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Donnarumma, Gadda modernista (riassunto cap. II), Letteratura italian contemporanea, UniPi, Sintesi del corso di Letteratura Contemporanea

Riassunto di "Gadda modernista" di Raffaele Donnarumma, SOLO il Capitolo Secondo "Gadda e la costruzione del romanzo" Insegnamento: Letteratura italiana contemporanea Prof.ssa Cristina Savettieri anno accademico 2024/2025 C.d.S. Italianistica Università di Pisa

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 18/02/2025

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Raffaele Donnarumma, Gadda modernista
II. «Riformare la categoria di causa». Gadda e la costruzione del romanzo
1. Causa, cause, concause
Sembra che nella teoria delle concause Gadda seguisse da vicino Stuart Mill e il pensiero che Pareto formulava
nel Tra tta to di soci ologi a gen eral e (1916). Eppure, egli conserva al principio di causa la sua applicabilità nel
campo dell’esperienza, e insieme ne riconosce il significato di legge generale per l’interpretazione della realtà,
cioè di schema trascendentale.
2. Narrare per cause: Gadda e Spinoza
Il problema si sposta nello stabilire i rapporti fra norma e abnorme: dimostrare che anche l’abnorme rientra
nella regola significa mostrare che tutta la realtà è leggibile secondo criteri di senso, e ristabilire la validità del
principio di causa.
Ma narrare di individui ponendoli sotto la tutela di concetti può voler dire annullarne appunto l’individualità.
Gadda se ne rende ben conto, quando dichiara di aborrire «dal personaggio-simbolo» e «dal personaggio-
araldo».
3. L’occhio di Di o: l’ onnis cienza n arrat iva
Per Leibniz, la sola vera conoscenza è quella di Dio, che muove dall’eterno e dall’infinito. Il narratore
gaddiano, al contrario, non può sfuggire al suo destino di uomo: essere contingente fra cose contingenti.
Anche per questo l’onniscienza narrativa doveva trovare una riformulazione, e passare dal piano monologico
(qual è, per eccellenza, quello dell’intelletto di Dio e di un narratore-Dio) a un piano polifonico.
4. Dalla catena di verità alla rete di analogie
Estromettendo Dio dal proprio orizzonte, cioè negando che esista un fondamento ultimo per la ricerca della
ragione e per la realtà, egli riconosce coerentemente che la chiusura del sistema è «impossibile».
5. Dalla causalità alla coesistenza logica
All’idea di causa Gadda sostituisce quella delle concause:
per lo più si è parlato di catena delle cause. ‘Ogni effetto ha la sua causa’ è un’asserzione che non comprendo
assolutamente. Io dico ‘ogni effetto (grumo di relazioni) ha le sue cause’.
Da un punto di vista astrattamente teoretico, la complicazione introdotta da Gadda potrebbe non essere
traumatica. In effetti, essa sviluppa un’altra idea pienamente leibniziana: cioè quella che «tutto è collegato» e
che nella monade si rifrange, sotto forma di percezioni confuse, l’intero universo. Scrive Gadda: «non v’ha
termine tanto assoluto ed astratto che non implichi relazioni, e la cui analisi completa non conduca ad altre
cose, ed anzi a tutte le altre cose». Conta che all’area metaforica della «catena» (lineare, vincolante,
deterministica) si sostituisca neppure quella della «maglia o rete», quanto quella del «grumo o groviglio»: che,
invece, implica apertamente multidirezionalità, arbitrio, disordine. Da un certo punto di vista, si può dunque
affermare che l’idea stessa di garbuglio abbia un’origine leibniziana.
Alla causalità si è sostituita la coesistenza. Il legame di causa implica una necessità. A garantire questa necessità
è appunto il rapporto singolare che Gadda rifiuta, e che permette di stabilire un legame biunivoco e certo (a tal
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Raffaele Donnarumma, Gadda modernista

II. «Riformare la categoria di causa». Gadda e la costruzione del romanzo

  1. Causa, cause, concause Sembra che nella teoria delle concause Gadda seguisse da vicino Stuart Mill e il pensiero che Pareto formulava nel Trattato di sociologia generale (1916). Eppure, egli conserva al principio di causa la sua applicabilità nel campo dell’esperienza, e insieme ne riconosce il significato di legge generale per l’interpretazione della realtà, cioè di schema trascendentale.
  2. Narrare per cause: Gadda e Spinoza Il problema si sposta nello stabilire i rapporti fra norma e abnorme: dimostrare che anche l’abnorme rientra nella regola significa mostrare che tutta la realtà è leggibile secondo criteri di senso, e ristabilire la validità del principio di causa. Ma narrare di individui ponendoli sotto la tutela di concetti può voler dire annullarne appunto l’individualità. Gadda se ne rende ben conto, quando dichiara di aborrire «dal personaggio-simbolo» e «dal personaggio- araldo».
  3. L’occhio di Dio: l’onniscienza narrativa Per Leibniz, la sola vera conoscenza è quella di Dio, che muove dall’eterno e dall’infinito. Il narratore gaddiano, al contrario, non può sfuggire al suo destino di uomo: essere contingente fra cose contingenti. Anche per questo l’onniscienza narrativa doveva trovare una riformulazione, e passare dal piano monologico (qual è, per eccellenza, quello dell’intelletto di Dio e di un narratore-Dio) a un piano polifonico.
  4. Dalla catena di verità alla rete di analogie Estromettendo Dio dal proprio orizzonte, cioè negando che esista un fondamento ultimo per la ricerca della ragione e per la realtà, egli riconosce coerentemente che la chiusura del sistema è «impossibile».
  5. Dalla causalità alla coesistenza logica All’idea di causa Gadda sostituisce quella delle concause: per lo più si è parlato di catena delle cause. ‘Ogni effetto ha la sua causa’ è un’asserzione che non comprendo assolutamente. Io dico ‘ogni effetto (grumo di relazioni) ha le sue cause’. Da un punto di vista astrattamente teoretico, la complicazione introdotta da Gadda potrebbe non essere traumatica. In effetti, essa sviluppa un’altra idea pienamente leibniziana: cioè quella che «tutto è collegato» e che nella monade si rifrange, sotto forma di percezioni confuse, l’intero universo. Scrive Gadda: «non v’ha termine tanto assoluto ed astratto che non implichi relazioni, e la cui analisi completa non conduca ad altre cose, ed anzi a tutte le altre cose». Conta che all’area metaforica della «catena» (lineare, vincolante, deterministica) si sostituisca neppure quella della «maglia o rete», quanto quella del «grumo o groviglio»: che, invece, implica apertamente multidirezionalità, arbitrio, disordine. Da un certo punto di vista, si può dunque affermare che l’idea stessa di garbuglio abbia un’origine leibniziana. Alla causalità si è sostituita la coesistenza. Il legame di causa implica una necessità. A garantire questa necessità è appunto il rapporto singolare che Gadda rifiuta, e che permette di stabilire un legame biunivoco e certo (a tal

causa, tale effetto, e viceversa). La coesistenza, al contrario, spalanca la porta a una rete di relazioni così vaste, da risultare anarchica. Leibniz scrive: poiché tutto è concatenato a causa della pienezza del mondo, ciascun corpo agisce su tutti gli altri, e ne subisce la reazione, in misura maggiore o minore secondo la distanza. In Gadda, il concetto di monade perde sostanzialità e l’armonia prestabilita va smarrita. Allora, secondo un modello puramente fisico e meccanicistico, un qualunque moto si propaga intorno in tutte le direzioni, sino a esaurirsi: cioè un qualunque fenomeno implica un riassestamento del sistema. Per capire una cosa, siamo costretti a richiamare la totalità dei rapporti che essa implica; e per narrare un fatto siamo costretti a richiamare tutta quanta la realtà. Il concetto di causa si svuota e si dilata mostruosamente nel sistema delle concause, onnipervasivo.

  1. E il tempo? Quando formula la teoria della coesistenza logica, Gadda precisa: Ho scelto appositamente la parola coesistenza non perché mi occupi menomamente di stabilire relazioni temporali, che non m’importano affatto Il passaggio può aiutarci a impostare uno dei problemi classici della narrativa di Gadda e della narrativa in genere, cioè quello del tempo, collegandolo sia alle concause e alla coesistenza logica, sia all’onniscienza narrativa. Il narratore impersonale è per statuto sovratemporale, soprattutto quando si attiene con scrupolo al principio dell’anonimato e della trascendenza rispetto alla propria materia. In Gadda, invece, questo non accade: e non tanto perché egli inserisca spesso la sua voce di individuo finito e temporale nel racconto; quanto perché l’istanza narrativa tende a essere delegata a una pluralità di voci. La sua polifonia narrativa è tutta abitata da tempi molteplici. In secondo luogo, il narratore onnisciente gaddiano non vede una sequenza di fatti che si dispongono ordinatamente e linearmente: scorge una molteplicità di dati, ciascuno «saturo d’una infinità di relazioni sopraordinate le une alle altre». Mentre la catena delle cause implica un tempo lineare, le concause e la coesistenza logica mandano in frantumi la sequenza. Narrare per cause vorrà dire per Gadda infrangere l’ordine temporale proprio del racconto tradizionale.
  2. Gadda, Leibniz, Dostoevskij: il gravame comune delle colpe Nel delitto di Liliana, tutti sono implicati. È un’ulteriore chiave di lettura per il Pasticciaccio , e un nuovo sintomo della nevrosi di Gadda di fronte a quel fascismo nel quale era stato troppo a lungo coinvolto.
  3. Narrare il tempo, narrare le cause : fiction e storiografia Narrare per cause significa secondo Hume narrare scegliendo i fatti e ordinandoli in una sequenza eminentemente lineare: alla fine ciò che si deve vedere è la «catena» degli eventi nel suo carattere necessario. È l’esatto contrario della poetica di Gadda: per lui, infatti, l’ordine delle cause non è né temporale, né selettivo, né lineare. Moltiplicare le cause vuol dire in un certo senso spazializzarle, sottrarle ai legami obbligati del prima e del dopo e porle in una rete di contiguità: dunque, aprire il racconto in ogni direzione.
  4. Causalità e romanzo realista L’ordine causale non è tradizionalmente presentato come l’asse portante della narrazione romanzesca. Già Hegel osserva che la «concezione prosastica» «considera la vasta materia della realtà secondo la connessione

pone. Dall’altro, la narrazione segue quella concatenazione causale già sperimentata nel Fulmine e che, però, è sottoposta a una nuova violenza. Infatti, a cosa servono i due lunghi episodi di Pedro Mahagones/Manganones alias Gaetano Palumbo e quello dei fulmini che si abbattono su Villa Giuseppina? Nel primo caso, c’è stata una guerra, dunque ci sono dei reduci. In tutta la parte ‘giallistica’ del romanzo (quella, cioè, relativa ai furti nelle ville e all’assassinio della Signora), Gadda segue una concatenazione causale che tuttavia allenta i propri nessi sino a smarrirli. In questo, egli non fa che seguire coerentemente i principi che aveva formulato nella Meditazione milanese. Se il principio circostanziale e quello causale fanno riferimento a due differenti modelli narrativi, dal punto di vista filosofico si confondono in uno, sostituendo la «coesistenza logica» alla necessità del nesso causa-effetto, egli infatti doveva considerare ogni circostanza come implicata, non importa quanto indirettamente, nella causazione. Ma c’è un altro versante della Cognizione in cui la causalità entra in crisi, e più in profondo. Se essa non regge al compito di ricostruire i fatti esterni, può spiegare il dominio dell’interiorità? Gonzalo, in effetti, è necessariamente condizionato, nel suo disagio, dal proprio passato e dall’ambiente in cui vive. I suoi repentini sbalzi d’umore, sottolineati dall’incomprensione del dottor Higueróa, le sue azioni incongrue, le sue reazioni esorbitanti rispondono sì, da un lato, a una dissoluzione dostoevskiana della psicologia romanzesca classica; ma dall’altro, riaffermano l’inflessibile legge del «male oscuro». Questa può agire in modo trasparente (per esempio, determinando come proprio sintomo il «male fisico»); ma può anche esprimersi per vie segrete. L’analisi dell’inconscio si arresta a un’eziologia dei suoi sintomi e a una classificazione delle forme del male («Forse il suo era quello che Sérieux, Capgras, e altri psichiatri contemporanei, hanno efficacemente chiamato “delirio interpretativo”: distinguendolo dal delirio classico o allucinatorio, come pure dal delirio di immaginazione»; oltre, non può andare. In ultima analisi, il «male oscuro» è ciò «di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi». Se Gonzalo vi oppone la sua furia, e gli urla contro, la Signora ne è investita ma, mentre lo patisce, non può conoscerlo.

  1. Cause, caso, ragione, intuizione: il «Pasticciaccio» Non esistono in alcun modo leggi che, come quelle scientifiche, hanno una qualche capacità predittiva? La risposta viene dal Pasticciaccio ; e ce la dà Ingravallo: Voleva significare che un certo movente affettivo, un tanto o, direste oggi, un quanto di affettività, un certo «quanto di erotia», si mescolava anche ai «casi d’interesse», ai delitti apparentemente più lontani dalle tempeste d’amore. È un vero teorema, che ha in sé la stessa soluzione del giallo, o meglio dei gialli del Pasticciaccio : quello di Liliana, vittima di un lesbismo represso; ma persino quello della contessa Menegazzi, che vive il furto dei gioielli come uno stupro temuto e insieme desiderato. Sembrerebbe una vera e propria legge predittiva, che determina lo svolgimento dell’azione prima ancora che essa si compia. Naturalmente, il lavoro di Ingravallo sarà proprio quello di cercare le ragioni dei crimini dopo che si sono consumati. Egli sembra già sapere tutto, ma di fatto sa ben poco; anzi, quanto il commissario scoprirà su Liliana demolirà i suoi sogni su di lei e lo smentirà nell’idealizzazione sentimentale della povera, e non incolpevole, vittima. Se la Cognizione si arrestava di fronte al «male oscuro», il Pasticciaccio sembra avere un’arma per aggredirlo. Le leggi generali della psiche (e dell’ambiente) determinano il comportamento dei singoli: la loro causalità non sarà quella necessaria della fisica o della geometria, ma è pur sempre la più rigorosa che si possa dare. La dottrina delle concause, insomma, ha il suo campo di applicazione specifico nell’inconscio. Gadda si rivela infatti un lettore attento e straordinariamente fedele delle Cinque conferenze sulla psicoanalisi , presupposto delle «teoretiche idee» di Ingravallo. Scrive infatti Freud: Vi rendete conto ormai come lo psicanalista si distingua per una fiducia singolarmente ferma nel determinismo della vita psichica. Per lui non vi è nulla di insignificante, di arbitrario e causale nelle manifestazioni psichiche; anzi egli è preparato a una motivazione multipla del medesimo effetto psichico. Il determinismo psicoanalitico non sta in rapporto pacifico con il principio di causalità classica; anzi, Gadda lo accoglie proprio per questo. la logica inconscia ignora e travolge i principi della logica diurna. Nell’inconscio valgono le concatenazioni per semplice contiguità o analogia; l’inconscio everte le gerarchie di rilevanza e i principi di scelta che guidano la retta ragione diurna, cosicché nell’interpretazione dei fatti il

minimo, l’erroneo, l’inconscio o l’apparentemente casuale valgono più di ciò che è frutto di disegno, volontà, intenzione. L’indagine va avanti per associazioni che si fondano su coincidenze e su analogie. Le casualità non lega i dati, né è chiamata a ricostruire i rapporti fra di essi. Gadda segue qui fedelmente le logica del genere poliziesco, in esso, infatti, non è possibile comprendere la connessione delle cose sicché alla fine, inaspettatamente, l’investigatore non chiarisce l’identità del colpevole. Ma gli indizi veri e falsi sparsi nel testo non hanno molto a che fare con la logica delle cause: quest’ultima ha limitata applicazione nella ricerca dei moventi. Che rapporto c’è fra il furto Menegazzi e il delitto Balducci? I due casi sviluppano lo stesso teorema del «quanto di erotia», rivelando una femminilità istericamente turbata che convoglia le sue pulsioni libidiche sul denaro e sui gioielli; la stessa isteria a sfondo narcisistico, del resto, che ha gettato l’Italia fra le braccia del duce, come ci rivela Eros e Priapo , e che perciò collega unitariamente i due rami del racconto con la loro cornice storica. Dunque, è l’asse tematico-simbolico a preordinare lo svolgimento narrativo; ma dal punto di vista strettamente narrativo, la relazione tra il furto e il delitto resta oscura. Le leggi che condizionano le relazioni fra personaggi sono quella della contiguità (direttamente o indirettamente, ciascuno ha a che fare con gli altri), della ricorrenza (come previsto in un appunto della Cognizione , tutti i personaggi tornano e servono allo scioglimento della trama), della permutabilità (alla stessa funzione possono assolvere personaggi diversi). Siamo pericolosamente vicini alla logica inconscia. L’incertezza dell’illuminazione, che compare a chiudere il romanzo, è la parodia delle operazioni della mente divina. Mentre essa vede e rischiara il groviglio delle cose con un’intuizione limpida, la mente umana procede senza giungere a certezza. Non poteva essere altrimenti: se la conoscenza vera è conoscenza per cause, una conoscenza per analogie sarà sempre dubbia, aperta, malsicura: ed è questa, non quella, che alla fine mette in scena il Pasticciaccio.