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1)La fotosintesi può quindi essere definita come una reazione di ossido-riduzione, in cui il carbonio della CO2 viene ridotto a materiale organico a spese dell'acqua che viene ossidata ad ossigeno che si libera come gas. 2)La captazione della luce avviene a livello delle membrane tilacoidali dei cloroplasti, dove sono localizzati i pigmenti fotosintetici organizzati in due fotosistemi, ognuno con un centro di reazione, che ha il compito di raccogliere l'energia radiante catturata dalle altre molecole cromofore. Quindi ogni pigmento capta la luce come un'antenna e trasferisce l'energia alle molecole vicine fino a che questa non giunge al centro di reazione, costituito da clorofille particolari, indicate con P 680 nel fotosistema II e P 700 nel fotosistema I, in relazione alla lunghezza d'onda maggiormente assorbita. Il centro di reazione P680, raggiunto lo stato eccitato, torna al suo stato fondamentale cedendo elettroni a uno specifico accettore, che attraverso una complessa catena di trasportatori (citocromi e plasto-chinoni), giungono al fotosistema I; il centro di reazione P 700 li raccoglie e li convoglia a una proteina, la ferredoxina, che ossidandosi li cede al NADP* producendo NADPH. Il centro di reazione del fotosistema II riacquista l'elettrone perso attraverso la reazione di scissione dell'acqua in ossigeno e idrogeno e la ionizzazione di quest'ultimo in H ed elettroni: 2H20 →4H+O2+4e- Il flusso di elettroni dal fotosistema II al fotosistema I, lungo la catena di trasporto, insieme alla fotolisi dell'acqua genera un gradiente di concentrazione di H tra il lume dei tilacoidi e lo stroma del cloroplasto, che viene sfruttato per la produzione di ATP (chemiosmosi). In sintesi durante la fase luminosa, attraverso l'assorbimento dell'energia solare e la fotolisi dell'acqua, si ha la produzione di ATP e NADPH, che verranno poi sfruttati nella fase successiva per la sintesi di composti organici. L'emissione di O, per scissione dell'acqua è per gli organismi fotoautotrofi un effetto secondario, ma non lo è certo per tutti gli organismi aerobi, che necessitano di questo elemento per vivere.
Le molecole di ATP e NADPH prodotte nella fase luminosa vengono utilizzate nella fase successiva, indipendente dalla luce, per la riduzione della CO, a carbonio organico, attraverso il ciclo di Calvin (o ciclo C3). In questa complessa sequenza di reazioni la fissazione dell'anidride carbonica avviene ad opera del ribulosio-1,5-difosfato, che, dopo una serie di reazioni, viene ciclicamente rigenerato liberando una molecola di gliceraldeide-3-fosfato; quest'ultima darà poi il via alla sintesi di altre molecole organiche, tra cui il glucosio. Per ottenere una molecola di gliceraldeide-3-fosfato (3C sono necessari tre cicli completi, mentre ne servono sei per la sintesi di glucosio (6C). 3)La luce solare è una radiazione elettromagnetica proveniente dal Sole, descritta da un campo di lunghezza d'onda e dal suo contenuto energetico. Ciò che interessa per la fotosintesi (e anche per la nostra stessa visione) è quella che si chiama luce bianca, o luce visibile. La luce visibile ha un campo di lunghezza d'onda che va dai 400 ai 700 nm. I colori che costituiscono la luce si possono suddividere in una successione di bande colorate, detta spettro elettromagnetico. Lo spettro della luce va dal violetto al rosso, con un contenuto energetico che mano a mano diminuisce.
I pigmenti fotosintetici sono sostanze in grado di assorbire la luce che si trovano nei cloroplasti delle cellule fotosintetiche. Durante la fotosintesi, sono proprio i pigmenti che, catturando i fotoni di cui è composta la radiazione luminosa, passano da uno stato fondamentale a uno stato eccitato. Questa energia può essere trasportata da una molecola a un'altra grazie a un trasferimento di elettroni, vale a dire attraverso reazioni di ossidoriduzione in cui molecole che si trovano in nello stato eccitato cedono elettroni ad altre molecole che hanno maggiore tendenza ad acquistarli. Nelle foglie delle piante, il pigmento più abbondante è la clorofilla, che assorbe le lunghezze d'onda del viola, dell'azzurro e del rosso e riflette la luce verde (motivo per cui le piante ci appaiono di questo colore). Esistono vari tipi di clorofilla, con strutture molecolari e spettri di assorbimento leggermente diversi. La clorofilla a, oltre a captare la luce, è coinvolta direttamente nel processo di trasformazione dell'energia luminosa in energia chimica; la clorofilla b è un pigmento molto diffuso nelle cellule fotosintetiche di piante e alghe verdi, infine la clorofilla c è contenuta nelle cellule delle alghe brune. Tutti gli organismi fotosintetici possiedono anche altri pigmenti accessori, i carotenoidi, che possono essere arancioni, rossi e gialli. Per esempio, il colore arancione di carote e zucche è dovuto alla presenza del beta -carotene. I carotenoidi sono in grado di assorbire la porzione dello spettro del violetto-blu-verde, ma soltanto in autunno il colore di questi pigmenti fogliari diviene evidente, quando non è coperto dalla clorofilla.