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Riassunto del testo "Esperienza e Educazione" di Dewey, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del testo "Esperienza e Educazione" di Dewey

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 03/12/2017

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chiara-magri 🇮🇹

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Esperienza e Educazione
John Dewey
Cap.1 - Educazione tradizionale e educazione progressiva
La storia della teoria dell’educazione ha sempre contrapposto due principali modelli:
Modello di educazione tradizionale: l’educazione si fonda su basi, informazioni e abilità elaborate
in passato, che sono tramandate e addirittura imposte agli alunni. Si tratta di un sistema di tipo
rigido e autoritario con norme e regole fisse, dove l’alunno deve essere docile e obbediente e
imparare dai libri e dai materiali di cui gli insegnanti fanno da tramite (ciò determina una passività
da parte degli alunni a ciò che viene loro insegnato) Imposizione dall’alto e dal di fuori.
Modello di educazione progressiva: nasce come forma di rivoluzione contro l’educazione
tradizionale: qui si predilige l’espressione e la cultura dell’individualità, dove si impara non più dai
libri e dai maestri ma facendo esperienza (alunni attivi), le attività sono più libere e portano
all’acquisizione di abilità e tecniche come mezzi per esigenze vitali educazione democratica e
antiautoritaria.
Ma con questa forma di rivoluzione c’è il pericolo di sviluppare i propri principi negativamente piuttosto
che positivamente e costruttivamente. Questi due tipi di educazione sono sistemi dogmatici, ovvero non
basati su un esame critico dei propri fondamenti, quindi ognuno dovrebbe porsi più interrogativi sui diversi
punti problematici e sui problemi dell’educazione.
Una delle domande che si pone la filosofia dell’educazione nuova allora diventa: Come può il passato
essere utilizzato produttivamente come strumento per affrontare il presente?
Cap. 2 - Bisogno di una teoria dell’esperienza
Dewey analizza alcuni problemi educativi partendo dal presupposto che ci sia un nesso tra educazione ed
esperienza personale.
Dire infatti che ogni educazione proviene dall’esperienza non è proprio corretto, poiché ci sono anche delle
esperienze diseducative.
Quest’ultime arrecano comportamenti fuorvianti o arrestano lo svolgimento di ulteriori esperienze o
possono procurare incallimento e far diminuire la sensibilità e la capacità di reagire riducendo la libertà
personale del soggetto o ancora esperienze che recano immediato beneficio ma sono fini a sé stesse e
dunque non sono tesoro per esperienza future.
Dewey si pone spesso parecchie domande sull’educazione tradizionale e ne trae due conclusioni:
È sicuro che i ragazzi nelle scuole tradizionali facciano esperienza
Queste esperienze non sono di qualità (sono in relazione con le esperienze future del soggetto)
La filosofia dell’educazione quindi deve disporre di un piano educativo che abbia ben chiaro ciò che si vuole
perseguire e il come fare a perseguirlo.
Il significato del piano educativo è far acquisire la capacità di apprendere dalle proprie esperienze
facendone tesoro per quelle future.
L’errore più comune dell’educazione tradizionale è quello di cadere nella monotonia della routine
accontentandosi, nella stesura del programma scolastico (piano educativo), di grandi parole.
La nuova filosofia dell’educazione si basa su idee ben ragionate e innovative per fare esperienza
dall’esperienza.
Il piano da predisporre deve partire da un’analisi e dalla scelta precisa di materie di studio, dei metodi
d’istruzione e di disciplina, dell’arredamento materiale e dell’organizzazione sociale della scuola.
È indispensabile tutto ciò per dare ai ragazzi una direzione verso un’esperienza produttiva che porta a quel
processo lento e arduo che definiamo crescita.
Cap. 3 - I criteri dell’esperienza
Se un’esperienza è educativa o meno deve avere questi due concetti:
Continuum sperimentale o principio della continuità (Es: Crescita) Deve essere presente libertà
individuale, correttezza e gentilezza nelle relazioni umane.
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Esperienza e Educazione

John Dewey

Cap.1 - Educazione tradizionale e educazione progressiva La storia della teoria dell’educazione ha sempre contrapposto due principali modelli:  Modello di educazione tradizionale: l’educazione si fonda su basi, informazioni e abilità elaborate in passato, che sono tramandate e addirittura imposte agli alunni. Si tratta di un sistema di tipo rigido e autoritario con norme e regole fisse, dove l’alunno deve essere docile e obbediente e imparare dai libri e dai materiali di cui gli insegnanti fanno da tramite (ciò determina una passività da parte degli alunni a ciò che viene loro insegnato)  Imposizione dall’alto e dal di fuori.  Modello di educazione progressiva: nasce come forma di rivoluzione contro l’educazione tradizionale: qui si predilige l’espressione e la cultura dell’individualità, dove si impara non più dai libri e dai maestri ma facendo esperienza (alunni attivi), le attività sono più libere e portano all’acquisizione di abilità e tecniche come mezzi per esigenze vitali  educazione democratica e antiautoritaria. Ma con questa forma di rivoluzione c’è il pericolo di sviluppare i propri principi negativamente piuttosto che positivamente e costruttivamente. Questi due tipi di educazione sono sistemi dogmatici, ovvero non basati su un esame critico dei propri fondamenti, quindi ognuno dovrebbe porsi più interrogativi sui diversi punti problematici e sui problemi dell’educazione. Una delle domande che si pone la filosofia dell’educazione nuova allora diventa: Come può il passato essere utilizzato produttivamente come strumento per affrontare il presente?

Cap. 2 - Bisogno di una teoria dell’esperienza Dewey analizza alcuni problemi educativi partendo dal presupposto che ci sia un nesso tra educazione ed esperienza personale. Dire infatti che ogni educazione proviene dall’esperienza non è proprio corretto, poiché ci sono anche delle esperienze diseducative. Quest’ultime arrecano comportamenti fuorvianti o arrestano lo svolgimento di ulteriori esperienze o possono procurare incallimento e far diminuire la sensibilità e la capacità di reagire riducendo la libertà personale del soggetto o ancora esperienze che recano immediato beneficio ma sono fini a sé stesse e dunque non sono tesoro per esperienza future. Dewey si pone spesso parecchie domande sull’educazione tradizionale e ne trae due conclusioni:  È sicuro che i ragazzi nelle scuole tradizionali facciano esperienza  Queste esperienze non sono di qualità (sono in relazione con le esperienze future del soggetto) La filosofia dell’educazione quindi deve disporre di un piano educativo che abbia ben chiaro ciò che si vuole perseguire e il come fare a perseguirlo. Il significato del piano educativo è far acquisire la capacità di apprendere dalle proprie esperienze facendone tesoro per quelle future.

L’errore più comune dell’educazione tradizionale è quello di cadere nella monotonia della routine accontentandosi, nella stesura del programma scolastico (piano educativo), di grandi parole. La nuova filosofia dell’educazione si basa su idee ben ragionate e innovative per fare esperienza dall’esperienza. Il piano da predisporre deve partire da un’analisi e dalla scelta precisa di materie di studio, dei metodi d’istruzione e di disciplina, dell’arredamento materiale e dell’organizzazione sociale della scuola. È indispensabile tutto ciò per dare ai ragazzi una direzione verso un’esperienza produttiva che porta a quel processo lento e arduo che definiamo crescita.

Cap. 3 - I criteri dell’esperienza Se un’esperienza è educativa o meno deve avere questi due concetti:  Continuum sperimentale o principio della continuità (Es: Crescita)  Deve essere presente libertà individuale, correttezza e gentilezza nelle relazioni umane.

Questo concetto si basa sul principio dell’abitudine secondo il quale ogni esperienza passata influisca sulla qualità delle esperienze future. Continuità = Forza propulsiva L’educatore che non ha forza propulsiva è infedele al principio dell’esperienza per due motivi: o Non ha tratto esperienza dalla sua esperienza passata. o Ogni esperienza umana implica contatto e comunicazione e la persona matura non ha il diritto di sottrarre al giovane la possibilità di imparare. L’educatore deve quindi tramandare la sua esperienza senza però imporsi sull’educando, stando attento alle relazioni che si stanno creando e capire gli stati d’animo del soggetto ovvero quella che si chiama COMPRENSIONE SIMPATICA DELL’INDIVIDUO. Bisogna quindi tener conto sia delle relazioni interne (sentimenti, emozioni, etc) ma anche di quelle esterne (del mondo circostante o ciò che ci ha preceduto).  Principio dell’interazione  Grazie all’interazione vengono messi sullo stesso piano le condizioni esterne e quelle interne che insieme danno vita alla situazione  filosofia dell’aut-aut. Quando si dice che un individuo si trova “in” determinate situazioni significa che è in corso un’interazione tra individuo e ambiente o altre persone; per ambiente si intende l’insieme delle condizioni che interagiscono con i bisogni, i desideri e le capacità del soggetto per creare l’esperienza.

Questi due principi non solo viaggiano insieme ma si intersecano tra loro per costituire un’esperienza di qualità, se così non fosse il corso dell’esperienza sarebbe disordinato, ci sarebbe un mondo diviso le cui parti e i cui aspetti non si legano l’un l’altro e che quindi può diventare secondo Dewey sintomo causa di una personalità scissa e se questa scissione raggiunge un certo livello si affermerà che l’individuo è folle. Il compito dell’educatore sarà quello di comprendere i bisogni e le attitudini di ciascun individuo che impara in un dato momento per scegliere le condizioni oggettive e il setting pedagogico.

Cap. 4 - Controllo sociale Se si considera l’educazione come un’esperienza di vita deve ispirarsi ad una una teoria intelligente, ovvero una filosofia dell’esperienza che si basa su 2 principi fondamentali che sono: il principio di continuità e il principio dell’interazione. siccome entrambi sono 2 principi difficili da esporre se non attraverso teorie astratte, Dewey decide di metterle in atto come risoluzione di problemi educativi. 1° problema della libertà individuale e del controllo sociale  per esaminare questo tipo di problema egli parte esaminando una situazione extra-scolastica; inizia infatti mettendo in evidenza che ogni cittadino medio e’ soggetto al controllo sociale e che parte di questo controllo non sia sentito come una limitazione della libertà personale. Ma prendiamo come esempio un gruppo di bambini che gioca a nascondino; il gioco per esser tale deve avere delle regole base, senza regole non c’è gioco. Infatti se nascono dei conflitti o dei contrasti ci sarà un arbitro a cui appellarsi altrimenti il gioco non prosegue e terminerà. solitamente i conflitti sorgono quando un individuo tenta di imporre ad altri la sua volontà personale, questo perché di solito i giochi implicano competizione. I ragazzi è proprio attraverso il gioco che imparano la differenza tra un’azione motivata dal potere personale e dal desiderio di imporla e l’azione che è giusta perché? Suggerita dall’interesse di tutti. il concetto di base e’ che e’ normale e giustissimo che esista un controllo sociale ma sono gli individui a farne parte e non sono fuori di essa. Detto ciò, ritornando al problema educativo della libertà individuale, Dewey sostiene sì l’importanza dell’educatore ma limitando i suoi interventi, esercitando un’autorità personale al minimo. L’intervento e’ quindi quello dove l’educatore da’ 1 valore aggiunto con la sua condotta al valore sperimentato dì ciò che stanno facendo. non serve l’imposizione, anche perché non sarebbe costruttiva. L’educatore deve inoltre regolarsi nei confronti dei ragazzi caso x caso. essi rientrano in classi generali questo e’ vero ma non ce ne sono 2 identici. Incombe quindi sull’educatore il dovere dì predisporre in genere un piano intelligente tenendo conto quindi delle capacità e dei bisogni del gruppo di allievi con cui ha a che fare e disporre nello stesso tempo le condizioni che forniscano materia dì studio e contenuto x esperienze che appaghino questi bisogni e sviluppino queste capacità.

In alcuni i casi gli alunni vengono messi da parte e timorosi di suggerire all’insegnante idee e necessità, in quanto si pensa che i suggerimenti che provengono da persone con maggior esperienza sia più importanti di altri; inoltre spesso si abusa del proprio potere di “cattedra”/”ufficio”, costringendo i ragazzi a seguire direttive obbligatorie. Una via per evitare questo pericolo è quella di rendersi intelligentemente conto delle capacità, dei bisogni, delle esperienze passate degli alunni, e inoltre di permette alla suggestione ricavata precedentemente di trasformarsi in un piano e in un proposito mediante gli ulteriori suggerimenti forniti. Il piano (= piano educativo) è un’impresa cooperativa e non un’imposizione. La sollecitazione dell’insegnante deve essere il punto da cui partire per sviluppare un piano, attraverso i contributi ch provengono dall’esperienza di tutti. Lo svolgimento avviene attraverso un reciproco “dare e prendere”(= l’insegnate prende, ma non teme di dare).

Capitolo 7: Organizzazione Progressiva della materia di studio Tutto ciò che può essere chiamato materia di studio (aritmetica, matematica, geografia, scienze naturali) deve essere trattata fornendosi del materiale che rientra nell’ambito dell’ordinaria esperienza quotidiana. Una delle ragioni principali del grande successo dei nuovi metodi nella prima educazione elementare è stata l’osservanza del principio opposto. Quindi: Il primo passo è trovare il materiale per l’insegnamento entro l’esperienza Il secondo passo ,invece è ciò che è stato sperimentato deve progressivamente assumere una forma più piena e ricca e meglio organizzata , una forma che si avvicina gradualmente a quella in cui la materia del sapere si presenta a una persona competente e matura. Ciò però , è possibile senza staccare il legame che vi è tra educazione ed esperienza e per questo tale trasformazione avviene fuori dalla scuola. In base alle diverse fasce di età si potranno evidenziare diversi gradi di difficoltà per l’educatore che mette in atto questo tipo di filosofia, in quanto un educatore che lavora con un bimbo piccolo, è spesso più semplice insegnare / fare educazione attraverso le esperienze perché il piccolo ne ha avute poche; mentre lavorare con un bambino già grande, il lavoro è più complicato viste le esperienze che esso ha già sviluppato e accumulato. Il compito dell’educatore , è comunque sempre considerare ciò che è già stato acquisito non come possesso statico , ma come un mezzo e uno strumento per aprire nuovi campi. Per questo, l’educatore progressivo , ha un compito più arduo rispetto al semplice insegnante tradizionale, ovvero, esso non deve mai dimenticare di guardare lontano : L’educatore è “ costretto a considerare il suo compito in funzione di ciò che esso produrrà o meno nel suo avvenire entro il quale gli stessi educandi sono in relazione/ interazione con altri soggetti. Nelle scuole progressive quindi , il materiale di studio e la valutazione di questo, è importantissima, proprio per mantenere il contatto con l’esperienza. A suo volta , l’educatore deve conoscere prima di proporre, tutta la situazione extra – scolastica dell’educando ( piaceri, hobby, famiglia, situazioni, origini) ovvero tutta la sua esperienza di vita fuori dalla scuola. L’educatore quindi deve:

  • proporre materiale di studio vicino l’esperienza e vicino il raggio della capacità degli alunni
  • al contempo suscitare nell’alunno una richiesta attiva di informazioni al fine di sviluppare nuove idee (ricerca attiva ) I nuovi fatti e le nuove idee diventano in tal modo la base per ulteriori esperienze e ulteriori problemi di studio. Il processo è quindi una spirale. Una spirale propulsiva di occasioni d’apprendimento. Fare quindi del metodo dell’intelligenza (adottato nelle scienze- causa / effetto ) il metodo supremo dell’educazione. Uno dei più grandi benefici è adottare fin da subito questo metodo nella scuola dell’infanzia e primaria , per far si che il bambino inizi ad adattarsi e a familiarizzare. Ad oggi però c’è ancora una incapacità di sfruttare le situazioni di vita comune , per condurre gli alunni a cogliere le relazioni ( causa / effetto – analisi / sintesi) in quei determinati casi di esperienza. Per questo, si dice che le nostre scuole vecchie e nuove, falliscono nel loro compito di sviluppare negli alunni un pensiero critico e la capacità di ragionare , poiché l’attitudine al pensare è soffocata dal cumulo di informazioni mal digerite. Quindi: le esperienze per essere educative, devono sfociare in un mondo che si espande in un programma di studio, di fatti, di notizie e idee. Questa condizione si soddisfa solo a patto che l’educatore consideri

l’insegnare e imparare come un continuo processo di ricostruzione dell’esperienza ; tale condizione può essere soddisfatta solo se si guarda come detto “ lontano”. Il metodo scientifico è quindi l’unico mezzo a nostra disposizione per cogliere il significato delle esperienze.

Capitolo 8 - L’esperienza come mezzo e fine dell’educazione L’educazione quindi, per conseguire i suoi fini, nel riguardo del singolo alunno e della società, deve essere basata sull’esperienza della vita di qualche individuo. I conservatori e i radicali sono insoddisfatti dell’educazione di oggi e di come si educa. Per questo, dice Dewey, bisogna avanzare verso l’adozione del metodo scientifico per promuovere le possibilità di una esperienza in via di accrescimento e espansione. Dewey come detto, ha sottolineato le condizioni che devono essere messe in atto in modo preciso e valido dall’educatore all’educando, in quanto , secondo lui la filosofia dell’educazione attraverso l’esperienza è la migliore, grazie all’apporto del metodo scientifico/ sperimentale e dell’esperienza. Tutto ciò però, potrebbe fallire a causa di una mal interpretazione di questi due fattori. Secondo l’autore, per far progredire questa filosofia e per farla resistere nel tempo è necessaria la cooperazione e l’aiuto di tutti coloro che vedono a suo favore tale pratica educativa. La sua fede non è la contrapposizione tra sistemi vecchi e sistemi nuovi, educazione progressiva e educazione tradizionale, ma l’interrogarsi e porsi il problema di “ che cosa si deve fare perché il nostro fare meriti il nome educazione “. Quel che si desidera è una educazione semplice e pura , che possa fare progressi sicuri e definitivi quando si scoprirà a che cosa serve l’educazione e a quali condizioni essa cessi di essere un semplice nome o slogan per diventare realmente realtà.