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Fondamenti e Metodi della Sociologia: Introduzione alla Disciplina, Dispense di Sociologia

Appunti presi a lezione integrati con il libro

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 26/06/2021

jasmine-zane99
jasmine-zane99 🇮🇹

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Fondamenti e metodi della sociologia | Jasmine Zane
Oggetto della sociologia
L’oggetto di analisi della sociologia è la società, che viene studiata
scientificamente con ricerca sul campo con approccio di tipo empirico,
elaborando poi un pensiero, una riflessione sulla realtà sociale. L’oggetto della
sociologia è la società che è una realtà storica, all’interno della quale noi
vediamo concretamente degli esseri umani, delle persone che interagiscono tra
loro, che si relazionano tra loro e scambiano dei significati. In queste relazioni e
interazioni danno vita a delle forme organizzate (gruppi, forme associative di
vario genere, istituzioni, contesti organizzati), sono quelle che formano la
società. Una volta, in passato, dicendo società si faceva riferimento all’alta
società, all’aristocrazia, alle persone che si trovavano nei salotti.
Il termine società, così come viene messo a fuoco dalla sociologia è un termine
che riguarda delle forme di organizzazioni della vita collettiva che si
configurano a partire da una certa epoca storica in poi, l’epoca moderna.
Oggi giorno usiamo questo termine anche per rileggere forme di vita
organizzate che precedono la modernità. La cosa importante è che nel dire
società noi non diciamo un’astrazione. Anche quando noi vediamo un individuo
da solo questo individuo viene, dallo sguardo sociologico, collocato sempre
dentro un contesto (es. quadro con ballerina, vedo lei in primo piano, ma c’è un
contesto, quello della città che si può notare nello sfondo). Guardiamo quindi
all’agire di un individuo che però va collocato sempre dentro altre azioni,
interazioni e relazioni condivise con altri, all’interno delle quali si scambiano
anche dei significati. La società è una costruzione umana, storica (si consolida
nel tempo) e culturale (c’è scambio di significati). Il sociale è fatto di rapporti
interpersonali, interindividuali e forme organizzate. Ci sono approcci diversi
all’interno della sociologia.
La sociologia è un modo di pensare il mondo, la società, non ha solo un
oggetto. È davvero importante perché dice della differenza tra lo sguardo
sociologico e altre forme di conoscenza della stessa realtà sociale. Anche altre
discipline scientifiche si occupano della società, la guardano da diversi punti di
vista rispetto a quello della sociologia, ma c’è un modo di pensare, che va al di
del conoscere di tipo scientifico che ci accomuna tutti, perché tutti noi
facciamo esperienze di tipo sociale. Tutti gli esseri umani fanno esperienza
della società e della vita collettiva, ma anche della dimensione culturale, delle
istituzioni, di forme di socializzazione etc. lo sguardo sociologico fa guardare a
quell’esperienza che gli esseri umani condividono in un determinato modo, da
ciò che si differenzia dalsenso comune”. La conoscenza di senso comune è
quella conoscenza che tutti gli esseri umani hanno, ricevono, elaborano per
vivere all’interno della realtà sociale: possiamo dire che è un bagaglio di
conoscenze, di pratiche che condividiamo con gli altri, questo bagaglio lo
ereditiamo anche dal contesto nel quale ci troviamo a vivere, nel quale
socializziamo con gli altri e che ci aiuta a vivere nel la nostra vita quotidiana. È
legato all’esperienza che noi facciamo nella quotidianità, nella vita di tutti i
giorni, spesso lo diamo per scontato perché è un bagaglio che ereditiamo
appunto in maniera quasi automatica (dentro le routine della vita quotidiana),
dentro il quale sospendiamo il dubbio (non ci poniamo tutti i giorni la domanda
del perché si fa questo o perché esiste questa realtà). È legata all’esperienza
della vita sociale, la tecnologia ne tiene conto, ma ne prende anche le distanze,
si differenza dalla conoscenza do “senso comune” perché altrimenti
Jasmine Zane 1
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Oggetto della sociologia

L’oggetto di analisi della sociologia è la società, che viene studiata scientificamente con ricerca sul campo con approccio di tipo empirico, elaborando poi un pensiero, una riflessione sulla realtà sociale. L’oggetto della sociologia è la società che è una realtà storica, all’interno della quale noi vediamo concretamente degli esseri umani, delle persone che interagiscono tra loro, che si relazionano tra loro e scambiano dei significati. In queste relazioni e interazioni danno vita a delle forme organizzate (gruppi, forme associative di vario genere, istituzioni, contesti organizzati), sono quelle che formano la società. Una volta, in passato, dicendo società si faceva riferimento all’alta società, all’aristocrazia, alle persone che si trovavano nei salotti. Il termine società, così come viene messo a fuoco dalla sociologia è un termine che riguarda delle forme di organizzazioni della vita collettiva che si configurano a partire da una certa epoca storica in poi, l’ epoca moderna. Oggi giorno usiamo questo termine anche per rileggere forme di vita organizzate che precedono la modernità. La cosa importante è che nel dire società noi non diciamo un’astrazione. Anche quando noi vediamo un individuo da solo questo individuo viene, dallo sguardo sociologico, collocato sempre dentro un contesto (es. quadro con ballerina, vedo lei in primo piano, ma c’è un contesto, quello della città che si può notare nello sfondo). Guardiamo quindi all’agire di un individuo che però va collocato sempre dentro altre azioni, interazioni e relazioni condivise con altri, all’interno delle quali si scambiano anche dei significati. La società è una costruzione umana, storica (si consolida nel tempo) e culturale (c’è scambio di significati). Il sociale è fatto di rapporti interpersonali, interindividuali e forme organizzate. Ci sono approcci diversi all’interno della sociologia. La sociologia è un modo di pensare il mondo, la società, non ha solo un oggetto. È davvero importante perché dice della differenza tra lo sguardo sociologico e altre forme di conoscenza della stessa realtà sociale. Anche altre discipline scientifiche si occupano della società, la guardano da diversi punti di vista rispetto a quello della sociologia, ma c’è un modo di pensare, che va al di là del conoscere di tipo scientifico che ci accomuna tutti, perché tutti noi facciamo esperienze di tipo sociale. Tutti gli esseri umani fanno esperienza della società e della vita collettiva, ma anche della dimensione culturale, delle istituzioni, di forme di socializzazione etc. lo sguardo sociologico fa guardare a quell’esperienza che gli esseri umani condividono in un determinato modo, da ciò che si differenzia dal “ senso comune ”. La conoscenza di senso comune è quella conoscenza che tutti gli esseri umani hanno, ricevono, elaborano per vivere all’interno della realtà sociale: possiamo dire che è un bagaglio di conoscenze, di pratiche che condividiamo con gli altri, questo bagaglio lo ereditiamo anche dal contesto nel quale ci troviamo a vivere, nel quale socializziamo con gli altri e che ci aiuta a vivere nel la nostra vita quotidiana. È legato all’esperienza che noi facciamo nella quotidianità, nella vita di tutti i giorni, spesso lo diamo per scontato perché è un bagaglio che ereditiamo appunto in maniera quasi automatica (dentro le routine della vita quotidiana), dentro il quale sospendiamo il dubbio (non ci poniamo tutti i giorni la domanda del perché si fa questo o perché esiste questa realtà). È legata all’esperienza della vita sociale, la tecnologia ne tiene conto, ma ne prende anche le distanze, si differenza dalla conoscenza do “senso comune” perché altrimenti

ripeterebbe semplicemente quello che tutti noi già sappiamo, viviamo e sappiamo per esperienza. La conoscenza sociologica tiene conto che ciascuno di noi è portatore di un bagaglio di conoscenza, ma elabora su quella stessa realtà, condizione umana una prospettiva diversa. Ciò che è tipico della sociologia è che essa cerca di inquadrare le azioni degli esseri umani, le loro relazioni dentro una configurazione, un contesto più contesto più ampio. Cerca di connettere l’esperienza particolare degli esseri umani con i fenomeni sociali e, a sua volta, cerca di comprendere quali sono le implicazioni, le conseguenze di fenomeni sociali ampi sulle singole persone, cerca quindi di connettere il particolare con il generale, l’esperienza dei singoli individui con un’esperienza condivisa da una collettività, da una società. Cerca di guardare a questa configurazione, a questo intreccio più ampio di interazioni, di relazioni non come ad un ammasso di sassi messo lì a caso, ma come un insieme di attori sociali (individui) che sono tra di loro interdipendenti. Il contesto non viene quindi visto come un insieme casuale di persone, ma come un insieme di persone che sono tra di loro in una mutua dipendenza, in una reciproca interdipendenza, al punto che le azioni del singolo possono influenzare le azioni di altri. La sociologia si pone dentro la realtà che studia, tiene conto delle conoscenze di senso comune, ma si pone un po' anche alla frontiera, è sia dentro che fuori, in modo tale da cogliere il particolare, ma di collocarlo anche dentro ad un contesto più ampio. Lo sguardo sociologico assomiglia allo sguardo di un attento osservatore di quadri impressionisti (pittori che condividono con la sociologia lo stesso periodo storico: seconda metà, fine dell’800 e hanno una loro rappresentazione dello spazio che tiene insieme il vicino e il lontano). Prendere un po’ le distanze, non nel senso di tirarsi fuori dalla realtà, da di guardarla un po' da distanza, fuori dalla conoscenza di senso comune in modo da cogliere un po' l’insieme, collegare i particolari senza smarrirli con una configurazione più ampia. Molto spesso con la nostra conoscenza di senso comune, basandoci sulla nostra esperienza interpretiamo il mondo, partendo solo da ciò, lo sguardo sociologico invece colloca la nostra esperienza come singolo all’interno appunto di un contesto più ampio e coglie sfumature, ricorrenze, regolarità ed elementi che ci fanno interpretare anche diversamente la nostra esperienza. Il discorso e lo sguardo sociologico “trattano” quindi con mondi, esperienze, vissuti che sono già oggetto di conoscenza degli individui (una conoscenza di “senso comune”), non ha altro materiale, non studia qualcosa in laboratorio, non studia con una prospettiva che è tipica delle scienze naturali o della fisica anche se all’inizio i primi sociologi vorrebbero avere quella stessa esattezza tipica delle scienze esatte naturali. Lo sguardo sociologico tratta con l’esperienza umana, con qualcosa che è già oggetto della nostra conoscenza, ma cerca di guardare tutto ciò da vicino e da lontano, superando le opinioni individuali, le credenze individuali, cercando di interpretare l’esperienza dentro le esperienze degli altri, cercando di comprendere le interdipendenze, ciò cerca di allargare le dimensioni del campo. Possiamo dire che le caratteristiche dello sguardo sociologico sono riassumibili così: a differenza del senso comune la sociologia fin dalla sua nascita si propone come scienza che ha dei metodi (metodologia), ha degli strumenti e ha una riflessione sugli strumenti che utilizza e sulla metodologia che sono fondati, aiutano quindi ad adeguarsi alle regole di un discorso responsabile, che non è quindi legato alla mia opinione individuale, si cerca di trasmettere affermazioni che il sociologo ha pesato,

nostra esperienza (quella della vita sociale) e intende offire un contributo per scoprire anche più profondamente le interdipendenze delle nostre azioni e relazioni per diventare anche più critici e sensibili verso le condizioni umane magari anche rimaste meno visibili, in modo da decifrare quei processi che dentro la vita sociale possono costruire delle relazioni di potere o interesse da cui possono derivare esclusione, disuguaglianze e marginalità sociale. Lo sguardo sociologico cerca anche di intravedere come potrebbe essere il mondo diverso da quello che appare, perché nel momento in cui abbiamo le chiavi di lettura della realtà, chiaramente siamo anche meno manipolabili, siamo più critici e vediamo quegli aspetti della realtà che sono più nascosti, più ambivalenti. Riusciamo a capire anche le altre forme di vita diversa dalla nostra e meno accessibile alla nostra esperienza, riusciamo ad interpretare meglio la realtà. “L’immaginazione sociologica permette a chi possiede di vedere e valutare il grande contesto dei fatti storici nei suoi riflessi sulla vita interiore (dei singoli esseri umani) e sul comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane (gruppi umani, gli consente di vedere, di valutare le cose, i fenomeni sociali nel loro impatto sulla vita delle persone e sui comportamenti di gruppi umani). Gli permette di capire perché, nel caos dell’esperienza quotidiana, gli individui si formino un’idea falsa della loro posizione sociale (una conoscenza stereotipata). Il primo frutto di questa facoltà, la prima lezione della scienza sociale che l’incarna, consistono nell’idea che l’individuo può comprendere la propria esperienza e valutare il proprio destino soltanto collocandosi dentro la propria epoca (dentro il suo tempo e la sua realtà). È, sotto molti aspetti, una lezione terribile, e sotto tanti altri splendida (lo sguardo è dentro la realtà e da lì cerca di comprendere le interconnessioni e ciò è una lezione splendida perché non è uno sguardo che costruiamo a tavolino o in un laboratorio, che ha a che fare con la condizione umana, è terribile perché certamente stando a focalizzarsi su un particolare della realtà non ci si accorge dell’insieme del quadro). Siamo giunti a sapere che ogni individuo vive, da una generazione all’altra, in una società, che costruisce una biografia e la costruisce nell’ambito di una particolare sequenza storica. Con il fatto stesso di vivere l’uomo concorre, non importa se in minimissima parte, a formare questa società e ad alimentare questa storia, anche se è la società che lo forma, la storia che lo spinge” WRIGHT MILLS. Le forme organizzate sono l’esito di processi lunghi storici, di interazione, di relazione che si sono consolidati. Noi percepiamo la storia e la cultura come qualcosa che ci precede e forgia la nostra biografia, ma c’è un’interdipendenza tra l’individuo e la società, la sociologia cerca di svelare questa interdipendenza. L’oggetto della sociologia è la relazione tra individuo e società. Video su bimbi di strada a Naiorobi: cosa analizzeremmo dal punto di vista sociologico? La vita di strada, le loro routine, la percezione della comunità di questo posto, il tipo di intervento a cui gli educatori sono preparati e da dove provengono, le abitudini del popolo, il contesto famigliare, i comportamenti devianti della vita di strada per poi trovare un punto di vista positivo e come vogliono cambiare la loro situazione, i legami con il loro gruppo di pari, come vengono viste queste persone della società e gli stereotipi che ci sono, l’istruzione, il tema della scuola, il sistema politico, i temi delle diverse dipendenze e capire le emozioni delle persone (sguardo sociologico affiancato

dallo sguardo psicologico). È una ricerca di tipo quantitativo, poi affiancata alla ricerca qualitativa (guarda dentro questo contesto). “Il mondo non è degli uomini solo perché popolato da esseri umani, e non diventa più umano solo perché vi risuonano echi di voci umane, ma solo quando diviene oggetto di discussione (di comprensione). Rendiamo più umano il mondo quando lo rendiamo discorso (sociologia ha un discorso sulla vita sociale) e solo parlando di noi diventiamo ogni volta un po' più umani.” di HANNA ARENDT (filosofa del 900).

Le origini della società

È una disciplina storica che ha un‘origine storica che condiziona i suoi contenuti. La sociologia pone domande alla realtà, che è una realtà storica, andando oltre la conoscenza data per scontata. Nella storia della società e degli esseri umani quello che era dato per scontato per secoli, per tempi molto lunghi, ad un certo punto non lo è più, avvengono una serie di trasformazioni storiche, sociali, culturali che fanno sgretolare le conoscenze acquisite, i modi di guardare la realtà. I modi di interpretare la realtà sociale ad un certo punto vengono messi in discussione. La sociologia nasce quando il mutamento sociale è così rapido che non si può dare più per scontato il mondo e il modo in cui veniva interpretato. Si avverte proprio la necessità di studiare la società e i fenomeni sociali perché quello che era la società e ciò che teneva insieme la convivenza collettiva ad un certo punto non è più così sicuro. Ci si pone la domanda del perché accade ciò che accade? Cosa tiene insieme la società? Cos’è questa cosa che noi chiamiamo società? L’essere umano si interroga da sempre su cos’è la società e la convivenza con gli altri (basta pensare ai grandi intellettuali greci). Ad un certo punto le cose cambiano così rapidamente, emergono delle prospettive così radicalmente nuove, ci sono delle condizioni storico-sociali così diverse e così nuove che le forme di organizzazione sociali precedenti non possono essere date per scontato, nascono delle nuove forme di organizzazione. Ciò accade nell’epoca moderna, l’epoca in cui i cambiamenti e le trasformazioni su vari campi sono così rapidi che ci si interroga su quella forma di convivenza organizzata detta società e diventa soggetto della sociologia. La sociologia è il prodotto di una modernità e allo stesso tempo la società moderna diventa l’oggetto stesso della sociologia, c’è una circolarità. Perché proprio la modernità è l’epoca in cui nasce una nuova disciplina che studia la società e che allo stesso tempo quest’ultima diventa oggetto della sociologia? Quali sono le condizioni che quelle grandi trasformazioni danno vita alla sociologia? È un’epoca in cui i cambiamenti sono molto profondi interessano la vita sociale e anche le biografie individuali. La modernità inizia secondo gli storici inizia quando la concezione del mondo cambia, ovvero con il 1492, con la scoperta dell’America, per la coscienza europea si aprono degli orizzonti mai immaginati, inizia un’era di commerci e sviluppo economico, un’epoca di conquiste: è ambivalente, è un’epoca di progresso ma che si porta dietro anche dei processi problematici legati alla conquista per esempio. In quest’epoca si ridefinisce l’idea di confine, di spazio. Al tempo stesso se da un lato si ha la percezione di uno spazio allargato, di

La rivoluzione scientifica e culturale :

è una rivoluzione che precede di gran lunga la nascita della sociologia. Questa fa emergere delle nuove prospettive sulla realtà e queste prospettive sono alla base della stessa conoscenza sociologica. È importante per lo sguardo sociologico perché mostrano come ciò che era considerato scontato ad un certo punto non lo è più. Ad un certo punto avvengo una serie di trasformazioni che fanno sgretolare la prospettiva che si era acquisito sulla realtà e il modo di interpretarlo. La sociologia è anche un’arte dell’osservare la realtà, è un’arte dell’interrogare la realtà e deve saper guardare la realtà, in questo senso può essere aiutata da altri sguardi. Nella sociologia moderna c’è una visione dei cieli vuoti, cambia completamente la visione del mondo. Per la conoscenza scientifica se prima l’immagine del mondo passava per una visione religiosa (medioevo) ora quella conoscenza scientifica, la conoscenza del vero attraverso le fonti religiosa viene considerata una conoscenza limitante a partire dal 1400. Questo sentimento si trasforma ed emerge l'individualità, l’importanza della razionalità, della conoscenza razionale dell’uomo, ogni altro tipo di autorità viene considerato d’impiccio, un limite e la sete di conoscere va direttamente alla realtà delle cose, cioè l’uomo vuole vedere con i suoi occhi, capire con la sua intelligenza e vuole arrivare a delle spiegazioni razionali e dei giudizi che siano criticamente fondati, vale per la conoscenza della natura per cui nasce la moderna sperimentazione. Nascono le scienze naturali che si basano su conoscenze razionali e su esperimenti e ciò vale per la conoscenza storica (conoscenza della tradizione storica, basata sulle fonti storiche). Ciò vale anche per la vita sociale, cominciano a nascere le dottrine dello stato, del diritto, dell’economia e poi nasce anche la sociologia, la scienza inizia ad affermare una sua autonomia da precedenti fonti di autorità, in particolare dalle scienze mediate da una conoscenza religiosa del mondo. La scienza si vuole auto-fondare e auto-giustificare, la scienza diventa appunto una conoscenza che procede attraverso procedimenti logici, vuole scoprire delle leggi, delle regolarità dentro i fenomeni che studia, vuole basarsi sull’osservazione metodica, queste diventano le vie del conoscere, è un’idea moderna di conoscenza (es. Charcot, medico neurologo di Parigi con le sue isteriche). Persone come Copernico, Newton, Galileo Galilei e Bacone danno una visione diversa del mondo e della scienza (basata su un sapere che si fonda sull’esperienza, sull’osservazione, sulla misurazione e sulla dimensione logico razionale) si comincia a cambiare le carte in tavola. È il momento in cui avviene il disincanto, tutto può essere spiegato scientificamente. Tutto quello che avviene all’interno della conoscenza scientifica tocca anche la conoscenza del mondo sociale. Soprattutto l’illuminismo francese che trasferisce quel tipo di conoscenza, basato sulla conoscenza della realtà tipico della fisica e delle scienze naturali, trasferisce il modo di vedere il mondo dentro la lettura dei fenomeni sociali, è l’illuminismo che fa questo traghettamento. Si inizia a pensare che si possono studiare i fenomeni sociali applicando gli stessi criteri delle scienze esatte. L’illuminismo precede di gran lunga la nascita della sociologia, nasce soprattutto in contesto francese, mentre in uk abbiamo l’empirismo scozzese, ma la sociologia prende mutua da questa visione del mondo alcuni aspetti: l’idea che il mondo sociale è osservabile, è descrivibile razionalmente, può essere conosciuto e trasformato/manipolato. La società è

un prodotto storico quindi la possiamo studiare, possiamo applicare alla società gli stessi criteri che applichiamo alla natura. La società è oggetto di studio scientifico quindi su cui si può intervenire. Instaura una nuova società caratterizzata da un continuo cambiamento ma può essere studiato. Si parla di un progresso importante sotto vari aspetti, diventa una nuova legge, tutto dentro il mondo terreno e permette agli uomini di impadronirsi del proprio avvenire, non è più sottoposto alle leggi della divina provvidenza il progresso. Società vista come una sorta di natura che ha delle leggi che noi conosciamo. La ragione diventa il punto di riferimento. Questa conoscenza delle cose viene sviluppata dall’empirismo scozzese, prospettiva sulla realtà sociale che insiste molto sull’idea che dobbiamo attenerci ai dati riscontrabili empiricamente, con autori come Smith e Ferguson.

La rivoluzione “politica” (1789 Riv. Francese per l’Europa continentale):

è preceduta da importanti trasformazioni sociali. In Europa dove ci sono stati assolutistici nel 1600, il potere del sovrano è legittimato a prescindere da riferimenti di tipo religioso, lo spazio politico è già configurato come uno spazio autonomo rispetto alle leggi religiose o alle leggi morali. È il sovrano che in nome della ragion di stato è legittimato a governare dentro lo spazio pubblico normando i comportamenti degli individui e dei gruppi sociali, dentro un ordine sociale basato sulla stratificazione molto rigida per ceti, dentro questa struttura gerarchizzata dell’Europa pre-Rivoluzione Francese c’è una nuova classe sociale che comunica a comparire e a formarsi: la borghesia , che sta un po' alla base e sarà quella che alimenta poi quella che sarà la Rivoluzione Politica. Nasce dentro uno spazio che non è precisamente lo spazio pubblico, ma è tra lo spazio della sfera privata e lo spazio della sfera pubblica, è proprio questo che gli permette di formarsi, perché la sfera pubblica è quella in cui il sovrano ha i poteri pieni. Questa separazione tra sfera pubblica e sfera privata è data da un autore di fine 500 inizio ‘600 che aveva diviso queste due sfere in modo da sottolineare il fatto che la sfera pubblica è quella sottoposta al dominio del sovrano, mentre nella sfera privata è la sfera all’interno della quale i singoli individui possono perseguire, vivere i propri interessi morali, intellettuali e religiosi. Il sovrano ha però un dominio forte sulla sfera pubblica ed esercita questo potere seguendo la logica della ragion di stato, con l’obiettivo quindi di accrescere la forza dello stato e il suo dominio. Dall’altra parte l’individuo non poteva essere libero di dire, credere e avere i suoi interessi. Questa separazione consente alla nuova classe sociale, quella della borghesia di cominciare a prendere forma, proprio perché sfugge un po' al controllo del sovrano. All’interno della Francia il sovrano assoluto aveva cominciato a ridimensionare i poteri dell’aristocrazia (basata sulla proprietà terriera) e questo aveva in qualche modo favoriva la nascita di questa nuova classe sociale. La borghesia è molto dinamica è formata da banchieri, commercianti, élite delle professioni tecniche più varie e proprietari delle manifatture (che man mano prendono forma nella Rivoluzione industriale). Quindi possiamo dire che è una classe di imprenditori (persone che intraprendono e che sono molto attivi, è molto diversa da aristocrazia che è invece una classe basata sulla proprietà terriera, una classe non produttiva. Grazie al fatto che il sovrano

molti presupposti, verso la seconda metà del ‘600. È una rivoluzione che cambia radicalmente il modo di vivere, individuale, collettivo e sociale. Sono tanti i presupposti che danno il via a questa rivoluzione: la possibilità di avere materie prima a buon prezzo, l’apertura di nuove vie commerciali anche per via della scoperta dell’America, l’apertura di nuovi mercati (mercati coloniali), la disponibilità di lavoro e di forza lavoro che è disponibile sul mercato (masse di operai che si spostano verso la città per lavorare in fabbriche), disponibilità di nuovi macchinari e di nuove tecnologie. La rivoluzione industriale dentro il secolo della rivoluzione francese configura un’epoca caratterizzata dall’affermarsi di moltissime speranze, dovute anche al fatto che effettivamente migliorano le condizioni di vita dovute al progresso tecnico e al progresso produttivo. Emerge un’incrollabile fiducia nelle possibilità che la razionalità critica, scientifica, che lo sviluppo tecnico avevano aperto liberandosi dai vincoli di quelle che erano le visioni più astratte e metafisiche della vita sociale. Questa è una fiducia che è condivisa soprattutto dai ceti borghesi, non è una fiducia condivisa inizialmente da tutti i ceti sociali, però è condivisa da quelle classi che poi influiscono in modo significativo dentro la vita sociale, a cominciare dall’ Inghilterra, Paesi Bassi e poi la Francia. Questo è un secolo di grandi miglioramenti:  Aumento della produttività in agricoltura: grazie ad innovazioni tecniche, all’uso di concimi e ciò significa avere risorse alimentari con maggiore regolarità e ciò significava allungare le aspettative di vita, contare su un aumento demografico, speranza in termine di crescita e di sviluppo. L’agricoltura in questo secolo conosce dei miglioramenti molto significativi, migliorando fa si che molta forza lavoro si sposti perché non più necessaria grazie alle nuove invenzioni e alle nuove tecniche;  Lavoro in fabbrica: nascono le imprese di tipo capitalistico, soprattutto in Inghilterra con l’industria della lana e del cotone già a fine ‘600. Le prime imprese possono far leva sull’uso del carbone, del ferro, del telaio che viene inventato e delle ruote idrauliche. Ci sono tutte queste fonti energetiche che consentono di far funzionare queste fabbriche che nascono.  Sviluppo del commercio coloniale: consente il trasporto dei prodotti da un continente all’altro. Questa rivoluzione innesca l’idea di progresso, ma è un progresso materiale, una crescita materiale da cui deriva un certo ottimismo. Si ha l’idea di un progresso da cui si aprono delle sorti dell’umanità in termini di miglioramento di vita in senso materiale che passa attraverso l’ industrializzazione, l’ urbanizzazione e questi due processi insieme danno vita alla modernizzazione. L’idea è di un percorso irreversibile dopo esser stato innescato dalla rivoluzione industriale, un percorso segnato in cui si va verso la meta della modernizzazione. La rivoluzione industriale interessa in maniera significativa il 1700 accompagnata anche dallo sviluppo dell’economia moderna, cioè insieme al progresso materiale nasce anche quest’ultima. È interessante vedere che idea di individuo e di società via via si elabora anche all’interno del pensiero economico perché questi aspetti influenzano molto la nascente sociologia dell’inizio dell’800. L’economia moderna è una prospettiva che lavora molto sull’idea della ricchezza, sull’aumento e sulla crescita della ricchezza di una nazione, sull’idea della crescita del profitto, sulla possibilità dell’investimento, sulla possibilità di razionalizzare la produzione e di razionalizzare la vita

collettiva. Questa idea nasce con Adam Smith (empirista scozzese, ovvero l’illuminismo che si sviluppa all’interno del contesto anglosassone), è il fondatore dell’economia moderna e nella sua idea fondamentale dice che la ricchezza di una nazione è correlata alla capacità di produrre, che questa capacità di produrre dipende da quanto viene diviso il lavoro, da quanto è diviso razionalmente. La divisione del lavoro è un processo che prende forma con la rivoluzione industriale ed è quel processo che comporta la specializzazione di ciascuno dentro una determinata attività. La divisione del lavoro è un fenomeno con due sfaccettature: o In termini sociali , per esempio alcuni sono artigiani, altri sono insegnanti, altri sono medici, è la divisione delle professioni , dei compiti o Tecnica: è quella che avviene all’interno della fabbrica ed è quella che consente di incrementare enormemente la produzione, il rendimento del lavoratore e diminuire i tempi di produzione. Smith è colpito molto dalla divisione del lavoro che lui osserva all’interno della fabbrica degli spilli e nota come per produrre uno spillo le operazioni siano suddivise in 18 fasi. Questa divisione consente una produzione molto elevata in un tempo ristretto. È l’idea che poi troviamo nella catena di montaggio che nasce nel 1900. Viene cambiato completamente il concetto di lavoro, fino a questo momento il lavoro materiale era considerato un lavoro di servitù, il vero lavoro era considerato quello legato al pensiero, al filosofare per esempio. Il lavoro per eccellenza diventa il lavoro che produce, il lavoro manuale. Questa divisione del lavoro crea qualcosa che aiuta anche ad organizzare la vita collettiva, perché più aumenta la divisione del lavoro più aumenta la dipendenza degli individui, dei membri di una società. Se ciascuno produce solo un tipo di beni è evidente che per ottenere altri beni deve rivolgersi ad altri che producono altri beni ed è in questo senso che avvengono gli scambi. L’idea di Smith e dell’ economia moderna è che attraverso il fatto che si produce di più, quindi si diventa più ricchi e che ci sono gli scambi, la società è come se si regolasse da sola. L’economia moderna sostiene l’idea importante della vita sociale che la società non ha bisogno di tante istituzioni, ha solo bisogno del mercato che aiuta e tenere insieme la società. Il mercato è l’istituzione che regola gli scambi attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta che definisce il prezzo dei beni. È l’istituzione per eccellenza che tiene insieme la vita sociale. L’economia moderna dice che il prezzo regola la domanda e l’offerta. Bisogna capire quali sono le condizioni che rendono possibile la vita collettiva, e sono collegate al fatto che gli esseri umani hanno dei bisogni da soddisfare, sono razionali e quindi producono e scambiano dei beni per soddisfare questi bisogni. Razionalmente poi con il mercato, domanda, offerta e prezzo, gli esseri umani si spostano in maniera razionale e danno vita a degli aggiustamenti continui che fanno si che si possa convivere in maniera armoniosa, senza troppe regole o istituzioni. Vengono rispettate delle leggi razionali, quelle dell’economia di mercato dove il libero gioco, gli interessi egoistici di ciascuno finisce con il dare spontaneamente vita ad un sistema che trova degli aggiustamenti e sta insieme in modo equilibrato. Questa è l’idea di Smith è proprio l’idea della mano invisibile , è il bilanciamento che regola ed equilibra la vita tra gli individui, aggiusta incessantemente domanda e offerta, trasformando un interesse individuale in un benessere collettivo. Questa mano invisibile, però, richiede che i produttori siano lasciati liberi nelle loro intraprese

 Antropologica. Potremmo dire per come accade anche nella nostra epoca: è una crisi che investe tutti gli aspetti della vita collettiva e dell’esperienza individuale che noi facciamo della vita collettiva. Alcune sfumature delle crisi a cui la nuova scienza della società cercherà di dare risposta. La rivoluzione politica aveva condotto ad un sovvertimento del vecchio regime, e questo sicuramente a motivo anche delle grandi idee, nutrito anche dall’illuminismo circa la possibilità di una totale riforma della vita sociale tramite una critica razionale del vecchio ordine sociale e tramite l’applicazione dei principi razionali derivati dalla conoscenza scientifica della società. Poi c’era stata anche l’idea di una riforma della vita sociale attraverso la trasformazione pedagogica delle coscienze, è l’idea di Rousseau che porta avanti un’idea di identificazione tra volontà dei singoli, la volontà dell’interesse generale attraverso una trasformazione della coscienza che percepisce la dimensione individuale dentro una volontà generale più ampia. Il suo esito è incredibilmente violento e problematico, dopo il 1789 abbiamo gli anni del terrore , poi c’è l’esperienza delle guerre napoleoniche, l’impero. Tutto questo produce un senso di profonda crisi di quell’ottimismo che aveva alimentato il 1700, aveva alimentato le idee della rivoluzione francese. Lo shock della rivoluzione politica ha spezzato la continuità del razionalismo settecentesco e sepolto per sempre le sue ottimistiche previsioni e le sue speranze di totale riforma della vita sociale grazie all’applicazione dei principi razionali emersi dalla conoscenza scientifica. La rivoluzione francese finisce negli anni del terrore, non negli ideali di libertà uguaglianza e fraternità, sostenuti da una forte carica passionale, che aveva proposto come ideale, ha un esito shock. I grandi ideali vengono portati avanti, ma seguendo l’ideologia di una superiorità di alcuni rispetto ad altri. Si viene ad aprire una crisi politica una crisi che l’evidenza storica mette in luce. La rivoluzione industriale innesca dei processi di enorme portata, miglioramento delle condizioni di vita, la possibilità di raggiungere un livello di ricchezza della nazione, quella nazione potente dentro il contesto delle relazioni con altre nazioni. Anche questa rivoluzione però ha luci e ombre, innesca grandissimi processi, ma avvia anche dei processi che aprono a loro volta delle crisi. Abbiamo un forte incremento demografico che era già iniziato nel 1700 anche perché si poteva disporre di maggiori risorse alimentari e quindi minori malattie. Questo incremento nel ‘800 nell’arco di 60/70 anni significa per una popolazione europea da 200.000 a 300.000 abitanti, malgrado sia l’epoca in cui iniziano anche le grandi migrazioni. C’è anche un intenso processo di urbanizzazione , soprattutto in Inghilterra, inizia con un condensarsi della popolazione verso i grandi centri urbani che ormai sono anche centri in cui si concentrano anche le grandi manifatture e le fabbriche. La popolazione in Inghilterra la popolazione urbana raggiunge la quota del 70%, è una quota enorme, nella seconda metà dell’800. Nascono nuove classi: la classe borghese, ma anche quella degli operai a cui vorranno dare voce alcuni sociologi e le grandi ideologie politiche. Questa crescita è legata al processo di urbanizzazione ed è anche una classe che mentre è al lavoro sperimenta anche un fenomeno di impoverimento, è un paradosso. Perché il lavoro aveva dei salari molto bassi e le condizioni di lavoro erano molte due, le giornate di lavoro erano mediamente di 14 ore nelle industrie e 12 ore nelle

miniere e il lavoro era anche un lavoro infantile (dai 5 anni). I bambini vengono impegnati soprattutto perché piccoli e potevano essere calati tranquillamente nei cunicoli per esempio oppure al telaio per le manine. Sono condizioni di vita molto problematiche e povere, con la rivoluzione industriale nasce il fenomeno della disoccupazione, cosa che prima nel mondo contadino non era conosciuto. Nel periodo del 1800 abbiamo il consolidarsi delle prime associazioni a favore degli operai: sindacati. Anche in Francia verso il 1830, inizio dell’800 in Inghilterra vengono scritte le prime leggi che limitano la giornata lavorativa dei minori a 9 ore di lavoro al giorno. In Francia le prime leggi del 1913 proibiscono il lavoro minorile nella miniera, ci sono anche le prime inchieste sul lavoro operaio, promosso dalle accademie parigine di scienze morali. È un’epoca in cui di fronte alla ricchezza, ci sono dei processi sociali critici che nascono. Si lavora a giornata e si dilaga il fenomeno della povertà urbana. Questo fenomeno viene descritto bene per esempio da Charles Dickens, da cui si ispira molto Marx. È una rivoluzione che lascia sul campo nuovi problemi sociali che innescano processi di disorganizzazione del tessuto sociale, si aprono questioni di ordine pubblico all’interno delle città. Lo sviluppo economico lascia sul campo delle crisi: disoccupazione per esempio. Il quadro: “il quarto stato” descrive bene la situazione del 1800 e ciò che viene dopo la rivoluzione francese. Di fronte a grandi speranze e tutto ciò di positivo che viene dato dalle due rivoluzioni essendoci anche degli aspetti negativi ci si pone una domanda: Come uscire dalla crisi? da questa situazione e a costruire un ordine sociale che aiuti a superare la crisi che consuma i vari ambiti: politica, culturale, individuale e antropologica. Qui si fa spazio che occorre interrompere la crisi andando ad agire sulle condizioni che nutrono la crisi stessa, occorre quindi spezzare il percorso negativo per trasformarlo in positivo. Si fa largo l’idea però che questo passaggio comporterebbe però l’abbandono anche delle ideologie dell’illuminismo, che affermava che si poteva uscire dalle crisi attraverso un atteggiamento critico e basato sulla ragione. Siamo in una situazione di grandi cambiamenti e quando la crisi scoppia da tutte le parti, e l’ordine sociale si disfa, un sentimento fondamentale di insicurezza prende il sopravvento; le certezze le necessarie per la ricostruzione non possono venire che da una profonda indagine conoscitiva. Le certezze quindi le possiamo trovare e cercare grazie ad una conoscenza della realtà, serve una scienza della società che si applichi specificamente a creare criteri e regole fondamentali per uscire dalla crisi, che fornisca dei modelli di ricostruzione di un ordine complessivo delle società. In questo tempo si tratta di leggere il mutamento , occorre dal punto conoscitivo. Ci si trova davanti ad una destabilizzazione, a delle fratture e si tratta quindi di fronteggiare le crisi emergenti e bisogna ricostruire un ordine sociale che sia compatibile con le trasformazioni su larga scala, dato che le società sono scosse da inattese incertezze. Si fa largo una nuova scienza sociale che è necessaria perché deve comprendere, ma anche fornire dei modelli per ricostruire la stessa società. quindi, questa scienza nasce dalla consapevolezza della crisi , che è una crisi della società e del pensiero. Dunque inevitabilmente in rottura con le concezioni sociali che erano il prodotto del razionalismo del ‘700 è una scienza che un po' rompe con l’illuminismo, ma non del tutto. Si tratta di elaborare in positivo una nuova concezione della società, che tenga conto delle difficoltà e delle problematiche specificamente legate al carattere moderno, su cui deve fare

realtà e le cose, scoprire le leggi del divenire della storia e assumere una capacità predittiva dei fenomeni. Bisogna scoprire le leggi che vengono elaborate in base ai fatti. La scienza lascia da parte altre questioni, esempio quelle etiche e politiche che sono la finalità della convivenza collettiva. Il positivismo, in termini sociologici, ha un intento conoscitivo e politico: vuole capire come funziona la società, comprendere il corso, il mutamento, di affrontare le crisi e di ricostruire la società ricreando le forme di appartenenza. La prospettiva del positivismo è quello di partire dal sapere scientifico, un sapere certo ecco perché il positivismo vuole capire la società, per questo parte dalle scienze esatte e con un atteggiamento anti-metafisico. Il positivismo è il metodo scientifico unico di cui si avvale la sociologia con l’idea che quel modo di conoscere la realtà consente di raggiungere un sapere razionale circa la realtà che è un sapere oggettivo, universale (consente delle generalizzazioni). La cosa che differenzia il positivismo dall’illuminismo è che il primo abbandona le istanze critiche e rivoluzionarie tipiche dell’illuminismo, vuole ricostruire e mettere insieme la società superando le crisi e conoscendo in modo completo le cose. I positivisti sono interessati a capire come funziona la società e chi e quali sono i meccanismi che la fanno funzionare attraverso il metodo delle scienze naturali. Comte, parlando del termine “positivo” dice che lo si può comprendere nel senso di ciò che è reale in quanto contrapposto a illusorio e contrapposto a critico negativo che va verso una ricostruzione. È un pensiero che va verso la dimensione pragmatica della realtà sociale ed è un pensiero utile che consente di costruire una convivenza o un ordine sociale in maniera dinamica e produttiva, quindi contrapposto a ozioso. Il pensiero positivista è un pensiero certo perché non lavora su idee astratte, ma su certezze, garantisce un’oggettività delle cose, è un pensiero scientifico che ha una sua base, l’osservazione, l’individuazione delle leggi e sulla generalizzazione. Il positivismo viene assunto danna nascente sociologia come prospettiva sulla società. non una conoscenza teorica, vaga, ideologica. Per Comte la sociologia è la scienza per eccellenza perché ha un sapere che è molto legato ai fatti e alla realtà, ha un rigore scientifico.

I padri fondatori della sociologia

Ci collochiamo nel tempo delle grandi trasformazioni che pone la questione di capire che cosa accade, ma non solo questo si tratta anche di fronteggiare la crisi perché produce destabilizzazione, disordine sociale, conflitti, nuove povertà, disuguaglianze, produce delle crisi che mettono in discussione quelle grandi speranze che il 1700 con le rivoluzioni e il pensiero illuminista avevano delineato. Lo avevano fatto grazie al fatto di parlare di progresso lineare dentro il quale il lume della ragione avrebbe rischiarato le questioni della vita sociale, e l’avrebbe vista in modo chiara, organizzata e precisa. Coloro che vivono in quel tempo si trovano di fronte a società che sono scosse da molte fratture e questo aumenta l’incertezza: bisogna capire cosa succede, fronteggiare la crisi e offrire delle basi per costruire un ordine sociale che sia compatibile con ciò che accade. Il problema che si pongono i primi sociologi non è tanto quello di tronare indietro alla società precedente la modernità, ma cercare di offrire delle basi: conoscitive, scientifiche e addirittura politiche,

religiose, motivazionali per tenere insieme la società. Per ricostruire la società, consapevoli che quest’ultima è la società moderna, è nuova grazie ai progressi. All’interno di queste basi prende forma anche il positivismo , all’interno anche della sociologia, è una prospettiva che consente di elaborare una conoscenza che sia oggettiva, razionale, basata sull’osservazione dei fatti che consente di generalizzare, di organizzare la società. più le cose vengono conosciute a partire dall’osservazione e misurazione di ci che accade, attraverso il metodo usato anche dalle scienze naturali, tanto più si riuscirà ad organizzare la realtà in maniera più funzionale. L’approccio del positivismo non sparisce dopo i padri fondatori, anche se cambia e diventa più sofisticato, è usato molto dalla ricerca sociologica. C’è l’intento di comprendere e organizzare in modo che tutto funzioni, questo però presuppone una certa idea di società. Uno dei padri fondatori è Saint – Simon (1760 – 1825), anche se generalmente il padre fondatore viene considerato Comte, ma poiché quest’ultimo ha collaborato molto con Saint-Simon è importante partire da lui. Hanno delle prospettive che sono molto affini ed è interessante vedere gli intrecci tra i due attori e quali sono le preoccupazioni.

Saint-Simon

vive a fine settecento a inizio 800. Ha una grande fede nella scienza e nel progresso, c’è un progresso sociale grazie ad un progresso scientifico, rispetto agli illuministi lui rivede/riconsidera l’idea del progresso e lo interpreta non più come un progresso unilineare/costante. Saint-Simon invece sostiene che il progresso procede, ma ha delle fasi alterne che si succedono: ci sono periodi in cui c’è più ordine a cui succedono periodi con processi più critici. È quello che sostiene anche per il suo tempo. Inoltre, rispetto agli illuministi Saint-Simon recupera il ruolo della religione, ma che non è quella dominante, ci si allontana da una lettura religiosa del mondo in questo periodo. Entrambi i padri fondatori, però si accorgono dell’importanza della religione, perché è quella che crea legami sociali: è un fattore di ordine sociale, contribuisce a tenere insieme la società. La religione propone dei modelli di comportamento e infonde valori che vanno in direzione di tenere ordine secondi i due autori. La preoccupazione di Saint-Simon e di Comte è quest’ultima, di fronte al disordine, alle incertezze, alla destabilizzazione della vita sociale occorre recuperare l’ ordine sociale. La sua prospettiva che tiene insieme una visione del progresso che procede per fasi alterne, riconsidera il ruolo della religione rispetto agli illuministi e vede la società in un certo modo. Guardando i titoli di alcune sue opere possiamo notare che la sua preoccupazione sono quelle di organizzare la società, bisogna conoscere le cose per riorganizzare la società, è una società industriale, del lavoro e poi c’è questo nuovo cristianesimo: bisogna recuperare la religione, ma non quella tradizionale cristiana, cattolica dominante, c’è anche un catechismo industriale che insegna le cose base di quella religione. Si parla di catechismo degli industriali che per Saint-Simon hanno un ruolo particolare all’interno della società. Data la preoccupazione di organizzare, creare un ordine sociale, vede la società in un certo modo, quindi la nuova scienza della società dovrà muoversi in un certo modo. Lui parla di

Saint-Simon, è quella parte che non fa funzionare la macchina, bisogna puntare sui produttori e sugli industriali. Tutto questo viene deciso sulla base di nuovi valori che sono non più i valori religiosi, ma appartengono a una morale terrestre, di una società che si autogoverna, che si basa sull’attività produttiva, sulla base di principi tecnici e scientifici rigorosi. I valor che tengono insieme la vita sociale non sono qualcosa di astratto, ma quelli legati alla morale terrestre, anche lui appartiene al tempo dell’illuminismo. I produttori e gli industriali sono quelli che devono governare la società, ma hanno il compito di prendersi a cuore e a carico le classi più povere, che comunque producono, ma che sono in una situazione più difficile, e queste sono le classi più numerose: il proletariato. Saint-Simon usa questo termine per la prima volta, verrà poi consacrato da Marx. Saint-Simon scrive agli industriali di elaborare un sistema sociale che favorisce maggiormente l’ordine di lavori e assicurare la sua preponderanza su tutti gli altri e devono migliorare l’esistenza della classe più povera. Marx affermerà che Saint-Simon aveva delle idee interessanti: lavoro manuale, il ruolo della produzione, ma è utopista. Marx si soffermerà sulle condizioni di lavoro di questi lavoratori ai quali viene detto che lavorando in quel modo miglioreranno la loro vita. Saint-Simon invece sostiene che in quel momento è necessario soffermarsi su come far funzionare la società e come organizzarla, sostiene che la società ha bisogno di una nuova energia che viene dal lavoro e dalla produzione, non dall’ozio. Dentro il lavoro produttivo si formano quei legami che condividono i valori della moralità terrestre e tengono insieme la società. l’idea è di una società che interviene su sé stessa , è una società capace di intervenire su di sé, che migliora sé stessa riorganizzandosi. La nuova scienza della società la definisce e in questo modo offre degli elementi per poterla riorganizzare, la conoscenza scientifica deve essere legata alla produzione, la scienza sociale per entrambi padri fondatori non deve essere speculativa/astratta, ma deve essere attiva/produttiva. Deve non solo teorizzare, ma deve condurre ad agire, deve essere motivo di progresso perché si lega al lavoro e dice che quella parte è quella che tiene la macchina insieme in modo funzionale. Si passa dalla società dei corpi sociali (non spariscono, verrà ripreso) dell’illuminismo alla metafora della macchina sociale con l’industrializzazione. Occorre una riforma assai profonda che va a riorganizzare la società sulla base di ciò che è, questo sempre dietro all’idea che il progresso non è qualcosa di astratto, ma è il progresso della produzione. È una società organica, lo dirà Comte, in cui ogni parte svolge una funzione per il tutto, ma ad ogni parte bisogna dire che quello che fanno è in funzione dell’ordine sociale. Bisogna dirlo anche ai lavoratori, ai proletari per fargli sapere che quello che fanno contribuisce a far funzionare il tutto. Saint-Simon afferma che la società industriale sta inaugurando una nuova società in cui al posto del re e dell’aristocrazia ci sono gli industriali, gli scienziati che devono governare la società, che hanno il potere anche sulle classi più poveri per migliorargli la vita. Gli scienziati hanno un potere spirituale, dice Saint-Simon e poi lo sosterrà anche Comte. Immagina una società giusta, pacifica e i cui i valori sono quelli della morale terrestre e devono essere diffusi dagli industriali.

Auguste Comte (1798 – 1857)

è realmente il padre fondatore della sociologia, ma è molto legato a Saint-Simon, di cui è stato segretario, ma dopo un diverbio per degli scritti si allontaneranno. Comte è un intellettuale che osserva la realtà sociale stando nel salotto di casa sua, non era in università, avrà delle difficoltà ad insegnare in università, ma è un intellettuale terrorizzato dalle conseguenze della rivoluzione francese. Proveniva da una famiglia borghese e aveva potuto studiare all’école polytechnique di Parigi, era entrato in contatto con intellettuali e scienziati importanti del tempo, ma vive le conseguenze della rivoluzione anche all’interno della sua cerchia parentale, famigliare. Ha la grande preoccupazione di cercare dei nuovi fondamenti per riorganizzare la società, anche lui come Saint-Simon. Parlando del progresso Comte dice che ogni progresso presuppone un ordine preesistente, altrimenti il progresso è solo una fase negativa dello sviluppo della società nella storia. Il progresso porta innovazione, cambiamenti e quello che vede sono innovazioni e cambiamenti che possono intaccare in modo problematico e negativo all’interno della società. Questo sapere scientifico, questa conoscenza della società deve essere molto strutturato e coordinato, deve essere in grado di partire dai fenomeni più semplici per arrivare a quelli più complessi. Deve trovare dei valori morali che aiutino solidarietà, consenso sociale per cui fa appello a tutte le componenti dell’uomo: la parte legata alla razionalità, la parte legata alla dimensione sentimentale. Tutto deve concorrere a questo progresso che presuppone un ordine e costruisce un ordine, lui è preoccupato dell’ordine sociale. Parla di una filosofia positiva, una filosofia che è un pensiero che ha delle astrazioni, ma che tende ad avere un approccio positiva, poi parla di politica positiva e catechismo positivista. C’è la preoccupazione di fronte al fatto di dover garantire un ordine sociale e questo porta a chiamare in causa tutte le dimensioni: politica, filosofica, scientifica, valori, dimensione morale e religione (fonda una religione: religione positivista). Comte fa appello a tutte le dimensioni per riformare la società e costruire un ordine della società nel vero senso della parola, parte da una visione dell’uomo (parte da qua ogni visione della società, perché la società è un insieme di uomini), sono tre le dimensioni della natura umana: intellettuale (testa), pratica (mano) e morale (cuore), e queste tre devono stare insieme in modo armonico , ma per poterlo fare hanno bisogno di un ordine sociale che sia armonico, coeso e che non sia in crisi. Questo ordine sociale lo si raggiunge grazie al progresso dell’umanità , è un progresso mentale (cambiamento di ottica) ed è un progresso che conduce all’organizzazione della società in un determinato modo. È un progresso sia materiale, sia di pensiero, progresso e ordine non sono separati per Comte, non si ha progresso se non si ha un ordine sociale. La società che si ha di fronte è una società industriale e per poterla riformare occorre il cambiare modo di guardarla e il modo di pensare, grazie a ciò si possono cambiare molti aspetti come le istituzioni politiche. La società industriale è la migliore secondo lui, non bisogna tornare indietro perché è superata, sta nascendo una nuova società, quella degli scienziati che subentrano a teologi e c’è una nuova classe sociale. Comte fa una descrizione di questa società che non è particolarmente originali rispetto ad altri autori, lui dice che sono gli scienziati e gli industriali le nuove classi dominanti. Le caratteristiche di questa nuova società industriale sono: