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I concetti chiave dell'evoluzione biologica, dalla variabilità genetica e fenotipica alla selezione naturale e speciazione. Si analizzano i contributi di Lamarck e Darwin, evidenziando le differenze teoriche e l'importanza della genetica nel neo-darwinismo. Si affronta il dibattito tra creazionismo ed evoluzionismo, esaminando figure chiave che hanno cercato di conciliare le visioni. Una panoramica dei meccanismi evolutivi, utile per comprendere la diversità della vita e le sue origini. Approfondisce variabilità genotipica e fenotipica, spiegando come mutazioni e ricombinazione contribuiscono alla diversità. Esamina il ruolo della selezione naturale nel favorire i fenotipi adatti, portando ad adattamento e speciazione. Discute gradualismo ed equilibrio punteggiato, offrendo una visione delle modalità evolutive. Infine, analizza il dibattito storico tra creazionismo ed evoluzionismo.
Tipologia: Appunti
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L’evoluzione è il processo che ha caratterizzato la storia dei vertebrati. Costituisce il principio fondamentale della Biologia. La comprensione dei principi e dei processi evolutivi è essenziale per comprendere a fondo la diversità dei vertebrati, poiché rappresenta il prodotto diretto dell’evoluzione. La pinna di uno squalo, le ali, la mano, hanno tutti le ossa con segmenti perché tali strutture hanno stessa origine embrionale. La diversità dei Vertebrati è il prodotto, è figlia dell’evoluzione! L’evoluzione inizia dalla variabilità biologica; esistono due tipi di variabilità Biologica: Variabilità Fenotipica (colorazione, forma e dimensione) Dipende da fattori genetici e ambientali; sono caratteri acquisiti, cioè caratteri NON EREDITARI e trasmissibili. I caratteri genici, infatti, possono essere presenti nel Dna e non si esprimono magari perché l’ambiente non lo consente. Variabilità Genotipica (influenza il fenomeno evolutivo) C’è sempre una variabilità dovuta alla riproduzione sessuale perché la prole ha sempre qualche carattere nuovo rispetto al genitore. È una variazione individuale legata al diverso assortimento del materiale genetico ed è TRASMISSIBILE da una generazione all’altra. I fattori che determinano la Variabilità Genotipica: a) Segregazione mendeliana: Mendel dichiarò che i geni fossero presenti in forme diverse, ossia gli alleli. I geni si trovano nei locus. Nella riproduzione sessuale, quando cioè il patrimonio genetico paterno e materno si uniscono, si può avere sia una condizione di omozigosi se sono uguali, sia una condizione di eterozigosi se gli alleli sono diversi. Se gli alleli sono diversi danno fenotipi e genotipi diversi; tale variabilità mendeliana non può spiegare l’evoluzione perché non è una grande variabilità ma dà come risultato solo 3 possibilità: 50%, 30% e 25%. b) Crossing-over : avviene nella meiosi: i gameti devono divenire aploidi e lo possono fare attraverso la meiosi. Nella profase c’è il momento della zigotene dove i cromosomi, paterno e materno, si sovrappongono, cosicché questi si scambiano porzioni omologhe di materiale genetico;la nuova prole, quindi, ha geni propri. Garantisce una variabilità umana. c) Mutazioni : sono rare e quando avvengono sono quasi sempre letali. Le non letali sono svantaggiose per il 99% e vantaggiose per l’1%. Le mutazioni possono essere: Mutazioni puntiformi: scambio della sequenza genica a carico di tratti nucleotidici molto piccoli. Delezioni o inversioni: mutazioni a carico di tratti cromosomici. Poliploidia: mutazioni a livello dell’intero genoma Garantisce maggiormente la variabilità. La variabilità causata dai precedenti fattori non è la variabilità in grado di giustificare l’evoluzione, ma è la base su cui agisce la “selezione naturale”. L’evoluzione è dovuta all’azione della selezione naturale sui fenotipi diversi.
Con il termine fenotipo si intende l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e fisiologiche comprensive del comportamento. Questo termine viene utilizzato in associazione al termine genotipo, dove per genotipo si intende la costituzione genetica di un individuo o di un organismo vivente. Il fenotipo non è semplice manifestazione del genotipo: le caratteristiche fenotipicamente osservabili di un organismo sono il risultato dell'interazione tra il genotipo e l’ambiente. In sintesi è possibile definire il fenotipo come la manifestazione fisicamente osservabile del genotipo che dipende dall’interazione tra espressione genica, fattori ambientali e casuali. Per tale ragione è importante sottolineare che organismi con uno stesso genotipo non necessariamente presentano uguale fenotipo; bisogna infatti considerare l’influenza dei meccanismi sottostanti alle interazioni ambientali. Il termine genotipo si riferisce all'insieme di geni che compongono il DNA di un organismo o di una popolazione. Ogni gene, singolarmente o in modo cooperativo, contribuisce in maniera diversa allo sviluppo, alla fisiologia e al mantenimento funzionale dell'organismo. L'insieme dei caratteri osservabili viene chiamato fenotipo. Il genotipo, da solo, non definisce il fenotipo, piuttosto interagisce con l'ambiente (esterno o interno) nel determinarlo. Quindi due individui con stesso genotipo (ad esempio gemelli monozigoti) non necessariamente hanno un fenotipo identico.
Per capire il fenomeno della selezione naturale si fanno due ipotesi: Il genotipo uniforme comporta: