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FILOSOFIA DEL GD INTRO, Sintesi del corso di Storia

il documento riassume l'introduzione al volume "Filosofia del graphic design" di Riccardo Falcinelli

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 03/06/2025

ornella-de-giglio
ornella-de-giglio 🇮🇹

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FILOSOFIA DEL GRAPHIC DESIGN!
Riccardo Falcinelli, introduzione al volume
esposizione degli argomenti trattati nel testo che inquadrano il mestiere del graphic designer!
1. QUESTIONI E METODI
"
Inizio XIX sec."
Grafico considerato un operaio specializzato in un settore tecnico, qualcuno che fornisce un
servizio.!
Metà del XIX sec.!
Si iniziava ad intuire che la grafica possiede un potere commerciale e sociale su cui è necessario
riflettere, possiede un grande potere persuasivo sulle masse.!
Ogni oggetto e ogni esperienza cominciano a presentarsi rivestiti di grafica, si comprende che la
grafica è un mass medium.!
Inizio XX sec."
Si manifestano attraverso la grafica idee, poetiche e visioni del mondo. !
Addison Dwiggins in “New Kind of Printing Calls for New Design”, è la prima volta in cui viene
nominato il termine graphic design, (fino ad allora si usava commercial art, graphic art, advertising
art o, in Italia, arte pubblicitaria o cartellonismo)!
Inizio ‘800"
Ideazione e stampa degli artefatti avvenivano nello stesso luogo!
Fine ‘800"
L’aspetto grafico della merce veniva fatto in uno spazio diverso e separato da quello dove
l’oggetto veniva stampato.!
C’è da un lato l’imprenditore, dall’altro chi produce e nel mezzo chi ne inventa la forma visiva. !
Grafico: intermediario tra il settore imprenditoriale e quello produttivo !
Il compito del grafico si sposta dal settore secondario, della manifattura, a quello terziario, dei
servizi. !
Il fatto che l’ideazione grafica non è più all’interno della stamperia in mezzo all’inchiostro e al
grasso delle macchine, comporta che il progettista potrà esercitare la sua professione non più in
abiti da lavoro ma, bensì, borghesi. Il grafico inizia a vestire non più come un’artista, un operaio,
un tecnico, ma come la classe dirigente e intellettuale. !
Grafico è un pò pensatore un pò operaio, si muove tra teoria e mestiere.!
Si inizia a parlare di “graphic design” per ragioni aziendali: quando la grafica viene identificata
come un servizio fondamentale svolto a favore delle grandi imprese. I grafici di quegli anni si
definiscono “problem solvers”. !
Con l’avvento dei computer tutti producono un pò di grafica, a dierenza degli anni ’60 in cui si
poteva facilmente definire chi è graphic designer e la sua attività. !
GRAFICA”: copre l’ambito della stampa d’arte, dell’incisione, della calcografia, tutte le discipline
storiche delle belle arti, copre uno spettro più ampio!
GRAPHIC DESIGN”: si riferisce alle esperienze novecentesche si comunicazione visiva di massa!
Molti dei designer presenti del libro, probabilmente, non si sarebbero definiti tali, parlando di
grafica non si può parlare di un’unica disciplina, cambiando il tipo di lavoro cambia anche il tipo di
competenze che un grafico deve avere. !
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FILOSOFIA DEL GRAPHIC DESIGN

Riccardo Falcinelli, introduzione al volume

esposizione degli argomenti trattati nel testo che inquadrano il mestiere del graphic designer

1. QUESTIONI E METODI Inizio XIX sec. Grafico considerato un operaio specializzato in un settore tecnico, qualcuno che fornisce un servizio. Metà del XIX sec. Si iniziava ad intuire che la grafica possiede un potere commerciale e sociale su cui è necessario riflettere, possiede un grande potere persuasivo sulle masse. Ogni oggetto e ogni esperienza cominciano a presentarsi rivestiti di grafica, si comprende che la grafica è un mass medium. Inizio XX sec. Si manifestano attraverso la grafica idee, poetiche e visioni del mondo. Addison Dwiggins in “New Kind of Printing Calls for New Design ”, è la prima volta in cui viene nominato il termine graphic design, (fino ad allora si usava commercial art, graphic art, advertising art o, in Italia, arte pubblicitaria o cartellonismo) Inizio ‘ Ideazione e stampa degli artefatti avvenivano nello stesso luogo Fine ‘ L’aspetto grafico della merce veniva fatto in uno spazio diverso e separato da quello dove l’oggetto veniva stampato. C’è da un lato l’imprenditore, dall’altro chi produce e nel mezzo chi ne inventa la forma visiva. Grafico: intermediario tra il settore imprenditoriale e quello produttivo Il compito del grafico si sposta dal settore secondario, della manifattura, a quello terziario, dei servizi. Il fatto che l’ideazione grafica non è più all’interno della stamperia in mezzo all’inchiostro e al grasso delle macchine, comporta che il progettista potrà esercitare la sua professione non più in abiti da lavoro ma, bensì, borghesi. Il grafico inizia a vestire non più come un’artista, un operaio, un tecnico, ma come la classe dirigente e intellettuale. Grafico è un pò pensatore un pò operaio, si muove tra teoria e mestiere. Si inizia a parlare di “graphic design” per ragioni aziendali: quando la grafica viene identificata come un servizio fondamentale svolto a favore delle grandi imprese. I grafici di quegli anni si definiscono “problem solvers”. Con l’avvento dei computer tutti producono un pò di grafica, a differenza degli anni ’60 in cui si poteva facilmente definire chi è graphic designer e la sua attività. “ GRAFICA ”: copre l’ambito della stampa d’arte, dell’incisione, della calcografia, tutte le discipline storiche delle belle arti, copre uno spettro più ampio “ GRAPHIC DESIGN ”: si riferisce alle esperienze novecentesche si comunicazione visiva di massa Molti dei designer presenti del libro, probabilmente, non si sarebbero definiti tali, parlando di grafica non si può parlare di un’unica disciplina, cambiando il tipo di lavoro cambia anche il tipo di competenze che un grafico deve avere.

Potere culturale dei canali di distribuzione: si è, per la maggior parte delle volte, scritto di grafica su riviste specializzate e non su quotidiani, ed è per questo che pochi autori sono conosciuti al di fuori di entourage di professionisti e studiosi. Ricostruire il passato degli artefatti grafici Molti sono effimeri e deperibili, spesso si da importanza al design editoriale in quanto è più semplice associare alle copertine di Einaudi o Feltrinelli il designer che l’ha realizzata, invece se si pensa a una scatola di dentifricio è difficile che si sappia chi l’ha disegnata ed è ancora più difficile che qualcuno la conservi perché ritenuta “oggetto di design”. Questa circostanza influenza la percezione di cosa è grafica e cosa non lo è, di quale grafica è più importante di altre, che il design più importante non è quello bello ma quello che è ovunque. Spesso la grafica ritenuta importante è quella autoriale e colta. Tra i grafici: chi si è occupato esclusivamente della comunicazione per enti o aziende ha spesso reputato autentico “graphic design” solo il proprio ambito escludendo la grafica fatta dai pubblicitari ecc. Hollins: per lui la grafica è ciò che fanno i grafici, mentre il packaging è realizzato da altri professionisti per i quali la grafica è solo un aspetto si strategie più vaste. La posizione di Hollins, tuttavia, non tiene conto delle idee del pubblico non specialista: a una persona qualunque se si chiedesse cosa è la grafica probabilmente risponderà pubblicità.

2. GLI AUTORI, I CONTESTI, LE IDEE XX sec. La grafica diventa un oggetto culturale, qualcosa di cui scrivere e discutere anche al di fuori di una cerchia ristretta di tecnici e appassionati. William Morris e Tommaso Marinetti Accomunati dal desiderio di usare mezzi di produzione visiva: vogliono stare fisicamente tra gli strumenti e intervenire nelle tecniche di stampa. Rapporto con i mezzi di produzione (quindi con il potere) La separazione dei processi produttivi, tipica delle fabbriche, comincia ad essere considerata qualcosa che depriva il lavoro dei lati piacevoli e gratificanti di costruire qualcosa dall’inizio alla fine. Arte preindustriale: non sa mettere la tipografia sullo stesso piano della pittura o dell’architettura. Morris e Marinetti affermano, invece, che la composizione tipografica è un’arte che ha una sua autonomia espressiva proprio come un dipinto. Vedono nella stampa un campo d’azione. La pagina diviene un luogo plastico dove possono accadere molte cose. El Lissitzky Manifesto che da voce al fatto che la grafica è un oggetto da guardare e non solo da leggere “Le parole del foglio stampato vengono guardate, non udite” “La configurazione dello spazio del libro […] deve corrispondere alle tensioni di trazione e di pressione del contenuto” La grafica articola il pensiero nello spazio, il bravo progettista deve ascoltare le “tensioni” interne al testo, senza ridursi ad uno schema a priori. 1910 - 1930 Europa Gli stampati sono considerati vere e proprie opere, ogni avanguardia progetta con cura volantini, dichiarazioni d’intenti ecc. Questa attenzione eleva la grafica a oggetto alla moda, “pop”. Per gli imprenditori, invece, la grafica è più usata per vendere piuttosto che considerata un oggetto di riflessione. È proprio in questi anni che prende piede il modernismo:

  • entusiasmo per il progresso e per i benefici portati dalla tecnologia

Moholy-Nagy: sostiene che al cuore del design ci sono i concetti di tempo, ritmo e durata. (Pensiamo alle mises en pages teatrali, dove l’assemblaggio tipografico viene usato per mettere in scena una performance che ha la durata dell’intero sfoglio) Tipografia e “Nuova Tipografia” Die neue Typographie, Moholy-Nagy Preferenza per i caratteri lineari, per un maggior legame con la fotografia. L’unione di questi due elementi permette di costruire un’estetica più oggettiva e quindi più adatta a raccontare il mondo moderno. Questo tipo di caratteri non mostrano nessuna qualità nazionale (a differenza dei gotici), al contrario sembrano andare verso la globalizzazione. Abolizione delle lettere maiuscole, il tutto minuscolo diviene sinonimo di avanguardia e da allora è stato associato a idee progressiste (logo di Facebook) Tschichold: sostiene l’importanza della tipografia, e le composizioni che si creano nello spazio sono qualcosa da guardare Beatrice Warde, Il calice di cristallo : al contrario, sostiene che la tipografia deve farsi invisibile come il cristallo di un bicchiere, per lasciare apprezzare il contenuto Corporate image Sistema di marchi, caratteristiche istituzionali, linee guida e manuali Idea che un’azienda debba avere un volto riconoscibile sempre attraverso una grafica coerente e solida. Peter Behrens, Aeg : idea che tutto dev’essere legato stilisticamente (partendo dall’architettura per arrivare ad un pieghevole), pone le basi a quello che sarà il brand. Svizzera, International Style

  • Gabbie modulari
  • Caratteri lineari
  • Interesse per la fotografia
  • Desiderio di razionalizzare i processi creativi (per dimostrare che il designer non lavora solo d’istinto) Centrali sono quindi loghi e marchi, realizzati con griglie modulari. I designer si definiscono, quindi, “comunicatori” e non più artisti. Potrebbero essere definiti anche consulenti che vendono aziende. Paul Rand, IBM : designer capace di risolvere i problemi per le grandi corporazioni. Rispetto alla grafica svizzera possiede un gusto più colorato Isotype, Otto Neurath Idea che pannelli grafici potessero trasporre concetti astratti con rappresentazioni comprensibili al pubblico di massa. Neurath definisce il grafico nell’isotype un “trasformatore”, qualcuno che è in grado di trasformare una serie di dati in linguaggio visivo così da fare da intermediario tra gli esperti e i progettisti grafici Seconda G.M. Per la prima volta si prende posizione verso i prodotti della pubblicità e del packaging reputati spesso scadenti. Ken Garland in First Thing First suggerisce un’inversione delle priorità dei grafici: un maggiore impegno negli ambiti dell’educazione, dei servizi di pubblica utilità, e di tutte le attività che possono contribuire a un miglioramento sociale. È significativa la divisione degli artefatti in due gruppi: merce e servizi. L’invito è scegliere per chi/cosa lavorare. Albe Steiner Il progresso che appare più urgente è quello sociale: la precedenza va all’utente, e il ruolo del grafico è quello di informare. Il dibattito sul prendere posizione politica e decidere per chi lavorare, ha comportato conseguenze per l’idea generale della professione: l’effetto è stato uno scisma tra i grafici intellettuali e quelli commerciali.

Anni ’70 - ‘ Si avverte un cambiamento anche sul piano sociale: molte progettiste diventano voci centrali nel discorso teorico e critico sul design. Katherine McCoy, Muriel Cooper, entrambe rovesciano l’idea di come vada pensato il graphic design. Katherine McCoy : inizia a parlare di design come “discorso” ponendo al cuore del progetto i rapporti dialogici che si instaurano con l’artefatto comunicativo e lo spettatore. Viene superato il culto novecentesco per le forme semplici, i caratteri lineari, le gabbie e il razionalismo, piuttosto viene riscoperto il liberty in chiave psichedelica. I giovani designer si appassionano ai linguaggi vernacolari. Milton Glaser e Seymour Chwast con la rivista “Push Pin” , riprendono l’estetica vittoriana. Diffusione del PUNK: primo movimento che concepisce lo stile non come appartenenza ma come modo di stare al mondo e di sentire la vita nel vestire, nei comportamenti e nel design. In parallelo accadono i più grandi cambiamenti sociali: liberazione sessuale, il femminismo, ecc. Il postmodernismo è un attacco ai modelli unici e mainstream. Tibor Kalman Esorta i grafici ad entrare nei processi di comunicazione, a mettersi in discussione e a mettere in discussione l’esigenze del cliente, scegliendo con chi lavorare. Anni ’80, i personal computer Il computer sembra legittimare ogni cosa, l’errore è deliberato, si inizia anche a lavorare con l’interlinea negativa. Nel giro di un decennio tutti i grafici passano al computer anche se è concepito solo come un diverso tipo di strumento o come un modo per fare le cose più velocemente. Artisti e designer diventano autori e produttori di se stessi. Zuzana Licko , rivista “Emigre”: crea le prime font disegnate al computer da cima a fondo. Ambito tipografico: vengono realizzate decine di nuove font, dai revival a quelle completamente impreviste e spiazzanti. Giovanni Lussu: rifiuta l’ipotesi che la grafica sia un tipo di design, ma allontana pure il convincimento che sia una disciplina svolta esclusivamente dai professionisti. La grafica è ovunque c’è comunicazione. Paternità di cosa si crea La paternità di un artefatto grafico ha caratteristiche diverse da quelle di un dipinto e che, proprio per la sua natura di montaggio, fosse più difficile da circoscrivere, al punto che un grafico era sembrato spesso più simile a un regista che un disegnatore. Wim Crouwel: farsi mediatore tra cliente e lavoro grafico come priorità Jan van Toorn: dice che questa mediazione non è mai neutrale e che il designer deve usare criticamente la sua visione del mondo Un poster di Rand è pubblicità per l’IBM ma è anche un’opera espressiva di Rand. Nel 1998 Ellen Lupton propone di sostituire il concetto di “autore” con quello di “produttore”: il grafico deve farsi produttore, deve avere coscienza di cosa ha da dire, ma soprattutto di quale ruolo ha nel sistema. Per questo la Lupton si occupa solo di progetti di cui segue tutto. “La sfida del designer e di diventare padroni della tecnologia”