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Come educare gli adulti ad essere genitori
Tipologia: Appunti
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La genitorialità nella sua funzione è strettamente collegata al sostegno ed al benessere familiare. Le nuove configurazioni familiari, la complessità sociale ed i nuovi rischi ai quali la famiglia va incontro, inducono a veicolare una particolare attenzione al ruolo genitoriale nella crescita e nello sviluppo dell’identità dei figli. La Legge 285/1997 ( Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza ) ha determinato un preciso orientamento politico che per la prima volta in ambito nazionale attraverso il legislatore si focalizzano i “ Diritti umani universali ”, soprattutto il “ Diritto soggettivo all’educazione ” (codificato nella “ Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia ” del 1989 ), attraverso gli Enti Locali. Ai Comuni viene attribuita una responsabilità diretta, prima esclusiva della famiglia che diventa “ soggetto di pubblica tutela ”, circa “ la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza ” ( L. 285/ Art. 1 ). Sono previsti progetti finalizzati alla “ realizzazione di servizi di preparazione e sostegno alla relazione genitori-figli ”. Importante è soffermarsi sulla concezione sistemica della famiglia, rispetto all’interazione con il sistema sociale. La prospettiva sociologica considera la famiglia come una piccola società, in grado di garantire la conservazione e la trasmissione dei valori sociali.^1 Talcott Parson esprime un riferimento alla famiglia nucleare ed alla specializzazione tra i ruoli: ruolo “strumentale” paterno e ruolo”espressivo” materno.^2 Classica è la definizione di Levi-Strauss (1967) secondo il quale la famiglia è “l’unione durevole, socialmente approvata, di un uomo e di una donna e dei loro figli”. Secondo questa prospettiva, la famiglia, sarebbe quindi una forma sociale primaria che assicura la sopravvivenza di una società. La prospettiva psicologico-sociale di Scabini (2000), la famiglia è un’organizzazione di relazioni primarie “fondata sulla differenza di genere e sulla differenza tra le generazioni”^3 e che ha come progetto la generatività, intesa non solo come relazione genitori-figli, ma anche relazione tra generazioni. La prospettiva sistemico-relazionale (Bertalanffy, 1971, Scuola di Palo Alto), prevede invece un’ecologia dei rapporti tra i membri della famiglia, quindi la considera come “il sistema
(^1) Dell’Antonio, A. (1992), “ Cambiare genitori ”, Milano, Cortina. (^2) Parson, T. e Bales, R. (1995) Family, “ Socialization and Interaction Process ”, Free Press, New York. Trad. It. Famiglia e socializzazione, Mondadori, Milano 1974. 3 Scabini, E. e Cigoli, V. (2000), Il famigliare. Legami, simboli e transizioni. Milano, Cortina.
relazionale primario”^4 nel processo di individuazione, crescita e cambiamento individuale in continua relazione intersistemica. L’applicazione della teoria generale dei sistemi (Bateson, 1976 e Bertalanffy, 1971), prospettiva interdisciplinare nata nell’ambito delle scienze della fisica e della biologia ad opera di Von Bertalanffy (1950), allo studio della famiglia e delle relazioni familiari, ha permesso di evidenziare come ogni componente della famiglia non possa essere considerato indipendentemente dalle relazioni intrasistemiche^5.
EDUCARE ALLA GENITORIALITÁ
La procreazione è diventata il vero momento di inizio della vita adulta e dell’assunzione di una responsabilità educativa irrevocabile. Incertezze educative nelle scelte dei modelli e dei metodi educativi rivelano una difficoltà genitoriale. L’educazione di un figlio è irreversibile perché implica “l’impossibilità di tornare indietro rispetto a quanto è già avvenuto concretamente…essa si costituisce sempre di eventi incancellabili destinati a rimanere” (Bertolini, 1990, p.186). Anche gli errori non permettono di tornare indietro, ma non possiamo immaginare né volere un’esperienza educativa senza errori^6. Winnicott (1975) con la sua idea di “madre passabile” o “sufficientemente buona” ha evidenziato quanto il genitore non sia infallibile nel suo compito educativo, la capacità genitoriale consisterebbe quindi nel compensare con nuovi interventi gli eventuali errori commessi, riconoscendo tuttavia la possibilità di sbagliare nuovamente. Quando un genitore si accorge di avere sbagliato, non può tornare indietro, può solo rimediare a quanto compiuto e da ciò emerge la forte responsabilità che molti genitori sentono di avere nei confronti dei figli e della loro educazione a cui è collegato il loro benessere (Donati, 1999). Non si deve credere che le capacità genitoriali vengano acquisite spontaneamente fin dalla nascita del figlio, secondo gli studi di Stern (1995) sulle madri in gravidanza, si rilevava come durante la gestazione, la donna porti avanti tre discorsi diversi: quello con sua madre, quello con se stessa in quanto figlia e quello con se stessa in quanto futura madre. L’esito di tali discorsi sarà
(^4) Iori, V. , Ripartire dalla famiglia. , http:/iis. Comune.re.it/osservatorio-famiglie/strumenti3/012.htm. (^5) Bronfenbrenner, U., The Ecology of Human Development , Harvard University Press, Cambrige, trad. It. Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna, 1986. 6 Bettelheim, P. (1987), Un genitore quasi perfetto , Milano, Feltrinelli.
Il sostegno genitoriale è uno degli elementi importanti in grado di ridurre l’implicazione dei giovani in tutti i comportamenti a rischio e favorisce il benessere emotivo dei figli e dell’intera famiglia. Il benessere familiare, è l’esito di uno scambio adeguato tra le generazioni e si manifesta in particolare nella transizione più delicata per la vita della famiglia, ossia la transizione alla genitorialità. Quanto più i neogenitori sono capaci di attuare un processo di differenziazione/individuazione della propria famiglia d’origine, tanto più saranno in grado di superare gli ostacoli della transizione e avranno maggiori opportunità di diventare fruitori di cure (caregiver) , incrementando lo sviluppo individuale dei figli ed il benessere dell’intera famiglia^13. I genitori devono avere atteggiamenti positivi nei confronti dei figli in modo che si sentano accettati ed amati, proponendosi sempre con disponibilità sia all’ascolto che aiutarli a risolvere con discrezione i loro problemi, sostenendo comunque il bisogno d’individuazione e differenziazione progressiva^14.
IL SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÁ ED ALLE FAMIGLIE
La famiglia agisce e si esprime all’interno di contesti sociali: le risorse esterne alla famiglia o sociali si distinguono generalmente in formali ossia servizi presenti nella propria comunità ad esempio asili nido e scuole dell’infanzia ed informali , quali i rapporti di parentela, vicinato ed amicizia. Le relazioni che le famiglie hanno con il contesto sociale sono una condizione importantissima per l’organizzazione dei legami familiari. Fino a sessanta anni fa, la famiglia è stata il centro dell’organizzazione sociale attraverso un reticolo di relazioni di tipo solidale, fondate sul reciproco aiuto, relazioni che favorivano però anche l’invadenza ed il pettegolezzo: i piccoli ed i grandi problemi di una famiglia erano infatti sotto gli occhi e la bocca di tutti^15. Questo tipo di rapporto tra le famiglie era tra l’altro agevolato da una comunanza di valori e di norme nonché da un certo grado di povertà che spingeva le famiglie ad aiutarsi tra loro (Hardyment, 1998).
(^13) Iori, V. (2001), Fondamenti pedagogici e trasformazioni familiari , Brescia, La Scuola. (^14) Fraiberg, S. (1999) Il sostegno allo sviluppo , Milano, Cortina. (^15) Sartori, S.S. (2002), Quando si apre la porta. La famiglia nel sociale , Milano, San Paolo
Con l’avvento della società moderna e postmoderna, la famiglia occidentale si è emancipata dalla povertà e a volte si trova addirittura a vivere in una condizione di chiusura verso l’esterno (Gallino, 2000). La complessità della vita moderna, rende difficile la definizione dei ruoli familiari e più complicata la gestione dei tempi e della cura delle relazioni^16. L’obiettivo di promuovere condizioni di crescita positiva per i minori deve passare attraverso l’unità primaria delle relazioni umane e cioè la famiglia; la Legge 285/97 , osserva: “La qualità della vita di un bambino/a è determinata anzitutto dalla qualità della relazione che lo lega, fin dalla gestazione alla propria madre e al proprio padre ed è per questo molto importante favorire l’acquisizione di una cultura della maternità e paternità libere e responsabili sostenendo concretamente l’esercizio delle responsabilità familiari. Lo sviluppo di buone relazioni familiari deve essere sostenuto da un’adeguata rete di servizi, capaci anche di valorizzare le reti comunitarie, di scambio e aiuto tra le famiglie”****. Le politiche di sostegno alle famiglie ed alla genitorialità devono avere l’obiettivo di promuovere e favorire l’autonomia del nucleo nel suo complesso secondo un concetto di “ salute ” intesa come capacità della persona e del suo gruppo di appartenenza di sapere affrontare i propri compiti di sviluppo (Fruggeri, 2002). Tali compiti si esercitano non solo con il supporto di una rete di servizi, ma anche con sistemi integrati di una comunità che accoglie e di cui i servizi formali sono solo una parte (Francescano, 1998). L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il concetto di salute come: “Quel processo per il quale la gente incrementa il controllo e la gestione diretta delle proprie condizioni di benessere e/o di disagio” La Legge 285/97 promuove dunque una nuova cultura dell’infanzia, gli Enti locali dovranno essere in grado di pianificare interventi e servizi per l’infanzia, per i genitori e per le famiglie. L’assunzione di responsabilità collettiva dell’infanzia è un concetto portante di questa legge perché il minore diventa “ soggetto di pubblica tutela ”. La Legge 285, sopra citata si pone di attuare la tutela dei diritti umani universali, sanciti nella Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989 , attraverso l’azione delle amministrazioni comunali 17.
(^16) Donati, P., La famiglia al tornante del XX secolo: da dove a dove ?, in (a cura di) Melchiorre, V. (2001), La famiglia italiana. 17 Vecchi e nuovi percorsi , CISF. Gulì, V. (2002), I diritti umani e lo sviluppo della persona nella società multiculturale , Quaderni, 1, Documenta, Comiso.
critici che mettono a dura prova l’organizzazione delle relazioni familiari e che inducono la famiglia a ricorrere ad aiuti esterni. In ogni fase del suo ciclo di vita, a partire dalla sua formazione, la famiglia si rivolge ai servizi presenti sul territorio: l’assistenza durante la gravidanza ad esempio predispone i genitori all’assunzione della futura genitorialità, mentre una famiglia in età prescolare e scolare ricorre agli asili nido o alle scuole materne traendo da esse una parte delle risorse necessarie per assolvere alla funzione genitoriale di cura ed educazione della prole. Si possono distinguere gli interventi formali per le famiglie in interventi di facilitazione, sostegno e mediazione (Fruggeri, 1997).
Si distinguono tra:
Con i primi si ci riferisce a quegli interventi rivolti anzitutto ad interrompere il circuito violento così da riattivare lo sviluppo dei membri familiari, con i secondi, invece ci si riferisce a quegli interventi attuati a causa di una disfunzionalità psico-patologica^21.
(^20) Regoliosi, L. (1994), Prevenzione e benessere: quali modelli di prevenzione possibili? Atti del Convegno “Prevenzione e benessere”, Bologna, Cossato.
I servizi sociali, sanitari ed educativi hanno una vasta rilevanza nell’organizzazione della vita familiare, si può quindi parlare di “sostegno sociale” anche rispetto alle risorse messe a disposizione delle reti formali con le quali la famiglia entra in rapporto e che si identificano con i servizi presenti in un determinato territorio e con le politiche sociali ed economiche attuate dalle istituzioni deputate al governo della comunità (Fruggeri, 2001).
RESILIENZA E BENESSERE FAMILIARE
La dimensione relazionale della famiglia non si coglie immediatamente, ma emerge soprattutto nei momenti critici della vita familiare: è proprio in quei passaggi, nelle transizioni, che emerge la struttura delle relazioni familiari nei suoi aspetti di forza o di “resilience” familiare e nei suoi aspetti di debolezza. Il concetto di “resilienza familiare” fa riferimento alla qualità della struttura relazionale di una famiglia che permette di superare le crisi ed anche alla forza di una famiglia e, dunque, alla qualità delle relazioni tra i membri di una famiglia^22. In passato le ricerche e gli studi sulle famiglie ponevano l’accento sulle patologie che emergevano nelle famiglie disfunzionali, oggi si tende ad evidenziare come ogni famiglia possa affrontare in maniera inappropriata alcuni momenti critici. Quindi è importante far fronte alle difficoltà, all’interno della famiglia ha il significato di adattarsi alle esigenze di cambiamento esterne ed interne, mantenendo la propria identità. L’identità della famiglia è in continua evoluzione fra cambiamento e mantenimento, quindi le stesso non solo funzionali o disfunzionali per definizione, ma è possibile che ogni famiglia attraversi particolari momenti critici che non riesce a superare perdendo di vista le proprie risorse mentre è possibile che affronti con forza altri momenti critici^23. Le famiglie di oggi continuano a svolgere le proprie funzioni per far fronte ai propri compit i di sviluppo, ma lo fanno con sforzi sempre crescenti e con difficoltà maggiori anche perché l’ambiente sociale richiede al sistema familiare competenze sempre più elevate, ma spesso non offre sostegno e protezione 24. I nuovi approcci preventivi cercano di incentivare lo sviluppo della “ resilience ” familiare e delle “ lifeskills ”, ossia delle “ competenze di vita ” dei membri familiari, di recuperare il difficile
(^21) Fruggeri, L. (1997), Famiglie. Dinamiche interpersonali e processi psico-sociali. Roma, Carrocci. (^22) Scabini, E. e Cigoli, V. (2001) Il famigliare , Milano, Cortina. (^23) Il concetto di resilienza , è mutato dall’ambito delle scienze biologiche e si riferisce alla “capacità di resistenza che un corpo assume nei confronti delle aggr 24 essioni esterne”. Folgheraiter, F. (2001), L’utente che non c’è: lavoro di rete ed empowerment nei servizi alla persona , Trento, Erikson.
Le lifeskills , o abilità di vita , sono state individuate dall’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità (1987) e vengono citate anche nei programmi scolastici a partire dalla scuola d’infanzia. Sono ritenute abilità di vita: la capacità di prendere decisioni, risolvere problemi, comunicare in modo efficace, relazionarsi, gestire emozioni e stress, il pensiero creativo e critico, l’empatia e l’autoconsapevolezza. Sviluppare queste capacità significa far riflettere i giovani sulle proprie potenzialità ed è compito dei genitori, ma anche di insegnanti ed educatori, attivarsi affinchè queste competenze vengano alimentate nel tempo e potenziate. Importante, quindi, per tutti i membri di una famiglia riattivare il “ senso di autoefficacia ”, che consiste nella convinzione di saper usare le proprie competenze nelle circostanze più appropriate^28. La percezione di autoefficacia, promuove il benessere del figlio, solo se è in sintonia con i legami sviluppati con i genitori, che devono mantenere viva la vicinanza emotiva ed affettiva con i propri figli, attraverso la comunicazione e la disponibilità costante con il compito di educare i propri figli alle competenze di vita ed al benessere emotivo. Nessuna sofferenza risulta essere irrimediabile, ma può essere trasformata e vissuta come occasione di cambiamento e di miglioramento di se stessi e della propria esistenza. La resilienza, pertanto, propone un concetto di benessere diverso da quello proposto dagli ideali sociali e politici di tipo utopistico od assistenzialistico, affermando che lo stare bene non è l’assenza di problemi, ma consiste nella capacità di risolverli e di trovare modi costruttivi di convivere con quelli irresolubili. In particolare, il Sesto Rapporto sulla famiglia in Italia , sottolinea come ogni riflessione sul benessere individuale non possa prescindere dal benessere familiare, quindi tutti gli interventi sociali di sostegno al benessere delle famiglie devono essere pensati con le stesse, mettendo in atto azioni sussidiarie alle potenzialità e responsabilità autonome delle famiglie stesse che diventano una risorsa di solidarietà e di benessere non solo per se stesse e per tutti i suoi membri, ma anche per la società.
(^28) Bandura, A. (2000), Il senso di autoefficacia, Trento, Erickson. Bandura, A. (2000), Autoefficacia. Teorie ed applicazioni, Trento, Erickson.