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Tipologia: Appunti
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Oggi verrò a parlarti non per darti delle colpe, ma perché ho bisogno di dare un senso a questo strappo che mi sta lasciando addosso un vuoto insopportabile. Mi hai detto che sono "troppo piccola", che con me non vedi un futuro e hai usato il tuo blocco sessuale come una scusa per allontanarmi. È vero, anagraficamente sono più piccola di te, ma diresti una bugia se affermassi che non sono matura quanto un uomo della tua età. La mia maturità l'ho dimostrata restando, comprendendo e amando, mentre tu scegli di fuggire. Dici che con le altre non ti era mai capitato, perché con loro non avevi costruito niente di vero. Voglio che tu capisca una cosa: il tuo blocco non è dovuto a una mia mancanza, ma paradossalmente alla mia importanza. Con me il sesso è diventato lo specchio di un legame reale, profondo, e guardarti in quello specchio ti ha terrorizzato. Funzionavi con le altre perché c’era solo superficie; con me c’è la verità, e tu hai preferito distruggere noi piuttosto che affrontare i tuoi limiti. Pensi di risolvere quello che hai facendoti qualche scopata o magari ributtandoti in un altra relazione , ma come hai già visto è solo un sollievo momentaneo. Finché non lavorerai su te stesso, avrai sempre quel buco dentro: continuerai ad attaccarti a persone non autentiche che combaciano con la tua patologia, cercando sempre "di più" fuori senza mai guardare quello che hai dentro e metterti in pace con te stesso. Tu che ami sentirti libero, dovresti capire che non sei davvero libero finché la tua ferita guida l’amore che provi. È inutile che dici di essere tranquillo e un momento dopo dici di non stare bene, se poi utilizzi la rabbia come unico metodo di comunicazione. Finché sarai prigioniero di questo meccanismo, la tua libertà sarà solo un'illusione. Guarda chi hai avuto prima di me, guarda come ti hanno ridotto: eppure porti avanti questo schema di autodifesa dove non ti metti mai in discussione e allontani proprio gli altri, quelli che ti amano veramente per quello che sei senza chiedere niente in cambio. Dovresti capire che puoi essere amato per come sei, come ti ho dimostrato io: con gentilezza, pazienza e mettendoti sempre al primo posto. Non ti scrivo questo per farti pena, ma per farti capire il mio sentire e spronarti a cambiare in meglio, senza che tu ricada nel tuo vuoto patologico. Ti voglio bene e so che, dentro il tuo cuore, sai il motivo per cui mi hai sempre cercato quando eri nel buio: perché in me vedi una salvezza, una persona che ti ha accettato senza mai giudicarti. Io non rimpiango che tu mi abbia cercata, perché come ti ho sempre dimostrato io ci sono stata e ho sempre accolto tutto, senza mai chiedere
niente in cambio se non cura, rispetto umano e, magari, un po' di quell'amore che penso di meritare. Soffro così tanto perché ci tengo in un modo che forse non riesci nemmeno a immaginare. Sei stato la mia prima volta in tutto. Ogni mia scoperta, ogni mia emozione profonda, ogni passo nel mondo dell'amore e dell'intimità l'ho fatto con te. Sei stato il primo e l'unico, e questo rende il dolore di oggi ancora più lacerante. Ci ho messo giorni a metabolizzare tutto questo, perché voglio dirti tutto con la sincerità che meritano le persone a cui voglio bene. Mi ha ferito profondamente il modo in cui hai scelto di chiudere: un messaggio, a due giorni da un mio esame. Ti ho sempre chiesto di non usare i messaggi per le cose importanti; sai quanto mi faccia soffrire, eppure hai scelto di farlo nel momento in cui ero più fragile. Trovo aberrante l'idea che tu, da un giorno all'altro, possa pretendere di avermi fuori dalla tua vita con un testo sul cellulare, senza sentire il bisogno di guardarmi negli occhi, senza un confronto reale dopo tutto quello che abbiamo passato insieme. Io non l’avrei mai fatto a te. Avrei avuto cura del tuo tempo e della tua dignità. Tu invece hai calpestato tutto. Questa settimana per me è stata un inferno che non auguro a nessuno. Non ho mai provato un dolore simile in tutta la mia vita: non ho mangiato, non ho dormito, ho passato le ore nel buio totale. Mi stai facendo vivere un lutto che mi toglie il fiato, mi sento morire senza di te, eppure devo trovare la forza di stare in piedi. Dovrò lottare contro i miei stessi meccanismi, quelli che oggi mi portano a sentirmi brutta o sbagliata. Farò fatica a non sentirmi così, perché ogni volta che ti ho chiesto dignità, tu hai scelto il distacco più brutto e crudele. È paradossale che proprio tu critichi chi non ti dà ciò che meriti, quando poi sei il primo a negare dignità a chi ti apre il cuore. Eppure, nonostante tutto, io sono rimasta. Sono rimasta anche quando il dolore è diventato fisico. Non meritavo quegli schiaffi in faccia. Mi ha distrutto il cuore vederti usare la violenza su di me, ma ancora di più mi ha fatto male il silenzio che è seguito. Ho sbagliato a stare zitta, a non chiederti subito: "Perché? Cosa ti ha spinto a farmi del male?". Ma anche dopo quel buio, io non ti ho mai visto come un mostro. Per me sei sempre stato il mio uomo, un uomo con un dolore profondo che io avrei solo voluto accarezzare. Mi dispiace averti detto che non mi hai fatto sentire amata. Fa male sentirti dire "l'ho fatto a modo mio", quando sai anche tu che non la verità ma la paura che ti ha impedito di agire.