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il documento contiene una serie di domande utili per poter ripassare la materia tramite alcune domande riassuntive
Tipologia: Panieri
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La sociologia e le altre scienze sociali: la soluzione gerarchica, quella residuale e quella formale Soluzione gerarchica: ideata dal padre della sociologia pone la sociologia, nella gerarchia delle scienze sociali, all’apice Soluzione residuale: occupandosi di alcune tematiche di cui nessuna scienza si occupa, la sociologia è la prima che si occupa di queste tematiche, ad esempio, la sociologia si occupa del diritto Soluzione formale: essendo che la sociologia non ha un vero e proprio oggetto di studio, essa si occupa dello studio delle relazioni sociali analizzandole di conseguenza Le origini della disciplina: la rivoluzione scientifica e la rivoluzione industriale i fattori che hanno portato alla nascita della sociologia sono: la rivoluzione scientifica e quella industriale. La rivoluzione scientifica con l’avvento dell’ illuminismo ha portato l’uomo ad avere consapevolezza di sé e portando la consapevolezza che l’uomo non è guidato dal volere della fede, si dà inizio alla secolarizzazione. La fede ora è solo un riflesso di ciò che vorremmo essere. La Rivoluzione industriale invece è importante per la nascita della sociologia perché porta nuove trasformazioni sociali a livello lavorativo e la nascita di nuovi mezzi di trasporto. Si assiste a un trasporto di massa dalle campagne alle città solo che questo spostamento porta disorganizzazione sociale, criminalità e differenziazione razziale. Altri problemi che spinsero alla nascita degli studi sociali furono l’aumento del tasso di suicidi e il pietoso sistema sanitario. Il fondamento dell’ordine sociale e il problema del mutamento: i modelli organicistici e funzionalistici Una volta infranta la credenza della sacralità della tradizione, si è andati alla ricerca di un un nuovo fondamento dell’ordine sociale ma non all’esterno ma all’interno dell’organismo sociale. Non si parla a caso di organismo, infatti la prima soluzione a questo problema è stata quella di proporre modelli organistici, duraturi nel tempo che sarebbero diventati sempre più complessi, ritrovandosi anche nei più moderni modelli funzionalistici. Gli organismi sociali infatti rispondo alle trasformazioni generate dall’ambiente, generando nuove funzioni e nuovi organismi. Mutamento sociale e lotta di classe: la teorizzazione marxiana e Weber Le dicotomie solidarietà organica/solidarietà meccanica e comunità/società descrivono il mutamento sociale ma non servono a spiegarlo. Per questo ricorriamo alle teorie di autori come Marx e weber. Per Marx i rapporti sociali fondamentali si basano sulla produzione e distribuzione di beni e servizi, dove si evidenzia la relazione di sfruttamento fra imprenditore e operaio, uno cerca di ottenere il massimo profitto e l’altro cerca di vendere la propria forza lavoro per ottenere il profitto necessario per la sopravvivenza. Questi sono interessi conflittuali e puramente antagonistici,che creano il conflitto sociale fondamentale per il
mutamento sociale. Per weber il discorso è diverso,egli dice che questo conflitto non vi è solo nella sfera dell’economia ma anche nella sfera della religione, politica, prestigio, diritto e onore. Questo conflitto inoltre è fondamentale per la creazione di nuove forme sociali, quindi è fondamentale per il mutamento e per l’ordine secondo weber. L’ordine può essere inteso come lo scorrere di fenomeni regolari all’interno della nostra vita. Azione e struttura sociale: individualismo e olismo metodologico Struttura sociale: struttura all’interno della quale ritroviamo tutti gli attori presenti all’interno della società e che fornisce nozioni utili per svolgere un’indagine sociale, in quanto la struttura influenza le azioni degli attori sociali e a sua volta le può vincolare. Quando parliamo del paradigma della struttura sociale dobbiamo far riferimento all’olismo metodologico, in quanto si concepisce la società come oggetto di analisi e gli individui sono mezzi attraverso cui essa si esprime. Azione sociale: Al contrario della struttura, le azioni non influenzano tutti ma agendo su di esse il sociologo potrebbe incorrere in disorganizzazione e problemi in quanto il sociologo agirebbe solo sul singolo individuo e non sulla struttura che influenza tutti gli individui. Quando si parla del paradigma dell’azione di parla di individualismo metodologico (al termine individualismo attribuiamo solo un significato logico), l’individualismo metodologico indica che non si possono imputare azioni a entità astratte o ad attori collettivi di cui si ipostatizza l’unità. Gli effetti non intenzionali dell’agire sociale: dall’azione alla struttura, dal livello micro al livello macro Prima di tutto bisogna capire cosa si intende per micro e macro; per micro ci si riferisce alla Microsociologia, intesa come prospettiva che ci aiuta sulla base individuale, agendo quindi sulle azioni. Per marco invece ci riferiamo alla Macrosociologia, intesa come prospettiva che ci aiuta su una base più ampia e che coinvolge più individui, agendo quindi sulla struttura. Normalmente queste prospettive sortiscono effetti per risolvere problemi ma in altri casi queste prospettive possono causare degli effetti non intenzionali che hanno luogo quando la prospettiva micro e macro si incontrano. Ad esempio se un’azione individuale viene pian piano condivisa da più persone si andrebbe ad influenzare la struttura sociale andando a far incontrare la prospettiva micro con quella macro. I legami tra teoria e ricerca empirica Nella sociologia teoria e ricerca empirica possono interagire tra loro in modo fecondo o prendere strade separate. Per andare più nello specifico occorre citare la definizione di teoria elaborata da Parsons, il quale dice: “La teoria è un corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico”. Per chiarire il punto decisivo riguardo il legame tra teoria e ricerca empirica, basta fare riferimento alla locuzione “dotati di un riferimento empirico”. Tuttavia molte teorie sociologiche sono
forme di solidarietà spontanea; oppure l’interazione può essere indiretta, questo tipo di interazione è più comune nei gruppi che hanno tanti membri al loro interno
Il concetto di potere e di autorità: la definizione weberiana e le sue implicazioni teoriche Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione. Talvolta weber fa riferimento anche a una forma di potere legittimo ovvero l’autorità dove il comando che stiamo ricevendo è espressione della nostra stessa volontà, quindi noi obbediamo in funzione del ruolo della persona che detiene il comando. A sua volta distinguiamo tre tipi di autorità:
Panico: reazione collettiva che si manifesta in genere con una fuga o con l’immobilità, di fronte al rischio di subire gravi danni causati da un evento in corso o imminente; di solito il panico genera comportamenti di orientamento individualista. Folla: insieme di individui riuniti in un luogo che, sottoposti a uno stimolo, manifestano umori e atteggiamenti comuni, ai quali possono seguire forme di azione collettiva; di solito la folla genera atteggiamenti e comportamenti solidaristici. Vi è da precisare che possiamo trovare due tipi di folla normalmente: la folla attiva e quella espressiva, la prima sviluppa attenzioni e sentimenti verso qualcuno o qualcosa e generalmente questi sentimenti e attenzioni vengono espressi in modo violento e conflittuale; la seconda invece a seguito delle tensioni sociali e psicologiche a cui è sottoposta, manifesta comportamenti inconsueti. La massa è un comportamento collettivo simile alla folla ma con qualche differenza, infatti nella massa le persone non sono nello stesso luogo e soprattutto nella massa vi è più un omogeneizzazione dei comportamenti piuttosto che un’imitazione di quest’ultimi come avviene nella folla. Pubblico: insieme di individui che si ritrovano dinanzi a un problema ed esprimono diverse opinioni a riguardo e cercano di risolvere questo problema. Anche qui vi sono differenze da fare con la folla, ad esempio nel pubblico ritroviamo l'interazione interpretativa (quindi abbiamo l’elaborazione di diverse opinioni e uno scambio di quest’ultime) nella folla invece abbiamo una reazione circolare, inoltre il pubblico è una forma di comportamento collettivo tipico di una società democratica rispetto alla folla che è tipica delle società totalitarie. Infine nel pubblico troviamo più opinioni rispetto agli atteggiamenti che vediamo nella folla. Le reti sociali, i loro caratteri e le loro configurazioni Possiamo intendere le reti sociali come una combinazione di relazioni sociali, un gioco tra ruoli o più precisamente un’ insieme di relazioni tra ruoli. In particolare tramite le reti sociali vediamo come l’individuo mette in moto le proprie relazioni sociali di fronte a una situazione e utilizza queste ultime in funzione delle sue strategie. I caratteri delle reti e dei legami sociali sono i seguenti: maglia larga o stretta (si intende il numero di relazioni all’interno della rete), intensità, durata, frequenza e contenuto. Il concetto di capitale sociale e le sue relazioni con le varie forme di organizzazione sociale Quando si parla di reti sociali in termini creativi e in funzione strategica bisogna parlare del capitale sociale, il capitale sociale è l’insieme di risorse relazionali durature di cui dispone l’attore sociale, il quale utilizza quest’ultime per il raggiungimento dei propri fini. Il capitale sociale scaturisce dalle interazioni rispetto al capitale umano che è proprio dell'individuo, quindi possiamo dire che il capitale sociale è il completamento del capitale umano. Il volume di capitale sociale lo determiniamo attraverso la quantità di relazioni che riusciamo efficacemente a mobilitare e tramite il volume di capitale che detengono le persone che mobilitiamo e a cui siamo legati (la fiducia è fondamentale per il capitale
capitalismo”. Infine i valori possono essere intesi come soggettivi in quanto esistono perchè vengono scelti dai “soggetti” e inoltre i valori sono oggettivi in quanto sono prodotti di dinamiche intersoggettive di lungo periodo. Valori universali e valori particolari Valori particolari: valori propri di una ristretta minoranza di persone o riferibili a realtà peculiari. Valori universali: valori condivisi da una o più culture e caratteristici di vere e proprie epoche storiche Si può anche eseguire uno spostamento all’interno della scala dei valori (universali e particolari) e questo spostamento si definisce come mutamento sociale. Valori e sistemi di valori: integrazione e dilemmi etici Noi viviamo in una società dove si assiste al pluralismo di valori, in passato pure c’era il pluralismo di valori ma la situazione era diversa. Nel linguaggio comune si riconosce che ci sono valori ultimi e che i valori ormai vengono inseriti in una struttura gerarchica basata su superiorità e inferiorità dei valori. Possiamo anche immaginare che vi siano strutture di valori dove vi è un valore che tiene insieme tutti i valori e in questo caso parliamo di struttura dei valori a grappolo oppure ci può essere la struttura dei valori in ordine casuale dove non vi è un sistema di valori o un valore che garantisce l’unità. A sua volta in ogni società i sistemi di valori possono essere coerenti, scarsamente connessi e in conflitto. In ogni società umana vi sono diversi gradi di integrazione dei valori in sistema di valori e questo grado di integrazione può cambiare nel tempo. Parsons dice che oggi le società umane sono tenute insieme in quanto i sistemi di valori sono sufficientemente integrati e coerenti. Tuttavia se un singolo valore o un sistema di valori dovesse entrare in conflitto con un altro sistema di valori allora vi sarebbe anche un conflitto tra i gruppi a cui appartengono questi sistemi di valori, il conflitto sarebbe tanto più aspro quanto meno numerosi e importanti sono i valori condivisi comuni a tutte le parti del conflitto. Infine possiamo dire che un individuo può far propri valori che sono incompatibili tra loro e pertanto si troverebbe di fronte a un dilemma etico. Dai valori alle norme: due livelli analitici concernenti l’orientamento dell’agire Parlando di valori bisogna anche parlare di norme, le quali stabiliscono il comportamento da seguire per esaltare un determinato valore, possiamo intendere quindi le norme come dei valori a un livello di astrazione inferiore. A sua volta le norme possono avere valenza propositiva ovvero possono essere intese come strumento operativo di realizzazione di valori oppure possono avere valenza ostativa quindi le norme vietano o prescrivono dei comportamenti.
L’adeguamento nei confronti delle norme: aspettative e sanzioni Molto spesso ci chiediamo perchè seguiamo le norme, noi seguiamo le norme per via di aspettative che possono distinguersi in: abitudini meccaniche: ci siamo comportati in un determinato modo in situazioni analoghe e senza rendercene conto continuiamo a comportarci nello stesso modo conformismo: osserviamo gli altri eseguire un determinato comportamento e seguiamo quel comportamento esigenze tecniche: mettiamo in atto un comportamento perchè tecnicamente è il modo corretto per raggiungere un determinato scopo. Talvolta seguiamo le norme anche per non andare in contro alle sanzioni che possono esprimersi dalla disapprovazione sociale alla pena capitale che in certi ordinamenti giudiziari può riguardare anche colui che ha commesso un delitto. Inoltre le sanzioni possono essere positive, premio in caso di conformità, oppure negative, pena in caso di non conformità. Ulteriore distinzione si fa fra sanzioni interne ed esterne: sanzioni esterne: poste in essere dagli altri in caso di violazione di una norma di qualsiasi tipo (ottimo deterrente per far rispettare le norme sociali) sanzioni interne: impartite dal nostro tribunale interno quindi più dure rispetto alle sanzioni esterne. Il tribunale interno per essere messo in moto ha bisogno che le norme vengano interiorizzate e quindi che diventino norme morali attraverso il processo di interiorizzazione che avviene durante il processo di socializzazione. Tipologie di norme: regole, norme giuridiche, norme sociali, buone maniere, codici deontologici regole costitutive: pongono in essere attività che non esisterebbero al di fuori delle regole stesse, non ammettono interpretazioni ed eccezioni regole regolative: indicano prescrizioni e divieti in attività già costituite, ammettono interpretazioni ed eccezioni norme giuridiche: sono un sottoinsieme del grande insieme delle norme sociali, servono a tutelare le norme sociali fondamentali per le relazioni sociali ed intervengono nel caso in cui quest’ultime dovessero fallire. Per essere messe in funzione le norme giuridiche hanno bisogno di essere emanate da un’autorità (potere legislativo), di un apparato che le applica (potere giudiziario) e che amministra le sanzioni previste da esse (istituzioni penali).
Weber si interroga sul passaggio che trasforma il carisma in pratica quotidiana a tal proposito arriva alberoni il quale contrappone istituzione e movimento dicendo che: il primo è caratterizzato da relazioni impersonali regolati da sistemi astratti di regole il secondo invece si trova a uno stato fusionale dove i rapporti sociali sono personali, diffusi, carichi di affettività ed emotività. Gli universali culturali Per universali culturali intendiamo quelle istituzioni presenti in tutte (o quasi) le società. lingua, religione, arte, gioco e scambio di doni sono tutt’oggi universali culturali, solo che osservando il modo in cui questi tratti compaiono all’interno delle società si potrebbe percepire la perdita di questa universalità. Possiamo anche fare una riflessione in merito al fatto che le istituzioni sono utili all’esistenza della società e a loro volta in base ai bisogni che codeste istituzioni soddisfano possiamo stabilire un’ ulteriore classificazione delle istituzioni. Funzioni e istituzioni: il modello AGIL Utilizzando un approccio funzionalista e semplificando la definizione di parsons, possiamo dire che un sistema sociale per esistere deve soddisfare quattro requisiti:
incessante di membri in entrata e in uscita, vi è bisogno di pratiche e istituzioni che trasmettano, ai nuovi membri, almeno una parte del patrimonio culturale che ha accumulato nel corso delle generazioni: la socializzazione indica appunto il processo mediante il quale i nuovi nati diventano membri della società. Il patrimonio culturale non è così tanto semplice ed omogeneo come noi pensiamo, comprende tutti i valori, le norme, gli atteggiamenti, conoscenze, capacità, linguaggi che consentono alla società di esistere e di adattarsi all’ambiente esterno e di modificare a sua volta questo e se stessa. In una società complessa e differenziata una parte del patrimonio culturale, quella riguardante l’acquisizione delle competenze sociali di base, deve essere trasmessa a tutti i membri della società mentre una seconda parte, quella riguardante l’acquisizione delle competenze sociali specifiche, deve essere trasmessa in funzione del grado e del tipo di divisione sociale del lavoro. Gli elementi della cultura: forme di conoscenza, fonti di significato, valori, forme espressive forme di conoscenza: con questo termine ci riferiamo a tutti i tentativi eseguiti per spiegare il mondo (senso comune e conoscenza scientifica). Il problema è che il senso comune non può spiegare il perché di un qualcosa in quanto non possiede gli strumenti per terrorizzare il perché, la scienza invece possiede la metodologia e gli strumenti per fare ciò. fonti di significato: dottrine filosofiche e religiose che spiegano il significato del perchè succede un qualcosa di inspiegabile. Di solito la soluzione è quella di immaginare un motore primo o un creatore del tutto che muove le nostre fila. Sono la fonte estrema per definire valore. Spesso le forme di conoscenza e le fonti di significato interagiscono influenzandosi reciprocamente. valori: orientamenti dai quali discendono i nostri fini d’azione riferiti al mantenimento o all’acquisizione di un qualcosa che noi vogliamo. forme espressive: sono le forme attraverso cui si esprime la cultura (arte, letteratura ecc…) e formano il linguaggio per intervenire nelle forme di conoscenza e nelle fonti di significato. L’evoluzione culturale: invenzione, accumulazione, diffusione e adattamento l’evoluzione culturale secondo gli studi di ogburn si trasforma, arricchisce e impoverisce. Ad esempio durante l’evoluzione culturale possiamo assistere invenzioni pure (rare) e non rare o derivanti da concetti preesistenti combinati. Una cultura, come quella tecnologica, può essere cumulativa aggiungendo cose a modelli già esistenti, oppure può essere sostitutiva ovvero stravolge tutto ciò che faceva parte dei modelli precedenti. L’adattamento cumulativo è più veloce di quello sostitutivo o di valore. L’apprendimento delle norme sociali: apprendimento formale e interiorizzazione; le norme morali
del grembo materno e che si sviluppano nel corso della crescita dell’organismo, questo non è un dato biologico, ma sono potenzialità che devono essere attivate attraverso il processo di socializzazione. Socializzazione e identità Quando parliamo di identità dobbiamo pensare di star rispondendo alla domanda “chi sono?”. Sotto questo punto di vista possiamo vedere il processo di socializzazione come una successione di fasi nelle quali formiamo la un’identità sempre più articolata e complessa, ciò lo si fa nello specifico attraverso la delimitazione dell’ identità e attraverso la scoperta e l’elaborazione cognitiva del mondo sociale, quest’ultimo avviene per fasi, la prima fase riguarda la distinzione tra dentro di sè e fuori di sè, l’acquisizione di questo primo elemento embrionale di identità è mediato dal rapporto con la madre, il bambino però ancora non ha imparato a distinguere le altre persone dalla madre ( per lui tutto ciò che vede è madre; la seconda fase riguarda la distinzione tra le persone; la terza fase riguarda la distinzione tra i sessi. C’è da dire che il processo di socializzazione stabilisce i modelli di identità culturale, religiosa, di genere ecc…ciò dipende dalla cultura. Il processo di formazione dell’identità comporta anche:
comportamento atteso, da questo elemento di relativizzazione vengono due fattori dietro cui possiamo trovare una giustificazione per i comportamenti devianti in alcuni casi, ovvero:
La teoria biologica, della tensione strutturale, del controllo sociale, dell’etichettamento e della scelta razionale la teoria biologica: questa teoria riconduce i comportamenti devianti a fattori fisici e biologici dell’individuo teoria della tensione strutturale: la devianza è causata dalle situazioni di anomia che a loro nascono da un contrasto fra la struttura culturale e quella sociale, tra mete e mezzi teoria del controllo sociale: si basa sul concetto pessimistico secondo il quale l’uomo è naturalmente portato a deviare dalla norma, quindi la vera domanda da fare non è perchè deviare ma perchè non deviare? la risposta a questa domanda la possiamo dare basandoci sul fatto che l’uomo ha paura delle istituzioni che si occupano del controllo sociale e ha paura di subire una sanzione. teoria dell’etichettamento: quest’ultima si riferisce al fatto che quando si parla di devianza non bisogna concentrarsi sulla violazione della norma ma anche sulla creazione e l’applicazione di quest’ultima, non solo nei confronti dei criminali ma anche nei confronti dei sistemi giudiziari e delle altre forme di controllo sociale. teoria della scelta razionale: la scelta di un individuo di eseguire un comportamento deviante non è il risultato di influenze esterne ma di una scelta intenzionale basata su un calcolo costi/benefici. La teoria di Lombroso e di Sheldon fra i sostenitori della teoria biologica sulla devianza troviamo il medico e psichiatra cesare lombroso, il quale si soffermo sullo studio del cranio del brigante vilella e vide che nell’occipite non vi era una cresta ma una fossa chiamata occipitale mediana. Lo studio di lombroso si soffermò anche in altre parti del corpo evincendo che il fisico del criminale era caratterizzato da testa piccola, sopracciglie folte e ravvicinate, fronte sfuggente, zigomi pronunciati, occhi mobilissimi ed errabondi, viso pallido o giallo e barba rada. Inoltre, influenzato dalle teorie di darwin, lombroso disse che il criminale presentava caratteristiche ataviche, riconducibili ad animali inferiori o uomini primitivi, ciò non permette quindi all’uomo di immettersi nella società e quindi attua comportamenti devianti. Altro sostenitore della teoria biologica sulla devianza fu il medico e psicologo William H. Sheldon, il quale, nel 1940, esegui delle ricerche sulle costituzioni fisiche e su come esse portassero a sviluppare personalità diverse. Tra le costituzioni fisiche prese in considerazione troviamo: