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Evoluzione Biologica: Variabilità, Selezione Naturale e Speciazione, Appunti di Anatomia e Fisiologia Animale

I concetti chiave dell'evoluzione biologica, dalla variabilità genetica e fenotipica alla selezione naturale e speciazione. Si analizzano i contributi di Lamarck e Darwin, evidenziando le differenze teoriche e l'importanza della genetica nel neo-darwinismo. Si affronta il dibattito tra creazionismo ed evoluzionismo, esaminando figure chiave che hanno cercato di conciliare le visioni. Una panoramica dei meccanismi evolutivi, utile per comprendere la diversità della vita e le sue origini. Approfondisce variabilità genotipica e fenotipica, spiegando come mutazioni e ricombinazione contribuiscono alla diversità. Esamina il ruolo della selezione naturale nel favorire i fenotipi adatti, portando ad adattamento e speciazione. Discute gradualismo ed equilibrio punteggiato, offrendo una visione delle modalità evolutive. Infine, analizza il dibattito storico tra creazionismo ed evoluzionismo.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 18/06/2025

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Evoluzione
L’evoluzione è il processo che ha caratterizzato la storia dei vertebrati. Costituisce il principio fondamentale della Biologia. La
comprensione dei principi e dei processi evolutivi è essenziale per comprendere a fondo la diversità dei vertebrati, poiché rappresenta il
prodotto diretto dell’evoluzione. La pinna di uno squalo, le ali, la mano, hanno tutti le ossa con segmenti perché tali strutture hanno
stessa origine embrionale.
La diversità dei Vertebrati è il prodotto, è figlia dell’evoluzione!
L’evoluzione inizia dalla variabilità biologica; esistono due tipi di variabilità Biologica :
Variabilità Fenotipica
(colorazione, forma e dimensione)
Dipende da fattori genetici e ambientali;
sono caratteri acquisiti, cioè caratteri
NON EREDITARI e trasmissibili.
I caratteri genici, infatti, possono essere
presenti nel Dna e non si esprimono magari
perché l’ambiente non lo consente.
Variabilità Genotipica
(influenza il fenomeno evolutivo)
C’è sempre una variabilità dovuta alla
riproduzione sessuale perché la prole ha sempre qualche
carattere nuovo rispetto al genitore.
È una variazione individuale legata al diverso
assortimento del materiale genetico ed è TRASMISSIBILE da
una generazione all’altra.
I fattori che determinano la Variabilità Genotipica :
a) Segregazione mendeliana:
Mendel dichiarò che i geni fossero presenti in
forme diverse, ossia gli alleli. I geni si trovano nei
locus. Nella riproduzione sessuale,
quando cioè il patrimonio genetico paterno e materno si uniscono, si può avere sia una condizione di omozigosi se sono uguali, sia
una condizione di eterozigosi se gli alleli sono diversi. Se gli alleli sono diversi danno fenotipi e genotipi diversi; tale variabilità
mendeliana non può spiegare l’evoluzione perché non è una grande variabilità ma come risultato solo 3 possibilità: 50%, 30% e
25%.
b) Crossing-over : avviene nella meiosi: i gameti devono divenire aploidi e lo possono fare attraverso la meiosi. Nella profase c’è il
momento della zigotene dove i cromosomi, paterno e materno, si sovrappongono, cosicché questi si scambiano porzioni omologhe
di materiale genetico;la nuova prole, quindi, ha geni propri.
Garantisce una variabilità umana .
c) Mutazioni : sono rare e quando avvengono sono quasi sempre letali. Le non letali sono svantaggiose per il 99% e vantaggiose
per l’1%. Le mutazioni possono essere:
Mutazioni puntiformi: scambio della sequenza genica a carico di tratti nucleotidici molto piccoli.
Delezioni o inversioni: mutazioni a carico di tratti cromosomici.
Poliploidia: mutazioni a livello dell’intero genoma
Garantisce maggiormente la variabilità.
La variabilità causata dai precedenti fattori non è la variabilità in grado di giustificare l’evoluzione, ma è la base su cui agisce la
“selezione naturale”. L’ evoluzione è dovuta all’azione della selezione naturale sui fenotipi diversi.
Selezione Naturale
Con il termine fenotipo si intende l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e
fisiologiche comprensive del comportamento. Questo termine viene utilizzato in associazione al termine genotipo, dove per genotipo si intende la costituzione genetica di un individuo o
di un organismo vivente. Il fenotipo non è semplice manifestazione del genotipo: le caratteristiche fenotipicamente osservabili di un organismo sono il risultato dell'interazione tra il
genotipo e l’ambiente. In sintesi è possibile definire il fenotipo come la manifestazione fisicamente osservabile del genotipo che dipende dall’interazione tra espressione genica, fattori
ambientali e casuali. Per tale ragione è importante sottolineare che organismi con uno stesso genotipo non necessariamente presentano uguale fenotipo; bisogna infatti considerare
l’influenza dei meccanismi sottostanti alle interazioni ambientali.
Il termine genotipo si riferisce all'insieme di geni che compongono il DNA di un organismo o di una popolazione. Ogni gene, singolarmente o in modo cooperativo, contribuisce in
maniera diversa allo sviluppo, alla fisiologia e al mantenimento funzionale dell'organismo. L'insieme dei caratteri osservabili viene chiamato fenotipo. Il genotipo, da solo, non
definisce il fenotipo, piuttosto interagisce con l'ambiente (esterno o interno) nel determinarlo. Quindi due individui con stesso genotipo (ad esempio gemelli monozigoti) non
necessariamente hanno un fenotipo identico.
Selezione Naturale + Variabilità Genotipica
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EVOLUZIONE
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Evoluzione

L’evoluzione è il processo che ha caratterizzato la storia dei vertebrati. Costituisce il principio fondamentale della Biologia. La comprensione dei principi e dei processi evolutivi è essenziale per comprendere a fondo la diversità dei vertebrati, poiché rappresenta il prodotto diretto dell’evoluzione. La pinna di uno squalo, le ali, la mano, hanno tutti le ossa con segmenti perché tali strutture hanno stessa origine embrionale. La diversità dei Vertebrati è il prodotto, è figlia dell’evoluzione! L’evoluzione inizia dalla variabilità biologica; esistono due tipi di variabilità Biologica: Variabilità Fenotipica (colorazione, forma e dimensione) Dipende da fattori genetici e ambientali; sono caratteri acquisiti, cioè caratteri NON EREDITARI e trasmissibili. I caratteri genici, infatti, possono essere presenti nel Dna e non si esprimono magari perché l’ambiente non lo consente. Variabilità Genotipica (influenza il fenomeno evolutivo) C’è sempre una variabilità dovuta alla riproduzione sessuale perché la prole ha sempre qualche carattere nuovo rispetto al genitore. È una variazione individuale legata al diverso assortimento del materiale genetico ed è TRASMISSIBILE da una generazione all’altra. I fattori che determinano la Variabilità Genotipica: a) Segregazione mendeliana: Mendel dichiarò che i geni fossero presenti in forme diverse, ossia gli alleli. I geni si trovano nei locus. Nella riproduzione sessuale, quando cioè il patrimonio genetico paterno e materno si uniscono, si può avere sia una condizione di omozigosi se sono uguali, sia una condizione di eterozigosi se gli alleli sono diversi. Se gli alleli sono diversi danno fenotipi e genotipi diversi; tale variabilità mendeliana non può spiegare l’evoluzione perché non è una grande variabilità ma dà come risultato solo 3 possibilità: 50%, 30% e 25%. b) Crossing-over : avviene nella meiosi: i gameti devono divenire aploidi e lo possono fare attraverso la meiosi. Nella profase c’è il momento della zigotene dove i cromosomi, paterno e materno, si sovrappongono, cosicché questi si scambiano porzioni omologhe di materiale genetico;la nuova prole, quindi, ha geni propri. Garantisce una variabilità umana. c) Mutazioni : sono rare e quando avvengono sono quasi sempre letali. Le non letali sono svantaggiose per il 99% e vantaggiose per l’1%. Le mutazioni possono essere:  Mutazioni puntiformi: scambio della sequenza genica a carico di tratti nucleotidici molto piccoli.  Delezioni o inversioni: mutazioni a carico di tratti cromosomici.  Poliploidia: mutazioni a livello dell’intero genoma Garantisce maggiormente la variabilità. La variabilità causata dai precedenti fattori non è la variabilità in grado di giustificare l’evoluzione, ma è la base su cui agisce la “selezione naturale”. L’evoluzione è dovuta all’azione della selezione naturale sui fenotipi diversi.

Selezione Naturale

Con il termine fenotipo si intende l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e fisiologiche comprensive del comportamento. Questo termine viene utilizzato in associazione al termine genotipo, dove per genotipo si intende la costituzione genetica di un individuo o di un organismo vivente. Il fenotipo non è semplice manifestazione del genotipo: le caratteristiche fenotipicamente osservabili di un organismo sono il risultato dell'interazione tra il genotipo e l’ambiente. In sintesi è possibile definire il fenotipo come la manifestazione fisicamente osservabile del genotipo che dipende dall’interazione tra espressione genica, fattori ambientali e casuali. Per tale ragione è importante sottolineare che organismi con uno stesso genotipo non necessariamente presentano uguale fenotipo; bisogna infatti considerare l’influenza dei meccanismi sottostanti alle interazioni ambientali. Il termine genotipo si riferisce all'insieme di geni che compongono il DNA di un organismo o di una popolazione. Ogni gene, singolarmente o in modo cooperativo, contribuisce in maniera diversa allo sviluppo, alla fisiologia e al mantenimento funzionale dell'organismo. L'insieme dei caratteri osservabili viene chiamato fenotipo. Il genotipo, da solo, non definisce il fenotipo, piuttosto interagisce con l'ambiente (esterno o interno) nel determinarlo. Quindi due individui con stesso genotipo (ad esempio gemelli monozigoti) non necessariamente hanno un fenotipo identico.

Selezione Naturale + Variabilità Genotipica

EVOLUZIONE

Per capire il fenomeno della selezione naturale si fanno due ipotesi: Il genotipo uniforme comporta:

  1. Lotta per la vita in condizioni favorevoli.
  2. Mortalità massiccia in condizioni sfavorevoli. Quindi con il genotipo uniforme si ha in ogni caso una condizione sfavorevole. Genotipo variabile: La selezione naturale favorisce determinati fenotipi (e i genotipi corrispondenti) aumentando la FITNESS (capacità riproduttiva). Inoltre, la selezione naturale, agendo sulla riproduzione differenziale, coinvolgendo cioè fenotipi diversi, determina un pool genetico, quindi grande variabilità genetica nelle popolazioni successive. Lamarck riteneva che il genitore acquisisse caratteri più favorevoli e questi caratteri venivano poi trasmesse alla prole, cioè carattere acquisito. Lamarck però non poteva portare avanti questa idea perché i caratteri acquisiti non si ereditano. (es. giraffa) Questo fenomeno si chiamava ereditarietà dei caratteri acquisiti. Darwinismo: la prole è variabile e su di essa agisce la selezione naturale perché alcuni non hanno caratteri adatti per quell’ambiente. Quando produrranno prole, con il tempo la popolazione sarà in possesso dei caratteri vantaggiosi, mentre quelli svantaggiosi soccombono (adattamento). L’evoluzione necessita di due componenti: la variabilità e la selezione naturale! Le specie biologiche Per definire che un gruppo di popolazioni appartiene alla stessa specie, bisogna che ci siano queste condizioni:  Sono gruppi di popolazioni naturali effettivamente o potenzialmente in grado di incrociarsi, dando una prole fertile.  Sono riproduttivamente isolate da altri gruppi di popolazioni. La SPECIAZIONE porta alla formazione di nuove specie, quando non è più in grado di incrociarsi con l’altro organismo; è un processo mediante il quale popolazioni di organismi divengono riproduttivamente isolati. Due popolazioni in cui, col passare del tempo, si accumulano differenze nelle frequenze alleliche finiscono per diventare sempre più distinte. Fin quando due popolazioni di una stessa specie restano in contatto, gli alleli posso scambiarsi al loro interno creando un flusso genetico. Se invece si interpone una sorta di blocco al libero scambio di geni fra le popolazioni, che può avvenire ad esempio per modificazioni geografiche, si realizza un isolamento riproduttivo e quindi si ha un’interruzione del flusso genetico; si creano così due specie nuove. La popolazione è rappresentata da un gruppo di individui che si trovano nella stessa area geografica. La speciazione per separazione genetica è molto frequente! Esistono numerosi esempi teorici e paratici. L’unico punto importante è la presenza di una separazione fisica tra le popolazioni. Un esempio è l’ Istmo di Panamà che rappresenta una barriera tra le specie marine caraibiche e americane. Tale barriera geografica determina la speciazione, dunque la nascita di altre specie di pesci. Regno-> Phylum-> Classe-> Ordine-> Famiglia-> Genere-> Specie Evoluzionismo È la storia legata all’evoluzione: 1750 – 1800 – 1850 – 1900. Intorno al 1700 sono gli anni in cui i personaggi illustri della Biologia hanno affermato i loro pensieri; il primo è Linneo e in questo periodo la natura e i cambiamenti erano considerati con il termine di FISSISMO. Questa concezione era legata all’idea dell’armonia della natura, che dimostrerebbe, nella sua suprema perfezione,la presenza di un Creatore: ogni specie era in un modo perché già era stata creata in quel modo, gli organismi sono forme immutabili nel tempo. Nella metà del 700 Lamarck pubblicò un libro nel quale affermava che le specie non sono sempre le stesse, ma c’è continuità e sviluppo. Nel 1809 Lamarck per interpretare la continuità della specie esistente nei viventi, affermò: “Gli individui di una specie subiscono in continuità modificazioni delle strutture, in risposta a particolari esigenze ambientali”. Lui era un botanico e vedeva delle differenze e analogie tra le piante; allora perché il fissismo dice che tutto è uguale ed è stato creato allo stesso modo? L’idea di Lamarck però non fu accettata dai contemporanei, perché troppo rivoluzionaria e per mancanza di solide prove. Lamarck, inoltre, provò a dare una motivazione di perché le specie cambiano; disse che le specie sono diverse tra loro e vi è un cambiamento dovuto agli sforzi che un genitore compie per adeguarsi a quell’ambiente (es. giraffe che, grazie agli alberi alti e agli sforzi, hanno allungato il collo).Queste modifiche venivano trasmesse alla prole(trasmissione dei caratteri acquisiti). All’inizio del 1830 venne fuori l’idea di Darwin che s’imbarca su Beagle e fa una sorta di giro del mondo. In tutto questo tempo le osservazioni furono lo spunto per la sua teoria; nella