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Eros e Priapo Gadda, Appunti di Italiano

cosa pensava Gadda di Eros e Priapo

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 12/02/2021

sofia-hariti
sofia-hariti 🇮🇹

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EROS e PRIAPO e la satira anti-fascista censurata di Gadda
Negli ultimi anni si è spesso parlato di censure a giornalisti e scrittori ma anche uno dei più celebri autori del
Novecento italiano ha imposto una sorta di autocensura preventiva alle sue opere. È il caso di Carlo Emilio
Gadda, scrittore milanese di nascita ma romano d’adozione, dedicatosi alla scrittura soltanto dopo aver
assecondato la famiglia che lo voleva ingegnere. Probabilmente a causa del senso di colpa originato dalla
repressione delle sue attitudini letterarie, Gadda ha sempre sentito il dovere morale di giustificare il proprio
lavoro, prima ancora di sottoporlo a case editrici e colleghi.
Ciò accadde spesso con il suo Eros e Priapo, pubblicato da Garzanti nel 1967. Feroce pamphlet anti-
mussoliniano è stato scritto più in risposta ad una tardiva delusione delle speranze giovanili riposte nel
Fascismo, che ad una convinta repulsione nei confronti dello stesso movimento.
In Eros e Priapo Gadda ripercorre il ventennio in chiave satirica , attraverso un’analisi psicoanalitica del
fenomeno. Secondo lo scrittore, il Duce riuscì ad ottenere il consenso spostando l’attenzione della
popolazione dal piano politico-amministrativo al piano emozionale, producendo una fascinazione collettiva
non basata su atti pratici, ma su immagini suggestive. Per rendere l’idea del carattere dell’invettiva usata
dallo scrittore milanese, ecco alcuni degli appellativi con cui viene descritto il Duce nel testo: appestato,
batrace, bombetta, maramaldo, fava, farabutto, impestato, Gran Somaro, Gran Pernacchia, merda, Fottuto
di Predappio, Provolone, Finto Cesare.
Perciò nel ‘45 Gadda sente il bisogno di scrivere queste righe all’editore Falqui : «La prosa del libello è
destinata a creare scandalo non piccolo nei cuori putibondi», ovvero niente di più lontano «dalla Domenica
del Corriere». Sempre con l’intento di giustificare preventivamente il suo lavoro, Gadda continua: «La
caricatura e il sarcasmo a sfondo erotico o scurrile ha precedenti letterari di prim’ordine (Aristofane, Plauto,
Catullo, Seneca)». Come a voler dire che attraverso la citazione di gloriosi esempi del passato, Eros e Priapo
acquisisce autorevolezza e una base di sostegno alla sua struttura.
La rivista Poesia dell’editore Falqui respinse il manoscritto con tanto di commento censorio sullo scritto
«intollerabilmente osceno». Gadda evidentemente deluso, risponde al rifiuto con scuse che appaiono
comunque eccessive «per aver sottoposto un simile obbrobrio ad un periodico: Eros e Priapo è
notevolmente sconcio e redatto con estrema libertà di linguaggio».
Fra il maggio del 1955 e il febbraio del 1956 la rivista Officina ospita in quattro puntate il secondo libro di
Eros e Priapo.
Termina così l’oblio dell’autore, che l’anno successivo alle stampe un’ opera che gli restituisce fama e
successo: “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” (Garzanti, 1957). Il romanzo ambientato a Roma darà
nuova linfa allo scrittore milanese, che riuscirà a far pubblicare integralmente anche Eros e Priapo, uscito
nel 1967 per Garzanti.
Da quel momento in poi Gadda vive una rinnovata stagione editoriale e si pubblicano molti dei testi che
erano stati scritti vent’anni prima nel periodo più tormentato, ma più fecondo della sua produzione (1920-
1940).
Ripercorrendo le orme di Alessandro Manzoni, che non aveva un buon rapporto con gli stampatori per via
delle sue infinite pratiche correttive, Gadda rivede più volte le sue opere dopo averle ultimate e prima che
vengano date alle stampe. Così facendo, crea una finora inedita «divaricazione tra pubblico e privato, cioè
tra quanto Gadda ha scritto ma tenuto nei suoi leggendari bauli e quanto invece in una vita sofferta, spesso
disperata, gli è riuscito di dare alle stampe. Con Gadda si è assistito a una discrasia tra ordine di
composizione e ordine di pubblicazione delle opere probabilmente mai riscontrata prima e dovuta forse
proprio al caos ideologico e personale dell’autore, prima fascista, poi antifascista, misogino e forse
omossessuale. Complesso e ingarbugliato come la sua vita, “pasticciato” come la sua arte.

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EROS e PRIAPO e la satira anti-fascista censurata di Gadda

Negli ultimi anni si è spesso parlato di censure a giornalisti e scrittori ma anche uno dei più celebri autori del Novecento italiano ha imposto una sorta di autocensura preventiva alle sue opere. È il caso di Carlo Emilio Gadda, scrittore milanese di nascita ma romano d’adozione, dedicatosi alla scrittura soltanto dopo aver assecondato la famiglia che lo voleva ingegnere. Probabilmente a causa del senso di colpa originato dalla repressione delle sue attitudini letterarie, Gadda ha sempre sentito il dovere morale di giustificare il proprio lavoro, prima ancora di sottoporlo a case editrici e colleghi. Ciò accadde spesso con il suo Eros e Priapo, pubblicato da Garzanti nel 1967. Feroce pamphlet anti- mussoliniano è stato scritto più in risposta ad una tardiva delusione delle speranze giovanili riposte nel Fascismo, che ad una convinta repulsione nei confronti dello stesso movimento. In Eros e Priapo Gadda ripercorre il ventennio in chiave satirica , attraverso un’analisi psicoanalitica del fenomeno. Secondo lo scrittore, il Duce riuscì ad ottenere il consenso spostando l’attenzione della popolazione dal piano politico-amministrativo al piano emozionale, producendo una fascinazione collettiva non basata su atti pratici, ma su immagini suggestive. Per rendere l’idea del carattere dell’invettiva usata dallo scrittore milanese, ecco alcuni degli appellativi con cui viene descritto il Duce nel testo: appestato, batrace, bombetta, maramaldo, fava, farabutto, impestato, Gran Somaro, Gran Pernacchia, merda, Fottuto di Predappio, Provolone, Finto Cesare. Perciò nel ‘45 Gadda sente il bisogno di scrivere queste righe all’editore Falqui : «La prosa del libello è destinata a creare scandalo non piccolo nei cuori putibondi», ovvero niente di più lontano «dalla Domenica del Corriere». Sempre con l’intento di giustificare preventivamente il suo lavoro, Gadda continua: «La caricatura e il sarcasmo a sfondo erotico o scurrile ha precedenti letterari di prim’ordine (Aristofane, Plauto, Catullo, Seneca)». Come a voler dire che attraverso la citazione di gloriosi esempi del passato, Eros e Priapo acquisisce autorevolezza e una base di sostegno alla sua struttura. La rivista Poesia dell’editore Falqui respinse il manoscritto con tanto di commento censorio sullo scritto «intollerabilmente osceno». Gadda evidentemente deluso, risponde al rifiuto con scuse che appaiono comunque eccessive «per aver sottoposto un simile obbrobrio ad un periodico: Eros e Priapo è notevolmente sconcio e redatto con estrema libertà di linguaggio». Fra il maggio del 1955 e il febbraio del 1956 la rivista Officina ospita in quattro puntate il secondo libro di Eros e Priapo. Termina così l’oblio dell’autore, che l’anno successivo dà alle stampe un’ opera che gli restituisce fama e successo: “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” (Garzanti, 1957). Il romanzo ambientato a Roma darà nuova linfa allo scrittore milanese, che riuscirà a far pubblicare integralmente anche Eros e Priapo, uscito nel 1967 per Garzanti. Da quel momento in poi Gadda vive una rinnovata stagione editoriale e si pubblicano molti dei testi che erano stati scritti vent’anni prima nel periodo più tormentato, ma più fecondo della sua produzione (1920- 1940). Ripercorrendo le orme di Alessandro Manzoni , che non aveva un buon rapporto con gli stampatori per via delle sue infinite pratiche correttive, Gadda rivede più volte le sue opere dopo averle ultimate e prima che vengano date alle stampe. Così facendo, crea una finora inedita «divaricazione tra pubblico e privato, cioè tra quanto Gadda ha scritto ma tenuto nei suoi leggendari bauli e quanto invece in una vita sofferta, spesso disperata, gli è riuscito di dare alle stampe. Con Gadda si è assistito a una discrasia tra ordine di composizione e ordine di pubblicazione delle opere probabilmente mai riscontrata prima e dovuta forse proprio al caos ideologico e personale dell’autore, prima fascista, poi antifascista, misogino e forse omossessuale. Complesso e ingarbugliato come la sua vita, “pasticciato” come la sua arte.