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Contesto storico, ideologie, istituzioni culturali, posizione degli intellettuali e la questione della lingua.
Tipologia: Sintesi del corso
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Con l'unificazione, l'Italia divenne una monarchia costituzionale regolata dallo Statuto albertino del 1848. Il nuovo stato era accentratore: le autonomie locali erano inesistenti e venne estesa la legislazione sabauda a tutto il Regno. Il governo del paese era espressione di una ristrettissima minoranza: solo il 2% della popolazione aveva diritto al voto. DESTRA STORICA. Nelle strutture economiche, l'Italia era un paese fortemente arretrato rispetto alle altre potenze europee, che avevano vissuto la rivoluzione industriale. Nei primi quindici anni di Unità governò la Destra storica, ostile a uno sviluppo industriale per due motivi: riteneva che l'Italia, essendo povera di materie prime, non avesse i requisiti adatti; temeva che il sorgere dell'industria, creando un proletariato di fabbrica, potesse innescare tensioni eversive. La Destra era espressione della borghesia agraria e compì scelte politiche conformi ai propri interessi: istituì il libero scambio per favorire l'esportazione di prodotti agricoli e l'importazione dei vari prodotti industriali di cui vi era necessità. La politica liberoscambista non stimolò le industrie esistenti né favorì la nascita di nuove; viceversa incrementò lo sviluppo dei prodotti e delle esportazioni agricole, il settore però rimane fortemente arretrato nei metodi di coltura. Un settore dell'economia molto attivo è quello della creazione di infrastrutture. SINISTRA STORICA. Il quadro comincia a cambiare con la svolta segnata dall'avvento della Sinistra al potere. La Sinistra liberale coagula gli interessi di gruppi sociali diversi, tenuti sino ad ora ai margini. Tra questi gruppi vi sono gli imprenditori industriali, a cui la Sinistra concede l'istituzione di un protezionismo doganale per garantire i loro interessi. Un impulso all'industrializzazione viene anche dalle scelte politiche della Sinistra, che augurò una politica di potenza che spingeva ad una corsa agli armamenti: ciò portava alla necessità di potenziare l'industria siderurgica. Dal 1880 subentra la crisi agraria: l'arrivo sui mercati europei di enormi quantità di grano americano a buon mercato fa crollare i prezzi. La concorrenza segna la crisi definitiva dei sistemi agricoli arcaici e determina la scomparsa della piccola proprietà contadina. La crisi accelera la modernizzazione dell'agricoltura e spinge a investire molti capitali nell'industria. L'effetto di tutto ciò è un ulteriore impoverimento del Sud, costretto a comprare prodotti industriali a prezzi maggiori dal Nord. Il rapporto tra Nord e Sud diventa di tipo coloniale, dettato da scambi ineguali. Si profila la “questione meridionale”. STRUTTURA SOCIALE. Le trasformazioni della base economica generano trasformazioni della struttura sociale italiana: la classe dirigente è prevalentemente composta da grandi possidenti agrari, l'aristocrazia gode ancora di grande peso e prestigio sociale (la letteratura ne fornisce un esempio importante). Nel ceto dei grandi possidenti si collocano anche molti borghesi. La figura del borghese moderno non è quella dell'imprenditore audace che crea colossi dal nulla; ma la figura dello speculatore, del finanziere senza scrupoli. Nel ceto medio è prevalente la componente tradizionale, è una classe che entra in crisi in seguito delle trasformazioni in atto. La crisi dei ceti medi tradizionali ha grande incidenza sulla letteratura: molti scrittori provengono da questo strato sociale, ne patiscono la decadenza e la riflettono nelle loro opere. Si assiste al delinearsi di un ceto medio nuovo: quello impiegatizio. I ceti popolari sono ancora composti prevalentemente da contadini, gli operai sono una minoranza. Le condizioni delle masse contadine dopo l'Unità peggiorano ulteriormente, poiché l'aumento dei prezzi non è seguito dall'aumento dei loro redditi. A ciò si aggiunge la pesantissima pressione fiscale imposta dal nuovo Stato, Alle tasse si affianca la leva militare obbligatoria, che dura cinque anni e sottrae braccia valide al lavoro agricolo. I contadini sono afflitti dalle malattie, dovute a denutrizione, a scarsissima igiene e a mancanza di assistenza medica. I ceti popolari erano vittime di una vera e propria esclusione culturale che, nonostante l'unificazione politica, delineava due Italie: una frattura netta separava i ceti superiori e le masse popolari. Ciò comporterà la nascita del fenomeno migratorio.
L'Italia fine ottocentesca vedeva gli inizi di uno sviluppo capitalistico moderno che tendeva inevitabilmente all'industrializzazione. Si possono individuare tre tipi di atteggiamenti degli scrittori di fronte alla modernizzazione economica e sociale:
Questo insieme di fattori determina un clima di fiducia nelle forze dell'uomo e nelle possibilità del sapere scientifico e tecnologico. L'ottimismo si traduce sempre più in un vero e proprio culto della scienza e della tecnica, proponendo come figura mitica lo scienziato. L'esaltazione positivistica della scienza posa su alcune convinzioni di base: