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file sharing riassunto cifaldi, Sintesi del corso di Sociologia

sintesi libro "file sharing" di Gianmarco Cifaldi

Tipologia: Sintesi del corso

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marioaddonizio
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CAPITOLO I - “TRA PASSIONE E VIOLAZIONE DEL DIRITTO D’AUTORE”!
IL FILE SHARING E LE RETI PEER-TO-PEER !
Internet è una rete globale che interconnette un numero altissimo di reti informatiche che "
"sono collegate tra loro e consente l’immissione di una quantità infinita di contenuti.!
Internet si configura come un’entità che non ha alcun governatore ed è generata dalla volontà dei
singoli che decidono di collegarsi tra loro attraverso protocolli comuni. !
La sua nascita risale al 1991 quando Tim Berners-Lee compose la prima pagina web della "
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La particolarità di internet sta nel fatto che per svilupparsi necessita dell’adesione spontanea degli
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File Sharing letteralmente “condivisione di file” !
Consiste nella condivisione di dati all’interno di una rete comune e tale scambio di informazioni
può avvenire secondo due diverse modalità: !
-attraverso una rete server-client;!
-attraverso una rete peer-to-peer.!
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I ruoli delle due parti sono assegnati e immutabili, per cui:!
-il client inoltra una richiesta; !
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Si tratta di un fenomeno nato nel 1999, allo scopo di consentire la condivisione di dati privati.
Oggi se ne sente spesso parlare, sopratutto perché ore funzionalità di instant messaging
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CAPITOLO I - “TRA PASSIONE E VIOLAZIONE DEL DIRITTO D’AUTORE”

IL FILE SHARING E LE RETI PEER-TO-PEER

Internet è una rete globale che interconnette un numero altissimo di reti informatiche che sono collegate tra loro e consente l’immissione di una quantità infinita di contenuti. Internet si configura come un’entità che non ha alcun governatore ed è generata dalla volontà dei singoli che decidono di collegarsi tra loro attraverso protocolli comuni. La sua nascita risale al 1991 quando Tim Berners-Lee compose la prima pagina web della storia e la rese accessibile a tutti. La particolarità di internet sta nel fatto che per svilupparsi necessita dell’adesione spontanea degli utenti che ne fanno uso ed è per questo che negli ultimi anni, essendosi incrementata l’adesione, abbiamo assistito al creare di un modello sempre più interattivo e multimediale. File Sharing letteralmente “condivisione di file” Consiste nella condivisione di dati all’interno di una rete comune e tale scambio di informazioni può avvenire secondo due diverse modalità:

- attraverso una rete server-client;

- attraverso una rete peer-to-peer.

Rete server-client l’utente si connette ad una “server application”, al fine di interrogare un database (banca dati), cioè un insieme di informazioni relative ad uno stesso argomento o più argomenti legati tra loro. I ruoli delle due parti sono assegnati e immutabili, per cui:

- il client inoltra una richiesta;

- il server interroga il database e genera una risposta che invia al client.

Rete peer-to-peer nasce in antitesi a questa logica e ogni nodo (peer) funge contemporaneamente sia da client sia da server nei confronti di tutti gli altri utenti della rete. Questi nodi possono differire tra loro: nella configurazione locale; nella velocità di elaborazione dati; nell’ampiezza di banda e nella quantità di dati memorizzati; All’interno del gruppo connesso in rete sono tutti in grado sia di formulare richieste sia di generare risposte. Si tratta di un fenomeno nato nel 1999, allo scopo di consentire la condivisione di dati privati. Oggi se ne sente spesso parlare, sopratutto perché offre funzionalità di instant messaging oppure trasferimento di file o software. La particolarità delle reti non è richiesta la presenza alcuni nodi trasmettono P2P è data dal superamento di server, sono perciò reti contenuti fake o non validi dell’architettura client-server: serverless. oppure compiono attacchi ogni nodo della rete può attraverso virus. Importante svolgere entrambe le funzioni. perciò salvaguardare utenti.

UN PO’ DI STORIA: NAPSTER & CO.

Napster nel 2000 raggiunge i 60 milioni di utenti e diventa fautore dell’aumento del file sharing. Diventa un valido esempio di come la rete offre un terreno fertile per sviluppare idee anche sul piano pratico, ottenendo un grande impatto. Il programma venne sviluppato presso la Northwest University di Chicago, quando Shawn Fanning, una matricola dell’università americana, decide di sviluppare un programma per condividere file musicali con i suoi compagni di corso. La comunicazione fra utenti è diretta e non necessita di alcun server centrale ma un nodo centrale viene comunque istituito. Ogni nuova adesione, gratuita così come il software comportava solo che Napster imponesse come condizione, la condivisione della cartella contenente i file musicali. Nessun dato viene memorizzato sul server, ciò che viene archiviato è l’elenco di riferimenti necessari al recupero di quei dati in caso di richiesta. Il nuovo applicativo si specializza poi in file audio, adottando la tecnologia mp3 che genera un nuovo tipo di formato audio mediante un algoritmo conosciuto come perceptual coding. Perceptual coding comprime un brano musicale selezionando le frequenze importanti ed eliminando le altre. Attraverso questa conversione era possibile contenere su un cd da 650 MB fino a 120 ore di ascolto, perché il formato mp3 occupava meno spazio di quello avi. Caratteristica era la struttura centralizzata della propria rete, la quale era basata su un tecnica di Napster solo server di riferimento a cui potevano collegarsi tutti i client. Ogni volta che un utente si collegava, riceveva le indicazioni dal server sugli utenti con cui poter scambiare file e stabilire a quel punto una connessione diretta (peer-to-peer appunto). Questa struttura allo stesso tempo però rese Napster vulnerabile agli attacchi. Per questo è stato facile bloccare il server centrale e metterlo fuori uso. Dalla chiusura di Napster in poi, tutti gli sviluppatori di software di file sharing hanno iniziato a creare sistemi sempre più decentralizzati, per evitare che la chiusura di un unico server, compromettesse il funzionamento dell’intera rete. Nascono per questo reti ibride e decentralizzate che sono caratterizzate da diversi software client in continua evoluzione; i software erano supportati da molti server, rendendo impossibile l’interruzione della condivisione.

Per questo, negli anni sono state studiate molte soluzioni per condividere file senza incappare in sanzioni legali. I servizi di file sharing si stanno evolvendo in nuovi strumenti Alcuni dei più diffusi: posta elettronica nasce nell’ottobre del 1971, quando Ray Tomlinson, chiamato a modificare un programma di scambio di messaggi per Arpanet, applicò alla tecnologia informatica il concetto delle lettere cartacee, usando la @ come luogo a cui recapitare la posta. Oggi è un servizio a 360˚ poiché consente di inviare semplici missive ma anche di scambiare documenti e altri tipi di file; permette quindi di spedire un messaggio con eventuale allegato ma questo allegato, dovrà essere di piccole dimensioni e potrà essere inoltrato solo a persone di cui conosciamo l’indirizzo e-mail, perciò nonostante sia uno strumento facile e relativamente sicuro/comune, non è poi così dominante newsgroup corrisponde all’equivalente elettronico di una bacheca di messaggi a tema specifico. I newsgroup consentono di scambiare messaggi e file con utenti sconosciuti ma interessati allo stesso argomento di discussione; possiamo condividere i file o con i singoli utenti oppure con l’intero gruppo. Accedere ad un newsgroup però non ci permette di trovare ciò che cerchiamo, ci si deve accontentare oppure fare una richiesta e aspettare. Per questa motivazione non è molto gettonato. torrent è un protocollo di trasferimento di file, rappresenta una piattaforma importante per distribuire legalmente programmi, applicazioni o contenuti multimediali “copyfree” Suo malgrado anche torrent viene utilizzato per scopi illegali ma per la sua stessa natura rappresenta la scelta migliore per usare le potenzialità della rete nel rispetto della legge. Viene usato principalmente negli USA ed offre la possibilità a tutti di preparare pacchetti pronti per essere distribuiti a migliaia di utenti senza rischio. È come se un file venisse diviso in più pezzi e una volta che un pezzo è stato condiviso, la disponibilità sarà sempre maggiore, perché a sua volta qualcun altro può renderlo accessibile ad altri ecc. streaming sul web con la presenza di un’interazione maggiore tra utente e rete, sono stati creati appositi siti nei quali è possibile caricare file audio e video a libero accesso, il più conosciuto è ovviamente YouTube. Chiunque può caricare video e musica da qualsiasi fonte e renderla visibile a chiunque si colleghi. Ad esempio si può caricare il video dell’ultima hit di un artista, reperito con una scheda di acquisizione collegata al televisore e attraverso programmi freeware, scaricare quanto ottenuto oppure si può scaricare e trasferire i file direttamente sul cellulare o qualsiasi dispositivo mobile per condividere con i nostri amici sui social network

social network insieme ai servizi di condivisione di contenuti sono sempre più amati dal cyberspazio. Le novità che vengono introdotte grazie ad essi riguardano nuove app per ascoltare musica e per la visione di film in streaming senza dover installarle oppure fornire i dati di accesso. Anche i social network sono una fonte di file audio/video e quindi si sono evoluti al passo con il tempo. A riprova di questo, il clone di Facebook, diventa innovativo nel campo di file sharing; si chiama VK, è di origine russa ed è il social network più frequentato dall’est europeo: permette di accedere a innumerevoli file audio e video solo attraverso una parola chiave nel motore di ricerca e per questo si pone a metà strada tra un social network e un canale P2P. Su VK gli utenti godono di una libertà maggiore. file hosting sono strumenti che permettono di scaricare velocemente dalla rete. Si tratta di sistemi che funziona sul modello server-client dove i file risiedono sul pc da cui viene eseguito il download diretto. Questi servizi sono usati per salvare i file online e metterli a disposizione di chi li scarica, offrendo una capacità di backup remoto/storage online conveniente e gratuita perché alimentata dalla pubblicità. La maggior parte di questi servizi offre un doppio tipo di accesso, ossia gratuito e premium; usando il primo non possiamo scaricare più file contemporaneamente e tra un download e un altro si deve attendere un certo lasso di tempo, mentre il secondo non ha limiti ma è a pagamento. Esistono comunque programmi in grado di superare questo scalino e consentire download di più file e senza tempi di attesa; un fatto curioso e spunto di riflessione è che alcuni browser permettono di accedere al download attraverso dei plugin senza passare per la home page del sito ufficiale di file hosting. Nella guerra alla pirateria quindi, chi è il vero nemico? IL CASO DI PIRATE BAY Pirate Bay letteralmente la baia dei pirati, nasce nel 2003 in Svezia da tre amici esperti di tecnologie informatiche e reti peer-to-peer. l’idea iniziale fu quella di bypassare le leggi vigenti in materia di diritto d’autore, costituendo il sito come un motore di ricerca per file di tipo torrent. Il nuovo protocollo esclusivo non riesce ad aggirare il problema del copyright, andando incontro a implicazioni legali, nonostante un’intensa attività di lobby. La creazione di una lobby che potesse essere portatrice delle istanze di colori i quali utilizzavano internet per il P2P nasce in Svezia nel 2005 ad opera di alcune personalità del mondo informatico scandinavo, tra cui anche i creatori di PirateBay. La mossa più eclatante avvenne nel 2006 quando, venne messo online un sito che annunciava la creazione di un partito pirata, che potesse difendere le ragioni e i diritti degli utenti del web contro lo strapotere politico delle multinazionali del multimedia.

Una nuova tipologia di ascoltatore si prepara a dominare la scena: l’onniutente un utente che sa dove trovare la musica, come ascoltarla, come condividerla e raccontarla, superando ogni barriera fisico/virtuale. LA PIRATERIA DIGITALE E I SUOI EFFETTI La pirateria musicale è un fenomeno di proporzioni rilevanti e con ripercussioni mondiali. Con il termine “pirateria” si intende la volontaria violazione del diritto d'autore con precisi fini di lucro o commerciali. Il termine si applica generalmente alla riproduzione non autorizzata, alla contraffazione e al noleggio e il non pagare alcun provento all’artista, ha fatto sì che molti di questi siano stati costretti ad interrompere il loro percorso musicale. L'industria illegale pubblica prevalentemente i maggiori successi, sfruttando allo stesso tempo gli investimenti in marketing e promozione delle case discografiche. La natura digitale di un contenuto sulla rete lo rende manipolabile da chiunque e l'evoluzione della tecnologia ha permesso infatti la separazione dell'opera dal supporto e una notevole facilità di diffusione della stessa. Questo strumento ha consentito anche la consumazione di illeciti o di condotte di dubbia legalità che incidono sui diritti spettanti agli autori e con l'avvento del formato mp3, internet e la rete sono diventati il principale nodo di diffusione di musica illegale. Le nuove tecnologie consentono di distribuire e scaricare canzoni in pochi minuti e senza aver bisogno di particolari competenze o attrezzature eccessivamente sofisticate, in questo sono state utili anche le comparse di programmi come Emule ecc. Non bisogna però pensare che questa nuova forma di pirateria sia esclusivamente individuale poiché anche le organizzazioni criminali si stanno organizzando verso la rete; Esempio: dopo la prima serata del festival di Sanremo erano già numerosi i siti internet dai quali era possibile scaricare gratuitamente tutte le canzoni in gara. Ovviamente per risolvere il problema i maggiori detentori di diritti d'autore hanno reagito con una strategia esplicita in quattro punti:

  1. cercare di impedire il rilascio di nuove tecnologie che potevano essere usate per scopi illeciti;
  2. sviluppare strumenti che permettano di gestire i loro diritti con una precisione fino ad oggi sconosciuta e impensabile, il DRM e le protezioni tecnologiche contro la copia non autorizzata;
  3. riuscire a rinforzare queste misure tecnologiche, rendendone illegale l’aggiramento;
  4. Lanciare grandi campagne pubblicitarie con lo scopo di insegnare ai giovani che devono evitare di appropriarsi di opere coperte dal diritto d’autore. Le major quindi assunsero determinate posizioni e di conseguenza non furono più viste come le società che investivano negli artisti ma come un ostacolo che impediva di ascoltare la propria musica preferita nel modo più naturale che si conosceva e soltanto per difendere un vecchio modello di industria che non interessava più.

I CAMBIAMENTI ECONOMICO-SOCIALI

Con la nascita delle reti P2P il mercato dei CD ha subito indubbiamente una forte perdita. Si finisce oggi per comprare CD originali degli artisti affermati ma a scaricare illegalmente e gratuitamente la musica di artisti emergenti, quindi la teoria che il P2P sia la causa del calo delle vendite dei CD è discutibile. Le major hanno rivolto con notevole ritardo il loro interesse verso il mercato digitale riuscendo seppur con difficoltà ad avere comunque un buon profitto; Nonostante questo continuano la loro battaglia rivendicando una mancanza di introiti dovuta alla sempre più diffusa condivisione dei file in rete e alla mancanza di strumenti legislativi per intervenire contro i downloaders. C'è da sottolineare che le major hanno perso il loro ruolo di intermediario tra gli artisti e il pubblico, che permetteva di gestire i costi di produzione o organizzare i concerti e via dicendo. Oggi Internet invece offre la possibilità di bypassare l'intermediario ridisegnando delle strategie di guadagno che consentono all'artista di vendere un CD direttamente dal proprio sito web informato mp3 e quindi anche regalare ai fan contenuti extra. L’esempio dei “Radiohead” nel 2007 la band ha deciso di lasciare la libertà ai proprio fan i quali potevano acquistare il loro album offrendo una cifra in denaro appunto a scelta gratuitamente in via esclusiva in formato MP3 dal proprio sito. In alternativa, chi preferiva il supporto fisico, era possibile ordinare un cofanetto di lusso al prezzo di 40 £ che sarebbe stato spedito soltanto nel giro di qualche settimana oppure attendere circa due mesi per la versione in CD singolo. Fu sicuramente una strategia che andò controcorrente e contro ogni legge del mercato discografico che però si sarebbe rivelata un capolavoro di marketing. La band stessa infatti sapeva che i suoi brani sarebbero andati comunque online, di conseguenza hanno anticipato i tempi e vi hanno guadagnato qualcosa tanto che a fine operazione, dichiarò che il guadagno relativo alle offerte derivate dai download fu di gran lunga superiore a ciò che ogni copia avrebbe prodotto e il tutto sarebbe stato compensato con i concerti, oppure con la vendita di merchandising. Il progetto nacque da alcune intuizioni vincenti:

- la band era consapevole che qualunque fan avrebbe contribuito, anche solo con 1£;

- non bisognava attaccare l’ascoltatore bensì attrarlo parlando la sua stessa lingua;

- la notizia del download gratuito avrebbe portato una montagna di pubblicità gratuita;

- la vendita del cd era solo una delle prospettive di guadagno, ci sarebbero state altre entrate

(concerti, merchandising ecc). L’importante era perciò conquistare la fiducia del pubblico e costruire un rapporto diretto onesto e trasparente.

Vi sono ulteriori due aspetti da considerare: l’età dei consumatori la ridefinizione linguistica avvenuta con internet Per quanto riguarda il primo dato, è emerso che il pubblico giovane è più affezionato al formato mp3 che consente un’enorme versatilità mentre il supporto fisico resiste principalmente nella fascia dai 40 ai 60 anni. Con riferimento al secondo punto invece intendiamo tutti quei vocaboli come, “mp3”, “P2P” o “download” e “torrent” che prima nessuno conosceva e che sono entrati a far parte della nostra quotidianità. LA LEGISLAZIONE SUL COPYRIGHT Il diritto d'autore è la posizione giuridica soggettiva dell'autore di un'opera dell'ingegno a cui diversi ordinamenti riconoscono la facoltà originaria esclusiva di diffusione e sfruttamento della sua opera. In Italia il diritto d'autore è quella branca dell'ordinamento giuridico che disciplina l'attribuzione di un insieme di facoltà a colui che realizza un'opera dell'ingegno di carattere creativo con l'intento di riservargli diritti morali ed economici. A disciplinare il tutto c’è la legge del 22 aprile 1941 n. 633 (e successive modificazioni) e il titolo IX del libro V del codice civile. Invece gli artt. 1-5 della legge 633/1941 individuano le opere protette dal diritto d’autore. A titolo esemplificativo la legge fornisce un elenco di categorie in cui siano ricomprese le opere tutelabili, le quali rientrano:

- nella letteratura;

- nella musica;

- nelle arti figurative;

- nell’architettura;

- nel teatro;

- nella cinematografia;

- nel disegno industriale;

- nelle elaborazioni di carattere creativo.

Il diritto nasce al momento della creazione dell'opera che il codice civile italiano identifica in una particolare espressione del lavoro intellettuale. Tali forme di pubblicazione costituiscono una manifesta e facilmente dimostrabile attribuzione della paternità; l'autore per cui ha la facoltà di sfruttare la sua opera in ogni forma e modo, facoltà che deriva non tanto dall’esistenza del diritto d’autore stesso, ma dal riconoscimento sul piano costituzionale della libertà di iniziativa economica privata. Il diritto riconosce al creatore di un'opera una serie di facoltà esclusive per impedire a terzi di sfruttare economicamente la propria opera, facendone un elenco abbiamo:

- la pubblicazione e la riproduzione;

- la trascrizione e la distribuzione;

- la vendita, il noleggio e il prestito;

- la traduzione e/o l’elaborazione;

- l’esecuzione;

- la rappresentazione o la recitazione e la comunicazione in/al pubblico.

Tutti i diritti elencati sono indipendenti l’uno dall’altro e l’esercizio di uno, non esclude tutti gli altri e riguardano sia l’opera nel suo insieme, sia ciascuna delle sue parti. 2004 viene varata la cosiddetta “Legge Urbani” nr.128, la quale ha regolamentato anche l’attività del P2P. Nel testo di questa legislazione venne sostituita la dicitura “fini di lucro” con “per trarne profitto” creando delle interpretazioni sull’applicabilità della stessa per punire l’attività di file sharing; leggendolo si ha la spiacevole sensazione che il suo unico scopo fosse la difesa delle major. Fin dall’inizio il provvedimento ha generato forti forme di protesta, ma nonostante questo il testo contemplò le stesse sanzioni. Ad oggi le sanzioni riguardano solo chi riproduce, duplica o diffonde abusivamente, vende e cede a qualsiasi titolo oltre 50 copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore. Nel marzo 2005 il governo pro-tempore decise di stilare un accordo programmatico con oltre 50 operatori del settore web, tra cui anche etichette musicale e provider. Tale programma era noto come “patto di Sanremo” e venne reso pubblico proprio in occasione del festival della canzone italiana. Le idee proposte furono:

  1. l’utilizzo di sistemi protettivi dei file mp3 venduti online;
  2. la non condanna a livello penale degli utenti che scambiano file per uso personale ma solo per coloro che lo fanno a scopo di lucro;
  3. la possibilità di sospensiva dei contratti in essere con i provider per coloro i quali fossero monitorati ad un utilizzo smodato della banda internet per scaricare. Il patto quindi nasce dal presupposto dei rappresentanti di non poter considerare internet come una terra senza leggi, ma come un’area in cui tutte le iniziative e anche le misure legislative devono essere a prova della rete, tenendo conto delle sue caratteristiche tecnologiche e della necessità di far crescere la competitività del mercato. Tutte la parti in gioco sono state invitate inoltre il patto ha comportato anche a mettersi d’accordo per trovare nuove l’impegno all’informazione dell’utenza vie di fruizione dei contenuti digitali senza su cosa è legale fare e cosa non lo è, il danneggiamento che comporta la violazione alla promozione delle nuove tecnologie dei diritti d’autore. e all’uso di una serie di clausole nei contratti di fornitura di servizio internet. Il patto perciò spinge alla creazione di sistemi in cui i contenuti digitali vengano promossi e venduti in maniera facile per l’utenza e fruttifera per il mercato.

Francia il compito di vigliare sul P2P è affidato dal 2009 a un’autorità della polizia postale, ossia l’HADOPI, la quale con la collaborazione degli internet service providers, ha il compito di invitare i trasgressori a bloccare i servizi che offrono accesso a contenuti non autorizzati. Si tratta di un approccio di tipo preventivo educativo, che coinvolga i provider in attività di comunicazione, in un modello denominato “a risposta graduale”. Tale modello consiste in un approccio commisurato alla gravità delle infrazioni commesse e prevede un sistema di notifiche e richiami di tipo preventivo riguardanti la violazione del copyright. Al terzo avviso inviato via e-mail o sul pc del pirata, scatta una multa e una sospensione fino a 12 mesi o la rescissione del contratto con l’internet provider, colpendo così sia il singolo che la sua famiglia. La procedura HADOPI prevede una supervisione da parte dell’autorità giudiziaria ed è attualmente in piena linea con le disposizioni dell’UE; nonostante la Francia sia stata un battistrada con una legge innovativa e intraprendente, i tentativi di creare un sistema di collaborazione sono falliti quasi ovunque. Regno Unito dal 2010 il Regno Unito è diventato il terzo mercato musicale più grande ad avere misure di risposta graduale; il Digital Economy Act, prevede l’invio di notifiche a scalare nei riguardi degli internauti imprudenti; in caso di recidiva o inosservanza può essere chiesto agli ISP di procedere con azioni deterrenti. Irlanda sentenza importante del 2010 All’interno di questa, veniva sancito che la tutela dei diritti di proprietà intellettuale non leda i diritti di protezione dei dati personali e in seguito, tutti gli ISP e la IRMA (principale associazione rappresentativa industria discografica locale), hanno iniziato l’avvicinamento al sistema di risposta graduale con l’invio delle prime notifiche. Svezia in linea con le direttive UE “Ipred” dal 2009 è in vigore l'obbligo per gli ISP, di trasmettere alle autorità l'identità di coloro i quali siano sospettati di infrangere le norme sul diritto d’autore. Questo ha comportato la rescissione di molti contratti internet e le conseguenti proteste degli ISP. Un escamotage individuato e adottato per tutelarsi e mantenere allo stesso tempo i clienti, è stato quello di cancellare settimanalmente i registri di navigazione degli internauti. Spagna nel maggio 2009 è stata approvata una legge drastica contro il file sharing e il possesso di materiale protetto da copyright che prevede la chiusura immediata dei provider. È prevista, la corresponsione di una tassa sui supporti vergini i cui proventi saranno indirizzati al recupero delle perdite derivanti dal P2P. Brasile nel 2005 ha emanato una legge innovativa per cui in tutte le amministrazioni pubbliche sono stati sostituiti i software a pagamento con quelli opensource, comportando un notevole risparmio alle casse dello stato. (Gilberto Gil) Riguardo al P2P invece è stata inserita una piccola maggiorazione al canone degli abbonamenti web per tutelare il diritto d'autore e in un'ottica di aumento della cultura globale.

Nuova Zelanda è in arrivo nel paese un disegno di legge sulla risposta graduale che prevede una serie di notifiche seguite da multe fino a 15.000 dollari neozelandesi. È prevista inoltre, la possibilità di sospensione degli account in caso di inosservanza e/o recidiva. Stati Uniti hanno introdotto nel 2010 il “Combatting Online Infringements and Counterfeits Act”, allo scopo di fornire strumenti più potenti contro la pirateria. La suddetta legge autorizza l'eventuale sospensione dei domini nonché l'emissione di ordinanze che impediscano alle imprese statunitensi di fare pubblicità su questi siti e pagarne i servizi. CASO PIÙ COMPLESSO E INTERESSANTE È LA CINA: Cina sempre stato un paese fortemente ancorato alla tradizione. Anche la musica da tradizione era un elemento non solo di comunicazione di sensazioni, ma anche un mezzo per educare, quindi veniva investita di forza morale. Era considerata arte, arricchita di significati metafisici, tanto è vero che la sua riuscita era parte di un complesso cosmologico che manteneva in equilibrio il cielo e la terra e di conseguenza anche l’impero. L’obiettivo primario dell’artista non era creare del nuovo, ma imitare i grandi modelli del passato, infatti questa tecnica non veniva considerata come plagio o disonestà, in accordo con una visione confuciana del mondo per cui il discepolo venerava il lavoro del maestro. Oggi la Cina è un paese in cui la pirateria virtualmente è al 100% e fino a qualche anno fa, non era in nessun modo affrontata o riconosciuta. Dal 2011 il governo cinese ha cominciato a mostrare interesse per il fenomeno, arricchendo di progressi sia la regolamentazione che la tutela dei diritti acquisiti, attraverso le registrazioni di marchi e brevetti. A favorire questo progresso è stata cruciale anche la graduale liberalizzazione dell’economia cinese, passata da un modello fortemente accentrato e protezionista ad un modello di economia di mercato aperta, che ha reso la tutela della proprietà intellettuale un punto cardine delle riforme. Quindi il paese sembra essere in uno stato perenne di illecito e lecito; recentemente ha tornato a far parlare di sé, con la creazione di un anime che sembra un copia di vecchi anime come i “Pokémon” o i “Digimon” e “Naruto”. Giova a tal proposito però ci ricorda come la Cina sia un paese in cui in televisione non possono essere trasmessi anime non cinesi, per incrementare lo sviluppo dei prodotti locali e per evitare il contagio straniero, anche se i telespettatori considerano il lavoro di bassa qualità o non lo gradiscono. CAPITOLO III - I RISCHI CONNESSI: DALLA PEDOPORNOGRAFIA ALLE TRUFFE ONLINE IL MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO IN RETE 1983 prima definizione di crimine informatico È considerato crimine informatico, ogni comportamento illegale, non etico o non autorizzato che riguarda il processo di elaborazione e/o di trasmissione di dati informatici o telematici.

L’influenza delle nuove agisce sulla criminalità tradizionale modificano le forme classiche tecnologie informatiche di reato, alterando i processi di percezione del crimine. All’interno del web infatti, non vi è un autore di reato identificabile come persona, ma solamente un computer che, in alcune circostanze, può essere localizzato. I siti più pericolosi sono i peer to peer e le chat, anche se stanno diventando a rischio anche i social network. Le chat consentono in particolare di avere rapporti ravvicinati ma assolutamente inattendibili. Si sono trasformate in un covo di predatori sessuali in cui si sono insinuati anche i pedofili. Gli utenti più a rischio infatti, sono proprio i bambini e i giovani che navigano spesso nella rete e la utilizzano per interagire nelle chat, allo scopo di farsi nuovi amici. Internet oltre ad offrire l’anonimato e anche accompagnato dalla disinibizione online prima e offline in seguito. Mettendo in comunicazione pedofili di tutto il mondo, internet ha offerto l’occasione di considerare loro stessi normali e normali le loro pulsioni. Vedere tante persone come si è, riduce il conflitto dove presente e permette di spingersi sempre più oltre alla ricerca di soddisfazioni patologiche. UN PERICOLO SPESSO SOTTOVALUTATO I mutamenti nelle strutture familiari ed i rapidi avanzamenti tecnologici hanno influito profondamente sul modo in cui i bambini e i loro genitori vivono; questi cambiamenti hanno attirato l’attenzione dei mercati che vedono nei giovani un target da conquistare. Bambini e adolescenti sono naturalmente portati a condividere la quotidianità con le nuove tecnologie. A diventare di fondamentale importanza, infatti, è proprio quello che accade fra il “giocatore” e i suoi contatti. L’osservatorio internazionale ha pubblicato il report di settembre sulla pedofilia online, che di Telefono Arcobaleno testimonia le dimensioni e la costante crescita del mercato criminale più fiorente della new economy. La rete internet ha rappresentato altresì un “globale palcoscenico virtuale” dove mettere in risalto il traffico di materiale pedo-pornografico che nella realtà è sempre esistito e ha reso possibile lo sviluppo di una dimensione organizzata della pedofilia. I minorenni che usano internet oggi sono la stragrande maggioranza. Questo comporta che ci debba essere un’attenzione particolare da parte dei genitori, ma questa battaglia, non è combattuta ad armi pari. I bambini infatti sono definiti “digital native” poiché imparano da piccoli ad usare un insieme di media contemporaneamente. Al contrario: I loro genitori sono definiti “digital immigrated” e hanno iniziato in ritardo ad avvicinarsi alle nuove tecnologie e quindi hanno difficoltà a monitorare le operazioni dei propri figli al pc.

Al contrario di quanto si possa immaginare i bambini mettono di frequente informazioni personali in rete, tra cui anche immagini a sfondo sessuale. Infatti sono molte anche le adolescenti che pubblicano in rete materiale personale a sfondo erotico, magari pensando di inviarle al fidanzato del momento, senza contare che un giorno la storia potrebbe finirà e l’immagina sarà per sempre online e mai più tua. Questo dimostra come spesso i ragazzi non siano completamente consapevoli dei pericoli della rete e non colgano i rischi connessi alla divulgazione dei dati personali. Un bambino che sa utilizzare un pc e le sue applicazioni, corre maggiori rischi di essere individuato e adescato dal cyberpedofilo. TRA STATISTICA E CASI REALI Il fenomeno dell’adescamento di minori in rete cresce sempre di più. Nei primi sei mesi del 2011 sono stati 30 gli arresti per pedofilia online, 482 le denunce e 16.142 i controlli attuati. A rischio sono principalmente i social network, seguiti con attenzione dai predatori per intercettare interessi e abitudini delle vittime, in modo tale da personalizzare gli attacchi. Rapporto Eurispes 2011:

  • il 75,3% dei ragazzi usa internet per scaricare musica e film;
  • l’81,3% guarda filmati su YouTube;
  • il 78% utilizza i social network;
  • il 59,4% usa la posta elettronica;
  • il 49% gioca online con i videogiochi;
  • il 29,4% legge i blog;
  • il 72,9% cerca materiale utile per lo studio;
  • il 78,1% dialoga in chat;
  • l’11% dei ragazzi italiani che frequenta le chat ha avuto almeno un contatto con un pedofilo;
  • 3 su 4 di questi minori non ne parla con i genitori. L’osservatorio internazionale diffonde con cadenza mensile ed annulla il rapporto sulla di Telefono Arcobaleno pedofilia online da cui trarre ulteriori considerazioni. L’attività di hunting svolta da questo è finalizzata a contrastare con ogni mezzo la produzione, diffusione e il commercio di materiale pedopornografico. Un’equipe di specialisti realizza un’opera di monitoraggio del web articolata in un presidio quotidiano dell’area telematica e tesa all’individuazione, al tracciamento e all’immediata segnalazione di siti illeciti. L’attività di monitoraggio alimenta una banca dati quotidianamente delle attività pedofile della rete online; i dati e le informazioni raccolte forniscono così una mappatura del fenomeno, contribuendo alla conoscenza delle reali caratteristiche e dinamiche della pedofilia sul web con il fine ultimo di recuperare e proteggere le vittime di abuso sessuale. Riguardo all’efficacia sono stati individuati nel 2011 la quasi totalità di siti pedofili e sono dell’azione stati chiusi direttamente dai provider, proprio dopo una segnalazione del Telefono Arcobaleno.
  • il cottage collector, che condivide la sua collezione e le sue attività sessuali con altre persone ma non è interessato a trarne profitto;
  • il commercial collector, che produce, copia e guadagna vendendo materiale commerciale ed è anche coinvolto nello sfruttamento minorile. Il materiale usato come merce di scambio in una rete di comunicazione, è anche usato per circuire le vittime, convincendole che tali atti sono normali, visto che anche altri bambini uguali a loro li compiono. Oltretutto suddetto materiale può essere anche usato per ricattare le vittime, perché detenere e scambiare immagini pedopornografiche rende complici involontari; infine il silenzio della vittima è garantito anche grazie ai filmati del rapporto avvenuto durante l’abuso che comporterebbero costi e stigma sociali insopportabili per la vittima. Grooming è un’attività molto usata dai cyberpedofili che consiste proprio nell’adescamento da parte degli adulti attraverso la manipolazione psicologica, cui segue spesso un incontro faccia a faccia e l’abuso a danno del minore. I pedofili generalmente sono dei criminali piuttosto lucidi e con una scarsa percezione della gravità delle loro inclinazioni. La manipolazione è una modalità che ben sanno utilizzare e che mettono al servizio di una buona capacità di intrattenere rapporti epistolari e conversazioni scritte. I pedofili sono sempre profondi conoscitori del mondo infantile e adolescenziale e sanno quindi come e dove concentrare le loro energie per aumentare al massimo la probabilità di ottenere confidenze da utenti minori della rete. La tecnica grooming viene attuata in diverse fasi, che vanno dalla selezione della vittima a livelli successivi. Secondo alcuni studiosi può essere così suddivisa:
  • fase del friendship forming state, nella quale l’abusante cerca di creare un rapporto esclusivo con la vittima, dopo averla scelta. In questa fase può richiedere foto, informazioni ecc anche per avere la certezza di aver effettivamente stabilito il contatto con un minori a lui consono;
  • fase del relationship forming state, nella quale una volta che il cyberpedofilo ha creato l’amicizia con il minore tenta di diventare il suo migliore amico affrontando tematiche care al minore, assumendo informazioni in merito alla vita privata del medesimo.
  • fase del risk assesment stage, nella quale l’adulto cerca di comprendere i presunti rischi connessi al suo adescamento e perciò di comprendere in che ambiente della casa si trova il computer al quale ha accesso il minore. Cerca di comprendere anche eventuali ritmi e orari dei genitori del minore per ovviare ad un eventuale loro controllo o presenza;
  • fase dell’exclusivity stage, nella quale il cyberpedofilo cerca una conferma del proprio lavoro effettuato sul minore fino a quel momento. Cerca così di comprendere il grado di fiducia che si è instaurato tra lui e la vittima;
  • fase finale del sexual stage, nella quale l’adulto “chiude il cerchio”, inizia ad indagare sulla sfera sessuale del minore mettendo in atto strategie diverse a seconda del minore stesso. Solitamente si introduce l’argomento mostrando al minore foto pedopornografiche in cui i minori vengono fatti sorridere per dare l’impressione che sia una cosa normale e divertente, in altri casi invece la strategia può comportare l’incontro diretto con il minore.

Il fatto che il minore adescato venga egli stesso ritratto in foto, permette al cyberpedofilo di ottenere il silenzio da parte dello stesso. L’iter il pedofilo inizia una conversazione su tematiche banali e tipiche della vita di un bambino, cercando nelle chat o nei siti con giochi di ruolo; nella maggior parte dei casi mente sulla sua età anagrafica per poi rivelarla quando la relazione si approfondisce. Le richieste di confidenze sessuali a volte arrivano da subito, altre sono precedute da dichiarazioni di trasporto sentimentale; la richiesta di immagini erotiche è il passo successivo, a cui segue la richiesta di un incontro. Il grooming viene percepito dal minore come un approccio non pericoloso, per questo non ne parla con i genitori, nel timore di un’interdizione all’utilizzo della chat. Recentemente è emerso come sempre più spesso i minori utilizzino i social network per proporsi in modo provocante e allusivo di una disponibilità sentimentale ed erotica a coetanei e adulti. Tale immaturità e inesperienza possono favorire comportamenti pericolosi, per cui soggetti pedofili ancora indecisi, potrebbero interpretare i messaggi allusivi come offerte di disponibilità autentica e consapevole. Il grooming è anche usato per far tacere il bambino dopo l’abuso; la tecnica è utilizzata in internet soprattutto nelle chat o nei newsgroup. Gli studiosi hanno stilato un tipologia di cyberpedofili, classificandoli in base al grado di pericolosità in rete e esaminando il loro comportamento. Abbiamo così:

- il cyberpedofilo voyeur, che naviga alla ricerca di foto e video con minori, limitandosi ad

archiviare tutto ciò che trova e compra senza mai guardare le immagini della sua galleria;

- il cyberpedofilo trafficante, che precedentemente era solo un voyeur e poi ha trovato con

internet il lavoro preferito, quindi vendere, comprare o rivendere materiale pedofilo;

- il cyberpedofilo filosofo, che vorrebbe elevare la pedofilia a un sistema di pensiero, per cui

diffonde proclami pro-pedofilia, apre siti e fonda associazioni che diffondono la cultura pedofila

- il cyberpedofilo predatore, che ha come obiettivo adescare i piccoli navigatori e cercare di

creare con loro un collegamento interattivo che possa sfociare in un incontro reale, entra nel mondo virtuale mascherandosi da amico del cuore o maestro di vita;

- il cyberpedofilo turista, che naviga alla ricerca di notizie sugli harem sparsi nel mondo. È un

professionista insospettabile, si allontana almeno una volta all’anno dall’ambiente in cui vive e lavora per assumere comportamenti pedofili. Se la vittima mostra curiosità e una certa disinibizione, il pedofilo online cercherà un contatto più ravvicinato, come l’e-mail o il telefono e poi vorrà un incontro fisico. Entrando nei siti frequentati da minori si fingono coetanei e cercano di conquistare la loro amicizia gradualmente. A volte si accontentano del dialogo, ma spesso questo rappresenta solo il punto di partenza al quale seguiranno le molestie.