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Slide sull' argomento delle generazioni disuguali.
Tipologia: Appunti
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Schizzero2o A., Trivellato U. e Sartor N. (a cura di), Bologna, il Mulino, 2012
Percorsi verso la vita adulta tra lavoro e famiglia: differenze per genere, istruzione e coorte. Mencarini L. e Solera C.
Per le coorI più recenI, si sono spostate le età del primo matrimonio/convivenza e del primo figlio (in parIcolare per gli uomini con alta istruzione).
Tra le coorI, aumenta la polarizzazione dei comportamenI secondo il livello di scolarizzazione.
PoliIche di conciliazione e occupazione femminile: disparità tra generazioni negli ulImi quarant’anni. Del Boca D. e Giraldo A.
Un confronto tra i giovani di ieri (dagli anni ’60 fino a metà anni ’90) Stanno «meglio»: § accresciuto livello di scolarizzazione; § incremento del tasso di partecipazione al lavoro; § riduzione del rischio di essere occupaI in nero; § contenimento (fino al 2007) del tasso di disoccupazione; § migliore processo di allocazione delle persone nelle diverse classi sociali; § realizzazione di un sistema di sanità pubblica; § ruolo «protesico» della famiglia. Stanno «peggio»: § poliIche pensionisIche, di bilancio e poliIche del lavoro; § peggioramento delle chance di mobilità sociale ascendente (verso posizioni medie e superiori della straIficazione sociale); § minore livello di remunerazione del lavoro dipendente; § minore stabilità dei rapporI di lavoro dipendente; § ritardata transizione alla condizione adulta.
UNA «GENERAZIONE INGANNATA» (Pierre Bourdieu, 1979, p.148-149) “In una fase di inflazione dei Itoli, lo scarto tra le aspirazioni prodo2e dal sistema scolasIco e le possibilità reali che esso offre, diventa un fa2o stru2urale, che colpisce in misura diversa, a seconda della rarità del rispedvo Itolo, ed a seconda del rispedvo capitale sociale, tud i membri di una generazione scolasIca. Le classi appena arrivate all’istruzione secondaria, per il solo fa2o di avervi accesso, sono portate ad a2endersi quanto essa offriva all’epoca in cui quelle ne erano praIcamente escluse. Queste aspirazioni, che, in un’altra epoca e per un diverso pubblico, erano del tu2o realisIche, perché corrispondevano a delle possibilità oggedve, vengono il più delle volte deluse, più o meno rapidamente, dai verded del mercato scolasIco o del mercato del lavoro”.
«DEGENERAZIONE» (Kotlikoff e Burns, 2012, p. 6, in SgriOa, 2014, p. 291) “Il campionario lessicale con cui si è cercato nel corso degli anni di cogliere la progressiva marginalizzazione dei giovani s’è recentemente arricchito di espressioni sempre più crude. Kotlikoff e Burns sopra tud, dopo aver parlato di “abuso economico e sociale”, alzano il tono e coniano un micidiale neologismo, youthanasia ( Ibidem : 6); mentre, appena una nota so2o, Howker e Malik (2010) paragonano il tra2amento che il Regno Unito ha riservato ai propri giovani a una “bancaro2a” e, in termini appena più misuraI, Mangot (2012) rappresenta i giovani francesi come una “generazione diseredata”.
UNA «GENERAZIONE IGNORATA, SFRUTTATA, INCOMPRESA, ORFANA DI UN PROPRIO FUTURO» (Alessandro Rosina, 2016) “Gran parte della classe dirigente italiana non sa cosa siano le nuove generazioni, un po’ per carenza di propri strumenI culturali e un po’ per disinteresse. Quello che conta per chi ha posizioni di potere e influenza in questo paese è aumentare (o quantomeno mantenere) quello che ha conquistato e fermare tu2o ciò che può me2ere in discussione quanto ha raggiunto. […] Esiste nel nostro paese una grande disponibilità di aiuto da parte di madri e padri italiani, culturalmente predisposI a dare di tu2o e di più ai propri figli in cambio del piacere di senIrsi parte adva nella costruzione del futuro che immaginano per essi. Il rischio è però quello di scadere, appunto, nell’iperprotezione e nell’eccesso di protagonismo sul desIno dei figli accentuando dipendenza e insicurezza. […] Le riforme che si sono susseguite dalla seconda metà degli anni Novanta in poi non hanno mirato a migliorare la condizione delle nuove generazioni nel mondo produdvo ma hanno puntato a consenIre alle imprese di offrire contrad al massimo ribasso e con facile disimpegno verso i neo assunI. […] I media italiani di fronte a tu2o questo sono rimasI a guardare ma senza davvero sforzarsi a capire cosa stava succedendo, scegliendo quindi di rappresentare la realtà seguendo vecchi schemi e semplificandola al massimo”.
LE EVIDENZE (ITALIANE) A SUPPORTO