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Estetica, argomento a scelta, Appunti di Estetica

Argomento a scelta per estetica

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 30/01/2024

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Argomento a scelta estetica
La fotografia di guerra è uno strumento di dimostrazione visuale delle atrocità del mondo,
delle atrocità belliche. Quando si parla di fotografia di guerra si fa riferimento a tante cose:
ad esempio la temporalità, in quanto una fotografia ha un orario preciso di scatto ma la
circolazione di queste immagini può diventare perenne. Queste immagini possono e
dovrebbero servire per creare una memoria collettiva, ricordare quanto successo e agire in
modo attivo per non ripetere queste cose nel nostro presente.
Le prime guerre che sono state coperte a livello mediatico sono quella di Crimea tramite le
fotografie e la guerra del Vietnam che è stata trasmessa h24. Ma questo comporta un
problema secondo la Sontag ovvero c’è il rischio di desensibilizzare il fruitore in merito alla
sofferenza perche questa viene appunto estetizzata, fatta a strumento di intrattenimento
televisivo.
Helena Janczeck scrive un libro “la ragazza con la Leica” e racconta di Taro e Capa, due
fotografi di guerra, attivi durante la guerra civile spagnola che sono pronti a documentare
quanto accade ma non solo. Loro stanno dalla parte dei repubblicani, vogliono promuovere
la libertà quindi la fotografia di guerra diventa anche un’arma, uno strumento.
La Sontag poi fa anche un passaggio in più, parla di come la fotografia si è sviluppata fino
ad arrivare al drone, utilizzato in guerra prima come strumento di sorveglianza poi come
arma vera e propria. Questo comporta problemi etici e morali. Anche sulla fruizione di
queste immagini prodotte dal drone, dall’alto, da uno sguardo unilaterale, che si insinua in
una quotidianità senza chiedere neanche il permesso. È uno sguardo dall’alto.
Azoulay affronta il tema della fotografia nel suo libro e fa una riflessione approfondita. Dice
che non bisogna farsi vincere dall’estetica della foto, ma indagarla, avere uno sguardo
critico. Uno sguardo politico che porta a ripensare il civile. Che cosa significa? Secondo
Azoulay la fotografia si compone di eventi fotografato ed evento fotografico, quest’ultimo si
articola tramite la presenza di un ph, una macchina fotografica, un soggetto ed un fruitore
che è in grado di accettare il significato dato oppure di indagarlo. Secondo lei è necessario
andare oltre e propone un nuovo concetto di cittadinanza, parla di cittadinanza globale, con
uno sguardo civile improntato sull’aiuto degli altri grazie a queste immagini che ci danno la
possibilità di interrogarci perché si crea uno spazio condiviso, di incontro.
Un altro riferimento alle immagini come documentazione di atrocità è quello della Shoah, ad
esempio Huberman con i suoi fotogrammi “immagini malgrado tutto” vuole spingerci ad
attivare la nostra immaginazione per capire quanto successo nei campi di sterminio.

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Argomento a scelta estetica La fotografia di guerra è uno strumento di dimostrazione visuale delle atrocità del mondo, delle atrocità belliche. Quando si parla di fotografia di guerra si fa riferimento a tante cose: ad esempio la temporalità, in quanto una fotografia ha un orario preciso di scatto ma la circolazione di queste immagini può diventare perenne. Queste immagini possono e dovrebbero servire per creare una memoria collettiva, ricordare quanto successo e agire in modo attivo per non ripetere queste cose nel nostro presente. Le prime guerre che sono state coperte a livello mediatico sono quella di Crimea tramite le fotografie e la guerra del Vietnam che è stata trasmessa h24. Ma questo comporta un problema secondo la Sontag ovvero c’è il rischio di desensibilizzare il fruitore in merito alla sofferenza perche questa viene appunto estetizzata, fatta a strumento di intrattenimento televisivo. Helena Janczeck scrive un libro “la ragazza con la Leica” e racconta di Taro e Capa, due fotografi di guerra, attivi durante la guerra civile spagnola che sono pronti a documentare quanto accade ma non solo. Loro stanno dalla parte dei repubblicani, vogliono promuovere la libertà quindi la fotografia di guerra diventa anche un’arma, uno strumento. La Sontag poi fa anche un passaggio in più, parla di come la fotografia si è sviluppata fino ad arrivare al drone, utilizzato in guerra prima come strumento di sorveglianza poi come arma vera e propria. Questo comporta problemi etici e morali. Anche sulla fruizione di queste immagini prodotte dal drone, dall’alto, da uno sguardo unilaterale, che si insinua in una quotidianità senza chiedere neanche il permesso. È uno sguardo dall’alto. Azoulay affronta il tema della fotografia nel suo libro e fa una riflessione approfondita. Dice che non bisogna farsi vincere dall’estetica della foto, ma indagarla, avere uno sguardo critico. Uno sguardo politico che porta a ripensare il civile. Che cosa significa? Secondo Azoulay la fotografia si compone di eventi fotografato ed evento fotografico, quest’ultimo si articola tramite la presenza di un ph, una macchina fotografica, un soggetto ed un fruitore che è in grado di accettare il significato dato oppure di indagarlo. Secondo lei è necessario andare oltre e propone un nuovo concetto di cittadinanza, parla di cittadinanza globale, con uno sguardo civile improntato sull’aiuto degli altri grazie a queste immagini che ci danno la possibilità di interrogarci perché si crea uno spazio condiviso, di incontro. Un altro riferimento alle immagini come documentazione di atrocità è quello della Shoah, ad esempio Huberman con i suoi fotogrammi “immagini malgrado tutto” vuole spingerci ad attivare la nostra immaginazione per capire quanto successo nei campi di sterminio.