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Capitoli 1-2-3-4 del libro Geografia Umana
Tipologia: Sintesi del corso
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“Le geografie sono i libri più preziosi tra tutti i libri. Non passano mai di moda. È molto raro che un oceano si prosciughi. Noi (geografi) descriviamo cose eterne.” -Il Piccolo Principe
La geografia ha avuto per secoli la nozione di tipo descrittivo, è una materia in realtà che pretende di approcciarsi al sapere in maniera mnemonica. Secondo Émile Zola “i Prussiani conoscevano benissimo il territorio”. Zola afferma questo in quanto il popolo dei prussiani, minoranza che sconfisse i francesi durante la battaglia di Sedàn, riuscì a vincere la battaglia proprio perché conosceva bene il territorio. Anche Yves La Coste riprende l’idea di Zola, afferma infatti che “ la geografia serve a fare la guerra” , difatti secondo lui, la geografia era una materia incentrata sulla conoscenza di luoghi e territori. La geografia è una disciplina che richiede memoria non comprensione.
-Perché la geografia ha valenze educative? La geografia ha valenze educative perché: -Pone al centro della sua attenzione l’uomo che vive sulla terra , una piattaforma dove si concretizza l’abitare, la convivenza civile e la costruzione dei progetti proiettati al futuro. -Può trattare i seguenti valori: - il complesso rapporto uomo-natura
- i fragili equilibri ecologici - i rapidi processi di umanizzazione - le diseguaglianze su scala planetaria La geografia, poggiando le sue radici profonde sulle basi ecologiche del nostro pianeta può educare ai valori e alle norme morali che possono modificare il rapporto uomo- natura tentando di “liberarlo” da interessi ed egoismi che generano consumo di risorse e diseguaglianze. Deve essere intesa come filosofia dell’azione : disciplina che aiuta l’agire umano e lo fa convergere verso il rispetto della natura, delle risorse, dei popoli tutti. Insegnare geografia serve per trasmettere codici di valori legati alla realtà e alla vita e valori che aiutano ad affrontare le sfide del futuro e non valori dominanti o propagandistici. Per veicolare questi valori dominanti, la geografia si serve di questi contenuti: ambiente e sviluppo sostenibile, diversità e relatività delle culture, solidarietà e pace.
La parola Geografia si divide in geo- (terra) e -graphia (scrittura, descrizione). E’ una disciplina che studia la terra nei suoi aspetti fisici (idrografia, climatologia, biogeografia) e nei suoi aspetti antropici (geografia umana, geografia politica, economica..) ossia quegli aspetti che mettono in risalto la dimensione della relazione. La Geografia studia la superficie terrestre nella sue interessa e complessità, cioè le
relazioni e interazioni reciproche di una serie di elementi inorganici e vitali all’interno dello spazio terrestre. Esistono due tipi di geografie: -geografia come senso geografico : il senso geografico è una sorta di coscienza di un contesto sensibile entro cui la vita si svolge, una sorta di geografia primordiale e innata che ci permette di comprendere dove siamo, la distanza tra noi e un oggetto e l’orientamento. È un’azione banale che può essere compiuta da chiunque perché tutti posseggono un senso geografico. -geografia scientifica: attività conoscitiva e intenzionale dello spazio terrestre, identificazione con cartografia. È un’azione complessa compiuta da studiosi con finalità scientifiche o didattiche. Il geografo è colui che studia la geografia. “Non è possibile immaginare una descrizione senza colui che descrive, una geografia senza geografi” -Fremont Il geografo osserva, riconosce i fenomeni che si inscrivono nello spazio, dà nome ai luoghi, descrive, individua le interazioni tra uomini e tra comunità. Un geografo deve avere dei ritratti: -viaggiatore -coi piedi nel fango -geografo dei numeri -cartografo Posseggono specifiche tecniche di osservazioni, analisi, calcolo e scrittura attraverso l’ osservazione diretta : escursione sul terreno. Alla base di ogni metodologia geografica c’è l’osservazione perché attiva tutti i sistemi percettivo-sensoriali e permette di avere piena conoscenza del fenomeno.
Natura: tutto ciò che è estraneo alla creatività umana Cultura: è una costruzione sociale fatta di pratiche e credenze condivise, che funziona come un sistema dinamico complesso, plasmato dalle persone e dalle collettività che ne vengono a loro volta plasmate. Esistono culture locali, regionali, nazionali e sovrannazionali e in tutti questi casi vi è un fortissimo legame tra la cultura e i luoghi in cui essa si è formata. Negli ultimi cento anni gli “scambi culturali” sono sempre stati più numerosi e più veloci, infatti le tecniche, le forme di organizzazione sociale, le lingue e altri aspetti stanno cambiando rapidamente rispetto a quello che erano anche solo pochi decenni fa. Nel pensiero occidentale esisteva, fino a qualche periodo fa, il concetto di dualismo tra natura e cultura: l’idea che la cultura fosse ciò che permette all’uomo di porsi al di sopra della natura. Questo pensiero poi si è esteso a giustificare le gerarchie sociali e il colonialismo, oggi invece si va affermando una corrente di pensiero che rifiuta il dualismo in quanto l’uomo faccia pienamente parte della natura.
Determinismo ambientale: corrente di pensiero che afferma che i fattori naturali incidano direttamente sullo sviluppo delle caratteristiche fisiche ed intellettuali degli esseri umani. Già gli antichi Greci ipotizzarono che le diversità tra i popoli potessero dipendere da fattori climatici e fisico-geografici. Dopo la fine del XIX secolo già quest’idea iniziava a perdere di credibilità: innanzitutto non era dimostrabile scientificamente la relazione di causa-effetto, poi fattori ambientali identici non per forza davano luogo a stesse culture o comportamenti umani e infine perché il determinismo ambientale veniva utilizzato come giustificazione per il colonialismo. Possibilismo: nasce come reazione al determinismo ambientale dall’idea di Vidal de
Pensare come un geografo significa connettere tra loro i fatti che si osservano sulla superficie terrestre e sviluppare una prospettiva d’analisi che includa: luogo, spazio, diffusione spaziale, territorio, scala.
Diffusione spaziale: movimento di persone, idee, mode, malattie da un luogo all’altro con tempi e modalità differenti a seconda del fenomeno considerato. Esistono 4 tipi di diffusione:
Le innovazioni tecnologiche nei trasporti e nelle comunicazioni hanno reso possibile ridurre l’attrito della distanza, facendo sembrare i luoghi più vicini l’uno all’altro. Questo processo è stato chiamato dal geografo David Harvey, la compressione spazio-temporale , ed è influenzato dalla globalizzazione, che cambia l’accessibilità tra i luoghi e li rende più interagenti tra loro.
Territorio: è lo spazio delle interazioni tra esseri viventi. Nella geografia umana il suo significato si restringe alle relazioni spaziali che fanno capo agli esseri umani, intesi come soggetti singoli o collettivi. Il motivo per cui si difende un territorio è che esso ci fornisce le risorse che assicurano sopravvivenza e indipendenza a un gruppo umano più o meno grande. Questo porta alla creazione di relazioni non solo di esclusioni e difesa ma anche di pace e cooperazione, inoltre ogni relazione sociale ha sempre un legame, diretto o indiretto, con i rapporti che intratteniamo col territorio.
Gli strumenti della geografia
romana che riportava le vie dell’impero. Si trova a Vienna presso la Biblioteca Nazionale. Fu trovata nel 1500 circa e in un secondo momento ne divenne proprietario un cancelliere austriaco di nome Peutinger da cui prende il nome.) La cartografia nasce in Italia nel 1873 quando venne elaborata la CARTOGRAFIA FONDAMENTALE D’ITALIA dall’I.G.M.I (Istituto geografico militare italiano). La carta topografica è il punto di partenza per capire la natura del suolo
-Osservazione indiretta: studio della geografia che non avviene sul campo ma avviene attraverso l’uso e l’analisi con l’utilizzo di: -Fotografie: strumento di comunicazione accessibile a tutti documentano paesaggi, memorie collettive e individuali consentono di seguire l’evoluzione nel tempo di conoscere realtà lontane
DATI STATISTICI: Studiano i fenomeni secondo un metodo di indagine oggettivo e analitico (Attraverso la matematica ) Si reperiscono attraverso: -L’ISTAT -L’Unicef (fornisce il report annuale sulla condizione infantile nel mondo) -Siti ufficiali delle regioni, provincie, dei ministeri, della Banca Mondiale -Il Calendario Atlante de Agostini (fornisce dati su tutti i paesi del mondo)
strumenti capaci di rilevare alcuni fenomeni relativi alla superficie terrestre e raccogliere informazioni su di essi attraverso sensori posti lontano dal soggetto studiato. Esso serve soprattutto per rilevare le condizioni metereologiche e la localizzazione della fuoriuscita di petrolio.
L’ ambiente si riferisce a ciò che circonda un soggetto, cioè a tutti quei fattori biotici (viventi) e abiotici (non viventi) con i quali persone, animali e altri organismi coesistono e interagiscono. Un ecosistema è l’insieme di organismi viventi, delle interazioni tra di essi e con l’ambiente fisico in cui vivono, dei flussi di energia e nutrienti che li attraversano; la varietà delle specie contenute in esso invece prende il nome di biodiversità. Tutti gli ecosistemi sono interconnessi e la totalità di queste relazioni costituisce la biosfera ossia quella zona della terra che permette la vita a piante e animali. Il capitale naturale comprende i beni e i servizi offerti dalla natura ed è composto da 4 elementi fondamentali:
energetica: egli segnalò che la produzione di petrolio sarebbe scemata e che ciò avrebbe costretto la popolazione ad usare differenti fonti di energia con serie conseguenze per l’economia globale qualora non si fosse preparati a questa transizione. I maggiori produttori di petrolio al mondo sono i paesi del Golfo Persico che appartengono all’ OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio). L’OPEC provvede a coordinare la produzione petrolifera tra i suoi vari membri, funzionando come un cartello : un’intesa che controlla la fornitura di un bene e quindi il suo prezzo. Al momento lo Stato che consuma più petrolio al mondo sono gli USA seguiti da Cina e Giappone.
Carbone: il carbone deriva da depositi legnosi di alberi e piante parzialmente decomposte accumulatisi in ambienti paludosi. Il carbone è il combustibile fossile più abbondante e diffuso nel mondo utilizzato in svariati modi soprattutto per la produzione di energia elettrica e acciaio. La Cina è contemporaneamente il maggiore produttore e consumatore di carbone seguita dagli Stati Uniti. L’estrazione di questa risorsa però presentano una serie di gravi problemi ambientali e sociali: il metodo d’estrazione più controverso per i pesanti impatti sull’ambiente e quello della miniera a cielo aperto ; inoltre il carbone brucia in maniera meno pulita di altri combustibili contribuendo all’inquinamento atmosferico. L’utilizzo dei combustibili fossili è anche responsabile del fenomeno delle piogge acide : rilasciando mercurio, la combustione del carbone produce anidride solforosa e ossido di azoto che interagendo con l’acqua e l’ossigeno formano sostanze acide che cadono sulla Terra sottoforma di pioggia e neve.
Uranio: l’uranio è un elemento radioattivo che si trova in alcuni minerali utilizzato per la produzione di energia nucleare e armi atomiche. La capacità di imbrigliare l’energia nucleare risale agli anni ’40 quando la ricerca era focalizzata sulla creazione della prima bomba atomica. Nel 1957 fu fondata l’ Associazione Internazionale dell’Energia Atomica , organismo che promuove l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare. Vi sono diversi vantaggi per l’utilizzo dell’energia nucleare: -il materiale nucleare può essere immagazzinato per molto tempo; -il rapporto tra la quantità di combustibile e l’energia prodotta è vantaggioso; -i danni causati al territorio dalla sua estrazione sono minori rispetto a quelli degli altri; -basso livello di emissioni di anidride carbonica. D’altra parte però sono presenti anche degli svantaggi: -elevati costi di impianto, di produzione e smaltimento delle scorie -è soggetta a rischi catastrofici (basti pensare a Chernobyl nel 1986 o a Fukushima nel 2011 ).
Le risorse energetiche rinnovabili sono l’energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica e le biomasse. Quando pensiamo ai differenti sistemi di produzione d’energia è utile distinguere tra:
Le energie rinnovabili o energie alternative costituiscono la maggior parte dell’energia non commerciale. L’unica risorsa rinnovabile usata per produrre energia commerciale è l’acqua che genera energia idroelettrica.
Biomassa: è il materiale organico di un ecosistema le cui fonti più comuni includono legno, carbone, residui di colture e letame bovino. Esistono 2 modi per estrarre energia dalle masse:
Energia idroelettrica: è la terza risorsa per la produzione di elettricità dopo il carbone e i gas naturali. Il maggior periodo della produzione di dighe è stato tra gli anni ’30 e ’70 quando si riteneva che queste strutture avrebbero potuto aiutare a risolvere il problema delle diseguaglianze nello sviluppo economico. Ma nonostante apportarono molti benefici (come la possibilità di irrigare i campi tutto l’anno) le grandi dighe non risolsero il problema ma anzi generarono problemi ambientali come l’interruzione del corso dei fiumi e la conseguente alterazione dell’ecosistema dei fondali.
Energia solare ed eolica: il sole fornisce energia che può essere sfruttata in 2 modi:
Energia geotermica: deriva dall’interno della Terra. Viene sfruttata scavando pozzi in profondità al fine di raggiungere le riserve sotterranee di acqua riscaldata. Se l’acqua viene convertita in vapore può essere usata per azionare turbine e generare energia elettrica. Un tipo di energia geotermica è utilizzato dalle pompe di calore che sfruttano le piccole differenze di temperature tra il sottosuolo e l’esterno per accumulare energia termica.
L’ effetto serra è un processo naturale in cui alcuni gas dell’atmosfera lasciano passare le radiazioni ad onda corta dal Sole alla Terra e assorbono le radiazioni a onda lunga ri-emesse dalla superficie terrestre, provocandone il riscaldamento. L’effetto serra è un processo che permette l’esistenza della vita sulla Terra ma è anche la causa dei cambiamenti climatici globali. Molti studiosi sono concordi sul fatto che le attività umane abbiano aumentato la concentrazione atmosferica di gas serra contribuendo al riscaldamento globale ossia l’aumento della temperatura globale. Questo riscaldamento globale è osservabile dall’aumento della temperatura media, dallo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello medio del mare. Il crescente aumento della temperatura ha conseguenze anche per gli ecosistemi: diverse specie animali e vegetali potrebbero essere messe a rischio. L’anidride carbonica è uno dei principali fattori presi in considerazione dagli studi sul surriscaldamento globale sia perché la sua concentrazione è aumentata notevolmente sia perché persiste nell’atmosfera per lunghi periodi di tempo. Negli ultimi anni si è diffuso il concetto di
popolazione potrà variare nel futuro. Uno degli strumenti più diffusi per rappresentare la composizione di una popolazione è:
Il modello della transizione demografica mette in relazione i cambiamenti sul tasso di crescita naturale con i cambiamenti sociali derivati dai progressi della medicina, dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione. Questo modello descrive il percorso che porta un paese a passare, nel corso del tempo, a tassi di natalità e mortalità elevati a valori molto inferiori. Il modello ha però un grosso limite: non prende in considerazione le migrazioni offrendo quindi una rappresentazione parziali dei cambiamenti demografici. I geografi hanno osservato che quando un paese entra nella transizione demografica, la tipologia di malattie che determinano la mortalità della popolazione cambia. Questa transizione epidemiologica è caratterizzata dal passaggio dalla diffusione di malattie infettive a quella di malattie croniche, in seguito al cambiamento dello stile di vita.
Le malattie possono essere infettive (Quando si diffondono da una persona all’altra attraverso la trasmissione di agenti patogeni) e croniche (Quelle che portano ad un deterioramento del corpo nel corso del tempo).
La nostra identità di individui viene plasmata non solo dal sesso ma anche dal nostro genere: la sessualità è l’elemento fondamentale dell’identità sociale e individuale che deriva da orientamenti, attitudini desideri e pratiche di tipo sessuale, il genere indica invece le aspettative culturali o sociali che nel pensare comune di una società vengono attribuite all’appartenenza al sesso maschile o femminile. L’ indice di mascolinità è uno strumento per analizzare la composizione di una popolazione per sesso, ovvero il rapporto tra il numero dei maschi e quello delle femmine. I fattori che possono creare disparità tra i due numeri sono il tasso di mortalità degli uomini (inferiore rispetto alle donne), le guerre (che incidono soprattutto sulla popolazione maschile) e le migrazioni. Alcuni paesi hanno indici di mascolinità molto elevati: questo è dovuto alla forte preferenza culturale che viene attribuita alla nascita di un figlio maschio.
Gli studiosi si interrogano da tempo sui legami tra il numero degli abitanti e le condizioni ambientali di un territorio. Tra le tesi che hanno conosciuto maggior fortuna
c’è la teoria dell’economista inglese Malthus : egli sosteneva che l’aumento demografico della popolazione comporti la mancanza di risorse alimentari, in quanto troppo alto il tasso demografico. Di fronte ad una crescita demografica, il numero di persone che vivono in un paese supera presto la dimensione massima sostenibile dalle risorse alimentari di quel paese. Secondo Malthus, questo favorirebbe l’apparizione di ostacoli repressivi come le carestie o le epidemie, che aumentano la mortalità e riducono la popolazione. Col tempo si è affermata l’idea che ogni territorio e il mondo intero abbiano una certa capacità di carico, dovuta alla limitazione delle sue risorse e quindi del numero di persone che possono viverci in condizioni di vita accettabili. I punti deboli della teoria di Malthus riguardano il fatto che una parte della popolazione mondiale patisca la fame a causa dell’ineguale distribuzione dei redditi: la capacità di carico può aumentare se le innovazioni tecnologiche fanno crescere la capacità produttiva alimentare. Uno dei principali problemi legati all’aumento della popolazione è quello dell’ insicurezza alimentare , ovvero l’impossibilità fisica o economica di alcune persone di accedere al cibo a causa di fattori come povertà, sovrappopolazione, guerre, conflitti o disastri naturali. La più grave conseguenza alla povertà è la fame , la denutrizione (alimentazione insufficiente) e la malnutrizione (alimentazione carente in alcuni alimenti indispensabili come proteine, vitamine e ferro).
Oltre a tener conto del tasso di natalità e mortalità di un paese, bisogna tener conto anche delle migrazioni , concetto che indica uno spostamento permanente che non va confuso con migrazioni temporanee o movimenti pendolari. La migrazione è quindi lo spostamento permanente o di lungo termine di un individuo o di un gruppo di persone dal proprio luogo d’origine verso un altro luogo. La circolazione invece è lo spostamento temporaneo dal proprio luogo d’origine ad un altro luogo. Ogni migrazione prevede un’ emigrazione (partenza da un luogo) e un’ immigrazione (l’arrivo in un altro luogo). Il calcolo del saldo migratorio netto considera i cambiamenti nella popolazione di un determinato luogo in seguito alle immigrazioni e alle emigrazioni: saldo migratorio netto = immigrati – emigrati. Il cambiamento demografico quindi può essere calcolato attraverso l’ equazione demografica che considera la crescita annuale di una popolazione e il suo saldo migratorio netto in un determinato periodo di tempo. La maggior parte delle migrazioni possono essere di due tipi:
Famiglia linguistica: esprime il fatto che molte lingue condividono una lontana origine storica comune al punto che si possono individuare 90 diverse famiglie linguistiche, delle quali le 6 maggiori comprendono la maggior parte dei parlanti del mondo. Le lingue indoeuropee rappresentano la famiglia linguistica con il maggior numero di parlanti. Minoranze linguistiche: comunità storicamente insediate in un territorio che oltre alla lingua ufficiale del Paese parlano una lingua minoritaria.
La diffusione delle lingue è condizionata da forze politiche, economiche, religiose e tecnologiche. La dominanza linguistica è la situazione in cui una lingua si trova ad essere più influente e importante rispetto ad un’altra. Il cinese ad esempio è la lingua più parlata al mondo ma la sua diffusione ha un’estensione geografica molto minore rispetto a quella inglese. Nel mondo esistono circa 6'900 lingue ma meno di 200 stati, questo determina quello che viene chiamato gap linguistico ossia l’esistenza di un grande numero di lingue senza stato quindi considerate minoritarie. Quasi sempre uno dei primi atti formali di un nuovo stato indipendente è rappresentato dalla scelta della lingua ufficiale , solitamente indicata nella costituzione e che viene utilizzata per questioni politiche, amministrative e legali. Oggi il mondo sta sperimentando il più alto tasso di estinzione delle lingue della storia: le regioni nelle quali è maggiore il numero delle lingue in pericolo sono soprattutto l’America, la Siberia e l’Australia.
La geografia linguistica comprende un ramo chiamato geografia dialettale che studia la distribuzione spaziale dell’uso dei diversi dialetti. Quando nello stesso paese si parla più di un idioma, uno di questi può venire considerato come quello in base al quale si definiscono le norme di utilizzo della lingua standard del paese. La scelta dell’idioma standard rispecchia la dominanza linguistica di un certo modo di parlare, oppure il fatto che ad utilizzare la lingua in quel modo siano le classi più elevate dal punto di vista socio-democratico, culturale e politico. I geografi studiano i toponimi (nomi di luogo) sia per le informazioni che possono fornire sulla presa di possesso del territorio e sul potere politico, sia perché testimoni della storia dell’insediamento umano in un certo luogo. L’attribuzione di un nome a una parte della superficie terrestre è l’espressione di una cultura e insieme un prodotto sociale, che identificando i singoli luoghi permette alla collettività di individuarli e di costruire una geografia simbolica del proprio territorio. Attraverso i toponimi le società legano al suolo il proprio linguaggio, rappresentano la propria identità e descrivono le caratteristiche dell’ambiente che li circonda, manifestando la stretta relazione tra i luoghi e chi li vive.
Il concetto di razza deriva dall’idea, scientificamente infondata, che si possano utilizzare uno o più tratti somatici per suddividere gli esseri umani in categorie distintive ed esclusive. Il naturalista Carlo Linneo è stato il primo a identificare 4 gruppi di popoli, da lui chiamati varietà: africani, nativi americani, asiatici ed europei. Si trattava di un metodo di classificazione basato su un solo tratto esteriore, il colore della pelle, che secondo Linneo distingueva i popoli che vivevano nelle diverse regioni del mondo e che ancora oggi viene usato nel parlare comune. La geografia ci dice che i tratti fisici degli esseri umani tendono a variare gradualmente nello spazio, determinando zone di transizione piuttosto che confini netti. La genetica invece distingue tra il fenotipo (l’aspetto esteriore degli individui) e il genotipo (l’insieme dei suoi caratteri ereditati detto anche genoma, o DNA). Si definisce razzismo la convinzione che le differenze somatiche e genetiche
producano una gerarchia e che consente di dividere gli esseri umani in “superiori” ed “inferiori” con chiare conseguenze in termini di pregiudizi, discriminazioni e odio verso gli altri. La maggior parte degli studiosi è concorde nel sostenere che gli avvenimenti storici del periodo della colonizzazione e dell’insediamento europei nelle Americhe abbiano contribuito in modo significativo allo sviluppo del razzismo. Negli Stati Uniti, gli storici, hanno ricondotto le origini della separazione dei neri dai bianchi al periodo della ribellione di Bacon scoppiata nella Virginia coloniale del 1676. L’ideologia razzista ha infine contribuito a perpetuare fino ai giorni nostri la schiavitù che oggi continua ad esistere come sfruttamento coercitivo di lavoratori.
Etnicità : dal greco ethnos significa “popolo”. Riguarda la formazione e il mantenimento delle identità individuali e collettive, la costruzione di un senso di appartenenza sociale da parte delle persone. Questo processo implica il riconoscimento dell’alterità, che si attua tracciando un confine di separazione tra individui o gruppi etnici. L’etnicità è un fattore soggettivo, dipende dal senso di identità che ciascuno si attribuisce e non è necessariamente determinato dalle origini familiari di una persona, dipende dal mondo in cui si è formata nel tempo la sua identità complessiva. È soggettiva ma anche flessibile e contingente, in relazione alle circostanze e alle persone con cui interagiamo e che incidono sulla nostra vita. L’etnicità si manifesta anche attraverso determinati comportamenti: parlare una certa lingua, seguire determinate norme religiose o usanze tradizionali. Ciò che forma l’identità etnica di un individuo o di un gruppo si acquisisce e si trasmette principalmente attraverso la tradizione. Come la razza, anche l’etnicità sfugge a una rigida suddivisione delle persone in categorie fisse, essendo anch’essa una costruzione sociale soggettiva. Civiltà: etnia o cultura diffusa su un’ampia area geografica che presenta forme di organizzazione tecnica sociale considerate evolute in base ai criteri di giudizio prevalenti nel mondo occidentale.
La geografia etnica è un filone della geografia umana che studia le migrazioni e la distribuzione spaziale dei gruppi etnici, l’interazione e le reti etniche e i segni dell’etnicità nel paesaggio, che contribuiscono a formare i cosiddetti “paesaggi etnici”.
Lo studio si concentra sull’analisi dei segni della cultura materiale, come edifici religiosi, i centri di ritrovo comunitari o gli slogan sui muri, internet, stazioni radio e televisive che si rivolgono a specifici gruppi etnici. Lo studio delle interazione etniche si fonda su 3 modelli prevalenti:
I geografi hanno individuato numerosi tipi differenti di insediamenti etnici: