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Educazione all'Immagine: Analisi del Disegno Infantile e Linguaggio Visivo, Prove d'esame di Scienze dell'educazione

Esame di arti grafiche e plastiche

Tipologia: Prove d'esame

2012/2013

Caricato il 24/10/2013

maddyna1
maddyna1 🇮🇹

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Libro : EDUCAZIONE ALL’IMMAGINE
1. IDEE PER UN PROGRAMMA
Per comunicare, l’uomo utilizza + forme di linguaggio e, ciascuna ha un codice:
Linguaggio verbale parola e scritto
Linguaggio visivo segni iconici
Linguaggio spaziale movimento
Linguaggio sonoro suoni e rumori.
Spesso + forme di comunicazione vengono utilizzate contemporaneamente(uomo parla e gesticola).
Il linguaggio visivo utilizza principalmente immagini, costituite da segni (linee, punti, colori, luci, ombre)
che x comunicare hanno bisogno di essere organizzati e ordinati in strutture che diano loro il significato.
L’insieme di questa strutture definiscono i codici comunicativi,cioè regole con le quali è possibile realizzare
e trasmettere infiniti messaggi. La comunicazione avviene tra un’emittente ed un ricevente, la trasmissione
del messaggio va a buon fine solo se il codice è conosciuto da entrambi.
La scuola, oggi, ha la consapevolezza che il linguaggio delle immagini è indispensabile x le conoscenze, le
informazioni, l’immaginazione e x lo sviluppo comportamentale dei bambini.
La scuola deve fornire agli alunni gli strumenti grammaticali di base x poter comunicare con tutti i linguaggi,
senza favorirne alcuno.
Il linguaggio grafico – visivo viene espresso con un codice comune, costituito da segni e convenzioni, che
deve essere conosciuto dai recettori x decodificare i messaggi e poterli comprendere.
Un’insegnante delle scuole primarie deve avere delle conoscenze:
Capacità di lettura e decodifica dei primi segni grafici del bambino;
Conoscenza teorica della comunicazione e delle regole lessicali, grammaticali e sintattiche del
linguaggio visivo;
Conoscenza delle tecniche di produzione artistico – creativa;
Conoscenza delle nozioni base x un disegno dal vero, x imparare a disegnare e poter insegnare a
disegnare.
2. I PRIMI DISEGNI DEI BAMBINI
Il grafismo nasce prestissimo. A 2-3 anni quasi tutti i bambini hanno un’evoluzione avanzata del sistema
nervoso. I primi segni sono informi, chiamati appunto scarabocchi, ma ben presto assumono x il bambino
delle forme reali: basta un cerchio con due puntini x essere una figura umana.
Crescendo, il bambino conoscerà altre forme di espressione: in un primo momento la parola, poi nella fase di
maturazione l’espressione scritta.
Ma gli scarabocchi sono la prima forma di linguaggio, oltre a quella del corpo, che sperimentano tutti i
bambini; è un gioco che si alterna ad altri anche senza essere sollecitato dagli adulti, x taluni diviene
l’attività principale.
Ciascun disegno narra una storia, ogni immagine, insieme di forme che egli usa in sostituzione del
linguaggio verbale o scritto, è una sorta di concetto, un insieme di parole, un vero messaggio.
I primi segni sono casuali, disordinati, x lo + circolari; non solo xkè è questa la forma + immediata al
movimento delle mali, ma anche xkè lo spazio vissuto dal bambino è pieno di forme circolari: gli occhi, il
viso, il seno materno, il piatto, la palla.
Nell’evoluzione dell’immagine grafica infantile è possibile distinguere 3 stadi:
1. Senso - motorio: giunge fino all’età di 3 anni circa, e si articola in 2 livelli:
Scarabocchio disordinato: il bambino disegna soprattutto x il piacere di tracciare segni.
Prevalgono nettamente linee curve non solo xkè la forma tondeggiante richiama immagini
comuni (viso, piatto, palla, seno) ma anche xkè risulta + consona al movimento della mano. È +
complesso tracciare la linea retta, x la quale bisogna attivare alcune funzioni muscolari che sono
immediate nel bambino.
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Libro : EDUCAZIONE ALL’IMMAGINE

  1. IDEE PER UN PROGRAMMA

Per comunicare, l’uomo utilizza + forme di linguaggio e, ciascuna ha un codice:

  • Linguaggio verbale parola e scritto
  • Linguaggio visivo segni iconici
  • Linguaggio spaziale movimento
  • Linguaggio sonoro suoni e rumori. Spesso + forme di comunicazione vengono utilizzate contemporaneamente(uomo parla e gesticola). Il linguaggio visivo utilizza principalmente immagini, costituite da segni (linee, punti, colori, luci, ombre) che x comunicare hanno bisogno di essere organizzati e ordinati in strutture che diano loro il significato. L’insieme di questa strutture definiscono i codici comunicativi , cioè regole con le quali è possibile realizzare e trasmettere infiniti messaggi. La comunicazione avviene tra un’emittente ed un ricevente, la trasmissione del messaggio va a buon fine solo se il codice è conosciuto da entrambi. La scuola , oggi, ha la consapevolezza che il linguaggio delle immagini è indispensabile x le conoscenze, le informazioni, l’immaginazione e x lo sviluppo comportamentale dei bambini. La scuola deve fornire agli alunni gli strumenti grammaticali di base x poter comunicare con tutti i linguaggi, senza favorirne alcuno. Il linguaggio grafico – visivo viene espresso con un codice comune, costituito da segni e convenzioni, che deve essere conosciuto dai recettori x decodificare i messaggi e poterli comprendere. Un’insegnante delle scuole primarie deve avere delle conoscenze:
  • Capacità di lettura e decodifica dei primi segni grafici del bambino;
  • Conoscenza teorica della comunicazione e delle regole lessicali, grammaticali e sintattiche del linguaggio visivo;
  • Conoscenza delle tecniche di produzione artistico – creativa;
  • Conoscenza delle nozioni base x un disegno dal vero, x imparare a disegnare e poter insegnare a disegnare. 2. I PRIMI DISEGNI DEI BAMBINI

Il grafismo nasce prestissimo. A 2-3 anni quasi tutti i bambini hanno un’evoluzione avanzata del sistema nervoso. I primi segni sono informi, chiamati appunto scarabocchi , ma ben presto assumono x il bambino delle forme reali: basta un cerchio con due puntini x essere una figura umana. Crescendo, il bambino conoscerà altre forme di espressione: in un primo momento la parola, poi nella fase di maturazione l’espressione scritta. Ma gli scarabocchi sono la prima forma di linguaggio, oltre a quella del corpo, che sperimentano tutti i bambini; è un gioco che si alterna ad altri anche senza essere sollecitato dagli adulti, x taluni diviene l’attività principale. Ciascun disegno narra una storia, ogni immagine, insieme di forme che egli usa in sostituzione del linguaggio verbale o scritto, è una sorta di concetto, un insieme di parole, un vero messaggio. I primi segni sono casuali, disordinati, x lo + circolari; non solo xkè è questa la forma + immediata al movimento delle mali, ma anche xkè lo spazio vissuto dal bambino è pieno di forme circolari: gli occhi, il viso, il seno materno, il piatto, la palla. Nell’evoluzione dell’immagine grafica infantile è possibile distinguere 3 stadi:

  1. Senso - motorio: giunge fino all’età di 3 anni circa, e si articola in 2 livelli:
    • (^) Scarabocchio disordinato: il bambino disegna soprattutto x il piacere di tracciare segni. Prevalgono nettamente linee curve non solo xkè la forma tondeggiante richiama immagini comuni (viso, piatto, palla, seno) ma anche xkè risulta + consona al movimento della mano. È + complesso tracciare la linea retta, x la quale bisogna attivare alcune funzioni muscolari che sono immediate nel bambino.
  • Scarabocchio controllato: dura circa 1 anno e in questo periodo si sviluppa il pensiero cinestesico, reso possibile dalla progressiva conquista del controllo visivo-motorio, ossia del controllo visivo dei movimenti. Nei disegni, cominciano a comparire tracciati verticali, orizzontali e circolari, che in genere vengono effettuati senza alzare lo strumento (matita, pennarello) dal supporto sul quale si disegna.
  1. Pre - operativo topologico: va dai 3 ai 6 anni e viene definito anche stadio degli scarabocchi con nome. In questo periodo, grazie alla raggiunta coordinazione visivo-motoria, si passa dal pensiero cinestesico a quello immaginativo: si formano le prime immagini mentali. Questo stadio è caratterizzato dal disegno radiografico o disegno trasparente, che verrà superato solo verso la fine del terzo stadio. Il bambino continua a disegnare prevalentemente a memoria, riportando tutto ciò che conosce dell’oggetto che vuole disegnare. Viene rappresentato simultaneamente l’interno e l’esterno, come se l’oggetto fosse trasparente: ad esempio una casa, pur se vista dall’esterno, può essere disegnata completa di alcuni arredi essenziali e le persone all’interno.
  2. Operativo- topologico: va dai 6 ai 9 anni circa. I relativi disegni sono strettamente relazionati con lo sviluppo globale del bambino. Si assiste all’avvio del passaggio dal pensiero mentale (non visivo) al pensiero astratto. Tutto ciò ha conseguenze importantissime nell’evoluzione dell’espressione grafica, in quanto avvia la rappresentazione visiva figurativa vera e propria. E, difatti, il periodo viene caratterizzato dallo sviluppo verso una rappresentazione grafica consapevole e la creazione cosciente delle forme. I disegni dei bambini rappresentano una sorta di linguaggio non verbale e, per questo, è molto importante analizzarli , osservando: L’impugnatura: deve essere sciolta, libera e rilassata; una presa contratta è indice di tensioni che possono essere sia psicologiche che di tipo motorie. L’impugnatura ideale è quella ergonomica , che ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: si riesce a scrivere molto senza affaticarsi. Il bambino deve essere educato ad una giusta presa della matita e ad una corretta postura, senza forzarlo. La scelta della mano deve essere libera, destra o sinistra non deve fare differenza. Il punto di partenza: tendenzialmente, per il bambino, è il centro del foglio; come in casa si sente al centro dell’attenzione, cosi i suoi segni sono di centrismo; in fondo rispecchia quello che dovrebbe essere il suo habitat. Se ciò non accade, occorre chiedersi e capire se esistono problemi di timidezza e di insicurezze. in alto a sinistra timidezza --- in basso a sinistra paura --- in basso a destra insicurezza Lo spazio: se è molto occupato è segno di confidenza, sicurezza; se lo spazio è poco pieno è indice di introversione, timidezza. Quando il bambino con segni circolari tende ad occupare tutto il foglio, mostra tutta la sua natura estroversa, sarà certamente un bambino pieno di energie da scaricare, con un gran bisogno di stare in compagnia, allegro, generoso, socievole. Al contrario un bambino che scarabocchia con gesti spigolosi denota un temperamento introverso, non amerà molto la confusione. Non è da considerare un bambino triste, ma con carattere riflessivo, non avrà bisogno della confusione x esprimersi, ma di pochi compagni; in genere i suoi interessi sono molteplici. La pressione del tratto, che può essere leggera o marcata. Un tratto energico, marcato è indice di sicurezza, energia, vitalità, dimostra una volontà e capacità di dominio sull’ambiente; un tratto leggero è invece sintomo di un carattere sensibile, che può manifestarsi con un atteggiamento di timidezza e di chiusura. Il tratto , che può essere sicuro o tremolante e incerto; il primo segno è di libertà e sicurezza in se stessi, sarà certamente di un bambino che non ha problemi ad inserirsi in nuovi ambienti, di facile comunicabilità. Il tratto irregolare, tremolante e spezzettato, può essere una testimonianza di paura, sa semplici insicurezze di carattere alla paura di sporcarsi, legate ad un’educazione con forti pressioni esterne che impongono manie di pulizia. È in genere di un timido con difficoltà di adattamento a nuove situazioni e nuovi rapporti sociali. La forma: la prima forma del bambino è circolare, indice di mancanza di tensione interne, scioltezza nel movimento; quando scarabocchia con vivacità e continue forme curve manifesta un carattere allegro e socievole, il bambino sta bene in famiglia. Simbolicamente la forma circolare rappresenta il girotondo, tappa fondamentale dello sviluppo infantile.

Per disegnare,poi, dobbiamo guardare le cose a lungo, percepirne i dettagli, essere molto attenti ad annotare

  • particolari. Il cervello deve essere esercitato di continuo, solo così possono sollecitare il suo sviluppo. Va ricordato che l’insegnamento del disegno, come tutti gli alti tipi di insegnamento, dovrà tenere presente che l’apprendimento è legato alla maturazione dell’educando. In una prima fase la rappresentazione deve avvenire per cose (oggetti, ambienti) che sono familiari al bambino. È possibile, poi, passare a rappresentazioni di realtà + complesse e meno consuete. Il disegno come strumento didattico il linguaggio grafico non è solo la prima forma di espressione articolata non corporea del bambino, ma anche quella che egli acquisisce prima: prima di quella verbale compiuta e scritta. I disegni x i bambini, cioè quell’insieme di grafici dalle forme semplici e colorate, possiedono potenzialità pedagogiche formidabili ed insostituibili. Essi sono un supporto prezioso per la didattico. L’insegnamento deve trovare il giusto equilibrio tra i vari strumenti didattici, utilizzando ognuno di essi secondo le proprie peculiarità e potenzialità Piaget opera una distinzione tra esperienza fisica , basata sul coinvolgimento diretto del bambino in azioni concrete, ed esperienza logica. Il sapere prativo non è + sufficiente da solo, ma occorre un collegamento con forme sempre + avanzate, che vanno oltre le capacità intuitive. È da tener presente che il disegno ha la capacità di suscitare interesse e tener desta l’attenzione, quindi promuove il coinvolgimento diretto dell’educando, tanto caro a Piaget. Ciò è dovuto alla possibilità di manipolare e trasformare continuamente le immagini; potenzialità che la parola e la scrittura pure possiedono, ma fondate su altri registri, + complessi e – immediati. Seguire lo sviluppo progressivo di un disegno eseguito al momento coinvolge l’alunno come forse nessun discorso riesce a fare. Le mutevoli immagini che si susseguono mettono in moto un meccanismo di ricerca, favorevole per la comprensione e l’apprendimento. Inoltre, come strumento di comunicazione x trasmettere messaggi di tipo referenziale , il disegno è insuperabile. L’opera grafica rispetto a quella letteraria è + precisa e non si fa ingannare dalle parole. Tuttavia non sempre l’immagine è un elemento autonomo x un’informazione compiuta; il testo contribuisce a dotare di senso il messaggio visivo (cinema, stampa, tv) e viceversa. L’insegnamento non può essere affidato né solo al linguaggio verbale né solo a quello grafico. Il linguaggio grafico e verbale/scritto si completano reciprocamente e si influenzano a vicenda.

5. ILDISEGNO : COLORE E TECNICHE Sono state elaborate molte teorie relative ai colori, x la maggior parte basate su esperienze empiriche, osservazioni individuali, ipotesi o intuizioni. Per parlare del colore occorre affrontare l’argomento luce ,dal momento che senza luce non c’è il colore. Anche secondo Goethe i colori sono azioni della luce,possiamo attenderci da essi chiarimenti intorno alla luce. Colori e luce stanno in rapporto strettissimo. Il nostro occhio percepisce solo una piccola parte delle onde luminose esistenti in natura; a questa corrisponde uno spettro di sette colori: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’ìndaco e il violetto. Il fisico inglese Isaac Newton dimostrò, nel 1672, che la luce, che vediamo bianca, è in realtà composta dai sette colori dello spettro solare. Nel suo esperimento Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo. Il raggio si scompose così nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco è la somma di quei colori. Una cosa simile accade nell’arcobaleno: la luce che passa attraverso le piccole gocce d’acqua, sospese nell’aria dopo una pioggia, si scompone nei sette colori dello spettro (con tutte le relative gradazioni intermedie). Deriva quindi questa osservazione: l’oggetto che riflette tutte le onde luminose appare bianco (bianco = somma di tutti i colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde, senza restituirle ai nostri occhi, viene visto dai nostri occhi nero (nero = assenza di colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde tranne uno, ha il colore corrispondente a quell’unica onda ( ad esempio: un oggetto che non assorbe il verde, viene visto dai nostri occhi verde).

Per questa ragione alcuni artisti definiscono il bianco e il nero “non colori” perché il bianco è dato dalla somma di tutti i colori, il nero dall’assenza di colori. I colori si suddividono in PRIMARI, SECONDARI E TERZIARI. I colori PRIMARI : ROSSO, BLU, GIALLO, non possono essere generati da altri colori. I colori SECONDARI : ARANCIO, VERDE, VIOLA si ottengono mescolando due primari in parti uguali.

  • Giallo + Blu = Verde
  • Rosso + Blu = Viola
  • Giallo + Rosso = Arancio Mischiando due primari in quantità diverse, si ottiene un colore TERZIARIO come:
  • Rosso + Rosso + Giallo = Arancio Rossastro
  • Rosso + Giallo + Giallo = Arancio Giallastro All’interno dei colori primari e secondari,abbiamo 3 coppie di colori detti COMPLEMENTARI. Due luci colorate si dicono complementari quando, sommate (sintesi additiva), danno come risultato una luce acromatica (cioè grigia o bianca). Il concetto di colori complementari è strettamente derivante dal concetto di tinte opposte. I colori hanno una " temperatura " e si suddividono in caldi, freddi e neutri in base alle diverse sensazioni che trasmettono, alle immagini e alle situazioni che richiamano alla mente. I rossi, i gialli e gli arancio sono luminosi e si associano alla luce del sole ed al suo calore, mentre i blu, i violetti e i verdi evocano la neve, il ghiaccio, il mare, il cielo. Sono caldi i colori che tendono all'arancio e al rosso. freddi quelli che tendono al viola e al blu neutri quelli che tendono al nero, al bianco e al grigio. I colori hanno un’enorme influenza sullo stato d’animo : ogni colore provoca una reazione emotiva nel soggetto. Blu: calma, serenità. Fissando a lungo questo colore si produce un effetto di quiete, silenzio e tranquillità. Usato in maniera prevalente : può essere indice di autocontrollo, o al contrario, indicare problemi di enuresi. Verde: riposo, equilibrio, soddisfazione. Il verde è il colore della natura, della vita, dà energia. Ma il verde è associato anche ad una simbologia negativa: è il colore della rabbia, del veleno, dell’invidia. Usato in maniera prevalente : può essere indice di pigrizia o, al contrario, ribellione. Rosso: vivacità, energia, coraggio. È il colore del movimento e dell’attività, è il simbolo del cuore, dell’amore ma anche della collera. È stato dimostrato che l’esposizione al rosso accelera i battiti cardiaci e stimola l’adrenalina x la sua natura aggressiva. Usato in maniera prevalente : aggressività. Giallo: voglia di apertura, intuizione. Simbolo del sole, dell’oro. È un colore caldo che risveglia, spinge al movimento, alla libertà. Nel linguaggio dei fiori è infedeltà, tradimento. Usato in maniera prevalente : può indicare tensioni all’interno della famiglia. Viola: tristezza, inquietudine, vergogna. Nasce dalla mescolanza di rosso e blu, è il colore della metamorfosi, del mistero. Il viola indica l’unione degli opposti. Esprime sentimenti di generosità ed umiltà. Usato in maniera prevalente : eccessiva responsabilità data al bambino da un adulto. Marrone: serietà, prudenza. Corrisponde alla sensazione della corporeità. Usato in maniera prevalente: eccessivo autocontrollo, con diminuzione della spontaneità. Nero: paura, ansia, dolori, malinconia. Il nero, nella nostra cultura, ha significato di lutto, tristezza e morte. È un colore, xò, molto apprezzato nella moda femminile, sinonimo di eleganza, rende la figura + magra. Usato in maniera prevalente : è necessario osservare il bambino, potrebbe avere seri problemi o squilibri emotivi. Per le caratteristiche che possiedono e le reazioni che suscitano, i colori sono utilizzati anche a scopo terapeutico. È nata cosi la Cromoterapia, una “medicina alternativa” che somministra al paziente un colore specifico, come fosse una medicina. I materiali con cui si può disegnare e dipingere sono vari, alcuni sono coprenti altri trasparenti. Le tecniche
  • utilizzate sono:

Gli indizi che ci permettono di ricreare un mondo tridimensionale nella nostra mente sono in sintesi:

  • più un oggetto è vicino all’orizzonte + ci sembra lontano;
  • (^) le linee che convergono restituiscono la profondità.

LA PROSPETTIVA AI BAMBINI Se vedere in prospettiva è difficile x un adulto figuriamoci x un bambino che ora si apre al mondo. La didattica deve sostenere il bambino nella lettura e comprensione delle immagini. Occorre scegliere immagini con prospettiva esasperata, dove la lettura della deformazione sia molto chiara. L’esercitazione consiste nel ricalcare l’immagine nei contorni essenziali ma prima di quest’operazione occorre osservare bene la foto, analizzarla, capirne prima concettualmente la deformazione, poi, prolungando le rette che nella realtà sono parallele, si troverà il punto di fuga. Il bambino con questo semplice esercizio comincerà a vedere in prospettiva.

Prospettiva centrale La visione prospettica centrale ha la caratteristica che risucchia tutto ciò che si vede in una sorta di grande imbuto, dove tutto si riduce : pavimenti, colonne, porte. (vedi figura pag. 126). Nella prospettiva centrale (esterna) le linee parallele tra di loro convergono idealmente in un unico punto, le linee verticali sembrano decrescere in altezza. Così un uomo in primo piano può apparire + alto di una casa nel piano di fondo. (pag. 128). Prospettiva accidentale esterna (pag 129) Se un fabbricato è osservato da un solo spigolo si vedono 2 facciate, entrambe otticamente deformate. Per una ricostruzione grafica dei punti di fuga, si possono utilizzare fogli di carta trasparente: ricalcare il perimetro esterno e alcune linee significative; prolungandole convergeranno nei 2 punti di fuga, posti in contrapposizione. La retta che unisce i due punti è la retta d’orizzonte.

LA RAPPRESENTAZIONE ASSONOMETRICA L’assonometria è un disegno + immediato, + simile all’immagine del pensiero. All’inizio il sistema ebbe impiego quasi esclusivo nel settore militare , infatti, i maggiori studiosi furono uomini dell’esercito. La comprensione immediata dell’oggetto rappresentato, la possibilità di misurarlo direttamente sul foglio di carta senza compiere operazioni inverse come x la prospettiva, sono tutte qualità che hanno determinato una certa predilezione della rappresentazione assonometrica nell’ambito dei settori militari e industriali. Oggi possiamo affermare che l’assonometria non è altro che un caso particolare di prospettiva, in cui il punto di vista viene posto, convenzionalmente, all’infinito (ne consegue che si tratta di una prospettiva con i punti di fuga all’infinito) x cui i raggi proiettati solo tra loro paralleli (gli spigoli paralleli restano paralleli). La casetta- esercizio didattico La manipolazione di oggetti smontabili è una delle tecniche + utilizzate x introdurre il bambino nei primi elementi di geometria solida. Un oggetto molto comune è la casetta di cartone scomponibile; attraverso il montaggio e lo smontaggio il bambino si avvicina ad identificare le principali relazioni spaziali: sopra-sotto, davanti-indietro, dentro-fuori. Dalla semplice descrizione verbale, può arrivare, utilizzando i pezzi smontali, a disegnare il solito in + modi: vista dall’altro, prospetti ed assonometria.

7. LEGGERE LE IMMAGINI

L’immagine costituisce la base delle nostre informazioni visive. Ogni tipo di immagine è un messaggio che vuole arrivare alla nostra mente: è la sostanza stessa della comunicazione visiva.

  1. Nel significato + comune è l’apparenza esteriore di una realtà fisica, ossia tutto ciò che si può guardare o + esattamente vedere con gli occhi (oggetto, volto, paesaggio);
  2. Altro significato di immagine è la riproduzione di ciò che si può guardare;
  1. Diverso valore ha la parola immagine se è riferita a una persona o a una città; in qst caso è riferita al look, all’aspetto fisico;
  2. (^) Infine, si utilizza la stessa parola “immagine” x precisare un sistema soggettivo di attese, previsioni, ipotesi, emozioni, o anche di giudizi o meglio pregiudizi che si possono costruire attorno ad un fenomeno, una persona, un evento, a partire da sostanze sconosciute. (Per esempio posso avere un’immagine della Cina senza esserci mai andata).

La società contemporanea è satura di immagini, infatti la nostra è stata definita la “ civiltà delle immagini”. Giornali, televisione, cartelloni pubblicitari, internet, cinema sono tutti potenti strumenti di informazione visiva e privilegiano il veicolo figurativo. La scuola non può solo insegnare a leggere, scrivere, disegnare e contare, ma deve educare anche ad un sistema di lettura e di analisi delle immagini offerte dai mezzi di comunicazioni. Uno degli obiettivi previsti dal programma delle scuole elementari l’educazione all’immagine è la lettura dei codici visivi presenti nelle figure degli spot pubblicitari. La pubblicità La pubblicità è una tecnica di comunicazione precisa, con la quale un emittente (azienda o altro) presenta, diffonde e promuove idee, beni o servizi con qualsiasi mezzo di comunicazione, a pagamento. Il termine pubblicità appare ai primi del 900 , inizialmente senza pretese artistiche si ragiona solo in termini di strategie di vendita, come uno strumento utile solo a presentare, in maniera comprensibile, la produzione di un’azienda al pubblico. Negli anni 60 le campagne sono semplici e fantasiose, spesso fondate su formule stilistiche di gusto infantile: filastrocche, favole, piccole gag. Segue negli anni 70 un periodo buio, in cui la pubblicità è accusata di persuadere in modo occulto e di indurre a consumi immotivati. La pubblicità diventa seria e sobria, fatta di fotografie soprattutto in bianco e nero, accompagnate da lunghi testi di spiegazioni. La parola prevale sull’immagine. Nella prima meta degli anni 80 si verifica un nuovo cambiamento: la pubblicità diventa spettacolo, intrattenere è la condizione necessaria x farsi guardare. Gli spettatori giudicano le pubblicità come eventi, come si giudica un libro, un film, un articolo di giornale cosi possono essere gradevoli o irritanti, stupide o ingegnose, corrette o aggressive. Le parole vengono sostituite da immagini. La comunicazione pubblicitaria è costituita da 6 parti fondamentali:

  • L’emittente: generalmente un’azienda che ha interessa a comunicare ciò che produce;
  • Il ricevente: l’ipotetico consumatore che ascolta senza possibilità di replica immediata ma determina la riuscita della campagna pubblicitaria;
  • Il referente: la merce di cui parla il messaggio;
  • Il messaggio: la presentazione pubblicitaria, che dovrebbe mostrare le caratteristiche del prodotto;
  • Il codice: l’insieme del registro verbale-visivo, ossia lingua e immagine, in cui si aggiunge, negli audiovisivi, il codice suono.
  • Il canale: lo strumento mediatico di diffusione del prodotto: stampa, televisione, cinema.

Talvolta troviamo forme promozionali in cui è difficile capire l’obiettivo dell’emittente, chi è il ricevente e il significato effettivo del messaggio come nella pubblicità istituzionali , cioè quelle in cui l’azienda non vuole vendere nulla. I motivi di queste campagne sono di orgoglio aziendale. Vi sono poi le pubblicità collettive che hanno il fine di migliorare l’immagine globale che il pubblico ha di un settore.

Codici della pubblicità

La pubblicità x mezzo stampa è quella che utilizza manifesti, quotidiani. La struttura del messaggio pubblicitario x la stampa ha costanti formali che sembrano essere vincenti nell’organizzazione della pagina. Lo spazio geometrico a disposizione è sempre diverso, x lo + vincolato ai costi.

L’operazione che realizza il disegnatore, all’interno di ogni vignetta, è molto simile all’inquadratura del fotografo del cinema: deve selezionale il campo in cui avviene l’azione, poi si ha bisogno di individuare il giusto punto di vista da cui visualizzare la scena. Le riprese + comuni sono ad altezza d’uomo, ma non mancano riprese dall’alto o dal basso. La struttura del fumetto risulta costituita da:

  • La vignetta E’ un disegno contenuto in un rettangolo definito da linee nere, la forma cambia a secondo se il racconto è diretto o indiretto: nel primo la linea è squadrata, nel secondo è ondulata. Il fumetto gioca anche sulle dimensioni delle immagini x rendere la ricostruzione scenica: grandi vignette x l’insieme, piccole x i primi piani. Inoltre il quadro deve tenere conto delle regole della prospettiva: messa in primo piano del soggetto, utilizzo di immagini sfuocate e colori rarefatti x l’illusione della profondità di campo.
  • (^) Le nuvolette Sono le zone in cui si annotano i dialoghi dei personaggi, e sono collegati a questi da un’appendice rivolta verso la bocca che permette di attribuire loro le parole. La nuvoletta senza appendice è di carattere descrittivo temporale, introduce la storia o un cambiamento di situazione. Quando vengono disegnate + nuvolette, la + alta corrisponde alla frase pronunciata x prima. Non sempre la linea della nuv+ù+oletta è netta e precisa, vi sono alcune situazioni in cui assume aspetti relativi ai suoni o all’ambiente in cui solo localizzate: ✓ Il contorno con la linea spezzata indica il grado di dolore o di allarme, x lo + di colore rosso; ✓ La nuvola con bordo ondulato verso l’interno indica il sogno; ✓ (^) La nuvola con il bordo ondulato verso l’esterno è tipico delle emittenti meccaniche, radio, tv, musica. Il segno imita le onde sonore. ✓ La nuvoletta tratteggiata è il discorso sussurrato, la mancanza di rumore.
  • L’appendice Serve ad attribuire le parole ad un personaggio. Anche in questo caso è importante la forma: ✓ Una forma a cono rivolta verso il personaggio indica che parla con un tono di voce normale; ✓ Quando è a zigzag è una frase urlata, o cmq ad alta voce; ✓ Quando ha la formai di una catena di bolle vuole simulare in pensiero che non viene formulato ad alta voce; ✓ Quando vi sono + appendici x la stessa nuvola, la stessa frase viene detta da + persone.
  • Il movimento Viene rappresentato con segni convenzionali che esprimono lo spostamento della figura: le metafore. Un classico della narrazione a fumetto è la lotta furibonda, dove il segno arriva ad annullare le figure lasciando qualche indizio come la mano, un piede, ma in genere l’immagine è riempita da segni convulsi: le figure si muovo tanto velocemente da non poter essere individuate. (es. Paperino che scuole la testa sarà disegnato con 2 teste).
  • I rumori, suoni e metafore La sceneggiatura del fumetto x essere credibile richiede effetti speciali: rumori e suoni. L’effetto sonoro è rappresentato nel fumetto tramite vocaboli onomatopeici. I simboli non si leggono, si sentono: non leggiamo BANG ma sentiamo il colpo del fucile. Il rumore deve essere tanto + visibile quando + è grande: l’intensità viene resa con l’occupazione dello spazio all’interno della vignetta. I sentimenti e gli stati d’animo sono resi con le metafore : disegni che hanno un significato simbolico (un cuore infelice è un cuore trafitto, un forte dolore viene riferito come vedere le stelle). L’INQUADRATURA Il fumetto, come il cinema,è strutturato con le inquadrature,ovvero un oggetto, un personaggio viene inquadrato isolato dalla realtà che lo circonda; alcuni elementi acquistano importanza altri la perdono.

L’inquadratura rivesta una particolare importanza x un’analisi completa di tutte le svariate forme di immagini; è uno dei mezzi + importanti che l’artista dispone interpretare la realtà. Nella tecnica dell’inquadratura sono definiti campi le inquadrature di paesaggi e ambienti. In base alla porzione di spazio raffigurato i campi si suddividono in : lunghissimo, lungo, medio e totale. Sono definiti piani le inquadrature della sola figura umana, la suddivisione dei piani dipende dalla porzione di figura rappresentata: figura intera, piano americano (fino al ginocchio), piano medio, primo piano, primissimo piano, dettaglio. (esempi di campi e piani pag 177).

9. IL RITRATTO Il ritratto è stato sempre, tra le rappresentazioni grafiche, la + difficile. Cogliere l’espressione di un volto, restituire con poche linee l’intensità di uno sguardo, trasmettere la personalità del soggetto, è un lavoro che richiede abilità, allenamento, ma soprattutto capacità di vedere e di osservare. Leonardo da Vinci, x disegnare il corpo umano in modo fedele all’originale, condusse studio approfonditi di anatomia. Fondamentale era capire la posizione dei muscoli sulla struttura ossea e arrivò a definire i principali muscoli che determiniamo la fisionomia del volto: il soppraccigliare, il muscolo zigomatico, il triangolo della bocca, i sollevatori del labbro superiore, la mandibola, che è alla base delle tensioni facciali. Occorre precisare la differenza tra fisionomia ed espressione: esistono atteggiamenti che cambiano l’espressione di un volto pur lasciando intatta la fisionomia. La fisionomia è il tratto permanente che caratterizza il volto e permette di riconoscerlo sempre, anche fra tanti altri; L’ espressione riproduce un’emozione ed è, pertanto, sempre mutevole.

Il linguaggio del volto Il viso assume espressioni diverse rendendo visibili i sentimenti, le sensazioni. Gombrich paragona il viso ad un congegno, dove bocca e sopracciglia rappresentano le lancette che registrano intensità e natura dell’emozione; la struttura di base rimane fissa, i mutamenti agiscono sulla superficie. Il bravo attore, se conosce i muscoli del viso, non avrà bisogno di maschere, potrà riprodurre gli infiniti atteggiamenti che il volto assume sul palcoscenico della vita. Il segreto x apprendere l’arte del disegno sta nell’acquistare una capacità di osservazione diversa da quella che ci è naturale, è importante che l’occhio e la mente diventino attenti osservatore.