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Figure retoriche, schema, Schemi e mappe concettuali di Letteratura

schema figure retoriche e spiegazione

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2018/2019

Caricato il 28/07/2019

caterinarinaldi
caterinarinaldi 🇮🇹

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FORME METRICHE
Terza rima (o rima incatenata). Sistema metrico della Commedia. È di invenzione dantesca
(non se ne rintracciano attestazioni precedentemente). Gruppi di tre endecasillabi con rima
ABA BCB CDC DED EFE etc.… Seguono questo schema metrico anche i Trion di Petrarca e la
Caccia di Diana e l’Amorosa visione di Boccaccio.
Canzone. È stata importata in Italia dalla letteratura provenzale. È suddivisa in stanze. A sua
volta le stanze si suddividono in due parti: una fronte (divisa in due piedi uguali tra loro) e una
sirma o coda (talvolta divisa in due volte). La serie delle stanze è chiusa da un congedo (una
stanza ridotta), che di solito segue lo schema della sirma.
Sestina: deriva anch’essa dalla poesia provenzale ed è considerata una variante della
canzone. La sua peculiarità è la retrogradatio cruciata: le stesse 6 rime si ripetono nelle varie
stanze in ordine dierente, in rima equivoca (nel Canzoniere di Petrarca ce ne sono ben 9)
Sonetto. Il nome deriva da ‘suono’, anche se è componimento squisitamente letterario (cioè
non prevedeva accompagnamento musicale). È la forma più diusa e popolare della tradizione
letteraria italiana. È di fattura italiana (codicato – sembra – per la prima volta da Giacomo da
Lentini; comunque sicuramente dalla scuola siciliana).
È composto da due quartine (che formano un’ottava: fronte), che rimano generalmente
ABABABAB (rima alternata) oppure ABBAABBA (rima incrociata), e due terzine (che formano
una sestina: sirma) che possono rimare in diversi modi (i più diusi sono gli schemi su due
rime: CDC DCD, alternate, oppure CDC CDC, replicate; oppure su tre rime CDE CDE, replicate,
oppure CDE EDC, invertite).
Varianti del sonetto:
Sonetto caudato: ha una coda di 1 o 2 vv. in rima baciata;
Sonetto doppio o rinterzato (inventore Guittone d’Arezzo?). aggiunta di settenari dopo i
vv. dispari delle quartine e i vv. pari delle terzine;
Sonetto con fronte di dieci versi: esperimento di Guittone d’Arezzo e Monte Andrea:
ABABABABAB CDC DCD;
Sonetto raddoppiato: ha 28 vv., con due fronti e due sirme
Sonettessa: con molte code (almeno un settenario in rima con il v. 14 più un distico di
endecasillabi a rima baciata); usato da Berni (XVI sec.) e suoi seguaci in funzione comico-
parodistica
Ballata. Forma metrica, in origine per musica e per danza, la cui struttura essenziale
comprende una ripresa o ritornello, collocata in principio e ripetuta dopo ogni stanza o strofa,
se le stanze sono più di una. La stanza è composta da una o più mutazioni o piedi (gruppi di
versi tra loro uguali) e da una volta che presenta lo stesso schema della ripresa. (Es.: XYY
ABAB BYY; oppure XyY AbAb ByY. Versi utilizzati: soprattutto endecasillabo e settenario, ma
ammessi anche altri tipi
Tipi:
ballata minima: ripresa di 1 v. < endec.
ballata piccola: ripresa di 1 endec.
ballata minore: ripresa di 2 vv.;
ballata mezzana: ripresa di 3 vv.;
ballata grande: ripresa di 4 vv.
ballata stravagante: ripresa di più di 4 vv.
Storia: forse derivata dallo zagial arabo, presente in Spagna sin dal X secolo, la ballata appare
in Italia centro-settentrionale (Firenze, Bologna) alla metà del Duecento, mentre rimane ignota
ai Siciliani e viene coltivata soprattutto da Guido Cavalcanti e dagli Stilnovisti (oltre che, sul
versante religioso, da Guittone d’Arezzo e Iacopone da Todi), diondendosi largamente, tramite
Petrarca, nel Quattro e Cinquecento. Dopo un periodo di minore fortuna nel XVII e XVIII secolo,
viene ripresa da Carducci, Pascoli e D’Annunzio.
Madrigale.
Etimo incerto, sin dal Trecento: 1) dal latino volgare mandria, mandrialis, per denirne
l’argomento campestre e pastorale?; 2) da matrix, matricalis, ‘di lingua materna, dialettale’? 3)
Nell’accezione proposta da Bruno Migliorini, ‘ingenuo, alla buona’?; 4) o dal provenzale mandra
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FORME METRICHE

Terza rima (o rima incatenata)****. Sistema metrico della Commedia. È di invenzione dantesca (non se ne rintracciano attestazioni precedentemente). Gruppi di tre endecasillabi con rima ABA BCB CDC DED EFE etc.… Seguono questo schema metrico anche i Trionfi di Petrarca e la Caccia di Diana e l’ Amorosa visione di Boccaccio.

Canzone. È stata importata in Italia dalla letteratura provenzale. È suddivisa in stanze. A sua volta le stanze si suddividono in due parti: una fronte (divisa in due piedi uguali tra loro) e una sirma o coda (talvolta divisa in due volte ). La serie delle stanze è chiusa da un congedo (una stanza ridotta), che di solito segue lo schema della sirma. Sestina : deriva anch’essa dalla poesia provenzale ed è considerata una variante della canzone. La sua peculiarità è la retrogradatio cruciata : le stesse 6 rime si ripetono nelle varie stanze in ordine differente, in rima equivoca (nel Canzoniere di Petrarca ce ne sono ben 9)

Sonetto. Il nome deriva da ‘suono’, anche se è componimento squisitamente letterario (cioè non prevedeva accompagnamento musicale). È la forma più diffusa e popolare della tradizione letteraria italiana. È di fattura italiana (codificato – sembra – per la prima volta da Giacomo da Lentini; comunque sicuramente dalla scuola siciliana). È composto da due quartine (che formano un’ottava: fronte ), che rimano generalmente ABABABAB (rima alternata) oppure ABBAABBA (rima incrociata), e due terzine (che formano una sestina: sirma ) che possono rimare in diversi modi (i più diffusi sono gli schemi su due rime: CDC DCD, alternate, oppure CDC CDC, replicate; oppure su tre rime CDE CDE, replicate, oppure CDE EDC, invertite). Varianti del sonetto:

• Sonetto caudato : ha una coda di 1 o 2 vv. in rima baciata;

• Sonetto doppio o rinterzato (inventore Guittone d’Arezzo?). aggiunta di settenari dopo i

vv. dispari delle quartine e i vv. pari delle terzine;

• Sonetto con fronte di dieci versi : esperimento di Guittone d’Arezzo e Monte Andrea:

ABABABABAB CDC DCD;

• Sonetto raddoppiato : ha 28 vv., con due fronti e due sirme

• Sonettessa : con molte code (almeno un settenario in rima con il v. 14 più un distico di

endecasillabi a rima baciata); usato da Berni (XVI sec.) e suoi seguaci in funzione comico- parodistica

Ballata. Forma metrica, in origine per musica e per danza, la cui struttura essenziale comprende una ripresa o ritornello , collocata in principio e ripetuta dopo ogni stanza o strofa , se le stanze sono più di una. La stanza è composta da una o più mutazioni o piedi (gruppi di versi tra loro uguali) e da una volta che presenta lo stesso schema della ripresa. (Es.: XYY ABAB BYY; oppure XyY AbAb ByY. Versi utilizzati: soprattutto endecasillabo e settenario, ma ammessi anche altri tipi Tipi: ballata minima: ripresa di 1 v. < endec. ballata piccola: ripresa di 1 endec. ballata minore: ripresa di 2 vv.; ballata mezzana: ripresa di 3 vv.; ballata grande: ripresa di 4 vv. ballata stravagante: ripresa di più di 4 vv.

Storia: forse derivata dallo zagial arabo, presente in Spagna sin dal X secolo, la ballata appare in Italia centro-settentrionale (Firenze, Bologna) alla metà del Duecento, mentre rimane ignota ai Siciliani e viene coltivata soprattutto da Guido Cavalcanti e dagli Stilnovisti (oltre che, sul versante religioso, da Guittone d’Arezzo e Iacopone da Todi), diffondendosi largamente, tramite Petrarca, nel Quattro e Cinquecento. Dopo un periodo di minore fortuna nel XVII e XVIII secolo, viene ripresa da Carducci, Pascoli e D’Annunzio.

Madrigale. Etimo incerto, sin dal Trecento: 1) dal latino volgare mandria, mandrialis , per definirne l’argomento campestre e pastorale?; 2) da matrix, matricalis , ‘di lingua materna, dialettale’? 3) Nell’accezione proposta da Bruno Migliorini, ‘ingenuo, alla buona’?; 4) o dal provenzale mandra

gal , ‘canto pastorale’?; 5) oppure da materialis , ‘di argomento rustico e profano’, contrapposto a spiritualis? I madrigali più antichi (che ci sono giunti talvolta con le partiture musicali) appaiono comunque il frutto di arte raffinata. Origine strettamente legata alla musica. È composto di una serie di terzetti (da due a cinque) di versi endecasillabi, cui segue un ritornello (un distico o due a rima baciata; raramente un solo verso; a volte anche 4 vv. a rima alternata) Schemi frequenti:

1. ABC ABC DD

2. ABA BCB CC

3. ABB CDD EE

4. ABA CDC DE DE

5. ABB ACC DD

6. ABA CBD EFF GG

7. ABB CDD EE FF

Il madrigale trecentesco godé di nuova fortuna nell’Ottocento grazie a Tommaseo, Carducci, Pascoli e D’Annunzio.

Ottava (rima). È la forma metrica propria dei cantari, del poema cavalleresco (Pulci, Boiardo, Ariosto, Tasso). Si compone di una sestina di endecasillabi a rima alternata e di un distico di chiusura a rima baciata: ABABABCC.

FIGURE DI COSTRUZIONE (livello sintattico)

a) figure di sottrazione

Ellissi: omissione di una parte della frase che si dà per sottintesa («Oggi a me, domani a te»). Un eccesso di ellissi porta all’oscurità del discorso, cfr. questo esempio giornalistico: «Sparano all’auto parcheggiata mentre sta raccogliendo l’uva»

Zeugma: ellissi di predicato. Notevole quando provoca un effetto di incongruenza come nel verso dantesco: «parlare e lagrimar vedrai insieme» ( Inf. XXXIII 9)

Asindeto: sintassi paratattica per accumulazione, soppressione delle congiunzioni. Spesso dà un effetto di vivacità e rapidità (es.: il celebre «Veni, vidi, vici» di Cesare)

b) figure di ripetizione

Anafora: reiterazione di una parola o di una parte della frase all’inizio di enunciati successivi (è propria delle preghiere e delle litanie): «Per me si va ne la città dolente / per me si va nell’etterno dolore / per me si va tra la perduta gente» ( Inf. III 1-3)

Epifora: uguale all’anafora, solo che la ripetizione invece di essere all’inizio di versi o enunciati si trova alla fine di questi («Io lavoro, e penso a te. / Torno a casa, e penso a te. / Le telefono, e intanto penso a te…», Mogol-Battisti,… e penso a te ).

Polisindeto: coordinazione di frasi attraverso congiunzioni coordinative che possono essere di tipo copulativo o disgiuntivo: «E mi sovvien l’eterno / e le morte stagioni, e la presente / e viva, e il suon di lei» (Leopardi, L’infinito )

Antitesi: contrapposizione di due o più concetti messi variamente in corrispondenza tra loro. Sul piano lessicale l’a. si realizza mediante l’uso degli antonimi cioè di parole di significato opposto. L’angosciante fenomenologia amorosa di Petrarca è costruita proprio su questa figura, es.: «Pace non trovo e non ò da far guerra» ( Rvf CXXXIV 1)

Anadiplòsi. Figura retorica che consiste nella ripetizione dell’ultima parte di un segmento sintattico (prosa) o metrico (verso) nella prima parte del segmento successivo; risponde a una semantica di tipo aggiuntivo e la seconda occorrenza è un’espansione della prima: «Noi assistiamo […] grandi malati: malati di quella strana e talora paurosa malattia» (C.E. Gadda).

antanàclasi [dal lat. antanaclăsis , gr. ἀντανάκλασις, propr. «ripercussione», comp. di ἀντί «contro» e ἀνάκλασις «riflessione, ripercussione»]. – Figura retorica antica, consistente nella ripetizione di una parola, ma in un senso diverso da quello precedente (per es.: «se aspetti , conoscerai da te quello che ti aspetta »; «la ragione mi dice che non possiamo avere ragione entrambi»).

Perissologia: [dal lat. tardo perissologĭa , gr. περισσολογία, comp. di περισσός «superfluo» e - λογία «-logia»]. Nella retorica antica, inutile ripetizione di parole aventi lo stesso significato, e quindi espressione ridondante o pleonastica; in partic., forma di tautologia consistente in un’affermazione seguita, o spiegata, dalla negazione del suo contrario (come chi dicesse: «non è altro l’esser sano che il non esser malato»).

c) altre figure di costruzione

Chiasmo: Nel chiasmo troviamo una disposizione incrociata delle parole (per struttura grammaticale e/o valore semantico), secondo lo schema ABBA; l’accostamento avviene per inversione e contrapposizione di concetti. Es.: «Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato» ( Luc. XVIII 14); «Siena mi fè, disfecemi Maremma» ( Purg. V 134); «Le donne, i

cavalier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto» ( Orlando furioso , 1532, c. I,

Iperbato: Modificazione dell’ordine consueto delle parole in una frase, attraverso l’inserzione, fra due termini in stretto legame sintattico, di un’altra parola o di un inciso. Es.: «È l’ora soave che il sol morituro saluta / le torri e ‘l tempio, divo Petronio, tuo», Carducci, Nella piazza di San Petronio , vv. 3-4; «Giallo in qualche pozzanghera si specchia / qualche fanale, e affollata è la strada», Saba, Città vecchia , vv. 3-

Anastrofe: è affine all’iperbato (vd. sopra), dal quale si differenzia per essere una semplice inversione nell’ordine consueto di due o più parole. Es.: strada facendo, così dicendo, se ben intendo…

Enjambement (o inarcatura): è una figura metrico-sintattica che causa l’alterazione fra l’unità sintattica e l’unità metrica (il verso), e si verifica quando il significato sintattico di un verso sconfina nel verso successivo. Es.: «sol con un legno e con quella compagna / picciola da la qual non fui diserto» ( Inf. XXVI 101-102); Es.: «Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme / che vanno al nulla eterno; e intanto fugge / questo reo tempo e van con lui le torme / delle cure…» (Foscolo, Alla sera )

Climax o gradatio : disposizione di due o più termini secondo un ordine di intensità crescente. Es.: «Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, et l’anno, / et la stagione, e ‘l tempo, et l’ora e ‘l punto, / e ‘l bel paese, e ‘l loco ov’io fui giunto / da duo begli occhi che legato m’ànno» (Petrarca, Rvf LXI 1-4); «[…] il tuono rimbombò di schianto: / rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo» (Pascoli, Il tuono , vv. 3-4)

FIGURE DI PENSIERO (riguardano il periodo, l’idea contenuta in una frase)

Allegoria: racconto, apologo contenente un insegnamento

Ossimoro: accostamento di due termini in contrapposizione tra loro (di solito agg. + sost. oppure avv. + agg.: «silenzio eloquente», la Laura petrarchesca è «dolce fera», l’Antigone tratteggiata da Sofocle «santamente criminale»). Figura del parodossismo

Apostrofe: atto di rivolgersi ad una persona, ad un personaggio, ad una cosa personificata in modo solenne. Figura di comunione, che unisce l’oratore all’uditorio nell’intento aulico di chiamare in causa un ulteriore destinatario, con accento di intensa emozione. Es.: Petrarca, Rvf I 1 «Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono»; Inf. XXXIII 79 «Ahi Pisa, vituperio delle genti»; Manzoni, I promessi sposi , cap. VIII: «Addio, monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo, cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente»

Prosopopea: detta anche “personificazione”; è la voce (ma non solo, il volto, la figura…) degli dei, delle cose inanimate e dei morti (la Commedia dantesca si basa sulla prosopopea delle anime dannate e salvate)

Interrogazione retorica: è una falsa domanda, nel senso che contiene già in se stessa, per il contesto e le modalità in cui è formulata, una risposta («Pensi forse che avrei potuto agire in maniera diversa?!»; «Non pensi che avresti fatto meglio ad andarci?»)

Bibliografia: CHINES L., VAROTTI C., Che cos’è un testo letterario , Roma, Carocci, 2001 1 G. LAVEZZI, Breve dizionario di retorica e stilistica , Roma, Carocci («Le Bussole»), 2004 B. CAPACI, Retorica , in Manuale di italianistica , a cura di V. RODA, Bologna, Bononia University Press, 2005, pp. 57-