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Embriologia Stefano Bacci, Dispense di Embriologia

Appunti di emrbiologia delle lezioni del prof. Bacci, CdL in Scienze Biologiche UniFi.

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 16/05/2022

matteiandrea
matteiandrea 🇮🇹

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Citologia e Istologia
Parte di Embriologia!
Argomenti trattati:!
Ovogenesi
Spermatogenesi e spermiogenesi
Ciclo ovarico e luteinico
Regolazione ormonale del ciclo ovarico e luteinico
Eventi della fecondazione
Sviluppo dell’embrione
Derivati dell’ectoderma
Derivati del mesoderma
Derivati dell’endoderma
CdL in Scienze Biologiche
Anno Accademico 2018-2019
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Citologia e Istologia

Parte di Embriologia

Argomenti trattati:

  • Ovogenesi
  • Spermatogenesi e spermiogenesi
  • Ciclo ovarico e luteinico
  • Regolazione ormonale del ciclo ovarico e luteinico
  • Eventi della fecondazione
  • Sviluppo dell’embrione
  • Derivati dell’ectoderma
  • Derivati del mesoderma
  • Derivati dell’endoderma

CdL in Scienze Biologiche Anno Accademico 2018-

Ovogenesi

  • In un embrione di sesso femminile le cellule germinali primordiali, una volta giunte nelle gonadi si differenziano in ovogoni
  • Queste cellule vanno incontro ad una serie di divisioni mitotiche e alla fine del terzo mese si trovano situate nell’area corticale dell’ovaio disposte all’interno di cordoni
  • La maggioranza degli ovogoni continua a dividersi mentre alcuni di essi si differenziano in ovociti primari
  • Dopo la loro formazione gli ovociti primari replicano il loro DNA ed entrano nella profase della prima divisone meiotica
  • I cordoni di ovogoni si frammentano in ammassi cellulari solidi, ovvero i follicoli oofori, ciascuno dei quali consiste di un ovocita circondato da uno strato di cellule epiteliali pavimentose
  • Tutti gli ovociti primari sopravvissuti alla degenerazione cellulare iniziano la loro prima divisione meiotica, senza che essa venga portata a termine
  • Un ovocita primario unito alle cellule epiteliali costituisce il follicolo primordiale
  • Solo con l’inizio della pubertà un certo numero di follicoli primordiali inizia a maturare a ciascun ciclo ovarico
  • L’ovocito primario aumenta di volume e il follicolo diventa un follicolo primario
  • Inizialmente le cellule follicolari sono in intimo contatto con l’ovocita, ma molto precocemente si deposita sulla superficie di quest’ultimo uno spesso strato di mucopolisaccaridi, il quale aumenta gradualmente andando a formare la zona pellucida
  • Contemporaneamente le cellule follicolari proliferano formando uno spesso strato cellulare attorno all’ovocito andando a formare così il follicolo secondario
  • Successivamente, grazie all’influenza delle gonadotropine, tra le cellule follicolari compaiono spazi pieni di fluido e, per successiva coalescenza di questi, si forma l’antro follicolare
  • Le cellule follicolari che circondano l’ovocita sono indicate con il termine di cumulo ooforo
  • Raggiunto tale stadio il follicolo è indicato come follicolo di Graaf (o vescicoloso) ed è circondato da due strati a struttura connettivale, la teca interna (ovvero lo strato interno ricco di vasi) e la teca esterna (ovvero lo strato esterno fibroso)
  • Nonostante che ad ogni ciclo ovarico maturino vari follicoli solamente uno di questi raggiunge la maturità
  • Non appena il follicolo è maturo si completa la prima divisione meiotica ed il risultato è la formazione di due cellule figlie, di diseguale grandezza, ciascuna provvista di 23 cromosomi
  • La cellula che diventerà in seguito l’ovocita secondario riceve tutto il citoplasma mentre l’altra, il corpuscolo polare, rimane priva di citoplasma e si pone tra la zona pellucida e la membrana plasmatica dell’ovocito secondario
  • La prima divisione meiotica avviene poco prima dell’ovulazione
  • Non appena la prima divisione maturativa è compiuta la cellula inizia la seconda divisione non preceduta da replicazione del DNA
  • Quando l’ovocito secondario è in metafase si ha l’ovulazione e l’ovocito abbandona l’ovaia
  • Durante il processo dell’ovulazione la parete del follicolo rivolta verso la superficie dell’ovaio si assottiglia formando una zona traslucida, denominata macula pellucida, che sporge sulla superficie dell’ovaio
  • Quando il follicolo ovarico raggiunge le sue massime dimensioni provoca un rigonfiamento visibile sulla superficie dell’ovaia, denominato stigma
  • A questo punto il follicolo è separato dalla cavità peritoneale soltanto da uno strato di cellule molto sottile

Pagina 1 di 2 Ovogenesi

Spermatogenesi e spermiogenesi

Spermatogenesi

  • La differenziazione delle cellule germinali primordiali nel maschio inizia con la pubertà
  • Alla nascita le cellule germinali possono essere riconosciute a livello dei cordoni sessuali primitivi del testicolo
  • Poco prima della pubertà il cordone sessuale si canalizza e dà origine ai tubuli seminiferi
  • Contemporaneamente le cellule germinali primordiali danno origine agli spermatogoni, i quali, dopo ripetute divisioni mitotiche, danno origine agli spermatociti primari
  • Gli spermatociti primari iniziano la profase della loro divisone meiotica
  • Al completamento della profase la cellula termina rapidamente la divisione dando origine ai due spermatociti secondari

Spermiogenesi

  • Gli spermatidi che derivano dalla divisione degli spermatociti secondari subiscono un complesso processo di trasformazione in spermatozoi, definito spermiogenesi
  • Durante il processo si differenziano delle strutture specifiche comprendenti il flagello e l’acrosoma
  • La spermiogenesi può essere divisa in quattro fasi:
    • Fase del Golgi
    • Fase del cappuccio
    • Fase acrosomale
    • Fase di maturazione

Fase del Golgi

  • Durante la fase del Golgi in tale apparato compaiono piccoli granuli PAS positivi denominati granuli proacrosomici
  • In seguito tali granuli si fondono tra loro formando un singolo granulo acrosomico avvolto da una membrana appartenente al complesso del Golgi

Fase del cappuccio

  • Nella fase del cappuccio la vescicola acrosomica si ingrandisce formando il cappuccio acrosomico
  • Nel frattempo i due cetrioli migrano verso il polo del nucleo opposto al cappuccio acrosomico, uno dei due (quello distale) servirà come corpuscolo basale per il flagello

Fase acrosomale

  • La fase acrosomale è caratterizzata da profonde modificazioni dell’acrosoma, del nucleo e del flagello: - Il nucleo si sposta ala periferia della cellula - L’apparato acrosomico copre larga parte della superficie nucleare - Il citoplasma si allunga in corrispondenza del polo caudale e i mitocondri migrano verso il flagello
  • Durante la fase di maturazione lo spermatide completa la sua trasformazione in spermatozoo e il nucleo e l’acrosoma assumono la forma caratteristica della specie
  • Nelle fasi avanzate della spermiogenesi la cromatina si condensa ulteriormente diventando estremamente compatta

Pagina 1 di 2 Spermatogenesi, spermiogenesi

Fasi succesive

  • Quando gli spermatozoi sono completamente differenziati abbandonano l’epitelio seminifero dirigendosi verso il lume dei tubuli seminiferi
  • Vengono quindi spinti verso l’epididimo, dove raggiungono la completa motilità Spermatozoo maturo
  • Lo spermatozoo maturo è costituito da una testa e da una coda, o flagello

Testa

  • La testa è composta di due parti, il nucleo e l’acrosoma:
    • Il nucleo contiene il materiale genetico
    • L’acrosoma contiene gli enzimi per la digestione degli involucri dell’uovo
  • La forma della testa varia da specie a specie

Flagello

  • Il flagello è distinto in più parti:
    • Segmento intermedio
    • Segmento principale
    • Semento terminale
  • Il flagello presenta una struttura assonemica ed è circondato da grosse fibre longitudinali esterne
  • Nel segmento intermedio le fibre esterne sono a loro volta circondate dalla cosiddetta guaina mitocondriale, costituita da mitocondri di forma tubulare

Pagina 2 di 2 Spermatogenesi, spermiogenesi

Regolazione ormonale del ciclo ovarico Prima fase

  • L’ipotalamo produce l’ormone di rilascio delle gonadotropine che stimola l’ipofisi a produrre LH ed FSH, i quali stimolano le gonadi (in particolare il follicolo ooforo)
  • L’FSH stimola le cellule della granulosa a produrre aromatasi ed inibina
  • L’LH stimola le cellule della teca interna a produrre androstenione, il quale passa alle cellule della granulosa che lo convertono in estradiolo (estrogeno)
  • L’estradiolo stimola le cellule della granulosa per lo sviluppo del follicolo ooforo e l’utero per la produzione di endometrio proliferativo Seconda fase
  • L’inibina e l’estradiolo inibiscono l’ipotalamo e l’ipofisi
  • L’estradiolo stimola quindi l’endometrio determinando la fase proliferativa Terza fase
  • L’estradiolo stimola la produzione di recettori per l’LH nelle cellule della granulosa che iniziano a produrre idrossiprogesterone
  • L’estradiolo stimola poi l’ipofisi a produrre LH
  • L’aumento di idrossiprogesterone e LH stimolano quindi la rottura del follicolo e l’ovulazione Quarta fase
  • Dopo l’ovulazione l’LH stimola le cellule della granulosa residue a produrre progesterone (il quale stimola l’endometrio) e a formare il corpo luteo
  • L’LH blocca poi la produzione di gonadotropine e la maturazione di nuovi follicoli

Regolazione ormonale del ciclo ovarico

Eventi della fecondazione

  • Si tratta di eventi successivi all’incontro dei gameti

Capacitazione dello spermatozoo

  • Spontanea, dopo alcune ore di permanenza nelle vie genitali femminili
  • Dipende da vari fattori
  • Spermatozoi decapacitati assumono motilità iperattiva

Penetrazione attraverso le cellule del cumulo ooforo

  • Gli spermatozoi devono farsi strada tra le cellule del cumulo ooforo
  • Spermatozoi che hanno una reazione acrosomiale anticipata demoliscono le cellule del cumulo ooforo ma non riescono a penetrare nella zona pellucida

Legame dello spermatozoo alla zona pellucida

  • Gli spermatozoi incontrano la zona pellucida
  • Il legame è mediato da proteine di adesione specie-specifico

Reazione acrosomiale

  • La proteina della zona pellucida stimola la reazione acrosomiale
  • Conseguentemente si ha la fuoriuscita del contenuto dell’acrosoma (fuoriuscita di enzimi litici)
  • Gli spermatozoi possono quindi farsi strada nella zona pellucida
  • La reazione acrosomiale comporta una fusione tra la membrana plasmatica e la membrana acrosomiale nella regione anteriore (si osserva vescicolazione)
  • Con il progredire della reazione acrosomiale lo spermatozoo perde porzioni sempre maggiori di acrosoma e membrana plasmatica

Penetrazione nella zona pellucida

  • Lo spermatozoo per penetrare nella zona pellucida ricorre al corredo di enzimi litici e alla spinta del flagello

Legame alla membrana dell’ovocita

  • Attraverso la zona pellucida lo spermatozoo può legarsi alla membrana plasmatica dell’ovocita
  • Il legame avviene nella regione postero-laterale della testa dello spermatozoo (dove non si ha acrosoma)

Attivazione dell’ovocita e reazione corticale

  • Dopo il legame alla membrana dell’ovocita quest’ultimo subisce due reazioni:
    • Attivazione metabolica
    • Completamento della seconda divisione meiotica con espulsione del secondo globulo polare

Reazione corticale

  • Si ha l’influsso dello ione calcio^
  • Si determina depolarizzazione della membrana e una conseguente apertura dei canali del calcio
  • Numerosi eventi portano quindi al rilascio del calcio dal reticolo endoplasmatico (RE)
  • L’onda del calcio è transitoria
  • Nell’ovocita si verificano varie reazioni innescate dal calcio ( Ca^2 +^ )

Pagina 1 di 2 Eventi della fecondazione

Sviluppo dell’embrione

Prima settimana

  • Dopo la fecondazione l’uovo inizia a segmentarsi
  • La segmentazione è caratterizzata da una serie di divisioni mitotiche senza accrescimento cellulare
  • Il risultato della segmentazione è la morula
  • Nonostante l’aumento dei blastomeri l’uovo conserva un diametro uguale a quello della cellula uovo originale
  • Durante la segmentazione infatti non si ha aumento della massa cellulare tra una cariocinesi e l’altra
  • La prima divisione di segmentazione termina con la formazione di due blastomeri
  • La seconda divisione di segmentazione termina con la formazione di quattro blastomeri e così via, fino allo stadio di sedici blastomeri
  • La segmentazione dei blastomeri è di tipo
    • Uguale, le cellule hanno dimensioni uguali fra loro
    • Totale, il citoplasma si distribuisce uniformemente alle cellule figlie
    • Radiale, come la simmetria del nuovo organismo
  • Le divisioni successive hanno luogo durante il percorso dell’uovo verso l’utero
  • Con lo svilupparsi di adesioni intracellulari fra i blastomeri la superficie esterna delle cellule diventa convessa mentre quella interna diventa concava
  • Una tale riorganizzazione implica l’intervento degli elementi del citoscheletro dei blastomeri
  • Le cellule si compattano senza lasciare spazi vuoti e le membrane cellulari formano un rivestimento continuo
  • Si ha quindi la segregazione delle cellule con lo spostamento di alcune al centro della morula ed altre alla periferia
  • I blastomeri che si dividono per primi vanno a localizzarsi al centro della morula prendendo il nome di massa cellulare interna
  • I blastomeri posti alla periferia formano lo^ strato cellulare esterno
  • Oltre alle modifiche sul piano strutturale si ha un marcato aumento della sintesi di RNA e di proteine ed una diversa relazione di sintesi per quanto riguarda fosfolipidi e proteine (indice di modificazioni nella composizione delle membrane)
  • Grazie ai movimenti peristaltici della muscolatura della tuba e al battito ciliare il nuovo organismo raggiunge la cavità uterina
  • Grazie a WNT, Attivina e Nodal i blastomeri assumono la forma poliedrica ed adattano le proprie superfici le une con le altre
  • Il cambiamento di forma delle cellule è dovuto alla ridistribuzione delle proteine di adesione (E- caderine)
  • Le E-caderine si legano al citoscheletro interno di actina dei blastomeri determinando una riorganizzazione dell’architettura cellulare e un cambiamento della forma cellulare stessa
  • Le cellule periferiche sono unite da giunzioni strette ( occludens ) mentre le cellule interne stabiliscono contratti tra le loro superfici interne tramite giunzioni gap , la cui presenza denota un’integrazione tra le cellule della massa cellulare interna
  • Le cellule embrionali migrano all’interno dell’embrione prima dell’impianto nell’utero

Pagina 1 di 11 Sviluppo dell’embrione

Eventi della prima settimana Segmentazione Morula Blastocisti Inizio dell’impianto

  • Per assunzione di liquido dall’esterno e per secrezione da parte dei blastomeri stessi all’interno della morula viene a formarsi una cavità piena di liquido (blastocele)
  • Dallo stadio di morula si passa quindi allo stadio di blastocisti, una sfera cava la cui parete è delimitata da un unico strato di blastomeri appiattiti denominata trofoblasto
  • Ad un’estremità del trofoblasto (polo embrionale) sono raggruppati i blastomeri più interni di forma poliedrica a costituire il nodo embrionale o embrioblasto
  • La blastocisti raggiunge l’utero fra il terzo ed il quarto giorno di sviluppo
  • Al quinto giorno libera enzimi litici che depolimerizzano la zona pellucida, quindi ne esce e inizia ad interagire direttamente con l’endometrio
  • La distinzione in trofoblasto e nodo embrionale è il primo differenziamento nello sviluppo
  • Le cellule periferiche si differenziano e diventano cellule del trofoblasto mediante l’espressione di altre molecole di adesione intracellulare
  • Tra le cellule della morula continuano a comparire piccole cavità ripiene di liquido richiamato dall’esterno e trasportato dalle cellule periferiche
  • Le cellule della massa interna si distaccano dalle cellule periferiche e si costituisce la blastocisti - L’impianto inizia tra il 6° ed il 7° giorno e consiste nel processo tramite il quale la blastocisti penetra attivamente nella parete uterina
  • Verso la fine della prima settimana la blastocisti comincia ad impiantarsi nell’endometrio
  • Aderisce inizialmente alla mucosa uterina tramite il trofoblasto ed inizia quindi ad erodere l’epitelio per portarsi nella sottostante tonaca propria
  • L’annidamento della blastocisti nell’endometrio è frutto di una reciproca interazione tra il trofoblasto e l’endometrio
  • Il trofoblasto si differenzia quindi ulteriormente in:
    • Sinciziotrofoblasto, lo stato sinciziale esterno composto delle cellule precedentemente in contatto con l’endometrio
    • Citotrofoblasto, composto dalle cellule precedentemente non in contatto con l’endometrio
  • Il sinciziotrofoblasto, formatosi per attività proliferativa del citotrofoblasto e successiva riunione in sincizio delle cellule neoformate, è responsabile dell’attività erosiva nei confronti della mucosa uterina
  • Al momento dell’impianto si possono distinguere quindi tre strati distinti:
    • Uno strato compatto superficiale
    • Uno strato spugnoso in cui lo stroma è più lasso, comprende le ghiandole dilatate e le arterie spiralizzate
    • Uno strato compatto profondo o basale nel quale il connettivo della tonaca propria contiene arterie brevi e rettilinee
  • Prima dell’impianto in utero gli embrioni producono sostanze che segnalano il loro potenziale di sviluppo, permettendo all’organismo materno di decidere se predisporsi alla gravidanza o eliminare l’embrione anomalo con un aborto spontaneo
  • Le cellule deciduali della mucosa endometriale sono le cellule responsabili dell’interpretazione dei segnali dell’embrione e possono portare alla preparazione della mucosa all’impianto oppure all’aborto
  • Le cellule del trofoblasto esprimono quindi L-selectine che interagiscono con oligosaccaridi espressi dalle cellule dell’endometrio uterino
  • Le cellule del trofoblasto che ricoprono il polo embrionale cominciano ad inserirsi tra le cellule epiteliali dell’endometrio
  • A ciò segue l’interazione tra le molecole espresse sulla superficie delle cellule trofoblastiche e molecole espresse nella matrice connettivale dell’endometrio

Pagina 2 di 11 Sviluppo dell’embrione

  • Nel corso della seconda settimana di sviluppo hanno luogo vari eventi: - Modificazione a carico del trofoblasto - Trasformazione del disco embrionale in disco didermico - Formazione della cavità amniotica - Formazione del sacco vitellino primario - Formazione ed evoluzione del mesoderma extraembrionale
  • Nel trofoblasto prosegue la differenziazione in citotrofoblasto e sinciziotrofoblasto (iniziata in corrispondenza del polo embrionale)
  • Nel sinciziotrofoblasto compaiono numerosi vacuoli che confluiscono fra loro a formare grosse lacune
  • L’attività erosiva del sinciziotrofoblasto viene estesa all’endotelio dei capillari della mucosa uterina
  • I capillari si aprono quindi nelle lacune che conferiscono al sinciziotrofoblasto un aspetto tubercolare (trofoblasto)
  • Intorno al 13° giorno (con inizio in corrispondenza del polo embrionale) cellule del citotrofoblasto proliferano e penetrano nelle lacune del sinciziotrofoblasto, costituendo i villi primari 8° - 9° giorno (formazione del disco embrionale)
  • Nel nodo embrionale le cellule che si trovano sulla superficie si differenziano in un unico strato di cellule piccole e cubiche dando origine al primo foglietto germinativo (ipoblasto o endoderma primario)
  • Tra le cellule situate tra il citotrofoblasto e l’ipoblasto si differenzia uno strato di cellule cilindriche denominato epiblasto (o ectoderma primario)
  • Si distinguono quindi due foglietti, l’ipoblasto e l’epiblasto, i quali costituiscono il disco embrionale didermico
  • All’interno della massa cellulare interna compaiono piccole cavità ripiene di liquido che confluiranno poi a formare la cavità amniotica
  • Alla fine della seconda settimana, per trasformazione delle cellule dell’ipoblasto in cellule cilindriche la porzione anteriore di tale foglietto si accresce e forma un ispessimento denominato ispessimento precordale
  • In seguito fra le cellule dell’ipoblasto e quelle dell’epiblasto compaiono nuove cellule in un unico strato, gli amnioclasti, e tra esse si forma per schizocelia una cavità ripiena di liquido definita cavità amniotica
  • Le cellule che delimitano tale cavità sono gli amnioblasti e stabiliscono rapporti di continuità con l’ectoderma
  • Dal 9° giorno comincia anche la formazione del sacco vitellino primario
  • Dall’ipoblasto proliferano cellule che vanno a rivestire il blastocele delimitando il sacco vitellino
  • Al posto del blastocele si forma quindi il sacco vitellino primario
  • Si ha poi la formazione della membrana di Heuser tra il sacco ed il sinciziotrofoblasto (tale membrana sembra responsabile della formazione del corion )

Pagina 4 di 11 Sviluppo dell’embrione

Eventi della seconda settimana Modificazione a carico del trofoblasto Trasformazione del disco embrionale in disco didermico Formazione della cavità amniotica Formazione del sacco vitellino primario Formazione ed evoluzione del mesoderma extraembrionale

10° - 11° giorno

  • L’ingresso della blastocisti nell’endometrio è ormai completo e si forma un tappo di chiusura endometriale
  • Nel sinciziotrofoblasto compaiono vacuoli e lacune piene di sangue e fluidi derivanti dalla digestione dei vasi e ghiandole uterine nell’epitelio
  • Il citotrofoblasto secerne il reticolo extraembrionale
  • L’epiblasto produce quindi cellule mesenchimali nel reticolo
  • L’ipoblasto prolifera, formando il rivestimento del sacco vitellino
  • Si ha la comparsa del mesoderma extraembrionale, il citotrofoblasto produce il reticolo extraembrionale che viene invaso da cellule proliferanti e migranti dall’epiblasto
  • Successivamente nel mesoderma extraembrionale vengono a formarsi cavitazioni 12° - 14° giorno
  • Le lacune nel mesoderma si mettono in comunicazione fra loro e si forma il celoma extraembrionale ( corion ), il quale va a circondare l’embrione (tranne che nella zona del peduncolo d’attacco)
  • Nelle lacune del sinciziotrofoblasto inizia a circolare sangue materno e si assiste al primo evento di circolazione utero-placentare
  • La superficie del sacco vitellino si amplia per poi restringersi a circa metà altezza, deformandosi a clessidra e suddividendosi in due parti
  • La parte^ ab -embrionale si stacca del tutto dal resto del sacco, il quale si amplia ulteriormente (sacco vitellino secondario)
  • La vescicola distaccata prende il nome di vescicola esocelomica e degenera
  • Alla fine della seconda settimana si sono ormai formate tutte le strutture necessarie alla gastrulazione, ovvero: - L’epiblasto (da cui deriverà l’embrione) - Il sacco vitellino (la sede temporanea delle cellule germinali primordiali) - L’ amnios^ (che contiene il fluido nel quale si svilupperà il feto) - Il^ corion^ (ovvero la parte embrionale della placenta) - Il peduncolo embrionale (il quale diventerà il cordone ombelicale)

Pagina 5 di 11 Sviluppo dell’embrione

16° giorno

  • Una seconda migrazione dell’epiblasto attraverso la linea primitiva forma il mesoderma
  • L’epiblasto al termine delle migrazioni forma l’ectoderma
  • Il mesoderma si interpone ovunque fra ectoderma ed endoderma, ad eccezione che alle estremità del disco embrionale
  • Si tratta della membrana bucco-faringea e della membrana cloacale
  • Nella membrana bucco-faringea e nella membrana cloacale ectoderma e mesoderma aderiscono fra loro
  • La membrana bucco-faringea si aprirà alla quarta settimana (apertura della cavità orale)
  • La membrana cloacale si dividerà alla settima settimana in una membrana urogenitale e in una membrana anale, l’apertura del canale anale e del tratto urogenitale si avrà poi alla fine del secondo mese
  • Le cellule mesodermiche si ritrovano anche anteriormente rispetto alla membrana bucco- faringea e vanno a formare il mesoderma cardiogenico (da cui svilupperà il cuore a partire dal 19° giorno) e il setto trasverso (da cui svilupperà il diaframma a partire dal 22° giorno)
  • Il sacco vitellino forma un diverticolo che si estende nel peduncolo embrionale, formando così l’ultimo annesso embrionale, ovvero l’allantoide
  • Attorno a questa si andranno a formare i vasi sanguigni che collegheranno l’embrione alla placenta 17° - 19° giorno
  • Alcune cellule ectodermiche provenienti dal Nodo di Hensen proliferano e si spingono fra ectoderma ed endoderma, costituendo un cordone cellulare noto come processo cefalico o notocordale, il quale prolifera allungandosi
  • Durante il periodo che va dal 17° al 19° giorno si ha la formazione della notocorda , che avviene tramite un processo di tre stadi: - Canale cordale (17° giorno ca.) - Placca cordale (18° giorno ca.) - Corda dorsale (19° giorno ca.)
  • La formazione della notocorda inizia a livello anteriore e prosegue in direzione posteriore
  • Durante lo^ stadio del canale cordale^ il processo cefalico si cavita
  • Durante lo^ stadio della placca cordale^ la parete ventrale del canale cordale si fonde con l’endoderma ed entra a far parte del sacco vitellino
  • Si forma quindi una comunicazione fra sacco vitellino e cavità amniotica destinata però a scomparire
  • Nell’ultimo^ stadio, quello^ della corda dorsale, la placca cordale si ripiega a formare una doccia cordale e si isola dall’endoderma, dando luogo ad un cordone cellulare solido che è la notocorda
  • Nell’embrione umano la formazione del terzo foglietto e della notocorda a partire dall’ectoderma corrisponde al processo di gastrulazione
  • La gastrulazione è quel processo che fa seguito alla segmentazione che porta alla formazione dei tre foglietti germinativi e fa sì che le aree organoformative dell’embrione raggiungano la giusta posizione
  • La cavità della gastrula è l’ archenteron^ e la comunicazione di questa con l’esterno è il blastoporo
  • Nei vertebrati superiori la linea e la fossetta primitiva sono l’equivalente del blastoporo e in particolare il nodo cefalico è l’equivalente del labbro superiore del blastoporo

Pagina 7 di 11 Sviluppo dell’embrione

  • La notocorda è una struttura fondamentale dello sviluppo, infatti essa:
    • Definisce l’asse cranio-caudale dell’embrione
    • Serve come struttura assile dello sviluppo dello scheletro assile, ovvero della colonna vertebrale
    • Agisce come induttore della formazione del tubo neurale e di altre porzioni del mesoderma
    • E’ una struttura transiente, la quale rimane poi nei dischi intervertebrali sottoforma di nucleo polposo Processo di neurulazione
  • Durante la terza settimana si assiste al processo di neurulazione
  • Sotto l’azione della corda dorsale e del mesoderma paracordale, nella parte assile dell’ectoderma secondario compare un ispessimento denominato placca o piastra neurale
  • I margini della placca neurale si sollevano mentre la linea mediana si introflette formando il solco neurale (o doccia neurale)
  • Il solco neurale chiudendosi va a formare il tubo neurale
  • Al momento della chiusura si distaccano degli ammassi cellulari, le creste neurali
  • Le cellule delle creste subiscono una transizione epitelio-mesenchimale e migrano per formare strutture diverse
  • Sono indotte da segnali al confine tra neuroectoderma in formazione ed ectoderma neurale
  • Possono, per esempio, formare i gangli del sistema nervoso periferico
  • Nel ganglio altre cellule delle creste neurali si differenziano e diventano cellule di sostegno
  • Le cellule delle creste neurali migrano in gruppetti e proliferano rapidamente durante la migrazione
  • L’ectoderma neurale^ costituisce il^ tessuto nervoso
  • L’ectoderma non neurale^ costituisce l’epidermide:
    • L’ectoderma viene indotto in senso epidermico da proteine delle BMP
    • Dall’ectoderma possono svilupparsi strutture non neurali solo se viene bloccata l’azione delle BMP
    • Durante lo sviluppo della regione anteriore sia il Nodo di Hensen sia il mesoderma notocordale producono molecole che inibiscono l’attività delle BMP Suddivisione del mesoderma (a partire dal 18° giorno ca.)
  • Ai lati della notocorda si ritrovano due grandi lamine di mesoderma
  • A partire da circa il 18° giorno il mesoderma inizia a suddividersi in cinque aree formative:
    • Mesoderma cordale
    • Mesoderma parassiale
    • Mesoderma intermedio
    • Splancnopleura
    • Somatopleura
  • Le cellule più assiali, più vicine alla notocorda, proliferano generando due ispessimenti:
    • Il mesoderma parassiale
    • Il mesoderma laterale, lateralmente al mesoderma parassiale (il foglietto mesodermico mantiene il suo aspetto di lamina piatta)
  • Successivamente in tali lamine compariranno cavità che andranno confluire fra loro formando un’ampia fessura che divide il mesoderma laterale in due lamine: - La^ lamina dorsale, la quale^ formerà il mesoderma somatico^ (o somatopleura parietale) - E’ in contatto con l’ectoderma - Si continua sui lati con il mesoderma somatopleurico extraembrionale - La^ lamina ventrale, la quale^ formerà il mesoderma splancnico^ (o splancnopleura viscerale) - Aderisce all’endoderma - Si continua sui lati con il mesoderma splancnopleurico extraembrionale

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  • La decidua viene poi suddivisa in:
    • Decidua basale, la quale è^ adiacente ai villi^ e^ non sporge nella cavità uterina
    • Decidua capsulare, la quale è^ adiacente ai villi^ e^ sporge nella cavità uterina
    • Decidua parietale, la quale^ non^ è^ in contatto con i villi Quarta settimana
  • Per delimitazione dell’embrione si intende il processo che porta l’embrione ad assumere gradualmente la forma tubulare e ad isolarsi sempre di più dai suoi annessi, ai quali, alla fine, risulterà commesso solamente mediante il cordone ombelicale
  • Si tratta di un processo di incurvamento attorno ad un asse longitudinale cefalo-caudale e ad un asse trasversale, che determina uno spostamento del corpo della periferia embrionale verso il basso, in direzione di un punto situato sulla faccia ventrale dell’embrione, tale punto diventerà poi l’ombelico
  • Come conseguenza della formazione e dell’evoluzione del mesoderma e dello sviluppo del sistema nervoso il disco embrionale diviene sempre più spesso e sporgente nella cavità amniotica
  • La regione dorsale si ispessisce soprattutto sulla linea mediana
  • Il margine dell’area embrionale dirige ventralmente trascinando l’ amnios
  • L’embrione è infine avvolto dal sacco amniotico
  • Questa sporgenza si fa più accentuata in corrispondenza del margine craniale e caudale e, successivamente, anche lungo i margini
  • Il processo di delimitazione dell’embrione fa sì che l’estremità craniale del disco embrionale subisca una rotazione in senso ventrale di circa 180°, con una conseguente inversione dell’ordine con cui si susseguono le strutture presenti in essa
  • Procedendo in direzione cranio-caudale si ritrovano ora:
    • La parte cefalica della placca neurale
    • La membrana bucco-faringea
    • L’area cardiogena
    • La parte traversa del celoma intraembrionale
    • Il setto trasverso
  • Durante il processo di delimitazione le pieghe longitudinali e trasversali strozzano gradualmente il sacco vitellino, una parte di esso rimarrà inclusa nell’embrione e ne entrerà a far parte come intestino primitivo, l’altra invece resterà a costituire il sacco vitellino definitivo
  • L’intestino primitivo comprende varie parti:
    • L’intestino anteriore, chiuso dalla membrana bucco-faringea
    • L’intestino medio, disposto fra l’intestino anteriore e posteriore, comunica con la vescicola ombelicale tramite il condotto vitellino
    • L’intestino posteriore, la cui porzione posteriore (chiusa dalla membrana cloacale) è dilatata a formare la cloaca
  • Alla fine della quarta settimana la membrana bucco-faringea situata nel fondo di una depressione ectodermica (stomodeo) e delimitata sia dai lati che caudalmente da un rilievo mesodermico, degenera e si stabilisce la comunicazione tra stomodeo e intestino anteriore
  • La combinazione delle pieghe longitudinali con quelle laterali divide poi il sacco vitellino in tre regioni: - Una parte del sacco vitellino resta nell’embrione e, assieme all’ectoderma, forma l’intestino primario - Una parte viene compressa dalle pieghe e diventa il dotto vitellino - La parte rimanente del sacco vitellino secondario diventa il sacco vitellino residuo

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  • Le differenze tra la parte sinistra e la parte destra del corpo sono dovute ad un evento iniziale, un’ipotesi suggerisce il ruolo delle monocilglia presenti su alcune cellule del nodo cefalico
  • La rotazione del ciglio avverrebbe in senso orario, dando luogo ad un gradiente (il flusso nodale), il quale scorre verso sinistra e trasporta i fattori responsabili dell’espressione di Nodal
  • A seguito di ciò Nodal prevale sul lato sinistro dell’embrione
  • Durante la quarta settimana si abbozzano gli arti come sottili creste ectodermiche a decorso longitudinale, situate nella parte laterale del corpo
  • Tali rilievi si fanno sempre più sporgenti ed acquisiscono un asse mesenchimale
  • La muscolatura degli arti deriva da mioblasti che migrano dai somiti
  • Nel corso della quarta settimana procede poi il differenziamento dei tessuti dai tre foglietti germinativi e dal mesenchima e compaiono numerosi abbozzi d’organo
  • Durante lo sviluppo embrionale il meccanismo che permette agli organi di crescere si basa su due onde di segnali genici e sulla loro maggiore o minore sincronizzazione
  • Ad esempio, il dimensionamento delle vertebre è controllato dall’oscillazione di alcuni geni, in particolare, quanto più veloce è l’onda dei segnali che si propagano da una cellula all’altra e tanto più lunghe saranno le vertebre formate
  • Alla fine della quarta settimana, tramite movimenti dei foglietti e l’evoluzione delle aree organo formative l’embrione umano risulta essere cilindrico e lungo circa quattro millimetri

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