Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Esame geografia culturale, Appunti di Geografia

mix domande sui tre libri di geo.culturale. Bonazzi/Massey/Cannizzaro Utile per sostenere l'esame

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 26/09/2023

M.P97
M.P97 🇮🇹

4

(1)

9 documenti

1 / 13

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1 Cos’è la geografia culturale?
La geografia culturale è una sotto disciplina della geografia umana che studia le manifestazioni
geografiche della cultura. Le manifestazioni geografiche della cultura riguardano i simboli che ci
sono in un determinato luogo, in un determinato spazio. Ad esempio, quando i geografi studiano
un territorio e questi devono rintracciare quella che è la sua identità culturale, la identificano
riconoscendo le tracce che le culture del passato hanno lasciato impresse nel territorio. Quindi il
territorio è come se fosse un palinsesto, un mosaico, con singoli tasselli che devono essere
incastrati per far sì che si formi un mosaico completo. Ogni cultura possiede tracce riguardanti le
attività economiche sul territorio, bisogna riconoscere queste tracce e una volta riconosciute,
collocarle nell’arco temporale in cui sono state fatte per poi assemblarle tutte insieme e
riconoscere quella che è l’identità complessa del territorio. I nuclei tematici all’interno della
geografia culturale si focalizzano su aspetti diversi della cultura e la cultura viene vista a
seconda dei casi come: uno strumento di mediazione tra uomo e natura (ovvero come
conoscenze con le quali i gruppi interagiscono con ciò che li circonda), come trasmissione
ereditaria (dove le domande che gli studiosi appartenenti a questa visione si pongono sono: in
quale modo si tramanda l’informazione da una generazione ad un’altra? La diversità culturale
dipende dagli ostacoli fisici o da barriere psicologiche?) oppure la cultura vista come frutto delle
esperienze passate e proiezione nel futuro. Quindi la cultura non è un insieme di modelli
immutabili che si tramanda e si subisce in modo passivo, perché ognuno può interiorizzare alcuni
suoi tratti peculiari e respingerne altri per proiettarsi in un futuro migliore. In oltre la cultura
viene vista come fattore della differenziazione sociale. Il campo privilegiato di studio della
geografia culturale è il paesaggio, proprio perché in esso vi è l’impronta dell’attività produttiva
degli uomini nei secoli e dei loro sforzi di adottare il mondo alle proprie necessità.
2 Quali sono le tre scuole di geografia culturale?                                                                           Le tre
scuole di geografia culturale sono: la scuola tedesca, la scuola francese e la scuola di
Berkeley. Nella seconda parte del 19 secolo la geografia accademica tedesca segue un indirizzo
positivista che la conduce ad interpretare le relazioni spaziali in termini di causa ed effetto. I
geografi della scuola tedesca appaiono fortemente influenzati dall’approccio di Carl Ritter,
studioso che si discosta dal suo grande contemporaneo Humboldt, poiché alla ricerca empirica e
autoptica preferisce quella teorica con impronta umanistica. Ritter occupò la prima cattedra di
geografia istituita nel mondo germanico e viene considerato insieme ad Humboldt, il fondatore
della moderna geografia scientifica e il precursore storico-umanistico della disciplina. Egli
propone uno studio geografico che si basi sulle relazioni causali che sono utili ad evidenziare
l’influenza che determina la natura sui popoli. Ritter è dunque il primo dei grandi geografi
moderni il cui pensiero è inquadrabile in un’ottica di stampo deterministico che analizza spazi
anche lontani gli uni dagli altri, mettendone in rilievo sia i caratteri geomorfologici che i tratti
peculiari dei popoli che li abitano, in una relazione in cui l’influenza della natura diminuisce man
mano che il gruppo umano progredisce nel cammino verso la civiltà. La scuola tedesca è la prima
scuola di geografia culturale, l’esponente principale è Federich Ratzel che risente dell’influenza
di due studiosi: Haeckel e Wagner. Haeckel introduce il termine ecologia ossia lo studio
dell’interazione che c’è tra l’uomo e l’ambiente in cui vive. Wagner parlò di migrazione la quale
ha un ruolo rilevante nell’evoluzione di tutti gli esseri viventi. Ratzel attinge dall’ evoluzionismo
darwiniano di Wagner e studia la distribuzione degli uomini sul planisfero; quindi, fa una
rappresentazione cartografica e si chiede quali siano i motivi per cui la redistribuzione degli
uomini sia tale, come mai ci siano luoghi dove maggiormente si concentrano i gruppi umani e
luoghi invece che risultano disabitati. E se lo spiega con la natura. Difatti ->È la natura che
determina i comportamenti degli uomini. Le relazioni che gli uomini istaurano con il loro
ambiente, dipendono anche dal livello di adattamento delle persone dal punto di vista
tecnologico, dipende dalle tecniche che loro adoperano. Per cui Ratzel fa una distinzione tra
Naturvolker e kulturvolker.
I Naturvolker -> sono quei gruppi sottomessi dalla natura, che non sanno dialogare con essa.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd

Anteprima parziale del testo

Scarica Esame geografia culturale e più Appunti in PDF di Geografia solo su Docsity!

1 Cos’è la geografia culturale? La geografia culturale è una sotto disciplina della geografia umana che studia le manifestazioni geografiche della cultura. Le manifestazioni geografiche della cultura riguardano i simboli che ci sono in un determinato luogo, in un determinato spazio. Ad esempio, quando i geografi studiano un territorio e questi devono rintracciare quella che è la sua identità culturale, la identificano riconoscendo le tracce che le culture del passato hanno lasciato impresse nel territorio. Quindi il territorio è come se fosse un palinsesto, un mosaico, con singoli tasselli che devono essere incastrati per far sì che si formi un mosaico completo. Ogni cultura possiede tracce riguardanti le attività economiche sul territorio, bisogna riconoscere queste tracce e una volta riconosciute, collocarle nell’arco temporale in cui sono state fatte per poi assemblarle tutte insieme e riconoscere quella che è l’identità complessa del territorio. I nuclei tematici all’interno della geografia culturale si focalizzano su aspetti diversi della cultura e la cultura viene vista a seconda dei casi come: uno strumento di mediazione tra uomo e natura (ovvero come conoscenze con le quali i gruppi interagiscono con ciò che li circonda), come trasmissione ereditaria (dove le domande che gli studiosi appartenenti a questa visione si pongono sono: in quale modo si tramanda l’informazione da una generazione ad un’altra? La diversità culturale dipende dagli ostacoli fisici o da barriere psicologiche?) oppure la cultura vista come frutto delle esperienze passate e proiezione nel futuro. Quindi la cultura non è un insieme di modelli immutabili che si tramanda e si subisce in modo passivo, perché ognuno può interiorizzare alcuni suoi tratti peculiari e respingerne altri per proiettarsi in un futuro migliore. In oltre la cultura viene vista come fattore della differenziazione sociale. Il campo privilegiato di studio della geografia culturale è il paesaggio, proprio perché in esso vi è l’impronta dell’attività produttiva degli uomini nei secoli e dei loro sforzi di adottare il mondo alle proprie necessità. 2 Quali sono le tre scuole di geografia culturale? Le tre scuole di geografia culturale sono: la scuola tedesca, la scuola francese e la scuola di Berkeley. Nella seconda parte del 19 secolo la geografia accademica tedesca segue un indirizzo positivista che la conduce ad interpretare le relazioni spaziali in termini di causa ed effetto. I geografi della scuola tedesca appaiono fortemente influenzati dall’approccio di Carl Ritter , studioso che si discosta dal suo grande contemporaneo Humboldt , poiché alla ricerca empirica e autoptica preferisce quella teorica con impronta umanistica. Ritter occupò la prima cattedra di geografia istituita nel mondo germanico e viene considerato insieme ad Humboldt, il fondatore della moderna geografia scientifica e il precursore storico-umanistico della disciplina. Egli propone uno studio geografico che si basi sulle relazioni causali che sono utili ad evidenziare l’influenza che determina la natura sui popoli. Ritter è dunque il primo dei grandi geografi moderni il cui pensiero è inquadrabile in un’ottica di stampo deterministico che analizza spazi anche lontani gli uni dagli altri, mettendone in rilievo sia i caratteri geomorfologici che i tratti peculiari dei popoli che li abitano, in una relazione in cui l’influenza della natura diminuisce man mano che il gruppo umano progredisce nel cammino verso la civiltà. La scuola tedesca è la prima scuola di geografia culturale , l’esponente principale è Federich Ratzel che risente dell’influenza di due studiosi: Haeckel e Wagner. Haeckel introduce il termine ecologia ossia lo studio dell’interazione che c’è tra l’uomo e l’ambiente in cui vive. Wagner parlò di migrazione la quale ha un ruolo rilevante nell’evoluzione di tutti gli esseri viventi. Ratzel attinge dall’ evoluzionismo darwiniano di Wagner e studia la distribuzione degli uomini sul planisfero; quindi, fa una rappresentazione cartografica e si chiede quali siano i motivi per cui la redistribuzione degli uomini sia tale, come mai ci siano luoghi dove maggiormente si concentrano i gruppi umani e luoghi invece che risultano disabitati. E se lo spiega con la natura. Difatti ->È la natura che determina i comportamenti degli uomini. Le relazioni che gli uomini istaurano con il loro ambiente, dipendono anche dal livello di adattamento delle persone dal punto di vista tecnologico, dipende dalle tecniche che loro adoperano. Per cui Ratzel fa una distinzione tra Naturvolker e kulturvolker. I Naturvolker -> sono quei gruppi sottomessi dalla natura, che non sanno dialogare con essa.

I kulturvolker-> sono invece i popoli più avanzati, che hanno una storia, che si sono evoluti, che hanno acquisito le tecniche per dialogare con la natura. Quindi i Kulturvolker sono dei popoli che vengono definiti superiori. Con queste teorie relative all’influenza del clima sulla maggiore e minore intelligenza dei gruppi umani e l’importanza della loro espansione territoriale, si aveva così il diritto di sopraffare e dominare i Naturvolker e tutto questo legittimava anche la colonizzazione. I kulturvolker praticano un’agricoltura intelligente, perché sfruttano il basso costo dei trasporti per importare i prodotti che non possono essere coltivati in loco. La geografia di Ratzel riserva un posto importante a quelle che sono le tecniche agricole e le tecniche adottate per una semplificazione degli spostamenti. Ratzel ha avuto un ruolo determinante anche perché ha fatto delle ricerche su popolazioni che sono completamente distanti l’una dall’altra ma che hanno cose in comune -> evidenzia che vi sono state migrazioni comuni e c’è stato quello che viene definito scambio culturale. Un altro esponente importante della scuola tedesca è Otto Schluter che analizza non tanto le tecniche che l’uomo adopera per lavorare la terra quanto invece gli insediamenti umani , quindi le case , i campi , l’organizzazione territoriale. Quindi studia sempre più il paesaggio , che è frutto dell’interazione tra natura e uomo. Schulter studia anche come gli uomini modellino lo spazio in cui vivono. La differenza tra Ratzel e Schluter è che per Ratzel lo studio della cultura è uno studio che si effettua attraverso l’analisi dei mezzi, degli strumenti che vengono utilizzati per lavorare la terra, mentre Schulter parla sopratutto dell’impronta che gli uomini danno allo spazio in cui vivono, quindi il modo di organizzare lo spazio da parte dell’uomo. Il precursore della teoria di Schulter è Meitzel , che ha visitato la Germania e ha visto che ci sono differenti modi di organizzazione dello spazio, perché ci sono diversi modi di abitare lo spazio e lo studia attraverso l’analisi di quelle che sono le mappe catastali. Nello spazio tedesco ci sono gli slavi e ci sono i germani, gli slavi abitano in gruppi isolati di abitazioni, queste abitazioni sono nascoste, i germani vivono accentrati nel villaggio dei germani e poi ci sono gli spazi agricoli, c’è il gran paese e ci sono attorno questi spazi che vengono organizzati a seconda della rotazione agricola (se un terreno viene messo a coltura, l’altro anno viene messo a riposo) Eduard Hahn è un altro studioso della geografia tedesca che studia gli spazi dei territori, studia due differenti modi di fare agricoltura, ovviamente i popoli meno avanzati usano la zappa, i popoli più avanzati usano invece l’aratro. Studia anche delle tecniche di addomesticazione degli animali ed è l’unico studioso della scuola tedesca che parla di pratiche rituali che portano a far sì che si preparino gli animali a quello che è il lavoro agricolo. Gli elementi della scuola tedesca sono quelli che riguardano lo studio del paesaggio, degli strumenti e delle tecniche che vengono impiegate per dominare i singoli luoghi. Ma dall’altro lato viene trascurato il problema degli atteggiamenti e delle credenze di quel determinato spazio. SCUOLA FRANCESE : Al determinismo della scuola tedesca si affianca, tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo secolo, il possibilismo dei geografi francesi, il quale, pur prendendo a modello le tesi di Von Huboldt, Ritter e Ratzel nell’analisi delle tecniche e degli strumenti che l’uomo adopera per trasformare il territorio in cui vive, evidenzia come l’ambiente non determini i comportamenti, il carattere e la civiltà dei gruppi umani, perché questi, in base alle conoscenze acquisite nel tempo, si mostrano in grado di interagire con la natura, scegliendo tra una serie di possibilità a loro disponibili. I singoli e i gruppi possono quindi reagire alle costrizioni ambientali attraverso la loro capacità creativa. Anche un ambiente ostile, come ad esempio il deserto, se impiegato in modo opportuno, può dar vita a società vitalmente diverse. Paul Vidal de la Blache , fondatore della scuola del possibilismo francese , dopo essersi accostato alla geografia fondata sul determinismo della scuola tedesca, elabora il pensiero secondo il quale l’uomo non è rigidamente vincolato dall’ambiente fisico , perché egli stesso è a sua volta un fattore geografico in grado di modificare il territorio. Come Ratzel, anche Vidal de la Blache studia la cultura attraverso gli strumenti che le società utilizzano ma a differenza dello studioso tedesco, va ben oltre la sua visione del fattore interposto tra l’uomo e l’ambiente che umanizza i paesaggi, avanzando un concetto molto più

nazionale. Oggi però sussistono delle tensioni legate a varie questioni, come la conservazione del bene in modo da non rendere troppo materialistica la sua fruizione ma soprattutto l’ottenimento dei mezzi per assicurare tale fruizione al pubblico. La tutela del patrimonio cult. È esercitata non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale, grazie all’UNESCO (Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura). La convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale firmata nel 1972 è stata il primo strumento giuridico internazionale di riconoscimento di beni culturali di valore universale, inseriti nella lista World Heritage List. L’inserimento di un bene in questa lista ha come conseguenza che esso appartiene a tutti i popoli del mondo a prescindere dalla sua localizzazione, allo stato in cui è collocato rimane il diritto di proprietà ma alla salvaguardia di quel bene deve partecipare tutta la comunità internazionale. Da ciò hanno origine le problematiche legate al contrasto tra la proprietà nazionale e la partecipazione internazionale. Verso La fine degli anni 50 fu avviata una campagna di cooperazione internazionale per salvare i templi di Abu Simbel in Egitto, che si trovano sulle rive del Nilo. Il presidente egiziano Nasser aveva indetto la costruzione di una grande diga nei pressi del Nilo che avrebbe aiutato l’economia del paese, ma il prezzo da pagare sarebbe stata la cancellazione di molte opere architettoniche edificate dagli antichi egizi. Inoltre, il progetto era finanziato per una parte dalla banca mondiale mentre per un terzo dall’Unione sovietica, e questo creò tensioni tra le 2 potenze così che la Banca mondiale ritirò il suo finanziamento. Inoltre, la polemica si faceva anche culturale, cosicché molti Stati parteciparono alla trattativa per la salvaguardia dei templi di Abu Simbel. Dopo 4 anni di lavoro che portarono al salvataggio dei templi, il motto usato dall’UNESCO fu il mondo salva Abu Simbel, poiché a tale operazione parteciparono 113 paesi, ma l’idea adottata era Italiana, progettata dall’ingegnere Riccardo Morandi e dall’architetto Piero Gazzola, essa consisteva nello spostamento fisico dei templi di 65 m più in alto e 300 m più indietro rispetto alla diga che sarebbe stata costruita. Lo spostamento avvenne tramite il taglio del sito in blocchi che vennero poi ricomposti nel nuovo sito. Da quel momento in poi crebbe la convinzione che ogni intervento di conservazione sarebbe diventato un’operazione di mediazione culturale e politica, cosicché prima o poi sarebbero state imposte norme comuni a livello mondiale per la salvaguardia del patrimonio culturale di tutti. Ma lo stesso Gazzola avvertì che dietro la retorica di una salvaguardia mondiale potesse nascondersi l’interesse delle potenze di estendere la propria influenza mediante la protezione del patrimonio culturale. La promozione economica del patrimonio culturale è un’operazione difficile perché deve trovare un equilibrio tra la mercificazione estrema e la rigida museificazione, che corrisponde con l’idea di fruizione responsabile. 7 Vino, identità e cultura Il vino è un prodotto agro industriale oggi trafficato a scala internazionale e che rispetto ad altri prodotti ha la capacità di mantenere e comunicare una forte identità del luogo di produzione. Il vino è segno di civiltà, di identità e può essere considerato un bene culturale in quanto la sua concezione e il suo consumo distingue le diverse culture: per esempio, il vino ha sempre accompagnato i riti religiosi come simbolo, nei riti pagani in onore di Dionisio e nell’ eucarestia di Cristo: in altre religioni invece, come l’Islam, il suo consumo è proibito. Il vino è l’esempio perfetto di fenomeno glocal. Per esempio, il Terroir francese è un vero e proprio apparato culturale costruito da enologi e vignaioli francesi, riconoscibile in tutto il mondo, anche grazie al fatto che la parola è intraducibile nelle altre lingue, per cui il suo complesso di significati rimane esclusivo della cultura francese. Spesso il vino è chiamato col nome del luogo in cui viene prodotto, come ad esempio lo Champagne è prodotto nella regione francese della champagne. La stessa cosa accade per molti vini italiani come il vino d’avola, in questo modo si crea un rapporto tra qualità, notorietà e territorio. Il Chianti è un vino prodotto in una regione localizzata nel cuore della Toscana, tra Firenze e Siena. Quest’aristocrazia attrae molte famiglie benestanti straniere, soprattutto inglesi, che acquistano terreni e ville, non solo per viverci ma anche per produrre vino. Fu inventato dal barone Bettino Ricasoli, successore di Cavour, e la sua produzione è il risultato di una antica tradizione di coltivazione delle vigne e di pratiche di cantina. In Piemonte invece troviamo vini come il Barolo e il Barbaresco, che si distingue dal Chianti poiché la loro

area di produzione è più ridotta; quindi, questi vini sono più riconoscibili ed il legame con i consumatori è più stretto e duraturo. In Veneto invece troviamo il prosecco, un termine ombrello che indica i vini spumanti come il Conegliano. I caratteri generali del vino ne permettono la commercializzazione come un prodotto glocal, fortemente ancorato al territorio, quindi proprio la possibilità di manipolare culturalmente l’identità della sua produzione, distribuzione e consumo. È la causa della sua estrema competitività nei mercati in scala globale. Inoltre, considerando che la cultura del vino è nata nel cosiddetto vecchio mondo, cioè in Europa, l’idea generalmente diffusa tra i consumatori è che il vino di qualità possa provenire solo da una delle regioni vitivinicole europee. Oggi però i consumatori sanno che anche altre regioni dei mondi sono capaci di produrre ottimi vini, grazie al miglioramento delle tecnologie impiegate. -Il termine patrimonio indica, dal punto di vista collettivo, l’insieme dei beni culturali materiali e immateriali accumulati nel tempo che si intende passare alle future generazioni. I beni si distinguono in base alla loro materialità : beni immobili (alberi elementi naturali, edifici di ogni genere) beni mobili (artefatti dell’ingegno umano come statue) beni immateriali (tradizioni culturali di una società). Il mondo e la cultura del vino racchiudono in sé beni sia tangibili che intangibili : il paesaggio viticolo, le cantine, gli stili di vita dei viticoltori, le tradizioni e le feste dell’uva.. La protezione e la valorizzazione della cultura del vino esercitata soprattutto attraverso strumenti di natura culturale, come ad esempio il mantenimento della notorietà internazionale dei vini e delle loro regioni di provenienza, che hanno grazie ai loro secoli di storia. Il concetto stesso di terroir è l’unico capace di comunicare il legame tra il vino e la cultura del territorio, l’insieme dei caratteri materiali e immateriali che distinguono un vino da un altro (caratteri fisici, politici, estetici). Quindi l’elemento umano risulta fondamentale nella caratterizzazione dell’identità del vino. Oggi esistono due visioni diverse riguardo la protezione dei produttori e dei consumatori: negli Stati Uniti si ritiene che le leggi di protezione della proprietà intellettuale (copyright) siano sufficienti a proteggere i prodotti che provengono da specifiche aree geografiche. In Europa invece, si ritiene che siano necessarie delle leggi più specifiche alla tutela dei marchi e dei prodotti. Per questo e per la crescente competitività dei mercati globali, lo strumento più efficace oggi risulta essere la comunicazione e la definizione dei caratteri del prodotto. 8 I temi della fame del mondo La questione della fame del mondo è un tema estremamente attuale, vista la continua crescita della popolazione mondiale che si prevede arriverà a 10 miliardi nel 2100. Per lungo tempo si è adottata un’ottica neo liberalista per cercare di risolvere il problema, ma che al contrario ha avuto ripercussioni negative, considerando che essa si basa sulla mercificazione del cibo e quindi, di conseguenza, il divario tra i paesi ricchi e i paesi poveri è aumentato. Il concetto di fame è molto complesso e ne esistono diverse definizioni: la FAO la definisce come la sensazione di disagio o dolore causata da un consumo insufficiente di energia alimentare, riferendosi sia alla situazione temporanea che alla condizione cronica di alcune persone o paesi che può rappresentare una minaccia per la sopravvivenza. Questo problema riguarda circa 900 milioni di persone. Oggi lo sviluppo sostenibile è strettamente collegato alla questione del cibo, poiché oltre al riconoscimento universale del diritto del cibo, sancito anche nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, esso è strettamente collegato alle questioni della povertà e della sostenibilità. Fino agli anni 70 la questione fu affrontata in ottica neo- liberalista tramite un processo di tipo produttivistico e quantitativo , cioè attraverso lo sfruttamento massiccio del suolo e riforme che miravano all’accumulazione di beni alimentari utili al soddisfacimento dei bisogni mondiali, quindi considerando lo stesso land grabbing come una strategia utile. Alla fine degli anni 70, però, ci si renderà conto che la retorica della modernizzazione e del produttivismo aveva generato sempre più un rigido divario tra ricchi e poveri, e che quindi era necessario cambiare strategia. A questo punto il concetto di sicurezza alimentare viene messo al centro evidenziando come la questione della disponibilità di cibo sia fortemente interconnessa ad altri fattori come il reddito, la diffusione dell’istruzione, la salute e le infrastrutture. La sicurezza alimentare sussiste quando tutte le persone, in qualsiasi momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico a cibi nutrienti, sani e sufficienti a soddisfare le loro

nella categoria degli eventi, i mercatini dei contadini, detti anche a km zero, si possono considerare come una forma di ritualità propria di un particolare segmento di consumatori attenti agli aspetti salutari dell’alimentazione. Inoltre, costituiscono un valore aggiunto all’interno dei centri in cui sono ubicati, poiché permettono di organizzare eventi ed iniziative volte ad una maggiore attrattività dei luoghi. Particolarmente diffusi nell’Europa settentrionale e negli stati uniti , i farmes market , nel volgere di pochi anni, si sono affermati anche in Italia, grazie alla crescente domanda di sicurezza alimentare e genuinità avanzata dai consumatori più consapevoli ed esigenti, dall’organizzazione degli agricoltori e dal movimento slow food. Meritano un cenno anche i mercatini etnici del cibo perché oggi la loro riconoscibilità è particolarmente elevata in alcune aree delle nostre città, ad esempio all’interno dei mercatini storici o nei quartieri periferici con notevole componente extracomunitaria. I mercatini etnici del cibo, con la loro offerta gastronomica esotica e attraente, fatta di spezie profumate e tessuti coloratissimi, creano spazi commerciali frequentati sia dai residenti che dai turisti, vivacizzando i quartieri. Le fiere e i festival invece presentano differenti offerte merceologiche, differente ampiezza degli spazi espositivi e una ciclicità temporale variabile. Generalmente le fiere e i festival, che affondano le loro radici in un contesto territoriale più ristretto, si qualificano con prodotti dell’eccellenza agroalimentare locale, che diventa a sua volta evocativa dell’immagine di un territorio con tutto il patrimonio di identità culturali che custodisce. Le Expo universali rappresentano invece mega eventi rivolti ad un bacino planetario di fruitori, con una significativa componente di professionisti del settore, dagli imprenditori agricoli ai ristoratori, dai ricercatori scientifici ai manager industriali e della distribuzione alimentare. La loro dimensione universale è data infatti dalla partecipazione di numerosi paesi del mondo che si muovono su un obiettivo bifronte: presentare le eccellenze della loro cultura alimentare e sviluppare momenti congressuali e formativi su ampi temi attuali riguardanti la sovranità alimentare, la sicurezza alimentare, la fame e le malattie ad essa connesse. Un segmento importante dell’offerta di eventi enogastronomici è alimentato dalla cultura e dal consumo di vino. L’Italia possiede grandi tradizioni vitivinicole che hanno plasmato il paesaggio rurale rendendolo espressione e testimonianza di storia, memoria e tradizione. Queste variegate partizioni sono al centro di una vera e propria riscoperta, grazie all’istituzione delle strade del vino, da parte di svariate categorie di fruitori che ricercano la profondità storica e simbolica dei territori e una qualità della vita che è venuta meno in città. Per catalizzare una certa attenzione e sensibilità sulle strade del vino è stato denominato un evento denominato Cantine Aperte, che rappresenta l’iniziativa più importante con la quale il movimento turismo del vino promuove la cultura enologica. Cantine aperte, da circa 30 anni, è una delle manifestazioni più attese in ambito nazionale e regionale che si tiene l’ultima settimana di maggio, quando circa 800 aziende socie aprono le loro porte a una schiera di enoturisti, con una chiara caratterizzazione sociale medio-alta, che ama la cultura del vino. 11 Che cos’è la geografia umana. La geografia umana studia le interazioni tra gli uomini che trattengono tra di loro e anche il singolo o i gruppi e l’ambiente. La geografia è un fenomeno che studia la distribuzione degli uomini sulla terra oppure tutti gli esseri viventi, studia i fenomeni di localizzazione, studia inoltre l’organizzazione territoriale, cioè l’organizzazione che l’uomo da allo spazio in cui vive, studia il posto degli esseri umani in un determinato ecosistema, l’organizzazione spaziale e anche il modo in cui l’uomo percepisce l’ambiente in cui abita e come l’uomo apporta dei cambiamenti che possono essere positivi o negativi. Questa evoluzione della geografia che da umana diventa sempre più culturale inizia alla fine del mille e 800. La geografia studia lo spazio, le interazioni dell’uomo con l’ambiente ma anche le relazioni che l’uomo istaura nell’ambiente tra di loro, relazioni che possono essere orizzontali e verticali. Le relazioni orizzontali e verticali danno forma a quello che è lo spazio geografico. Le relazioni orizzontali riguardano il movimento, i flussi: di informazione, di merci, le migrazioni, i flussi turistici. le relazioni verticali hanno origine dal rapporto che l’uomo ha con l’ambiente, dalle caratteristiche fisiche di un determinato territorio, le singole attività economiche sorgono lì dove

il territorio lo permette. Quindi le relazioni verticali e orizzontali danno origine a quello che è lo spazio geografico, che viene organizzato dall’uomo. Quindi queste relazioni formano quella che è l’organizzazione territoriale, questa organizzazione territoriale è possibile tenendo anche conto di tre fattori: un fattore riguarda le condizioni che sono state ereditate dal passato, un altro fattore è inerente alle condizioni naturali del terreno e poi c’è l’organizzazione attuale. Questi sono i più importanti perché analizzano in maniera esaustiva quella che è l’organizzazione territoriale di un determinato spazio. 12 chi è il primo studioso del paesaggio? Alexander Von Humboldt , scienziato dai poliedrici interessi, tra i quali figurano la botanica e la mineralogia, è considerato non solo il fondatore della geografia, ma soprattutto il primo studioso del paesaggio. Per Humboldt il viaggiare non costituisce solo una semplice occasione per allargare i confini del mondo, ma è l’esperienza multisensoriale del vivere il viaggio dei viaggi, nel senso che la sua forma ne riassume e comprende tutti i generi e tutti i modi: dal viaggio sentimentale a quello d’esplorazione, dal viaggio scientifico a quello letterario. Humboldt studia il territorio dal punto di vista morfologico associandolo agli usi e costumi che vivono su di esso; tutte le sue descrizioni geografiche ci parlano infatti di natura e cultura legate. La metodologia scientifica, che ha reso il pensiero di Humboldt una pietra miliare nella fondazione della geografia moderna, consiste nel mettere in relazione il fenomeno oggetto di studio con altri fenomeni, in un quadro generale di stampo deterministico. Breve exursus delle migrazioni nella storia (+) D.Massey 1. La migrazione è al centro di un grande dibattito riguardo lo sviluppo della vita umana: c’è chi sostiene che l’homo sapiens si sia evoluto parallelamente in diverse parti del globo e chi sostiene che emersero dapprima in Africa e poi colonizzarono il mondo. (Oggi si preferisce la seconda tesi) Questa prima migrazione di popolamento del mondo si concluse con lo sviluppo delle migrazioni marittime a lunga distanza che portarono gli esseri umani, 6000 anni fa alla Polinesia. Circa 5000 anni fa si crearono le prime civiltà urbane in Medio Oriente, che trasformarono la natura delle migrazioni: si iniziarono a muovere migliaia di persone a scopo di guerra o insediamento. Un altro importante fattore fu il commercio di schiavi che consentì lo spostamento di migliaia di prigionieri di guerra da un luogo all’altro. La colonizzazione dell’epoca classica produsse la prima politica di immigrazione (colonie greche in Italia); Roma si serviva della concessione della cittadinanza per promuovere la fedeltà dei non romani. Dalla fine del medioevo lo sviluppo degli stati europei dà il via alle migrazioni coloniali, che furono consentite grazie ai progressi in cartografia, navigazioni e costruzioni di navi. Si stima che tra il 1500 e il 1800 l’espansione verso il nuovo mondo vi trapiantò 2 mln di europei e 6 mln di schiavi africani. Il sistema di migrazione degli schiavi era organizzato secondo lo schema del commercio triangolare. La scala di questa migrazione fu più alta di quella di ogni altra migrazione volontaria. Man mano che si esaurì la tratta degli schiavi, prese piede un nuovo fenomeno di migrazione involontaria: i coolie ( lavoratori a contratto asiatici, cinesi e indiani). Venivano prelevati a gruppi e trasferiti da un’altra parte dell’impero per sfruttare la loro forza-lavoro. Questo sistema garantì la ricchezza britannica. I lavoratori a contratto erano legati per diversi anni, ma erano pagati; tuttavia, le condizioni di lavoro erano durissime e veniva imposta una rigida disciplina. Tra il 1850 e lo scoppio della 1 guerra mondiale circa 50 mln di europei parteciparono a migrazioni intercontinentali, la maggior parte verso USA e America del Sud. Questa migrazione fu interpretata in relazione ai flussi del capitale nell’economia atlantica, con cicli di investimenti alternati tra Europa e America. Così l’emigrazione era al minimo quando vi era una relativa prosperità in Europa e una depressione nell’America del Nord, ma si gonfiava quando l’Europa affrontava tempi duri e l’America navigava su un’ondata di prosperità. Anche i nuovi mezzi di trasporto come navi a vapore e treni ebbero particolare importanza. In molti paesi d’Europa l’emigrazione fu l’unica alternativa ad un aumento demografico incontrollato, particolarmente colpita da questo fenomeno fu l’Irlanda. In Italia il periodo più intenso relativo alle migrazioni fu tra il 1901-1913. Il 2 percento della popolazione ogni anno migrava oltreoceano, partendo principalmente dalle regioni meridionali. Si creò inoltre la migrazione a catena che induceva gli

hanno dato delle spiegazioni al significato sociale di luoghi e dei differenti sensi di luogo. Queste spiegazioni si raggruppano in 3 modi. 1 un senso del luogo è naturale: il desiderio di avere un luogo a cui appartenere è naturale per gli umani. A volte questo desiderio è un istinto di territorio ed è anche una specie di strategia di sopravvivenza, per accedere al territorio e ai suoi prodotti. 2 il senso del luogo è costruito da strutture di potere latenti: secondo alcuni il senso del luogo è collegato alla nostra capacità di pensare e riflettere. E quindi è dato dall’interpretazione culturale che diamo al mondo intorno a noi. Naturalmente non c’è solo una cultura, ma moltissime e queste differenze culturali tendono a trasformare il senso di luogo, perché i gruppi culturali sentono la differenza con altri gruppi e per mettere in risalto tale differenza sostengono di appartenere ad un determinato luogo a cui gli altri non appartengono. Per esempio: a Filadelfia i graffiti vengono usati per marcare il territorio di una determinata banda. Questo senso territoriale del luogo serve a definire le differenze sociali definendo confini spaziali. I confini sono quindi fondamentali a livello sociale ed hanno un duplice ruolo: servono a definire quelli che stanno dentro e appartengono a quel luogo, e definiscono gli estranei, quelli che non appartengono a quel luogo. Il senso del luogo allora può essere visto come il risultato dei poteri latenti come il colonialismo e l’imperialismo. La territorialità è il diritto di controllare le persone controllando una zona, esercitando così il potere. I luoghi vengono percepiti in maniera particolare dalle multinazionali e molti luoghi hanno iniziato ad occuparsi della propria immagine. Un esempio è la LDDC che ha intrapreso campagne pubblicitarie per presentare le Docklands come luogo desiderabile mettendo ad esempio in risalto la posizione favorevole di Londra. Tuttavia, quando si vuole plasmare e creare un senso del luogo per invogliare le persone a spostarsi, si va a cancellare tutte le altre interpretazioni di quel luogo. Le compagnie immobiliari cercando di vendere appartamenti di lusso in quartieri degradati, presentando la zona come uno spazio vuoto, tralasciano la presenza degli altri residenti, perlopiù della classe operaia. Questi residenti hanno un’interpretazione molto diversa di questa zona. La gente della zona ha priorità diverse rispetto a chi vuole promuovere lo sviluppo immobiliare. Quindi gli abitanti contrappongono il loro senso del luogo con quello della LDDC e sostengono che le loro località sono comunità in cui le persone si interessano l’uno all’altro e hanno un senso di appartenenza al luogo, mentre la LDDC pensa solo al guadagno. A causa di queste interpretazioni contrastanti, i luoghi e le identità dell’Est End vengono oscurati. Un senso del luogo fa parte delle politiche di identità: nel cercare come l’identità sia implicata nella costruzione emotiva del senso del luogo, un ruolo fondamentale lo hanno i confini: servono a stabilire un’identità attraverso un contrasto con ciò che non si è. Esiste una politica di identità. Le idee sulla differenza di razza, di classe.. nascono dalla costruzione dell’altro. L’altro è chi è socialmente emarginato, più debole, geograficamente periferico. Il processo di creare l’altro attraverso il senso di luogo si nota da come la LDDC ha eliminato tramite le sue campagne le interpretazioni di quel luogo. Il concetto di altro in ogni caso ci permette di collegare i sensi del luogo, potere e identità in maniera analitica senza trascurare le dinamiche emotive del luogo. 5 Che cos’è l’englishness? Gli ultimi anni del 20esimo secolo hanno visto il risorgere del patriottismo inglese, cioè l’englishness, ovvero l’essenza inglese. Nello stesso periodo l’englishness ha subito duri colpi da parte dell’immigrazione dall’estero, in più Scozia e Galles hanno promosso campagne per l’indipendenza. In tal modo l’englishness è stata un’identità molto contestata durante gli anni 80 e continua ad esserlo oggi. Le immagini di luogo sono centrali nell’idea di englishness e nel 19esimo secolo l’Inghilterra era identificata e rappresentata dal paesaggio: prati, colline, villaggi. Nel 19esimo secolo il nord industriale dell’Inghilterra stava perdendo la sua posizione e il centro economico della Gran Bretagna si era spostato a Londra. Ma Londra stessa non era adatta come simbolo della nazione in quanto tutte le grandi città apparivano inquinate e degradate. La ricerca di un luogo simbolo della nazione diventò centrale e le campagne del sud dell’Inghilterra con le colline, i prati e i villaggi finirono per rappresentare l’Inghilterra. Il paesaggio meridionale esprimeva 3 qualità: consenso, continuità e la nazione stessa. Per consenso si intendeva che tale

paesaggio era rappresentato come un luogo in cui la vita sociale era armoniosa e senza conflitti. Questa immagine della campagna meridionale era volta ad evocare la continuità perché questo senso del luogo faceva pensare che il rapporto tra umani e natura avesse trovato un equilibrio attraverso i secoli. Rappresentava l’Inghilterra intera, ma era un’idea di campagna inglese che ignorava il cambiamento e i conflitti. Tuttavia, agli uomini e alle donne inglesi veniva chiesto di identificarsi con questo paesaggio e molti lo fecero. L’idea venne promossa dai dipinti, dai romanzi. Questo senso di luogo divenne molto acuto durante la Prima guerra mondiale, venne usato per simboleggiare tutte le qualità del paese per cui i soldati combattevano. La perfezione della campagna si acutizzò quando fu posta a confronto con un paesaggio altro. Questo altro era per esempio il paesaggio dell’oriente barbaro. 6 Che cosa si intende per luoghi contestati? Le identità dei luoghi sono un prodotto delle azioni sociali e dei modi in cui le persone se ne danno una rappresentazione. Sono le persone a fare i luoghi, ma non sempre per loro scelta. Spesso ci sono visioni contrastanti rispetto lo stesso luogo e i gruppi in disputa descrivono lo stesso luogo in maniera diversa oppure opposta. Il futuro del luogo dipenderà da quale interpretazione del luogo riuscirà a prevalere. Le rivendicazioni sul significato del luogo sono basate non solo sul presente ma anche sugli avvenimenti passati. La storia dovrebbe quindi essere una guida di ciò che dovrebbe accadere nel futuro. In questo senso ciò che riceve un’interpretazione non è solo lo spazio o il luogo, ma il luogo per come è esistito durante il tempo. Ci sono 4 casi da considerare che rispecchiano problemi di rappresentazione, identità e luogo e il tema delle relazioni locali- globali. I 4 casi sono: il caso della valle del Wye, il caso dell’Honduras, il caso del villaggio di Elveden nel Suffolk ed il caso della fortezza Europea. La valle del Wye : Gli abitanti della vallata si dividono a proposito del progetto di una fattoria per turisti: il progetto è quello di realizzare una fattoria tradizionale per attirare i turisti. Ciò ha scatenato le reazioni di un gruppo di artisti e scrittori residenti nella zona contro gli abitanti di lunga data decisi a dar vita al progetto. I nuovi arrivati hanno lanciato una campagna contro il progetto, che alla fine è stato approvato. Gli oppositori, i nuovi arrivati cercano un rifugio tranquillo dove vivere, e quindi per loro le caratteristiche del luogo sono la pace e la quiete. Ma questo gruppo non trae sostentamento direttamente dalla valle. Invece i residenti da lungo tempo al contrario si guadagnano da vivere lavorando direttamente nella valle, con l’agricoltura o il turismo e hanno quindi una visione meno romantica e più concentrata del luogo. La visione del luogo dei nuovi venuti dà poca importanza ai locali e alla loro economia, e probabilmente questa visione idilliaca si è creata altrove, quando magari vivevano in un luogo caotico. Inoltre, l’atteggiamento dei 2 gruppi verso la natura è differente: i nuovi venuti hanno un’idea romantica della natura, i locali la lavorano. Coloro che protestano sostengono che la loro visione del luogo è confermata dalla storia: senza dubbio la solitudine fu una delle caratteristiche del luogo e nel 1700 divenne un’attrazione per chi cercava il pittoresco. La strategia della campagna è quella di definire la natura essenziale per questo luogo e premere sulla storia dicendo che è stato così per centinaia di anni, dicendo implicitamente che debba rimanere così. Quindi abbiamo un esempio locale di come si possa vedere il luogo in maniere differenti. Diritti alla terra a Mosquitia Honduras : durante il cinquecentenario della scoperta dell’America gli indio dell’Honduras si sono radunati nel primo congresso sulle terre indigene, per parlare agli alti esponenti del governo dei loro diritti ed esporre una lista di proposte al governo. I popoli indigeni rivendicavano il loro diritto ad esistere e possedere le loro terre ancestrali e usare le risorse naturali con una speciale carta dell’uso del suolo. Durante la conferenza gli indiani hanno spiegato che la regione non è disabitata ma usata dagli indiani per trarne sostentamento. Gli indiani hanno inoltre chiesto maggiore assistenza sociale e la fine degli abusi compiuti dai militari. Il congresso è stato un successo e la carta ha oggi una forte importanza governativa. L’idea della carta è nata dai problemi degli indiani rispetto alla deforestazione, alla distruzione delle risorse naturali da parte di allevatori e produttori di caffè che ritengono Mosquita una regione senza proprietari. Inoltre gli indios criticano i pescatori che impoveriscono il mare pescando eccessivamente e accusano la polizia di essere trattati ingiustamente. In questo caso la visione alternativa del luogo viene presentato

che sono i cambiamenti ma molto molto lenti che sono avvenuti nel paesaggio da parte di un gruppo sociale, Williams invece racconta di trasformazioni del paesaggio che sono velocissime che si svolgono nell’arco di pochi decenni, i paesaggi di Williams sono estremamente diversi: eterogenei dinamici, implicano la storia, il conflitto fra le classi fanno vedere il potere, l’ideologia dominante e tutto questo interpretato sempre da quella che è una determinata prospettiva, perché Williams apparteneva alla classe operaia e quando deve interpretare un paesaggio lo interpreta dalla prospettiva di un appartenente alla classe operaia. Sauer vede la cultura come un qualcosa che viene creato dagli uomini ma che poi sovrasta la collettività stessa, però questa cultura di cui parla Sauer non viene criticata è proprio un super organismo , la cultura determina quello che è l’intero sistema di vita e se ci sono dei cambiamenti questi cambiamenti sono lentissimi, così lenti che non si colgono all’improvviso quelli che sono i cambiamenti sociali, il sopravvenire di una classe che prende il posto di un’altra. Williams invece parla di eterogeneità dove in una area territoriale ristretta esistono quelle che sono differenze enormi, molteplici differenze di classi e di insediamenti. E questi cambiamenti, di classe, di insediamenti portano a conflitti e si sommano fino a produrre quello che viene definito rivoluzione che ha come esito il moderno stile di vita delle masse. La cultura per un post modernista come Raymond Williams è una nebulosa struttura del sentire che definisce la vita delle persone o che si costruisce con le persone, non è qualcosa di immanente di sovrastante, la cultura è qualcosa che cambia, che si definisce man mano che si vive è l’insieme di quelle condizioni che riflettono, parlano e vengono modellate dalle strutture rispettive mediante differenti strategie di quella che è la rappresentazione, perché non esiste solo una rappresentazione, esistono molteplici modi di rappresentare lo spazio, l’oggetto privilegiato dello studio dei Cultural studies è lo spazio , il vissuto dello spazio. Raymond Williams è stato il primo a cogliere quello che è il legame indissolubile tra la televisione e la mobilità. Williams elabora la sua teoria nel periodo post seconda guerra mondiale ed elabora uno studio che vuole affermare che la cultura è politica e che ogni battaglia che si fa è una battaglia culturale e questi concetti sono stati elaborati in quello che è il periodo post bellico in cui emerge l’importanza del governo laburista, emerge la nuova classe operaia, c’è la nazionalizzazione delle industrie di base, dei servizi, e il sistema educativo che prima era elitario, diventa un sistema educativo democratico. Siamo in un periodo in cui le norme dell’impero britannico si sgretolano perché c’è il post colonialismo e questo comporta il fatto che le migrazioni aumentano e si riversano nelle città di Londra, di Manchester, Liverpool alla ricerca del lavoro e l’istruzione.