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ETA' POST-UNITARIA: SINTESI, Sintesi del corso di Italiano

Contesto storico, ideologie, istituzioni culturali, posizione degli intellettuali e la questione della lingua.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 10/05/2021

SimoneBocci
SimoneBocci 🇮🇹

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ETA' POST-UNITARIA
Le strutture politiche, economiche e sociali.
Con l'unificazione, l'Italia divenne una monarchia costituzionale regolata dallo Statuto albertino del 1848. Il nuovo stato er a
accentratore: le autonomie locali erano inesistenti e venne estesa la legislazione sabauda a tutto il Regno.
Il governo del paese era espressione di una ristrettissima minoranza: solo il 2% della popolazi one aveva diritto al voto.
DESTRA STORICA.
Nelle strutture economiche, l'Italia era un paese fortemente arretrato rispetto alle altre potenze europee, che avevano vissuto la
rivoluzione industriale.
Nei primi quindici anni di Unità governò la Destra storica, ostile a uno sviluppo industriale per due motivi: riteneva che l'Italia,
essendo povera di materie prime, non avesse i requisiti adatti; temeva che il sorgere dell'industria, creando un proletariato di fabbrica,
potesse innescare tensioni eversive.
La Destra era espressione della borghesia a graria e compì sc elte politiche conformi ai propri interessi: istituì il libero scambio per
favorire l'esportazione di prodotti agricoli e l'importazione dei vari prodotti industriali di cui vi era necessità.
La politica liberoscambista non stimolò le industrie esistenti né favorì la nascita di nuove; viceversa incrementò lo sviluppo dei
prodotti e delle esportazioni agricole, il settore però rimane fortemente arretrato nei metodi di coltura.
Un settore dell'economia molto attivo è quello della creazione di infrastrutture.
SINISTRA STORICA.
Il quadro comincia a cambiare con la svolta segnata dall'avvento della Sinistra al potere. La Sinistra liberale coagula gli interessi di
gruppi sociali diversi, tenuti sino ad ora ai margini.
Tra questi gruppi vi sono gli imprenditori industriali, a cui la Sinistra concede l'istituzione di un protezionismo doganale per garantire
i loro interessi.
Un impulso all'industrializzazione viene anche dalle scelte politiche della Sinistra, che augurò una politica di potenza che spingeva
ad una corsa agli armamenti: ciò portava alla necessità di potenziare l'industria siderurgica.
Dal 1880 subentra la crisi agraria: l'arrivo sui mercati europei di enormi quan tità di grano americano a buon mercato fa crollare i
prezzi. La concorrenza segna la crisi definitiva dei sistemi agricoli arcaici e determina la scomparsa della piccola proprietà contadina.
La crisi accelera la modernizzazione dell'agricoltura e spinge a investire molti capitali nell'industria. L'effetto di tutto ciò è un
ulteriore impoverimento del Sud, costretto a comprare prodotti industriali a prezzi maggiori dal Nord.
Il rapporto tra Nord e Sud diventa di tipo coloniale, dettato da scambi ineguali.
Si profila la “questione meridionale”.
STRUTTURA SOCIALE.
Le trasformazioni della base economica generano trasformazioni della strut tura sociale italiana: la classe dirigente è prevalentemente
composta da grandi possidenti agrari, l'aristocrazia gode ancora di grande peso e prestigio sociale (la letteratura ne fornisce un
esempio importante).
Nel ceto dei grandi possidenti si collocano anche molti borghesi. La figura del borghese moderno non è quella dell'imprenditore
audace che crea colossi dal nulla; ma la figura dello speculatore, del finanziere senza scrupoli.
Nel ceto medio è prevalente la componente tradizionale, è una classe che entra in crisi in seguito delle trasformazioni in atto.
La crisi dei ceti medi tradizionali ha grande incidenza sulla letteratura: molti scrittori provengono da questo strato sociale, ne
patiscono la decadenza e la riflettono nelle loro opere.
Si assiste al delinearsi di un ceto medio nuovo: quello impiegatizio.
I ceti popolari sono ancora composti prevalentemente da contadini, gli operai sono una minoranza.
Le condizioni delle masse contadine dopo l'Unità peggiorano ulteriormente, poiché l'aumento dei prezzi non è seguito dall'aumento
dei loro redditi. A ciò si aggiunge la pesantissima pressione fiscale imposta dal nuovo Stato,
Alle tasse si affianca la leva militare obbligatoria, che dura cinque anni e sottrae braccia valide al lavoro agricolo.
I contadini sono afflitti dalle malattie, dovute a denutrizione, a scarsissima igiene e a mancanza di assistenza medica.
I ceti popolari erano vittime di u na vera e propria esclusione culturale che, nonostante l'unificazione politica, delineava due Italie:
una frattura netta separava i ceti superiori e le m asse popolari. Ciò comporterà la nascita del fenomeno migratorio.
Le ideologie.
L'Italia fine ottocentesca vedeva gli inizi di uno sviluppo capitalistico moderno che tendeva inevitabilmente all'industrializzazione.
Si possono individuare tre tipi di atteggiamenti degli scrittori di fronte alla modernizzazione economica e sociale:
atteggiamento apologetico, inneggia ad essa come realizzazione del progresso;
atteggiamento di rifiuto romantico, in nome dei valori del passato;
atteggiamento che non esalta e non condanna, ma tende a indagarlo con rigore nei suoi meccanismi costitutivi.
POSITIVISMO.
Il primo atteggiamento è proprio della cultura positivistica che diviene egemone in questo periodo, diffondendosi su tutti i ceti.
Questa cultura pone le sue basi nel balzo in avanti del capitalismo industriale e nei profondi mutamenti delle strutture sociali, delle
mentalità che esso produce.
L'espansione della produzione e lo sfruttamento delle risorse naturali hanno bisogno dello studio scientific o della realtà e delle sue
applicazioni tecnologiche.
Le importanti scoperte scientifiche sembrano dare inizio ad un'era nuova.
Vi è una sempre maggiore diffusione del sapere e dell'istruzione, che aumenta il benessere sociale e esige maggiori conoscenze per
il suo sviluppo.
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ETA' POST-UNITARIA

Le strutture politiche, economiche e sociali.

Con l'unificazione, l'Italia divenne una monarchia costituzionale regolata dallo Statuto albertino del 1848. Il nuovo stato era accentratore: le autonomie locali erano inesistenti e venne estesa la legislazione sabauda a tutto il Regno. Il governo del paese era espressione di una ristrettissima minoranza: solo il 2% della popolazione aveva diritto al voto. DESTRA STORICA. Nelle strutture economiche, l'Italia era un paese fortemente arretrato rispetto alle altre potenze europee, che avevano vissuto la rivoluzione industriale. Nei primi quindici anni di Unità governò la Destra storica, ostile a uno sviluppo industriale per due motivi: riteneva che l'Italia, essendo povera di materie prime, non avesse i requisiti adatti; temeva che il sorgere dell'industria, creando un proletariato di fabbrica, potesse innescare tensioni eversive. La Destra era espressione della borghesia agraria e compì scelte politiche conformi ai propri interessi: istituì il libero scambio per favorire l'esportazione di prodotti agricoli e l'importazione dei vari prodotti industriali di cui vi era necessità. La politica liberoscambista non stimolò le industrie esistenti né favorì la nascita di nuove; viceversa incrementò lo sviluppo dei prodotti e delle esportazioni agricole, il settore però rimane fortemente arretrato nei metodi di coltura. Un settore dell'economia molto attivo è quello della creazione di infrastrutture. SINISTRA STORICA. Il quadro comincia a cambiare con la svolta segnata dall'avvento della Sinistra al potere. La Sinistra liberale coagula gli interessi di gruppi sociali diversi, tenuti sino ad ora ai margini. Tra questi gruppi vi sono gli imprenditori industriali, a cui la Sinistra concede l'istituzione di un protezionismo doganale per garantire i loro interessi. Un impulso all'industrializzazione viene anche dalle scelte politiche della Sinistra, che augurò una politica di potenza che spingeva ad una corsa agli armamenti: ciò portava alla necessità di potenziare l'industria siderurgica. Dal 1880 subentra la crisi agraria: l'arrivo sui mercati europei di enormi quantità di grano americano a buon mercato fa crollare i prezzi. La concorrenza segna la crisi definitiva dei sistemi agricoli arcaici e determina la scomparsa della piccola proprietà contadina. La crisi accelera la modernizzazione dell'agricoltura e spinge a investire molti capitali nell'industria. L'effetto di tutto ciò è un ulteriore impoverimento del Sud, costretto a comprare prodotti industriali a prezzi maggiori dal Nord. Il rapporto tra Nord e Sud diventa di tipo coloniale, dettato da scambi ineguali. Si profila la “questione meridionale”. STRUTTURA SOCIALE. Le trasformazioni della base economica generano trasformazioni della struttura sociale italiana: la classe dirigente è prevalentemente composta da grandi possidenti agrari, l'aristocrazia gode ancora di grande peso e prestigio sociale (la letteratura ne fornisce un esempio importante). Nel ceto dei grandi possidenti si collocano anche molti borghesi. La figura del borghese moderno non è quella dell'imprenditore audace che crea colossi dal nulla; ma la figura dello speculatore, del finanziere senza scrupoli. Nel ceto medio è prevalente la componente tradizionale, è una classe che entra in crisi in seguito delle trasformazioni in atto. La crisi dei ceti medi tradizionali ha grande incidenza sulla letteratura: molti scrittori provengono da questo strato sociale, ne patiscono la decadenza e la riflettono nelle loro opere. Si assiste al delinearsi di un ceto medio nuovo: quello impiegatizio. I ceti popolari sono ancora composti prevalentemente da contadini, gli operai sono una minoranza. Le condizioni delle masse contadine dopo l'Unità peggiorano ulteriormente, poiché l'aumento dei prezzi non è seguito dall'aumento dei loro redditi. A ciò si aggiunge la pesantissima pressione fiscale imposta dal nuovo Stato, Alle tasse si affianca la leva militare obbligatoria, che dura cinque anni e sottrae braccia valide al lavoro agricolo. I contadini sono afflitti dalle malattie, dovute a denutrizione, a scarsissima igiene e a mancanza di assistenza medica. I ceti popolari erano vittime di una vera e propria esclusione culturale che, nonostante l'unificazione politica, delineava due Italie: una frattura netta separava i ceti superiori e le masse popolari. Ciò comporterà la nascita del fenomeno migratorio.

Le ideologie.

L'Italia fine ottocentesca vedeva gli inizi di uno sviluppo capitalistico moderno che tendeva inevitabilmente all'industrializzazione. Si possono individuare tre tipi di atteggiamenti degli scrittori di fronte alla modernizzazione economica e sociale:

  • atteggiamento apologetico, inneggia ad essa come realizzazione del progresso;
  • atteggiamento di rifiuto romantico, in nome dei valori del passato;
  • atteggiamento che non esalta e non condanna, ma tende a indagarlo con rigore nei suoi meccanismi costitutivi. POSITIVISMO. Il primo atteggiamento è proprio della cultura positivistica che diviene egemone in questo periodo, diffondendosi su tutti i ceti. Questa cultura pone le sue basi nel balzo in avanti del capitalismo industriale e nei profondi mutamenti delle strutture sociali, delle mentalità che esso produce. L'espansione della produzione e lo sfruttamento delle risorse naturali hanno bisogno dello studio scientifico della realtà e delle sue applicazioni tecnologiche. Le importanti scoperte scientifiche sembrano dare inizio ad un'era nuova. Vi è una sempre maggiore diffusione del sapere e dell'istruzione, che aumenta il benessere sociale e esige maggiori conoscenze per il suo sviluppo.

MITO DEL PROGRESSO.

Questo insieme di fattori determina un clima di fiducia nelle forze dell'uomo e nelle possibilità del sapere scientifico e tecnologico. L'ottimismo si traduce sempre più in un vero e proprio culto della scienza e della tecnica, proponendo come figura mitica lo scienziato. L'esaltazione positivistica della scienza posa su alcune convinzioni di base:

  • quella scientifica è l'unica conoscenza possibile e il metodo della scienza è l'unico valido, di qui il rifiuto di ogni visione di tipo religioso;
  • il metodo della scienza va esteso a tutti i campi: nessun aspetto del reale deve sfuggire all'indagine scientifica;
  • la scienza, dandoci gli strumenti per spiegare e conoscere il reale, ci consente anche di dominarlo, asservendolo ai bisogni dell'uomo, di qui deriva la fede nel progresso. TENDENZE FILOSOFICHE. Il Positivismo si afferma in Italia grazie a Francesco de Sanctis che, pur rifiutando le implicazioni materialistiche dello scientismo positivista, invita allo studio scientifico dei fatti come necessario correttivo dell'idealismo. Propone una conciliazione tra ideale e reale attraverso l'uso di un metodo positivo nello studio dei fenomeni. Se nell'opinione di questo periodo è diffuso un positivismo “volgare”, rozzamente materialistico, gli intellettuali lo vedono come semplice metodo per studiare i fenomeni sociali e culturali. IDEOLOGIE POLITICHE. In campo politico l'ideologia egemone resta quella del liberalismo. Il liberalismo post-unitario fu di orientamento fortemente laico. Era un laicismo di matrice patriottica, nato come risposta all'atteggiamento antirisorgimentale e antiliberale assunto dalla Chiesa prima e dopo l'unificazione. L'atteggiamento della Chiesa verso il nuovo Stato impediva ai cattolici, che nel nostro paese erano una componente rilevante, di partecipare alla vita politica. L'opposizione al liberalismo conservatore fu assunta da forme di radicalismo borghese, decisamente minoritarie. Gli anarchici, guidati dal rivoluzionario russo Bakunin, tentarono di organizzare moti insurrezionali, ma fallirono. L'anarchismo fu presto superato dal diffondersi del socialismo; tra le varie tendenze quella più importante era il marxismo. Nel 1892 nacque il Partito Socialista Italiano, che si ispirava alle teorie e ai programmi di Karl Marx. Tuttavia l'arretratezza sociale ed economica non consentiva in Italia una forte espansione del socialismo, che fu profondamente influenzato dal positivismo. Le istituzioni culturali. EDITORIA E GIORNALISMO. Il mercato culturale assume dimensioni nazionali, poiché non esistono più gli ostacoli costituiti dalle dogane dei singoli Stati. La dimensione nazionale del mercato dà un potente impulso all'industria editoriale: chi produce libri sa di poter contare su un numero di acquirenti ben più vasto. La pubblicità comincia ad essere indispensabile per far conoscere e vendere libri. Per questo gli editori tendono ad essere anche proprietari di giornali e periodici, per diffondere i loro prodotti con recensioni e annunci. Vi sono giornali delle più varie tendenze politiche, in cui compaiono anche supplementi dedicati alla cultura. SCUOLA. Nell'Italia post-unitaria viene introdotta l'obbligatorietà dell'istruzione elementare. Le scuole elementari erano affidate ai Comuni, che però non avevano fondi sufficienti per assicurarne il funzionamento. Anche la preparazione di gran parte dei maestri era scadente. Le funzioni della scuola erano:
  • fornire un minimo di bagaglio culturale a tutti;
  • amalgamare la popolazione italiana, facendo acquisire alle masse popolari una coscienza nazionale e patriottica. Il sistema scolastico generale rispecchiava la struttura sociale del paese:
  • la grande maggioranza della popolazione si fermava all'istruzione elementare;
  • una parte raggiungeva un diploma ed era indirizzata alla piccola borghesia;
  • una ristrettissima élite arrivava alla laurea e andava a formare la classe dirigente. Già negli ultimi decenni del secolo era però visibile il fenomeno della disoccupazione intellettuale: il sistema produttivo arretrato non era in grado di assorbire tutti i diplomati e i laureati. Il fenomeno destava preoccupazioni nella classe politica, si temeva che i giovani intellettuali scontenti dessero sfogo alla loro rabbia ponendosi a capo dei movimenti di protesta popolari, e ciò avvenne. Gli intellettuali. CONFLITTO TRA INTELLETTUALE E SOCIETA'. Nel Risorgimento l'intellettuale aveva una figura di guida ideologica, o addirittura un ruolo attivo di dirigente politico, a causa dell'arretratezza dell'organizzazione economica e sociale. Con l'avvio di uno sviluppo moderno in Italia questa condizione viene a mancare e segna un cambio di ruolo radicale per gli intellettuali. Si affaccia anche in Italia quel conflitto tra intellettuale e società che era l'elemento caratterizzante la cultura romantica europea. Cominciano a comparire atteggiamenti di rivolta e di rifiuto dei valori borghesi, un senso di sconfitta e di frustrazione. Il letterato si sente spinto ai margini dai nuovi processi produttivi, che rendono sorpassata la funzione dell'umanista, privilegiando