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Johann Heinrich Füssli: Il Pittore del Diavolo - L'Arte Romantica, Schemi e mappe concettuali di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

La vita e l'opera di johann heinrich füssli, noto come 'pittore del diavolo' per la sua produzione fantastica e sovrannaturale. Nato in svizzera, füssli imparò a dipingere da autodidatta e si ispirò alla letteratura e alla filosofia. La sua arte, caratterizzata da colori cinerei contrastati con rosso, giallo e ocra e ambientazioni lugubre, rappresentava scene ansiogene, deliri, paure, visioni sinistre e demoniache. Füssli passò otto anni in italia, dove fu profondamente influenzato dall'arte classica e dalla contemplazione della distruzione causata dal tempo. La sua fama crebbe con l'esecuzione dell'opera 'l'incubo' e l'illustrazione dell'edizione francese dei 'physiognomische fragmente' di lavater.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 16/01/2024

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V I Docente :Donatina Abiuso
STORIA DELLARTE
Erin Rosas
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V I Docente :Donatina Abiuso

STORIA DELL’ARTE

Erin Rosas

L' arte romantica è tutto ciò che ha un'aria di inverosimile, irreale e fantastico, tutto quello che si contrappone all'arte accademica definita forzata, artificiale e priva di fantasia. Per i romantici l'arte era l'espressione del sentimento. Per essi l'opera d'arte è il frutto dell'intuito di una persona. Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818 (Amburgo, Kunsthalle): il dipinto è considerato uno dei manifesti del romanticismo

Nel 1770 giunse in Italia, dove rimase per ben otto anni, visitando varie città,tra cui Firenze, Napoli, Pompei ed Ercolano. Si fermò però soprattutto a Roma, dove vide le antichità classiche: ne rimase molto impressionato, ma fu anche addolorato alla vista di quelle effigi del passato vittime della furia distruttrice del tempo, come testimonia il disegno che ho voluto mettere in una pagina successiva. Egli alternò la carriera di pittore a quella di scrittore di argomenti che spaziavano dalla letteratura, alla filosofia e alla traduzione di testi.

L'arte come scoperta Artista eccentrico ed erudito, la sua produzione pittorica è dunque debitrice della sua formazione letteraria, di cui amava cogliere e immortalare gli aspetti più irrazionali e allucinati. Attraverso l’uso di colori prevalentemente cinerei messi a contrasto con rosso, giallo e ocra e ambientazioni lugubri, ne coglieva il senso visionario e onirico. Nelle sue opere trovavano spazio scene ansiogene, deliri, paure, visioni sinistre e demoniache. Ecco quindi perché Füssli si faceva chiamare “pittore del diavolo”. Egli rappresentava il mondo, fatto di sofferenza, disagio e tormento. Così, chi visitava il suo studio si imbatteva in un vero e proprio repertorio d’inquietudine infernale. Per Füssli, infatti, il pittore era «un audace che si avventura nei regni della scoperta, si lancia verso lidi sconosciuti o dimenticati da molto tempo, li nobilita col suo nome e afferra l’immortalità», diceva.

L’Incubo La gloria, tuttavia, gli venne nel 1781 con l'esecuzione dell'Incubo, olio su tela che raffigura una giovane fanciulla addormentata in una stanza in penombra, dalla quale emergono un mostro ed una cavalla spettrale; attraverso quest'opera, densa di simbologie, Füssli indaga gli abissi dell'inconscio, ben un secolo prima che Sigmund Freud (che possedeva una riproduzione del dipinto) fondasse la psicoanalisi. La sua notorietà, già solida, accrebbe ulteriormente quando accettò di illustrare l'edizione francese dei Physiognomische Fragmente di Lavater, pubblicata tra il 1781 e il 1786.

'La disperazione dell’artista davanti alla grandezza delle rovine antiche'. Johann Heinrich Füssl. 1778-80, Zurigo, Kunsthaus Durante il suo soggiorno in Italia, Füssli ammirò l’arte classica, ma al contempo rifletté molto sull’azione distruttrice che il tempo ha sugli uomini e le cose. In questo disegno, realizzato a matita rossa e acquerello seppia su carta, rappresentò un uomo seminudo seduto vicino alla mano e al piede della statua colossale di Costantino. L’uomo è evidentemente disperato e si copre il viso con una mano, mentre l’altra è poggiata sui resti della statua. Con questo gesto evidenzia il dolore per la distruzione delle vestige artistiche del passato, ma anche la frustrazione dell’artista contemporaneo, incapace di eguagliare la grandezza dell’arte antica.