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Il ruolo di socrate nella lotta alla misoginia durante l'epoca classica, con un particolare focus sulla figura di aspasia. Socrate sospese la differenza biologica tra i sessi e criticò l'educazione delle donne, proponendo invece la piena realizzazione intellettuale e personale. Aspasía, concubina di pericle, fu una donna intelligente che influenzò le idee di socrate sulla donna. La relazione tra socrate e aspasía, nonostante l'accoglienza negativa di alcuni, contribuì a sfidare le visioni misogine e mistificatrici della donna.
Tipologia: Appunti
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Il volto maschile e quello femminile della lotta alla misoginia nell’epoca classica Durante l’epoca classica Socrate fu certamente colui che, tra i pilastri della filosofia antica, più ha contribuito a spostare le donne dal cono d’ombra nel quale erano nascoste, proiettandole, tramite tesi ed osservazioni acute all’ingresso di quel turbine di stravolgimenti che ha permesso loro di sedere oggi, almeno a livello teorico, sullo stesso podio degli uomini. Il filosofo ateniese dubitava della differenza biologica tra i due sessi, ponendo, invece, la questione in termini antitetici, pragmatici ed estremamente attuali, almeno fino agli anni Settanta del secolo scorso. A suo parere, a dover essere posta sotto accusa come fattore scatenante dell’ ”inferiorità” delle donne non era la natura ma, piuttosto, l’ “educazione” che esse ricevevano dalla famiglia e dal marito. Alle mogli spettava di dare una discendenza legittima, alle concubine il compito di garantire rapporti sessuali frequenti all’uomo e all’etèra di accompagnarlo nelle occasioni sociali, allietandolo con un profilo intellettuale più corposo di quello della legittima sposa. Ma, si chiedeva Socrate, perché non insegnare alle mogli ad essere delle buone compagne in tutto, evitando che esse diventassero le persone con le quali il marito aveva meno dialogo e comunicazione? Lontano dall’affermare la totale parità tra i due sessi, una pretesa azzardata per l’epoca storica, Socrate rifiutava la visione mistificatrice e misogina della donna, riconoscendole ampie capacità intellettive. Il filosofo greco allontanò da sé la prospettiva che la donna potesse essere di per sé inferiore, prospettando, invece, che essa potesse e dovesse tendere ad una piena realizzazione intellettuale e personale al di là degli angusti confini della maternità. In alcuni casi, Socrate non esitò a riconoscere ad una donna anche una saggezza superiore alla propria. E’ il caso di Aspasia, intellettuale a lui contemporanea, con la quale Socrate intrecciò diversi dialoghi che influirono sulla sua concezione della donne. La figura di Aspasia è, per alcuni versi, molto eterea. Fece, infatti, molto parlare di sé e se ne ritrovano diversi accenni in opere letterarie e filosofiche ma i riferimenti che compaiono sono sempre gli stessi, contribuendo a costruirne un’immagine mosaico, aleatoria ma dall’estrema forza suggestiva. Aspasia fu concubina di Pericle che non la poté sposare perché straniera. Successivamente sposò Lisicle, un uomo descritto come rozzo ed ignorante ma che sarebbe diventato, dopo averla conosciuta, grazie ai suoi insegnamenti, uno dei più importanti uomini di Atene. Della sua relazione con Pericle si dice che fosse considerata scandalosa per quei tempi per il fatto che come concubina essa era amata e baciata ogni giorno. L’amore e l’erotismo non rientravano infatti all’epoca nella prassi matrimoniale. E proprio sulla concezione dell’amore e del matrimonio Aspasia 1
ha lasciato grandi contributi. Per lei il matrimonio era l’incontro di due persone, ciascuna delle quali, in posizione paritaria, dovevano adeguarsi alle esigenze dell’altra. Inoltre, giudicava positivamente il coinvolgimento dei sensi nell’atto conoscitivo. Il suo interesse sul tema dell’amore e dei rapporti tra i due sessi gli valse la stima di Socrate, il quale indirizzava a lei coloro che gli ponevano questioni sul tema. Ma i suoi tentativi di rivalutare la donna, proprio a partire dalle uniche strutture nella quale ad essa era consentito muoversi, come, appunto, il matrimonio e la famiglia, le procurarono rancori, avversità e maldicenze. Tra queste quella che favorisse le evasioni sessuali di Pericle, organizzando per lui incontri con giovani fanciulle o che fosse un etéra. Un odio, insomma, quello per la sua personalità cosi fuori le righe, eccezionale e anticonformista per l’epoca che gli procurò, nonostante l’appoggio di Socrate, l’accusa di empietà. Lo stesso Socrate fu tra i suoi contemporanei quello le cui concezioni in merito alle donne furono meno seguite. E ciò perché rappresentavano posizioni estreme e di rottura nel contesto culturale dell’epoca. Delle ipotesi che stentarono ad innestarsi in un terreno culturalmente ancora arido e non pronto ad accoglierle. 2