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Riassunto di "Gadda modernista" di Raffaele Donnarumma, SOLO il Capitolo Secondo "Gadda e la costruzione del romanzo" Insegnamento: Letteratura italiana contemporanea Prof.ssa Cristina Savettieri anno accademico 2024/2025 C.d.S. Italianistica Università di Pisa
Tipologia: Sintesi del corso
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causa, tale effetto, e viceversa). La coesistenza, al contrario, spalanca la porta a una rete di relazioni così vaste, da risultare anarchica. Leibniz scrive: poiché tutto è concatenato a causa della pienezza del mondo, ciascun corpo agisce su tutti gli altri, e ne subisce la reazione, in misura maggiore o minore secondo la distanza. In Gadda, il concetto di monade perde sostanzialità e l’armonia prestabilita va smarrita. Allora, secondo un modello puramente fisico e meccanicistico, un qualunque moto si propaga intorno in tutte le direzioni, sino a esaurirsi: cioè un qualunque fenomeno implica un riassestamento del sistema. Per capire una cosa, siamo costretti a richiamare la totalità dei rapporti che essa implica; e per narrare un fatto siamo costretti a richiamare tutta quanta la realtà. Il concetto di causa si svuota e si dilata mostruosamente nel sistema delle concause, onnipervasivo.
pone. Dall’altro, la narrazione segue quella concatenazione causale già sperimentata nel Fulmine e che, però, è sottoposta a una nuova violenza. Infatti, a cosa servono i due lunghi episodi di Pedro Mahagones/Manganones alias Gaetano Palumbo e quello dei fulmini che si abbattono su Villa Giuseppina? Nel primo caso, c’è stata una guerra, dunque ci sono dei reduci. In tutta la parte ‘giallistica’ del romanzo (quella, cioè, relativa ai furti nelle ville e all’assassinio della Signora), Gadda segue una concatenazione causale che tuttavia allenta i propri nessi sino a smarrirli. In questo, egli non fa che seguire coerentemente i principi che aveva formulato nella Meditazione milanese. Se il principio circostanziale e quello causale fanno riferimento a due differenti modelli narrativi, dal punto di vista filosofico si confondono in uno, sostituendo la «coesistenza logica» alla necessità del nesso causa-effetto, egli infatti doveva considerare ogni circostanza come implicata, non importa quanto indirettamente, nella causazione. Ma c’è un altro versante della Cognizione in cui la causalità entra in crisi, e più in profondo. Se essa non regge al compito di ricostruire i fatti esterni, può spiegare il dominio dell’interiorità? Gonzalo, in effetti, è necessariamente condizionato, nel suo disagio, dal proprio passato e dall’ambiente in cui vive. I suoi repentini sbalzi d’umore, sottolineati dall’incomprensione del dottor Higueróa, le sue azioni incongrue, le sue reazioni esorbitanti rispondono sì, da un lato, a una dissoluzione dostoevskiana della psicologia romanzesca classica; ma dall’altro, riaffermano l’inflessibile legge del «male oscuro». Questa può agire in modo trasparente (per esempio, determinando come proprio sintomo il «male fisico»); ma può anche esprimersi per vie segrete. L’analisi dell’inconscio si arresta a un’eziologia dei suoi sintomi e a una classificazione delle forme del male («Forse il suo era quello che Sérieux, Capgras, e altri psichiatri contemporanei, hanno efficacemente chiamato “delirio interpretativo”: distinguendolo dal delirio classico o allucinatorio, come pure dal delirio di immaginazione»; oltre, non può andare. In ultima analisi, il «male oscuro» è ciò «di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi». Se Gonzalo vi oppone la sua furia, e gli urla contro, la Signora ne è investita ma, mentre lo patisce, non può conoscerlo.
minimo, l’erroneo, l’inconscio o l’apparentemente casuale valgono più di ciò che è frutto di disegno, volontà, intenzione. L’indagine va avanti per associazioni che si fondano su coincidenze e su analogie. Le casualità non lega i dati, né è chiamata a ricostruire i rapporti fra di essi. Gadda segue qui fedelmente le logica del genere poliziesco, in esso, infatti, non è possibile comprendere la connessione delle cose sicché alla fine, inaspettatamente, l’investigatore non chiarisce l’identità del colpevole. Ma gli indizi veri e falsi sparsi nel testo non hanno molto a che fare con la logica delle cause: quest’ultima ha limitata applicazione nella ricerca dei moventi. Che rapporto c’è fra il furto Menegazzi e il delitto Balducci? I due casi sviluppano lo stesso teorema del «quanto di erotia», rivelando una femminilità istericamente turbata che convoglia le sue pulsioni libidiche sul denaro e sui gioielli; la stessa isteria a sfondo narcisistico, del resto, che ha gettato l’Italia fra le braccia del duce, come ci rivela Eros e Priapo , e che perciò collega unitariamente i due rami del racconto con la loro cornice storica. Dunque, è l’asse tematico-simbolico a preordinare lo svolgimento narrativo; ma dal punto di vista strettamente narrativo, la relazione tra il furto e il delitto resta oscura. Le leggi che condizionano le relazioni fra personaggi sono quella della contiguità (direttamente o indirettamente, ciascuno ha a che fare con gli altri), della ricorrenza (come previsto in un appunto della Cognizione , tutti i personaggi tornano e servono allo scioglimento della trama), della permutabilità (alla stessa funzione possono assolvere personaggi diversi). Siamo pericolosamente vicini alla logica inconscia. L’incertezza dell’illuminazione, che compare a chiudere il romanzo, è la parodia delle operazioni della mente divina. Mentre essa vede e rischiara il groviglio delle cose con un’intuizione limpida, la mente umana procede senza giungere a certezza. Non poteva essere altrimenti: se la conoscenza vera è conoscenza per cause, una conoscenza per analogie sarà sempre dubbia, aperta, malsicura: ed è questa, non quella, che alla fine mette in scena il Pasticciaccio.