










Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
In dettaglio l'interazione tra uomo e ambiente, analizzando come le attività umane influenzano e sono influenzate dall'ambiente. Vengono esaminati concetti chiave come la trinità geografica di haggett (uomo-ambiente, spazio, approccio regionale), il possibilismo geografico e il determinismo, offrendo una panoramica completa delle teorie e delle prospettive geografiche. Il testo include anche una discussione sulla crescita della popolazione, l'impatto ambientale del consumo di risorse e le dinamiche delle migrazioni, fornendo una base solida per comprendere le complesse relazioni tra società e ambiente. Inoltre, vengono trattati temi come l'iperrealismo e l'evoluzione del paesaggio culturale, arricchendo la comprensione della geografia umana e delle sue implicazioni.
Tipologia: Appunti
1 / 18
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!











La geografia serve ed è utile in quanto chiave di decodifica della realtà circostante. Della realtà noi oggi elaboriamo una cronologia spaziale (spatial term), organizzazione delle informazioni in chiave spaziale. Oggi viviamo in un mondo globalizzato, intercollegato e interconnesso; ciò che accade ha un enorme impatto ovunque. Il capitalismo è dato da noi consumatori e dall’esigenza di produrre sempre più (prof è potenzialmente liberale); il capitalismo ci rende liberi (libertà fasulla) ma non ci educa, la formazione spetta a noi. Libertà totale è totale responsabilità di noi stessi. La geografia spiega come è fatto il mondo, contro l’iperrealismo (simulacri e simulazione di Baudrillard), ossia confusione tra ciò che è la realtà reale e quelli che sono i simboli. “Voglio assomigliare a Barbie, faccio la chirurgia estetica, sono più bello ma mi allontano dalla realtà”. La geografia — specie, ecosistema, cultura, tecnologia La geografia è una disciplina che serve per orientarci nel mondo in cui viviamo e si occupa innanzi tutto di una specie vivente, l’ homo sapiens che è al centro degli interessi di questa disciplina. Normalmente qualsiasi specie va ad occupare un ecosistema, dove ogni specie è un componente dell’ecosistema stesso (secondo la biologia) oppure ogni specie entra nella trama delle relazioni di un’ecosistema (secondo l’antropologia). Noi abbiamo l’ homo sapiens (specie), il bacino del Congo (il suo ecosistema), ma l’ homo sapiens non è una specie come rane o scimmie, ma è una specie particolare, perché intelligente; ha una cosa in più delle altre specie, ha l’immaginazione, quindi può pensare a cose che non esistono. Attualmente è l’unica specie sopravvissuta dotata di intelligenza (invece di tutte le altre specie, homo habilis, erectus, ecc. che via via si sono estinte), forse per le caratteristiche di forme di occupazione di territorio (noi non siamo predatori di animali, ma di spazio, quindi predatori spaziali). Questa specie non solo è intelligente ed occupa un ecosistema e ne è parte, ma ha anche una cultura. La cultura è l’insieme dei costumi e delle credenze, l'arte, lo stile di vita e l'organizzazione sociale di un particolare paese o gruppo. Cultura = nozioni che tu acquisisci come membro di una società. La specie fa parte dell’ambiente. Noi eravamo cacciatori-raccoglitori, ma ambiente e cultura si separano quando cominciamo ad abitare, e creando una capanna creo un muro tra cultura e ambiente (qua dentro controllo tutto, fuori non posso controllare nulla); prima che l’uomo si stanziasse, ambiente e cultura coincidevano. La casa è il primo templum , il primo spazio sacro. La nostra mente si è abituata a questo meccanismo di separazione con cui abbiamo iniziato a classificare la realtà, cosa di cui l’uomo cacciatore-raccoglitore non aveva bisogno. Questo meccanismo di separazione è inefficace e rende complesso il discernimento tra ecosistema e cultura nello studio geografico. Quindi adesso abbiamo l’ homo sapiens , il bacino del Congo e delle attività (caccia, anche con arco e frecce, consumare e addomesticare prodotti, sapere che un prodotto mi cura, o come procurarsi il miele senza essere punto).
La specie è definita da un insieme di individui che condivide un codice genetico molto simile, ed occupa uno stesso ambiente (quindi l’ambiente, l’ecosistema contiene la/le specie, perché senza di essa/e non sarebbe lo stesso): la specie modifica l’ambiente, tra essi c’è quindi una relazione organica. Non è un processo aritmetico, ma che prevede un’interazione simbiotica tra le specie, tanto che alcune riescono a vivere solo grazie ad altre (api). La cultura si trova all’interno della specie; ad un certo punto questa specie ha cominciato a sviluppare un linguaggio. La cultura è un’identità astratta della specie ma che è inclusa integralmente interna alle nostre menti (i libri acquistano significato perché rappresentano l’oggettivazione della cultura ma solo in quanto qualcuno quelle cose le ha pensate e poi le ha scritte, quindi tutta la cultura deriva dal fatto che l’uomo ha facoltà neuro-cognitive) [ermes]. Un libro è materia non cultura; è cultura nel limite in cui mi può dare nuove informazioni. Senza la cultura una specie non sopravvive. L’uomo ha inoltre la capacità di intervenire sull’ambiente (es. costruire un ponte): questa cosa la chiamiamo, tecnologia, cioè quella parte della cultura che sa che può trasformare delle cose per fare questo o quello (rompere una noce con un sasso). Cultura è quello che sappiamo, e tecnologia è quella parte della cultura che ci serve per trasformare l’ecosistema (in modo ripetibile). La tecnologia è una forma di oggettivazione della cultura nell’ecosistema. Tecnologia = la trasformazione del mondo materiale in oggetti, strumenti e tecniche attraverso processi che coinvolgono determinati tipi di know-how , abilità… 09/10/ La geografia si colloca sullo spartiacque tra scienze naturali e scienze umane, riuscendo a vedere due aspetti della realtà normalmente separati. La cultura della specie umana è resa tangibile attraverso la scrittura; così la cultura viene trasmessa di generazione in generazione. Noi siamo diversi dagli animali, perché rispondiamo non soltanto agli istinti. Dall’età moderna l’uomo è visto come un organismo totalmente razionale, ma in realtà noi compiamo anche azioni irrazionali che vanno contro la nostra apparente ratio. La società è la metastruttura della cultura. All’interno della geografia, noi ci collochiamo in un ecosistema. La cultura umana non è in grado trasformare l’ambiente; c’è bisogno di una tecnologia, cioè quella parte della cultura che ci permette di creare strumenti e, tramite le leggi della fisica, trasformare l’ecosistema. Geografia è rapporto tra homo sapiens e ambiente, come noi ci relazioniamo con l’ambiente. L’uomo ha infinite capacità mentali ed immaginative; basti vedere che noi possiamo pensare ed immaginare cose che non esistono, e proprio in virtù di questo possiamo poi costruire e fabbricare tecnologie sempre più avanzate (qualcuno avrà immaginato lo strumento “aratro” per limitare le fatiche dello strumento “zappa”, ma prima di realizzarlo lo deve pensare, immaginare, considerando che prima di averlo pensato non esisteva, poi lo comunica agli altri intorno a lui che lo aiuteranno fornendogli materiali e idee). Solo così l’uomo può inventare nuove forme tecnologiche. Tipica domanda di geografia: perché è stato Carlo V a conquistare l’impero Inca di Atahualpa e non viceversa? (Esercito spagnolo di 300 uomini vs esercito inca di 23.000) Gli Spagnoli avevano armi in acciaio e avevano la polvere da sparo (ciò faceva paura agli Inca), navi più veloci, la scrittura, mentre gli inca avevano armi in legno e pietra.
La nostra società sussiste all’insegna del relativismo, per cui ognuno ha un suo punto di vista. Altro celebre manuale è “l’arte del geografo” (1993) di Peter Haggett (geografo molto influente circa 50 anni fa), uno dei geografi più importanti; era quantitativista (era l’epoca del calcolatore elettronico, computer). In questo si dice che: la geografia ha lo scopo di fornire descrizioni e interpretazioni accurate, ordinate e razionali dei caratteri variabili della superficie terrestre. La geografia si occupa di classificare il reale, dove la classificazione è il principale metodo di analisi di qualsiasi disciplina scientifica. Se vado fuori categorizzo albero l’entità che me lo rappresenta. Camminando per la campagna senese ci accorgiamo di tratti distintivi che la distinguono da quelli di un paesaggio siciliano; ci sono delle differenze importanti perché generano quella che in geografia si chiama regione , principio di differenziazione di un territorio da un altro. In qualsiasi direzione ti muovi le cose tendono a cambiare. La regione è tutto l’insieme di cose che fanno parte di un territorio e lo differenziano da altre. Dal punto di vista della lingua la regione italiana è diversa dalla regione francese. Due grandi geografi dell’antichità sono Strabone (geografia culturale) e Tolomeo (geografia fisica razionale). Dice strabone: “la geografia ci svela i fenomeni celesti (per dare un significato alla terra, la geografia doveva alzare gli occhi al cielo e analizzare i copri celesti, dato che la terra è essa stessa un corpo celeste; prima di ciò le nozioni di base sul tutto erano date dal mito, che aveva origini orientali, dall’India), ci presenta gli occupanti delle terre e oceani, la vegetazione e i frutti e le peculiarità dei vari quarti della terra (terra era vista come sferica e divisa in 4 spicchi); una conoscenza che caratterizza colui che è sinceramente impegnato nel grande problema della vita e della felicità (nell’antichità a occuparsi di questo problema era il filosofo, qui lo diventa anche il filosofo).” Eratostene aveva scoperto la lunghezza della circonferenza terrestre molto meglio che nel Medioevo. La geografia come ogni disciplina si divide in due parti: la geografia fisica da un lato e la geografia umana, ma che comunque oggi sono divenute un unico corpo della conoscenza. Adesso viviamo nell’antropocene: un’era geologica in cui anche a livello geologico l’uomo ha trasformato il registro geologico. Non esiste nessuna parte del pianeta che sia esente dall’intervento umano. L’intero pianeta è ad oggi alterato direttamente o indirettamente dall’azione dell’uomo: è quindi possibile dividere la geografia umana da quella fisica? Non più. Le tesi degli studenti che studiano scienze della terra sono paradossalmente di tagli più antropologici. Ormai la geografia è inscindibile dal punto di vista concettuale. La geografia fisica si dovrebbe occupare del pianeta libero da ogni azione antropica (Nella Yosemite Valley si può entrare solo su prenotazione proprio per limitarne l’impatto antropico). La geografia umana invece ha a che fare con molti settori della conoscenza che hanno a che fare con l’ambiente (suolo, morfologia, clima, idrografia) e con la cultura (società, cultura, economia, storia); da parlarne con cognizione di causa, in maniera razionale e ragionata, sapendo quello che si sta dicendo. Nel neolitico nasce l’agricoltura, ma soprattutto gli insediamenti umani, le capanne, delle strutture che ci separassero dall’ambiente: questo muro è un meccanismo di separazione, fuori c’è la componente ambientale, dentro il muro (capanna) c’è la componente culturale. Questo meccanismo di separazione è reale? Per i nostri antenati cacciatori-raccoglitori esso non esisteva. [le case e gli edifici che costruiamo oggi sono solamente un’evoluzione di quelle capanne]
La geografia quindi si interessa di specie (homo sapiens), ambiente/ecosistema (realtà), cultura e tecnologia. Il tema principale della geografia è la relazione tra il sapiens e l’ambiente: come il sapiens trasforma l’ambiente e come l’ambiente reagisce a seguito di tale trasformazione. Non può esistere una geografia della conservazione, il geografo si occupa della realtà attuale e ti dice che se si continua a fare in un certo modo l’esito fra 30 anni sarà x. Haggett parla di trinità geografica (“the geographical trinity”) dato che qualsiasi discorso geografico è composto da almeno questi tre punti: il rapporto tra uomo e ambiente (senza di quest’ultimo un discorso di tipo geografico scricchiola), spazio (la riflessione geografica è sempre di tipo spaziale; ma cos’è realmente lo spazio?), l’ approccio regionale (quando fai un discorso geografico non è mai universale, perché non abitiamo in un pianeta omogeneo, ma articolato in regioni molteplici). Io sto usando un computer; il mio rapporto con la realtà è mediato, non immediato. Rapporto uomo-ambiente. Per il mio utilizzo del computer sono connesso in senso spaziale col Golfo Persico, da cui ci giunge il combustibile, con cui produciamo energia elettrica, che arriva a casa mia sotto forma di corrente elettrica, servita per caricare il computer stesso. Concetto di spazio. Probabilmente l’energia con cui ho caricato il laptop deriva da fonti rinnovabili, mentre uno in Francia sta facendo lo stesso con energia che deriva da centrali nucleari. Approccio regionale. 14/10/ Anni ’80, nasce la street art (indicatore che le avanguardie sono finite, finisce il modernismo ed inizia il post-modernismo); nasce il personal computer; IBM. La geografia è una disciplina che deve avere almeno tre componenti: Rapporto tra uomo e ambiente (elemento chiave, elemento guida), ogni attività umana ha un rapporto con l’ambiente, ed ha un impatto sull’ambiente. (In un supermercato distinguiamo i prodotti in base ai loro simboli). Approccio regionale , (regione è un concetto astratto, è un’area distinta da un’altra area per via di un attributo, che può essere la lingua parlata, la velocità della rete, la cucina tipica); sono suddivisioni territoriali che dipendono da uno o più attributi. Spazio , quell’entità che è letteralmente impossibile definire (non è lo spazio newtoniano); esso è una costruzione sociale, il modo con cui gli uomini si organizzano (cacciatori-raccoglitori > agricoltori). Viviamo in una società dove non ti devi preoccupare di coltivare, ma deleghi il tuo bisogno di cibo ad altri che lo producano per te, dato che tu non sai come coltivarlo. Che tu zappi la terra e coltivi grano o che tu compri la pasta al supermercato mantieni ugualmente un rapporto con l’ambiente (la pasta è comunque fatta di grano). Se la pasta la vuoi di grano senese la paghi tanto, se prendi la pasta del supermercato la paghi poco ma è fatta di grano non italiano ma che viene dall’est Europa (questo è un esempio di problema spaziale). Il petrolio viene dai paesi arabi. Ci sono tre termini: Regione
ma al contempo le relazioni con l’ambiente determinano anche come siamo noi; questa relazione ha un impatto sia verso l’ambiente che verso l’individuo. 21/10/ La geografia è una disciplina ad oggi fondamentale per un umanista. Qualsiasi posto sia calpestato dall’essere umano può dirsi, perché lo è, antropizzato. È vagamente e veramente antropizzata solo l’Antartide, l’unica zona del globo meno antropizzata. Nel momento in cui depositiamo il nostro interesse in un ambiente naturale, per esempio fargli una foto, lo stiamo antropizzando. Facciamo attenzione a questa era che chiamiamo post-modernità, o qualche filosofo la chiama tarda- modernità. C’è un paradiso terrestre: Bali. Vent’anni fa la gente comincia a fare foto a Bali, a postarle e poi tutti vanno a Bali. Oggi Bali è un disastro; l’Indonesia ha ventimila isole, ma vanno tutti a Bali, perché tutti hanno bisogno di ripetere compulsivamente quello che gli altri fanno nei social media. Il turismo di massa in Bali è associato a un certo tipo di comportamento sociale + tecnologia = disastro ambientale. Oggi Bali è diventata una discarica non solo di rifiuti, ma anche socialmente. Una delle dinamiche principali del nostro rapporto con l’ambiente è l’alimentazione. I nostri organi che sono in comunicazione con l’esterno, reni, polmoni, intestino, etc., hanno una struttura porosa. Tutte le società hanno bisogno di questo rapporto con il cibo. L’alimentazione, all’interno di una società meno avanzata, arriva con una catena più corta (foto di donna asiatica che cucina), mentre in una come la nostra, arriva con una catena molto più lunga (foto di coppia occidentale che cucina), e il fatto che ci sia una catena più lunga ha vantaggi e svantaggi. Il vantaggio principale è di tipo socio- economico; ovvero che noi dobbiamo diversificare le competenze affinché questa coppiettina da copertina tardo-moderna possa nutrirsi (c’è bisogno di coltivare la terra, raccogliere il frutto e portarlo; ma anche di portarlo al supermercato, quindi per una produzione di massa serve una diversificazione da colui che la coltiva, dalle aziende farmaceutiche che producono fitofarmaci affinché le piante non si ammalino, perché se fai una produzione di massa e arriva un parassita devi buttare tutto; quindi hai bisogno di fabbriche che producano fertilizzanti perché le agricolture intensive dopo 5 anni esauriscono i terreni, e non servono più a nulla; poi c’è bisogno di raccogliere i frutti e conservarli, quindi servono gli esperti per conservare in frigoriferi gli alimenti, e di tutto un processo efficiente di distribuzione). Ma alla fine il meccanismo è lo stesso, puoi allungare la catena all’infinito, ma alla fine hai bisogno di cibo che arriva nel piatto delle persone. Tecnicamente l’unica differenza è la lunghezza della catena socio-economica. Noi siamo arrivati al terziario avanzato. Noi viviamo in una società che ha dimenticato il suo rapporto con l’ambiente, nell’arco di tre generazioni. Non è una distinzione netta, perché anche oggi c’è una piccola percentuale che ha uno stretto legame con l’ambiente. Potremmo vivere in una società dove nessuno ha un legame con l’ambiente, dove abbiamo delle macchine che lavorano per noi? Probabilmente no.
Come pensa un geografo? Due sono gli schemi principali: Il determinismo geografico nasce nel contesto della scienza del XIX secolo, e ad introdurre ciò è stato Friedrich Ratzel, uno dei primi docenti universitari tedeschi di geografia. Il determinismo geografico nasce in un contesto dell’evoluzionismo, momento in cui si inizia a comprendere l’organizzazione e l’evoluzione degli organismi viventi (erano gli anni di Darwin, con “L’evoluzione della specie”, e tutta la rivoluzione seguente del pensiero, visto che la gente era convinta che la creazione così come è scritto nella Genesi fosse il modo secondo cui questo universo è nato; eppure Darwin era un uomo molto religioso). Darwin influenzò ogni spettro della conoscenza umana, quindi anche Ratzel si approprierà di tutte le strutture cognitive tipiche del darwinismo, come ad esempio la relazione che sussiste tra la specie e l’ambiente in cui essa vive. Ratzel scrive il testo “Antropogeografia” (cioè geografia umana, dove nel XIX la geologia sta decollando perché prima l’età della terra era vista come di 7500 anni , e dove c’era la distinzione tra geografia umana e geografia fisica). Ellen Churchill Semple, allieva di Ratzel, è stata la madre della geografia in America. Voleva studiare scienze, si recò in Europa, ma le donne non potevano studiare all’università, ma lei era ricca; Ratzel però la accolse e le insegnò la geografia, con lo stratagemma per cui, dato che ogni professore aveva la sua aula davanti al suo ufficio personale, faceva entrare di nascosto Ellen nel suo ufficio e lasciando la porta aperta lei sentiva la lezione. La chiave del determinismo è un tipo di ragionamento che sostiene che il carattere e la forma di una società con la relativa cultura possono essere spiegati dalle condizioni ambientali o dall’ecosistema all’interno dei quali si sono sviluppati, quindi in qualche misura il determinismo è la fotocopia dell’evoluzionismo. L’ambiente ha la capacità di trasformare la cultura di una specie, e questa ha la capacità di modificare un ambiente. E secondo i deterministi l’impatto di tutto questo è determinista, cioè che c’è un rapporto di causa ed effetto diretto, senza possibilità di mediazione. Il determinismo è una forma di spiegazione che non trova posto per altri fattori, l’unico che conta è quello ambientale, tutta la creatività e la produttività è dovuta alle condizioni ambientali. Per cui se una società è più evoluta di un’altra, è dovuto all’ambiente in cui vive. Non c’è alcuna creatività o ingegno sviluppatisi a livello endogeno in una specie, interno al sistema sociale, ma tutto dipende da una causa prima. Solamente l’ambiente determina le caratteristiche di una società. Quindi la cultura viene influenzata, determinata dalla posizione geografica (per esempio la latitudine, quindi la differenza di ore tra giorno e notte), dalle risorse naturali, dal clima e dalle caratteristiche topografiche (vivere in pianura è diverso da vivere in collina, nel primo caso ad esempio ci possono essere alluvioni più frequenti). È una logica nella quale l’individuo non ha scelta: le caratteristiche istantanee del Big Bang inevitabilmente hanno portato alla società di oggi. Nel determinismo geografico si dice che l’ambiente determina le caratteristiche specifiche di una data cultura e non ci può essere altro risultato che quella cultura lì. Questo schema ratzeliano è terribile, perché la sua logica è servita per la fondazione del razzismo, quello moderno, per come lo intendiamo noi oggi; l’antropogeografia servirà per suddividere in regioni il pianeta, con le varie caratteristiche culturali giustificate sulla base del proprio ambiente. Tale è la caratteristica ambientale, tale è il popolo; il determinismo quindi riguarda la relazione tra l’ambiente e un popolo. Ma i modi di vita sono tanti. Quindi, infine, secondo il determinismo geografico la cultura è modellata dalle condizioni ambientali. Il possibilismo geografico rappresenta la reazione di studiosi e accademici opposta al determinismo (che era conciliabilissimo con il determinismo filosofico, per il quale
più curve, di là facevano strade più dritte, qui costruiscono grattacieli, di là solo case a due piani; tutto ciò differenzia un paesaggio da un altro. Il paesaggio culturale è l’area geografica in cui tutte le opere dell’uomo caratterizzano un paesaggio specifico e rappresenta il modo con cui l’interazione tra uomo e cultura lasci una traccia materiale. La regione , non è la regione amministrativa ma è un limite di una scelta specifica, nella maggior parte dei casi a livello culturale. La regione è qualsiasi tratto della superficie terrestre con caratteristiche naturali o artificiali che la contraddistinguono come diversa dalle aree circostanti. La formazione di una data mappa regionale riflette un mosaico che si sviluppa in modo non uniforme ma spesso sovrapposto. Nel sud della Toscana uno parla a un certo punto sia dialetto toscano sia dialetto laziale, non c’è un confine netto e preciso (fanno eccezione alcuni casi in cui delle regioni sono delimitate da delle barriere naturali o da aree de-antropizzate, come le aree appenniniche, per cui ci sono aree dove non c’è contatto antropico tra un lato e l’altro dell’Appennino). Quindi spesso le regioni si sovrappongono. La diffusione. La scala può essere o cartografica (rappresentazione cartografica delle caratteristiche di un territorio): indica il modo, vicinanza o lontananza, con cui osserviamo e rappresentiamo un territorio (scala della città di Venezia, del comune di Venezia, della provincia di Venezia, del Veneto, etc., quindi la città di Venezia cambia in base alla distanza da cui tu la guardi) e quindi anche il modo con cui l’osservatore si rapporta con la realtà. Le cose cambiano dalla distanza con la quale le osserviamo e cambia anche il modo con cui le osserviamo. o geografica: nel caso della densità di popolazione uno può fare di ciò una rappresentazione su più scale, osservando la trasformazione del fenomeno in base ai paesi considerati (Italia ha densità di popolazione più omogenea rispetto a un altro stato) o al singolo paese (se mi “avvicino” e cambio la percezione vedo che in Italia non tutte le regioni, e poi provincie hanno la stessa densità di popolazione, ma questo dalla rappresentazione geografica su scala mondiale non si capisce). Mantenendo la stessa scala, per cui l’Italia sulla scala rimane della stessa dimensione, si possono organizzare le informazioni in modo distinto, dunque il fenomeno dipende molto dalla scala geografica con cui lo si sta osservando. Quindi la densità di popolazione non è omogenea sulla base delle categorie con cui cerchiamo di sintetizzare le varie informazioni. 23/10/ Da essere produttori noi siamo diventati consumatori. Il consumo di beni prodotti a livello industriale ha un impatto a livello regionale, spaziale, e di rapporto uomo- ambiente. Quando compriamo una bottiglietta d’acqua, il bene che acquistiamo è l’acqua o almeno lo crediamo. L’acqua è quello che sembra essere il bene che stiamo acquistando ma in realtà stiamo acquistando anche e soprattutto l’involucro e la confezione composti dalla bottiglia di plastica, l’etichetta e il tappo. Noi non stiamo acquistando solo l’acqua, a livello giuridico diventiamo proprietari del contenuto ma anche del contenitore, tanto che ci viene dato lo scontrino come documento che certifichi l’acquisto di tale bene. Sul risvolto spaziale sappiamo che la plastica è prodotta grazie a una materia prima che è il petrolio (ogni frammento di plastica è prodotto grazie all’estrazione di petrolio); il geografo allora si chiede: quest’ultimo da dove viene, e dove sono posti gli impianti dove viene trasformato in plastica? Lunga è la catena di produzione di una bottiglietta d’acqua, una catena fatta di tanti luoghi. Da un punto di vista geografico, questo meccanismo che impatto ha sull’ambiente?
Il rapporto uomo-ambiente sta nel fatto che quando elimino la bottiglietta di plastica rimasta senz’acqua posso buttarla o riutilizzarla; quando la butto nel cestino, in quel momento la bottiglietta inizia un nuovo percorso (elevati sono i costi di smaltimento), che io mi sto dimenticando dopo averla buttata dato che il percorso esce fuori dal mio orizzonte: quella bottiglietta ha tre destini distinti, un terzo della plastica viene riciclata, un terzo delle bottigliette viene bruciato insieme al resto dei rifiuti e l’ultimo terzo va a finire nel mare. Il nostro rapporto con l’ambiente ha una storia che ha una durata di 100-1000 anni. Compro un chilo di mele, un prodotto naturale: ma bisogna considerare anche i pesticidi, i fertilizzanti, da dove viene (è diverso se sono mele che vengono dall’Emilia- Romagna o dal Cile). Paradossalmente i pomodori in barattolo dalla Cina, sono più economici, ma l’impatto sull’ambiente è più grande, sia riguardo al trasporto che allo scarto. Il problema fondamentale per noi 8 miliardi di persone non è trovare il modo di sfamare tutti, ma trovare il modo per dare a tutti un’occupazione. Noi non siamo stati progettati dalla natura per non fare niente; è stato provato che altrimenti entriamo in una crisi esistenziale. Originariamente, quando eravamo cacciatori-raccoglitori il lavoro dell’uomo consisteva nel procacciarsi il cibo, che però oggi è comodamente disponibile nei supermercati. Per cui da un punto di vista economico l’economia ci aiuta perché impiega tante persone affinché una bottiglietta d’acqua sia disponibile su uno scaffale. La cartografia La carta geografica è in geografia lo strumento principale, anche perché lo studio della cartografia ci aiuta a comprendere aspetti della realtà che non riusciremo a capire solo grazie ad un’ispezione diretta. Ma la cartografia ha un problema perché le carte non sono mai completamente una rappresentazione e descrizione fedele alla realtà. La mappa di Mercatore (carta più diffusa e utilizzata) infatti ci mostra un planisfero con dimensioni tanto distorte, per cui gli stati più vicini ai poli sembrano più grandi (12, 13, 15 volte) di quello che sono in realtà, rispetto a quello più vicini all’equatore. Oggi viviamo in un era dove la digitalizzazione ha radicalmente cambiato il nostro modo di interagire con lo spazio (ci ordiniamo un hamburger, un divano dall’altra parte del pianeta, trasferiamo denaro, ecc.). La produzione di contenuti sui social può essere soggetta ad un’analisi geografica (twist in una lingua rivelano piccole comunità di etnie diverse). Il livello tecnologico nella nostra società è esagerato ma è esagerato anche l’impatto che questa è in grado di generare sull’ambiente. Geografia della popolazione Breve storia della popolazione mondiale Crescita esponenziale Risorse (rapporto uomo-ambiente) Breve storia della popolazione mondiale Una popolazione è un insieme di persone che abitano un territorio, da un punto di vista geografico. Questa nozione differisce dalla nozione giuridica per cui la popolazione è definita dalle persone che risiedono/abitano in un territorio. Uno studente universitario che viene da fuori Siena fa geograficamente parte dello spazio di Siena, perché ha interazioni sociali con la gente che abita a Siena, ma demograficamente o giuridicamente no, perché la sua residenza principale non è a Siena.
Movie: Soylent Green. Gli inizi degli anni ’70 corrispondono anche alla nascita dell’ambientalismo: movimento che ci vuole sensibilizzare che il pianeta non è infinto, non ci sono risorse per tutti. Come facciamo a mantenere una distribuzione equa delle risorse per tutti man mano che le economie nelle altri parti del mondo continueranno a crescere? Negli anni ’70 abbiamo iniziato a risentire i problemi connesso all’accesso alle risorse. Nel periodo dell’austerità petrolifera l’Arabia Saudita di allora cercava di fare pressione collettiva sul pianeta per sensibilizzarlo sulla causa palestinese. Nonostante l’Arabia Saudita non fosse l’unico produttore di petrolio, fu in grado di mettere in scacco tutto il sistema. Blue Marble, è il primo scatto del pianeta in cui si riesce a riprendere in un unico fotogramma il pianeta intero. Si considera che è stata la produzione meccanica di questa immagine nei giornali dell’epoca a fomentare la nascita del movimento ambientalista. Risorse Indipendentemente da qualsiasi risorsa di cui stiamo parlando, l’utilizzo di ognuna di esse è storicamente esponenziale (cfr. Hockeystick). La storia dell’evoluzione dell’utilizzo di qualsiasi risorsa impiegata dall’uomo può essere facilmente rappresentata con un “hockeystick”. La popolazione umana è sempre una funzione dell’energia non una funzione del numero di alimenti; perché da quando eravamo cacciatori-raccoglitori, noi siamo sempre stati una società tecnologica. Più viene incrementata la nostra capacità di produrre e consumare energia, più aumenta la popolazione. Il consumo di energie è sempre andato in crescita, prima con il carbone (combustibile principale della prima rivoluzione industriale). Le macchine a vapore vennero utilizzate anche per incrementare l’agricoltura, e questo determinò un aumento della produzione. La tecnologia industriale è la responsabile dell’esplosione della popolazione perché aumentavano gli alimenti. Se si mangia meglio, si vive più a lungo. La popolazione nella prima rivoluzione industriale aumenta perché aumentò la disponibilità di alimenti. Il punto della rivoluzione industriale è un salto di scala nei ritmi di consumo delle risorse, ora di gran lunga superiore. Inoltre furono messi in vendita prodotti che prima potevano permettersi soltanto i ricchi: quelli per il benessere della persona. Ad esempio, la produzione industriale del sapone (chimico) permise una maggiore igiene della popolazione, che quindi moriva di meno, in quanto essendo più pulita, aveva una minore possibilità di venire in contatto con agenti patogeni. Poi, dopo la scoperta del petrolio, si scoprì il motore a combustione, molto più veloce di quello a vapore che andava a carbone, che per altro era enormemente più grande di quello a combustione. Da qui esplode la produzione del petrolio. Stesso honeystick lo troviamo nella produzione del mais (usato per farine o amidi, o per produrre oli vegetali da cucina o oli industriali per le macchine) [mais, frumento, soia e riso sono i cereali più coltivati al mondo, e rappresentano il 90% della nostra
alimentazione, pur considerando che nella storia la specie “uomo” è riuscito ad addomesticare circa 14.000 specie vegetali], dell’acciaio, dell’alluminio. Allungandosi la vita media della popolazione, questa aumenta. 28/10/ Crescita esponenziale della popolazione Per esempio, se una popolazione di batteri si duplica in un intervallo di tempo: da un unico esemplare dopo 1 minuto saranno 2; nei primi 10 minuti non sembra esserci stato problema di spazio o risorse, nemmeno dopo i 20 minuti. In fondo alla provetta inizierà a emergere una traccia della popolazione, dopo 34 minuti sarà piena. In che momento i batteri prendono coscienza dell'esistenza del problema popolazione- risorse? 33 minuti per riflettere sul problema risorse. Hockeystick Nella normativa 2030 c'è scritto che la produzione deve essere di sole macchine elettriche; se dovessimo implementare questa produzione finiremo il rame (conduttore per l’elettricità) entro il 2030 stesso. Purtroppo quindi il sistema legislativo non conosce il rapporto tra l'uomo e l'ambiente (necessità e risorse). Stiamo vivendo in un mondo con prospettive di crescita più basse di 20 anni fa. Viviamo in un mondo dove sì c’è più sensibilità all’ambiente, ma consumiamo di più e quindi abbiamo più bisogno di risorse. L’IA consuma energia (il che comporta uno scarico di co2), ma anche se cerco una cosa su Google questo comporta un consumo di energie. Attualmente, dati del 2023, i data centers, le infrastrutture che fanno sì che se io cerco una cosa su un motore di ricerca me la fanno vedere (hanno la funzione di mantenere i server), consumano il 3% di tutta l’energia mondiale prodotta annualmente, 3% che è anche il fabbisogno energetico del Brasile in un anno. Con l’IA passeremo al 6%, quindi il problema d è anche l’infrastruttura digitale. Noi diventiamo sempre più voraci di risorse, non perché diventiamo più cattivi, ma perché ogni volta che noi introduciamo una rivoluzione tecnologica, cambiamo il quadro delle nostre necessità e il quadro delle risorse indispensabili e necessarie per far funzionare quelle tecnologie. Quando l’uomo ha pensato di far trainare un carretto di legno a dei cavalli, e poi introdurre il concetto di motore (nuova tecnologia, nuova necessità); da aver bisogno di erba e di prendersi cura del proprio cavallo, ora c’è bisogno di un’infrastruttura globale assurda per produrre il petrolio e far andare il motore a combustione. Un grosso problema che noi abbiamo è che noi abbiamo un rete elettrica che è un’idea di un secolo fa. Noi abbiamo avuto una trasformazione delle nostre tecnologie che rendono i nostri consumi energetici completamente fuori qualsiasi scala di sostenibilità. Noi abbiamo uno spreco energetico spaventoso. Abbiamo ancora una rete elettrica primitiva. Questo sistema andava bene per accendere le lampadine un secolo fa, e far funzionare i primi elettrodomestici, che per altro erano scarsi. Ma l’elettricità per come la vediamo oggi è un sistema di un secolo fa. La popolazione cresce in maniera esponenziale. La popolazione umana sta decrescendo anche in maniera molto alta, e questo per colpa dei vari genocidi portati avanti nel corso della storia, tra cui i più violenti sono: primi sono quelli in America Latina nel ‘500 (impero Inca), poi lo sterminio degli abitanti della Tasmania (il più
La migrazione più rilevante che abbiamo mai visto, a livello di rimozione forzata, è stata quella degli africani che portati via dall’Africa centrale in America con funzione schiavile per sostituire la manodopera indigena americana nei campi, che non era in grado di sopportare il lavoro costrittivo degli spagnoli; non avevano un fisico robusto. Nei Caraibi la popolazione era molto alta e molto forte ma erano anche quelli più bellicosi. È una storia terribile perché il processo con cui queste persone africane sono state allontanate dalla loro terra è stato disumano, dato che le persone divengono merce di scambio. La pressione demografica in Africa sta cambiando, perché sta cambiando anche la condizione delle donne in Africa, che sono sempre più emancipate. La loro emancipazione porta al fatto che gli indici di fertilità stanno progressivamente abbassandosi, questo porterà ad una riduzione notevole della pressione demografica nel continente africano Oggi gli Stati Uniti sono il paese più destinato ad essere metà di popolazioni in migrazione, poi c’è l’Europa. Tra il 2005 e il 2016 abbiamo avuto una fuga consistente dei giovani dal nostro paese. La destinazione principale è stata la Germania e l’UK. Oggi non è più così forte anche perché l’UK non fa più parte dell’UE, né ha un’economia così forte. La maggior parte delle persone italiane che andavano via lo facevano dalle regioni del nord, poi c’è sempre la Sicilia. Questo comporta un impoverimento nelle regioni meridionali. Un altro processo ciclico riguarda lo spopolamento delle campagne, anche se ultimamente la popolazione metropolitana sta cominciando a ripopolare le campagne. Ci sono enclave di tedeschi e olandesi con fattorie, ad esempio, nelle campagne toscane, ma anche milanesi che ricostruiscono un nuovo stile di vita. Questo fenomeno comporta una trasformazione dell’economia ma anche la perdita di identità. Noi siamo stati un paese di agricoltori; dal 1971 al 2001 gli agricoltori sono pressoché scomparsi, anche a seguito della meccanizzazione dei processi agricoli. Quindi la popolazione non è un organismo stabile, ma che si trasferisce e migra su varie dimensioni, dove la prima è quella lavorativa, raggiunta la quale la popolazione si arresta, e cerca di mettere su famiglia e creare una propria vita. Ti stabilizzi quando crei il tuo nucleo familiare, processo sempre più complesso. Oggi noi non abbiamo avuto una situazione di persone adulte single; la nostra società è sempre più anziana, anche perché formare una famiglia costa sempre più, in termini di spese e risorse. Questa “volatilità” demografica (persone che vanno di qua o là), il fatto che Italiani siano andati via e sono venuti stranieri in Italia, genera anche una dinamica economica che a volte diventa anche difficile da governare: fenomeno tipico italiano, le badanti dell’est Europa. Nel territorio italiano si è affermata un’immigrazione soprattutto della popolazione femminile dell’est Europa, con donne che provengono da una struttura sociale particolare, che lasciano i bambini ai nonni: c’è quindi un enorme movimento di capitali importanti verso l’est, e più in generale l’estero. La Banca d’Italia, che gestisce la politica monetaria dello Stato, studia sistematicamente il flusso di capitali proveniente dal turismo. Gli spagnoli e la popolazione locale, da quest’estate, sono all’esasperazione, c’è troppo turismo in Spagna (uno degli stati più “vittima” del turismo a livello mondiale, per cui si parla di overtourism ; la Spagna sta diventando una delle destinazioni turistiche più importanti del nostro pianeta). La gente non è che viene e se ne va, ma viene, se ne va, porta soldi, e per questo ti permette di vivere un certo stile di vita; al contempo però questo tuo stile di vita viene distrutto proprio per l’eccessivo turismo. Nelle Canarie le proteste sono sempre più crescenti.
Noi abbiamo questa componente asiatica che un tempo non prendevamo in considerazione: ci sono sempre più turisti cinesi e provenienti dal Sud America. [L’Indonesia si sta apprestando a diventare la quarta potenza economica mondiale.] Una volta per gli Stati Uniti il motore del turismo era il mercato interno, con il parco dello Yellowstone, San Francisco, Las Vegas, New York, Disneyland, etc. Oggi il motore più importante del turismo sono da una parte le Americhe (Brasile) dall’altra la Cina. Il sud-est asiatico continua a crescere perché produce tutti i semi-conduttori che a noi interessano. Inoltre sta anche beneficiando di un sempre maggior turismo. Prima o poi, quindi, sentiremo il richiamo verso il sud-est asiatico. Nel 2004 la Maremma ha avuto un crollo del turismo di frequentatori italiani, anzi è riuscita a mantenersi grazie al fatto che c’erano molti stranieri. Popolazione e ambiente Esistono dei modelli di come la popolazione andrà a crescere. Normalmente ci sono 3 modelli: quello alto, medio e basso. Noi sappiamo già che questo modello alto non potrà essere (sappiamo mai che non arriveremo mai a 15 mld; non abbiamo più una struttura economica per consentire a tutti i giovani di creare gruppi familiari che abbiano un indice di fertilità superiore a due). Giunti agli 8 mld noi potremmo prendere in considerazione il fatto di crescere altri 2 mld ma poi la curva della popolazione mondiale comincerebbe a decrescere. Nella prima e seconda guerra mondiale a morire erano stati specialmente gli uomini, non avendo portato a catastrofe demografica, poiché non c’è stato un decesso massiccio per le figure femminili. Nelle possibili guerre future non c’è distinzione di morti tra uomini e donne, quindi la decrescita demografica sarebbe più evidente e visibile. Il problema è che comunque, nonostante la popolazione sia in crescita (la popolazione italiana autoctona è in decrescita) mancano le risorse. In 3 paesi (Italia, Giappone e Germania l’invecchiamento è molto forte. Storicamente ci è sempre stato detto che il fanalino di coda dell’Europa (oltre la Grecia) è l’Italia: perché due erano le alternative, il modello italiano e quello tedesco. Il disastro economico era per l’Italia mentre per la Germania c’era la vittoria italiana. Ma com’è possibile se entrambi erano paesi anziani? La formazione di nuove coppie e fare figli è importante per l’economia perché compri casa (cfr. Mutuo, con tutto l’arredamento del caso) e porti alla luce un nuovo “consumatore”. Quindi i paesi che hanno un’enorme quantità di bambini hanno un’economia che potenzialmente può crescere molto di più. La Germania aveva sostenuto la propria crescita economica col proprio primato tecnologico (a noi interessa che noi siamo i primi nel settore petrolchimico, elettronico, farmaceutico, automobilistico), per cui riusciva a compensare questa decrescita che noi abbiamo sempre visto in Italia. Ma il punto è che, al di là delle singole condizioni di ognuno di noi, quello che noi abbiamo sperimentato è stata una decrescita economica che non significava necessariamente una perdita di possibilità di comunque comprarci le cose; ma semplicemente gli altri stati sono diventati più ricchi, non è che gli Italiani sono diventati nel frattempo più poveri. Gli Italiani possono sempre fare le cose che facevano prima, ma saranno sempre meno a farli, perché non tutti se lo possono permettere. Man mano che noi andiamo avanti noi abbiamo bisogno di più risorse, questo è il paradosso. Il nostro consumo di energia si trasforma in rilascio di co2 nell’ambiente; in proporzione noi Italiani siamo sempre meno ma il corpo degli italiani di oggi consuma più energia di quella che gli italiani che vivevano negli anni ’80 consumavano.