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Destra e Sinistra hegeliana Feuerbach: pensiero e opere Marx: pensiero, materialismo storico, Manifesto del Partito Comunista, Alienazione Il positivismo e Comte: legge dei tre stadi e sociologia Nietzsche: vita, periodo giovanile, periodo genealogico, periodo di Zarathustra, periodo del tramonto, nichilismo e prospettivismo (con opere e analisi)
Tipologia: Appunti
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Anche alla morte di Hegel il suo pensiero portò alla luce due correnti del suo pensiero con sfumature differenti in virtù del loro diverso atteggiamento assunto in particolare di fronte alla religione e alla politica Si soffermano soprattutto sul concetto di religione Hegel aveva affermato che religione e filosofia esprimono un medesimo contenuto (cioè una medesima verità), ma in due forme distinte: la prima nella forma della rappresentazione la seconda nella forma del concetto ➝ nascono così due impostazioni antitetiche: ● l'una propria di coloro che insistevano sull'identità di contenuto tra rappresentazione e concetto (in quanto espressioni di una stessa verità) e che concepivano la filosofia come conservazione della religione ; ● l’altra propria di coloro che insistevano sulla diversità di forma tra rappresentazione e concetto e che concepivano la filosofia come distruzione della religione. La destra finì per configurarsi come una sorta di scolastica dell'hegelismo, volta a utilizzare la ragione hegeliana allo stesso modo in cui la scolastica medievale aveva utilizzato la ragione aristotelica, o la scolastica occasionalistica la ragione cartesiana, cioè al fine di una giustificazione razionale delle credenze religiose Nella sinistra sostenevano l'inconciliabilità del dogma religioso con la verità speculativa, finì per fare della filosofia uno strumento di contestazione razionale della religione La spaccatura tra i discepoli di Hegel ebbe anche motivazioni e significati politici: ● la Destra assunse un atteggiamento globalmente giustificazionista e conservatore nei confronti dell'esistente ● la Sinistra interpretò il pensiero del maestro in modo dinamico e rivoluzionario, affermando che il mondo costituisce un processo in cui ciò che sussiste, autosuperandosi incessantemente, è chiamato a farsi razionale In tal modo la Sinistra, ammettendo che non tutto ciò che esiste di fatto è razionale finì per concepire la filosofia come critica dell'esistente, ovvero come un progetto di trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche contemporanee La Destra hegeliana ebbe limitata incidenza storica. Ben più influente e originale fu invece la Sinistra
Feuerbach nacque il 28 luglio 1804 a Landshut, in Baviera ➝ fu scolaro di Hegel a Berlino e poi ad un certo punto della sua vita si ritirò allora nella solitudine e nello studio Una delle sue opere fondamentali fu Lezioni sull’essenza della religione La filosofia di Feuerbach muove dall'esigenza di cogliere l'uomo e la realtà nella loro concretezza ➝ ha come presupposto teorico e metodologico una critica radicale dell'approccio idealistico-religioso al mondo. Questo approccio per Feuerbach consiste sostanzialmente in uno stravolgimento dei rapporti reali esistenti tra soggetto e predicato, tra concreto e astratto ➝ mentre nella realtà effettiva delle cose l'essere si configura come il soggetto originario , di cui il pensiero è il predicato , cioè l'attributo o l'effetto, nell'idealismo il pensiero si configura come il soggetto originario, di cui l'essere è il predicato, cioè l'attributo o l'effetto ➥ l'equivoco di fondo dell'idealismo è quello di fare del concreto un predicato o un attributo dell'astratto, anziché dell'astratto un predicato o un attributo del concreto L’idealismo offre una visione rovesciata delle cose, in cui ciò che viene realmente prima figura come ciò che viene dopo Da ciò vediamo un'inversione radicale dei rapporti tra soggetto e predicato LA CRITICA AD HEGEL L’Hegelismo viene definito da Feuerbach come una teologia mascherata razionalizzata intesa come una trasposizione filosofica della religione cristiana ➝ l'Idea o lo Spirito di Hegel, come il Dio della Bibbia, non è che un fantasma di noi stessi, ovvero il frutto di un'astrazione alienante La critica a Hegel equivale di fatto alla fondazione di una nuova filosofia incentrata sull'uomo e capace di cogliere nel "testo" ciò che Hegel ha relegato nelle "note", ovvero la vita nella sua immediatezza
Feuerbach afferma che non è Dio ad aver creato l'uomo, ma l'uomo ad aver creato Dio ➥ Dio, secondo Feuerbach, non è altro che la proiezione illusoria, o l'oggettivazione fantastica, di alcune qualità umane, in particolare di quelle "perfezioni" caratteristiche della nostra specie che sono la ragione, la volontà e il cuore Pertanto il mistero della teologia non è che l'antropologia. E la religione, in quanto antropologia capovolta , costituisce «la prima, ma indiretta autocoscienza dell'uomo». “L'uomo sposta il suo essere fuori da sé, prima di trovarlo in sé” Talvolta egli tende a porre l'origine dell'idea di Dio nel fatto che l'uomo, a differenza dell'animale, ha coscienza di sé non solo come individuo, ma anche come specie Mentre come individuo si sente debole e limitato, come specie si sente invece infinito e onnipotente ➜ da ciò la figura di Dio, la quale, come si è appena visto, non è che una personificazione immaginaria delle qualità della specie Feuerbach tende a scorgere l'origine dell'idea di Dio nell' opposizione umana tra volere e potere , che porta l'individuo a costruirsi l'immagine di una divinità in cui tutti i suoi desideri siano realizzati Tale sentimento ha spinto l'uomo a adorare quelle cose senza le quali egli non potrebbe esistere: la luce, l'aria, l'acqua e la terra. Qualunque sia l’origine della religione, secondo Feuerbach, essa costituisce una forma di alienazione , uno stato patologico per cui l’uomo proietta fuori di sé un potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette, anche nei modi più umilianti e crudeli Questo determina la necessità dell’ateismo , ovvero di una negazione di Dio ➝ si configura come un atto di onestà filosofica e come un vero e proprio dovere morale ↪ l’uomo tanto più pone in Dio tanto più toglie a se stesso “la gloria di Dio si fonda esclusivamente sull’abbassamento dell’uom o” Ciò che nella religione è soggetto deve ridiventare predicato ➝ non si può più affermare che Dio (soggetto) è sapienza, volontà e amore ( predicato ), ma, al contrario, che la sapienza, la volontà e l'amore umano (soggetto) sono divini (predicato) Il compito della vera filosofia non è più quello di porre il finito nell'infinito, ossia di risolvere l'uomo in Dio, ma quello di porre l'infinito nel finito , ossia di risolvere Dio nell'uomo = proposta di una nuova divinità: l'uomo DIFFERENZE TRA HEGEL E FEUERBACH ⭐ In Hegel la religione è il momento in cui lo spirito assoluto acquista coscienza di sé nella forma della rappresentazione La religione esprime il medesimo contenuto della filosofia (lo spirito), ma in forma non ancora concettuale ➝ è pensiero "di" Dio, cioè rappresenta Dio (lo spirito) ancora come un "oggetto" separato quindi deve essere superata quanto a forma e mantenuta quanto a contenuto nella filosofia ⭐ In Feuerbach la religione è la proiezione o oggettivazione illusoria di qualità umane in un presunto "essere divino" La religione esprime i desideri dell'uomo, ma in forma non consapevole è una prima comprensione (seppure distorta) dell'essenza dell'uomo quindi deve essere risolta e interpretat nell'antropologia Feuerbach recupera le caratteristiche antropologiche dell'uomo, anche nelle sue relazioni, come uomo che ama: è un uomo fatto di bisogni e di necessità, che deve recuperare la dimensione terrena e la propria natura L'UMANISMO Nei Principi della filosofia dell'avvenire Feuerbach illustra il suo umanismo, che fa dell'uomo l'oggetto e lo scopo stesso della filosofia ➝ 'essere umano è inteso come un individuo naturale, cioè come un soggetto concreto e materiale, dotato di bisogni e caratterizzato da un'essenza sociale. Antitetico rispetto all'umanismo è l'idealismo hegeliano , che viene presentato come una teologia mascherata Dio è un'illusione, una proiezione fuori dall'uomo di quello che è l'uomo ➝ non è dio che ha creato l'uomo, è l'uomo che ha creato dio, proiettando fuori di sé ciò che non può avere Dio è l'alienazione delle caratteristiche umane che l'uomo sente di non avere pienamente Considerando il Dio di un certo periodo storico e popolo, posso capire com'era fatto l'uomo di quel periodo storico e di quel popolo = antropologia capovolta L'uomo guarda a se stesso non solo come individuo singolo, anche come specie, ecco che l'uomo è portato a pensare che ci sia un Dio che contiene tutte le qualità della specie ➝ da qui il concetto di alienazione con valore negativo: l'uomo scindendosi proietta fuori di sé una potenza superiore alla quale si sottomette e l'uomo proiettando fuori di sé ha perso una parte che deve recuperare
La storia per Marx è un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento ➝ alla base della storia vi è il lavoro , che Marx intende come creatore di civiltà e di cultura e come ciò attraverso cui l'uomo si rende tale. Per Marx è necessario distinguere due elementi di fondo che costituiscono la storia: forze produttive e i rapporti di produzione ⭐ Per forze produttive Marx intende tutti gli elementi necessari al processo di produzione , ossia: ● gli uomini che producono (la forza-lavoro ); ● i mezzi utilizzati per produrre ● le conoscenze tecniche e scientifiche di cui ci si serve per organizzare e migliorare la produzione. ⭐Per rapporti di produzione Marx intende i rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e l'impiego dei mezzi di lavoro, nonché la ripartizione di ciò che tramite essi si produce I rapporti di produzione trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di proprietà. Forze produttive e rapporti di produzione costituiscono, nella loro globalità, il modo di produzione di un certo periodo. La base economica che si esprime nel modo di produzione e nella relativa dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione costituisce la struttura , ovvero lo scheletro economico della società, intesa come organismo complessivo Questa struttura rappresenta il piedestallo concreto su cui si eleva una sovrastruttura giuridico-politico-culturale ➝ sono dunque i rapporti giuridici, le forze politiche, le dottrine etiche, artistiche, religiose e filosofiche ⤵ esse non devono essere intese come realtà a sé stanti, ma come espressioni più o meno dirette dei rapporti che definiscono la struttura di una certa società storica. L’espressione materialismo storico indica la teoria di Marx secondo cui l e vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale, ma di natura socio-economica. ➥ non sono le leggi, lo Stato, le forze politiche, le religioni o le filosofie a determinare la struttura economica della società, bensì è la struttura economica della società a determinarle L'intento di Marx è quello di svelare, al di là delle ideologie, la verità sulla storia, mediante il raggiungimento di un punto di vista obiettivo sulla società , che permetta di descrivere non ciò che gli uomini “possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente” LA DIALETTICA DELLA STORIA Le forze produttive e i rapporti di produzione sono la legge stessa della storia ➝ Marx ritiene, infatti, che a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendono a corrispondere determinati rapporti di produzione e di proprietà Poiché le forze produttive, in connessione con il progresso tecnico, si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione, i quali esprimono relazioni di proprietà e dunque tendono a rimanere statici, ne segue periodicamente una situazione di contraddizione dialettica tra i due elementi che genera un'epoca di rivoluzione sociale ➥ Infatti, le nuove forze produttive sono sempre incarnate da una classe in ascesa, mentre i vecchi rapporti di proprietà sono sempre incarnati da una classe dominante al tramonto ➝ risulta inevitabile lo scontro , che si gioca non solo a livello sociale, ma anche politico e culturale Alla fine, quasi sempre trionfa la classe che risulta espressione delle nuove forze produttive, la quale riesce a imporre la propria maniera di produrre e di distribuire la ricchezza, nonché la propria specifica visione del mondo Questo modello teorico, secondo Marx, trova la propria esemplificazione più tipica nella Francia del Settecento , dove a un certo punto vi fu uno scontro aperto tra la borghesia e l'aristocrazia. Vinse alla fine la borghesia, che riuscì a imporre i propri rapporti di proprietà e la propria visione del mondo. In modo analogo, nel capitalismo moderno si delinea una contraddizione sempre più "esplosiva" tra forze produttive sociali e rapporti di produzione privatistici ➝ la fabbrica moderna, pur essendo proprietà di un capitalista, produce soltanto grazie al lavoro collettivo di operai Ma, secondo Marx, se sociale è la produzione della ricchezza, sociale dev'essere la distribuzione di essa ➝ questo significa che il capitalismo porta in sé, come esigenza dialettica, il socialismo: il capitalismo pone le basi del socialismo, in quanto genera per la prima volta nella storia, le condizioni oggettive favorevoli a una rivoluzione comunista mondiale
Ciò permette a Marx di delineare un quadro generale della storia passata e presente, e di scandire il cammino dell'umanità secondo alcune grandi formazioni economico-sociali qualificate da determinati modi di produrre, da specifici rapporti di proprietà Marx distingue quattro grandi epoche , ciascuna caratterizzata da una particolare formazione economica della società:
Nel Manifesto del Partito Comunista Marx parla di: ● analisi della funzione storica della borghesia ; ● concetto della storia come «lotta di classe» e il rapporto tra proletari e comunisti; ● critica dei socialismi non-scientifici. Inizia un’ analisi critica della storia ➝ mettono in evidenza il fatto che all’interno della società vi è sempre stata la lotta tra due parti A differenza delle classi sociali dominanti del passato, che tendevano alla conservazione statica dei modi di produzione, la borghesia, secondo Marx, non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e tutto l'insieme dei rapporti sociali ➝ essa è una classe costituzionalmente dinamica Dunque le moderne forze produttive, sempre più sociali, si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà, ancora privatistici e sottomessi alla logica del profitto personale Nel Manifesto riconosce come soggetto autentico della storia la lotta tra le classi. socialismo : nasce nell'ambito della questione sociale, cioè nella contrapposizione tra borghesia e proletariato Lo si vede prima in inghilterra col grande sviluppo industriale e poi in tutta europa: la borghesia ha una posizione dominante, detiene il capitale e i mezzi di produzione mentre il proletariato non hanno nulla, se non la forza lavoro e la manodopera Marx si pone come fondatore del socialismo scientifico , criticando il socialismo utopistico che si era diffuso in Francia ➝ egli vuole proporre una rivoluzione sociale L’ALIENAZIONE Marx ritiene che l'unico modo per realizzare una comunità solidale sia l'eliminazione delle disuguaglianze reali tra gli uomini e, in particolare, del fondamento di ogni diseguaglianza: la proprietà privata Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 l'arma alla quale fa appello è la rivoluzione sociale , di cui egli ha ormai individuato anche il soggetto esecutore: il proletariato ovvero la classe che soffre maggiormente dell'alienazione prodotta dalla società borghese. Marx parla dunque di un’emancipazione umana che mira alla democrazia e all’uguaglianza sostanziali Secondo Marx l'economia borghese non scorge la struttura contraddittoria del proprio oggetto, ossia quella conflittualità che caratterizza il sistema capitalistico e che si incarna soprattutto nell'opposizione reale tra capitale e lavoro salariato, tra borghesia e proletariato, ovvero in ciò che nei Manoscritti viene definito alienazione. Il concetto di alienazione affonda le proprie radici nella filosofia tedesca pretendente a Marx ▲ Per Hegel l'alienazione è il movimento stesso dello spirito, che si fa "altro" da sé, nella natura e nell'oggetto, per potersi poi riappropriare di sé in modo arricchito: l'alienazione riveste dunque in Hegel un significato negativo e positivo al tempo stesso. ▲In Feuerbach è invece qualcosa di puramente negativo, poiché si identifica con la situazione dell'uomo religioso, che, "scindendosi", si sottomette a una potenza estranea (Dio) che egli stesso ha posto, "estraniandosi" in tal modo dalla propria realtà. ▲Marx si rifà soprattutto a Feuerbach e la intende come condizione patologica di scissione, di dipendenza e di auto-estraniazione ➥ a differenza di Feuerbach Marx la considera un fatto reale , di natura socio-economica, in quanto si identifica con la condizione storica del salariato nell'ambito della società capitalistica.
è una corrente filosofica e culturale che si contraddistingue per l'esaltazione della scienza e nasce in Francia nella Seconda metà dell’Ottocento e si impone a livello europeo e mondiale ➝ si contrappone all’idealismo I positivisti rifiutano la metafisica e affermano che l'unico sapere valido è quello scientifico ➝ pertanto la filosofia dovrà limitarsi a enunciare i principi comuni alle diverse scienze. Il metodo scientifico dovrà essere adottato anche dalle discipline che hanno per oggetto di studio l'uomo e la società e solo così, infatti, si potrà ottenere un reale progresso umano. L'aggettivo " positivo " indica un sapere fondato su dati di fatto concreti e sperimentabili e, nel contempo, una conoscenza che sia utile e feconda Il positivismo si configura così come la filosofia della moderna società industriale e l'ideologia della borghesia Questo è un periodo caratterizzato da una fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo e nelle potenzialità della società e della tecnica Accanto allo scienziato il positivismo glorifica l’industriale, l’ingegnere, il medico e il maestro visto come diffusore di cultura presso la povera gente. Il positivismo si configura inoltre, per certi versi, come una ripresa originale del programma illuministico all'interno della nuova situazione storico-sociale Infatti, se da un lato tra positivismo e Illuminismo vi sono molteplici punti in comune - in particolare la fiducia nella ragione, l'esaltazione della scienza a scapito della metafisica e la visione tendenzialmente laica della vita -, dall'altro lato i positivisti vivono in un momento storico molto diverso per: ● lo sviluppo sempre più marcato del pensiero scientifico ● il potere ormai consolidato della borghesia Abbandonano quindi la carica polemica e l'atteggiamento rivoluzionario degli illuministi e intessono un rapporto diverso con la scienza , che tendono ad assolutizzare, e con la filosofia , alla quale non attribuiscono più il compito di fondare, o legittimare, il sapere positivo, ma quello di ordinare il quadro complessivo delle scienze e di proporre una sintesi generalizzatrice dei loro risultati.
COMTE fondatore del positivismo sociale è Auguste Comte (1798-1857) per il quale la filosofia si pone come una scienza che unifica e guida. Le sue opere sono: ● Corso di filosofia positiva ● Sistema di politica positiva ● Catechismo positivista L’intento del filosofo fu la costruzione di una filosofia della storia attraverso una legge sistematica e rigorosa Ciò si trasformò, nella seconda fase della sua vita, in una religione dell'umanità , cioè in una divinizzazione della storia medesima. «il bisogno fondamentale d'una rigenerazione universale, ad un tempo politica e filosofica»; LA LEGGE DEI TRE STADI Le leggi che regolano il mondo scientifico possono essere utilizzate anche in contesto sociale e politico inventa la legge dei tre stadi ➝ ciascuna branca della conoscenza umana passa successivamente attraverso tre stadi teorici differenti ● teologico ➝ punto di partenza necessario dell’intelligenza umana ● metafisico ➝ funzione di transizione ● positivo ➝ stadio fisso e definitivo L’analisi della realtà sociale serve a prevedere ⭐ LO STADIO TEOLOGICO Nello stadio teologico, lo spirito umano, dirigendo le proprie ricerche verso la natura intima degli esseri e le cause prime e finali, cioè verso le conoscenze assolute, si rappresenta i fenomeni come prodotti dall'azione diretta e continua di agenti soprannaturali il cui intervento arbitrario spiega tutte le anomalie apparenti dell'universo. ➤ si focalizza l'attenzione sulle cause finali dei fenomeni, che sono considerati come prodotti dell'azione di agenti sovrannaturali o divini. ⭐ LO STADIO METAFISICO Nello stadio metafisico, che è solo una modificazione del primo, gli agenti soprannaturali sono sostituiti da forze astratte (si pensi ad esempio alle "essenze") corrispondenti ai diversi enti del mondo e ritenute capaci di generare da sé tutti i fenomeni osservati. La spiegazione degli eventi fenomenici consisterebbe quindi nell'assegnare a ciascuno di essi l'essenza adeguata. ➤ gli dei sono sostituiti da forze astratte, ad esempio le "essenze", ritenute in grado di spiegare e in qualche modo di causare tutti i fenomeni ⭐ LO STADIO POSITIVO Nello stadio positivo, infine, lo spirito umano, riconoscendo l'impossibilità di raggiungere nozioni assolute, rinuncia a indagare l'origine e il destino dell'universo e a cercare le cause intime dei fenomeni e si applica unicamente a scoprire, mediante l'uso ben combinato del ragionamento e dell'osservazione, le loro leggi effettive, ovvero le loro relazioni invariabili di successione e di somiglianza. ➤ lo spirito umano tenta di scoprire, grazie alla ragione e all'esperienza, le leggi causali (meccaniche) dei fenomeni ⏬ Fa corrispondere a ogni stadio una specifica organizzazione politica e sociale: ● allo stadio teologico la monarchia teocratica e militare ; ● allo stadio metafisico la sovranità popolare; ● allo stadio positivo l'organizzazione scientifica della società industriale. Comte nota che manca una «fisica sociale», cioè lo studio positivo dei fenomeni sociali ➜ la mancata penetrazione dello spirito positivo nella totalità delle produzioni intellettuali della società provoca una condizione di anarchia intellettuale e la conseguente crisi politica e morale della società contemporanea. Comte si propone di costruire un sistema di idee generali che prevalga definitivamente nella specie umana
Nasce nel 1844 a Rocken, presso Lipsia ➝ inizia la sua carriera come filologo classico e la insegnerà all’Università di Basilea In questi anni legge e studia “ Il mondo come volontà e rappresentazione ” di Schopenhauer rimanendone conquistato Ha una vita sociale molto aperta e incontra e stringe rapporti con molti personaggi ➝ ricordiamo la sua amicizia con Richard Wagner La prima opera è legata al mondo della filologia “ La nascita della tragedia ” Instaura piccoli circoli culturali e conoscenze con Paul Rée , filosofo tedesco e Lou Salomé , giovane russa. In questa donna dotata di fascino e intelligenza crede di aver trovato una discepola e una compagna d'eccezione, ma ella rifiuta di sposarlo, preferendogli Paul Rée, con cui vivrà per qualche tempo in libera unione a Berlino Anche se Lou non sposerà Rée (bensì l'orientalista Friedrich Carl Andreas), il filosofo si sente abbandonato e tradito La sua salute è sempre più cagionevole e deve rinunciare definitivamente alla cattedra d'insegnamento Da allora in poi, la sua vita sarà quella di un malato inquieto e nervoso , in perpetuo vagabondaggio da una città all'altra, da una pensione all'altra ➝ sempre alla ricerca di climi favorevoli e di un benessere che non verrà mai, Nietzsche vive, in solitudine, tra la Svizzera, l'Italia e la Francia meridionale Nel frattempo, si accentuano i dissidi con la madre e con la sorella per la loro avversione nei confronti di Lou Salomé➝ la depressione di Nietzsche aumenta. Si stabilisce a Torino dove da i primi segni di squilibrio mentale ➝ ha un crollo psichico e comincia a scrivere i cosiddetti " biglietti della pazzia " ad amici e a uomini di Stato Alla morte della madre Nietzsche viene preso in custodia dalla sorella, la quale, aveva fondato un archivio a Weimar , con il proposito di gestire l'eredità letteraria del fratello e conservarne i manoscritti ➝ a quando pare vi fu, da parte della sorella, una manomissione in favore di una lettura filonazista Intanto la fama di Nietzsche andava crescendo, proprio quando il filosofo, immerso nella follia, non poteva più rendersene conto. Alla sua morte i suoi libri correvano per tutta Europa IL RAPPORTO CON IL NAZISMO Per lungo tempo il nome di Nietzsche è stato associato alla cultura nazifascista Questa lettura è stata agevolata dalle operazioni messe in atto dalla sorella di Nietzsche, Elisabeth, la quale ha contribuito a diffondere l'immagine del fratello come teorico e propugnatore di una palingenesi reazionaria dell'umanità. IL PENSIERO Egli fa una programmatica distruzione delle certezze del passato e degli ideali metafisici mettendone in luce i limiti e auspicando ad un nuovo tipo di umanità tratteggiata nell’immagine del “superuomo” ➝ la sua non è una visione pessimistica Il pensiero di Nietzsche è programmaticamente asistematico nonostante le opere abbiano apparenza di sistematicità e organicità L'opera di Nietzsche viene convenzionalmente suddivisa in quattro fasi ovvero tappe transitorie di un pensiero in divenire
IL PERIODO GIOVANILE In questa prima fase si allontana dalla filologia classica Egli scrive la Nascita della tragedia in cui l’argomento centrale è la distinzione tra apollineo e dionisiaco , i due impulsi di base dello spio e dell'arte greci: ● l’apollineo ➝ interpretare la realtà attraverso schemi razionali e scaturisce da un impulso verso la forma e da un atteggiamento di fuga di fronte al divenire; si esprime nelle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica; ● il dionisiaco ➝ è frutto della creatività e della vitalità, nonché della partecipazione al perenne divenire del mondo;si esprime nell' esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica In questa analisi della storia della tragedia Nietzsche afferma che nella Grecia presocratica, l'impulso apollineo e l'impulso dionisiaco convissero separati e opposti. Nell'età della tragedia o attica (di Sofocle e di Eschilo), i due impulsi si armonizzarono tra loro, dando origine a capolavori sublimi. la grande tragedia manifesta un perfetto "accoppiamento" tra apollineo e dionisiaco. Nietzsche afferma che il dramma tragico diviene veramente tale allorquando lo spirito di Dioniso è "rappresentato" tramite una serie di "immagini" che trasformano in un mondo di ideale compiutezza e bellezza il vissuto di sofferenza dell'eroe La decadenza della tragedia funge così da spia rivelatrice della decadenza della civiltà occidentale nel suo complesso e trova il proprio simbolo nell'opposizione irriducibile tra spirito dionisiaco e spirito socratico, ossia tra uomo tragico e uomo teoretico La celebrazione nietzschiana dello spirito tragico e dionisiaco coincide con una celebrazione della vita che si pone programmaticamente al di là sia del pessimismo sia dell'ottimismo. Da Schopenhauer Nietzsche deriva la tesi del carattere doloroso dell’essere ma ne respinge l’ascesi contrapponendo alla noluntas schopenhaueriana un atteggiamento di entusiastica accettazione dell'essere nella globalità dei suoi aspetti. Per Nietzsche la vita è dolore, lotta ➜ non ha ordine né scopo; il caso la domina e i valori umani non trovano in essa garanzie precostituite e due atteggiamenti sono allora possibili:
IL PERIODO DI ZARATHUSTRA È la terza e decisiva fase del filosofare nietzschiano ➝ fase che comincia con la consapevolezza che con l'eliminazione del "mondo vero" è stato tolto di mezzo anche il '"mondo apparente", cioè ogni scissione dualistica della realtà. Zarathustra , è il personaggio semi-leggendario, vissuto in Persia intorno al VII secolo a.C., al quale tradizionalmente si fa risalire la fondazione dell'antica religione che da lui prende il nome, lo " zoroastrismo " secondo il quale il mondo era il risultato della lotta perenne di due principi cosmici opposti: il Bene e il Male. Nietzsche elegge l'antico profeta persiano a protagonista della sua opera più celebre, in cui narra di come egli lasci la montagna dove si era ritirato in solitudine per 10 anni e "scenda" tra gli uomini per annunciare la morte di Dio e l'avvento del superuomo. Attraverso la figura di Zarathustra, Nietzsche sancisce tre concetti: ● concetto di superuomo ● l’eterno ritorno dell’uguale ● volontà di potenza CONCETTO DI SUPERUOMO Il concetto di superuomo è il motivo più noto e "volgarizzato" del pensiero di Nietzsche, ma anche uno dei più complessi e controversi. Il superuomo è un concetto filosofico , di cui Nietzsche si serve per esprimere un modello di uomo in cui si concretizzano i temi di fondo del suo pensiero ➝ è colui che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell'esistenza, di dire «si» alla vita, di "reggere" la morte di Dio e la perdita delle certezze assolute, di far propria la prospettiva dell'eterno ritorno, di emanciparsi dalla morale e dal cristianesimo. Il superuomo è il "nuovo tipo" di uomo, cioè un essere radicalmente "altro" rispetto a quello che ci sta di fronte. Tant'è vero che übermensch si può tradurre con "oltre-uomo"cioè un uomo che si colloca al di là di ogni tipo antropologico dato capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in modo inedito alla realtà. Nel primo discorso di Zarathustra egli descrive la genesi e il senso del superuomo alla stregua di una libertà che libera se stessa Nomina tre metamorfosi nello spirito : come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo ● Il cammello rappresenta l'uomo che porta i pesi della tradizione ● Il leone rappresenta l'uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici ● Il fanciullo rappresenta l'oltre-uomo, cioè quella creatura non risentita, di stampo dionisiaco, che, nella sua innocenza ludica, sa dire «sì» alla vita e inventare se stessa al di là del bene e del male, a guisa di “spirito libero” Il pensiero di Nietzsche presenta espliciti connotati anti-democratici e reazionari ➝ è un filosofo della liberazione ma non è qualcosa che riguarda tutta l'umanità, ma soltanto una parte di essa, ovvero un'élite di individui superiori. ETERNO RITORNO DELL'UGUALE Nietzsche presenta la teoria dell'eterno ritorno dell'uguale, ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo ➝ viene formulata per la prima volta nell'aforisma 341 della Gaia scienza Alla base di questa visione vi è la concezione ciclica del tempo: è un uomo che si rigenera continuamente e costantemente e coglie nell’attimo la forza e la potenza dell’essere e dici sì alla vita in ogni attimo ➝ un essere e un individuo che deve vivere sempre nell’attimo, un attimo eternamente presente in cui si deve rigenerare ➥ è una visione cosmologica e metaforica ➝ deve dare senso alla vita nell’attimo stesso Secondo la dottrina nietzschiana dell'eterno ritorno dell'uguale, tutte le realtà e gli eventi del mondo sono destinati a riproporsi in modo identico infinite volte. Credere nell'eterno ritorno significa:
pensiero dell'eterno ritorno (= il serpente,) e di prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (= il morso alla testa del serpente) IL PERIODO DEL TRAMONTO Le opere nietzschiane dell'ultimo periodo sono dominate dal tema della critica della morale e del cristianesimo. Entra in una serrata polemica con il proprio tempo e si propone di distruggere definitivamente le credenze dominanti, per far posto all'avvento di un nuovo pensiero, finalizzato alla creazione del superuomo. Le opere che caratterizzano questo periodo sono: Al di là del bene e del male (1886), Genealogia della morale (1887), Ecce homo Il tema dell'accettazione della vita porta il filosofo a polemizzare aspramente contro la morale e il cristianesimo, considerati come le tipiche forme di coscienza e di azione attraverso le quali l'uomo è giunto a porsi contro la vita stessa. La morale è sempre stata considerata come un fatto evidente, che si autoimpone all'individuo ➝ tant'è vero che, in ogni scienza è sempre mancato il problema stesso della morale: è mancato il sospetto che ci potesse essere, su questo punto, qualcosa di problematico Il primo passo da compiere è pertanto quello di mettere in discussione la morale stessa «Dove voi vedete cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane». Nietzsche ritiene infatti che i pretesi valori trascendenti della morale e la morale stessa non siano altro che la proiezione di determinate tendenze umane Anche la cosiddetta " voce della coscienza ", da cui la morale procederebbe, non è altro che la presenza in noi delle autorità sociali dalle quali siamo stati educati. Anziché essere «la voce di Dio nel petto dell'uomo» , la coscienza risulta piuttosto «la voce di alcuni uomini nell'uomo». La moralità è «l'istinto del gregge nel singolo» , ovvero il suo assoggettamento a determinate direttive fissate dalla società. non esistono valori ontologicamente autonomi ➥ Tuttavia soprattutto nel mondo classico, la morale era l'espressione di un'aristocrazia cavalleresca e, in quanto tale, risultava improntata ai valori vitali della forza, della salute, della fierezza, della gioia ( morale dei signori) in un secondo momento, che raggiunge il proprio apice con il cristianesimo, appare improntata ai valori anti-vitali del disinteresse, dell'abnegazione, del sacrificio di sé ( morale degli schiavi ). Per Nietzsche la morale dei signori originariamente comprendeva in sé non solo l'etica dei guerrieri, ma anche quella dei sacerdoti e se il guerriero si rispecchiava nelle virtù del "corpo", il sacerdote perseguiva invece le virtù dello "spirito". Il sacerdote non poté fare a meno di provare verso il guerriero un certo risentimento, ovvero una segreta invidia e un latente desiderio di rivalsa e così al "corpo" si antepose così lo "spirito", all'orgoglio l'umiltà, alla sessualità la castità e così via. Questo rovesciamento di valori caratterizza soprattutto il popolo ebraico, che Nietzsche identifica come il popolo sacerdotale per eccellenza. Questo tipo di morale mette capo al cristianesimo, una religione che è il frutto di un risentimento dell'uomo debole verso la vita ➝ mediante la nozione di "peccato", il cristianesimo storico ha prodotto un tipo d'uomo malato e represso, in preda a continui sensi di colpa che avvelenano la sua esistenza. Infatti, poiché «tutti gli istinti che non si scaricano all'esterno si rivolgono all'interno» , l'uomo cristiano, al di là della maschera di serenità, è psichicamente un auto-tormentato, il quale nasconde in sé un'aggressività rabbiosa contro la vita e uno spirito di vendetta contro il prossimo. A tutte le negazioni della morale e del cristianesimo, Nietzsche contrappone una trasvalutazione dei valori ➝ va intesa come un nuovo modo di rapportarsi ai valori, che non vengono più concepiti come entità metafisiche autosussistenti, ma come libere proiezioni dell'uomo e della sua anti-ascetica volontà di potenza. Nietzsche si sente investito di una missione epocale, finalizzata a porre le basi di un nuovo tipo di civiltà ➝ Kant e Hegel non sono veri filosofi, ma «operai scientifici della filosofia» I veri filosofi sono dominatori e legislatori : «Il loro conoscere è creare, il loro creare è una legislazione»
Con prospettivismo egli intende la teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose e di fatti Il mondo non ha un senso, ma innumerevoli sensi , che corrispondono ad altrettante interpretazioni formulate da prospettive diverse Poiché non si danno centri sostanziali dell'interpretazione , anche il soggetto risulta una costruzione interpretativa ➝ esistono molteplici e mutevoli punti di vista sul mondo. Alla base di ogni "interpretazione", secondo Nietzsche, stanno bisogni e interessi collegati all'istinto di conservazione e alla volontà di potenza Il prospettivismo di Nietzsche non comporta che tra le diverse prospettive sul mondo non vi siano criteri di scelta ➝ individua tali criteri nella salute e nella forza I concetti di volontà di potenza, di salute, di malattia, di forza e di debolezza non hanno un significato fisiologico ma si riferiscono alla capacità "dionisiaca" di accettare la "tragicità" dell'esistenza : “stimo la potenza di una volontà da quanta resistenza, sofferenza, tortura tale volontà sopporta e sa trasformare a proprio vantaggio” La "salute" di cui parla Nietzsche allude al globale modo di essere del superuomo che sa vivere senza certezze né fedi assolute.