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Sbobinature lezione scienze della terra - generalità terra, struttura, fenomeni vulcanici, sismici, rocce, idrosfera
Tipologia: Sbobinature
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Scienze della terra è l’insieme delle discipline scientifiche che affrontano lo studio del pianeta Terra. Questo è un pianete del sistema solare, un raggruppamento di corpi celesti che risentono dell’attrazione gravitazionale esercitata dal sole e un equilibrio tra le forze esercitate dai pianeti. La Terra è circondata da atmosfera gassosa (N, O, Ar e vapore acqueo), ha acqua nei tre strati permettendo la vita; ha una superficie ricoperta da materiali che formano il REGOLITE originatosi dalle interazioni di processi chimici, fisici, biologici. La Geodesia è la scienza che si occupa della determinazione della forma e delle dimensioni della Terra che non è piatta. La prima misurazione fu effettuata da Eratostene da Cirene, il quale sapeva che il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, a Syene il sole culminava allo Zenith. Ad Alessandria nello stesso momento formava un angolo rispetto all’orizzontale. Se si accetta che il sole sia molto distante dalla terra essa corrisponde all’angolo con vertice il centro e i lati passano per Syene e Alessandria. La distanza tra le due città è 7,2° che corrisponde all’1/50 della circonferenza terrestre pari a 250 mila stadi. La rappresentazione della Terra è approssimativamente come una sfera. Il GEOIDE è una superficie equipotenziale del campo gravitazionale. La superficie di riferimento è l’ellissoide a rotazione terrestre generata dalla rotazione di un ellisse intorno all’asse di rotazione terrestre. La rotazione per forza centrifuga produce uno schiacciamento ai poli e rigonfiamento delle zone prossime all’equatore. Il “The World Geodetic System” è un ellissoide geocentrico che approssima globalmente il geoide utilizzabile nello stesso modo per tutta la superficie. L’ellissoide può essere considerato formato da PARALLELI e MERIDIANI: i primi sono delle circonferenze parallele all’equatore, i secondi sono semiellissi perpendicolari all’equatore. La LATITUDINE è l’angolo formato dalla normale all’ellissoide nel punto P con il piano equatoriale; può essere nord e sud e variare da 0° a 90°. La LONGITUDINE è l’angolo diedro formato dal piano meridiano passante per il punto P e il piano meridiano scelto come riferimento, può essere est o ovest e variare da 0° a 180°. La posizione sulla terra è determinata fornendo il valore del parallelo e del meridiano. Per conoscere il parallelo si deve conoscere la latitudine geografica, questo angolo è positivo se si trova tra equatore e polo nord, negativo se è tra l’equatore e il polo sud. Il meridiano è individuato dalla longitudine: l’angolo formato tra il piano contenente il meridiano passante per il punto e il piano per il meridiano assunto come origine passante per Greenwich.
La struttura e la composizione del pianeta sono conosciuti indirettamente. Il raggio misura 6374 km. Nel 1970 in Russia fu scavato il pozzo più profondo (12226 km) detto Kola. La sismologia studia la propagazione delle onde sismiche tramite informazioni indirette ma precise sulle caratteristiche dei materiali che le onde attraversano. La variazione nella velocità delle onde sismiche dipendono dalle caratteristiche del mezzo attraversato. Esistono 4 tipi diversi di onde: onde P, S, L, R. Nel 1909 Mohorovicic capì che le brusche variazioni di velocità dipendevano da una struttura stratificata diversa dalla Terra. Le traiettorie delle onde sismiche sono curve, quindi la densità dei materiali cambia; la velocità di propagazione aumenta con la profondità, quindi verso l’intero aumenta la densità dei materiali; a notevole profondità la velocità cambia bruscamente quindi si ha un cambiamento delle densità dei materiali. I passaggi bruschi avvengono in 3 casi in prossimità di superfici di discontinuità. Dalla crosta terrestre
(aumento di pressione e temperatura) della peridotite si distingue mantello superiore e inferiore. Quello superiore è fino a 700 km di profondità, quello inferiore è da 700 km di profondità fino alla discontinuità di Gutemberg. L’elevato spessore di 2900 km presenta variazioni significati di pressione e temperatura con la profondità:
Il calore interno ha una duplice origine:
un movimento di placca, se misuro 2 volte un punto su un’altra placca e confronto si registra un movimento tra 2 placche. Tra le placche si possono avere:
I limiti separano i continenti e possono essere distanti dai limiti di placca o possono coincidere. Quindi un margine continentale non sempre coincide con un limite di placca. I MARGINI CONTINENTALI sono distanti dai limiti di placca e sono passivi; mentre quando coincidono sono detti attivi. Tra i margini passivi e attivi, tra margini distanti dai limiti e coincidenti ci sono i margini trasformi. I MARGINI CONTINENTALI possono essere distanti dai limiti di placca o possono coincidere. Possono essere:
sismicità e i terremoti associati ad una zona di subduzione sono tra i più pericolo, però dipende dalla larghezza della placca che va in subduzione. A differenza di quelli passivi coincidono i limiti di placche, è tettonicamente attivo (presenza di fenomeni sismici e vulcanici). I margini attivi sono zone in cui quasi sempre si sviluppano catene vulcaniche. Le zone di margini attivi sono le zone vive del pianeta, generano terremoti molto profondi e sono accompagnati da fenomeni vulcanici. Lungo i margini attivi è possibile riconoscere elementi strutturali che permettono il riconoscimento di un margine continentale. Nelle zone di subduzione si creano delle associazione di fossa oceanica e arco magmatico. Si possono distinguere 5 elementi morfostrutturali e tettonici diversi:
vanno a costituire le rocce continentali. Quindi questi corpi riescono a risalire perché c’è una differenza di densità. Affinché questi corpi possano risalire, arrivare in superficie e genere vulcanismo occorre rompere un equilibrio: tutti i sistemi in natura tendono all’equilibrio, rompendo l’equilibrio il sistema è eccitato e può favorire la risalita di queste rocce magmatiche. Affinché si mantenga questo disequilibrio ci deve essere un apporto di nuovo magma proveniente dal profondo e genera un aumento di temperatura e quindi un abbassamento della densità; una fusione di rocce circostanti che sono meno dense del magma originario; una cristallizzazione frazionata dei materiali più densi perché man mano che la goccia risale pressione e temperatura cambiano e in particolari condizioni di P e T si ha la cristallizzazione di alcuni minerali. I minerali cristallizzati sono pesanti e si depositano sul fondo, la roccia si alleggerisce e quindi continua a risalire. Nella risalita, proprio perché i processi di cristallizzazione liberano dei gas, si arricchisce il magma in risalita in gas e acqua e il processo di cristallizzazione frazionata fa diminuire ancora di più la densità delle gocce (e mantenendo una densità minore delle rocce circostanti continua a risalire). I diapiri si fermano nella risalita perché incontrano la discontinuità di Moho e lo spazio che occupano all’interno della crosta è detta CAMERA MAGMATICA. Queste stazionano in profondità che vanno dai 2 ai 10 km; in queste camere magmatiche il magma si può fermare per periodi più o meno lunghi e si ferma quando c’è un equilibrio tra la sua densità e quella delle rocce circostanti. Spesso l’atto finale, ovvero l’espressione del vulcanismo nella superficie terrestre è innescato da altro magma che risale e vanno ad abbassare la densità dei diapiro che ha formato la camera magmatica. A questo punto come si forma il vulcano dalla camera magmatica? Avviene se nella camera si stabiliscono condizioni di disequilibrio il magma ricomincia a risalire, provocando un eruzione vulcanica formando un vulcano. Se non si forma disequilibrio il magma nella camera perde molto della sua energia termica, si solidifica formando graniti, parti di crosta continentale o di crosta oceanica. Invece, le alterazioni dell’equilibrio sono legate al contenuto di gas all’interno delle gocce: la fase volatile del vulcanismo si genera dalla cristallizzazione dei minerali, è formato da gas tra cui vapore acqueo, anidride carbonica e altre sostanze volatili. I gas possono essere solubili o meno nella soluzione che li contengono in base alla temperatura: la solubilità dei gas varia in base alla T e P. In caso di assenza di solubilità o di scarsa solubilità i gas tendono a separarsi dalla soluzione. Nella camera magmatica è presente una soluzione contente gas e materiale fuso, al di sopra della soluzione c’è il vuoto; nella risalita i valori di pressione e temperatura variano e i gas non sono più solubili nella soluzione e quindi cominciano ad uscire e andare nella zona di vuoto dove si accumulano. Più sono aumenta l’energia termica e aumenta la pressione fino a diventare maggiore di quella delle rocce sovrastanti ed è detto carico litostatico, espresso dalle legge di Stevino (dgh). Quando la pressione della calotta (della goccia) supera la pressione idrostatica succede che tutto il materiale all’interno formerà le prime eruzioni fino a formare un vulcano nella superfice. La spinta dei gas frammenta le rocce sovrastanti crea il camino vulcanico, cioè un varco verso l’esterno. Oltre al camino vulcanico, i gas sono responsabili della risalita della parte liquida (ovvero dei magmi). Si possono avere diversi tipi di vulcani, quello sopra spiegato è tipico di un’eruzione centrale, tenendo presente che la forma dei vulcani sono diversi perché la morfologia dei vulcani è diversa. La forma del vulcano dipende dal tipo di materiale eruttato e dal tipo di frattura che ha portato la lava in superficie. Quando la lava fuoriesce da un camino vulcanico, cioè da una sorgente puntiforme isolata, si hanno le eruzioni centrali e quindi un vulcano centrale. Se dal condotto centrale puntiforme escono lave molto fluide si formano i vulcani a scudo (tipo le Hawaii). I vulcani a scudo rispetto a quelli che prima erano a scudo hanno forme e altezze diverse. La combinazione del tipo di materiali, della fluidità dei magmi e dal tipo di eruzione si può capire quale forma di vulcano si forma. Le eruzioni lineari formano vulcani di tipo lineare: non si ha più una sorgente di tipo puntiforme, ma si ha sorgente lineare (tipo dorsale medio-oceaniche). Se da questo tipo di eruzione fuoriescono magmi molto fluidi si avranno dei plateau lavici, espandimenti di lava di forma pianeggiante.
Un vulcano è la manifestazione della risalita del magma, cioè roccia fusa mescolata a gas e vapori ad alte temperature. Il magma proviene non solo dal mantello, ma può derivare anche dalla fusione di rocce nelle parti più profonde della crosta. Dopo l’eruzione il materiale prende il nome di lava; magma e lava hanno composizione chimica differente perché il magma cede all’atmosfera i gas e per variazioni di temperature. I gas presenti sono per la maggior parte vapore acqueo dal 70 all’ 90%, poi anidride carbonica, meno
abbondanti sono zolfo, cloro, azoto. Questi fattori influiscono sulla viscosità infatti si distinguono magmi acidi ad elevata viscosità (resistenza allo scivolamento), oppure magmi basici con viscosità fino a 10 mila volte inferiore. Poi la lava si solidifica e si accumula fino a costruire un edificio vulcanico e in basa a come il magma risale e come fuoriesce si distinguono: V. CENTRALI: sono i più comuni (Etna, Vulcano, Stromboli) con un’apertura in superficie, il cratere alla sommità di un cono formato dalle colate di lava che si sono solidificate. Si formano quando il magma risale alla superficie per mezzo di un condotto chiamato camino vulcanico di forma cilindrica. V. LINEARI: si formano quando il magma risale da fessure eruttive, ovvero delle spaccature che penetrano profondamente nell’interno della Terra. Si trovano in corrispondenza di dorsali oceaniche: alla sommità di queste si apre una profonda fessura che attraversa tutta la crosta dalla quale fuoriesce il magma. Dopo l’eruzione il condotto si ostruisce e il vulcano diventa quiescente fino a quando risale altro magma. La forma del rilievo che si forma in seguito alla solidificazione del magma ha forme diverse in base alla composizione della lava e del tipo di materiali eruttati. Possiamo distinguere: V. A SCUDO sono i più grandi vulcani terrestri, sono larghi e con fianchi pochi ripidi. Si sono originati da lave che risalgono da zone profonde al limite tra crosta e mantello. Queste lave sono poche fluide perché contengono poca silice, piccole quantità di gas e vapori e le colate si estendono su aree molto estese. Le eruzioni sono poco violente e le lave possono giungere in superficie tramite fessure lunghe molti km. VULCANI-STRATO sono forma a cono con fianchi molto ripidi, sono alternanza di colate di lava e di strati piroclastici. Hanno eruzioni molto violente e le loro esplosioni sono dovute alla presenza di grandi quantità di gas e vapori e la lava è poco fluida. Le eruzioni si verificano quando la lava ostruisce il condotto vulcanico e i gas devono raggiungere forte pressioni per fuoriuscire. CALDERE sono ampie depressioni circolari con il fondo piatto e le pareti interne ripide che si formano in seguito al crollo della parte superiore dell’edificio vulcanico. In seguito ad un’eruzione si può verificare lo svuotamento della camera magmatica che non è più in grado di sostenere la parte sommitale del cratere che collassa. Infine, sul fondo della caldera si possono formare coni vulcanici di dimensioni inferiori, oppure si può formare un lago con acque piovane. CONI DI SCORIE sono ammassi regolari di frammenti di lava solidificata formati quando i gas si liberano con facilità da una lava fluida. La distanza alla quale cadono dipende dalla violenza dell’eruzione, ma anche dal peso: i frammenti più grandi cadono presso la sommità dell’edificio formando versanti ripidi e instabili, quelli più piccoli e leggeri vengono trasportati a distanze maggiori dove si accumulano versanti meno pendenti. In genere i coni di scorie sono relativamente piccoli e hanno un profondo cratere nella sommità, possono trovarsi in vulcani più grandi, sul fondo di crateri o lungo le parti emerse delle dorsali. Un tipo particolare di colata si ha sul fondo degli oceani e per la forma che assume prende il nome di lava a cuscini, Durante un’eruzione vengono liberati frammenti solidi che si depositano lungo le pendici del vulcano e formano le piroclastiti che vengono trasportati dai gas che strappano dalla pareti interne del condotto vulcanico grandi quantità di rocce sbriciolate. In base alle dimensioni di questi piroclastiti si distinguono: ceneri vulcaniche (molto sottili), lapilli (con dimensioni di piccoli ciottoli), e bombe vulcaniche (blocchi che possono raggiungere il peso di decine di tonnellate). I vulcani possono essere classificati in base al tipo di eruzione, anche se uno stesso vulcano può avere eruzioni di tipo diverso. Distinguiamo:
L’Etna è un grande strato-vulcano di natura basaltica alto circa 3330 m, situato nella costa orientale della Sicilia e ricopre un’are di 1200 km². È anche uno dei vulcani più attivi nel mondo, ha una frequente attività soprattutto nelle bocche sommitali e da eruzioni di fianco. È ubicata lungo una linea di discontinuità tettonica, la Scarpata di Malta. Generalmente quando si ha vulcanismo si ha anche distensione della crosta, altrimenti il magma ha difficoltà a risalire. Si ha avuto una risalita del mantello che si ricomprime perché la pressione non è più come quella precedente e inizia a fondere. La fusione delle rocce è la condizione necessaria e sufficiente affinché si abbia vulcanismo in un’area. Dopo aver generato un fuso dato che ha densità inferiore rispetto alle rocce circostanti e ricomincia a risalire verso la superficie sfruttando le discontinuità strutturali che deformano l’intera litosfera. L’Etna si è originato per decompressione adiabatica che produce un fuso, il quale risale sfruttando le fratture e le faglie esistenti. l’Etna non è un singolo vulcano ma è dato dalla presenza di più vulcani relativi a varie fasi del magmatismo etneo. Si distinguono 4 fasi di attività distinte in base anche al prodotto eruttato e sulla base dell’edificio costruito, da 4 discontinuità di tipo vulcanologico. Quindi l’Etna non è un singolo vulcano, ma è dato dall’accostamento di più edifici vulcanici. Ogni fase vulcanica ha un inizio e una fine e questa è scandita dal processo di calderizzazione, ovvero il collasso di una caldera che poi viene riempita da un’altra fase vulcanica.
era formato da lave di diversa composizione, tra questi ricordiamo i vulcani Tarderia, Rocche e Trifoglietto. In questa fase si forma già quello che poi sarà l'impalcatura del vulcano a strato.
Le rocce se portate in superficie e sottoposte di agenti esogeni o sottoposte ad agenti endogeni in profondità costituiranno i paesaggi. La roccia è un aggregato naturale e non di minerali. Al contrario dei minerali le rocce non possono essere descritte mediante formula chimica, in quanto per definizione una roccia non ha una composizione chimica definita. Il GRANITO è formato da minerali di quarzo che costituiscono la parte più traslucida, da feldspato un minerale rosa pallido, e da una parte più scura detta mica. Quindi il granito è una roccia formata da 3 minerali. Il GESSO è una roccia formata dal minerale idrato chiamata solfato anidro di calcio (CaSO₄ 2 H₂O) La composizione mineralogica di una roccia è il numero di frammenti di minerali che compongono la roccia. Dipende dal processo che ha portato alle genesi di quella roccia. In generale si possono distinguere 3 processi: magmatico, sedimentario, metamorfico. Sulla base dei processi è possibile raggruppare le rocce in 3 grandi gruppi. PROCESSO SEDIMENTARIO: Tutte le rocce sono soggette ad un lento e continuo processo di disgregazione con il risultato finale della produzione di frammenti. Ciò è dovuto per l’azione degli agenti atmosferici, quando i frammenti saranno depositati in una zona lontana dalla zona di origine si parla di SEDIMENTI. Questi a loro volta saranno schiacciati per l’accumulo di più sedimenti l’uno sugli altri e questo processo che prende il nome di DIAGENESI porterà alla formazione di una roccia vera e propria, trasformando i sedimenti che non sono ancora rocce in rocce di tipo SEDIMENTARIO. PROCESSO METAMORFICO consiste nella trasformazione allo stato solido della struttura cristallina di una roccia per l’aumento della temperatura e della pressione. Il processo geodinamico per cui si può prendere una roccia e portarla ad alte condizioni di pressione e temperatura rispetto a quelle in cui si trova è la subduzione. Le rocce che subiscono questa trasformazione (allo stato solido) sono dette rocce metamorfiche. Le rocce formate a condizioni di pressione e temperatura molto elevata costituiscono la parte più profonda dei continenti o il nucleo di molte catene montuose. Si formano frequentemente nei margini attivi in cui vi è una subduzione (oceano-continente, continente-continente, oceano-oceano). Le
viene trasportata ad alta velocità nelle zone vulcaniche dove poi formerà una colata e proprio per questa alta velocità i cristalli non hanno il tempo di cristallizzarsi e vengono così piccoli.
Circa l’80% della superficie terrestre è coperto di sedimenti. I processi sedimentari hanno originato gran parte dei giacimenti minerari della Terra, come quelli di petrolio, dei gas naturali, di uranio e di carbonio. Le rocce sedimentarie sono utili per ricostruire la storia geologica del pianeta perché contengono fossili e lo studio di questi ha permesso lo studio dell’evoluzione biologica e geochimica della Terra. Le rocce che si sono formate in condizioni chimiche e fisiche diverse da quelle della superficie terrestre sono instabili quando si trovano a contatto con l’atmosfera. L’alterazione chimica e fisica dei minerali ha determinato la disgregazione delle rocce preesistenti formando così detriti di dimensioni variabili: questo è l’inizio del ciclo sedimentario. Solo l’8% di tutte le rocce presenti sulla terra sono sedimentarie, il 40% sono magmatiche effusive, il 25% magmatiche intrusive e il 27% sono metamorfiche. Il CICLO SEDIMETARIO costa di 4 diverse fasi:
arrotondati quando il trasporto è prolungato; clasti di piccole dimensioni quando il trasporto è molto prolungato.
Le rocce quando sono sottoposte a sforzi possono deformarsi fino a rompersi. I terremoti sono fenomeni tettonici che consistono in improvvise vibrazioni del terreno dovute alla rottura di grosse masse di roccia del sottosuolo. Nella maggior parte dei casi un terremoto è provocato dallo scorrimento di masse rocciose in corrispondenza di una faglia. Un materiale può avere comportamento plastico (il materiale subisce un deformazione permanente che si mantiene anche quando la forza non è più applicabile) o elastico (il materiale subisce una deformazione proporzionale alla forza applicata e cessata la forza recupera la forma iniziale). Il comportamento elastico è proprio di materiali rigidi come le rocce a T lontane dal punto di fusione. Il sismologo Reid elaborò la teoria del rimbalzo elastico eseguendo misurazioni geodetiche prima e dopo un terremoto sulla faglia di San Andreas nel 1906 e intuì che le rocce nell’intorno della faglia deformano in maniera elastico prima del terremoto. Quando una massa rocciosa è sottoposta a sforzi si comporta in modo elastico, invece di fratturarsi subito, si deforma lentamente e accumula energia elastica. Se lo sforzo continua l’energia supera il punto critico detto CARICO DI ROTTURA e le rocce si fratturano liberando l’energia elastica accumulata. Il modello del rimbalzo elastico considera la massa rocciosa interessata dall’evento sismico caratterizzata da un comportamento elastico in seguito a deformazione per effetto di una sollecitazione (forze tettoniche): in seguito alla rottura dell’equilibrio meccanico e al brusco ritorno delle massa rocciosa ad una nuova condizione di equilibrio permanente, l’energia elastica si libera sotto forma di calore per attrito lungo la superficie della faglia, in parte sotto forma di energia cinetica cioè violente vibrazioni o oscillazioni (terremoti) della crosta terrestre. I terremoti sono fenomeni ciclici in cui il periodo di accadimento dipende dalle caratteristiche geologiche del territorio e dalle forze che agiscono
dall’interno. Per una data regione può essere previsto un periodo di ritorno dei terremoti, cioè il periodo di tempo che intercorre tra due eventi sismici di energia comparabile. In generale più sono ravvicinati sono nel tempo, minore è l’energia accumulata nelle rocce e minore è l’entità delle scosse. L’energia si libera tramite ONDE SISMICHE che possono essere LONGITUDINALI se si propagano per compressioni e dilatazioni successive provocando variazioni di volume, TRASVERSALI se si propagano con moto sussultorio. Le onde longitudinali sono più veloci e arrivano prima delle onde trasversali pur partendo dallo stesso ipocentro. Quindi le onde longitudinali sono dette onde prime P e poi le onde trasversali come onde seconde S. Esistono anche le onde L (lunghe) e le onde R: le prime scuotono il terreno lateralmente senza moti verticali, le secondo producono movimenti ellittici che determinano un movimento di rollio della superficie del terreno. È proprio il moto orizzontale e verticale dovuto alle onde superficiali quello maggiormente percepito e più devastante nel corso dei terremoti. Le misure delle vibrazioni sismiche vengono effettuate dalle stazioni sismologiche che sono dotate di SISMOGRAFI che registrano le 3 componenti del suolo: verticale, orizzontale nord-sud, orizzontale est-ovest. Il tracciato del sismografo si chiama sismogramma: in esso si succedono oscillazioni di diversa ampiezza corrispondenti all’arrivo delle onde sismiche. Le grandezze dei fenomeni sismici sono:
A causa dei continui movimenti litosferici le placche oceaniche si generano e si consumano, mentre i leggeri continenti si uniscono e si dividono. L’orogenesi è il processo di sollevamento e corrugamento della crosta terrestre. Questo fenomeno si attua tramite piegamenti ed accavallamenti degli strati rocciosi lungo i margini convergenti se almeno uno dei due margini è costituito da litosfera continentale. Può formarsi da collisione oceano-continente crea subduzione dove si ha un margine continentale che collide con un margine oceanico; da una collisione continente-continente (ad esempio India/Asia che ha formato
processi attivi oggi in Sicilia sono per lo più concentrati lungo il margine sud-occidentale del sistema di subduzione calabro e sono espressi da importanti sistemi di faglie a carattere regionale. Il sistema Eolie- Tindari-Letojanni è un sistema di faglie oblique trascorrenti e normali che attraversa l’isola di Lipari e Vulcano a nord e continua verso i Peloritani attraversando il Golfo di Patti (Tindari) fino allo Ionio.
È l’insieme di tutte le acque del pianeta terra nei diversi stati di aggregazione: il 97% dell’idrosfera costituito da acque marine ed oceaniche. L’oceano è una vasta distesa d’acqua salata. Secondo la definizione dell’International Hydrographic Bureau del 1953 vi è un oceano diviso in tre bacini: Oceano Pacifico, Oceano Atlantico e Oceano Indiano. In questi si possono individuare mari mediterranei e mari marginali. Alcuni considerano anche oceano il mare glaciale artico e l’insieme dei mari che costeggiano l’Antartide con i rispettivi nomi di Oceano Artico e Oceano Antartico. Nelle acque oceaniche sono disciolte diverse sostanze sotto forma di sali e gas. Da un litro di acqua di mare si possono estrarre 35 grammi di sali e il più abbondante è il cloruro di sodio, mentre i principali gas sono CO₂, O₂ e N₂, CH₄ e H₂S ma il più importante è l’O₂ perché dalla sua concentrazione dipende la sopravvivenza della vita acquatica e la sua concentrazione dipende dalla temperatura, più fredda è l’acqua, maggiore è la concentrazione di ossigeno. Le acque oceaniche sono in continuo movimento per il moto ondoso, per le maree e per le correnti. Tra tutti questi il movimento più importante è determinato dalle correnti, ovvero spostamenti per lunghe distanze di grandi masse d’acqua. Le correnti sono causate principalmente dai venti dominanti che spirano sulle acque oceaniche (monsoni, alisei), ma sono anche causate dalle differenze di densità dell’acqua, causata dalla maggiore o minore salinità o temperatura. Le acque marine hanno delle caratteristiche chimico-fisiche: SALINITA’ dovuta alla quantità e qualità dei sali disciolti. Il mar rosso è il mare più salato della Terra; in questo e nel Golfo Persico la salinità raggiunge il 40 per mille per l’eccessiva evaporazione e per la mancanza di apporto di acqua da parte dei fiumi essendo mari circondati da zone desertiche e terre aride. L’aloclino è un fenomeno di stratificazione dell’acqua con diverso grado di salinità collegato alla diversa densità dei due strati che di conseguenza sono poco miscibili tra loro. Un aumento del contenuto in sali dell’acqua di un kg/m³ provoca un aumento della salinità di circa 0, kg/m³. TEMPERATURA che influisce sul clima delle regioni costiere e gli spostamenti verticali delle masse d’acqua. Nello strato più superficiale la T è più simile a quella superficiale, nello strato termoclino la T diminuisce rapidamente; negli strati più profondi continua a diminuire ma molto lentamente. Il termoclino è importante per la diffusione degli organismi negli oceani ed è un ostacolo per molti animali, piante e alghe tropicali che necessitano di T intorno ai 15-20°. Il termoclino è lo strato di transizione tra lo strato rimescolato di superficie e lo strato di acqua profonda in corpi idrici profondi come oceani, mari e laghi. LUMINOSITA’ dipende dalla capacità della luce di propagarsi nell’acqua e riesce a illuminare solo la parte superficiale anche se l’acqua è limpida. Questa zona viene chiamata zona fotica dove si concentra la maggior parte della vita marina e del fitoplancton. GAS DISCIOLTI sono necessari per la vita degli organismi nelle acque. L’ossigeno è presente in quantità elevata in superficie perché l’acqua è in contatto con l’atmosfera. Le acque continentali possono essere di superficie o profonde (falde acquifere) e distinguiamo corsi d’acqua, laghi, ghiacciai, esseri viventi. L’uomo può disporre di una quantità minima di acqua pari allo 0,26% dell’intera massa d’acqua. La quantità di acqua presente sulla Terra rimane costante grazie al ciclo dell’acqua che coinvolge l’atmosfera, l’idrosfera e la crosta terrestre, permettendo una continua serie di scambi di acqua tra atmosfera-litosfera-biosfera. I FIUMI sono corsi d’acqua perenni, si differenziano dai torrenti perché non rimangono mai senz’acqua: l’alveo o letto di un torrente può rimanere asciutto per alcuni periodi dell’anno ed essere pieno d’acqua in altri momenti. Il percorso di un fiume di solito inizia da una sorgente ad alta quota e dopo un tragitto più o
meno lungo termina con la foce. i fiumi che confluiscono in fiumi più grandi sono detti affluenti, mentre quelli che si riversano in un lago sono detti immissari. Un fiume è formato da: Acqua da cui trae origine un fiume, può provenire da sorgenti di montagna, di pianura, dalla fusione delle nevi, dallo scioglimento dei ghiacciai, dalla condensazione dell’umidità atmosferica e dalle acque dilavanti. Lunghezza data dalla distanza dalla sorgente alla foce Velocità data dal numero di metri percorsi dall’acqua in un dato intervallo di tempo. Regime determinato dalle variazioni di portato che è massima nei periodi di piena e minima in quelli di magra Portata determinata dalla quantità d’acqua misurata in metri cubi che passa in un secondo in una data sezione verticale del fiume. Bacino idrografico dato dal territorio che per le sue caratteristiche morfologiche e di pendenza permette alle sue acque di alimentare il fiume. I fiumi di maggiore lunghezza presenti sulla Terra sono il Nilo in Africa, il Rio delle Amazzoni nell’Americano meridionale, il Chang Jiang in Asia, il Mississippi nell’America settentrionale, il Huang He in Asia. Le ACQUE SOTTERRANEE sono i più grandi depositi di acqua nascosti sottoterra: l’acqua piovana, che in parte scorre sul terreno e in parte evapora, penetra nel sottosuolo, soprattutto dove le rocce sono ricche di fratture e hanno una struttura che le rende permeabili. Così l’acqua scende in profondità fino a raggiungere strati di roccia più dura e compatta, che è impermeabile. Si formano così le falde freatiche ben protette dall’aria e dagli inquinamenti. La falda freatica, oltre ad essere alimentata dalle acque meteoriche (pioggia e neve), è alimentata dai fiumi. Quando la strato impermeabile alla base della falda sotterranea incontra la superficie terrestre si trasforma in una sorgente, che è il luogo dove l’acqua che si è accumulata nelle rocce permeabili sovrastanti fluisce all’esterno. Si parla di carsismo quando l’acqua piovana leggermente acida tende a dissolvere le rocce calcaree, questa dissoluzione crea grotte e cunicoli sotterranei che diventano vie preferenziali per lo scorrimento delle acque.
Esistono interazioni tra l’atmosfera, l’idrosfera e le rocce che compongono la crosta terrestre. Questi fenomeni producono la degradazione delle rocce sia chimica che fisica che comportano la modificazione del Paesaggio. Questa trasformazione può avvenire sia tramite agenti endogeni (fattori responsabili della formazione del rilievo), sia tramite agenti esogeni (fattori responsabili della distruzione del rilievo). Questi agenti esogeni agiscono sugli elementi strutturali e di natura endogena come catene montuose, faglie, pieghe ecc. I processi di DEGRADAZIONE METEORICA sono costituiti dall’insieme delle modificazioni che una roccia subisce al contatto con gli agenti atmosferici e provocano una disgregazione della roccia in elementi più piccoli o si può avere anche una trasformazione chimica dei minerali che compongono la roccia. In entrambi i casi si può giungere alla parziale o totale scomparsa di una roccia. Si ha alterazione chimica quando i minerali reagiscono con altre sostanze, tipo quando sono esposti all’atmosfera e si formano nuovi minerali chiamati minerali di alterazione. L’alterazione chimica è influenzata da fattori come umidità, precipitazioni e copertura vegetale. È più intensa in regioni a clima caldo-temperato umido, meno intensa in clima desertici o polari. I nuovi minerali sono più stabili nelle nuove condizioni: il minerale più stabile è il quarzo, quello meno stabile è l’olivina. Le componenti dell’atmosfera che agiscono principalmente nel processo di alterazione chimica sono l’acqua e l’ossigeno. Le reazioni danno luogo ai seguenti processi: IDRATAZIONE è il processo che porta all’addizione di acqua ad un minerale per formare una nuova entità mineralogica. L’acqua con il dipolo si dispone all’attorno agli ioni determinando l’idratazione