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Filosofie dell'Asia Orientale - Crisma, Appunti di Filosofie Orientali

Appunti del corso Filosofie dell'Asia Orientale, prof. Amina Crisma, a.a. 2020 - 2021.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 09/07/2021

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FILOSOFIE DELL’ASIA ORIENTALE
Confucio, primo maestro
- Nato il 28 settembre (data celebrata annualmente) 551 e morto nel 479 a.C.
- È il primo in Cina ad enunciare un insegnamento a proprio nome in cui ribadisce il proprio legame
con un’antica dinastia regnante cinese assunta come modello Zhou.
- Trasmetto, non creo si propone come un interprete di una tradizione letteraria e di modello di
comportamento a lui antecedente (Zhou)
Le due figure di Confucio (Confucianesimo) e Laozi (taoismo) sono dissimmetriche Confucio è una
figura storica, Laozi è una figura leggendaria, mai esistito ma cruciale in molti miti e racconti.
Fonti:
- Bibliografia nello Shiji (Memorie di uno storico) di Sima Qian (145 86 a.C.). Grande storico che
tratta di biografie di grandi filosofi, tra cui quella di Confucio. Ne emerge un ritratto molto suggestivo
di un uomo dedito allo studio ma anche agli esercizi fisici, rappresentato come un uomo di
imponente altezza spazio di coltivazione anche del proprio corpo, oltre che per la mente,
secondo un ideale di educazione integrale per quello che si chiamerà il “modello dell’uomo di
valore”.
- Lunyu, Dialoghi di Confucio. Non scritti da lui ma dai suoi discepoli insegnamento orale.
Kongzi, Figlio / maestro
È come se Confucio volesse dirci che solo chi sa riconoscersi come figlio, può diventare veramente
maestro. Solo chi sa riconoscere il suo debito con le generazioni precedenti (filialità) può diventare a sua
volta padre nel senso spirituale = maestro.
Continuità rispetto alla tradizione che lo precede.
Fedeltà alla tradizione
I pensatori in Grecia ostentano la loro novitas rispetto alla tradizione.
Confucius” è una latinizzazione di Kongzi che viene operata da quelli che hanno operato la prima
mondializzazione del confucianesimo = gesuiti in Cina durante il XVII secolo, primi occidentali a
tradurre le fonti del confucianesimo (Confucius Sinarum philosophus, 1687) e a scoprire il magistero di
Confucio.
Risultato di una dialettica interculturale tra Cina e Occidente.
Contesto storico
L’epoca delle Primavere e Autunni (722- 481 a.C.) ha luogo una dissoluzione di quelle che erano le
istituzioni della Cina arcaica; il mondo legato da rapporti di fedeltà tra il sovrano e i sudditi di tipo feudale si
incrina perché cominciano a delinearsi quelli che saranno gli stati che si combatteranno durante il periodo
degli “Stati combattenti”.
È in questo contesto di crisi che Confucio si leva a parlare in proprio nome perché avverte che la crisi
minaccia la stessa civiltà, si sta per scatenare un mondo di violenza.
Il nome di questa fase prende il nome dal titolo di un’opera storiografica “Cronache delle primavere e
Autunni” che potremmo chiamare annali.
Tutto ciò esploderà effettivamente nell’epoca degli Stati Combattenti (403 256 a.C.) la dinastia
regnante Zhou lascia spazio a degli stati che usurpano il nome di re e che si combattono in maniera
cruenta. Lo stato che emergerà da questo sarà lo stato di Qin il cui sovrano diventerà il primo imperatore
della Cina.
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FILOSOFIE DELL’ASIA ORIENTALE

Confucio, primo maestro

  • Nato il 28 settembre (data celebrata annualmente) 551 e morto nel 479 a.C.
  • È il primo in Cina ad enunciare un insegnamento a proprio nome in cui ribadisce il proprio legame con un’antica dinastia regnante cinese assunta come modello → Zhou.
  • Trasmetto, non creo ” → si propone come un interprete di una tradizione letteraria e di modello di comportamento a lui antecedente (Zhou) Le due figure di Confucio (Confucianesimo) e Laozi (taoismo) sono dissimmetriche → Confucio è una figura storica, Laozi è una figura leggendaria, mai esistito ma cruciale in molti miti e racconti. Fonti:
  • Bibliografia nello Shiji ( Memorie di uno storico ) di Sima Qian (145 – 86 a.C.). Grande storico che tratta di biografie di grandi filosofi, tra cui quella di Confucio. Ne emerge un ritratto molto suggestivo di un uomo dedito allo studio ma anche agli esercizi fisici, rappresentato come un uomo di imponente altezza → spazio di coltivazione anche del proprio corpo, oltre che per la mente, secondo un ideale di educazione integrale per quello che si chiamerà il “modello dell’uomo di valore”.
  • “Lunyu, Dialoghi di Confucio”. Non scritti da lui ma dai suoi discepoli → insegnamento orale. Kong zi, 子 Figlio / maestro È come se Confucio volesse dirci che solo chi sa riconoscersi come figlio, può diventare veramente maestro. Solo chi sa riconoscere il suo debito con le generazioni precedenti (filialità) può diventare a sua volta padre nel senso spirituale = maestro.  Continuità rispetto alla tradizione che lo precede.  Fedeltà alla tradizione  I pensatori in Grecia ostentano la loro novitas rispetto alla tradizione. “ Confucius ” è una latinizzazione di Kongzi che viene operata da quelli che hanno operato la prima mondializzazione del confucianesimo = gesuiti in Cina durante il XVII secolo, primi occidentali a tradurre le fonti del confucianesimo ( Confucius Sinarum philosophus , 1687) e a scoprire il magistero di Confucio.  Risultato di una dialettica interculturale tra Cina e Occidente. Contesto storico L’epoca delle Primavere e Autunni (722- 481 a.C.) → ha luogo una dissoluzione di quelle che erano le istituzioni della Cina arcaica; il mondo legato da rapporti di fedeltà tra il sovrano e i sudditi di tipo feudale si incrina perché cominciano a delinearsi quelli che saranno gli stati che si combatteranno durante il periodo degli “Stati combattenti”. È in questo contesto di crisi che Confucio si leva a parlare in proprio nome perché avverte che la crisi minaccia la stessa civiltà, si sta per scatenare un mondo di violenza. Il nome di questa fase prende il nome dal titolo di un’opera storiografica “Cronache delle primavere e Autunni” che potremmo chiamare annali. Tutto ciò esploderà effettivamente nell’epoca degli Stati Combattenti (403 – 256 a.C.) → la dinastia regnante Zhou lascia spazio a degli stati che usurpano il nome di re e che si combattono in maniera cruenta. Lo stato che emergerà da questo sarà lo stato di Qin il cui sovrano diventerà il primo imperatore della Cina.

 Nel 221 a.C. viene fondato l’Impero centralizzato sotto lo scettro del re Qin Shihuangdi (260 – 210 a.C.). Quando Confucio parla è perché sente il bisogno di ricostituire un’armonia, che lui avverte come minacciata, su cui si fonda la civiltà e la cultura. Zhoungguo = “ paese di mezzo ” → la Cina si considerava come centrale; era anche l’area della pianura sulla riva del Fiume Giallo dove è nata la civiltà cinese. Un’altra caratteristica di Confucio è che evita di parlare di ciò che è male. Per esempio, dice che il maestro non parla mai del disordine, non perché non lo conosca, ma perché lui vuole parlare del bene che lui addita. Il discorso di Confucio si concentra sull’uomo ( antropocentrismo ) e sulle relazioni umane ( sociocentrismo ), non parla d’altro. È consapevole del limite e della forza umana → ha un profondo senso del fato/destino = potenza che oltrepassa l’uomo.  L’essere umano può dispiegare le sue capacità solo se capisce qual è il suo limite. Soltanto allora svilupperà la sua potenza. Comunque c’è un profondo senso del sacro sia nel confucianesimo antico che nel taoismo, declinati diversamente. Mentre Confucio vorrebbe un essere umano che si umanizza sempre di più, Laozi dice che è errato porre l’uomo al centro; l’uomo deve ritrovare un rapporto con la totalità → il grande Tao (natura).  Laozi → cosmocentrismo o naturalismo mistico dove al centro c’è la relazione dell’uomo con la natura. Diversi orientamenti che però sono rimasti compresenti nella vita dei cinesi. Qin Shihuangdi non è né confuciano né taoista, lui si ispira alla corrente del legismo = coloro che si affidano alla legge, strumento di imposizione di un’autorità che ordina la società (non come forma di tutela del singolo) in cui vale l’ordine, mentre il singolo è esposto a cose terribili come la responsabilità collettiva → se tu non denunci un reato, sei passibile di pena come chi l’ha compiuto. Il confucianesimo, invece, diventerà ideologia ufficiale dell’Impero con la dinastia successiva → HAN.

儒教 Rújiào → Termine che designa la tradizione che si ispira a Confucio:

o Ru 儒, i letterati o classicisti. o Jia 家, lignaggio o famiglia.  Lignaggio di pensatori.

Il maestro You disse: “Raramente avviene che un uomo ligio alla devozione filiale e alla sottomissione fraterna sia incline alla disobbedienza verso i suoi superiori, e non è mai accaduto che un uomo alieno dalla disobbedienza sia stato propenso a suscitare disordine”. o Tema dell’obbedienza → cruciale nei dialoghi è il rispetto per l’autorità del sovrano nei confronti del suddito, del padre nei confronti del figlio, dell’anziano rispetto al giovane, del fratello maggiore rispetto al minore. o Si tematizza la devozione filiale e la sottomissione fraterna → asse gerarchico che costruisce una subordinazione dei giovani agli anziani. Questo viene presentato all’interno della famiglia, ma viene anche proiettato nell’ordine sociale = l’ordine all’interno della famiglia è analogo all’ordine sociale – politico in una rete di equivalenze per cui il padre della famiglia equivale al ruolo del sovrano, ministro nell’ordine sociale – politico.  Da un lato gli anziani rivestiti del ruolo di autorità, e dall’altro i giovani che sono in rapporto di obbedienza; l’anziano ha più esperienza e competenza, quindi più responsabilità rispetto al giovane → etica della differenziazione dei ruoli.  L’uomo filialmente devoto sarà anche un suddito obbediente “L’uomo esemplare volge i suoi sforzi a rafforzare queste basi poiché da esse nasce la Via. Devozione filiale e sottomissione fraterna: su queste basi si fonda quando fa l’uomo davvero tale.” o L’obbedienza dei giovani ai vecchi (virtù della famiglia) non solo fonda anche l’ordine sociale, ma è anche ciò che fa veramente tali gli esseri umani. o Nella polis greca sono esclusi da questo ordinamento gli schiavi (solo i liberi), coloro che non fanno parte della cittadinanza (barbari e stranieri) e soprattutto le donne. Non ci sono donne tra gli allievi di Confucio e nemmeno tra quelli di Socrate. C’è una misoginia generale, quando si parla di essere umano in generale ci si rivolge agli uomini, è un mondo interamente maschile. Nel daoismo invece c’è una valorizzazione del tema del femminile; il dao si può designare come madre dei 10 mila esseri. Viene dato un ruolo importante alle madri anche dai discepoli di Confucio (Mencio). I legisti invece sostengono che serve un modello duro da seguire e non uno dolce come quello di una madre. o 国家 guojia → stato / famiglia 孝 Xiao – la pietà filiale Sopra c’è il segno che indica il vecchio, e sotto il segno del figlio → rappresenta relazione gerarchica. Il legame alle generazioni è importante poiché su di esso si modellano tutte le altre relazioni sociali. Ha le sue origini nel culto ancestrale degli antenati , il quale caratterizza la pianura del Fiume Giallo (dove nasce il confucianesimo) ed è incentrato sugli onori funebri che i discendenti rendono agli antenati (come Shinto). Dà importanza all’aspetto maschile: è un dovere di ogni uomo proseguire la propria stirpe. Nel 2013 il governo propone la pietà filiale come modello da seguire in tutte le relazioni e viene fatta una legge per la quale i figli devono commettersi per i genitori: legge della RPC sul rispetto filiale del 1. 7 .2013 e ritualizzazione della pietà filiale. [Scarpari, “La confucianizzazione della legge: nuove norme di comportamento filiale in Cina” “Ritorno a Confucio” → p.117 in poi] Dentro la cultura dell’800/900 c’è una rottura rispetto alle tradizioni confuciane perché si identifica la cultura confuciana con la conservazione, il tradizionalismo che bisogna infrangere. Tutti i modernizzatori nel corso del ‘900 combatteranno fortemente contro l’idea della disciplina famigliare e i romanzi di quell’epoca spesso contenevano una polemica contro la famiglia tradizionale celebrando la libertà individuale dei giovani e delle donne contro i pater familias e anziani. Libertà che significava anche libertà in amore.

Accusa degli anti-confuciani→ il confucianesimo privilegia troppo la famiglia dimenticandosi degli altri. Anche i legisti criticavano la stessa cosa: il legame tra suddito e sovrano deve essere superiore secondo loro. I confuciani ragionavano in senso opposto: se il figlio viene a conoscenza di un reato commesso dal padre deve secondo i legisti denunciarlo, secondo i confuciani proteggerlo. Quindi, l’obbedienza al sovrano si modella su quella al padre e se sovrano e padre sono in conflitto, secondo i confuciani, viene prima l’obbedienza al padre. Tuttavia, il primo rapporto umano che troviamo nei dialoghi è l’amicizia e non la famiglia→ non si può ridurre il confucianesimo al familismo.

Il maestro disse: “È ben raro che lusinghe e maniere suadenti conducano alla benevolenza!” o Benevolenza = ren

Il maestro Zeng disse: “Ogni giorno considero me stesso secondo tre questioni: Nel progettare per gli altri ho mancato di lealtà? Nelle relazioni con gli amici ho mancato di sincerità? Non ho praticato quanto mi è stato tramandato?” o Qui, attraverso una serie di interrogative retoriche, si esaminano diversi aspetti della virtù confuciana: la lealtà/correttezza nei confronti degli altri, la sincerità nei rapporti con gli amici e la pratica di “quanto ci viene tramandato” → fedeltà alla tradizione. o C’è l’atteggiamento dell’uomo di valore→ costante esaminarsi in base alle relazioni con gli altri.

Il maestro disse: “Governando un paese forte di mille carri da guerra, si dovrebbe essere scrupolosi negli affari di stato, onesti, parchi nelle spese e amorevoli con gli altri. Infine, si dovrebbe impiegare il popolo nelle giuste stagioni” o Parla di come si dovrebbe governare→ il compito dell’uomo confuciano è il governo dello stato; fine primario deve essere il benessere del popolo. Confucio stesso per tutta la sua vita cercherà di ottenere un incarico di governo, ma le sue esperienze governative saranno poche e sfortunate. o Presenta i precetti a cui si deve ispirare la classe dirigente: la scrupolosità e l’onestà; la moderazione nelle spese perché preventivare spese eccessive significava imporre tasse esose. L’ideale di governo era moderato: non pesante né nei castighi né nelle tasse ispirato alla benevolenza verso gli altri. o Mencio tematizzerà questo aspetto più di tutti i confuciani. o Questo fine non è condiviso dai legisti, i quali pensano che lo stato debba costituire un’immensa potenza economica e militare → la fondazione dell’impero unificato avviene su basi legiste. o “impiegare il popolo nelle giuste stagioni” nel senso che il popolo non deve essere distolto dai lavori agricoli (si indicevano leve di massa).  Idea di governo non bellicoso che pensa al benessere del popolo.

Critiche all’etica confuciana Contrariamente a quello che si pensa, ce ne sono sia di antiche che di moderne:

  1. Scuola legista → non si governa con l’amore, ma con il timore ( Hen Feizi ).
  2. Critica del Novecento → critica al tradizionalismo e rivoluzione culturale nel 1966. 義 Yi – senso di giustizia
  • È associato al ren.
  • È un tema sviluppato soprattutto da Mencio.
  • Non si tratta di giustizia in senso egualitario→ si deve a tutti qualcosa, ma ci sono ruoli e ranghi differenziati. Ogni famiglia deve avere di che mangiar e di che celebrare i riti, bisogna nutrire i vivi e seppellire i morti senza provare vergogna. Su questo tema altre scuole sono in disaccordo, ad esempio i legisti, i quali vedono il rito funebre come superfluo. 文 Wen – cultura
  • Letteralmente significa “far bello, abbellire” → Idea che la cultura abbellisca la vita.
  • Daoisti e moisti sono contro questo concetto, ritenevano che fare dei funerali molto elaborati fossero uno spreco.
  • Per i confuciani la bellezza è tanto importante quanto il cibo, bisogna circondarsi di bellezza, è un bisogno umano. Anche in Giappone c’è un culto estremo dell’estetica.
  • La cultura non è un accessorio, ma il modo per esprimere la nostra umanità e questo è ciò che ci differenzia dagli animali. 禮 Li – i riti
  • Norme tradizionali di condotta, etichetta, oltre ai veri e propri riti.
  • Dopo ren, “ li ” è il termine che occorre di più nei dialoghi.
  • Tutti i sentimenti umani trovano configurazione in un rito, la vita umana è inconcepibile senza i riti, i quali permettono di condividere sentimenti, di socializzare, cementano il legame sociale tra gli umani e lo rendono visibile; non sono qualcosa di esteriore. 心 Xin – cuore/animo/mente
  • È il cuore come organo, ma anche come sede di idee ed emozioni umane → si può paragonare al thumos (anima emozionale) della tradizione greca.
  • Produrre cultura ( wen ) è un’esigenza del cuore umano, la cultura ( wen ) e i riti ( li ) nascono dal cuore ( xin ).
  • Non si parla di Dio, ma di senso della religione che gli esseri umani hanno tra loro, sia assenti che presenti.
  • Il cuore è legato ai riti che non sono semplicemente esteriori.
  • Affidabilità, corrispondenza piena tra parole e azioni → i confuciani diffidano dalle parole così come i daoisti: l’infinità del Dao non può essere espressa dal linguaggio. 天 Tian – cielo
  • È la divinità suprema degli Zhou, idea che si collega all’idea di una norma morale che sta al di sopra di tutti gli esseri umani (anche del sovrano) → idea più astratta di divinità non più legata solo ad una dinastia (Shang = antenato supremo)
  • Grande unità: natura.
  • Confucio ne parla poco e solo in luoghi strategici, non perché non gli importi, ma perché i confuciani parlano poco delle cose importanti. Il silenzio è una forma suprema di omaggio a questa entità suprema con cui ci si sente in contatto.

Tradizionalismo di Confucio “ Trametto, non creo ”. → C’è un dichiarato riferimento alla tradizione ereditata dalla dinastia Zhou che viene riformulata creativamente: alcuni termini dell’antichità vengono riplasmati e assumono un nuovo significato. La fedeltà agli Zhou rimane, ma alcuni termini vengono riformulati, ad esempio: Junzi da “uomo nobile” passa a “uomo di valore”. 德 De – potenza, virtù, carisma

  • Potere, carisma che il maestro riesce a far provenire da sé, anche stando in silenzio perché oltrepassa i limiti delle parole.
  • È un termine presente nei dialoghi: Confucio lo attribuisce a sé stesso.
  • È presente anche nel Laozi: Dao è la Via e de è la sua potenza.
  • Questa potenza non è fisica e violenta → è la potenza della natura, il carisma. Nozione del de confuciano: Il maestro disse: “il cielo (Tian) ha generato il potere/la virtù (de) che è in me” Lunyu, 7.23.
  • Il de è un agire senza sforzo, una potenza efficace analoga a quella di Tian.
  • Jing → classico
  • Cheng → integrità Coerenza dell’essere umano nei suoi comportamenti rispetto ai suoi sentimenti.
  • Zhong → lealtà È un atteggiamento che deriva dal cuore e dai sentimenti umani. L’opposizione paradigmatica junzi-xiaoren “ L’uomo di valore conosce soltanto ciò che è giusto, l’uomo dappoco non conosce altro che il proprio vantaggio.” Lunyu, 12.16.
  • Opposizione paradigmatica tra il senso della giustizia del Junzi, mentre l’uomo dappoco ragiona solo in termini di profitto personale. Responsabilità del singolo nei confronti del collettivo di cui fa parte. “L’uomo di valore è imparziale e mira all’universale (ciò che è universalmente valido = Kant); l’uomo dappoco ignora l’universale e si occupa soltanto di ciò che è parziale .” Lunyu, 11.14.
  • Da un lato la imparzialità/universalità del Junzi e dall’altro l’uomo dappoco si occupa soltanto di ciò che è parziale → la parzialità è legata all’egoismo. Rispetto
  • È una norma etica suprema. “ Tre sono le cose di cui l’uomo di valore ha riverente timore: il decreto del Cielo (Tianming), gli uomini eminenti, le parole dei saggi. L’uomo dappoco ignora il decreto celeste, sicché non lo teme; disprezza gli uomini eminenti; deride le parole dei saggi.” Lunyu, 12.5.

Il Tianming può essere revocato, il potere sovrano non è eterno, ma si adatta al comportamento del sovrano. Esso si esprime attraverso il consenso del popolo (Mencio); il benessere del popolo deve essere ben curato, è un’immensa responsabilità. Etica della responsabilità e della politica→ etica confuciana.

  • Fato/destino→ Cielo come potenza della natura che determina la durata della nostra vita; bisogna prendere atto di ciò che non è in nostro potere e vivere sereni migliorando le relazioni con gli altri e il mondo in cui si vive, ovvero ciò che è in nostro potere. In questo concetto ci sono dei cenni stoici: fatalismo confuciano.
  • Decreto celeste: la vita umana è in mano al cielo, come le peripezie che contiene- i confuciani hanno un forte senso del fatto che nella nostra vita ci sono cose che dipendono da qualcosa superiore a noi- es. Durata della vita, malattia salute successi nonostante gli sforzi- invece L’INCESSANTE CAMMINO VERSO LA VIRTù è una decisione individuale che può sempre essere presa
  • La virtù del saggio è indipendente dalle circostanze esterne
  • Il mandato celeste ha anche un significato politico- mandato del cielo che giustifica il potere di una dinastia
  • Noi siamo stati il braccio del mandato celeste, abbiamo deposto una dinastia che non ce l’aveva più (zhou parlando degli shang)- connotazione morale del diritto a governare- il mandato celeste ce l’ha chi segue la norma morale, chi non lo fa perde il mandato, che verrà consegnato a una nuova dinastia- si trova anche in GEMING rivoluzione, letteralmente MUTAZIONE DEL MANDATO – costruire un giusto ordine del mondo conferisce legittimità.
  • Quindi non obbedienza al potere a prescindere, ma a quello che realizza la giustizia. Definizioni dai lunyu Fan Chi domandò che cosa fosse ren. Il maestro rispose: “Amare gli esseri umani”. (Lunyu, 12.22)
  • Benevolenza per l’umanità intera. Il duca Jing di Qi domandò a Confucio che cosa significasse governare. Il maestro rispose: “Che il sovrano si comporti da sovrano. Il suddito da suddito, il padre da padre, il figlio da figlio.” (Lunyu, 12.11)
  • Essere sovrano significa occuparsi del benessere del popolo e non vivere nel lusso sfrenato, il suddito è obbediente grazie al suo senso della giustizia, il padre è amoroso e non patriarca, il figlio è obbediente come il suddito; responsabilità parallela in coerenza con i propri doveri: sovrano- padre, suddito-figlio.  A ogni posizione corrispondono dei doveri, se rispettato si mantiene l’ordine del tutto. La regola aurea “ Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo ad altri ” Lunyu, 15.
  • È una regola universale ritrovabile anche in altre tradizioni: islamica ecc.
  • Non deriva da una rivelazione divina, è un discorso totalmente umano.
  • Da passi come questi, che vennero tradotti dai gesuiti, gli illuministi europei traggono la conclusione che si può essere autonomi dalla religione e utilizzano il confucianesimo in chiave di affermazione di una morale puramente laica e separata dall’ambito religioso.

Il dovere di rimostranza Zilu domandò in che modo si dovesse servire il sovrano. Il maestro rispose: “Non lo ingannerai, e dunque a lui ti opporrai.” Lunyu 14.

  • Il buono/leale suddito non è colui che accetta di farsi strumento di qualsiasi cosa il sovrano voglia, ma è colui che è anche capace di opporsi quando il sovrano gli ordina qualcosa di contrario al senso dell’umanità e della giustizia.
  • Sima Qian (145- 86 a.C.) è l’autore dello Shiji (memorie di uno storico) insieme al padre Sima Tan; una vicenda che lo riguarda è un caso esemplare di rimostranza: nel 99 a.C., c’è il caso di Li Ling e lo scontro con l’imperatore Wu Di. Li Ling era un generale dell’esercito cinese sempre vittorioso, ma un giorno venne sconfitto dai barbari e condannato dall’Imperatore Wu Di a morte insieme alla sua famiglia per alto tradimento. È una condanna ingiusta e Li Ling fugge dalla Cina in cui non farà mai ritorno mentre la sua intera famiglia viene massacrata. prima Sima Qian scrive una lettera a Wu Di in cui gli dice di sbagliare il quale non fece ammenda e condanna Sima Qian alla castrazione → anche lui si rifugia per sempre con i barbari. Tianming e universale fraternità Sima Niu disse: “tutti gli uomini hanno fratelli. Io soltanto ne sono privo.” Zi Xia rispose: “morte e vita sono in mano al destino, ricchezze ed onori dipendono dal Cielo. L’uomo di valore è riverente, rispettoso verso gli uomini e verso i riti, sicché tutti entro i Quattro mari gli sono fratelli.” Lunyu, 12.
  • Senso del fato stoico: morte e vita son in mano al destino. Così è anche per il successo, ricchezza e potere.
  • Dipende da noi il comportamento morale.
  • “entro i Quattro mari” è un modo di rappresentare il mondo umano intero.
  • Si enuncia qui il principio universale di fraternità umana universale, ma questa è motivata da un comportamento: tutti ti saranno fratelli se ti comporterai bene. ➔ Idea che compare in molte altre tradizioni ma non nel senso “siamo tutti fratelli perché tutti figli di Dio”. ➔ La fraternità non è un dato ontologico a priori ma un qualcosa che, come l’umanità, va costruita. La mansuetudine Ji Kangzi interrogò Confucio sull’arte del governo: “Che ne diresti di giustiziare coloro che non seguono la Via per dare spazio a coloro che la seguono?” Confucio rispose: “Per governare è necessario uccidere? Desidera il bene, e il popolo sarà buono”. Lunyu, 12.19.
  • Opposizione alla pena di morte.
  • Idea è che ci vuole un governo mite, mansueto non spietato.
  • Esprime una convinzione molto forte per cui se si desidera il bene, attraverso l’esemplarità si riesce a modificare i comportamenti del popolo.

(non rinunciano alla speranza che questo mondo fondato sulla giustizia e sulla lealtà si possa realizzare, fiducia incrollabile e coraggiosa, nonostante le circostanze e la realtà facciano pensare il contrario) Diverse concezioni di sovranità

  • sovrano come Figlio del Cielo per i confuciani (Tianming) = doveri di adempiere al senso dell’umanità e della giustizia
  • legisti: il sovrano è pari al Cielo → il potere deve funzionare, non deve uniformarsi a benevolenza, amore → tutto ciò è chiacchiera e ciarpame → il governo deve funzionare e funziona attraverso il sovrano (una volta fondato l’impero i confuciani andranno un po’ a patto con il legismo, ci sarà una damnatio memoriae ma in realtà le leggi del legismo sono state ritenute utili e mantenute in piedi → il confucianesimo dell’età imperiale non si oppone al legismo e anzi ne adotta le prassi, diviene più duro e realistico rispetto al confucianesimo delle origini.
  • confronto paradigmatico tra junzi e sovrano nel Mengzi : libro di Mencio divenuto famoso postumo. C’è queta tragica dissimmetria per cui c’è il junzi che ha dalla sua parte il senso dell’umanità e della giustizia ma non la forza/potere, mentre dall’altra parte c’è il sovrano che ha il potere ma che non sa cosa sia il senso dell’umanità e della giustizia = tragico attrito tra mondo reale e mondo che si vorrebbe trasformare (e che si continua e perseguire) → contrasto tra realtà effettuale della ubris del potere (delirio di onnipotenza che li porta alla distruzione totale → VD bombe su Hiroshima e Nagasaki) e l’idealismo che si possa costruire un mondo diverso dalla pura sopraffazione, in cui sia bello vivere, che sia ispirato all’armonia tra gli esseri umani e con insita la razionalità 利 Li – profitto
    • termine che circola nell’epoca degli Stati combattenti;
    • secondo il pensiero confuciano (coerenza tra Mencio e Confucio): l’uomo di valore non si ispira al profitto, è altruista e pensa al bene generale (invece gli Xiaoren si occupano solo del profitto) “ Sarà capace di riunificare il mondo un sovrano che non ami uccidere. Tutti i popoli del mondo si volgeranno a lui come acqua che scorre a valle ” Mengzi 1 A 6 ▪ Discorso che si rivolge al sovrano: predilezione nei confuciani per un’azione politica che faccia a meno della violenza (forza solo in circostanze particolare, non prassi quotidiana), quando non ci sarà un sovrano che non ami uccidere il mondo sarà unificato dal senso dell’umanità e governato da un sovrano capace di riflettere questo senso dell’umanità. Sogno che il carisma del sovrano, riflesso del senso dell’umanità, diventi strumento per imporsi su tutti → il popolo risponderà al sovrano con la stessa spontaneità che ha l’acqua quando scorre verso il basso (spontaneità che non ha bisogno di spingere o forzare nessuno, il popolo è calamitato = come calamita verso metallo, guidato da una forza naturale e non coercizione o imposizione). → immagine dell’acqua: forza umile, apparentemente inesistente, ma che in realtà è capace di tanto → grande simbologia dell’acqua nei testi taoisti per privilegiare l’immagine della spontaneità e della potenza femminile: l’acqua sta in basso ed è umile, ma anche se è in basso ha la forza di corrodere il metallo, simile alla potenza del Dao, della natura che sospinge naturalmente le persone nella direzione che desidera. Stesse qualità dell’acqua sono nella donna → NB l’elemento umido, di umiltà è lo Ying femminile, mentre il secco Yang è maschile Mencio riprende spesso le immagini legate al tema della spontaneità a suo uso specifico “ Colui che sottrae il senso dell’umanità è un ladro, colui che distrugge il senso di giustizia è un devastatore” Mengzi 1 B 8 ▪ quando un sovrano diventa empio, diventa un tiranno e un bandito non gli compete più il nome di Re → si può uccidere, si ritiene legittimo l’uso della forza = ucciderlo è un atto di giustizia.

Tema del regicidio = se un sovrano degenera e si mostra indegno del suo ruolo diventando un tiranno non si esclude la possibilità di ricorrere al regicidio → ciò non ha nulla di conformista (aspetto che si tenda a flexare sempre, per rispetto o per disprezzo), legato al rispetto, all’anzianità ecc. MA il confucianesimo è anche questo: non si deve obbedienza a qualsiasi potere, ma a un potere che risponde al senso dell’umanità e della giustizia → se ciò manca = rimostranza → perdita del mandato celeste e legittimazione di una nuova dinastia (comportamento di imperatore troppo violento → Macchiavelli diceva: “ meglio essere temuti, ma non odiati ”)

  • Il sovrano è padre e madre del popolo  “ Il sovrano è espressione suprema del senso dell’umanità ” (Mengzi 2a 5). “ È il popolo ad esprimere il Mandato Celeste (Tianming)” (Mengzi 5a 5)→ il cielo tace ma osserva e ode con le orecchie del popolo. Come si sa se il potere del sovrano è legittimato dal mandato celeste? Se ha il consenso del popolo, se è un buon sovrano con consenso popolare ha il mandato celeste. Quest’ultimo, quindi, non è una misteriosa esperienza divina → populismo di Mencio = popolo che è soddisfatto del governo e legittima il sovrano → germoglio di democrazia MA chiarimento: potere del popolo → NO qui è consenso del popolo, MA il popolo rimane qualcosa che deve essere guidato da una classe dirigente e da un sovrano (non che possa esprimere potere, nessun autogoverno del popolo). Sovrano buono che non eccede nell’imposizione fiscale (nell’imposizione di troppe tasse) La sovranità autentica poggi sulla benevolenza, senso dell’umanità e giustizia ed è in grado di imporsi per volontà propria = il sovrano benefica il popolo, quest’ultimo ne beneficia e a sua volta risponde al sovrano con benevolenza e con affettuosità e nessuno riuscirà a stimolarlo a rivoltarsi contro di lui; il sovrano amato dal popolo ha 100 eserciti perché il popolo sarà pronto a difenderlo contro tutti e non avrà rivali; il sovrano è potente PER il favore del popolo: il suo potere si sustantia di una qualità intrinseca a sé (la sua moralità) che gli provoca consenso tra il popolo la potenza del cielo che da legittimazione a governare, che si esprime per bocca del popolo → legittimazione = consenso del popolo (insistenza sul popolo: risposta a Mozi che criticava i confuciani dicendo che erano degli snob, incapaci di accorgersi della gente comune, mentre grande è la sollecitudine confuciana del sovrano all’assicurazione del benessere materiale, potersi nutrire con vita materiale confacente della vita umana, ma anche benessere simbolico e spirituale in cui vengono adempiuti i riti, ex. degno funerale per i morti, del popolo).  Quello che sognano i confuciani è antichi è un governo in cui tutto quello che percorre le relazioni umane sia un sentimento di amore reciproco in cui ci sono responsabilità diverse (genitori/sovrani diverse dai figli/sudditi); mentre i legisti ritengono che parlare di amore quando si ha a che fare con il governo sia qualcosa di totalmente risibile. La scelta vita e giustizia “ Alla vita anelo con ardore, ma anche la giustizia rientra fra le mie maggiori aspirazioni. Dovendo scegliere tra le due, antepongo la giustizia alla vita stessa ”. Mengzi 6 A 10
  • Mencio qui ci dice che lui ama moltissimo la vita ma se però fosse costretto a scegliere tra la vita e la giustizia, lascerebbe la vita per difendere la giustizia. Passo importante perché c’è il luogo comune per cui in Cina non ci sia una scelta morale tra le due ma un puro e semplice conformismo.
  • Eroismo morale del confucianesimo. Mozi e moismo
  • Mozi (480-390 a.C.)
  • Primo antagonista di Confucio
  • Diversamente dai pensatori confuciani, apparteneva al ceto degli artigiani ed era vicino alla sensibilità della gente comune → critica in modo drastico e razionale il pensiero confuciano (che più raccoglieva un ceto di letterati della parte alta della società e si rivolge essenzialmente a un élite letterata che non

Differenza del Mozi rispetto al Lunyu

  • Forma del trattato, non più modalità aforistica;
  • Sviluppo di un ragionamento razionale che si dilunga molto;
  • Con il Mozi si apre il dibattito polemico → dura polemica anti – confuciana.  Si smentisce il fatto che la Cina è stata confuciana fino a Mao. Atteggiamento anticulturale di Mozi
  • Mozi ha un atteggiamento essenzialmente utilitaristico opponendosi a qualsiasi comportamento simbolico ritenendo che siano inutili (no simboli, riti, cerimonie, musica che servono solo ad ingrassare quei maestri di cerimonie pretenziosi che sono i confuciani).
  • Contrappone l’idea di un interesse generale contro le differenziazioni del ren confuciano; a Mozi (uomo del popolo) non piace quel sistema di distinzione dei ruoli e degli atteggiamenti che c’è all’interno del ren confuciano e che comporta tutto un complesso cerimoniale. Il Cielo del Mozi
  • Il concetto di cielo 天 è poco presente in Confucio ed è polisemico: entità superiore, fato/destino, simile a Natura (cielo che crea). Molti pensano = il cielo poco viene citato, conclusione: Confucio agnostico MA pur riconoscendo il fatto che il cielo poco viene citato, (NB i testi confuciani sono non teologici) (come tutti i testi della Cina antica) emerge comunque uno seppur vago e indeterminato sentimento del sacro → facoltà sovraumana = se ne parla poco per rispetto (i confuciani hanno un profondo senso sacro e per ciò non ne parlano → non se ne parla perché il discorso umano si deve confare ad aspetti comprensibili = “voi mi chiedete della morte? Ma se neanche conoscete la vita” Confucio stesso si ritiene investito di una missione sacra = consegnare alle età successive la missione umana (si dice tanto che sia modesto, ma non lo è).
  • Quello di Mozi è un Cielo retributivo : “ Che cosa vuole il Cielo? Vuole che noi facciamo ciò che è giusto. Se noi facciamo quello che il Cielo vuole, parimenti il Cielo farò ciò che noi vogliamo. E che cosa vogliamo? Vogliamo prosperità e fortuna, non rovina e disgrazia ” (cap. 26) Mozi propone contro il Cielo confuciano, astratto e indeterminato, un Cielo retributivo utile perché altrimenti le persone non farebbero il bene → premia i buoni e punisce i cattivi perché gli esseri umani sono egoisti e hanno bisogno di compensazione. Mozi contro il fatalismo confuciano “ I fatalisti che parlano di Tianming demoralizzano il popolo, e così facendo distolgono il popolo dai suoi doveri. ” (cap. 35) Polemica anti – confuciana “ Quattro sono gli aspetti della dottrina confuciana bastanti a rovinare il mondo: i confuciani credono che il Cielo non veda e che gli spiriti non siano divini; ci sono poi i funerali sontuosi e i lutti prolungati; infine, essi credono che vi sia il destino (ming )” (cap. 48)
  • Gli accusa di non credere nel Cielo e negli spiriti → i confuciani ritengono che i culti, sia rivolti al Cielo che agli spiriti, si facciano innanzitutto per la loro bellezza (es. rito per la pioggia, Xunzi, che rinsalda il legame sociale).  Essere umano come animale simbolico che ha bisogno dei riti nei quali si manifesta l’espressione di un sentimento umano e c’è una collettività che condivide un sentimento nei confronti di un pericolo e anche la fiducia nelle proprie capacità comuni di affrontarlo.

Ai moisti è totalmente estranea questa dimensione del rito e quindi anche del destino.

  • Rifiuto di ogni elemento estetico e simbolico, in nome della produttività sociale. Rifiuto dell’otium Otium = il tempo sottratto alle cure dello stato in cui gli esseri umani coltivavano la loro raffinata cultura e i loro piaceri estetici / intellettuali. Per Mozi ci deve essere una ferrea disciplina sociale basata sul duro lavoro.  Rifiuto del principio di piacere in ogni sua forma;  Rifiuto persino della musica. Il pacifismo militante di Mozi La scuola moista, all’epoca degli Stati Combattenti, si caratterizza per il suo pacifismo militante. È l’unica scuola che si è organizzata come una vera e propria scuola → i suoi costituenti partono in guerra (lecita la guerra difensiva) per difendere i deboli che vengono aggrediti dai più forti → elaborano strategie di difesa molto avanzate mettendo queste a favore di quelli aggrediti dai loro rivali. Tuttavia, vi sono forme di guerra non difensive giustificate: quelle volte a “correggere o emendare” il comportamento malvagio di popoli e sovrani. Rifiuta un pacifismo totale ed integrale, il suo è un pacifismo nei confronti delle guerre di aggressioni → formula un divieto nei confronti delle aggressioni (anche nell’etica confuciana). Questo però non implica per entrambi un’astensione totale dall’idea che ci siano situazioni in cui è necessario ed opportuno ricorrere alla forza. Quali sono queste situazioni? Quando sei aggredito. Xunzi Più misconosciuto tra i confuciani in Occidente (diverso da Mencio: popolarità attestata da nome latinizzato, come Confucio)
  • Perché pensatore così grande ignorato? Pochi i pensatori che vengono considerati all’interno della cultura occidentale: a parte Laozi, Confucio e Mencio → Xunzi una delle vittime di esclusione. Poco considerato anche per smentire molti luoghi comuni del pensiero cinese corrente.
  • Vita lunga: arriva alle soglie dell’impero nella sua lunga vita
  • Considerazione realistica della situazione effettuale → prefigura un avvicinamento del confucianesimo al legismo che si realizzerà poi nell’epoca imperiale
  • S’inserisce in dibattito sulla natura umana all’interno dell’età imperiale del IV secolo a.C.: come si deve considerare la natura dell’uomo? → La moralità è implicita fin dalla nascita nel cuore dell’uomo o è un qualcosa che viene introdotto dall’esterno attraverso le leggi, le norme sociali, l’educazione ecc.?
  • Legisti e Mozi: convinzione che nella natura umana prevalga una concezione egoista e deve essere lo stato a dover utilizzare norme spietate (legisti), introducendo una considerazione del proprio vantaggio corrispondente al vantaggio generale (moisti) per giungere alla stabilità → uomo deve essere disciplinato dall’esterno
  • Mencio e Confucio: l’impulso al bene è implicito nel cuore dell’uomo (senso dell’umanità e della benevolenza che è implicito nel cuore dell’uomo, è impulso primario come fame e istinto sessuale) → impulso alla solidarietà verso gli esseri umani (anche nel cuore del più empio degli esseri umani) = non significa che tutti siano buoni, ma tutti abbiamo propensione al bene che alcuni coltivano mentre altri no (Mencio) → esempio del “bambino nel pozzo”: chiunque veda bambino sul punto di cadere nel pozzo → impulso di correre in soccorso del bambino senza un ragionamento e senza pensare all’utilità, ma solo in funzione di aiuto ai simili, impulso alla solidarietà verso i propri simili (stessa osservazione nel mondo animale)
  • Rivali di Mencio e Xunzi: alla nascita si ha un enorme impulso all’accaparramento e quindi all’ostilità verso i propri simili. Alla nascita, abbiamo desideri che non hanno limite, sono senza

Frantumazione del potere imperiale dal III/IV secolo d.C. → dissoluzione del potere → grande successo del buddhismo in Cina Dall’XI secolo grande rilancio della tradizione confuciana  neoconfucianesimo = Confucio è un santo e Mencio ne è l’erede legittimo → accentuazione sulla santità interiore (influenza del Buddhismo), piuttosto che alla regalità esterna del governo del mondo, di cui si era occupato Confucio. ▪ Xunzi, molto apprezzato in Epoca Han, viene considerato fuori linea (la cosiddetta linea ortodossa che va da Confucio, passa per Mencio e arriva ai neoconfuciani), sovrastato da Mencio. “ Sarà capace di riunificare il mondo un sovrano che non ami uccidere: tutti i popoli del mondo si volgeranno a lui, come acqua che scorre a valle ” Mengzi 1A 6

  • Ideale confuciano nel Mengzi: regalità che riesca ad imporsi soltanto per forza della propria virtù e esemplarità
  • I sovrani reali con cui Mencio ha a che fare non sono degni di rispetto
  • Sovranità che possa imponga in virtù del carisma morale, della sua esemplarità → i confuciani erano importanti ad un’idea di regalità che si impone per consenso popolare (anche se non si esclude totalmente la violenza, che sicuramente né si ama né si privilegia quotidianamente)

SHINTOISMO

  • “La via degli Dei” → forma di tradizione che assomma in sé un’idea di religione dove non c’è un dogmatismo o teologia, ma c’è una concezione del mondo che definisce uno rapporto con lo spazio sacro, e che poi interagirà anche con il buddhismo e il confucianesimo.
  • Si può ripetere per esso lo stesso discorso fatto per la Cina → in questi scenari dell’Asia orientale vi è un peculiare elemento religioso. Lo spazio sacro
  • Rinvia alla logica culturale che lo sottende: dobbiamo pensare a una cultura che è inscritta nei ritmi dell’agricoltura; sono state elaborate in uno spazio sociale in cui predomina l’agricoltura. Spazio che si è completamente trasformato (come in Cina) per effetto della modernizzazione e l’effetto di questa ha anche segnato una profanizzazione dello spazio. → Quello che nel mondo agrario era il ritmo naturale, viene profondamente trasformato distrutto dalla società industriale e post – industriale.  Quando parliamo di spazio sacro dobbiamo pensare ai ritmi e alle nozioni elaborate da una grande civiltà agraria poi diventata urbana con tutto ciò che ne consegue anche sul piano della modificazione dei riti e dei ritmi della vita.  Il JP, costruendo la propria modernizzazione, ha rivendicato un legame sempre con la propria tradizione (seppur reinventata) che la Cina invece non ha fatto. Le vie della modernizzazione nell’800 in Cina e JP sono state declinate in maniera differente: il JP ha mantenuto un legame forte con la tradizione; la Cina ha sottoposto le proprie tradizioni ad una critica radicale guardando ai modelli dell’Occidente (es. ritualismo della tradizione confuciana).
  • Susanoo no mikoto → idea del Dio fondatore che trasforma il caos in terra vivibile ed abitabile (strettamente collegato ai ritmi del mondo agrario).
  • Al centro di questo spazio sta la “risaia” → aspetto fondamentale dello spazio giapponese ed è un ecosistema integrato come modello d’ordine e stabilità (dal microcosmo della risaia al macrocosmo della vita sociale collettiva).  Da queste idee che provengono dall’agricoltura si irradiano a definire le norme/regole del vivere sociale.
  • Acqua → ruolo primario. 山 Yama: la montagna
  • Si oppone allo spazio dell’uomo (antropizzato) e della cultura (risaia) come spazio naturale , come “selvatico”, si associa al non umano: spiriti dei morti, Dei, mostri.
  • Ha grande valore simbolico perché considerata ‘axis mundi’ → è il punto di congiunzione tra Cielo (divino) e terra (umano).
  • Si è sottolineato come nel taoismo venga fatto risalire ad una cultura di carattere sciamanico in cui un grande ruolo è quello delle donne. → Yamabushi, “quelli che si ritirano in montagna” che compiono pratiche ascetiche (da acesi, ‘salita’) sulle montagne sacre. Il tempio
  • È il santuario del villaggio e si colloca al confine tra spazio coltivato e natura selvaggia → spazio di intermediazione tra Dio della risaia (mondo umano) e Dea della montagna (mondo selvaggio).
  • È un luogo di incontro tra la comunità e con gli Dei. In ogni religione è presente una dimensione orizzontale, perché ogni religione instaura una relazione degli esseri umani tra loro, e una dimensione verticale → rapporto di esseri umani con ciò che sta oltre l’umano.
  • È un sacro perimetro dove accede solo la sciamana→ protagonismo femminile; le donne erano considerate mediatrici per eccellenza fra la comunità e gli dei. Ha luogo qui la possessione descritta come rito sessuale → la sciamana è posseduta come sposa dal kami attraverso l’estasi in cui perde la cognizione del mondo umano ed accede ad una rivelazione del mondo divino.