; la differenza tra il significato comune e quello poetico di una parola, infatti, è molto marcata. I poeti praticavano quindi uno scarto semantico; la semantica è la parte della lingua che studia i significati delle parole. Per analizzare una poesia del Novecento, sono molto importanti le aree semantiche, nelle quali si raggruppano delle parole scelte dal poeta; per capire il suo messaggio, è indispensabile capire a quale area semantica appartengano queste parole. Le figure retoriche sono quegli usi particolari della lingua con i quali si riesce ad attribuire ad una parola un significato che va oltre a quello comune. Le figure retoriche si possono dividere in due gruppi: di suono e di significato.
- jakobson
- Egli si dedicò alle tesi del 29 e al linguaggio poetico, in un famoso saggio “linguistica e poetica”, presentato durante un convegno sui problemi dello stile tenutosi negli stati uniti nel 58. evento fondamentale nella storia dello strutturalismo europeo, dato che Jakobson portò lo strutturalismo negli Stati Uniti. Fine anni 50 e per Jakobson significa che non è più possibile per il linguista eludere la funzione poetica del linguaggio, ovvero la specificità della lingua poetica all’interno di tutta la lingua in generale, e non è più possibile per uno studioso di letteratura essere estraneo agli apporti della linguistica. da questo connubio tra studiosi di letteratura e studiosi di linguistica in figure come Roman Jakobson si realizza una critica letteraria nuova. Le principali funzioni del linguaggio per Jakobson sono: motiva che fa riferimento al mittente, referenziale che fa riferimento al conteso, poetica che fa riferimento al messaggio, fatica che fa riferimento al contatto, metalinguistica che fa riferimento al codice della lingua, conativa che fa riferimento al destinatario
- todorov -Todorov insieme a Jakobson e Propp rappresenta la terza figura fondamentale dello strutturalismo. Diede un’impronta fondamentale portando avanti questa ricerca sul testo come struttura, e individuò tre livelli essenziali: Livello verbale, Livello sintattico, Livello semantico. lesse molti autori fantastici e individuo delle costanti, concentrandosi sulla struttura narrativa e sul funzionamento di questi 3 livelli: )Il livello verbale risedé nelle frasi concrete che costituiscono il
studi narratologici, dedicati alla narrazione, in particolare nella fiaba un genere specifico erano mirati ad isolare la struttura intrinseca della fiaba. Quindi Propp cerca di individuare la struttura di base del genere. L’idea da cui parte è la funzione, quindi non si concentra sul personaggio in sé ma sulla sua funzione che il personaggio ha nella favola; quindi, come agisce rispetto ad altri personaggi. Le funzioni sono le parti costitutive della fiaba, il numero delle funzioni che la fiaba comprende è limitato, cioè ricorrente, ed è possibile perciò individuare una struttura stabile. Dice Propp nella morfologia della fiaba la successione delle funzioni è sempre la stessa, tutte le fiabe russe presentano le medesime funzioni e derivano da un solo e medesimo modello. Tutte le funzioni conosciute nella fiaba si dispongono secondo un solo racconto. Vi è una sorta di scheletro, un racconto ideale dove queste funzioni incarnate dai singoli personaggi si dispongono nella storia. Ogni personaggio ha una funzione (eroe, antieroe, aiutante ecc..). La combinazione di tutte queste funzioni non è mai completamente libera. Schemi: Personaggi. 8 personaggi presenti nella fiaba: Eroe, Antagonista, Falso eroe, Mandante, Mentore, Aiutante, Principessa/sovrano. 4 fasi della storia: equilibrio iniziale, rottura dell’equilibrio, peripezie dell’eroe, ristabilimento dell’equilibrio
- jung
- Altro grande padre della psicanalisi da cui anche la critica psicanalitica deriva degli elementi sostanziali. Jung fu un seguace di Freud, quando ad un tratto le loro vie divergono, su un punto in particolare cioè sulla concezione di inconscio. Per Freud l’inconscio era qualcosa di singolo ed individuale mentre per Jung invece è collettivo. Inconscio collettivo è un’espressione propria di Jung, egli critica l’approccio biografistico della critica psicanalista dicendo che il compito dello psicologo davanti all’opera d’arte deve essere limitatamente di comprendere l’origine del significato che traspare, liberandolo da qualsiasi incrostatura personale, cioè proprio da quella dimensione individuale che interessava Freud. Ma perché interessava Freud? Perché la finalità di Freud era quella della cura dell’arista. Jung ha un punto di vista diverso e dice che tutto ciò che è legato all’autore e alla sua vita non è essenziale alla comprensione del testo. Quindi significa che mentre a Freud intessa la persona del poeta nelle sue condizioni patologiche a Jung interessa la creatività non la persona del poeta o dell’artista. Questo inconscio collettivo è interessante per Jung perché è tappezzato di immagini simboliche ricorrenti che lui definisce “archetipi primordiali” ovvero, immagini che sono il risultato di esperienze umane di intere generazioni che si ripetono
- fenomenologia
- Nasce nel 900. Hosseur dice che la realtà è solo quella che viene percepita dalla nostra coscienza e quindi l’oggetto è immutato e passa attraverso l'esperienza del lettore e dell'interprete. Quindi interpretare il testo avviene con l'esperienza personale. Il critico quindi, secondo hosseur deve andare oltre la struttura del testo, e sostiene che il testo e l'orchestrazione che c'è tra l'autore e l'interprete. Garden invece sostiene l'opera letteraria può essere analizzata sia nel dettaglio che nell'insieme, e dove il singolo modifica ogni stato della lettura, e il collegamento che si può fare tra il lettore e l'opera dipende dalla sensibilità, dalla situazione, e dall'intelligenza del singolo. L'interesse fenomenologico per la coscienza dell'autore si ha anche nella scuola di Ginevra, il cui fondatore è Raymond, che sostiene che bisogna indagare il carattere di ogni poesia. Poulette definisce la lettura come possessione del sé. quindi la fenomenologia è come l'opera d'arte esiste nella realtà, dove lo scrittore pretende che il lettore dona tutto se stesso all'interno della lettura perché così si può ricostruire una coscienza.
- new historicism
- New Historicism o neo-storicismo, Di cui White è il massimo esponente. Si tratta di una nuova fase dello storicismo, che con White si sviluppa negli Stati Uniti negli anni 80 come reazione locale al principale movimento di critica dello storicismo, cioè il new-criticism, sorto negli anni 50. Il neo- storicismo si contrappone al new criticism, il quale si concentrava sull’opera letteraria, sulla sua
letterarietà, quindi sulla specificità del testo a prescindere dal contesto storico (René Wellek). Con il neo-storicismo il focus torna sulla contestualizzazione. (per loro l'opera letteraria è un prodotto di formazioni socio-politiche, storicamente localizzabili: la letteratura è emanazione e radicamento del potere. I new historicist si limitano a constatare il legame indissolubile tra potere letteratura.) I critici letterari che seguono il neo-storicismo cercavano di far emergere l’autore come un prodotto della sua epoca non andavano ad agganciare fattori politici, economici, sociali che dicevano sempre meno del testo e sempre più dell’epoca e facendo annegare l’autore in queste ricostruzioni contestuali.
- temi
- Lo studio di temi e miti letterari nasce nel clima degli studi sul folklore nel 19 secolo, e anche nel momento in cui la letteratura comparata diventa disciplina accademica. La branca della letteratura comparata che si occupa dei miti letterari è la Tematologia che nasce a cavallo del 800-900 e si sviluppa con il nome di “storia dei materiali”. Il punto di partenza per lavorare con la tematologia è il tema, che è un oggetto poliedrico che si identifica con la materia del testo. Quindi i temi letterari sono entità mobili e flessibili che si configurano come deposito di argomenti di interesse generale, soggetti a rimodellazioni a seconda del contesto culturale. (Esempi di classificazioni di temi letterari ricorrenti: Temi mitologici, leggendari e storici; Temi-tipi sociali, professionali e morali (il tema del cavaliere,del viaggiatore, del criminale); Temi-motivi (l’anello magico, la terra desolata, lo specchio, la lettera)ecc.) Dal tema si trae il motivo, unita più piccola del tema, e i motivi coincidono con azioni minime, a volte tipi di rapporti, a volte anche oggetti e operazioni. Quando diversi motivi convergono in un unico tema si forma qualcosa di più stabile e atemporale, ricorrente, si avrà il topos (luogo comune). Che sono luoghi della memoria collettiva dove di depositano attraverso il tempo, in forma stereotipata, schemi di azioni, situazioni, invenzioni caratteristiche della fantasia. Ernest Robert Curtius, nel 1948 compose “Letteratura Europa e medioevo latino” è una di quelle opere che rappresentano la base della disciplina. Curtius studia come i topoi si sono radicati nella memoria collettiva, come abbiano rappresentato la sopravvivenza dell’antico e gli abbiano dato un senso nuovo, una sopravvivenza ulteriore.
- il mito
- Nella sua definizione base il mito è un racconto favolistico di una realtà che eccede i limiti dell’esperienza e delle regole. Le definizioni di mito secondo Devoto-Oli, 1978. Ci riassumono cos’è il mito e come possiamo studiarlo in letteratura 1.il mito come modello cioè come fatto esemplarmente idealizzato in corrispondenza di una carica di eccezionale e diffusa partecipazione fantastica e religiosa (es. i miti dell’antica Grecia, il mito dei Dioscuri.) 2.il mito come simbolo in un senso estensivo quando è capace di polarizzare le aspirazioni di una comunità o di un epoca, elevandosi a simbolo privato e trascendete (es. il mito di Napoleone, il mito della ragione nell’illuminismo..) 3.il mito come comunicazione è parola. Di quanto, malgrado la diffusione e il prestigio, sembri destinato ad una clamorosa smentita da parte dell’analisi razionale e o della realtà effettuale (es il mito dell’invincibilità di un esercito, la sua incorruttibilità). Il mito viene studiato da diverse discipline. Dal punto di vista della storia delle religioni il nome di Eliade è molto importante, per lui il mito è da considerare una storia sacra del tempo dell’origine, egli ha codificato l’idea di tempo ciclico e di eterno ritorno.Codifica dei generi letterari e generi letterari in quanto oggetto di studio da molto tempo. Quindi non una tematica recente, ciò che è recente è la loro riconfigurazione all’interno di una ritmica del canone per cui il canone delle letterature e quindi dei generi appare sempre più come un costrutto storico culturale sempre revisionabile. La nozione di genere è una nozione molto antica. Aristotele non usava il termine genere ma forme, all’interno della poetica. Essa è legata alla necessità di fissare la tipologia delle
forma di Electronic Literature o digital fiction, Che includono opere letterarie sperimentali la cui creazione e fruizione è possibile solo grazie a tecnologie digitali. da un certo punto di vista, tutta la letteratura è diventata in parte elettronica, ma le opere di Electronic literature sono digitali in senso più radicale, perché introducono elementi sonori, visivi interattivi che spesso sovrastano la parola scritta, sfidando apertamente il concetto di letteratura.
- la cronotopia
- è un concetto cardine ben noto della critica e della teoria letteraria di Batchin, per il quale esso sta a indicare l'interconnessione delle dimensioni spaziali e temporale vere e proprie forme della realtà, incarnate nel testo letterario. Batchin ne tratta nel saggio “ le forme del tempo e del cronotopo nel romanzo”. Pertanto cronotopia di un campo disciplinare complesso, vuol dire porsi nella prospettiva di considerare la comparatistica un luogo di convergenza di questioni teoriche e critico-letterarie di natura tanto diacronica quanto sincronica, in grado di restituire un'immagine complessa del campo della letteratura. (ci si può collegare poi alla letteratura comp)
- la letterarietà
- è la presenza in un’opera di quelle proprietà e di quei caratteri che la fanno riconoscere come un fatto letterario. Fa riferimento al principio di organizzazione del testo, alla lingua che il testo utilizza. Quindi c’è un’intenzione in particolare da parte de formalisti di puntare l’attenzione sul procedimento, attraverso il quale l’opera letteraria viene creata. Concetto importante per i Formalisti Russi: due importanti esponenti Sklovskij e Jakobson. la coerenza interna del testo è un aspetto che traduce la parola letterarietà. Si va a vedere il procedimento attraverso il quale nel testo letterario si forma quella coerenza interna, cioè come quel testo funziona e fa sistema, e nel vedere l’opera come sistema di segni e labirinto di nessi e connessioni. Un nesso speciale dal punto di vita del rapporto tra i linguaggi artistici è quello tra poesia e musica da secoli ambiti disciplinari distinti. Ad oggi la letterarietà rientra tra gli argomenti più discussi, Bourdieu (sociologo francese) sostiene che il premio Nobel pretende in un certo senso di avere il monopolio sulla legittimità letteraria. Un premio che nella percezione collettiva equivale all’idea che se appunto viene assegnato il premio Nobel quello è il premio maggiore che si possa ottenere anche per uno scrittore. Il premio segue dei criteri che cambiano nel corso degli anni e quindi le motivazioni che accompagnò il Nobel saranno diverse di anno in anno. Caso importante è appunto quello di Bob Dylan che ha vinto il premio Nobel nonostante non sia uno “scrittore”. possiamo dire che in questo caso la letterarietà è resa ancor più evidente della marginalità che questo genere di poesia (cantata) ha nella tradizione occidentale. Tenendo conto che questa forma espressiva è riscontrabile anche in altre culture non solo quella occidentale. Quindi quando si parla di letterarietà bisogna far buon uso di questo termine e non intendere un’essenza impalpabile della letteratura. Le dimensioni della letterrietà: produzione del testo; ricezione dei lettori e ascoltatori e l’interesse/emozioni che esso suscita.
- lett. Comparata
- È un’area che si occupa dei rapporti tra letteratura e il resto dei campi del sapere, fortemente relazionata con le questioni centrali della teoria della letteratura come: cos’è l’autore, il testo e il personaggio. nasce alla fine del 800 in Europa nell’università francese proprio come studio tra letterature diverse e lingue diverse, tra letteratura e ciò che non lo è. Quindi, di fatto, costituisce una disciplina a sé, in Italia invece è accorpata alla teoria e alla critica letteraria in un unico settore. Essendo una disciplina conosciuta e studiata in tutto il mondo ha delle declinazioni particolari a seconda del contesto in cui viene studiata. Nasce in Europa nel’800, principalmente nelle università francesi, e la sua prima manifestazione è stata quella di essere dedicata alla comparazione tra letterature antiche-classiche e le letterature moderne. In particolare, si studiava come i classici dell’antichità venivano imitati/letti nella modernità, dunque come influenzavano le letterature moderne. In Italia abbiamo una doppia definizione della disciplina: letteratura comparata(singolare) e letterature comparte (plurale). Un doppione introdotto quando fu istituita, la disciplina come
letterature comparate al plurale perché l’idea era quella di privilegiare questa comparazione tra letterature. Negli Stati Uniti, altra grande nazione in cui prende piede nella metà del 900, la diffusione di questa disciplina in molte università americane ha fatto si che la comparazione limitata alle letterature si aprisse anche ad altre sfere del sapere, ad esempio la comparazione tra letteratura e mass media, letteratura e cinema ecc… A differenza delle discipline mono-linguistiche, la letteratura comparata non si fonda su un corpus di testi in una sola lingua ma è interessata tutto ciò che mette in rapporto il testo con altri testi comprendendo quindi testi di altre lingue e testi non letterari, e dunque tutti quei fenomeni culturali che non sono per forza letterari. Le letterature comparate utilizzano, di volta in volta a seconda delle competenze dello studioso, letterature diverse e autori diversi perché il fine non è ricostruire il corpus della letteratura nazionale o studiare l’evoluzione della lingua letteraria di una nazione, bensì quello di studiare le relazioni e i rapporti. Secondo la definizione di Paul Van Tieghem la letteratura comparata è “consiste essenzialmente nello studio delle opere appartenenti a diverse letterature dal punto di vista dei loro rapporti reciproci.” Claudio Guillen, Nel suo libro “introduzione alla letteratura comparata” definisce la letteratura comparata come lo studio di fenomeni e insiemi sovranazionali che implicano internazionalità. Significa che la letteratura comparata studia ad esempio la questione del canone proprio perché nella storia del canone si trovano intersecate la questione del genere letterario, la questione della storicizzazione dell’autore o dell’autrice che sono comuni a diverse letterature.
- Fabula e intreccio.
- L’intreccio del testo narrativo (formalisti russi). Se parliamo di mito parliamo di narrazione, quest’ultima contiene due strutture portanti: la fabula e l’intreccio. La fabula è l’insieme delle sequenze in ordine cronologico. Quindi abbiamo un personaggio che si comporta in un certo modo, dove le sue azioni si verificano secondo un ordine cronologico. (Es L’Ulisse di Joyce è una riscrittura dell’Odissea ma ci sono delle differenze fondamentali nell’intreccio: mentre la storia di Ulisse nell’Odissea dura 10 anni nell’Ulisse di Joyce dura un giorno, stravolgendo così l’intreccio originale, introducendo anche dei personaggi nuovi. Possiamo dire che Joyce sforza estremo la fabula al punto da renderla quasi irriconoscibile). Sicuramente ha molto più significato l’apparato delle varianti, cioè l’intreccio, perché è qui che si misura l’innovazione, l’originalità. L’intreccio infatti è il racconto vero e proprio ovvero la costruzione estetica delle sequenze degli avvenimenti narrati dall’opera. Con costruzione estetica intendiamo un’intenzionalità creativa, di originalità, di interpretazione della realtà che Joyce non tira fuori da Omero ma che tira fuori da sé stesso. l’intreccio È fatto di varianti ma anche di: -Un insieme di temi e motivi che costituiscono l’argomento o contenuto della narrazione. -Distorsioni temporali e mescolamenti che strutturano le sequenze dei fatti narrati. Mentre la fabula è un filologico per cui abbiamo un’azione e poi una conseguenza di un’azione nell’intreccio non è così, in esso noi possiamo avere: 1)Anticipazione di episodi (Prolessi narrativa o Flash Forward). 2)Racconto all’indietro di episodi (analessi narrativa o flash back). È l’intreccio che permette questo, non la fabula perché quest’ultima non ammette movimenti in avanti e indietro. 3)Mescolamento delle stanze del narratore (punto di vista, voce che parla che non è necessariamente quella dell’autore). Veselovskij spiega la differenza tra motivo ed intreccio: Il motivo: è la più semplice unità narrativa che risponde alle esigenze delle osservazioni quotidiane (raffigurazione del sole, della luna dell’eclissi) e delle situazioni abituali (il ratto della fanciulla-sposa nelle culture popolari, il congedo nelle favole, cioè la morale). In questo caso si parla di semplici elementi costitutivi della fabula che sono lì nel testo in un certo punto e si manifestano in un certo modo. L’intreccio: è una modalità telematica attraverso cui vengono intrecciati i motivi (le favole sul sole, o sul ratto della fanciulla-sposa).