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Esercizio per prova esame economia politica
Tipologia: Appunti
1 / 13
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x e y. Esistono 10 unità del bene x e 10 unità del bene y. Il saggio marginale di A è y A
/x A
mentre il saggio marginale di B è y B
/x B
. Si indichino, spiegando la risposta, due diverse
allocazioni Pareto-efficienti.
Secondo i criterio di Pareto le condizioni Pareto-efficienti sono quelli in cui è distribuito tutto,
senza sprechi, ma non importa in che modo. Il criterio paretiano guarda alla guarda
all’efficienza, non all’equità delle distribuzioni. Dunque, La condizione di efficienza allocativa
nel caso dell’economia del puro scambio è l’uguaglianza tra i saggi marginali di sostituzione di
tutti i consumatori. Quindi, nel nostro caso deve valere: SMS A
B
=y A
/x A
=y B
/x B
, tenendo in
mente che abbiamo a disposizione 10 unità del bene x e 10 unità del bene y. Quindi, le due
diverse allocazioni Pareto-efficienti possono essere, per esempio M(6;6) e N(4;4) oppure le
allocazioni P(3;3) e R(7;7).
quel fattore produttivo. Vero o falso? Si commenti.
Vero. Questo fenomeno va sotto il nome della legge dei rendimenti decrescenti. La legge dei
rendimenti decrescenti è la legge secondo la quale, oltre un determinato punto, all’aumentare
della quantità dell’input variabile, la quantità dell’output aumenta a un tasso decrescente.
Graficamente la legge dei rendimenti decrescenti mi dice che la funzione di produzione
all’inizio è convessa, ma da un certo punto (non sappiamo precisamente quale punto) in
avanti diventa concava. La produttività marginale di un fattore produttivo variabile è la
variazione del prodotto totale conseguente alla variazione marginale del fattore produttivo
variabile, quando tutti gli altri fattori rimangono costanti. La produttività marginale di un
fattore produttivo variabile si calcola semplicemente facendo la derivata parziale della
funzione di produzione rispetto a quel fattore produttivo. Quindi, ne consegue che la
produttività marginale all’inizio è crescete, ma dopo un certo punto diventa decrescente.
prezzo di equilibrio sia uguale al costo marginale.
Il ricavo marginale può essere visto come uno meno l’inverso dell’elasticità, tutto moltiplicato
per il prezzo. Pertanto, quanto meno è l’elastica la domanda, tanto più il prezzo è maggiore
del ricavo marginale. Nel caso limite in cui l’elasticità è infinita, il ricavo marginale coincide con
il prezzo. Quindi, la domanda deve essere infinitamente elastica affinché in monopolio i prezzo
di equilibrio sia uguale al ricavo marginale. Ma, il principio marginalista (e quindi il
comportamento ottimizzante delle imprese) afferma che l’impresa scelga in modo che il ricavo
marginale eguaglia il costo marginale. Ne consegue che nell’equilibrio, nel caso in cui
l’elasticità della domanda è infinita, il prezzo di equilibrio è uguale al costo marginale.
equilibrio. Vero o falso? Si commenti.
Vero. L’impresa realizza profitti positivi in equilibrio perché in monopolio il prezzo è più
elevato del ricavo marginale e quindi anche del costo marginale. Il fatto che il prezzo sia più
alto del costo marginale vuol dire che la disponibilità a pagare dei consumatori per una unità
aggiuntiva dell’output è superiore al costo necessario per produrre quella unità ulteriore.
Quindi, possiamo dire che c’è uno spazio che non viene riempito. In altre parole, c’è una
possibilità di cambio reciprocamente vantaggioso che non viene sfruttata. Quindi, in
monopolio si non realizzano tutte le opportunità dello scambio, non si realizza l’efficienza
allocativa.
Engel del bene x è inclinata positivamente. Vero o falso? Si commenti.
Vero. Questo perché, la curva di Engel è inclinata positivamente, se il bene è normale. Data la
curva di domanda x=M/p, la quantità domandata del bene x diminuisce se aumenta il prezzo
del bene. Quindi, possiamo affermare che il bene x è un bene normale. Pertanto, è vero.
riduzione del prezzo e della quantità di equilibrio. Vero o falso? Si commenti.
Falso. L’aumento dei costi di produzione determina riduzione dell’offerta. Quindi, la curva di
offerta si sposta verso l’alto, verso sinistra. Se la curva di offerta si sposta, si sposta anche
l’equilibrio. In particolare, aumenta il prezzo di equilibrio e diminuisce la quantità di equilibrio.
consumatori danno al bene è inferiore al costo necessario per produrre un’unità in più di quel
bene. Pertanto, bisognerebbe espandere la produzione. Vero o falso? Si commenti.
Falso. Bisognerebbe espandere la produzione quando si verifica l’inefficienza produttiva. Ma
l’inefficienza produttiva si verifica quando il prezzo di equilibrio è maggiore (NON minore,
come nel nostro caso) del costo marginale e, dunque, anche del minimo dei costi medi.
Se n>2 la quantità prodotta in equilibrio da ciascuna impresa è minore della quantità prodotta
in equilibrio da ciascuna impresa in un duopolio di Cournot. Vero o falso? Si commenti.
Vero. In oligopolio di Cournot la quantità prodotta da ciascuna delle due imprese è
1 − c
mentre in oligopolio con n imprese la quantità prodotta da ciascuna impresa è
1 − c
n + 1
. Quindi,
conseguenza, la curva di domanda affrontata da ciascuna impresa si sposta verso sinistra.
Questo processo di aggiustamento va avanti affinché i profitti di ciascuna impresa impresa
non diventino nulli (p*=AC) e ciascuna impresa non massimizzi i propri profitti (CM=RM).
Dunque, queste due condizioni devono essere contemporaneamente valide: il prezzo uguale
al costo medio e il ricavo marginale uguale al costo marginale.
produttività marginale di entrambi i fattori è pari a 1. In equilibrio l’impresa usa una quantità
di lavoro doppia rispetto al capitale. Vero o falso? Si commenti.
Falso. In equilibrio l’impresa usa una quantità del capitale doppia rispetto a quella del lavoro.
Questo perché la produttività marginale di un fattore produttivo è la derivata della funzione di
produzione rispetto al fattore produttivo di riferimento. Siccome, la produttività marginale di
entrambi i fattori è 1, mentre il prezzo del fattore produttivo lavoro è il doppio del prezzo del
fattore produttivo capitale, la quantità del capitale deve essere doppia rispetto a quella del
lavoro.
Il surplus del consumatore è il beneficio monetario che il consumatore trae da uno scambio,
ovvero è la differenza tra il prezzo di riserva, cioè il massimo prezzo che il nostro consumatore
sarebbe stato disposto a pagare, e il prezzo effettivo che paga, cioè il prezzo di mercato.
Quindi, se il prezzo di riserva diminuisce (ed il prezzo di mercato rimane costante) il surplus
dei consumatori diminuisce.
medio e maggiore al costo marginale. Vero o falso? Si commenti.
Falso. Nel lungo periodo in concorrenza perfetta i profitti sono nulli. Ma i profitti sono nulli
quando il prezzo è pari sia al costo medio che al costo medio. Il prezzo deve essere uguale al
costo medio, perché o profitti possono essere scritti come П=q(p-AC), ovvero come prezzo
meno il costo medio, tutto moltiplicato per la quantità. Il prezzo deve essere uguale al costo
marginale, perché le imprese sono sempre razionali e vogliono massimizzare i propri profitti.
In concorrenza perfetta, l’impresa massimizza i suoi profitti, se sceglie la quantità in
corrispondenza della quale il prezzo eguaglia il costo marginale. Dunque, nel lungo periodo in
concorrenza perfetta in equilibrio i profitti sono nulli e p=CM=AC, ovvero il prezzo è uguale al
minimo dei costi medi. Questo perché il costo marginale (CM) è uguale al costo medio (AC)
soltanto in corrispondenza del punto minimo del costo medio (AC).
La curva di indifferenza è sempre decrescente, non può mai essere inclinata positivamente.
Questo perché la curva di indifferenza è l’insieme dei panieri tra loro indifferenti per il
consumatore. Infatti, solo se la curva di indifferenza è decrescente, i panieri sono tra loro
indifferenti per il consumatore, perché assicurano lo stesso livello di utilità per il consumatore.
Se, invece, la curva di indifferenza fosse inclinata positivamente, il paniere che si trova più
lontano dall’origine (che si trova più in alto a destra) assicurerebbe l’utilità maggiore al
consumatore rispetto al paniere che si trova sulla stessa curva, ma più vicino all’origine. Ma, la
curva di indifferenza, per definizione è l’insieme dei panieri tra loro indifferenti per il
consumatore.
Se la curva di indifferenza fosse inclinata positivamente, questo violerebbe l’assioma di non
sazietà, perché in questo caso un paniere (quello in alto a destra) contenente un maggior
quantitativo di entrambi i beni sarebbe equivalente, per il consumatore, a un paniere che ne
contiene quantitativo minore.
Il vincolo di bilancio è la rappresentazione dei possibili panieri, ovvero delle possibili
combinazioni del bene x e del bene y, che il consumatore può acquistare avendo a
disposizione un certo reddito M. Il vincolo di bilancio, dunque, è definito dalla seguente
equazione: xp x
+yp y
=M. Quindi, il vincolo di bilancio, non può essere inclinato positivamente,
perché se il consumatore vuole aumentare il consumo di un bene, deve per forza diminuire il
consumo dell’altro bene.
diminuiscono. Vero o falso? Si commenti.
Vero. In concorrenza perfetta il prezzo per ciascuna impresa è un dato e a questo prezzo
ciascuna impresa sta già vendendo tutto ciò che può vendere. Infatti, in concorrenza perfetta
operano tantissime piccole imprese identiche fra di loro, quindi il comportamento di una
piccola non è in grado di modificare qualcosa. Dunque, se l’impresa fissasse in prezzo inferiore
a quello del mercato, venderebbe comunque tutto, ma a un prezzo più basso. Di conseguenza,
i suoi profitti sarebbero più bassi.
quale i consumatori sono massimamente soddisfatti. Vero o falso? Si commenti.
Falso. L’equilibrio nel modello della domanda e dell’offerta esprime il prezzo in
corrispondenza del quale tutta la domanda è soddisfatta dall’offerta e viceversa. Ma questo
non vuol dire che esso sia il prezzo preferito dai consumatori. Infatti, i consumatori avrebbero
preferito un prezzo ancora più basso.
i costi marginali pari a 2, non conviene venderli, proprio perché il costo necessario per
produrre il bene è superiore alla disponibilità a pagare dell’ultimo consumatore.
domanda al reddito è sempre positiva.
Si, è corretto. La curva di Engel è positiva se il bene di riferimento è un bene normale.
L’elasticità della domanda al reddito è positiva se abbiamo che fare (come nel nostro caso)
con un bene normale. Questo vuol dire che la domanda cresce all’aumentare del reddito.
allora il soggetto è sempre indifferente tra partecipare o non partecipare ad una scommessa.
Vero o falso? Si commenti.
Falso, anche se la funzione di utilità del nostro soggetto è lineare, il soggetto di riferimento è
indifferente fra partecipare e non partecipare solo ad un gioco equo, ma non a una
scommessa qualsiasi. Il gioco equo è un gioco per il quale il valore atteso al netto della
ricchezza iniziale è pari a zero.
totali sono pari rispettivamente a 2q A
per l’impresa A e a q B
per l’impresa B. In equilibrio, la
quantità prodotta dall’impresa A è inferiore alla quantità prodotta dall’impresa B, ed i profitti
dell’impresa A sono inferiori ai profitti dell’impresa B. Vero o falso? Si commenti.
Vero. Infatti, nel duopolio di Cournot con imprese asimmetriche (diverse) a quantità prodotta
da ciascuna impresa in equilibrio dipende anche la quantità prodotta dall’impresa avversaria.
In particolare, in equilibrio la quantità prodotta da ciascuna impresa è funzione decrescente
dei propri costi marginali e funzione crescente dei costi marginali dell’impresa avversaria.
Quindi, se l’impresa A ha i costi marginali più alti dell’impresa B, la quantità prodotta
dall’impresa A è inferiore della quantità prodotta dall’impresa B. Di conseguenza, anche i
profitti dell’impresa A sono inferiori ai profitti dell’impresa B. Infatti, l’impresa B riesce a
minimizzare i costi e quindi ad essere più efficiente, mentre l’impresa A ha l’incentivo minore
a produrre.
conseguenza può essere associata ad una o più azioni”. Vero o falso? Si commenti.
Vero. Infatti, il problema della scelta razionale da parte di un individuo è composto da tre
elementi essenziali: l’insieme di scelta, la relazione tra azioni e conseguenze e l’ordinamento
delle preferenze (sulle conseguenze). Il secondo punto dice che il soggetto deve essere in
grado di associare ad ogni azione, appartenente all’insieme di scelta, una o più conseguenze. Il
numero delle azioni (n) può essere diverso dal numero delle conseguenze possibili. Se il
soggetto non fosse in grado di collegare una o più conseguenza a ciascuna azione, non
sarebbe in grado di effettuare la scelta razionale.
confrontare due panieri. Vero o falso? Si commenti.
Vero. L’assioma di non sazietà (locale) ci consente di affermare che, a parità di tutte le altre
condizioni, è preferibile avere la quantità maggiore di un certo bene. Dunque, l’assioma di non
sazietà ci consente di confrontare, per esempio, il paniere A(x 1
;y 1
) con il paniere B(x 1
;y 2
) e nel
caso in cui y
2
y
1
affermare che il paniere B è preferibile al paniere A. Ma, l’assioma di non
sazietà non ci consente di confrontare i panieri C(x 1
;y 1
) e D(x 2
;y 2
) fra loro, con x 1
x 2
e y 1
<y 2
commenti.
Vero. Infatti, il ricavo marginale può essere visto come il prezzo più la quantità moltiplicata
per la derivata per derivata del prezzo rispetto alla quantità (
RM = p + q
∂ p
∂ q
). Ma in
concorrenza perfetta il secondo termine è pari a zero. Questo perché in concorrenza perfetta
il prezzo, dal punto di vista della singola impresa, è un dato. Dunque, il secondo termine si
annulla e rimane soltanto che il ricavo marginale è uguale al prezzo.
l’effetto di reddito è sempre superiore all’effetto di sostituzione. Vero o falso? Si commenti.
Falso, perché l’effetto di reddito non sempre è superiore all’effetto di sostituzione. L’effetto di
sostituzione è sempre negativo, mentre l’effetto di reddito, nel caso del bene inferiore, è
positivo. Quindi, i due effetti, che si verificano sempre contemporaneamente, quando varia il
prezzo del bene, si contrappongono. L’effetto finale dell’aumento del prezzo sulla quantità
domandata dipende da quale effetto alla fine è prevalente. Se nel caso di un bene inferiore
l’effetto di sostituzione prevale sull’effetto di reddito, un aumento del prezzo del bene x
determinerà una riduzione della quantità domandata del bene x. In questo caso la curva di
domanda è inclinata negativamente. Se, invece, sempre nel caso di un bene inferiore, l’effetto
di reddito prevale sull’effetto di sostituzione, un aumento del prezzo del bene x determina un
aumento della quantità domandata del bene x. In questo caso la curva di domanda è inclinata
positivamente, ma questo è un risultato puramente teorico.
sono tutti avversi al rischio allo stesso modo”. Vero o falso? Si commenti.
facciamo la somma e otteniamo: x=1-p+2-p=3-2p. Dunque, x=3-2p è la curva di domanda del
mercato.
un aumento del surplus dei produttori. Vero o falso? Si commenti.
Vero. Il surplus del consumatore è il beneficio monetario che il consumatore trae da uno
scambio, ovvero è la differenza tra il prezzo di riserva, cioè il massimo prezzo che il nostro
consumatore sarebbe stato disposto a pagare, e il prezzo effettivo che paga, cioè il prezzo di
mercato. Quindi, se il prezzo di equilibrio aumenta (e il prezzo di riserva del consumatore
rimane costante), il surplus dei consumatori, dato appunto dalla differenza tra il prezzo di
riserva e il prezzo di equilibrio, diminuisce.
Il surplus del produttori, invece, è il beneficio monetario che l’insieme delle imprese traino
dall’effettuare una transazione (cioè uno scambio) con i consumatori. Il surplus dei
consumatori è dato dalla differenza tra i ricavi totali e i osti totali. Quindi, se il prezzo di
equilibrio del mercato aumenta, le imprese riescono a vendere il bene a un prezzo più alto.
Quindi i ricavi totali delle imprese sono più alti e di conseguenza il surplus dei produttori
aumenta.
Inoltre, come sappiamo il prezzo di equilibrio rende massima la somma tra il surplus dei
produttori e il surplus dei consumatori. Se il prezzo diventa più alto, il surplus dei consumatori
aumenta, ma il surplus dei produttori diminuisce di molto. I surplus complessivo in questo
caso non più massimizzato.
L’isocosto è la combinazione di tutti i fattori produttivi che comportano lo stesso costo totale.
Quindi l’isocosto è necessariamente inclinato negativamente, perché se aumenta l’impiego di
un fattore produttivo affinché il costo complessivo sia identico, l’impresa deve, ovviamente,
diminuire l’impego dell’altro fattore produttivo.
maggiore quanto maggiore è il prezzo. Vero o falso? Si commenti.
Vero. L’elasticità della domanda al prezzo è definita come l’impatto percentuale di una
variazione dell’1% (o un’altra percentuale) del prezzo di un bene sulla quantità domandata di
quel bene. L’elasticità (ε) la variazione percentuale della quantità domandata (∆x/x) fratto la
variazione percentuale del prezzo del bene x (∆p x
/p x
). ∆ è tipicamente l’operatore che si usa
per indicare variazioni. Oppure possiamo riscrivere l’elasticità (ε) come la variazione di
quantità domandata fratto la variazione del prezzo (∆x/∆p
x
), tutto moltiplicato per il prezzo
fratto la quantità (p x
/x). L’elasticità non è costante, ma varia a seconda del punto che andiamo
a considerare.
Applicando la formula dell’elasticità alla domanda lineare, si ottiene una equazione del
seguente tipo: ε=p/x. Quindi, il prezzo è a denominatore dell’equazione. Perciò, quanto più
alto è il prezzo, tanto maggiore è l’elasticità della domanda al prezzo. In particolare, se il
prezzo tende all’infinito, l’elasticità è molto alta e tende all’infinito.
consuma lo stesso paniere è pari a 10. È corretto affermare che Andrea è più felice di Paolo?
No, non è corretto. Questo perché il concetto di utilità un concetto ordinale ed è utilizzabile
solamente per i confronti intra-personali e non per i confronti inter-personali. Dunque, questo
concetto lo posso utilizzare solo per i confronti all’interno di una singola persona ma non per i
confronti tra persone diverse.
marginale perché se l’impresa vuole vendere una unità in più deve vendere tutte le unità ad
un prezzo più basso”.
In monopolio il prezzo è strettamente maggiore del ricavo marginale. Infatti, il ricavo
marginale può essere visto come il prezzo + la quantità moltiplicata per derivata del prezzo
rispetto alla quantità. Quindi, quando il monopolista dediche di produrre una quantità
aggiuntiva, è duplice l’effetto che si verifica sui ricavi totali. Da un lato, p indica il maggior
ricavo derivante dalla vendita di un’unità addizionale. Dall’altro, invece,
q
∂ p
∂ q
indica la
diminuzione dei ricavi conseguente dal minor prezzo al quale tutta la quantità prodotta viene
venduta. Il secondo termine è di sicuro negativo, perché la curva di domanda è inclinata
negativamente. Pertanto, il ricavo marginale in monopolio è sicuramente minore del prezzo.
Ed è minore del prezzo proprio perché il secondo termine è negativo, ovvero perché se
l’impresa vuole vendere una unità in più deve vendere tutte le unità ad un prezzo più basso.
sia maggiore del rapporto dei prezzi. Andrea vorrebbe vendere o acquistare il bene x?
Se il saggio marginale di sostituzione di Andrea maggiore del rapporto tra i prezzi, vuol dire
che, in corrispondenza del paniere A, il valore che il consumatore attribuisce al bene x rispetto
al bene y è maggiore del valore che attribuisce il mercato al bene x rispetto al bene y. Quindi,
al consumatore risulta profittevole vendere il bene y (che per lui vale di meno rispetto al
mercato) per poter acquistare i bene x.
La funzione U=y/x non può essere una funzione di utilità, perché la funzione di utilità è
strettamente connessa alle curve di indifferenza. Infatti, data la funzione di utilità, posso
sempre trovare la funzione di indifferenza: bisogna semplicemente trattare il livello di utilità U
come un parametro esogeno U* e non più una variabile dipendente. Dunque, se
considerassimo la funzione di utilità U=y/x, la curva di indifferenza (esplicitata per y) sarebbe
y=xU. Ma la curva di indifferenza non può essere y=xU, perché le curve di indifferenza sono
sempre decrescenti in x. Di conseguenza, dunque, la funzione U=y/x non può essere una
funzione di utilità.
contratti possono essere raggiunti mediante la concorrenza perfetta. Vero o falso? Si
commenti.
Falso. La prima teorema fondamentale dell’economia del benessere afferma che data una
qualsiasi distribuzione iniziale delle risorse, le allocazioni realizzate da un mercato
perfettamente concorrenziale sono Pareto-ottimali. Ma, le dotazioni iniziali influenzano i
risultati finali. Ovvero, dato un certo paniere di dotazione iniziali, non tutti e quanti i punti
della curva dei contratti sono raggiungibili, IN particolare, dato un certo paniere di dotazione
iniziali è possibile raggiungere i punti Pareto-efficienti che sono all’interno del nucleo
dell’economia. Il nucleo dell’economia è quel tratto della curva dei contratti compreso tra le
curve passanti per il paniere di dotazione iniziale.
preferirebbe sempre solo un bene. Vero o falso? Si commenti.
Vero. L’assioma di convessità ci dice che dati due panieri indifferenti A e B, il consumatore
preferisce sempre il terzo paniere C, composto dalla combinazione dei precedenti. Quindi, se
l’assioma di convessità non venisse rispettata, il consumatore preferirebbe non la
combinazione dei due beni, ma il paniere che conterebbe un solo bene (la quantità del
secondo bene sarebbe pari a zero).