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domande socilogia per ripasso, Panieri di Sociologia

il documento contiene una serie di domande utili per poter ripassare la materia tramite alcune domande riassuntive

Tipologia: Panieri

2023/2024

Caricato il 27/08/2024

giada-distefano-2
giada-distefano-2 🇮🇹

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La sociologia e le altre scienze sociali: la soluzione gerarchica, quella residuale e
quella formale
Soluzione gerarchica: ideata dal padre della sociologia pone la sociologia, nella gerarchia
delle scienze sociali, all’apice
Soluzione residuale: occupandosi di alcune tematiche di cui nessuna scienza si occupa, la
sociologia è la prima che si occupa di queste tematiche, ad esempio, la sociologia si occupa
del diritto
Soluzione formale: essendo che la sociologia non ha un vero e proprio oggetto di studio,
essa si occupa dello studio delle relazioni sociali analizzandole di conseguenza
Le origini della disciplina: la rivoluzione scientifica e la rivoluzione industriale
i fattori che hanno portato alla nascita della sociologia sono: la rivoluzione scientifica e quella
industriale. La rivoluzione scientifica con l’avvento dell’ illuminismo ha portato l’uomo ad
avere consapevolezza di sé e portando la consapevolezza che l’uomo non è guidato dal
volere della fede, si dà inizio alla secolarizzazione. La fede ora è solo un riflesso di ciò che
vorremmo essere.
La Rivoluzione industriale invece è importante per la nascita della sociologia perché porta
nuove trasformazioni sociali a livello lavorativo e la nascita di nuovi mezzi di trasporto. Si
assiste a un trasporto di massa dalle campagne alle città solo che questo spostamento porta
disorganizzazione sociale, criminalità e differenziazione razziale. Altri problemi che spinsero
alla nascita degli studi sociali furono l’aumento del tasso di suicidi e il pietoso sistema
sanitario.
Il fondamento dell’ordine sociale e il problema del mutamento: i modelli organicistici
e funzionalistici
Una volta infranta la credenza della sacralità della tradizione, si è andati alla ricerca di un un
nuovo fondamento dell’ordine sociale ma non all’esterno ma all’interno dell’organismo
sociale. Non si parla a caso di organismo, infatti la prima soluzione a questo problema è
stata quella di proporre modelli organistici, duraturi nel tempo che sarebbero diventati
sempre più complessi, ritrovandosi anche nei più moderni modelli funzionalistici. Gli
organismi sociali infatti rispondo alle trasformazioni generate dall’ambiente, generando
nuove funzioni e nuovi organismi.
Mutamento sociale e lotta di classe: la teorizzazione marxiana e Weber
Le dicotomie solidarietà organica/solidarietà meccanica e comunità/società descrivono il
mutamento sociale ma non servono a spiegarlo. Per questo ricorriamo alle teorie di autori
come Marx e weber. Per Marx i rapporti sociali fondamentali si basano sulla produzione e
distribuzione di beni e servizi, dove si evidenzia la relazione di sfruttamento fra imprenditore
e operaio, uno cerca di ottenere il massimo profitto e l’altro cerca di vendere la propria forza
lavoro per ottenere il profitto necessario per la sopravvivenza. Questi sono interessi
conflittuali e puramente antagonistici,che creano il conflitto sociale fondamentale per il
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Scarica domande socilogia per ripasso e più Panieri in PDF di Sociologia solo su Docsity!

La sociologia e le altre scienze sociali: la soluzione gerarchica, quella residuale e quella formale Soluzione gerarchica: ideata dal padre della sociologia pone la sociologia, nella gerarchia delle scienze sociali, all’apice Soluzione residuale: occupandosi di alcune tematiche di cui nessuna scienza si occupa, la sociologia è la prima che si occupa di queste tematiche, ad esempio, la sociologia si occupa del diritto Soluzione formale: essendo che la sociologia non ha un vero e proprio oggetto di studio, essa si occupa dello studio delle relazioni sociali analizzandole di conseguenza Le origini della disciplina: la rivoluzione scientifica e la rivoluzione industriale i fattori che hanno portato alla nascita della sociologia sono: la rivoluzione scientifica e quella industriale. La rivoluzione scientifica con l’avvento dell’ illuminismo ha portato l’uomo ad avere consapevolezza di sé e portando la consapevolezza che l’uomo non è guidato dal volere della fede, si dà inizio alla secolarizzazione. La fede ora è solo un riflesso di ciò che vorremmo essere. La Rivoluzione industriale invece è importante per la nascita della sociologia perché porta nuove trasformazioni sociali a livello lavorativo e la nascita di nuovi mezzi di trasporto. Si assiste a un trasporto di massa dalle campagne alle città solo che questo spostamento porta disorganizzazione sociale, criminalità e differenziazione razziale. Altri problemi che spinsero alla nascita degli studi sociali furono l’aumento del tasso di suicidi e il pietoso sistema sanitario. Il fondamento dell’ordine sociale e il problema del mutamento: i modelli organicistici e funzionalistici Una volta infranta la credenza della sacralità della tradizione, si è andati alla ricerca di un un nuovo fondamento dell’ordine sociale ma non all’esterno ma all’interno dell’organismo sociale. Non si parla a caso di organismo, infatti la prima soluzione a questo problema è stata quella di proporre modelli organistici, duraturi nel tempo che sarebbero diventati sempre più complessi, ritrovandosi anche nei più moderni modelli funzionalistici. Gli organismi sociali infatti rispondo alle trasformazioni generate dall’ambiente, generando nuove funzioni e nuovi organismi. Mutamento sociale e lotta di classe: la teorizzazione marxiana e Weber Le dicotomie solidarietà organica/solidarietà meccanica e comunità/società descrivono il mutamento sociale ma non servono a spiegarlo. Per questo ricorriamo alle teorie di autori come Marx e weber. Per Marx i rapporti sociali fondamentali si basano sulla produzione e distribuzione di beni e servizi, dove si evidenzia la relazione di sfruttamento fra imprenditore e operaio, uno cerca di ottenere il massimo profitto e l’altro cerca di vendere la propria forza lavoro per ottenere il profitto necessario per la sopravvivenza. Questi sono interessi conflittuali e puramente antagonistici,che creano il conflitto sociale fondamentale per il

mutamento sociale. Per weber il discorso è diverso,egli dice che questo conflitto non vi è solo nella sfera dell’economia ma anche nella sfera della religione, politica, prestigio, diritto e onore. Questo conflitto inoltre è fondamentale per la creazione di nuove forme sociali, quindi è fondamentale per il mutamento e per l’ordine secondo weber. L’ordine può essere inteso come lo scorrere di fenomeni regolari all’interno della nostra vita. Azione e struttura sociale: individualismo e olismo metodologico Struttura sociale: struttura all’interno della quale ritroviamo tutti gli attori presenti all’interno della società e che fornisce nozioni utili per svolgere un’indagine sociale, in quanto la struttura influenza le azioni degli attori sociali e a sua volta le può vincolare. Quando parliamo del paradigma della struttura sociale dobbiamo far riferimento all’olismo metodologico, in quanto si concepisce la società come oggetto di analisi e gli individui sono mezzi attraverso cui essa si esprime. Azione sociale: Al contrario della struttura, le azioni non influenzano tutti ma agendo su di esse il sociologo potrebbe incorrere in disorganizzazione e problemi in quanto il sociologo agirebbe solo sul singolo individuo e non sulla struttura che influenza tutti gli individui. Quando si parla del paradigma dell’azione di parla di individualismo metodologico (al termine individualismo attribuiamo solo un significato logico), l’individualismo metodologico indica che non si possono imputare azioni a entità astratte o ad attori collettivi di cui si ipostatizza l’unità. Gli effetti non intenzionali dell’agire sociale: dall’azione alla struttura, dal livello micro al livello macro Prima di tutto bisogna capire cosa si intende per micro e macro; per micro ci si riferisce alla Microsociologia, intesa come prospettiva che ci aiuta sulla base individuale, agendo quindi sulle azioni. Per marco invece ci riferiamo alla Macrosociologia, intesa come prospettiva che ci aiuta su una base più ampia e che coinvolge più individui, agendo quindi sulla struttura. Normalmente queste prospettive sortiscono effetti per risolvere problemi ma in altri casi queste prospettive possono causare degli effetti non intenzionali che hanno luogo quando la prospettiva micro e macro si incontrano. Ad esempio se un’azione individuale viene pian piano condivisa da più persone si andrebbe ad influenzare la struttura sociale andando a far incontrare la prospettiva micro con quella macro. I legami tra teoria e ricerca empirica Nella sociologia teoria e ricerca empirica possono interagire tra loro in modo fecondo o prendere strade separate. Per andare più nello specifico occorre citare la definizione di teoria elaborata da Parsons, il quale dice: “La teoria è un corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico”. Per chiarire il punto decisivo riguardo il legame tra teoria e ricerca empirica, basta fare riferimento alla locuzione “dotati di un riferimento empirico”. Tuttavia molte teorie sociologiche sono

  • Agire razionalmente rispetto al valore: dove l’attore durante l’azione non dà importanza ai mezzi ma solo all’obiettivo.
  • Agire affettivamente: dove l’attore agisce impulsivamente guidato dalla sua carica emotiva.
  • Agire tradizionalmente: dove l’attore agisce in base a ciò che detta la tradizione. La rilevanza della definizione della situazione da parte degli attori sociali: il teorema di Thomas Il teorema di thomas recita che se un attore o degli attori definiscono come reale una situazione, la situazione diventerà reale nelle sue conseguenze. Dall’azione alla relazione sociale: una diversa unità elementare dell’analisi sociologica La relazione sociale si ha quando due o più individui orientano reciprocamente le loro azioni in:
  • senso cooperativo: quando le azioni dei rispettivi attori sono rivolte al raggiungimento di un fine comune o compatibile l’uno con l’altro.
  • senso conflittuale: quando le azioni dei rispettivi attori sono rivolte ad affermare la propria volontà in contrasto con quella altrui. Dalla relazione all’interazione sociale L’interazione si ha quando due o più individui che già stanno in relazione agiscono reagendo alle relazioni altrui. Da questa definizione capiamo bene che la relazione è alla base dell’interazione e soprattutto l’interazione cambia i contenuti all’interno della relazione, costituendo di fatto l’aspetto dinamico della relazione. I gruppi sociali e le loro proprietà relative alla dimensione, ai confini e alla loro struttura Il gruppo è una delle forme elementari di interazione; possiamo definire un gruppo come insieme di individui che interagiscono con continuità secondo schemi relativamente stabili e che possono definirsi membri di questo insieme. I membri di un gruppo condividono dei simboli in comune e devono essere identificabili come membri di un gruppo anche da parte dell’osservatore. Inoltre in un gruppo i membri sono in un reciproco rapporto in quanto sono portatori di determinati valori o interessi comuni, quindi concorrono per la realizzazione di uno scopo comune ( ecco perchè lo schema di interazioni in un gruppo si costruisce sulla base di relazioni cooperative). A sua volta un gruppo presenta delle proprietà sulla base della loro:
  • interazione che può essere diretta (faccia a faccia), che può essere definita come campo di sperimentazione sociale in quanto da questa interazione derivano

forme di solidarietà spontanea; oppure l’interazione può essere indiretta, questo tipo di interazione è più comune nei gruppi che hanno tanti membri al loro interno

  • struttura: un gruppo infatti può presentarsi sotto forma di diade, gruppo composto da due persone caratterizzato da estrema fragilità in quanto è l’unico gruppo dove se se ne va una sola persona il gruppo cessa di esistere; un gruppo può presentarsi sotto forma di triade che è più stabile rispetto alla diade ma presenta delle peculiarità ovvero la figura del mediatore, il quale, quando vi è disaccordo fra due membri del gruppo, agisce in modo razionale per rappacificare i due membri oppure vi è la figura dell’ago della bilancia, il quale assume un compito importante durante la competizione fra due membri del gruppo, in quanto quest’ultimo schierandosi a favore di uno dei membri del gruppo può decretare la vittoria di quest’ultimo sull’altro; infine vi è il piccolo gruppo che altro non sono che i gruppi con più di tre persone, in questo caso è interessante il fatto che la massima soddisfazione dei membri di questo gruppo si raggiunge quando si hanno 5 membri all’interno del gruppo in quanto sopra il numero cinque le interazioni all’interno del gruppo cominciano a non essere più dirette ed inoltre se si dovessero formare due sottogruppi uno sarebbe da tre e l’altro da due, in questo modo chi è in minoranza non è solo.
  • dei loro confini: i confini possono essere formali, come quelli di un gruppo di studenti stabilito sulla base delle affinità caratteriali ( i gruppi con confini formali sono molto stabili); oppure informali, dove i confini sono stabiliti con precisione come nell’ambito lavorativo. I confini possono anche essere relativi alla situazione, infatti un gruppo può crearsi per via di una determinata situazione e al cessare di questa situazione si scioglie il gruppo. Infine i confini possono essere più o meno ampi e qui facciamo riferimento al grado di completezza che non è altro che il rapporto fra coloro che fanno parte del gruppo e coloro che possiedono le prerogative per fare parte del gruppo ma non ne fanno parte, sulla base del grado di completezza si può individuare l’influenza sociale che esercita un determinato gruppo, infatti maggiore è il grado di completezza e maggiore sarà l’influenza sociale esercitata dal gruppo. Il paradosso di Olson In principio Olson si chiede se sia razionale partecipare ad un'attività di gruppo, per rispondere a questa domanda possiamo dire che a volte è più razionale non partecipare a un’attività di gruppo perchè implica dei costi e ciò ci porta a non partecipare perchè tanto basta la partecipazione al gruppo per usufruire dei vantaggi ottenuti in seguito alla mobilitazione. Secondo la visione del senso comune, quando un insieme di individui trova vantaggioso mobilitarsi e ne è consapevole, l’azione collettiva viene realizzata. L’obiezione di olson sta proprio nell’affermare che la mobilitazione collettiva non è mai scontata. Da qui possiamo parlare del free rider il quale attua una strategia più vantaggiosa rispetto al mobilitarsi, guardare gli altri che si mobilitano; se vogliamo parlarne nello specifico il free rider è colui che non decide di non partecipare perchè tanto usufruirà lo stesso dei vantaggi ottenuti tramite la mobilitazione, solo imporre un obbligo può fermare questo comportamento.

Il concetto di potere e di autorità: la definizione weberiana e le sue implicazioni teoriche Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione. Talvolta weber fa riferimento anche a una forma di potere legittimo ovvero l’autorità dove il comando che stiamo ricevendo è espressione della nostra stessa volontà, quindi noi obbediamo in funzione del ruolo della persona che detiene il comando. A sua volta distinguiamo tre tipi di autorità:

  • Quella tradizionale, dove chi esercita il potere legittimo è scelto dalla tradizione, come nella monarchia
  • Quella carismatica, dove chi esercita il potere è un individuo che ha a che fare con doti straordinarie. Questo tipo di autorità però non sopravvive col leader di turno: quindi morto il leader carismatico originario, l’autorità cessa di esistere oppure le idee del leader carismatico sopravvivono all’interno di un partito ad esempio
  • Infine c’è l’autorità legale razionale, questa è la più tipica nell’era moderna secondo weber, in quanto qui vediamo la modalità di legittimazione tipica dell’era moderna ma inoltre in questa tipologia di autorità il potere legittimo viene riconosciuto al ruolo dell’individuo piuttosto che all’individuo in se, come accade nell’autorità carismatica (anche se nell’autorita legale razionale sopravvivono alcuni elementi tipici dell’autorità carismatica). Il conflitto sociale e le sue proprietà formali: Simmel e Coser Noi intendiamo per conflitto le azioni orientate al proposito di affermare la propria volontà contro la volontà o la resistenza altrui. Il conflitto talvolta è capace di aumentare la coesione interna del gruppo e rafforzare i confini di un gruppo, in merito a quest’ultima proprietà del conflitto, simmel si è espresso dicendo che il conflitto ci aiuta a fare la distinzione fra ciò che c’è all’interno del gruppo e ciò che sta al di fuori del gruppo; inoltre la presenza di un buon nemico all’interno del conflitto riesce ad aumentare la coesione del gruppo e mette in secondo piano le tensioni interne del gruppo stessa cosa la possiamo dire se consideriamo un capro espiatorio o un nemico immaginario. Infine il conflitto può generare nuovi tipi di interazione. Gruppi e comportamento collettivo: tratti differenziali il comportamento collettivo differisce dal comportamento di gruppo in quanto è proprio di individui che, sottoposti a uno stimolo, manifestano umori e atteggiamenti comuni senza la percezione di “appartenenza a” e senza la struttura cui tale percezione dà luogo in un gruppo. Panico, folla e pubblico: tre diversi esempi di comportamento collettivo

Panico: reazione collettiva che si manifesta in genere con una fuga o con l’immobilità, di fronte al rischio di subire gravi danni causati da un evento in corso o imminente; di solito il panico genera comportamenti di orientamento individualista. Folla: insieme di individui riuniti in un luogo che, sottoposti a uno stimolo, manifestano umori e atteggiamenti comuni, ai quali possono seguire forme di azione collettiva; di solito la folla genera atteggiamenti e comportamenti solidaristici. Vi è da precisare che possiamo trovare due tipi di folla normalmente: la folla attiva e quella espressiva, la prima sviluppa attenzioni e sentimenti verso qualcuno o qualcosa e generalmente questi sentimenti e attenzioni vengono espressi in modo violento e conflittuale; la seconda invece a seguito delle tensioni sociali e psicologiche a cui è sottoposta, manifesta comportamenti inconsueti. La massa è un comportamento collettivo simile alla folla ma con qualche differenza, infatti nella massa le persone non sono nello stesso luogo e soprattutto nella massa vi è più un omogeneizzazione dei comportamenti piuttosto che un’imitazione di quest’ultimi come avviene nella folla. Pubblico: insieme di individui che si ritrovano dinanzi a un problema ed esprimono diverse opinioni a riguardo e cercano di risolvere questo problema. Anche qui vi sono differenze da fare con la folla, ad esempio nel pubblico ritroviamo l'interazione interpretativa (quindi abbiamo l’elaborazione di diverse opinioni e uno scambio di quest’ultime) nella folla invece abbiamo una reazione circolare, inoltre il pubblico è una forma di comportamento collettivo tipico di una società democratica rispetto alla folla che è tipica delle società totalitarie. Infine nel pubblico troviamo più opinioni rispetto agli atteggiamenti che vediamo nella folla. Le reti sociali, i loro caratteri e le loro configurazioni Possiamo intendere le reti sociali come una combinazione di relazioni sociali, un gioco tra ruoli o più precisamente un’ insieme di relazioni tra ruoli. In particolare tramite le reti sociali vediamo come l’individuo mette in moto le proprie relazioni sociali di fronte a una situazione e utilizza queste ultime in funzione delle sue strategie. I caratteri delle reti e dei legami sociali sono i seguenti: maglia larga o stretta (si intende il numero di relazioni all’interno della rete), intensità, durata, frequenza e contenuto. Il concetto di capitale sociale e le sue relazioni con le varie forme di organizzazione sociale Quando si parla di reti sociali in termini creativi e in funzione strategica bisogna parlare del capitale sociale, il capitale sociale è l’insieme di risorse relazionali durature di cui dispone l’attore sociale, il quale utilizza quest’ultime per il raggiungimento dei propri fini. Il capitale sociale scaturisce dalle interazioni rispetto al capitale umano che è proprio dell'individuo, quindi possiamo dire che il capitale sociale è il completamento del capitale umano. Il volume di capitale sociale lo determiniamo attraverso la quantità di relazioni che riusciamo efficacemente a mobilitare e tramite il volume di capitale che detengono le persone che mobilitiamo e a cui siamo legati (la fiducia è fondamentale per il capitale

capitalismo”. Infine i valori possono essere intesi come soggettivi in quanto esistono perchè vengono scelti dai “soggetti” e inoltre i valori sono oggettivi in quanto sono prodotti di dinamiche intersoggettive di lungo periodo. Valori universali e valori particolari Valori particolari: valori propri di una ristretta minoranza di persone o riferibili a realtà peculiari. Valori universali: valori condivisi da una o più culture e caratteristici di vere e proprie epoche storiche Si può anche eseguire uno spostamento all’interno della scala dei valori (universali e particolari) e questo spostamento si definisce come mutamento sociale. Valori e sistemi di valori: integrazione e dilemmi etici Noi viviamo in una società dove si assiste al pluralismo di valori, in passato pure c’era il pluralismo di valori ma la situazione era diversa. Nel linguaggio comune si riconosce che ci sono valori ultimi e che i valori ormai vengono inseriti in una struttura gerarchica basata su superiorità e inferiorità dei valori. Possiamo anche immaginare che vi siano strutture di valori dove vi è un valore che tiene insieme tutti i valori e in questo caso parliamo di struttura dei valori a grappolo oppure ci può essere la struttura dei valori in ordine casuale dove non vi è un sistema di valori o un valore che garantisce l’unità. A sua volta in ogni società i sistemi di valori possono essere coerenti, scarsamente connessi e in conflitto. In ogni società umana vi sono diversi gradi di integrazione dei valori in sistema di valori e questo grado di integrazione può cambiare nel tempo. Parsons dice che oggi le società umane sono tenute insieme in quanto i sistemi di valori sono sufficientemente integrati e coerenti. Tuttavia se un singolo valore o un sistema di valori dovesse entrare in conflitto con un altro sistema di valori allora vi sarebbe anche un conflitto tra i gruppi a cui appartengono questi sistemi di valori, il conflitto sarebbe tanto più aspro quanto meno numerosi e importanti sono i valori condivisi comuni a tutte le parti del conflitto. Infine possiamo dire che un individuo può far propri valori che sono incompatibili tra loro e pertanto si troverebbe di fronte a un dilemma etico. Dai valori alle norme: due livelli analitici concernenti l’orientamento dell’agire Parlando di valori bisogna anche parlare di norme, le quali stabiliscono il comportamento da seguire per esaltare un determinato valore, possiamo intendere quindi le norme come dei valori a un livello di astrazione inferiore. A sua volta le norme possono avere valenza propositiva ovvero possono essere intese come strumento operativo di realizzazione di valori oppure possono avere valenza ostativa quindi le norme vietano o prescrivono dei comportamenti.

L’adeguamento nei confronti delle norme: aspettative e sanzioni Molto spesso ci chiediamo perchè seguiamo le norme, noi seguiamo le norme per via di aspettative che possono distinguersi in: abitudini meccaniche: ci siamo comportati in un determinato modo in situazioni analoghe e senza rendercene conto continuiamo a comportarci nello stesso modo conformismo: osserviamo gli altri eseguire un determinato comportamento e seguiamo quel comportamento esigenze tecniche: mettiamo in atto un comportamento perchè tecnicamente è il modo corretto per raggiungere un determinato scopo. Talvolta seguiamo le norme anche per non andare in contro alle sanzioni che possono esprimersi dalla disapprovazione sociale alla pena capitale che in certi ordinamenti giudiziari può riguardare anche colui che ha commesso un delitto. Inoltre le sanzioni possono essere positive, premio in caso di conformità, oppure negative, pena in caso di non conformità. Ulteriore distinzione si fa fra sanzioni interne ed esterne: sanzioni esterne: poste in essere dagli altri in caso di violazione di una norma di qualsiasi tipo (ottimo deterrente per far rispettare le norme sociali) sanzioni interne: impartite dal nostro tribunale interno quindi più dure rispetto alle sanzioni esterne. Il tribunale interno per essere messo in moto ha bisogno che le norme vengano interiorizzate e quindi che diventino norme morali attraverso il processo di interiorizzazione che avviene durante il processo di socializzazione. Tipologie di norme: regole, norme giuridiche, norme sociali, buone maniere, codici deontologici regole costitutive: pongono in essere attività che non esisterebbero al di fuori delle regole stesse, non ammettono interpretazioni ed eccezioni regole regolative: indicano prescrizioni e divieti in attività già costituite, ammettono interpretazioni ed eccezioni norme giuridiche: sono un sottoinsieme del grande insieme delle norme sociali, servono a tutelare le norme sociali fondamentali per le relazioni sociali ed intervengono nel caso in cui quest’ultime dovessero fallire. Per essere messe in funzione le norme giuridiche hanno bisogno di essere emanate da un’autorità (potere legislativo), di un apparato che le applica (potere giudiziario) e che amministra le sanzioni previste da esse (istituzioni penali).

Weber si interroga sul passaggio che trasforma il carisma in pratica quotidiana a tal proposito arriva alberoni il quale contrappone istituzione e movimento dicendo che: il primo è caratterizzato da relazioni impersonali regolati da sistemi astratti di regole il secondo invece si trova a uno stato fusionale dove i rapporti sociali sono personali, diffusi, carichi di affettività ed emotività. Gli universali culturali Per universali culturali intendiamo quelle istituzioni presenti in tutte (o quasi) le società. lingua, religione, arte, gioco e scambio di doni sono tutt’oggi universali culturali, solo che osservando il modo in cui questi tratti compaiono all’interno delle società si potrebbe percepire la perdita di questa universalità. Possiamo anche fare una riflessione in merito al fatto che le istituzioni sono utili all’esistenza della società e a loro volta in base ai bisogni che codeste istituzioni soddisfano possiamo stabilire un’ ulteriore classificazione delle istituzioni. Funzioni e istituzioni: il modello AGIL Utilizzando un approccio funzionalista e semplificando la definizione di parsons, possiamo dire che un sistema sociale per esistere deve soddisfare quattro requisiti:

  1. formulare dei fini
  2. adattare mezzi ai fini
  3. regolare la transizione tra le sue parti
  4. mantenere nel tempo i propri orientamenti di fondo dalle prime lettere dei termini inglesi che delineano questi quattro requisiti nasce il modello AGIL dove: La prima funzione è economica (produzione, circolazione e distribuzione di beni e servizi) La seconda funzione è politica (garantire sicurezza interna ed esterna, regolare conflitti di interesse e definire gli interessi generali) La terza funzione è normativa (stabilire diritti e doveri dei singoli e delle parti, formulare, interpretare e applicare le norme) La quarta funzione è di riproduzione biologica e culturale (mantenimento dell’identità, dei valori e degli orientamenti di fondo). Socializzazione e riproduzione sociale: la trasmissione dell’eredità culturale Ogni società ha una vita più lunga dei suoi appartenenti: la società esisteva prima della nascita dei suoi attuali membri ed esisterà anche dopo la morte degli attuali membri. Tuttavia la società deve mantenere la sua continuità nel tempo nei confronti del flusso

incessante di membri in entrata e in uscita, vi è bisogno di pratiche e istituzioni che trasmettano, ai nuovi membri, almeno una parte del patrimonio culturale che ha accumulato nel corso delle generazioni: la socializzazione indica appunto il processo mediante il quale i nuovi nati diventano membri della società. Il patrimonio culturale non è così tanto semplice ed omogeneo come noi pensiamo, comprende tutti i valori, le norme, gli atteggiamenti, conoscenze, capacità, linguaggi che consentono alla società di esistere e di adattarsi all’ambiente esterno e di modificare a sua volta questo e se stessa. In una società complessa e differenziata una parte del patrimonio culturale, quella riguardante l’acquisizione delle competenze sociali di base, deve essere trasmessa a tutti i membri della società mentre una seconda parte, quella riguardante l’acquisizione delle competenze sociali specifiche, deve essere trasmessa in funzione del grado e del tipo di divisione sociale del lavoro. Gli elementi della cultura: forme di conoscenza, fonti di significato, valori, forme espressive forme di conoscenza: con questo termine ci riferiamo a tutti i tentativi eseguiti per spiegare il mondo (senso comune e conoscenza scientifica). Il problema è che il senso comune non può spiegare il perché di un qualcosa in quanto non possiede gli strumenti per terrorizzare il perché, la scienza invece possiede la metodologia e gli strumenti per fare ciò. fonti di significato: dottrine filosofiche e religiose che spiegano il significato del perchè succede un qualcosa di inspiegabile. Di solito la soluzione è quella di immaginare un motore primo o un creatore del tutto che muove le nostre fila. Sono la fonte estrema per definire valore. Spesso le forme di conoscenza e le fonti di significato interagiscono influenzandosi reciprocamente. valori: orientamenti dai quali discendono i nostri fini d’azione riferiti al mantenimento o all’acquisizione di un qualcosa che noi vogliamo. forme espressive: sono le forme attraverso cui si esprime la cultura (arte, letteratura ecc…) e formano il linguaggio per intervenire nelle forme di conoscenza e nelle fonti di significato. L’evoluzione culturale: invenzione, accumulazione, diffusione e adattamento l’evoluzione culturale secondo gli studi di ogburn si trasforma, arricchisce e impoverisce. Ad esempio durante l’evoluzione culturale possiamo assistere invenzioni pure (rare) e non rare o derivanti da concetti preesistenti combinati. Una cultura, come quella tecnologica, può essere cumulativa aggiungendo cose a modelli già esistenti, oppure può essere sostitutiva ovvero stravolge tutto ciò che faceva parte dei modelli precedenti. L’adattamento cumulativo è più veloce di quello sostitutivo o di valore. L’apprendimento delle norme sociali: apprendimento formale e interiorizzazione; le norme morali

del grembo materno e che si sviluppano nel corso della crescita dell’organismo, questo non è un dato biologico, ma sono potenzialità che devono essere attivate attraverso il processo di socializzazione. Socializzazione e identità Quando parliamo di identità dobbiamo pensare di star rispondendo alla domanda “chi sono?”. Sotto questo punto di vista possiamo vedere il processo di socializzazione come una successione di fasi nelle quali formiamo la un’identità sempre più articolata e complessa, ciò lo si fa nello specifico attraverso la delimitazione dell’ identità e attraverso la scoperta e l’elaborazione cognitiva del mondo sociale, quest’ultimo avviene per fasi, la prima fase riguarda la distinzione tra dentro di sè e fuori di sè, l’acquisizione di questo primo elemento embrionale di identità è mediato dal rapporto con la madre, il bambino però ancora non ha imparato a distinguere le altre persone dalla madre ( per lui tutto ciò che vede è madre; la seconda fase riguarda la distinzione tra le persone; la terza fase riguarda la distinzione tra i sessi. C’è da dire che il processo di socializzazione stabilisce i modelli di identità culturale, religiosa, di genere ecc…ciò dipende dalla cultura. Il processo di formazione dell’identità comporta anche:

  • L’identificazione: formazione dell’individuo riferita all’acquisire un senso di appartenenza a un ente collettivo, un “noi”.
  • l’individuazione:l’individuo si distingue da coloro che fanno parte degli altri gruppi ma anche da coloro che fanno parte del suo gruppo, in quanto possiede delle sue caratteristiche fisiche e morali e possiede una propria storia individuale che è sua e di nessun’altro. Socializzazione e personalità di base Quando parliamo di socializzazione possiamo anche parlare della personalità di base, intesa come insieme di atteggiamenti e modelli di comportamento che fanno sì che si possano definire delle uniformità di carattere. Tuttavia è possibile trarre dei tratti comuni perchè siamo esposti alle medesime tecniche educative, ciò da luogo alla personalità di base. Questo dà vita anche agli stereotipi che rendono un tratto qualsiasi dominante rispetto agli altri. Socializzazione e fasi di vita Il processo di socializzazione è un processo continuo, che si svolge lungo tutto l’arco di vita dell’individuo e per questo ha natura:
  • cumulativa dei processi di apprendimento, la socializzazione è fatta di fasi, da cui una prende le caratteristiche di quella prima
  • progressiva in termini di controllo del processo stesso, l’individuo è agente della sua stessa socializzazione. Socializzazione e classi sociali Il processo di socializzazione mette in riferimento anche le varie classi sociali, negli anni 60 furono fatte una serie di ricerche, eseguite da kahn e pearlin, che prendevano come riferimento Italia e Usa e si basavano sulla corrispondenza tra tipologia di lavoro del pater familias e valori trasmessi dai genitori ai propri figli, ad esempio nella classe media vengono trasmessi valori come l’indipendenza, l’autonomia, l’autocontrollo fisico, fiducia nelle proprie possibilità, la capacità di afferrare le opportunità; mentre nella classe operaia vengono trasmessi valori come l’obbedienza, il rispetto, la conformità, l’ordine ecc… Socializzazione primaria, attaccamento e reciprocità Con socializzazione primaria intendiamo tutti quei processi volti a garantire la formazione delle competenze sociali di base. la socializzazione primaria si realizza attraverso 3 meccanismi fondamentali:
  • attaccamento affettivo: si può intendere come possibilità da parte del bambino di contare sul legame affettivo stabile e duraturo, l’attaccamento consente:
  1. fiducia nell’ambiente circostante, ad esempio quando il bambino va al primo giorno di scuola deve avere fiducia nell’ambiente circostante.
  2. autonomia, possiamo prendere come esempio l’episodio in cui avviene il cambio da pannolino a mutandine.
  3. sviluppo capacità comunicative e motorie, ad esempio, il bambino, quando comincia a gattonare e sta dietro al papà,capisce che l’esistenza e l’apparenza sono indipendenti, per renderla più semplice, quando una cosa si leva dal campo visivo del bambino, quella cosa non cesserà di esistere per il bambino.
  • reciprocità dell’interazione: su questo possiamo dire che numerose ricerche hanno dimostrato che il comportamento del genitore nei confronti del bambino non è riconducibile ad atteggiamenti preesistenti del genitore ma anzi il comportamento del genitore è effetto della risposta che i comportamenti del bambino provocano sul genitore; questo possiamo definirlo come effetto reciproco.
  • la determinazione di modelli e regole di comportamento: quest’ultimo si basa sul meccanismo punizioni-premi stabilito dai genitori, nello specifico si danno punizioni per i comportamenti che vanno contro le regole imposte e premi qualora i comportamenti sono conformi alle regole. questo meccanismo è:
  1. un rapporto e non un atto
  2. reciproco e non unidirezionale
  3. a scopo comunicativo e non solo informativo
  4. carico di valenze affettive che ricondizionano il rapporto

comportamento atteso, da questo elemento di relativizzazione vengono due fattori dietro cui possiamo trovare una giustificazione per i comportamenti devianti in alcuni casi, ovvero:

  • la situazione: ad esempio di norma sparare dopo un certo orario durante la notte è reato (disturbo della quiete pubblica) ma durante la notte di capodanno si viola questa norma, la norma pur sempre vige ma si fa un’eccezione in funzione delle aspettative del comportamento che si assume durante la notte di capodanno.
  • il gruppo di riferimento: di norma se noi passeggiamo nudi per strada violiamo una norma (atto osceno in luogo pubblico) e veniamo arrestati, se invece andiamo vestiti in una spiaggia nudista la situazione sarà diversa, in quanto codesto comportamento conformista verrà definito come deviante in funzione del gruppo in cui in quel momento ci ritroviamo. Spesso si può anche parlare di devianza approvata e disapprovata, e di varianza, quest’ultima si può intendere come il margine entro cui si ha un rispetto relativo della norma; per spiegare devianza approvata e disapprovata occorre fare un esempio, immaginiamo che l’orario per andare a lavoro sia alle 8, dalle 7:45 alle 8:15 si rispetta relativamente la norma stabilita in merito all’orario (varianza), mentre se ci presentiamo troppo presto siamo di fronte a un fenomeno di devianza approvata, ovvero applichiamo un rispetto eccessivo nei confronti della norma ma ancora siamo in concorrenza al rispetto di quest’ultima; nel caso della devianza disapprovata possiamo dire che ci presentiamo troppo tardi a lavoro e quindi rischiamo di essere licenziati e non concorriamo per il rispetto della norma, entrambi i casi scatenano reazione sociale. A sua volta abbiamo anche altre tipologie di devianza come:
  • la devianza primaria: definibile come comportamento deviante non autentico che non scatena reazione sociale
  • la devianza secondaria: definibile come comportamento deviante autentico che causa reazione sociale
  • devianza da colletto bianco: comportamenti deviante eseguiti da coloro che hanno uno status sociale elevato e che comportano una minore reazione sociale ma un costo sociale molto più elevato rispetto alla devianza delle classi inferiori in quanto le persone che subiscono questo comportamento deviante non possono fare nulla per reagire, inoltre questo comportamento deviante non è caratterizzato dalla violenza ma dalla scaltrezza che viene vista come un elemento positivo.
  • devianza sintomatica: il perchè del comportamento deviante, in questo caso, è riferibile alle caratteristiche personali dell’individuo o della persona che attua codesti comportamenti
  • devianza situazionale: il comportamento deviante si manifesta in una determinata situazione e una volta finita la situazione il comportamento deviante non si manifesta più.
  • devianza sistematica: il comportamento deviante viene giustificato attraverso i valori.

La teoria biologica, della tensione strutturale, del controllo sociale, dell’etichettamento e della scelta razionale la teoria biologica: questa teoria riconduce i comportamenti devianti a fattori fisici e biologici dell’individuo teoria della tensione strutturale: la devianza è causata dalle situazioni di anomia che a loro nascono da un contrasto fra la struttura culturale e quella sociale, tra mete e mezzi teoria del controllo sociale: si basa sul concetto pessimistico secondo il quale l’uomo è naturalmente portato a deviare dalla norma, quindi la vera domanda da fare non è perchè deviare ma perchè non deviare? la risposta a questa domanda la possiamo dare basandoci sul fatto che l’uomo ha paura delle istituzioni che si occupano del controllo sociale e ha paura di subire una sanzione. teoria dell’etichettamento: quest’ultima si riferisce al fatto che quando si parla di devianza non bisogna concentrarsi sulla violazione della norma ma anche sulla creazione e l’applicazione di quest’ultima, non solo nei confronti dei criminali ma anche nei confronti dei sistemi giudiziari e delle altre forme di controllo sociale. teoria della scelta razionale: la scelta di un individuo di eseguire un comportamento deviante non è il risultato di influenze esterne ma di una scelta intenzionale basata su un calcolo costi/benefici. La teoria di Lombroso e di Sheldon fra i sostenitori della teoria biologica sulla devianza troviamo il medico e psichiatra cesare lombroso, il quale si soffermo sullo studio del cranio del brigante vilella e vide che nell’occipite non vi era una cresta ma una fossa chiamata occipitale mediana. Lo studio di lombroso si soffermò anche in altre parti del corpo evincendo che il fisico del criminale era caratterizzato da testa piccola, sopracciglie folte e ravvicinate, fronte sfuggente, zigomi pronunciati, occhi mobilissimi ed errabondi, viso pallido o giallo e barba rada. Inoltre, influenzato dalle teorie di darwin, lombroso disse che il criminale presentava caratteristiche ataviche, riconducibili ad animali inferiori o uomini primitivi, ciò non permette quindi all’uomo di immettersi nella società e quindi attua comportamenti devianti. Altro sostenitore della teoria biologica sulla devianza fu il medico e psicologo William H. Sheldon, il quale, nel 1940, esegui delle ricerche sulle costituzioni fisiche e su come esse portassero a sviluppare personalità diverse. Tra le costituzioni fisiche prese in considerazione troviamo:

  • l’endomorfo: il quale ha un fisico tondeggiante, con ossa piccole, arti corti e pelle morbida e vellutata. Ha un temperamento viscerotonico: indulgente con se stesso, accomodante e socievole