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appunti su christian meier, filosofo grego
Tipologia: Appunti
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Capitolo secondo - La categoria del politico presso i Greci Il politico dei Greci è la manifestazione che questo campo di azione ha dato di sé nell'età classica e nella democrazia ateniese. Mentre la molteplicità dei cittadini e diversi strati lottavano per partecipare alla vita politica, il concetto del politico subisce una trasformazione diventano l'opposto di ciò che nelle epoche precedenti veniva semplicemente indicato come politico. Per la prima volta entra a far parte della politica la decisione su chi doveva governare - monarchia, democrazia, oligarchia- e se i governati ( e non più dominati) dovessero o meno partecipare alla vita politica. Nascono delle costituzioni e il conseguente rispetto del diritto e della libertà dei ceti medi e bassi della cittadinanza. Dall'ordinamento sociale si Iola un ordinamento politico che regola i rapporti reciproci fra cittadini e si oppone al primo. In questo, i legami e i rapporti erano differenti e finalmente la maggioranza diventa fonte di autorità. La problematica della cosa pubblica invade il concetto del politico. La polis va a coincidere con la cittadinanza e in questo riferimento totale alla polis ritroviamo anche la concezione della politica di Aristotele: la politica è la più importante e fondamentale tra le scienze. Sebbene stranieri, schiavi e donne non partecipassero alla vita politica, coloro che partecipavano erano maggiori rispetto a coloro che erano esclusi. La cosa pubblica era nelle mani dei cittadini ma ciò presupponeva un legame di solidarietà fondato su un interesse riguardante la polis e i cittadini, tralasciando i vari interessi particolari divergenti. Fanno parte dunque della sfera politica l'interesse per l'approvvigionamento dei mezzi di sussistenza e la distribuzione di alcuni oneri sociali. La storia che porta all'isonomia, ovvero all'uguaglianza di fronte alla legge, e alla democrazia mette fine all'epoca basata sulla decisione su chi è amico e chi è nemico, la quale poteva portare a gravi conflittualità interne. I diritti politici rivendicavano il loro ruolo centrale e in tal modo è possibile effettuare una distinzione fra democrazia e oligarchia. Secondo Platone, ricchi e poveri si contrapponevano. Ma questo era esagerato. Sicuramente vi erano delle conflittualità interne che spesso sfociavano in esterne (guardiamo Sparta e Atene), delle guerre civili e condanne all'esilio erano all'ordine del giorno ma in maniera inusuale. Ciò che mancava alla sfera politica erano le incursioni da parte dell'impolitico, molto frequenti oggi. I cittadini erano presenti in un duplice senso: da un lato manifestavano la loro volontà partecipando alla vita politica, dall'altro godevano di un particolare presente. Ciò che risulta essere importante nell'accadere sociale è l'agire. La domanda fondamentale è: Con quale accadere la società si confronta verso l'interno e verso l'esterno? Bisogna dunque ricercare quei movimenti che vanno oltre la quotidianità e provocano il mutare del presente. Per i Greci, questo accadere coincideva con la guerra e con la politica. Ma ciò significa he l'accadere del tempo deriva dall'agire politico: l'agire politico è l'elemento principale. L'agire politico è costituito dai movimenti di alcuni soggetti politici. Grazie a ciò, i ceti alti e medi, ma anche i cittadini di Atene, riuscirono ad acquisire una grande importanza negli eventi. Essi erano però consapevoli di non poter dominare del tutto gli avvenimenti: arte dell'accadere era lasciato all'eventualità. Nonostante ciò, i Greci riuscirono a prendere posto nella politica mondiale e a non sottomettersi alle decisioni altrui e a vedere il concetto del politico in maniera funzionale rispetto ai periodi storici. Al contempo, nel V secolo, si sviluppa il bisogno del fatalismo. Corrispondentemente a ciò, i greci svilupparono la consapevolezza della potenzialità umana, che era sicuramente un elemento aggiuntivo ma che non divenne mai una corrente effettiva e attuale.
Di grande importanza è la tolleranza dei greci nei confronti del contingente: erano consapevoli di avere soltanto un ruolo limitato per quanto riguarda l'accadere. La stessa concezione vale anche per la considerazione dei nemici: I greci non pensavano ai nemici come inferiori ma li ponevano al loro stesso livello. I greci erano comunque privi di armi istituzionali e ideologiche rispetto alla percezione esatta della realtà, per non venire colti di sorpresa. Essi erano tanto schietti quanto esposti. Gli uomini avevano consapevolezza delle proprie capacità, ma anche delle loro problematiche e sofferenze. Ai nostri occhi dunque la civiltà greca si presenta come una civiltà politica. E poiché il politico aveva un ruolo centrale e dominante, presso i greci accadde qualcosa di irripetibile. Se però da un lato il politico, possedendo un ruolo centrale, si impadroniva della sua totalità, dall'altra parte, il legame politico-uomo ci mostra che ci troviamo in un'epoca in cui il politico: da un lato può soccombere di fronte ai processi autonomi, dall'altro può assumere nuove dimensioni nella forma di una rivoluzione nazionale legale.