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Fenoglio letteratura contemporanea
Tipologia: Dispense
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Beppe Fenoglio (1922-1963) è strettamente associato alla letteratura della Resistenza italiana e alla rappresentazione della vita nelle Langhe piemontesi. Il contesto storico che domina l’opera di Fenoglio è infatti la Seconda guerra mondiale con particolare riferimento alla guerra civile in Italia tra il 1943 e il 1945. Fenoglio combatté come partigiano nelle Langhe contro i nazifascisti, e tutta la sua narrativa principale ruota attorno a quell’esperienza cruciale: i suoi personaggi vivono le vicende tragiche, epiche e moralmente complesse della lotta partigiana. Sul piano culturale, Fenoglio si inserisce nel solco del Neorealismo, ma con caratteristiche molto individuali. A differenza di altri neorealisti, egli ha un taglio più asciutto, quasi anglosassone (era grande amante della letteratura inglese, tanto che scriveva alcuni brani prima in inglese e poi li traduceva) e al contempo epico. Il suo contesto letterario è duplice: da un lato la tradizione italiana del racconto contadino (per la parte ambientata nelle Langhe, una zona rurale con cultura e dialetto propri), dall’altro la tradizione del romanzo di guerra e d’avventura anglo-americano (amava Hemingway, London, etc., e questo traspare nello stile). Inoltre, Fenoglio scrive nel pieno del dopoguerra, quando la memoria della Resistenza era un tema scottante e fondativo per la Repubblica: i suoi libri escono tra i primi anni ’ e ’60, periodo in cui in Italia c’è un dibattito su come raccontare la Resistenza (celebrata ufficialmente ma anche soggetta a retorica). Fenoglio, con il suo sguardo realistico e privo di retorica, offre un racconto antiretorico e crudo della lotta partigiana , tanto che inizialmente fu quasi incompreso (la sua raccolta I 23 giorni della città di Alba nel 1952 destò scalpore per la schiettezza). Il contesto personale è la ruralità delle Langhe (Fenoglio era di Alba, figlio di macellaio, quindi con radici contadine e di provincia) unita all’esperienza bellica straordinaria. Questo intreccio fa sì che le sue opere presentino due direttrici principali: il mondo rurale delle Langhe e il movimento della Resistenza. La cultura di Fenoglio è quindi quella di un giovane del dopoguerra, autodidatta (non completò l’università), immerso nella memoria fresca della guerra e al contempo proiettato verso modelli letterari internazionali.
Giuseppe “Beppe” Fenoglio nasce nel 1922 ad Alba (Piemonte), primogenito di tre figli. Frequenta il liceo ad Alba, rivelando subito un talento per le lingue, specialmente l’inglese. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale è arruolato nell’esercito italiano; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e lo sbandamento dell’esercito, Fenoglio intraprende un viaggio rocambolesco per tornare a casa attraverso l’Italia occupata. Nei mesi seguenti, ad appena vent’anni, si unisce ai gruppi partigiani attivi sulle colline delle Langhe e diventa un combattente (nome di battaglia “Johnny”, proprio per la sua passione per l’inglese). Combatterà fino alla Liberazione nel 1945. Questa esperienza partigiana, dura e idealista al tempo stesso, segna per sempre la sua visione del mondo. Dopo la guerra, Fenoglio lavora come impiegato in un’azienda vinicola privata ad Alba (stando così in contatto con la realtà contadina locale) e nel tempo libero scrive febbrilmente. Inizia a pubblicare i primi racconti all’inizio degli anni ’50. Il suo libro d’esordio è I ventitré giorni della città di Alba (1952), una raccolta di racconti in parte sulla guerra, in parte sulle Langhe. Nel 1954 pubblica il romanzo La malora , ambientato nel dopoguerra contadino. Lavorando sempre a fianco, scrive quelli che saranno pubblicati postumi come i suoi romanzi più importanti. La vita di Fenoglio è relativamente breve: muore infatti nel 1963 a soli 40 anni, per un cancro ai bronchi, quando ancora la sua carriera letteraria prometteva molto (infatti alcune sue opere usciranno incomplete o rimaneggiate dai curatori dopo la morte). Non ha quindi goduto appieno in vita della fama che avrebbe poi avuto: la riscoperta di Fenoglio, come grande scrittore della Resistenza, avviene soprattutto dagli anni ’60 avanzati in poi. Dal punto di vista privato, rimane ad Alba tutta la vita, tranne brevi spostamenti (non era uomo di mondo letterario, rimase legato alla sua terra). Quindi la sua biografia è quella di un provinciale che, con la forza delle proprie memorie e cultura autoformata, diventa scrittore di statura nazionale.
Fenoglio incarna nella sua opera due grandi temi: la guerra partigiana e la vita contadina nelle Langhe. Come indicato, questi sono i due filoni che attraversano i suoi scritti. Il tema della Resistenza in Fenoglio è trattato con un realismo schietto e spesso drammatico. A differenza di rappresentazioni epiche ed eroiche della Resistenza (presenti in certa letteratura e filmografia coeva), Fenoglio mostra la guerriglia partigiana per quello che era: un’esperienza di grande coraggio e ideali, ma anche di paure, errori, casualità e tanta violenza e sporcizia. Nei suoi racconti vediamo partigiani giovani, inesperti, a volte spaesati; vediamo la dura vita sulle colline, i rastrellamenti nazisti, le fucilazioni e la morte sempre in agguato. Il punto d’onore per Fenoglio è però che, nonostante tutto, i suoi personaggi partigiani mantengono una sorta di codice morale e dignità: c’è un forte senso di cameratismo, di scelta etica che li distingue dai nemici. Come disse qualcuno, la sua è un’ epica della