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esperimento marshmallow, Appunti di Psicologia Generale

discussione esperimento psicologia

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 05/01/2017

graziellaCiani
graziellaCiani 🇮🇹

3.5

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REPORT#1 07/10/2016
Q UANTO E' INFLUENTE L'AUTOCONTROLLO CHE ABBIAMO DI NOI STESSI
SULLA VITA DI TUTTI I GIORNI
Ognuno di noi si sarà sicuramente trovato, almeno una volta nella propria vita, a fare i conti con il
proprio selfcontrol, ovvero il controllo di se stessi.
Premesso che parlare di autocontrollo possa risultare abbastanza vago, dovremmo chiederci, in
primis, se sappiamo quanto esso sia importante per migliorare la vita di tutti i giorni, inoltre se
sappiamo davvero cosa dobbiamo controllare di noi stessi e fino a che punto potremmo riuscire
nell'intento.
Partendo da una definizione ben precisa, possiamo dire che quando si parla di autocontrollo si
faccia riferimento a quella forza che ci serve per rimanere in equilibrio su quello che pensiamo,
quello che sentiamo, quello che facciamo, su quello che siamo e quello che crediamo di essere, su
come reagire a determinate circostanze nelle quali ci potremmo trovare.
A mio parere, per sviluppare al meglio questa dote,vi è un estremo bisogno di pazienza e
concentrazione, in particolare vi è necessità di essere motivati e ambiziosi, “lottare” per raggiungere
un obiettivo ben prefissato.
Sicuramente, queste sono caratteristiche che ognuno di noi può manifestare in modo differente
anche in base all'età.
A dimostrare ciò ci ha pensato lo psicologo Walter Mischel, ideatore dell'esperimento del
“MARSHMALLOW” di Stanford, o meglio una serie di esperimenti con bambini di diversa età,che
ebbero inizio negli anni '60. Lo scopo principale era appunto quello di studiare la forza di volontà, e
soprattutto la gratificazione differita e le conseguenze future (come le persone esercitavano questa
“forza” nella loro vita quotidiana).
La forza di volontà, però, può trovarsi anche in contrasto col nostro “amico selfcontrol”. Questo
esperimento consisteva nel dare ad ogni bambino un marshmallow sul piatto (si tratta di uno
zuccherino, molto apprezzato dai bambini dei paesi anglosassoni). Se il bambino riusciva a resistere
senza mangiarlo fino al ritorno dell'adulto nella stanza nella quale si trovava, ne poteva ricevere un
altro in premio. Gli scienziati hanno analizzato quanto tempo ogni bambino riusciva a resistere alla
tentazione di mangiare il suo marshmallow.
Mischel osservò, attraverso lo studio sul comportamento/reazioni dei bambini, come alcuni si
coprivano gli occhi con le mani o si giravano per non guardarlo, altri cominciavano a prendere a
calci la scrivania, oppure a tirarsi i capelli, o cose del genere, mentre altri decidevano di mangiarlo
subito.
Degli oltre 600 bambini che parteciparono all’esperimento, un terzo riuscì a rimandare la
gratificazione abbastanza a lungo per ottenere il secondo marshmallow. I primi risultati
dell'esperimento hanno confermato l’ipotesi che l’età determina la capacità di controllare se stessi e
il proprio impulso ma soprattutto incide sulla capacità di dare una determinata importanza a quello
che è lo scopo finale: più i bambini erano grandi, più riuscivano a resistere e a ricevere la
gratificazione.
Infatti, la parte più interessante di questo esperimento la riconosciamo in particolare nei risultati
ottenuti quando Mischel prese la decisione di trasformarlo in un esperimento longitudinale che
riguardavano il futuro che avevano avuto i bambini dell'esperimento originale:che correlazione era
emersa tra il loro autocontrollo e le loro caratteristiche di personalità e i loro traguardi di vita?
Per fare ciò, nel 1982 furono coinvolti i genitori e gli insegnanti di alcuni bambini che erano stati
sottoposti al primo test tra il 1968 e il 1972, e fu chiesto loro di compilare dei questionari, al fine di
valutare i comportamenti,gli atteggiamenti e le abilità sociali e cognitive dei bambini stessi ad
un'età maggiore.
I bambini che avevano resistito di più al test del marshmallow venivano descritti come degli
adolescenti con maggiore autocontrollo nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con
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REPORT#1 07/10/

Q UANTO E' INFLUENTE L'AUTOCONTROLLO CHE ABBIAMO DI NOI STESSI

SULLA VITA DI TUTTI I GIORNI

Ognuno di noi si sarà sicuramente trovato, almeno una volta nella propria vita, a fare i conti con il proprio selfcontrol, ovvero il controllo di se stessi. Premesso che parlare di autocontrollo possa risultare abbastanza vago, dovremmo chiederci, in primis, se sappiamo quanto esso sia importante per migliorare la vita di tutti i giorni, inoltre se sappiamo davvero cosa dobbiamo controllare di noi stessi e fino a che punto potremmo riuscire nell'intento. Partendo da una definizione ben precisa, possiamo dire che quando si parla di autocontrollo si faccia riferimento a quella forza che ci serve per rimanere in equilibrio su quello che pensiamo, quello che sentiamo, quello che facciamo, su quello che siamo e quello che crediamo di essere, su come reagire a determinate circostanze nelle quali ci potremmo trovare. A mio parere, per sviluppare al meglio questa dote,vi è un estremo bisogno di pazienza e concentrazione, in particolare vi è necessità di essere motivati e ambiziosi, “lottare” per raggiungere un obiettivo ben prefissato. Sicuramente, queste sono caratteristiche che ognuno di noi può manifestare in modo differente anche in base all'età. A dimostrare ciò ci ha pensato lo psicologo Walter Mischel, ideatore dell'esperimento del “MARSHMALLOW” di Stanford, o meglio una serie di esperimenti con bambini di diversa età,che ebbero inizio negli anni '60. Lo scopo principale era appunto quello di studiare la forza di volontà, e soprattutto la gratificazione differita e le conseguenze future (come le persone esercitavano questa “forza” nella loro vita quotidiana). La forza di volontà, però, può trovarsi anche in contrasto col nostro “amico selfcontrol”. Questo esperimento consisteva nel dare ad ogni bambino un marshmallow sul piatto (si tratta di uno zuccherino, molto apprezzato dai bambini dei paesi anglosassoni). Se il bambino riusciva a resistere senza mangiarlo fino al ritorno dell'adulto nella stanza nella quale si trovava, ne poteva ricevere un altro in premio. Gli scienziati hanno analizzato quanto tempo ogni bambino riusciva a resistere alla tentazione di mangiare il suo marshmallow. Mischel osservò, attraverso lo studio sul comportamento/reazioni dei bambini, come alcuni si coprivano gli occhi con le mani o si giravano per non guardarlo, altri cominciavano a prendere a calci la scrivania, oppure a tirarsi i capelli, o cose del genere, mentre altri decidevano di mangiarlo subito. Degli oltre 600 bambini che parteciparono all’esperimento, un terzo riuscì a rimandare la gratificazione abbastanza a lungo per ottenere il secondo marshmallow. I primi risultati dell'esperimento hanno confermato l’ipotesi che l’età determina la capacità di controllare se stessi e il proprio impulso ma soprattutto incide sulla capacità di dare una determinata importanza a quello che è lo scopo finale: più i bambini erano grandi, più riuscivano a resistere e a ricevere la gratificazione. Infatti, la parte più interessante di questo esperimento la riconosciamo in particolare nei risultati ottenuti quando Mischel prese la decisione di trasformarlo in un esperimento longitudinale che riguardavano il futuro che avevano avuto i bambini dell'esperimento originale:che correlazione era emersa tra il loro autocontrollo e le loro caratteristiche di personalità e i loro traguardi di vita? Per fare ciò, nel 1982 furono coinvolti i genitori e gli insegnanti di alcuni bambini che erano stati sottoposti al primo test tra il 1968 e il 1972, e fu chiesto loro di compilare dei questionari, al fine di valutare i comportamenti,gli atteggiamenti e le abilità sociali e cognitive dei bambini stessi ad un'età maggiore. I bambini che avevano resistito di più al test del marshmallow venivano descritti come degli adolescenti con maggiore autocontrollo nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con

maggiori capacità di concentrazione. Si comportavano in maniera più matura, erano considerati più intelligenti e sicuri di sé; quando erano motivati a raggiungere un obiettivo era più probabile che ci riuscissero. Un ulteriore studio fu conseguito quando gli stessi soggetti avevano tra i 25 e i 30 anni. La caratteristica più importante rilevata di questi ex bambini con alto autocontrollo fu individuata nella resilienza, ovvero maggiore capacità di far fronte a situazioni negative, inoltre, riuscivano a mantenere relazioni soddisfacenti nel tempo. In contraddizione a quanto riportato, molti psicologi americani erano dell'idea che sviluppare l'autocontrollo non fosse utile in quanto dava limiti alla persona e “non faceva puntare in alto”. In realtà si è scoperto che l’autocontrollo è alla base della salute psichica, infatti non permette allo sconforto di prendere il sopravvento. Chi ha autocontrollo riesce ad avere una vita migliore, nonché un notevole miglioramento della propria persona,maggiori successi. In conclusione vorrei aggiungere che, a mio parere, autocontrollo non vuol dire soltanto tenere a bada i propri impulsi, istinti, emozioni, sensazioni ma vuol dire anche riuscire a non tenerli a bada quando è opportuno manifestarli. L'esperimento di W. Mischel ne è l'esempio plausibile, soprattutto facendo riferimento alle varie reazioni dei bambini,al loro modo di sprigionare quelle che al momento del test, erano le sensazioni che provocava loro l'attesa. Sito: http://www.psicoteca.it/2016/02/12/pillole-di-psicologia-lesperimento-del-marshmallow-di- stanford/ Video: https://www.youtube.com/watch?v=8T9LMaZyd2M