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Riassunto del libro Elementi di Ecologia per Ecologia a Scienze della Formazione Primaria
Tipologia: Appunti
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L' ecologia è lo studio scientifico delle relazioni tra gli organismi e gli ambienti. L'ambiente comprende le condizioni fisiche e le componenti biologiche o viventi che formano il contesto che circonda un organismo. Relazioni include sia le interazioni con il mondo fisico sia quelle con i membri della propria e altre specie. La teoria della selezione naturale proposta da Darwin è una pietra angolare della scienza dell'ecologia. Gli organismi sia vegetali sia animali interagiscono con l'ambiente a vari livelli. Ogni organismo ha la necessità di procurarsi risorse essenziali dall'ambiente circostante e deve proteggersi per non divenire a sua volta cibo per altri organismi. Deve essere in grado di riconoscere la pericolosità o meno delle diverse situazioni. Tutto questo per trasmettere i propri geni alle generazioni successive. L'ambiente in cui ciascun organismo effettua questa lotta per l'esistenza può essere di vaste dimensioni e stabile o piccolo e temporaneo. Questo ambiente è quello che gli ecologi definiscono ecosistema. Gli organismi interagiscono con l'ambiente nel contesto dell' ecosistema. La parte eco fa riferimento all'ambiente. La parte sistema denota che si tratta di un insieme di componenti in relazione tra loro che costituiscono un'unità. Sono due le componenti basilari interagenti: quella vivente ( biotica ), e quella non vivente ( abiotica ). Si consideri un ecosistema naturale, come una foresta: la componente abiotica è costituita dall'atmosfera, dal clima, dal suolo e dall'acqua; la componente biotica include molti organismi differenti che vivono al suo interno. In ecologia, una popolazione è un gruppo di individui della stessa specie che occupa una determinata area. Alcune popolazioni competono con altre per alcune risorse limitate. In altri casi, una popolazione costituisce la fonte di cibo per un'altra. Due popolazioni possono anche trarre benefici dalle relazioni che intercorrono tra loro. L'insieme di tutte le popolazioni di specie diverse che vivono e interagiscono in un ecosistema viene definito comunità. Tutte le comunità e gli ecosistemi sono collocati in un contesto spaziale più ampio: il paesaggio , cioè un mosaico di comunità e di ecosistemi su un'area di terra (o acqua). L'andamento a larga scala dei fattori climatici e geologici che caratterizzano il pianeta dà origine a una classificazione geografica degli ecosistemi in modelli regionali. Regioni geografiche contraddistinte da caratteristiche geologiche e climatiche simili sostengono tipologie simili di ecosistemi e comunità. Le ampie regioni, caratterizzate da tipologie simili di ecosistemi, si chiamano biomi. Il livello più elevato di organizzazione dei sistemi ecologici è la biosfera. Gli ecosistemi terrestri e acquatici della biosfera sono in continua relazione, attraverso varie interazioni-scambi di materia ed energia, con le altre componenti del sistema Terra. L'ecologia è lo studio della complessa rete di interazioni tra gli organismi e il loro ambiente a tutti i livelli di organizzazione: dall'individuo alla biosfera. L'ecologia è una scienza complessa, costituita da una serie di sotto discipline. Qual è la natura delle interazioni tra specie e in quale modo tali interazioni influenzano le dinamiche delle popolazioni delle varie specie? La diversità degli organismi che compongono la comunità si modifica mentre essi reagiscono all'ambiente fisico circostante, e così le componenti biotiche e abiotiche dell'ambiente interagiscono insieme a formare un sistema integrato: l'ecosistema. È compito degli ecologi indagare quali effetti hanno questi modelli spaziali su processi come la dispersione degli organismi, lo scambio di energia e nutrienti tra ecosistemi adiacenti e la propagazione di eventi di disturbo quali incendi o epidemie. La scienza dell'ecologia è organizzata in sotto discipline, basate su questi diversi livelli di organizzazione. I modelli e i processi insiti in questo tipo di organizzazione sono collegati tra loro.
Tutti gli studi di ecologia seguono il metodo scientifico. Questo metodo è così strutturato:
selettivi nel processo della selezione naturale. Le condizioni ambientali che hanno un influsso diretto sugli organismi variano sia nel tempo sia nello spazio; allo stesso modo, l'obiettivo della selezione cambia a seconda delle circostanze ambientali sia nel tempo sia nello spazio. Le caratteristiche che consentono a una specie di sopravvivere, crescere e riprodursi sotto l'influenza di una serie di condizioni ambientali limitano la sua capacità di sopravvivere altrettanto bene in condizioni ambientali diverse. La capacità di un genotipo di dare origine a una serie di espressioni fenotipiche diverse a seconda delle condizioni ambientali è definita plasticità del fenotipo. La gamma di fenotipi espressi in condizioni ambientali diverse è chiamata norma di reazione. Se la plasticità fenotipica si manifesta durante la crescita e lo sviluppo degli individui e rappresenta una caratteristica irreversibile, viene definita come capacità dello sviluppo. Invece, i cambiamenti fenotipici reversibili di un individuo, per effetto di condizioni ambientali variabili, sono definiti acclimatizzazione.
Quello che caratterizza un individuo è la sua natura unitaria. La forma, lo sviluppo, la crescita e la longevità di organismi unitari sono prevedibili e determinati fin dal momento del concepimento. Questa visione semplicistica di un individuo viene però meno quando l'organismo è modulare piuttosto che unitario. Negli organismi modulari, lo zigote si sviluppa in un'unità di costruzione che poi produce altri moduli simili. La maggior parte delle piante è modulare ma alcune specie di alberi e di arbusti sviluppano prolungamenti delle radici da cui crescono nuovi germogli o polloni, che possono rimanere uniti alle radici stesse o staccarsene per vivere indipendentemente. Questi nuovi moduli (o cloni) possono coprire un'area considerevole e si presentano come se fossero individui. Il singolo albero e la singola pianta, generati per riproduzione sessuata attraverso lo sviluppo di uno zigote, rappresentano individui genetici (o gamet ); i moduli generati asessualmente dai genet sono chiamati ramet. Tutti i ramet mantengono la stessa costituzione genica dell'individuo, nato per riproduzione sessuata, da cui si sono originati, sia che vivano indipendentemente sia che rimangano fisicamente legati a esso. Anche molti animali sono modulari, come i coralli, le spugne e i briozoi, e accrescono attraverso la continua produzione di moduli. I ramet sono spesso considerati come singoli membri della popolazione. La distribuzione di una popolazione descrive la sua localizzazione nello spazio, l'area in cui essa è presente. Quando l'area include tutti gli individui di una data specie, la distribuzione descrive l' areale (o range geografico) della popolazione. La distribuzione di una popolazione è influenzata dal verificarsi di condizioni ambientali favorevoli. Gli individui di una popolazione occupano solo quelle aree in cui le loro necessità sono soddisfatte. Come risultato dell'eterogeneità ambientale, la maggior parte delle popolazioni è divisa in sub-popolazioni, ognuna delle quali occupa un habitat adatto ed è separata dalle altre da aree non favorevoli. La popolazione è divisa in sub-popolazioni locali. Gli ecologi definiscono un insieme di sub-popolazioni locali una meta-popolazione. Se la distribuzione definisce l'estensione spaziale di una popolazione, l' abbondanza ne definisce la dimensione, ovvero il numero di individui che costituisce la popolazione. L'abbondanza è la funzione di due fattori:
densità aspecifica. La densità può variare ampiamente da una località all'altra;
umana e di altri mammiferi ed è stata osservata anche per alcune specie di piante;
condizioni di bassa densità di una popolazione è conosciuta come effetto Allee. Un altro fattore potenziale di causa di estinzione è la riduzione della diversità genetica: popolazioni di piccole dimensioni presentano una minor variabilità rispetto a quelle più grandi. Due meccanismi che operano in popolazione di piccole dimensioni hanno l'effetto di ridurre la variabilità genetica: la deriva genetica e gli inincroci.
Le caratteristiche del ciclo vitale degli organismi in rapporto alla riproduzione sono il risultato di compromessi, che dipendono da limitazioni fisiologiche ed energetiche, oltre che dalle condizioni prevalenti dell'ambiente fisico e biologico. I compromessi implicano scelte conflittuali nell'uso delle risorse o correlazioni negative tra i transit coinvolti. L'insieme delle caratteristiche che definiscono il ciclo vitale di una specie co-variano, dando origine a quelli che appaiono essere “pacchetti” di caratteri che sembrano derivare da ampi gruppi di forze selettive. Sono state avanzate molte ipotesi per spiegare il quadro osservato: l'ipotesi del fast-slow continuum sostiene che le specie possono trovarsi distribuite lungo un continuum che varia da elevata a ridotta mortalità degli adulti. Un alto tasso di mortalità negli adulti seleziona cicli vitali più brevi, tassi di sviluppo più veloci e fecondità maggiore, rispetto a popolazioni in cui la mortalità degli adulti è più bassa; un'altra ipotesi si basa su due opposti tipi di habitat: quelli variabili nel tempo o effimeri e quelli che sono relativamente stabili. I primi favoriscono cicli vitali brevi, sviluppo rapido, alti tassi riproduttivi ed elevata fecondità; i secondi longevità, maturità sessuale ritardata e un più ridotto sforzo riproduttivo, distribuito in arco di tempo più lungo.
Nessuna popolazione continua a crescere all'infinito. Il modello di crescita esponenziale di una popolazione si basa su due assunzioni principali: le risorse essenziali sono illimitate e l'ambiente è costante. Nel mondo reale l'ambiente non è mai costante e le risorse sono limitate. Al crescere della densità della popolazione aumenta anche la richiesta di risorse; la riduzione delle risorse e la possibilità che siano distribuite in modo non uniforme causeranno un aumento della mortalità o una riduzione della fecondità, oppure entrambi. I cambiamenti del tasso di natalità e mortalità all'aumentare della popolazione possono essere rappresentati da una linea retta. Quando il valore del tasso di mortalità supera quello di natalità allora la crescita della popolazione è negativa, e viceversa. Se il tasso di natalità è uguale a quello di mortalità, il tasso di accrescimento della popolazione è 0. Il modello di crescita logistica di una popolazione include il concetto di capacità portante nel modello di crescita esponenziale. Il risultato è una riduzione del tasso di crescita all'avvicinarsi della dimensione della popolazione alla capacità portante. Questa è la dimensione massima sostenibile della popolazione in determinate condizioni ambientali; è un feedback negativo tra aumento della popolazione e risorse ambientali disponibili. All'aumentare della densità, la disponibilità di risorse pro capite diminuisce. Gli effetti dipendenti dalla densità influenzano una popolazione in modo proporzionale alla sua dimensione; essi agiscono rallentando il tasso di crescita all’aumentare della densità della
delle piante è il risultato dell’ombreggiamento e della competizione per la risorsa luce. (i girini allevati sperimentalmente alle densità più elevate mostrano una crescita rallentata e per la metamorfosi da girino a rana richiedono un maggior tempo e hanno minore probabilità di completarla con successo. Anche gli individui che raggiungono le dimensioni soglia sono di taglia inferiore rispetto a quelli cresciuti in popolazioni a basse densità). La riduzione del tasso di crescita è accompagnata da distinti cambiamenti nel comportamento e nella morfologia, in risposta all’ambiente competitivo. Individui allevati in popolazioni a più elevate densità mostrano una maggior attività e in generale sviluppano un corpo più allungato code più corte e bocche più ampie. Anche la riduzione della sopravvivenza costituisce una risposta comune delle piante all'aumento di densità. La mortalità determina una maggiore disponibilità di risorse per gli individui rimasti, permettendo un aumento della crescita. Il progressivo declino della densità con aumento della biomassa degli individui sopravvissuti è conosciuto come autodiradamento. Oltre ad effetti diretti sulla sopravvivenza e la crescita degli individui, la competizione all’interno di una popolazione può portare alla riduzione della fecondità. I tempi di risposta dipendono dalle caratteristiche della popolazione e i meccanismi con cui la competizione influenza il tasso riproduttivo possono variare a seconda della specie. Schuller ha osservato anche una diminuzione nel tasso di fecondità medio all’aumentare della densità della popolazione. I meccanismi densità – dipendenti che controllano la fecondità sono comuni anche nelle popolazioni vegetali. La quantità di grano prodotta da singole piante di mais si riduce drammaticamente se queste sono piantate a elevata densità. Quando una popolazione raggiunge una densità elevata, lo spazio vitale per i singoli individui che la compongono si restringe e spesso aumentano i contatti aggressivi. Un’ipotesi sulla regolazione di popolazioni animali è che l’affollamento e l’aumento di contatti sociali causino stress. Tale stress scatena cambiamenti ormonali che possono arrestare la crescita, limitare le funzioni riproduttive e ritardare l’attività sessuale; inoltre possono danneggiare il sistema immunitario. Lo stress causa, quindi, la diminuzione delle nascite e un incremento della mortalità infantile. È stato fatto un esperimento facendo riferimento ai feromoni dei topi ( odori che diventano segnali chimici per la comunicazione tra individui influenzando il comportamento e funzionamento del corpo allo stesso modo di un ormone). I feromoni presenti nelle urine dei roditori adulti possono favorire o inibire la riproduzione. L’esperimento è consistito nel considerare un gruppo di femmine di topo domestico che viveva in una popolazione ad elevata densità e un altro gruppo a bassa densità. Dalle urine provenienti dalla popolazione più numerosa si evinceva un ritardo nel raggiungimento della pubertà comportando, quindi, un rallentamento nella crescita della popolazione. Invece di far fronte a condizioni di stress, alcuni animali si disperdono, allontanandosi dalla popolazione alla ricerca di habitat disponibili. La dispersione avviene continuamente. Alcuni individui abbandonano la popolazione in cui sono nati indipendentemente dal fatto che vi sia affollamento. Di solito quelli che si allontanano sono gli individui sub – adulti cacciati dall’aggressione degli adulti. La competizione intraspecifica può manifestarsi anche attraverso il comportamento sociale : livello di tolleranza reciproca tra individui della stessa specie. Il comportamento sociale sembra essere un meccanismo che limita il numero di animali che vivono in un particolare habitat, hanno accesso a una comune disponibilità di cibo e svolgono attività riproduttive. Molte specie di animali vivono in gruppi con qualche tipo di organizzazione sociale. Ciascun individuo occupa una posizione nel gruppo in base ad un comportamento dominante o sottomesso. Nella sua forma più semplice, il gruppo comprende un individuo alfa , dominante su tutti gli altri, un individuo beta, dominante su tutti gli altri tranne che su alfa e un individuo omega, subordinato a tutti gli altri. Gli individui stabiliscono i ranghi sociali lottando. Esempio:
lupo. Vive in branchi; ogni branco ha due gerarchie sociali: una diretta dalla femmina alfa e una diretta dal maschio alfa; subordinato al maschio alfa c’è il maschio beta. Il maschio alfa si accoppia con la femmina alfa che impedisce alle altre di accoppiarsi con lui. Quindi ciascun branco ha una coppia riproduttiva. I piccoli sono poi allevati dalla collaborazione di tutto il gruppo. Quando la popolazione di lupi è poco numerosa, maschi e femmine sessualmente maturi lasciano il branco, si stabiliscono in un habitat non occupato e costituiscono un loro branco con una femmina alfa. A densità molto basse, tuttavia, le femmine possono avere difficoltà a individuare i maschi con cui formare il branco e quindi a riprodursi. L'area che generalmente un animale occupa durante l'anno è il suo home range. La dimensione dell’home range varia con la disponibilità di risorse alimentari, con le modalità di approvvigionamento del cibo, come la taglia corporea e con i bisogni metabolici. In genere i carnivori richiedono un home range più ampio rispetto agli erbivori e agli onnivori delle stesse dimensioni. Alcune specie difendono attivamente il proprio home range, in alcuni casi solo la parte centrale e in altri l’intera area. In quest’ultimo caso l’home range viene chiamato territorio e coincide con l’area difesa. Il territorialismo è una forma di competizione per contesa, in cui una parte della popolazione è esclusa dalla riproduzione. Questi individui che non si riproducono costituiscono una riserva errante di potenziali riproduttori, disponibile per rimpiazzare le eventuali perdite di individui detentori di un territorio. In questo modo il territorialismo può agire come un meccanismo di regolazione della popolazione. Le piante non sono territoriali nello stesso senso in cui lo sono gli animali, ma possono occupare e mantenere uno spazio. Diverse piante occupano una superficie determinata escludendo individui della stessa o di altre specie. Esiste una chiara relazione tra la crescita delle piante target e la loro sovrapposizione con gli individui vicini. A causa della loro longevità, alcune piante, specialmente alberi, occupano uno spazio per lunghi periodi di tempo, impedendo la colonizzazione da parte di individui della stessa specie o di altre specie. Il successo di alcune piante nel detenere lo spazio aumenta la loro fitness a danno di altre. La crescita e la fecondità di una popolazione sono fortemente influenzate da risposte densità - dipendenti, tuttavia esistono altri fattori, spesso determinanti sulla crescita della popolazione, che non dipendono dalla densità : questi sono indicati come fattori densità - indipendenti. La temperatura, le precipitazioni e le calamità naturali possono influenzare i tassi di natalità e mortalità di una popolazione. Il conseguente aumento del tasso di mortalità può portare anche all'estinzione di popolazioni locali.
meta-popolazione. Quando la probabilità di estinzione è completamente indipendente in ciascuna popolazione locale, la probabilità di estinzione della della meta-popolazione diminuisce rapidamente all'aumentare del numero delle popolazioni locali. Se invece le probabilità di estinzione sono correlate, anche le meta-popolazioni con un numero altrettanto grande di popolazioni locali possono essere soggette a estinzione. Alcuni fattori demografici e ambientali, incluse le condizioni meteorologiche e i cambiamenti nell'utilizzo del suolo, possono potenzialmente sincronizzare la dinamica delle popolazioni locali. Le specie differiscono ampiamente nella suscettibilità all'estinzione locale e nell'abilità a colonizzare habitat disponibili. Le caratteristiche del ciclo vitale di una specie, come le modalità di riproduzione, il tasso di fecondità, i meccanismi di dispersione e la longevità, possono influenzare i tassi di dispersione e colonizzazione. Similmente, caratteristiche come la taglia corporea e la modalità di regolazione termica sono state correlate con la probabilità di estinzione locale, in particolare in condizioni di stocasticità ambientale. Quattro livelli di aggregazione spaziale consentono di capire il ruolo della popolazione nei processi demografici, nel movimento, nella distribuzione geografica e nell'evoluzione:
Le specie che occupano lo stesso spazio fisico interagiscono in vari modi. Fondamentale è la necessità di procurarsi le risorse alimentari indispensabili per la crescita e la riproduzione. Anche se piante di specie diverse che coesistono in uno stesso habitat possono differire riguardo al fabbisogno di taluni nutrienti essenziali e alla loro capacità di continuare ad assimilare risorse anche quando queste diventano limitanti, tutte le piante richiedono le medesime risorse e cioè acqua, luce, anidride carbonica e altri nutrienti fondamentali. In uno stesso habitat la competizione per le risorse può aumentare perché ciò che viene consumato dagli individui di una specie riduce i quantitativi disponibili per gli individui delle altre. Tra gli eterotrofi le possibili interazioni sono maggiori dal momento che essi traggono energia e nutrienti da sostanze organiche; il semplice fatto di nutrirsi implica già un’interazione tra specie: quella tra predatore (chi consuma) e preda (ciò che è consumato). Quando predatori diversi si cibano di una stessa preda si verificano le condizioni per una potenziale competizione. In alcuni casi, una specie può essere contemporaneamente habitat e cibo. Molti microrganismi, come i batteri e i funghi, vivono sopra o all’interno di altri esseri viventi. Essi traggono energia e nutrienti dal loro ospite, possibilmente senza uccidere la fonte delle risorse da cui dipendono. Queste sono le interazioni tra parassita e ospite. Quando nessuna delle due popolazioni influenza l’altra, la relazione è neutra; quando le due popolazioni sono mutualmente avvantaggiate, l’interazione è positiva e si definisce mutualismo (es. funghi e pianta. I funghi aiutano la pianta nel procurarsi nutrienti e acqua e in cambio ricevono protezione dalla pianta); quando una specie è favorevolmente influenzata da un’altra, la quale non è danneggiata né favorita, la relazione prende il nome di commensalismo (es. tronco di un albero ed orchidea. Vantaggio per l’orchidea che ricava
L'aumento delle dimensioni del becco nella popolazione di colibrì finirà per ostacolare la sua capacità di nutrirsi in modo efficace su piante con i fiori più piccoli. Nei casi più estremi l'interazione può diventare obbligata. A differenza delle interazioni mutuamente vantaggiose, quelle che sono reciprocamente negative per le specie coinvolte possono portare a una divergenza nelle caratteristiche fenotipiche, così da ridurre l'intensità della relazione. Si consideri il caso di due specie di uccelli granivori che convivono su una stessa isola. Le loro popolazioni differiscono nelle dimensioni medie del corpo e del becco, tuttavia alcuni individui dell'una hanno dimensioni del becco uguali ad alcuni dell'altra. Di conseguenza, ci sarà anche una sovrapposizione delle dimensioni dei semi di cui le due specie si nutrono. La selezionerei semi da parte dei singoli uccelli è correlata alle dimensioni di corpo e becchi :gli individui di taglia inferiore sono obbligati a nutrirsi dei semi più piccoli e teneri, mentre solo i più grandi sono capaci di rompere i semi più grossi e duri. Nonostante gli uccelli grandi siano in grado di nutrirsi di semi piccoli, ciò risulta energicamente svantaggioso per loro, cosicché essi tendono a trascurarli preferendo quelli più grossi. La risorsa semi sull'isola è però limitata rispetto alle popolazioni delle due specie e ciò fa sì che la competizione sia intensa, specialmente per i semi di dimensioni intermedie di cui entrambe si cibano. Se la competizione per questo tipo di semi tende a ridurre la fitness degli uccelli che dipendono da tale risorsa, si registrerà una riduzione nel tasso di sopravvivenza e di riproduzione a carico degli individui più grossi della specie piccola e per i più piccoli della specie grossa. Il risultato sarà una divergenza nelle dimensioni medie di corpo e becco nelle due popolazioni, che tenderà a ridurre la potenziale competizione tra le due specie. Le specie con un'ampia distribuzione geografica affrontano una gamma di condizioni ambientali più ampia delle specie a distribuzione più ristretta. Di conseguenza, le popolazioni locali che abitano in regioni diverse possono presentare differenze genetiche significative. In certi casi potrebbe cambiare la natura qualitativa di alcune interazioni tra specie, quando cambia l’ambiente circostante (i funghi abbiamo detto aiutano la pianta ad assorbire nutrienti e acqua offrendo protezione al fungo e quindi abbiamo parlato di mutualismo; ma nel momento in cui il terreno fosse ricco di nutrienti, alla pianta non occorrerebbe più il sostegno del fungo. L’unico a trarre vantaggio in questo caso sarebbe il fungo e si sfocerebbe nel parassitismo). La maggior parte delle interazioni non sono limitate a due sole specie, ma ne coinvolgono molte altre dando così origine ad associazioni diffuse. Il processo in cui un insieme di specie va incontro a un reciproco cambiamento evolutivo per selezione naturale prende il nome di coevoluzione diffusa. La nicchia ecologica è l'insieme delle condizioni fisiche e chimiche che permettono alle specie di persistere e delle risorse essenziali che esse utilizzano. Il concetto è stato elaborato da Grinnel e Elton. Hutchinson poi è giunto a definirla come spazio multidimensionale. La nicchia di un ipotetico organismo dovrebbe essere definita da: temperatura, umidità e taglia del cibo. Egli parla anche di nicchia fondamentale ( insieme delle condizioni ottimali in cui le specie dovrebbero sopravvivere senza alcun tipo di competizione) e di nicchia realizzata (una porzione della nicchia fondamentale che una specie effettivamente sfrutta per effetto dell’interazione con altre specie; quindi a differenza di quella fondamentale qui troviamo la competizione tra specie). La radiazione attiva è un processo in cui da una specie se ne originano altre, ciascuna capace di sfruttare differenti caratteristiche dell’ambiente. Le differenti caratteristiche dell’ambiente esercitano la pressione selettiva che guida le popolazioni in più direzioni.
La competizione interspecifica è una relazione in cui le popolazioni di due o più specie sono influenzate negativamente. Nella competizione interspecifica, così come in quella intraspecifica gli individui condividono una risorsa che scarseggia, ma nella competizione interspecifica essi appartengono a due o più specie diverse. I due tipi di competizione possono avere luogo simultaneamente. Come quella intraspecifica, anche l’interspecifica si divide in: per sfruttamento e per interferenza. Shoener ha proposto 6 diversi tipi di interazione competitiva che comprendono la maggior parte dei casi di competizione interspecifica: per consumo (individui di una specie inibiscono individui di un’altra specie attraverso il consumo di una risorsa condivisa. Come gli animali che si contendono le ghiande); per prelazione (quando l’occupazione di un substrato da parte di un individui non preclude l’insediamento di altri individui); per sovraccaricamento (quando un organismo cresce sopra ad un altro impedendogli l’accesso alle risorse); per interazione chimica(tossine o inibitori chimici della crescita rilasciati da un individuo sono azionate per uccidere o inibire altre specie; l' allelopatia , ovvero la produzione da parte di alcune piante di composti chimici che inibiscono la germinazione e l'insediamento di altre specie, ne è un chiaro esempio); territoriale (risulta dal comportamento di esclusione di altri individui da uno spazio specifico che viene difeso come territorio) e per scontro. Le equazioni di Lotka-Volterra descrivono 4 possibili esiti della competizione interspecifica. La specie 1 può soppiantare la specie 2; la specie 2 può soppiantare la 1. Entrambi questi esiti rappresentano l'esclusione competitiva. Gli altri due esiti riguardano la coesistenza. Uno è l'equilibrio instabile, in cui di solito ha successo la specie che era più abbondante all'inizio. L'altro è l'equilibrio stabile, in cui due specie coesistono, ma a un livello di popolazione più basso di quello che si verificherebbe se vivessero l'una in assenza dell'altra. Esperimenti di laboratorio sulle interazioni tra specie supportano il modello di Lotka-Volterra. Il principio di esclusione competitiva si ha quando competitori completi non possono coesistere. Competitori completi sono specie che vivono nello stesso luogo e hanno esattamente le stesse richieste ecologiche. In queste condizioni, se la popolazione A si accresce appena un po’ più velocemente rispetto alla popolazione B, alla fine la specie A supererà la B che subirà un’estinzione a livello locale. Elementi che contribuiscono alla competizione intraspecifica sono:
La predazione è definita come il consumo di un intero organismo vivente o di una parte di esso da parte di un altro organismo. È l'interazione diretta e spesso complessa tra due o più specie ( quella che mangia e quella che viene mangiata). E’ una causa di mortalità e da essa dipende la riduzione della popolazione della preda. Un intero organismo vivente, o parte di esso, viene consumato. Tutti gli eterotrofi ricavano la loro energia dal consumo di materia organica, ma i predatori si distinguono da saprofagi e decompositori in quanto si cibano di organismi vivi. In questo modo costituiscono una causa di mortalità e agiscono da potenziali regolatori delle popolazioni di prede. La classificazione più semplice dei predatori è relativa alla categoria degli eterotrofi, si distinguono: carnivori, erbivori e onnivori. Gli ecologi utilizzano una classificazione funzionale basata sulle interazioni specifiche tra predata e predatore:
ricerca. Quando la densità della preda diventa estremamente elevata il tempo di ricerca si avvicina a 0 e il predatore può spendere tutto il suo tempo nel manipolare le prede. Il risultato è un diminuito tasso di mortalità della preda in risposta al suo aumento di densità. Questa risposta è la più frequentemente riscontrata nei predatori. (all’aumento del numero di prede, aumenta il numero di predatori che spendono tutto il loro tempo per la loro ricerca.);