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Donatello: Vita, Opere e Stile Rinascimentale, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

in questo documento troverai: - breve biografia dell'artista e descrizione delle seguenti opere: - cantoria del duomo di Firenze - statua di san Giorgio - rilievo di san Giorgio e il drago - statua del profeta Abacuc - banchetto di Erode - David in bronzo - monumento equestre del Gattamelata - Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 02/07/2022

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Donato di Niccolò di Bètto Bardi detto Donatello Scultore, Firenze, ca. 1386 – 1466
Scultore, disegnatore e orafo. Formatosi alla bottega da Lorenzo Ghiberti, con cui compie lavori di rifinitura
della porta del Battistero, continua la sua formazione nei cantieri tardo gotici del Duomo, del Campanile e
della chiesa dell’Orsanmichele. Legato da amicizia con Filippo Brunelleschi, si reca con lui a Roma negli anni
tra il 1404 e il 1408: i viaggi costituiscono il suo primo contatto con l’antichità classica. A Firenze, divenuto
artista autonomo, nel 1425 apre bottega in collaborazione con Michelozzo.
Soggiorno a Roma 1402-1407
Brunelleschi e Donatello furono i primi della loro generazione ad esaminare, attentamente e
metodicamente, le rovine dell’antica Roma. Fu attraverso le accurate misurazioni di colonne, frontoni e
archi, che Brunelleschi poté impossessarsi dei rapporti matematici usati dagli architetti romani, ma anche
concepire l’idea di spazio come dimensione essenziale nelle arti figurative. Egli passò il resto della sua vita
ad elaborare le implicazioni di questa.
Donatello diede un contributo fondamentale al rinnovo dei modi della scultura: - superò definitivamente le
esperienze del tardo gotico e i modelli dell'arte romana classica, - rappresentazione di un espressionismo
nuovo e inquieto, - inventò lo stile "stiacciato", ovvero un rilievo appiattito dal piano di fondo e che rende
in prospettiva il volume reale dei corpi raggiungendo così effetti pittorici e la creazione di uno spazio
illusorio.
Cantorìa del Duomo di Firenze 1433-40
Nel 1433, dopo un nuovo, importante, soggiorno a Roma, Donatello viene incaricato dell’esecuzione di una
seconda Cantorìa per la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, gemella di quella di Luca Della Robbia.
Il tema della cantoria è, come in quella robbiana, il gioioso Salmo 150 dell’Antico Testamento, nel quale
tutti sono invitati a lodare Dio con canti, musiche e danze. L’impostazione che l’artista conferisce all’opera è
personalissima. Partendo da uno spunto di chiara derivazione classica (tema ripreso da sarcofagi e rilievi
romani), egli inventa uno spazio prospettico nuovo entro il quale muovere i propri personaggi.
Lo spazio è delimitato anteriormente da una serie di colonnette rivestite di mosaici policromi e,
posteriormente, dal piano di fondo del bassorilievo, anch’esso variamente punteggiato di tessere dorate.
Qui si svolge la corsa dei putti danzanti. La danza è composta come un girotondo continuo che si svolge su
due piani sovrapposti in direzione opposta: le figure in primo piano vanno prevalentemente verso sinistra,
quelle in secondo piano verso destra, facendo scaturire uno straordinario dinamismo dai contrasti.
La scena nel complesso ha poco di religioso e le ali, che dovrebbero qualificare i putti, sono di fatto il
particolare meno importante.
Quel che emerge dal convulso agitarsi dei personaggi è una prorompente idea di movimento, resa ancor
più efficace grazie all’artificio tecnico di lasciare alcune figure appena sbozzate, in modo che, viste da
lontano, appaiano sfuocate; questa tecnica sperimentale, che tratta le figure senza troppi rifinimenti,
lasciandole volutamente "grezze", venne sviluppata nel non finito di Michelangelo.
San Giorgio 1416-17
La statua fa parte del ciclo delle 14 statue dei protettori delle Arti di Firenze per le nicchie esterne della
chiesa di Orsanmichele. Commissionata dall'Arte dei Corazzai e Spadai è in marmo apuano ed è alta 209
cm. E’ conservata nel Museo nazionale del Bargello. Posta all’interno di un tabernacolo, è una
rappresentazione di grande stabilità e fermezza: la figura è ben piantata su gambe robuste, il petto ampio è
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Donato di Niccolò di Bètto Bardi detto Donatello Scultore, Firenze, ca. 1386 – 1466 Scultore, disegnatore e orafo. Formatosi alla bottega da Lorenzo Ghiberti, con cui compie lavori di rifinitura della porta del Battistero, continua la sua formazione nei cantieri tardo gotici del Duomo, del Campanile e della chiesa dell’Orsanmichele. Legato da amicizia con Filippo Brunelleschi, si reca con lui a Roma negli anni tra il 1404 e il 1408: i viaggi costituiscono il suo primo contatto con l’antichità classica. A Firenze, divenuto artista autonomo, nel 1425 apre bottega in collaborazione con Michelozzo. Soggiorno a Roma 1402- Brunelleschi e Donatello furono i primi della loro generazione ad esaminare, attentamente e metodicamente, le rovine dell’antica Roma. Fu attraverso le accurate misurazioni di colonne, frontoni e archi, che Brunelleschi poté impossessarsi dei rapporti matematici usati dagli architetti romani, ma anche concepire l’idea di spazio come dimensione essenziale nelle arti figurative. Egli passò il resto della sua vita ad elaborare le implicazioni di questa. Donatello diede un contributo fondamentale al rinnovo dei modi della scultura: - superò definitivamente le esperienze del tardo gotico e i modelli dell'arte romana classica, - rappresentazione di un espressionismo nuovo e inquieto, - inventò lo stile "stiacciato", ovvero un rilievo appiattito dal piano di fondo e che rende in prospettiva il volume reale dei corpi raggiungendo così effetti pittorici e la creazione di uno spazio illusorio. Cantorìa del Duomo di Firenze 1433- Nel 1433, dopo un nuovo, importante, soggiorno a Roma, Donatello viene incaricato dell’esecuzione di una seconda Cantorìa per la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, gemella di quella di Luca Della Robbia. Il tema della cantoria è, come in quella robbiana, il gioioso Salmo 150 dell’Antico Testamento, nel quale tutti sono invitati a lodare Dio con canti, musiche e danze. L’impostazione che l’artista conferisce all’opera è personalissima. Partendo da uno spunto di chiara derivazione classica (tema ripreso da sarcofagi e rilievi romani), egli inventa uno spazio prospettico nuovo entro il quale muovere i propri personaggi. Lo spazio è delimitato anteriormente da una serie di colonnette rivestite di mosaici policromi e, posteriormente, dal piano di fondo del bassorilievo, anch’esso variamente punteggiato di tessere dorate. Qui si svolge la corsa dei putti danzanti. La danza è composta come un girotondo continuo che si svolge su due piani sovrapposti in direzione opposta: le figure in primo piano vanno prevalentemente verso sinistra, quelle in secondo piano verso destra, facendo scaturire uno straordinario dinamismo dai contrasti. La scena nel complesso ha poco di religioso e le ali, che dovrebbero qualificare i putti, sono di fatto il particolare meno importante. Quel che emerge dal convulso agitarsi dei personaggi è una prorompente idea di movimento, resa ancor più efficace grazie all’artificio tecnico di lasciare alcune figure appena sbozzate, in modo che, viste da lontano, appaiano sfuocate; questa tecnica sperimentale, che tratta le figure senza troppi rifinimenti, lasciandole volutamente "grezze", venne sviluppata nel non finito di Michelangelo. San Giorgio 1416- La statua fa parte del ciclo delle 14 statue dei protettori delle Arti di Firenze per le nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele. Commissionata dall'Arte dei Corazzai e Spadai è in marmo apuano ed è alta 209 cm. E’ conservata nel Museo nazionale del Bargello. Posta all’interno di un tabernacolo, è una rappresentazione di grande stabilità e fermezza: la figura è ben piantata su gambe robuste, il petto ampio è

mosso da una leggera torsione che ne accentua le dimensione e sottolinea l’importanza della sede del coraggio. Apparentemente non si discosta da analoghe realizzazioni di quegli anni, ma qui appare per la prima volta lo studio attento della figura umana, intesa sia come anatomia, sia come ricerca di una espressione psicologica. San Giorgio è ritratto come un cavaliere con l'armatura e con lo scudo crociato. Il volto è fermo, fiero e pensoso, segnato da uno sguardo intenso e corrucciato; il tutto dando all’intera figura la sensazione di una forte intensità e concentrazione. Si tratta della rappresentazione di un uomo nuovo (l’uomo rinascimentale) che è il protagonista della storia e non un semplice spettatore. La fierezza dello spirito segna il contrasto tra la volontà d'azione che traspare dallo sguardo e la salda fermezza dell'appoggio fisico. Il rilievo di San Giorgio e il drago Perfetto esempio di stiacciato, arricchito da una delle prime rappresentazioni di prospettiva centrale a punto unico di fuga. Le linee orizzontali convergono verso il gruppo centrale con la rappresentazione di san Giorgio a cavallo che lotta contro il drago; a sinistra la grotta (la tana), desunta dai sarcofagi romani, e a destra la principessa ed il porticato costruito in prospettiva. Se le linee del mantello, l'armatura del santo ed il profilo delle ali aperte del drago sono particolari di gusto tardo gotico, nuova è la concezione dello spazio: l’immagine ha una tale forza espressiva che la rende già un capolavoro pienamente realizzato. Il profeta Abacuc 1427- Proveniente dalle nicchie del terzo ordine del Campanile di Giotto, è in marmo bianco a grandezza naturale (195x54x38 cm) e conservata nel Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. Per realizzare l’Abacuc (dai Fiorentini affettuosamente ribattezzato Zuccone) Donatello si ispira a un popolano qualunque. Raffigura un uomo magro e calvo, lontano sia dai canoni di perfezione dell’arte classica sia da quelli decorativi del gotico. Nella forte espressività del volto si concentra tutta la grandezza della nuova concezione artistica di Donatello. I lineamenti rozzi e disarmonici, infatti, non vogliono nascondere i segni di una vita di miseria e sofferenza. La bellezza nuova dell’uomo donatelliano, dunque, non sta nell’aspetto esteriore, che può essere anche sgraziato quanto, piuttosto, nella grandezza d’animo e nella dignità morale. Sembra che l'espressioni italiane "vecchio come il cucco" e "vecchio bacucco" derivino proprio da Abacucco in quanto rappresentato come un vecchio, a volte con una lunga barba bianca. La bellezza nuova dell’uomo donatelliano, dunque, non sta nell’aspetto esteriore, che può essere anche sgraziato quanto, piuttosto, nella grandezza d’animo e nella dignità morale. Il banchetto di Erode 1425- Il pannello venne realizzato per essere inserito nel fonte del Battistero di Siena, dove si trova tuttora. La scena è una rappresentazione del sacrificio di san Giovanni Battista.

Esso appare, per certi versi in continuità con analoghi monumenti del Trecento, quali le tombe scaligere realizzate a Verona, dove a sormontare la tomba del condottiero defunto era il suo ritratto a cavallo. Radicale novità della statua è innanzitutto la tecnica: realizzare in bronzo un’opera di tale dimensione era impresa non più tentata dai tempi antichi. Gli esempi di riferimento sono il monumento di Marco Aurelio a cavallo, che Donatello sicuramente conosceva, ed a Venezia anche i cavalli posti sulla facciata di San Marco. La figura massiccia dell'animale è fremente ed attraversata da un'evidente tensione, nonostante il movimento trattenuto, che sembra corrispondere a un'andatura lenta ma dritta, senza esitazioni. Le proporzioni del cavallo sono leggermente superiori di quelle del cavaliere e ciò è stato interpretato come un effetto voluto per accentuare l'impresa del comando del condottiero, capace di cavalcare un animale di tale stazza. Il condottiero, con le gambe tese sulle staffe, fissa un punto lontano e tiene in mano il bastone del comando. Inoltre il Gattamelata viene presentato nell’atteggiamento di un uomo maturo che incarna in sé valore ma anche riflessione pensosa. Si tratta, ancora, di un uomo tipicamente rinascimentale, conscio delle sue azioni e della sua conoscenza del mondo. Il messaggio che si trasmette allo spettatore è quello della vittoria del Gattamelata, che è la vittoria di un uomo grazie alla sua intelligenza. Napoli: Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci 1426- Si tratta di monumento funebre rinascimentale eseguito da Donatello e Michelozzo, conservato nella chiesa di Sant'Angelo a Nilo di Napoli. Commissionato da Cosimo de' Medici che in veste di notaio si occupò della stesura del testamento del cardinale. Il monumento è in marmo, in parte dorato e policromo, alto 11,60 metri con una profondità di 4,60 metri. Sopra uno zoccolo si ergono due colonne composite che reggono un arco a tutto sesto; in alto si trova la cuspide, di ascendenza goticizzante, con al centro un tondo con il rilievo del Redentore e due statue a tutto tondo di putti con trombe ai lati (allusione all'Apocalisse e al risveglio dei morti). Sotto di esso in altorilievo è la Madonna col Bambino al centro, con ai lati le figure di San Michele e San Giovanni Battista.