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Fondamenti Anatomo-fisiologici dell'Attività Psichica, Schemi e mappe concettuali di Fondamenti Anatomo-fisiologici dell'Attività Psichica

Fondamenti Anatomo-fisiologici dell'Attività Psichica

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 13/03/2026

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L’economia politica è una scienza sociale che studia i comportamenti e le scelte dell’uomo nella sua vita in società,
nelle istituzioni sociali, che riguardano il suo benessere materiale.
Si compone di due parti:
- La microeconomia: studia il comportamento del singolo individuo che opera in un’economia di mercato (il
singolo consumatore, il singolo produttore, il singolo mercato in cui i produttori interagiscono con i
consumatori).
- La macroeconomia: studia il sistema macroeconomico nel suo complesso (il paese inteso come sistema
economico è l’oggetto di studio della Macroeconomia).
Diritto ed economia sono delle scienze sociali tra loro connesse che studiano il comportamento umano in società. Le
norme giuridiche stabiliscono le regole del gioco, limitano l’attività economica; se una certa attività economica, pur
profittevole, è vietata e quindi illegale non si potrà fare. D’altro canto il legislatore, prima di decidere le regole,
dovrebbe essere informato delle principali esigenze della vita economica per evitare di produrre delle norme che
danneggiano l’attività economica senza una vera ragione.
La questione fondamentale dell’economia: come impiegare (allocare) risorse scarse per soddisfare bisogni illimitati?
Risorse (scarse) Bisogni (illimitati)
I PRINCIPI FONDAMENTALI
La microeconomia è la scienza che studia il funzionamento dei mercati partendo dalle scelte dei singoli agenti
economici individuali. Quindi non si occupa delle scelte dei singoli agenti della collettività.
Qualsiasi questione economica comporta una scelta individuale: una decisione su cosa fare o non fare. Principi di base
alla base delle scelte individuali sono:
1. Le risorse sono scarse.
2. Il vero costo di qualcosa è ciò a cui devi rinunciare per ottenerlo.
3. "Quanto?" È una decisione al margine.
4. Le persone di solito sfruttano le opportunità per migliorarsi
Principio 1: Le scelte sono necessarie perché le risorse sono scarse IL PROBLEMA DELLA SCARSITÀ
Non si può avere sempre tutto ciò che si desidera quindi la scelta è una necessità. Una risorsa è qualsiasi cosa che
possa essere usata per produrre qualcos’altro. Esempi: terra, lavoro, capitale (insieme degli strumenti di lavoro utili
per il processo lavorativo) e capitale umano. Vi sono anche risorse naturali, come acqua o aria, che possono essere
riproducibili o meno in laboratorio.
Una risorsa è scarsa se la quantità disponibile non è sufficiente a soddisfare tutti gli usi ai quali la società vorrebbe
destinarla. Per esempio il petrolio, il legno o l’intelligenza.
L’economia cerca di affrontare la questione della scarsità, e di conseguenza di evitare gli sprechi (presenti diversi
livelli). L’economia individua delle linee guida per evitare le inefficienze. Le attività degli individui sono limitate dalle
regole sociali, imposte dalle istituzioni sociali il mercato può essere visto come una istituzione sociale che ci dice
come vendere o acquistare beni o servizi.
Postulato di razionalità: gli individui sono capaci di compiere delle azioni per raggiungere quel determinato obbiettivo.
Gli individui razionali: il produttore minimizza i costi di produzione per massimizzare l’efficienza. Non tutti gli individui
sono razionali.
La scarsità, di conseguenza, costringe la società e gli individui (non necessariamente intesi come persone fisiche) a fare
delle scelte. Le scelte possono scaturire dalla composizione di molteplici scelte individuali, come si verifica
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L’economia politica è una scienza sociale che studia i comportamenti e le scelte dell’uomo nella sua vita in società, nelle istituzioni sociali, che riguardano il suo benessere materiale. Si compone di due parti:

  • La microeconomia: studia il comportamento del singolo individuo che opera in un’economia di mercato (il singolo consumatore, il singolo produttore, il singolo mercato in cui i produttori interagiscono con i consumatori).
  • La macroeconomia: studia il sistema macroeconomico nel suo complesso (il paese inteso come sistema economico è l’oggetto di studio della Macroeconomia). Diritto ed economia sono delle scienze sociali tra loro connesse che studiano il comportamento umano in società. Le norme giuridiche stabiliscono le regole del gioco, limitano l’attività economica; se una certa attività economica, pur profittevole, è vietata e quindi illegale non si potrà fare. D’altro canto il legislatore, prima di decidere le regole, dovrebbe essere informato delle principali esigenze della vita economica per evitare di produrre delle norme che danneggiano l’attività economica senza una vera ragione. La questione fondamentale dell’economia: come impiegare (allocare) risorse scarse per soddisfare bisogni illimitati? Risorse (scarse)Bisogni (illimitati) I PRINCIPI FONDAMENTALI La microeconomia è la scienza che studia il funzionamento dei mercati partendo dalle scelte dei singoli agenti economici individuali. Quindi non si occupa delle scelte dei singoli agenti della collettività. Qualsiasi questione economica comporta una scelta individuale : una decisione su cosa fare o non fare. Principi di base alla base delle scelte individuali sono: 1. Le risorse sono scarse. 2. Il vero costo di qualcosa è ciò a cui devi rinunciare per ottenerlo. 3. "Quanto?" È una decisione al margine. 4. Le persone di solito sfruttano le opportunità per migliorarsi Principio 1: Le scelte sono necessarie perché le risorse sono scarse → IL PROBLEMA DELLA SCARSITÀ Non si può avere sempre tutto ciò che si desidera quindi la scelta è una necessità. Una risorsa è qualsiasi cosa che possa essere usata per produrre qualcos’altro. Esempi: terra, lavoro, capitale (insieme degli strumenti di lavoro utili per il processo lavorativo) e capitale umano. Vi sono anche risorse naturali, come acqua o aria, che possono essere riproducibili o meno in laboratorio. Una risorsa è scarsa se la quantità disponibile non è sufficiente a soddisfare tutti gli usi ai quali la società vorrebbe destinarla. Per esempio il petrolio, il legno o l’intelligenza. L’economia cerca di affrontare la questione della scarsità, e di conseguenza di evitare gli sprechi (presenti diversi livelli). L’economia individua delle linee guida per evitare le inefficienze. Le attività degli individui sono limitate dalle regole sociali, imposte dalle istituzioni sociali → il mercato può essere visto come una istituzione sociale che ci dice come vendere o acquistare beni o servizi. Postulato di razionalità: gli individui sono capaci di compiere delle azioni per raggiungere quel determinato obbiettivo. Gli individui razionali: il produttore minimizza i costi di produzione per massimizzare l’efficienza. Non tutti gli individui sono razionali. La scarsità, di conseguenza, costringe la società e gli individui (non necessariamente intesi come persone fisiche) a fare delle scelte. Le scelte possono scaturire dalla composizione di molteplici scelte individuali, come si verifica

generalmente in una economia di mercato. Le risorse sono scarse perché limitate e non può essere utilizzata in più modi simultaneamente. Scelta complessiva : somma delle scelte individuali. La missione sociale dell’Economia è dunque proprio quella di aiutare i decisori pubblici, i manager, gli amministratori a prendere delle scelte (difficili vista la scarsità delle risorse) nel modo che sia il migliore dal punto di vista degli obiettivi da perseguire, evitando quanto più possibile quindi le inefficienze, gli sprechi o gli errori. Gli individui vivono nelle istituzioni sociali; tra i due vi è un’interazione con retroazione: da un lato gli individui influenzano la vita delle istituzioni sociali; ma dall’altro le decisioni delle istituzioni sociali influenzano la vita degli individui. Individui Istituzioni Sociali Esempi: Esempi:

  • Famiglie Corpo di leggi
  • Imprese Il mercato
  • Ente Pubblico Locale Lo Stato
  • La Pubblica Amministrazione Principio 2: Il vero costo è il costo opportunità Il costo opportunità è ciò a cui si rinuncia per ottenere qualcosa che si desidera. Il costo opportunità è il vero costo di qualsiasi bene o servizio, perché ogni scelta comporta la rinuncia a un’alternativa. l costo opportunità è fondamentale per comprendere la scelta individuale. Esempio: Il costo di frequentare una lezione di economia è quello a cui devi rinunciare per essere in classe durante la lezione. Dormire? Guardare la TV? Arrampicata? Lavoro? A volte il costo monetario di un bene rappresenta una buona approssimazione del suo costo-opportunità; ma in altri casi no. Quindi il costo opportunità non si misura necessariamente in moneta. Il costo opportunità di una scelta è costituito dalla migliore di tutte le possibili alternative a tale scelta. Esempio: se ho 3 possibili mete per una gita (mare, montagna, collina) e se ordine di preferenza è mare>montagna>collina allora se scelgo di andare al mare il costo opportunità è la gita in montagna. Se scelgo di andare in montagna il costo opportunità è la gita al mare. Il costo opportunità comprende: - Costi espliciti → esborso materiale (tasse, trasporti) - Costi impliciti → non c’è una esplicita uscita monetaria. Es: faccio il master non posso guadagnare lo stipendio minimo a me dovuto. Quindi: TASSE + LIBRI e MATERIALE (costi espliciti e inclusi nel costo opportunità) + VITTO e ALLOGGIO (costi espliciti ma non inclusi nel costo opportunità. Li sostengo anche senza studiare) + TRASPORTO + REDDITO A CUI RINUNCIO (costo opportunità e costo implicito). Il tempo è denaro. Alti redditi comportano alti costi opportunità del tempo → 1 ora di fila per un certificato è molto più costoso per un dentista che per un impiegato. Costo opportunità e costo produzione: tutti i tipi di produzione hanno un costo opportunità → la società per produrre qualcosa in quantità maggiore deve sottrarre risorse alla produzione di qualcos’altro. Quindi: il principio fondamentale del costo opportunità: tutte le decisioni economiche hanno un costo. La corretta misura del costo di una scelta è il costo opportunità, cioè ciò a cui si rinuncia quando si opera tale scelta.

Lo scambio apporta benefici I benefici dello scambio scaturiscono dalla divisione dei compiti, che gli economisti chiamano specializzazione → ogni persona è specializzata nel compito che è bravo a svolgere. Principio 6: I mercati si muovono verso l’Equilibrio Gli economisti chiamano equilibrio una situazione in cui gli individui non possono migliorare la propria condizione cambiando comportamento. Una situazione economica è in equilibrio quando nessun individuo può migliorare il proprio benessere facendo qualcosa di diverso. Esempio: le code davanti alle casse dei supermercati non sono di lunghezza molto diversa l’una dall’altra. Dato che gli individui rispondono agli incentivi, i mercati tendono all’equilibrio. I mercati raggiungono l’equilibrio attraverso la variazione dei prezzi, che aumentano o diminuiscono fino a quando non rimane più alcuna opportunità di migliorare la propria condizione. L’equilibrio macroeconomico: condizione più difficile da raggiungere, tutti i mercati dovrebbero essere simultaneamente in equilibrio. Possiamo applicare la nozione di equilibrio a 3 diverse accezioni:

- Al singolo individuo: si parla di equilibrio del singolo individuo quando ha raggiunto il suo obiettivo e si trova nella situazione ottimale; - Al singolo mercato: è in equilibrio quando tutto ciò che viene offerto da tutti i produttori viene domandato da tutti i consumatori presenti considerati tutti insieme; l’equilibrio del mercato quindi implica che l’offerta dell’industria nel suo insieme coincida con la domanda del mercato in aggregato; - All’intera macroeconomia: vi è equilibrio macroeconomico quando tutti i mercati presenti in quella macroeconomia sono in equilibrio. Si ricordi che ad ogni mercato corrisponde un prodotto scambiato su quel mercato che può essere un bene (se è materiale, come nel caso di un’automobile, di un vestito o del pane) o un servizio (se è immateriale, come nel caso di una lezione universitaria, di un servizio bancario o di un viaggio). Il metodo dell’economia – come tutte le scienze anche l’economia politica può applicare due diversi metodi: 1. Il metodo dell’induzione (dal particolare al generale): dal caso particolare si cerca di dedurre delle caratteristiche comuni. 2. Il metodo della deduzione (dal generale al particolare): si parte dal caso teorico generale e si cerca di capire se questa teoria può essere realizzata nella realtà.

Non possiamo dire che uno dei due metodi sia meglio dell’altro ma l’Economia ha bisogno di tutti e due i

metodi. Ognuno infatti non è perfetto ma ha vantaggi e svantaggi: l’induzione permette di individuare delle

caratteristiche comuni ma non spiega quali ne siano le cause; la deduzione fornisce una spiegazione logica

proveniente dalle ipotesi di partenza ma va poi verificata se quella «teoria» si realizza in quel caso

particolare, ovvero nella realtà empirica del particolare.

Questi due metodi sono anche complementari tra di loro. Principio 7: Le risorse dovrebbero essere utilizzate nel modo più efficiente possibile per raggiungere gli obbiettivi della società Attraverso questo principio riusciamo a giudicare se un sistema economico funziona bene o no. Un’economia è efficiente se sfrutta tutte le opportunità per migliorare il benessere di alcune persone senza danneggiare altre persone (Principio di efficienza di Pareto). Quindi per gli economisti l’unità di misura non è il denaro ma il benessere delle persone.

Quando non c’è spreco stiamo avendo una massima efficienza economia → non sempre però si deve raggiungere, in quanto si può presentare un conflitto tra efficienza ed equità. Infatti esiste un trade-off tra efficienza ed equità: le politiche che promuovono l’equità hanno solitamente un costo in termini di efficienza, e viceversa. Equità : ciascuno ottiene ciò che giustamente gli spetta. Per avere equità bisogna rinunciare all’efficienza, quindi alle risorseconflitto tra equità e efficienza Principio 8: I mercati di solito sono efficienti Gli incentivi impliciti dell’economia di mercato fanno sì che le risorse vengano impiegate nel modo migliore, e che le opportunità di migliorare il benessere della gente non vadano sprecate. In molti casi vediamo l’intervento dello Stato, perché lasciare le decisioni al mercato significherebbe peggiorare la società. Questo comporterebbe risultati dannosi e disastrosi, infatti possono verificarsi dei fallimenti di mercato. In caso di fallimento del mercato, il perseguimento dell’interesse individuale peggiora il benessere sociale; in altri termini, il risultato di mercato è inefficiente. Principio 9: quando i mercati non raggiungono l’efficienza l’intervento del Governo può migliorare il benessere sociale Se i mercati non sono efficienti l’intervento pubblico può migliorare il benessere della società. I mercati falliscono perché le azioni degli individui hanno effetti dannosi e i mercati non li prendono in considerazione. L’esternalità può essere negativa (Inquinamento delle auto da parte degli individui) → fallimento del mercato che non ne tiene conto, o positiva (apicoltori, permetto una esternalità positiva perché le api fecondano l’ambiente. Senza diminuire il prodotto agricolo). Nel mercato oggi ci sono meno esternalità positive e più esternalità negative. I SISTEMI ECONOMICI Quali sistemi economici sono stati ideati dall’uomo nella storia per risolvere il problema della produzione e della distribuzione dei beni? Fondamentalmente sono due:

- Libera iniziativa privata (economia di mercato): basato sulle scelte decentrate: sulla libera iniziativa privata nelle attività economiche e sul ruolo centrale del mercato come istituzione sociale che permette lo scambio di beni tra individui. In questo contesto il mercato assume un ruolo assai rilevante. L’Economia di mercato rimane un sistema molto valido in quanto gli individui sono liberi di intraprendere l’attività economica che più gli aggrada e sono stimolati a impegnarsi a fondo in quanto lavorano per sé stessi. Nella fase della rivoluzione industriale (tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento), si è affermato per ragioni economiche, il principio di specializzazione del lavoro , che permette all’uomo di divenire più produttivo. Dunque l’individuo si specializza in un solo lavoro o professione; in questo modo riuscirà a farlo bene (e sempre meglio) e diventerà efficiente. Mercato: insieme di regole che permettono lo scambio. Quando il singolo produttore è messo in un contesto fortemente concorrenziale con altri produttori, non potrà approfittare della situazione per il proprio tornaconto e pur impegnandosi molto nel lavoro non potrà fare altro che vendere la merce a un prezzo che risulta uguale al suo costo medio di produzione. Il suo lavoro verrà remunerato ma senza l’ottenimento di un extra-profitto. La concorrenza dunque assume un valore sociale perché disciplina gli appetiti di profitto del singolo produttore. L’economia si è resa indipendente dalle altre discipline alla fine del 700. Adam Smith venne considerato come il primo vero economista. Era un professore scozzese e scrisse “la ricchezza delle nazioni”, in cui parla dell’importanza del ruolo del mercato in questo tipo di economia (è il mercato la mano invisibile di cui Smith parla) e capisce l’importante valore sociale svolto dalla concorrenza nel rendere possibile l’armonia tra l’interesse individuale del produttore, volto alla

Come sappiamo, l’Unione Sovietica , principale esempio di economia pianificata nel mondo, è crollata alla fine degli anni Ottanta. Da questo crollo, è stato avviato un lungo periodo di transizione verso un’economia di mercato sia in Russia sia in tutto l’Est europeo. In Russia il processo di transizione è stato avviato da Gorbaciov e continuato con Yeltsin, ma Putin ha ridato allo Stato un forte ruolo centrale. I Paesi dell’Europa dell’Est sono da considerare oggi delle economie di mercato (anche membri per lo più dell’Unione Europea), anche se in qualche caso anche qui troviamo Stati fortemente interventisti nelle materie economiche. Gli altri Paesi ancora oggi comunisti, come la Cina , hanno in qualche modo introdotto al loro interno elementi di un’economia di mercato anche se il ruolo dello Stato rimane ancora preponderante sia in economia che in tutto il resto. Rimane il dubbio che un sistema misto come quello cinese basato sulla dittatura del partito unico e sul controllo capillare dello Stato sul settore privato sia nel lungo periodo compatibile con un’economia di mercato. Dittatura nel sistema politico: sorto dai sistemi misti che sono partiti da una economia pianificata. Non vi sono esempi di economia di mercato con dittatura, solitamente sono accompagnate da una democrazia → libera iniziativa privata. CENNI STORICI DEL PENSIERO ECONOMICO L’economia politica come scienza politica nasce a fine 700, mentre i primi problemi di natura economica molto prima. Questi problemi economici venivano risolti dai filosofi/teologi che guardavano anche ai problemi economici. Il più grande economista del medioevo fu San Tommaso d’Arquino. Mentre nel periodo antico, medievale e moderno l’Economia Politica non era disciplina autonoma ma era considerata una parte (minore) della Filosofia e dell’Etica in particolare, dopo la Rivoluzione Industriale, con la nascita della fabbrica moderna e il principio di specializzazione del lavoro e di produzione standardizzata che prima abbiamo già menzionato, i problemi economici diventano molto più complessi e interessanti dell’epoca medievale, a tal punto che l’Economia Politica nasce come disciplina autonoma. Iniziamo a vedere i primi economisti veri e propri come Adam Smith (anche se all’Università di Glasgow era ancora un professore di Filosofia). Con la nascita della fabbrica, anche i problemi economici iniziano a divenire più complessi → nasce il rapporto tra capitalista e dipendente. In agricoltura nasce il tema della rendita → nasce l’economia come scienza autonoma, non sono più i filosofi a risolvere questi problemi economici. Vengono istituite le cattedre nelle varie università, soprattutto in gran Bretagna. È utile avere sin da ora un’idea su come il pensiero economico si è sviluppato nel tempo; a questo fine, individuiamo 4 momenti fondamentali nello sviluppo del pensiero economico:

  1. Gli economisti classici (metà 700 – prima metà dell’800): − Adam Smith − John Stuart Mill − Karl Marx − David Ricardo Sono soprattutto dei macroeconomisti che studiano il perché alcune nazioni siano più ricche di altre e guardano al sistema di produzione basato sulla fabbrica e all’economia di mercato. Alcuni come Smith e Stuart Mill sono entusiasti dell’economia di mercato e ne tessono le lodi; altri come Marx e Ricardo ne mettono in evidenza profondi problemi sociali nati da conflitti di interesse tra diverse classi sociali che si possono sviluppare in un’economia di mercato, chiamata da Marx sistema capitalistico.
  2. Il secondo momento storico importante di sviluppo del pensiero economico riguarda la nascita della microeconomia e l’interesse per le scelte ottimali individuali (fine 800 – inizio 900), la cosiddetta rivoluzione marginalista. Come fa il consumatore a scegliere massimizzando le sue preferenze? Come fa il produttore a scegliere quanto produrre in modo tale da massimizzare il proprio profitto? − A. Marshall − Walras − Jevons

− K. Menger − Edgeworth Sono gli studiosi che iniziano a sviluppare la microeconomia, che andremo presto a studiare.

  1. Il terzo momento importante di sviluppo del pensiero economico si ha con John Maynard Keynes che, dopo la grave crisi economica del 1929, scrive il suo libro intitolato Teoria Generale dell’Interesse, dell’Occupazione e della Moneta (1936), in cui pone le basi per un nuovo modo di studiare i problemi macroeconomici utile per capire le ragioni profonde della crisi del 1929. Parte da presupposti diversi rispetto alla scuola liberista e fonda una nuova scuola: la scuola macroeconomica keynesiana. Studieremo i punti più importanti della macroeconomia keynesiana.
  2. L’ultimo momento di sviluppo del pensiero economico che qui cito è quello più recente, che si realizza negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e prende le mosse dalle applicazioni ai problemi economici della Teoria dei Giochi e della Teoria dell’Informazione , sviluppati già da qualche decennio da matematici importanti. Questi studi rimarranno al di fuori del programma di studio del corso. Vengono di solito studiati in corsi di Economia più avanzati. VARIABILI FLUSSO E VARIABILI STOCK Tutte le variabili economiche possono essere classificate o come variabili flusso o come variabili stock. - Le variabili flusso: se si riferisce ad un dato periodo di tempo (es. il reddito guadagnato nell’ultimo anno) - Le variabili stock: se si riferisce a tutto ciò che è avvenuto nel passato (es. il mio patrimonio) Il risparmio di una famiglia nel 2020 è dunque una variabile-flusso; la consistenza patrimoniale della famiglia ad oggi è una variabile-stock. C’è un collegamento tra variabili-flusso e variabili-stock: la somma delle prime su tutti i periodi del passato contribuisce a formare la dimensione della variabile-stock. Per una impresa gli investimenti realizzati nell’ultimo anno sono una variabile-flusso; la consistenza del capitale fisso è una variabile-stock Possono essere misurate in valore, ovvero in unità monetaria (es. patrimonio o reddito dell’economia) o in unità fisica (chili, quintali, numerosità). Le variabili possono essere quantitative, che necessitano l’uso della matematica. Le grandezze quantitative si distinguono in variabili, parametri o costanti numerici. Tuttavia l’unità monetaria, quando si tengono i prezzi costanti, può esprimere grandezze reali, come se fossero misurate in unità fisiche. Le variabili inserite in una stessa equazione devono avere la stessa unità di misura. NOZIONI DI MATEMATICA Le grandezze quantitative che possiamo utilizzare in matematica possono essere suddivise in: - Variabili: ovvero grandezze che possono assumere una vasta gamma di valori numerici; - Parametri: ovvero grandezze che possono assumere un solo valore numerico che rimane però indeterminato; - Costanti numeriche: ovvero grandezze che assumono un unico valore numerico che risulta ben noto. Molte grandezze economiche possono essere considerate come variabili nel senso matematico prima detto. Ad esempio il prezzo del pane in Italia può assumere diversi valori numerici a seconda delle città e delle panetterie e può quindi essere considerato una variabile e denominata come p. Il consumo di pane, ovvero la domanda giornaliera di pane (nella città di Como ad esempio) è anch’essa una variabile e può essere indicata con X. Il PIL (Prodotto Interno Lordo) di un’economia è una variabile e può essere indicata con Y. Le variabili economiche non sono sempre indipendenti l’una dall’altra ma possono essere tra loro correlate. ➢ Esempio: la domanda del pane (X) sarà influenzato e correlate dal prezzo del pane (p) in senso negativo: all’aumentare (ridursi) del prezzo del pane, si riduce (aumenta) la domanda del pane. È una applicazione della legge della domanda. È dunque il prezzo del pane a influenzare la domanda del pane. Per questa ragione il prezzo del pane viene considerata come la variabile indipendente (quella che influenza) e la domanda di pane

Calcolo del rapporto incrementale nella funzione lineare (con costanti) Calcoliamo il rapporto incrementale ( ΔC ΔY) sulla^ precedente funzione lineare^ di^ domanda crescente: C = 20^ +^ 2Y.

  1. Sappiamo che Y = 10. In tal caso, ne consegue che: C = 40.
  2. Se Y = 20, C diventa uguale a 60 Basta sostituire questi valori numerici della Y nella funzione per poi calcolare i corrispondenti valori numerici della C. il valore incrementale è dunque pari a: ∆𝐶 ∆𝑌 =^ 60 − 40 20 − 10 =^2 Se Y = 25, ne consegue che: C = 70. Quindi il rapporto incrementale diventa (70 – 6 0) / (25 – 2 0) = 2. Sempre uguale a
  3. Non è casuale che nella funzione lineare il rapporto incrementale sia sempre uguale, qualunque sia il punto in cui viene calcolato e qualunque sia l’incremento dato alla variabile indipendente. Si noti inoltre che tale valore corrisponde sempre a quello del coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente. Nell’esempio sopra è sempre +2. Calcoliamo ora il rapporto incrementale nel caso della funzione lineare di domanda che è decrescente: X = 100 – 2p Se p = 2, X = 96; se p = 10, X = 80. Quindi il rapporto incrementale risulterà: ∆𝑋 ∆𝑝

80 − 96 10 − 2

− 16 8

Se p = 20, X = 60. Quindi il nuovo rapporto incrementale sarà: ∆𝑋 ∆𝑝 =^ 60 − 80 20 − 10 =^ − 20 10 =^ −^2 Anche in questo caso il rapporto incrementale non cambia e coincide con il coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente. Si noti però che in tal caso il rapporto incrementale è negativo. Vuol dire che la correlazione tra le due variabili è inversa e quindi la retta nel corrispondente grafico sarà decrescente. Notate che il rapporto incrementale della funzione lineare è sempre uguale a 2 (o - 2 nell’ultimo caso). Notate che 2 è proprio il coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente Y. Mentre - 2 è il coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente p. Il rapporto incrementale della funzione lineare è quindi sempre costante (cioè non cambia al variare del punto iniziale o della variazione data alla variabile indipendente) e il suo valore numerico coincide con il coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente. Se il coefficiente moltiplicativo è positivo, la retta è crescente; se il coefficiente è negativo, la retta è decrescente. Il rapporto incrementale di una funzione lineare, espresso dal coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente, misura dal punto di vista grafico la pendenza della retta. Esempio numerico: supponiamo che invece di avere: C = 20 + 2Y, abbiamo ora: C = 20 + 4Y. Cosa accade graficamente con il raddoppio del coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente e quindi del rapporto incrementale della funzione lineare? Si guardi il grafico seguente: Se invece di avere C =20+2Y, avessimo C=20+4Y ➔ con un raddoppio del rapporto incrementale da 2 a 4, la retta diventerebbe più pendente come in questo grafico

  • Il fatto che il rapporto incrementale nella funzione lineare sia costante vuol dire che la pendenza della retta è sempre la stessa, qualunque sia il punto in cui viene calcolata. Cosa che invece non si verifica nella curva, come nella quadratica ad esempio, in cui il rapporto incrementale cambia di punto in punto. Nella funzione costante invece, non variando la variabile dipendente mentre l’indipendente varia, il rapporto incrementale è sempre pari a zero.

La funzione lineare con parametri I parametri sono indicati quindi con lettere: ad esempio a,b,c,etc. e non più con numeri. Le lettere a,b,c assumono un unico valore numerico che però non è specificato. Y rappresenta la variabile indipendente, ovvero il reddito (in termini monetari) delle famiglie. a e b sono dei parametri. Il loro valore numerico non è specificato. Posso però porre dei vincoli alle loro grandezze numeriche; ad esempio pongo: a > 0 e 0 < b < 1. Anche i parametri a e b, come le variabili C e Y, hanno un significato economico ben preciso: a è il consumo quando il reddito della famiglia è pari a zero e quindi lo possiamo chiamare il consumo minimo di sussistenza, ovvero quell’ammontare minimo di consumo necessario per mantenersi in vita, anche per una famiglia poverissima, senza reddito. b rappresenta il rapporto incrementale della funzione del consumo e quindi è uguale a ∆C / ∆Y, che è ragionevolmente compreso tra zero e uno. E’ ragionevole che sia minore di uno in quanto una famiglia che abbia avuto un incremento di reddito, decide sì di aumentare anche la spesa per i consumi ma di solito di un ammontare inferiore all’incremento di reddito: ∆C < ∆Y e quindi b < 1. Rappresentazione grafica della funzione con parametri Quando utilizziamo i parametri, la rappresentazione grafica è meno precisa rispetto al caso in cui utilizziamo le costanti numeriche. Possiamo dire che la rappresentazione grafica è puramente indicativa. ➢ La funzione del consumo lineare con parametri Prendiamo ad esempio la funzione del consumo, che già abbiamo usato. Possiamo scrivere: C = a + bY → C è la variabile dipendente che rappresenta il consumo delle famiglie (ad esempio misurato come spesa in euro); mentre Y rappresenta il reddito delle famiglie. La pendenza della retta misurata dal rapporto incrementale b rappresenta dal punto di vista geometrico l’angolo formato dalla retta con la parallela dell’asse delle ascisse, come si vede nel grafico precedente. Più la retta è pendente e più l’angolo cresce. Meno la retta è pendente e minore sarà l’angolo. La retta bisettrice La retta bisettrice del primo quadrante è una retta che esce dall’origine degli assi e divide l’angolo retto esattamente in due; quindi è la retta che forma 45 gradi con l’asse delle ascisse. Essa assicura che la variabile dipendente misurata sull’asse verticale sia uguale alla variabile indipendente misurata sull’asse orizzontale: nel nostro esempio quindi, sulla retta bisettrice sarà: C = Y. Quale delle due rette è più pendente? E’ più pendente la bisettrice perché il suo rapporto incrementale è uguale a 1 (coefficiente moltiplicativo della variabile indipendente), mentre quello della nostra funzione del consumo è uguale a b, che è minore di uno.

LA FUNZIONE DI DOMANDA

Rappresentazione grafica della funzione di domanda La funzione inversa di domanda → p = (a / b) – (1 / b) D = 𝑎−𝐷 𝑏 p è la variabile dipendente e D è la variabile indipendente. Ci interessa utilizzare anche questa funzione, in modo da poter sapere quale sia il prezzo compatibile con la vendita di un certo quantitativo di prodotto. Quale prezzo mi assicura ad esempio di poter vendere 50 unità? Se ad esempio a = 100 e b = 1, questo prezzo sarà pari a 50. La funzione inversa Se è lineare la funzione da cui partiamo, sarà lineare anche la funzione inversa. Se è decrescente la funzione da cui partiamo, sarà decrescente anche la funzione inversa. Notate anche che nel caso della lineare il rapporto incrementale della funzione inversa di domanda è pari all’inverso (1 / b in valore assoluto) del rapporto incrementale della funzione di domanda (b). Rappresentazione grafica: Come sempre, la variabile dipendente va rappresentata sull’asse verticale (o delle ordinate); la variabile indipendente su quello orizzontale (o delle ascisse). Quindi avremo per la funzione inversa di domanda: Le due funzioni, diretta e inversa, non possono quindi essere rappresentate nello stesso grafico, perché hanno due diverse variabili dipendenti, non la stessa.

- Funzione quadratica: la variabile dipendente e la variabile indipendente sono elevate a potenza due (e anche a potenza uno o a potenza zero) … ✓ Curva, in particolare come una parabola ad S. X = 100 – p – p Anche nella funzione quadratica è utile la ricerca delle intercette: quando p=0, notate che X=100. Abbiamo una intercetta verticale. Abbiamo anche una intercetta orizzontale: quando X=0, p=9.51. Questa soluzione emerge dalla equazione di secondo grado: 0 = 100 – p – p Quindi il grafico della quadratica prima indicata risulta: Se 𝑋 = 100 − 𝑝 − 𝑝^2

Se p = 2, X = 94 ; Se p = 4, X = 80 ; Se p = 5, X = 70 → ∆𝑋 ∆𝑝 =^ 94 − 80 2 − 4 =^ 14 − 2 =^ −^7 →^ ∆𝑋 ∆𝑝 =^ 80 − 70 4 − 5 =^ 10 − 1 =^ −^10 Si noti quindi che il rapporto incrementale nella funzione quadratica cambia di punto in punto. Si può dimostrare che questo si verifica in tutte le funzioni non lineari. Ad ogni funzione corrisponde un grafico. La variabile dipendente (ordinate, y) e la variabile indipendente (ascisse, x) vengono rappresentante con l’utilizzo degli assi cartesiani. Si terrà in considerazione solo il primo quadrante perché i valori economici non assumono valori negativi. La funzione è quadratica quando, oltre ad avere variabili elevate a potenza zero o uno, ne ha anche almeno una elevata a potenza due. Ad esempio la funzione del consumo è quadratica se scrivo: 𝐶 = 5 + 2 𝑌 + 𝑌^2 Il rapporto incrementale nella funzione quadratica Proviamo a calcolare per alcuni valori numerici il suo rapporto incrementale:

  1. Se Y = 1, si può desumere dalla precedente funzione quadratica che: C = 8.
  2. Se Y = 2, si può desumere che: C = 13. Dunque il rapporto incrementale risulta: ΔC Δ𝑌 =^ 13 − 8 2 − 1 =^5 Ma se partiamo da un diverso valore numerico di Y e diamo un diverso incremento alla Y, vediamo cosa succede al rapporto incrementale: Partiamo ad esempio da Y = 2 e diamo un incremento alla Y pari a 2 (non più 1). Avremo conseguentemente che se Y = 4, C = 29. Calcoliamo il rapporto incrementale tra Y=2 e Y=4. Avremo: ΔC Δ𝑌

29 − 13 4 − 2

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Si noti che il rapporto incrementale nella quadratica non è più sempre uguale come accadeva nella lineare, ma cambia di punto in punto. Il fatto che il rapporto incrementale vari di punto in punto nella quadratica implica che tale funzione non potrà più essere rappresentata da una retta come la lineare, ma dovrà essere rappresentata da una curva. Diventa importante non solo se la funzione è crescente o decrescente, ma diventa anche importante il suo grado di curvatura, se concavo o convesso. Esempio: Vediamo di rappresentare graficamente la funzione del consumo quadratica prima vista: 𝐶 = 5 + 2 𝑌 + 𝑌⬚^2 Dando diversi valori numerici alla Y e studiando i corrispondenti valori della C, si può notare che questa funzione quadratica è crescente e convessa. È chiaro che sia C che Y dovranno sempre assumere valori non negativi, altrimenti non ci sarà significato economico: 𝐶 ≥ 0 , 𝑌 ≥ 0. Ci concentriamo quindi solo sul primo quadrante. Si tratta di una funzione crescente e convessa.

y viene massimizzato. Se y rappresenta il profitto e x la quantità da produrre potrebbe essere molto interessante per un imprenditore sapere quanto deve produrre per assicurarsi il massimo profitto. Per individuare il punto di minimo: Si noti che la funzione con andamento ad U ha un punto di minimo , ovvero un valore numerico di y che è il più piccolo di tutti gli altri valori assunti dalla y stessa. Come si può individuare il punto di minimo? Come per il punto di massimo anche per il punto di minimo notiamo che la retta tangente alla curva in quel punto è piatta e solo in quel punto è piatta. Quindi anche per il punto di minimo è possibile individuarlo cercando quel particolare x a cui corrisponde un valore numerico della derivata che sia pari a zero. Sia punti di massimo che punti di minimo sono infatti punti di stazionarietà, dove la funzione non cresce e non decresce. Se y rappresentasse i costi di produzione, l’imprenditore sarebbe molto interessato a sapere quanto deve produrre per minimizzare i suoi costi di produzione, che corrisponde al concetto di produzione efficiente. Ricapitolando: Funzione Rapporto incrementale Costante Zero Lineare Costante Quadratica Varia di punto in punto MODELLARE LE RELAZIONI ECONOMICHE Un modello è una rappresentazione semplificata della realtà, usata per comprendere meglio una situazione del mondo reale. Per creare una rappresentazione semplificata è possibile: trovare o creare un’economia vera ma semplificata oppure simulare il funzionamento di un sistema economico al computer (modelli fiscali). I modelli sono importanti perché permettono agli economisti di concentrarsi sugli effetti di un solo cambiamento alla volta. L’ipotesi “a parità delle altre condizioni” significa che tutti gli altri fattori rilevanti restano immutati. Facciamo variare solo un fattore (esempio: un solo prezzo). Esistono due modelli economici:

- La frontiera delle possibilità produttive - Il diagramma dei flussi circolari La frontiera delle possibilità produttive – trade off Per analizzare un tipo di trade-off gli economisti ricorrono a un modello chiamato f rontiera delle possibilità di produzione. Lo scopo è quello di migliorare la nostra comprensione dei trade-off, attraverso l’analisi di un sistema economico semplificato in cui si producono solo due beni. Grafico: La frontiera delle possibilità di produzione La retta nel diagramma (frontiera) descrive la quantità massima di piccoli jets che l’impresa può produrre ogni anno data la quantità, e viceversa. In questo caso la massima quantità di Dreamliner fabbricati in un anno dipende dalla

quantità di piccoli jets prodotti nello stesso anno, e viceversa. La possibilità di produzione dell’azienda è data dalla parte colorata inclusa la retta. È importante distinguere i punti che stanno sulla retta e quelli al suo interno:

- I punti lungo la frontiera e al suo interno solo realizzabili (A, B e C). - I punti fuori dalla frontiera non sono realizzabili (D) → può produrre solo 30 Dreamliner o 40 Piccoli jets non entramne le cose. Intercetta orizzontale: punto in cui la frontiera incontra l’asse delle ascisse, in un anno l’impresa potrebbe produrre 40 Piccoli jets ma nessun Dreamliner. Intercetta verticale: punto in cui la frontiera incontra l’asse dele ordinate, in un anno l’impresa potrebbe produrre 30 Dreamliner ma nessun Piccolo jets. La frontiera delle possibilità rappresenta anche l’efficienza della produzione (è efficiente se non ci sono risorse sprecate, capitolo 1). - A e B: efficienti - C: inefficiente, perché potrebbe produrre maggiori quantità di entrambi i velivoli date le risorse a sua disposizione. Efficiente nella produzione: sistema economico non è in grado di produrre una maggiore quanità di un bene, se non al costo di produrre una quantità minore di un altro. Inefficiente nella produzione: sistema economico può produrre una maggiore quanità di un bene senza sacrificarne altri. L’efficienza nella produzione è solo un aspetto dell’efficienza complessiva, esiste anche l’efficienza nell’allocazione. Efficienza nell’allocazione: un sistema che allochi le proprie risorse in modo da massimizzare il benessere dei consumatori. - A: non è efficiente all’allocazione, perché la società preferirebbe che l’impresa si collocasse nel punto B Per essere efficiente un sistema economico deve rispondere a due criteri: l’efficienza nella produzione ed efficienza all’allocazione. Quindi deve un’economia che produce la massima quantità possibile e deve produrre una combinazione di beni che i conumatori desiderano acquistare. La frontiera delle possibilità ci dimostra anche che il vero costo di un bene non è solo l’ammontare di denaro ma anche ciò a cui rinuncio per ottenerlocosto opportunità. Se decido di spostare la produzione dal punto A al punto B, producendo 8 piccoli jets in più e 6 Dreamliner in meno il costo opportunità di ogni piccolo jets sarebbe di ¾ di Dreamliner. La pendenza di un frontiera delle possibilità di produzione rettilinea è uguale al cost-opportunità. In questo grafico la pendenza della frontiera è costante pari a – 3/4 quindi il costo opportunità di un piccolo velivolo è costante e pari a ¾ Dreamliner.

Dreamliner = 4/3 jet piccolo. Nel caso dell’Europa il costo opportunità di un piccolo velivolo è 1/3 di un Dreamliner (pendenza – 1/3); viceversa il costo opportunità di un jet grande = 3 jet piccoli. Costo opportunità di piccoli jets e Dreamliner per USA ed Europa L’Unione Europea è più abile nella produzione di piccoli velivoli: se per produrre un piccolo velivolo in più gli Stati Uniti devono rinunciare a ¾ di un grande velivolo, l’Unione Europea può fabbricare un piccolo velivolo rinunciando solo a 1/3 di grande velivolo. In assenza di scambi gli Stati Uniti producono e consumano 16 piccoli jet e 18 Dreamliner all’anno, mentre l’Unione Europea produce e consuma 6 piccoli jet e 8 Dreamliner all’anno → questo non è il massimo a cui i due sistemi economici possono aspirare, perché entrambi i paesi possono cercaree un accordo che migliori il benessere di entrambi. I benefici dello scambio per USA e Unione Europea Gli USA si specializzaziono nella produzione di grandi jet perché ne produce 30 e ne vende 10 all’Unione Europe (lei non ne produce). L’Europa si specializza nella produzione di piccoli jet, ne produce 30 e ne vende 20 agli USA (lei non ne produce). Anche il costo opportunità incide su queste scelte. È una buona idea per il Brasile realizzare solo i piccoli jet per entrambi i Paesi, perché il suo costo opportunità di un piccolo jet in termini di grande jet è inferiore a quello degli USA (1/3 < ¾); gli USA si devono specializzare nella produzione di grandi jet (4/3 < 3). Senza scambio sia gli USA che l’Europa producono e consumano la stessa quantità di piccoli e grandi jets. Con il commercio invece entrambi i paesi sperimentano guadagni: Il consumo negli Stati Uniti di jet di grandi dimensioni aumenta di due e il consumo di piccoli aumenta di quattro. Il consumo brasiliano di jet grandi aumenta di due e il suo consumo di jet piccoli aumenta di quattro. Grafico: vantaggio comparato e benefici dello scambio Rispetto alla situazione precendente entrambi i paesi consumano una quantità maggiore di piccoli e gradi velivoli. Gli USA hanno un vantaggio comparato nella produzione di grandi jet mentre l’Europa un vantaggio comparato nella produzione di piccoli jet. Un paese ha un vantaggio comparato nella produzione di un bene o servizio se il costo opportunità della produzione di questo bene è inferiore a quello degli altri paesi.

È importante tenere in considerazione che due paesi sono disposti a scambire un bene solo se il “prezzo” del bene che un paese ottiene attraverso lo scambio abbia un costo opportunità inferiore di produrre il bene autonomamente. Un paese ha un vantaggio assoluto nella produzione di un bene se può produrre una maggiore quantità rispetto ad un altro paese. Vantaggio assoluto e vantaggio comparato non sono la stessa cosa.

- Gli Stati Uniti hanno un vantaggio assoluto in entrambe le attività: possono produrre più output con una determinata quantità di input (in questo caso, il suo tempo) rispetto al Brasile - Ma abbiamo appena visto che gli Stati Uniti possono effettivamente beneficiare di un accordo con il Brasile perché il vantaggio comparato, non assoluto, è la base per un guadagno reciproco. - Quindi il Brasile, nonostante il suo svantaggio assoluto, anche nei piccoli jet, ha un vantaggio comparato nella fabbricazione di piccoli jet. - Nel frattempo, gli Stati Uniti, che possono sfruttare meglio il loro tempo realizzando aerei di grandi dimensioni, presentano uno svantaggio comparativo nella fabbricazione di piccoli jet. Esempio: Il C.O di 1 kg di pesce è il rapporto tra la produzione oraria di bacche e la produzione oraria di pesce → unità prodotte in un’pra di bacche diviso unità prodotte in un’ora di pesce. - Francesca: C.O di 1 kg di pesce → 2/1 = 2 kg bacche - Piero: C.O di 1 kg di pesci → ½ : 1/6 = 3 kg bacche Quindi: Francesca ha un vantaggio comparato nella pesce perché il suo C.O è minore rispetto a quello di Piero. C.O di 1kg di bacche: - Francesca: 1 kg di bacche = ½ kg di pesce - Piero: 1 kg di bacche = 1/6 : ½ = 1/3 kg di pesce Piero ha un vantaggio comparato nella raccolta di bacche perché il suo C.O è minore rispetto a quello di Francesca. 1 (kg di pesce pescati i 1h) x 40 (ore settimanali) = 40 Specializzazione paraziale: decido di specializzarmi della produzione parziale di un prodotto quindi riduco la quantità di un prodotto, in questo modo ho più tempo per produrre un altro bene. Esempio: Se Piero decide di pescare 3 kg in meno di pesce alla settimana (impega 6h per 1kg) risparmia 6 x 3= 18 ore. Ogni 2 ore raccoglie 1 kg di bacche quindi può usare 18 ore per raccoglire 18:2=9kg di bacche in più. Piero → pesci: - 3 bacche: + Se Francesca decide di raccogliere 8 kg di bacche in meno alla settimana, poiché ne raccoglie 2 kg all’ora risparmia 4 ore in cui può pescare 1 kg all’ora di pesci dunque 4 kg di pesci in più Francesca → pesci: +4 bacche: - 8 La produzione sull’isola è aumentata di 1pesce e di 1 KG di bacche Specializzazione totale: si ha solo se i due individui si specializzano completamente alla produzione di un determinato bene.