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ESERCIZIO SECONDA PROVA LICEO CLASSICO, Esercizi di Latino

prtova di esercitazione per la seconda prova maturità

Tipologia: Esercizi

2020/2021

Caricato il 04/05/2021

lia.peirotti003
lia.peirotti003 🇮🇹

3.9

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Seconda Prova Liceo Classico
Prima parte: traduzione di un testo in lingua latina
L’eloquenza “ancella” della filosofia
E a me in realtà sembra che una saggezza silenziosa incapace di parlare avrebbe potuto
produrre ciò, di allontanare improvvisamente gli uomini dalla loro consuetudine e portarli a diversi
sistemi di vita. Suvvia poi disponete le città, come avrebbe potuto infine accadere che imparassero a
rispettare la parola data e a praticare la giustizia e si abituassero di propria volontà ad obbedire ad
altri e ritenessero non solo di dover affrontare fatiche, ma addirittura di dover perdere la vita per il
vantaggio comune, se gli uomini quelle cose, che avevano escogitato con l’intelligenza, non
avessero potuto rendere credibili con l'eloquenza? In verità nessuno, se non toccato da un discorso
ponderato e piacevole, pur potendo contare moltissimo sulle proprie forze, avrebbe voluto senza
prepotenza adeguarsi al diritto, tanto da accettare di essere messo alla pari con coloro tra i quali
avrebbe potuto primeggiare, e da allontanarsi di propria volontà da una piacevolissima
consuetudine, che soprattutto possedeva ormai la forza della natura a causa della lunga persistenza.
Seconda parte:
1. Cicerone nella prima parte elenca in una proposizione interrogativa a quelle che sono le basi la
costruzione di una società: è necessario che gli uomini rispettino la parola data (fidem colere), che
pratichino la giustizia (iustitiam retinere), che di propria volontà si abituino ad obbedire ad altri
(aliis parere sua voluntate consuescerent) che siano pronti per affrontare le fatiche (labores
excipiendos), e per perdere la vita a vantaggio della comunità (vitam amittendam ). In particolare
nel pre-testo indica che senza la sapienza e l’eloquenza la natura degli uomini resterebbe quella
selvaggia descritta all’inizio; è il sapiente che, dopo aver scoperto le grandi potenzialità dell’uomo,
attraverso l’eloquenza costruisce il suo animo e da ordine per creare la società
2. Cicerone in questo passaggio intende dire che la sapienza e l’eloquenza sono un binomio che
lavora fianco a fianco: essere sapienti ma non saper esplicare tali competenze con la parola è
piuttosto inutile per il cittadino, e di conseguenza possedere un’egregia maestria nell’uso della
parola, ma poter parlare solo di cose futili in quanto non si possiede la sapienza, è altrettanto inutile,
quasi dannoso per la società. Infatti l’autore riprende questo concetto alla fine della lunga
interrogativa in cui dice nisi homines ea, quae ratione invenissent, eloquente persuadere
potuissent ?”, si chiede cosa sarebbe successo se gli uomini non fossero stati in grado di rendere
credibili le cose alle quali erano arrivati attraverso l’utilizzo dell’intelligenza, probabilmente
sarebbero rimasti allo stato selvaggio in cui si trovavano prima, o forse si sarebbero uccisi a vicenda
in quanto privi di regole
3. il de inventione è interamente dedicato al rapporto tra retorica e filosofia nell’educazione:
sostiene che nel processo di formazione dell’oratore l’arte della parola non deve essere disgiunta
dalla sapientia che in questo caso si può anche intendere come filosofia. Per i sofisti è chiaro il
primato della parola, soprattutto per Gorgia che la vede dotata di capacità persuasiva e psicagogica.
Isocrate invece incentra l’educazione sull’arte della parola, grazie a questa arte si trasmettono ai
giovani i valori morali quali giustizia e virtù, mentre la filosofia è assorbita alla retorica, lo stresso
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Seconda Prova Liceo Classico  Prima parte: traduzione di un testo in lingua latina L’eloquenza “ancella” della filosofia … E a me in realtà sembra che una saggezza né silenziosa né incapace di parlare avrebbe potuto produrre ciò, di allontanare improvvisamente gli uomini dalla loro consuetudine e portarli a diversi sistemi di vita. Suvvia poi disponete le città, come avrebbe potuto infine accadere che imparassero a rispettare la parola data e a praticare la giustizia e si abituassero di propria volontà ad obbedire ad altri e ritenessero non solo di dover affrontare fatiche, ma addirittura di dover perdere la vita per il vantaggio comune, se gli uomini quelle cose, che avevano escogitato con l’intelligenza, non avessero potuto rendere credibili con l'eloquenza? In verità nessuno, se non toccato da un discorso ponderato e piacevole, pur potendo contare moltissimo sulle proprie forze, avrebbe voluto senza prepotenza adeguarsi al diritto, tanto da accettare di essere messo alla pari con coloro tra i quali avrebbe potuto primeggiare, e da allontanarsi di propria volontà da una piacevolissima consuetudine, che soprattutto possedeva ormai la forza della natura a causa della lunga persistenza. …  Seconda parte:

  1. Cicerone nella prima parte elenca in una proposizione interrogativa a quelle che sono le basi la costruzione di una società: è necessario che gli uomini rispettino la parola data (fidem colere), che pratichino la giustizia (iustitiam retinere), che di propria volontà si abituino ad obbedire ad altri (aliis parere sua voluntate consuescerent) che siano pronti per affrontare le fatiche (labores excipiendos), e per perdere la vita a vantaggio della comunità (vitam amittendam ). In particolare nel pre-testo indica che senza la sapienza e l’eloquenza la natura degli uomini resterebbe quella selvaggia descritta all’inizio; è il sapiente che, dopo aver scoperto le grandi potenzialità dell’uomo, attraverso l’eloquenza costruisce il suo animo e da ordine per creare la società
  2. Cicerone in questo passaggio intende dire che la sapienza e l’eloquenza sono un binomio che lavora fianco a fianco: essere sapienti ma non saper esplicare tali competenze con la parola è piuttosto inutile per il cittadino, e di conseguenza possedere un’egregia maestria nell’uso della parola, ma poter parlare solo di cose futili in quanto non si possiede la sapienza, è altrettanto inutile, quasi dannoso per la società. Infatti l’autore riprende questo concetto alla fine della lunga interrogativa in cui dice “nisi homines ea, quae ratione invenissent, eloquente persuadere potuissent ?”, si chiede cosa sarebbe successo se gli uomini non fossero stati in grado di rendere credibili le cose alle quali erano arrivati attraverso l’utilizzo dell’intelligenza, probabilmente sarebbero rimasti allo stato selvaggio in cui si trovavano prima, o forse si sarebbero uccisi a vicenda in quanto privi di regole
  3. il de inventione è interamente dedicato al rapporto tra retorica e filosofia nell’educazione: sostiene che nel processo di formazione dell’oratore l’arte della parola non deve essere disgiunta dalla sapientia che in questo caso si può anche intendere come filosofia. Per i sofisti è chiaro il primato della parola, soprattutto per Gorgia che la vede dotata di capacità persuasiva e psicagogica. Isocrate invece incentra l’educazione sull’arte della parola, grazie a questa arte si trasmettono ai giovani i valori morali quali giustizia e virtù, mentre la filosofia è assorbita alla retorica, lo stresso

cicerone nel de oratore si richiama a questa posizione. Nell’età degli imperatori Flavi abbiamo Quintiliano che si richiama alla posizione isocrateo-ciceroniana, solo chi possiede l’arte dell’eloquenza può affrontare un dibattito filosofico contro i filosofi contemporanei.