Hume è un filosofo empirista dunque secondo lui la conoscenza non può che basarsi
sull'esperienza sensibile, tuttavia è uno scettico: l'esperienza non riesce a fondare totalmente la
validità della nostra conoscenza che rimane dunque solo probabile.
Secondo Hume, la nostra conoscenza si basa unicamente sulle “percezioni”, divise in due classi:
impressioni e idee.
- Le impressioni sono le percezioni che si presentano in noi nel momento stesso in cui le viviamo, le
sentiamo, le proviamo e risultano essere molto vivide.
- Le idee sono le immagini delle impressioni un po’ sbiadite che si presentano in noi in un
momento successivo.
Non esistono idee innate, ma ogni idea è sempre il frutto di una impressione originaria e
precedente. Nella nostra mente operano due facoltà:
- La memoria, attraverso cui cerchiamo di ricordare l’ordine temporale e spaziale delle nostre idee,
e l’immaginazione, con cui mettiamo in relazione le idee tra di loro con un maggiore grado di
libertà.
Tuttavia, nota Hume, l’immaginazione non è completamente libera, ma è guidata dal cosiddetto
“principio di associazione”, ovvero la nostra mente associa le idee tra loro sempre seguendo alcuni
schemi fissi, ovvero seguendo i criteri di somiglianza, contiguità e causalità. Hume propone poi
un'altra suddivisione; gli oggetti presenti nella nostra mente possono essere distinti tra: DATI DI
FATTO e RELAZIONE FRA IDEE.
Relazioni fra idee si basano sul principio di non contraddizione, e sono, quindi, sempre vere; a
questa tipologia appartengono tutte le verità matematiche, e la relazione tra dati di fatto, che non
si basano su nessun principio a priori, bensì sull’esperienza e sono conoscenze solo probabili; da
questo tipo di conoscenze, secondo Hume, non possiamo ricavare nessuna certezza, in quanto c’è
sempre la possibilità che “ogni cosa che è, può non essere”. Ciò avviene perché tutti i ragionamenti
che hanno a che fare con dati di fatto si fondano sul rapporto di causa-effetto. Il rapporto causale
secondo Hume non è, dunque, in nessun modo necessario e valido ma, al contrario, è
assolutamente arbitrario.
Ma allora perché l’uomo considera assolutamente certo che domani il sole sorgerà ancora o che
tutti gli esseri umani continueranno ad essere mortali? Secondo Hume ciò accade per via
dell’abitudine: un istinto naturale, ciò che si è presentato come regolare nel passato, continuerà a
ripetersi anche nel futuro. Dunque, è solo in base ad un nostro istinto soggettivo,
confessa Hume, in verità le conoscenze scientifiche (basate sulla causalità) non possiedono
nessuna assoluta certezza, ma sono unicamente probabili (Hume è molto scettico). Dall’abitudine
deriva la credenza che è un istinto, un sentimento, che ci spinge a riconoscere la realtà di qualcosa
e che Hume descrive come “uno dei più grandi misteri della filosofia”.
Gli uomini credono che esista un mondo esterno che abbia un’esistenza permanente.
Secondo Hume, si tratta solo di “credenze”, in quanto ciò che esiste sono unicamente le nostre
singole e discontinue impressioni.