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Esercitazione settimanale svolta nell’anno scolastico 2023/2024, presso l’Università di Padova e il corso di Mediazione Didattica per l’Inclusione.
Tipologia: Esercizi
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Un’esperienza scolastica che mi ha sicuramente fatto acquisire una serie di abilità è stata quella del Liceo Classico. Prima di entrarci avevo fatto tre anni di scuole medie particolarmente pesanti, e avevo quindi pensato di poter essere avvantaggiato rispetto ai miei compagni di classe dell’epoca, che venivano da scuole secondarie molto più tranquille. In parte avevo ragione, ma in linea di massima lo shock fu duro da digerire sia per me che per gli altri. I primi voti furono, per le materie classiche, insufficienze. La situazione col tempo migliorò notevolmente, ma in quel periodo, appena entrato in un ambiente nuovo, trovavo frustrante e difficile da gestire il fatto di non poter essere in controllo del mio percorso. Nonostante studiassi, e mi sembrava di applicarmi a sufficienza (anche se col senno di poi realizzo che perdevo un sacco di tempo, e non mi prendevo le mie responsabilità per il problema), non avevo garanzie che la prossima versione sarebbe andata bene, né che avrei potuto recuperare con un’interrogazione. Era estenuante sia gestire quelle emozioni, sia affrontare l’enorme quantità di compiti che, almeno nei primi due anni, ci veniva regolarmente assegnata. Non sapendo come prendermi carico della cosa, ad un certo punto scelsi semplicemente di rassegnarmi, e di lasciare che la situazione si risolvesse da sola. Non potevo controllare il mio stato d’animo, di conseguenza lasciai che fosse la mia mente a trovare il proprio meccanismo, dandole tempo e cercando di focalizzarmi sulle cose che potevo effettivamente controllare, tra cui, per esempio, gli schemi e i riassunti fatti direttamente a lezione per diminuire il tempo di studio a casa. Col tempo, la mia testa iniziò a prendere il ritmo con ciò che stava succedendo attorno a me, e cominciai a ingranare la marcia. I miei voti si alzarono e iniziai a gestire il tutto in modo più equilibrato. Con l’arrivo del terzo anno, le materie aumentarono, e con loro diminuì il numero di versioni in latino e greco che ci era richiesto di fare. L’equilibrio cambiò di nuovo, ma questa volta fu più facile adattarcisi. Naturalmente cambiò tutto di nuovo nel passaggio tra liceo e università, così come in quello tra Triennale e Magistrale. In ogni nuova situazione, ho tenuto a mente ciò che ricordo di aver provato in quel lontano giorno del settembre 2015, quando ricevetti la mia prima insufficienza. Ricordo perfettamente lo sconforto e l’impotenza che provai in quella occasione, così come il sentimento di inadeguatezza che accompagnò quelle sensazioni. Ma ricordo anche che, dopo pochi mesi, la situazione cambiò, e fu così grazie alla mia perseveranza e al desiderio di andare comunque avanti nonostante le difficoltà. La lezione più importante che ho imparato da quella situazione (e, in seguito, da altre) è che, a volte, si può arrivare al punto di restare fondamentalmente senza speranza. Ovunque ci giriamo, sembriamo trovare solo muri, e la soluzione, se c’è, ci appare lontana e irraggiungibile. Ma sono solo dei momenti. Che noi ci crediamo o no, la vita va avanti, e le difficoltà che possiamo incontrare sono dovute alla nostra momentanea incapacità di stare al passo con essa. Col tempo, tutto si assesta, si stabilizza e poi cambia di nuovo, lasciandoci sempre di fronte a nuove sfide. L’unica cosa che abbiamo per affrontare tutto questo siamo noi stessi; in particolare, la nostra mente e l’insieme di esperienze che ci portiamo dietro, il nostro bagaglio. Ciò che ci appare insormontabile un giorno può essere la stessa cosa di cui rideremo il giorno dopo; le delusioni, le insicurezze e le paure contribuiscono a rafforzare quella parte di noi che serve a contrastarle. Bisogna andare avanti, anche nei momenti in cui non abbiamo fiducia in noi stessi. Come dice una famosa canzone scout, la vita è un’avventura, e non ce la si può godere guardando il mondo dietro al buco della serratura.