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Filosofia di Schopenhauer: Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, Dispense di Filosofia

Arte, morale e ascesi: il percorso per superare la volontà secondo schopenhauer. Nato in polonia nel 1788, schopenhauer insegna a berlino tra il 1822 e il 1830, malgrado la sua filosofia venga considerata inattuale e pessimista. La sua opera più importante è ‘il mondo come volontà e rappresentazione’. Schopenhauer riprende la filosofia kantiana, basandosi sulla prima versione di ‘critica della ragione pura’. Il fenomeno, per schopenhauer, è rappresentazione, ossia il ‘velo di maya’ che nasconda la realtà assoluta, il noumeno. Il filosofo afferma ‘il mondo è la mia rappresentazione’. La rappresentazione è costituita da soggetto rappresentante e oggetto rappresentato, esistono come ‘facce’ della stessa medaglia. Per superare la volontà, schopenhauer propone tre tappe: l’arte, la morale e l’ascesi.

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 20/03/2019

adelebeverini
adelebeverini 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
Nasce nel 1788 in Polonia e muore nel 1860. Tra il 1822 e il 1830 insegna a Berlino, nonostante la
sua filosofia venga considerata inattuale e pessimista, in quanto si opponeva alla concezione che
nella realtà vi fosse una natura razionale e, per questo motivo, verrà compresa solo dopo qualche
anno, quando viene ripresa dall’ Esistenzialismo. La sua opera più importante è “Il mondo come
volontà e rappresentazione”. Egli riprende la filosofia kantiana, in quanto ritiene Kant superiore ai
filosofi del suo tempo e si basa sulla prima versione dell’opera Critica alla Ragion Pura, dove non
erano stati ancora chiariti i concetti di fenomeno, noumeno e rappresentazione. Il fenomeno, nella
seconda versione dell’opera di Kant, è definito come l’oggetto conoscibile attraverso le nostre
facoltà, quindi l’unica realtà accessibile alla mente umana, che sta quindi fuori dal soggetto. Per
Schopenhauer, il fenomeno è invece rappresentazione, quindi parvenza, illusione, ossia il <<velo
ingannatore>> della credenza indiana il Velo di Maya. Il Velo di Maya è il velo ingannatore che fa
sì che dietro al fenomeno come <<cosa così come appare>> si nasconda il noumeno o la <<cosa in
sé>> considerato da Schopenhauer una realtà assoluta che il filosofo può giungere a conoscere.
Schopenhauer afferma <<il mondo è la mia rappresentazione>> dichiarando che, se per il criticismo
il fenomeno era l’oggetto della rappresentazione, per Schopenhauer il mondo è rappresentazione.
La rappresentazione è costituita da aspetti essenziali e inseparabili: soggetto rappresentante e
oggetto rappresentato. Soggetto e oggetto esistono come “facce” della stessa medaglia quindi
nessuno dei due può precedere o può sussistere indipendentemente dall’altro. I Ciò che ci impedisce
di vedere il mondo come rappresentazione è il Velo di Maya che ci fa vedere il mondo apparente
fatto di molteplicità impedendo quindi l’unità. La realtà è quindi divisa su due livelli: unità e
mondo illusorio. Schopenhauer inoltre critica la coscienza razionale, concetto per lui inconsistente,
poiché non ci fa vedere ciò che è vero e perché anche il soggetto fa parte della rappresentazione. La
filosofia di Schopenhauer è infatti detta <<del sospetto>>.
l soggetto è quindi legislatore e fa parte della realtà basandosi sulle forme a priori di spazio, tempo
e casualità o principio di ragion sufficiente che definisce la realtà e quindi i fenomeni,
manifestandosi come principio di essere, divenire, conoscere e agire. l’uomo si basa sulle facoltà
razionali, ma vi è in lui un bisogno di comprendere il senso della realtà, che gli sembra immutabile.
Ciò si esprime nel bisogno metafisico che si esprime nella religione e nella filosofia, tanto che
l’uomo viene definito animale metafisico dato che è portato a stupirsi della propria esistenza e a
interrogarsi e essere consapevole della morte. La facoltà razionale si scopre essere sia un privilegio
sia una condanna dato che rende l’uomo consapevole della propria condizione.
Se l’uomo fosse solo conoscenza e rappresentazione, allora non potrebbe uscire dal mondo
fenomenico. Per questo l’uomo non è solo rappresentazione, ma anche corpo anticipando così il
vitalismo che afferma che la volontà sia pura energia vitale. Il principio vitale che espande l’essere
è, nell’uomo, è la volontà, che è desiderio, e che è un principio incausato, arazionale, eterno ed
unico che permette di squarciare il velo di Maya. La volontà si oggettiva nella realtà (noumeno)
attraverso il principio di individuazione, per cui il fenomeno è espressione della volontà stessa e il
noumeno diventa conoscibile per via razionale, quindi la realtà è caratterizzata da una molteplicità
di oggetti individuali. La volontà rappresenta la verità e se la volontà è incausata, allora deve
esserlo anche la verità perciò non c’è la presenza divina, si parla quindi di Ateismo filosofico.
La volontà si oggettiva in gradi. Il primo grado è quello delle idee, secondo il termine di modelli e
archetipi di Platone, mentre il secondo sono gli oggetti individuali, che comprende l’uomo. Se io
sono oggettivazione della volontà, ho il desiderio di qualcosa di cui si è privi. Ciò provoca dolore,
che è l’essenza costituita dell’esistenza. L’uomo per natura cerca di raggiungere ciò che vuole, ossia
il piacere, che a sua volta è una funzione del dolore. Il piacere è infatti contingente, mentre il
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SCHOPENHAUER

Nasce nel 1788 in Polonia e muore nel 1860. Tra il 1822 e il 1830 insegna a Berlino, nonostante la sua filosofia venga considerata inattuale e pessimista, in quanto si opponeva alla concezione che nella realtà vi fosse una natura razionale e, per questo motivo, verrà compresa solo dopo qualche anno, quando viene ripresa dall’ Esistenzialismo. La sua opera più importante è “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Egli riprende la filosofia kantiana, in quanto ritiene Kant superiore ai filosofi del suo tempo e si basa sulla prima versione dell’opera Critica alla Ragion Pura, dove non erano stati ancora chiariti i concetti di fenomeno, noumeno e rappresentazione. Il fenomeno , nella seconda versione dell’opera di Kant, è definito come l’oggetto conoscibile attraverso le nostre facoltà, quindi l’unica realtà accessibile alla mente umana, che sta quindi fuori dal soggetto. Per Schopenhauer, il fenomeno è invece rappresentazione, quindi parvenza, illusione, ossia il <> della credenza indiana il Velo di Maya. Il Velo di Maya è il velo ingannatore che fa sì che dietro al fenomeno come <<cosa così come appare>> si nasconda il noumeno o la <<cosa in sé>> considerato da Schopenhauer una realtà assoluta che il filosofo può giungere a conoscere.

Schopenhauer afferma <<il mondo è la mia rappresentazione>> dichiarando che, se per il criticismo il fenomeno era l’oggetto della rappresentazione, per Schopenhauer il mondo è rappresentazione. La rappresentazione è costituita da aspetti essenziali e inseparabili: soggetto rappresentante e oggetto rappresentato. Soggetto e oggetto esistono come “facce” della stessa medaglia quindi nessuno dei due può precedere o può sussistere indipendentemente dall’altro. I Ciò che ci impedisce di vedere il mondo come rappresentazione è il Velo di Maya che ci fa vedere il mondo apparente fatto di molteplicità impedendo quindi l’unità. La realtà è quindi divisa su due livelli: unità e mondo illusorio. Schopenhauer inoltre critica la coscienza razionale, concetto per lui inconsistente, poiché non ci fa vedere ciò che è vero e perché anche il soggetto fa parte della rappresentazione. La filosofia di Schopenhauer è infatti detta <>.

l soggetto è quindi legislatore e fa parte della realtà basandosi sulle forme a priori di spazio, tempo e casualità o principio di ragion sufficiente che definisce la realtà e quindi i fenomeni, manifestandosi come principio di essere, divenire, conoscere e agire. l’uomo si basa sulle facoltà razionali, ma vi è in lui un bisogno di comprendere il senso della realtà, che gli sembra immutabile. Ciò si esprime nel bisogno metafisico che si esprime nella religione e nella filosofia, tanto che l’uomo viene definito animale metafisico dato che è portato a stupirsi della propria esistenza e a interrogarsi e essere consapevole della morte. La facoltà razionale si scopre essere sia un privilegio sia una condanna dato che rende l’uomo consapevole della propria condizione.

Se l’uomo fosse solo conoscenza e rappresentazione, allora non potrebbe uscire dal mondo fenomenico. Per questo l’uomo non è solo rappresentazione, ma anche corpo anticipando così il vitalismo che afferma che la volontà sia pura energia vitale. Il principio vitale che espande l’essere è, nell’uomo, è la volontà , che è desiderio, e che è un principio incausato, arazionale, eterno ed unico che permette di squarciare il velo di Maya. La volontà si oggettiva nella realtà (noumeno) attraverso il principio di individuazione , per cui il fenomeno è espressione della volontà stessa e il noumeno diventa conoscibile per via razionale, quindi la realtà è caratterizzata da una molteplicità di oggetti individuali. La volontà rappresenta la verità e se la volontà è incausata, allora deve esserlo anche la verità perciò non c’è la presenza divina, si parla quindi di Ateismo filosofico.

La volontà si oggettiva in gradi. Il primo grado è quello delle idee , secondo il termine di modelli e archetipi di Platone, mentre il secondo sono gli oggetti individuali , che comprende l’uomo. Se io sono oggettivazione della volontà, ho il desiderio di qualcosa di cui si è privi. Ciò provoca dolore , che è l’essenza costituita dell’esistenza. L’uomo per natura cerca di raggiungere ciò che vuole, ossia il piacere , che a sua volta è una funzione del dolore. Il piacere è infatti contingente, mentre il

dolore è necessario quindi quando il piacere blocca il dolore, anche il dolore cessa di esistere: << Non ci sono rose senza spine, ma ci sono spine senza rose >>. A questo punto subentra la noia, l’assenza di piacere e dolore, che è la consapevolezza di tale condizione. L’ amore è rappresentazione dell’istinto di procreazione della volontà che si autoperpetua. L’amore non è altro che uno stratagemma di cui si serve il “Genio della specie” per indurre gli individui a perpetuare la vita. Non vi è amore quindi senza sessualità e Schopenhauer afferma <<due infelici che si incontrano, due infelici che si scambiano e una terza infelicità che si prepara>>.

I singoli individui sono individuazione della realtà e Schopenhauer ritiene che i rapporti umani siano caratterizzati dal conflitto e dal tentativo di sopraffazione reciproca e lo Stato e le leggi sono stati creati dall’uomo per potersi difendere dagli istinti aggressivi degli individui. Schopenhauer critica ogni forma di storicismo poiché ritiene che la storia si limiti alla catalogazione dell’individuale e che essa sia soltanto il fatale ripetersi di un medesimo dramma, dato che l’umanità si trovi nel medesimo e perpetuo stato di dolore. Il compito della storia è quindi offrire all’uomo la coscienza di sé e del proprio destino.

Per compiere il percorso di liberazione dalla volontà , si deve raggiungere consapevolezza che però appartiene a pochi che saranno in grado di vedere la verità per quello che è, squarciando il velo di Maya. La teoria di Schopenhauer per liberarsi dalla volontà non prevede il suicidio, anzi è contrario in quanto, nonostante la vita sia sofferenza e dolore, suicidarsi è andare incontro alla volontà poiché si sopprime soltanto la manifestazione fenomenica della volontà di vivere. Tre sono le tappe per liberarsi dal dolore:

  • Arte > viene intesa come opera del genio, serve a intuire e a contemplare le idee per permettere all’uomo di staccarsi dalla propria sofferenza, dado che la contemplazione dell’idea del dolore placa la volontà. L’arte ha funzione catartica (liberazione) e viene suddivisa in gradi che vanno dall’architettura fino alla musica, immediata rivelazione della volontà a sé stessa, ritenuta da Schopenhauer l’arte più profonda e universale. L’arte è un conforto della vita, ma è temporanea e parziale
  • Morale > consiste nell’agire al contrario rispetto alla volontà poiché l’uomo avverte che tutti gli elementi della natura sono individui che la volontà mette contro l’altro, perciò non dobbiamo essere nemici, ma unirci contro la volontà e questo viene definito da Schopenhauer come il sentimento di compassione, ma ciò non è sufficiente poiché limita gli effetti della volontà
  • Ascesi > si riesce ad annullare tutto ciò che ha radici nella volontà come l’amore. L’amore in Schopenhauer è solo atto di procreazione dove è evidente il volere a riprodursi della volontà, per questo il primo gradino dell’ascesi è l’astinenza sessuale, come viene spiegato negli Upanishad (testi filosofici antichi), mentre l’ultimo è il nirvana buddista, ossia il distacco completo dalla volontà e assenza di turbamento. Il nirvana è quindi l’assenza di turbamento e la consapevolezza di raggiungere e superare la verità che porta all’annullamento di sé stessi come volontà, diventando il suo opposto che è il nulla. L’essenza dell’uomo è quindi il nulla > Nichilismo