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Geografia umana (Domande e risposte), Prove d'esame di Geografia

Risposte ricavate da slides e libro [FELLMANN J.D., GETIS A., GETIS J., Geografia Umana (capp. 2-3-4-5-6-7-8-10) McGraw-Hill]

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

Caricato il 31/01/2021

giulia-d-angelo
giulia-d-angelo 🇮🇹

4.4

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GEOGRAFIA UMANA
1. Cosa sono le città primate e perché sono così importanti nei Paesi in via di sviluppo?
La possibilità di ordinare le città secondo il principio rango-dimensione è meno applicabile
a Paesi caratterizzati da economie poco sviluppate, o a quelli nei quali il sistema di città è
dominato da una città primate, ovvero una città le cui dimensioni sono molto più del
doppio di quelle della città al secondo posto nella graduatoria. Le città capitali di molti
Paesi in via di sviluppo detengono questo tipo di primato indiscutibile. In parte si tratta di
un retaggio del loro passato coloniale, quando lo sviluppo economico, l'amministrazione
della colonia, così come i trasporti e le attività commerciali, erano concentrati in un unico
punto: valgano come caso tipico il Kenya (dove Nairobi è la città primate) e svariati altri
Paesi africani. In altre situazioni, per esempio in Egitto (il Cairo) e in Messico (Città del
Messico), lo sviluppo e la crescita demografica si sono tendenzialmente concentrati in
misura sproporzionata in una città capitale, le cui dimensioni stimolano ulteriormente i
processi di sviluppo ed espansione.
2. Che cosa si intende con il termine cultura? (come si trasmette una cultura, incidenza
sull’individuo dell’acquisizione di aspetti culturali)
(1) Per uno studioso di scienze sociali la cultura rappresenta il complesso di modelli
comportamentali, conoscenze, adattamenti e sistemi sociali peculiari, nel quale si
sintetizza il modo di vivere acquisito da un gruppo di individui.
Le prove visibili e invisibili della cultura - i modelli di costruzione e di coltivazione, la lingua,
l'organizzazione politica - rientrano tutte nella diversità spaziale studiata dagli esperti di
geografia.
(2) All'interno di una società la cultura si trasmette alle generazioni successive tramite
imitazione, istruzione ed esempio. In parole povere, la cultura viene appresa, non è
biologica: non ha dunque nulla a che vedere con l'istinto o con questioni di carattere
genetico. La cultura è un'intricata rete di comportamenti e modi di pensare che si
modificano nel tempo.
Per questo motivo, la cultura è un processo, non un corpus inalterabile di tratti culturali;
essa si trasforma costantemente attraverso l'interazione con culture differenti,
l'acquisizione di nuovi gusti, idee e norme comportamentali o la dismissione di vecchi.
3. In che modo le isoglosse e la geografia linguistica contribuiscono allo studio della geografia
umana?
La geografia linguistica è una corrente della linguistica che si occupa di studiare
l'estensione nello spazio dei fenomeni linguistici, di ordine fonetico, morfosintattico,
lessicale, e la loro distribuzione geografica.
Un'area geografica caratterizzata dalla presenza di uno stesso fenomeno linguistico è
delimitata da un'isoglossa: con questo termine si intende quindi la linea immaginaria che
unisce i punti estremi dell'area in questione.
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GEOGRAFIA UMANA

  1. Cosa sono le città primate e perché sono così importanti nei Paesi in via di sviluppo? La possibilità di ordinare le città secondo il principio rango-dimensione è meno applicabile a Paesi caratterizzati da economie poco sviluppate, o a quelli nei quali il sistema di città è dominato da una città primate, ovvero una città le cui dimensioni sono molto più del doppio di quelle della città al secondo posto nella graduatoria. Le città capitali di molti Paesi in via di sviluppo detengono questo tipo di primato indiscutibile. In parte si tratta di un retaggio del loro passato coloniale, quando lo sviluppo economico, l'amministrazione della colonia, così come i trasporti e le attività commerciali, erano concentrati in un unico punto: valgano come caso tipico il Kenya (dove Nairobi è la città primate) e svariati altri Paesi africani. In altre situazioni, per esempio in Egitto (il Cairo) e in Messico (Città del Messico), lo sviluppo e la crescita demografica si sono tendenzialmente concentrati in misura sproporzionata in una città capitale, le cui dimensioni stimolano ulteriormente i processi di sviluppo ed espansione.
  2. Che cosa si intende con il termine cultura? (come si trasmette una cultura, incidenza sull’individuo dell’acquisizione di aspetti culturali) (1) Per uno studioso di scienze sociali la cultura rappresenta il complesso di modelli comportamentali, conoscenze, adattamenti e sistemi sociali peculiari, nel quale si sintetizza il modo di vivere acquisito da un gruppo di individui. Le prove visibili e invisibili della cultura - i modelli di costruzione e di coltivazione, la lingua, l'organizzazione politica - rientrano tutte nella diversità spaziale studiata dagli esperti di geografia. (2) All'interno di una società la cultura si trasmette alle generazioni successive tramite imitazione, istruzione ed esempio. In parole povere, la cultura viene appresa, non è biologica: non ha dunque nulla a che vedere con l'istinto o con questioni di carattere genetico. La cultura è un'intricata rete di comportamenti e modi di pensare che si modificano nel tempo. Per questo motivo, la cultura è un processo, non un corpus inalterabile di tratti culturali; essa si trasforma costantemente attraverso l'interazione con culture differenti, l'acquisizione di nuovi gusti, idee e norme comportamentali o la dismissione di vecchi.
  3. In che modo le isoglosse e la geografia linguistica contribuiscono allo studio della geografia umana? La geografia linguistica è una corrente della linguistica che si occupa di studiare l'estensione nello spazio dei fenomeni linguistici, di ordine fonetico, morfosintattico, lessicale, e la loro distribuzione geografica. Un'area geografica caratterizzata dalla presenza di uno stesso fenomeno linguistico è delimitata da un'isoglossa: con questo termine si intende quindi la linea immaginaria che unisce i punti estremi dell'area in questione.
  1. Le differenze tra determinismo ambientale e possibilismo. Determinismo ambientale  teoria nata nel XIX secolo, secondo la quale l'ambiente fisico da solo plasma gli esseri umani, le loro azioni e il loro pensiero. Possibilismo geografico  teoria opposta al determinismo nata negli anni a cavallo tra il XIX e XX secolo, secondo la quale sono gli individui, non gli ambienti in sé, a rappresentare le forze dinamiche dello sviluppo culturale. La natura non esprime dunque solamente dei vincoli, ma offre varie possibilità di occupazione del territorio e di utilizzazione delle risorse fisiche.
  2. Quali sono le componenti o sottosistemi del sistema tripartito della cultura? Leslie White che definì la cultura una struttura tripartita composta di sottosistemi ai quali egli attribuì i nomi di ideologico, tecnologico e sociologico. In una classificazione simile, ma distinta, vengono identificate tre componenti interrelate della cultura: prodotti mentali, materiali (o manufatti) e sociali.
  3. Cosa si intende per controurbanizzazione? Il fenomeno di espansione incontrollata quasi informe che è emerso negli USA ha ottenuto la denominazione negativa di spread city (città sparpagliata), in cui non vi è né un centro né dei sobborghi, solo la presenza sporadica di abitazioni e strutture urbane. Le sue stesse zone esterne, per definizione non più riconosciute come propriamente urbane, sono il prodotto di una controurbanizzazione, ovvero il trasferimento in aree rurali o in piccoli centri da parte di chi in precedenza risiedeva in città.
  4. Cosa si intende per domesticazione di piante a animali (quando è avvenuta, che effetto produsse sugli esseri umani) La domesticazione delle piante e degli animali iniziò nel Mesolitico, ma si concretizzò nel periodo del Neolitico. La domesticazione di piante ed animali ha dato origine all'agricoltura e all'allevamento del bestiame. Queste attività determinarono la sedentarietà e di conseguenza la nascita di nuove regole di condotta e di controllo, che portarono alla creazione di governi per farle rispettare e per definire le punizioni. Inoltre, le religioni iniziarono a rispondere alle preoccupazioni collettive (riguardanti il ciclo delle precipitazioni atmosferiche, le stagioni di piantagione e di raccolta ecc.), sviluppando rituali per rendere grazie alle divinità per il raccolto ottenuto.
  5. Descrivere i modelli di uso del territorio urbano a: struttura concentrica, a settori, a nuclei multipli Un modo efficace per riconoscere le modalità di organizzazione dei sistemi di città consiste nel considerare la gerarchia urbana, ovvero una classificazione delle città in base a dimensioni e complessità funzionale.
    • Nel modello a struttura concentrica, la comunità urbana si distribuisce come una serie di anelli nidificati. Si riconoscono 4 cerchi concentrici:
    1. Una zona di transizione caratterizzata dal degrado di vecchie strutture residenziali, un tempo abitate da cittadini abbienti e abbandonate con l’espansione della città, diventate fatiscenti e occupate da una popolazione a basso reddito o stranieri;
    2. Una zona di residenze occupate da lavoratori nel settore industriale;
  1. Che cosa si intende per agricoltura commerciale? L'agricoltura di mercato mira a massimizzare i profitti, non ad assicurare il minimo vitale alimentare. I contadini poveri, incapaci di permettersi l'investimento di capitale richiesto dalla "rivoluzione verde", sono stati soppiantati dalla monocoltura di mercato, spesso orientata verso coltivazioni agroindustriali, concepite per l'esportazione piuttosto che per la produzione alimentare a uso del mercato interno.
  2. Quali sono le ragioni che spingono alla migrazione? Negli ultimi decenni, le decisioni di migrazioni di massa e individuali possono essere l’espressione di reazioni alla povertà, alla rapida crescita demografica, al deterioramento ambientale o ai conflitti internazionali e alle guerre civili.
  3. Come si classificano le attività economiche  Le attività primarie sono quelle attività che raccolgono o estraggono qualcosa dalla terra o del mare. Tali attività implicano la produzione di generi alimentari di base e di materie prime: esempi tipici sono la caccia e la raccolta, la pastorizia, l'agricoltura, la pesca, la selvicoltura, l'estrazione mineraria e le cave.  Le attività secondarie sono quelle che aggiungono valore ai materiali, modificandone la forma o combinandoli, per creare prodotti più utili, e dunque di maggior valore. Si tratta dell'intera gamma delle industrie manifatturiere, di trasformazione, di produzione di energia e dell'industria edilizia.  Le attività terziarie consistono in quelle occupazioni e specializzazioni lavorative che forniscono servizi ai settori primario e secondario e beni e servizi alla comunità in genere e all'individuo. Comprendono servizi finanziari, professionali e amministrativi.  Il termine quaternario si applica a una quarta classe di attività economiche, interamente composta dai servizi resi da "colletti bianchi", professionisti impegnati nel campo dell'istruzione, del governo, della gestione, dei processi informativi e della ricerca.  Le attività quinarie rappresentano quelle attività che evidenziano il ruolo dei centri decisionali ad alto livello, in tutti i tipi di organizzazioni su larga scala, pubbliche e private.
  4. Cos’è un bacino migratorio? Definizione e riflessione su un flusso migratorio storico Un bacino migratorio indica il luogo in cui si sono registrate o si registrano ancora un gran numero di immigrazioni. Le persone infatti, sono spinte da diversi fattori (economici, familiari, politici, religiosi) ad emigrare in cerca di condizioni di vita migliori; per questo motivo, scelgono la meta che a loro può sembrare più adatta ai loro scopi. Gli italiani ad esempio, dal XIX secolo fino ad oggi, scelgono come “bacino migratorio”, quindi come meta di emigrazione preferita, la Svizzera. Questa sembra la meta migliore per soddisfare i propri bisogni economici e lavorativi. O ancora, gli stessi italiani preferiscono emigrare all’interno del proprio Paese, soprattutto dal Sud al Nord, in cerca di migliori condizioni lavorative e salari più alti.
  1. Tipologia di movimenti migratori e cause di tali movimenti. La migrazione è lo spostamento massiccio di popolazione da una zona all’altra del pianeta. Tale spostamento può avere cause diverse; nella maggior parte dei casi le popolazioni si spostano nel tentativo di migliorare la loro condizione di vita, ma può anche accadere che sfuggano a persecuzioni politiche, religiose o razziali. I movimenti migratori si suddividono in due tipi, a seconda che siano in “entrata” o “in uscita” da una nazione; si parla di migrazione interna quando avviene uno spostamento di popolazione all’interno della stessa nazione, mentre si parla di migrazione esterna quando lo spostamento avviene all’esterno della propria nazione. I movimenti migratori vengono suddivisi, poi, anche in base al modo in cui sono avvenuti:
    • Migrazione volontaria, quando le persone scelgono liberamente di spostarsi;
    • Migrazione forzata, quando lo spostamento viene loro imposto
  2. Spiegare il modello agricolo di von Thünen (modello di localizzazione agricola) Johann Heinrich von Thünen (1783-1850) osservò che suoli dotati in apparenza delle medesime caratteristiche fisiche venivano impiegati per scopi agricoli diversi. Egli notò che attorno a ciascuna delle più importanti città in cui si concentrava il mercato dei prodotti agricoli del territorio circostante si sviluppava una serie concentrica di anelli di terreno. Per Von Thünen l'elemento di differenziazione è la distanza dal mercato in quanto la distanza determina l'ammontare dei costi di trasporto del prodotto che gli imprenditori agricoli devono sostenere per ottenere un ricavo dalla coltivazione. Ne seguiva una proporzione: più alti erano i costi di trasporto, di conseguenza più bassa doveva essere la “rendita” che si poteva pagare per la terra, affinché il raccolto prodotto restasse competitivo sul mercato.
  3. Spiegare il concetto di tasso di natalità e quello di tasso di fecondità Il tasso generico di natalità, spesso chiamato semplicemente tasso di natalità, rappresenta il numero di bambini nati vivi nell’anno considerato, ogni 1000 individui. Si definisce “generico”, in quanto collega le nascite alla popolazione totale, senza considerare la composizione per età o per sesso della popolazione in questione. Il tasso di fecondità totale rappresenta un indicatore più preciso ed esauriente del tasso generico di natalità, visto che esprime la capacità riproduttiva delle donne in età feconda. Il tasso di fecondità totale indica il numero medio di figli che nascerebbero da ogni donna se la stessa, durante i suoi anni fertili, procreasse secondo i valori del tasso di fecondità dell’anno corrente per le donne alla cui fascia di età appartiene.
  4. Differenze fra uso estensivo ed intensivo di un territorio. Esempi di aree e regioni nel mondo e/o in epoche diverse L’agricoltura estensiva comporta poca resa, ma tanto terreno coltivabile. È diffusa nelle zone collinari.
  1. Le caratteristiche del sistema economico di sussistenza
  2. Le caratteristiche del sistema economico di mercato Nelle economie di mercato, divenute prevalenti quasi ovunque nel mondo, i produttori o i loro agenti, commercializzano merci e servizi; almeno in teoria, la legge della domanda e dell'offerta determina prezzi e quantità e la concorrenza commerciale costituisce l'elemento chiave per regolare le decisioni produttive e la distribuzione.
  3. Le caratteristiche del sistema economico di pianificato. Nella forma estrema delle economie pianificate, associate alle società di tipo comunista (ormai crollate in quasi tutti i Paesi in cui erano state create o imposte), i produttori e i loro controllori disponevano delle merci e dei servizi attraverso agenzie governative che ne controllavano la quantità offerta, le caratteristiche e il prezzo, i modelli localizzativi di produzione e distribuzione. Con poche eccezioni, come Cuba e la Corea del Nord, le economie rigidamente pianificate, nella loro forma classica, non esistono più; esse sono state modificate o smantellate a favore di strutture che - almeno in teoria - sono di libero mercato, o sono state soltanto in parte mantenute con un grado minore di controllo economico, associato alla supervisione o proprietà governativa di particolari settori.
  4. Differenza tra concetto di spazio e di territorio
  1. Come si definisce la geografia umana La geografia umana si occupa del mondo come esso è e come potrebbe essere. Il suo ambito specifico di interesse è quello degli esseri umani: dove si trovano, quali sono le loro caratteristiche, in che modo interagiscono nello spazio, quali tipi di paesaggi antropici costruiscono nei paesaggi naturali che occupano. Nella geografia umana confluiscono tutti gli interessi e gli ambiti della geografia che non sono direttamente connessi con l’ambiente fisico. Il contenuto della geografia umana offre la possibilità di integrare tutte le scienze sociali, in quanto conferisce a tali scienze il necessario punto di vista spaziale e sistematico di cui altrimenti sarebbero spesso deficitarie. La geografia umana è incentrata su di una concezione universalista di cultura - cultura intesa in senso antropologico o cultura popolare, che scaturisce da un intero popolo – ricerca nei fenomeni uno strato di invarianza. Si rivaluta in questo caso un vecchio principio della metodologia geografica, il principio di comparazione. Solo comparando tra loro regioni e popoli diversi si troveranno regole e leggi universali, esplicazione di fenomeni comuni a tutta l'umanità (geografia umana).
  2. Come si definisce la geografia culturale Nel caso della geografia culturale, il punto d'approccio di tutte le analisi geografiche è invece la ricerca della diversità. Esiste una molteplicità di culture che differenziano le diverse regioni tra loro, non come fatto casuale ma in base al diverso sviluppo storico delle situazioni economico-sociali, anche perché cultura e società sono due facce della stessa medaglia. L'unica regolarità, l'unico elemento universale, è proprio il ripetersi di questa diversità culturale, tanto che la cultura stessa può essere definita come l'espressione delle diversità (e quindi delle società diverse).
  3. La differenza tra geografia umana e geografia culturale C'è una distinzione sottile tra le due branche della geografia, ed è IN CAMPO METODOLOGICO: •La GEOGRAFIA UMANA si ispira al concetto universalista di cultura •La GEOGRAFIA CULTURALE si ispira al concetto relativista di cultura
  4. Le radici e il significato della cultura (vedi domanda 2.1)
  5. Le componenti della cultura (vedi domanda 2.2)
  6. Sistema culturale I tratti e le strutture culturali possono essere proprietà condivisa di individui che presentano per altri aspetti tratti distinti, ma associati dal punto di vista spaziale. Quando esistono sufficienti comunanze è possibile individuare un sistema culturale come realtà spaziale più ampia e generalizzata.
  1. Alle origini della stanzialità umana Nel corso del Neolitico, una vera e propria Rivoluzione Agricola, basata sulla coltivazione della terra e sull’allevamento del bestiame, conduce l’uomo verso una vita sempre più stabile. Le mandrie non devono più essere inseguite continuamente nei suoi spostamenti perché ora l’uomo sa come allevarle e ha bisogno solo di zone da adibire a pascolo: l’uomo si stabilizza in luoghi confortevoli per dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento. L’accampamento nomade si trasforma in uno stanziamento stabile: per la sua costruzione vale la pena investire più tempo e maggiori risorse
  2. Il modello agrario dei campi aperti: l’openfield L'openfield è un sistema di organizzazione dello spazio agrario a campi aperti. Esso caratterizzò vaste regioni dell'Europa centro-occidentale (ad esempio isole Britanniche, Francia settentrionale, valle del Reno in Germania, arrivando fino alla Polonia e alla Russia) e si associò a forme di proprietà collettiva della terra e di insediamento accentrato in villaggi. I campi erano ottenuti abbattendo le foreste di latifoglie e venivano coltivati col sistema della rotazione triennale (colture cerealicole e maggese) sulla base delle scelte produttive operate dagli anziani del villaggio. Nei campi a riposo si faceva pascolare il bestiame ovino. Non esistevano case sparse e l'agricoltura era di tipo estensivo.
  3. Il modello agrario dei campi chiusi: il Bocage Bocage è una parola di origine normanna con cui ci si riferisce a un particolare tipo di paesaggio rurale che comprende piccoli boschi, siepi naturali e paludi frammiste a terreni coltivati di forma irregolare recintati, particolarmente presente nelle regioni nord- occidentali della Francia, come in Bretagna o in Normandia, e nel Regno Unito. Probabilmente, più che da una tradizione individualistica, il bocage deriva dalla possibilità di utilizzare, in climi umidi, suoli più fertili e dunque meno bisognosi di concimazione animale. Su ogni proprietà si coltivano cereali, frutta e foraggi destinati all'allevamento stallino, in modo da rendere la famiglia autosufficiente. Le poche strade erano fiancheggiate da alberi. Come indica l'espressione stessa, il sistema dei campi chiusi presentava proprietà recintate con reti e muretti (enclosures), forma irregolare dei fondi, case al centro dei terreni e colture scelte dai proprietari.
  4. La centuriatio romana Si tratta di un sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo. Si caratterizzavano per la regolare disposizione, secondo un reticolo ortogonale di strade, canali e appezzamenti agricoli destinati all’assegnazione a nuovi coloni.
  5. Il concetto di "genere di vita" (Lebensform) Alla fine del XIX secolo il geografo tedesco Friedrich Ratzel propone il concetto di "genere di vita" (Lebensform) che verrà sviluppato ulteriormente dalla geografia francofona (genre de vie). Il concetto è applicato a una classificazione dei modi di vita dei diversi popoli della terra, per la maggioranza dei quali all'epoca la connessione col quadro fisico-ambientale è molto evidente. È intuitivo per esempio che i prodotti agricoli fondamentali delle umide regioni tropicali non si ritrovano nei sistemi agricoli delle medie latitudini, né i tipi di

bestiame che prosperano nei pascoli americani o negli spazi aperti dell'Europa occidentale sono adatti alla tundra artica o ai margini del deserto del Sahara.

  1. Tipi di sistema economico In generale le economie nazionali, all'inizio del XXI secolo, rientrano in uno di questi tre principali tipi di sistema: di sussistenza, di mercato o pianificato. Nel nostro mondo sempre più interdipendente, nessuno di questi sistemi economici è "puro", cioè nessuno esiste isolato. Ciascuno, comunque, manifesta caratteristiche peculiari, basate sulle sue basilari forme di gestione delle risorse e di controllo economico.
  2. Attività primarie: i cacciatori-raccoglitori Prima che si affermasse la coltivazione dei campi, la caccia e la raccolta erano le forme universali di produzione primaria. Questi sistemi pre-agricoli di occupazione vengono ormai praticati al massimo da poche migliaia di persone in tutto il mondo, perlopiù in sacche isolate e remote, alle basse latitudini; oppure tra popolazioni sparse, a latitudini molto alte. Il numero dei cacciatori-raccoglitori è basso e in declino, e ogniqualvolta essi vengono in contatto con culture tecnologicamente più avanzate, il loro sistema di vita entra in crisi o si dissolve.
  3. Attività primarie: l'agricoltura L'agricoltura, intesa come coltivazione di piante e allevamento di bestiame, tanto per il sostentamento dei produttori quanto per la vendita o lo scambio, ha da tempo sostituito la caccia e la raccolta come attività primaria economicamente più significativa. Le coltivazioni vere e proprie coprono da sole circa 15 milioni di chilometri quadrati in tutto il mondo, più o meno il 10% dell'intera superficie utile.
  4. Le tipologie di agricoltura e allevamento L’agricoltura è alla base dell’economia umana, il cui scopo basilare è quello di produrre e assicurare cibo sufficiente a far fronte alle richieste giornaliere di energia individuale e abbastanza bilanciato da soddisfare il fabbisogno nutrizionale medio. Questa è inoltre intesa come coltivazione di piante e allevamento di bestiame, tanto per il sostentamento dei produttori quanto per la vendita o lo scambio. E’ la più diffusa nel territorio e si pratica in tutte le regioni del mondo, sostituendo caccia e raccolta come attività primaria più significativa. L'allevamento è l'attività di custodire, far crescere ed opportunamente riprodurre animali in cattività, totale o parziale, per ricavarne cibo, pelli, pellicce, lavoro animale e commercio degli stessi. Le tipologie di allevamento sono innumerevoli: apicoltura, avicoltura, bovinicoltura, ippicoltura, itticoltura, pastorizia, suinicoltura.
  5. L’agricoltura di sussistenza intensiva L'agricoltura di sussistenza intensiva prevede la coltivazione di piccoli appezzamenti attraverso il ricorso a una grande mobilitazione di manodopera per ettaro; raccolto per unità di superficie e densità di popolazione sono ambedue elevati.
  1. L'agricoltura di mercato Quando prevalgono le condizioni di libero mercato, la coltura (o l'insieme di colture e allevamento) prodotta da singoli agricoltori a fini commerciali è il risultato di una valutazione delle possibilità di profitto. I coltivatori devono preventivare i prezzi, valutare i rischi connessi alle condizioni del terreno e del clima. Bisogna poi considerare i costi di produzione (combustibile, fertilizzante, macchinari, lavoro).
  2. Parlare dell’attività primaria: la pesca Sebbene la pesca e i frutti di mare incidano per meno del 20% sul consumo di proteine animali umane, si ritiene che un miliardo di persone dipenda dal pesce come fonte principale di proteine, soprattutto nei Paesi a basso reddito dell'Asia orientale e sud- orientale, dell'Africa e di parte dell'America Latina. Il pesce è molto importante anche nella dieta dei Paesi più avanzati. Mentre il 75% circa del prodotto ittico annuale mondiale è consumato dagli esseri umani, il restante 25% è trasformato in alimento per il bestiame o impiegato come fertilizzante. Tipi di pesca  1.la pesca nelle acque interne (stagni, laghi e fiumi); 2. l’allevamento ittico, in cui i pesci crescono in un ambiente controllato e ristretto; 3. la pesca marittima, che comprende tutto il pesce non di allevamento catturato nelle acque costiere o in mare aperto.
  3. Parlare della selvicoltura Il manto forestale ricopre ancora il 30% circa della superficie del pianeta, malgrado i millenni di disboscamenti provocati da agricoltura e allevamento, dalla richiesta locale o dal commercio di legname da opera, da costruzione e da combustione. Come fonte di materie prime industriali, però, le foreste costituiscono un'area più ristretta. Una, quasi ininterrotta, si trova nelle latitudini medie e settentrionali dell'emisfero nord. L'altra è collocata nelle zone equatoriali dell'America meridionale e centrale, dell'Africa centrale e dell'Asia sud-orientale. Queste fasce forestali differiscono per tipo di alberi e di mercato di sbocco, o comunque di utilizzo. La foresta del nord, di conifere ovvero di "legno dolce", è la più ampia e la più continua, e si estende intorno al mondo dalla penisola scandinava, attraverso la Siberia, sino al Nord- America, e di qui verso est all'Atlantico. Il pino silvestre, l'abete rosso, l'abete e altre conifere si utilizzano per il legname da costruzione e per produrre pasta per carta, raion e altri prodotti in cellulosa. Sul lato

meridionale della regione forestale nordica di media latitudine si trovano i legni "duri" delle foreste decidue: le varie specie di quercia, l'acero, il faggio, il noce americano, la betulla e così via. Circa il 47% del raccolto annuale di legname avviene per il consumo industriale. L'altra metà (53%) della produzione di legname è destinata a uso combustibile diretto o alla produzione di carbonella. Il 60% circa di coloro che dipendono dalla legna da ardere come principale fonte di energia, stanno tagliando legna ad un ritmo ben superiore al massimo sostenibile.

  1. La popolazione urbana mondiale: processo di inurbamento dal 1800. il notevole aumento della popolazione mondiale nel corso dei secoli ha implicato un forte incremento anche della componente urbana: quest'ultima, infatti, è passata dal 3% nel 1800 al 50% nel 2008. La percentuale di popolazione urbana è cresciuta ovunque in misura rilevante, poiché il fenomeno dell'urbanizzazione si è diffuso a tutte le aree del globo.
  2. La popolazione urbana mondiale: la megacittà, definizione e esempi. Vengono definite "megacittà" le aggregazioni urbane che superano i 10 milioni di abitanti. Le città più grandi hanno dimostrato di non essere le agglomerazioni a crescita più rapida; le megacittà nel 1975 contavano il 2% della popolazione mondiale, nel 2006 solo il 4% e, nel 2015 meno del 5%. (Città del Messico e Calcutta)
  3. La popolazione urbana mondiale: la fusione di metropoli/regioni metropolitane o conurbazioni Quando importanti complessi metropolitani separati, qualunque sia la loro dimensione, si espandono lungo le strutture di trasporto da cui sono collegati, è possibile che alla fine si incontrino e si uniscano in corrispondenza dei rispettivi margini esterni, creando le ampie regioni metropolitane o conurbazioni.
  4. La popolazione urbana mondiale: la megalopoli, il concetto ed esempi Il termine megalopoli designa la principale conurbazione presente in Nordamerica, una fascia urbana quasi continua che si estende da nord di Boston (Maine meridionale) fino a sud di Washington, D.C. (Virginia meridionale). È stata individuata e denominata come tale da Jean Gottmann, geografo francese nel 1961. Al di fuori del Nordamerica gli esempi di conurbazioni sono numerosi e in aumento, presenti ancora in prevalenza nelle aree più industrializzate dell'Europa (la regione del Reno con le sue espansioni verso Parigi, Londra e la Pianura Padana; per tale complesso ha avuto fortuna la definizione di "banana blu" forgiata dal geografo francese Roger Brunet) e dell'Asia orientale (Giappone centro-meridionale, regione di Tokyo e Kyushu), ma in via di diffusione anche in altre regioni del mondo, dove aggregati urbani e megacittà sono comparsi in Paesi in via di sviluppo ancora principalmente rurali dal punto di vista residenziale.
  5. L'ubicazione degli insediamenti urbani: il sito
  1. Le funzioni delle città: la classificazione funzionale La struttura funzionale di un insediamento ne influenza le dimensioni attuali e le prospettive di crescita. Esiste una classificazione funzionale che distingue i vari centri urbani:
    • Centri di trasporto: prevede l’allineamento lungo le coste, i fiumi, i canali e le ferrovie.
    • Centri con funzioni speciali: città dedite ad attività minerarie, produttive, la cui localizzazione è legata alla presenza di materie prime, di economie di agglomerazione, di concentrazione dei mercati e di lavoro in costante espansione;
    • Località centrali: forniscono beni e servizi ad un’area circostante che gravita intorno ad essa
  2. La gerarchia urbana Esiste un modo per riconoscere le modalità di organizzazione delle città che prevede una gerarchia urbana, ossia una classificazione in base a dimensioni e funzioni. Quando alla gerarchia viene integrata una dimensione spaziale, appare chiaro che esiste un sistema areale di centri metropolitani, grandi città, piccole città e cittadine. Beni, servizi, comunicazioni e persone si muovono avanti e indietro all'interno della gerarchia. Le poche aree metropolitane di alto livello offrono funzioni specializzate a grandi regioni, mentre le città più piccole servono zone più limitate.
  3. La gerarchia urbana. La legge rango-dimensione In alcuni Paesi, soprattutto quelli caratterizzati da economie complesse e una lunga storia urbana, la gerarchla relativa alle dimensioni delle città è sintetizzata dalla legge rango- dimensione (rank-size rule). Secondo questa regola, la città che occupa il posto n per grandezza all'interno di un sistema nazionale di città, avrà dimensioni pari a 1/n di quelle della città più grande. In altri termini, il secondo insediamento in ordine di grandezza sarà equivalente alla metà di quello più grande, quello al decimo posto avrà dimensioni pari a 1/10 rispetto alla città collocata al primo posto. Benché nessun sistema nazionale di città soddisfi esattamente i requisiti della legge rango-dimensione, quelli della Russia e degli Stati Uniti vi si avvicinano molto.
  4. La gerarchia urbana. Aree di influenza urbana Al di là dalla posizione all'interno della specifica gerarchia urbana in cui è inserito, ogni insediamento urbano esercita un'influenza sull'area immediatamente circostante. Tale influsso di norma è proporzionato alle dimensioni dell'unità urbana che lo esercita. Si dicono aree di influenza urbana le zone che si trovano all'esterno di una città ma gravitano comunque attorno a essa. Via via che la distanza da una comunità aumenta, l'influenza esercitata da quest'ultima sulla campagna circostante diminuisce.
  5. La gerarchia urbana. Il modello di Christaller

Nel 1933 il geografo tedesco Walter Christaller (1893-1969) tentò di spiegare tali tratti di regolarità inerenti alle dimensioni, l'ubicazione e l'interdipendenza degli insediamenti. Egli decise di applicare la sua teoria delle località centrali a un contesto ideale semplificato. Christaller ipotizzò che si verificassero le seguenti condizioni: 1.Le cittadine, che forniscono alle campagne circostanti beni fondamentali, si sviluppano in una pianura uniforme priva di barriere topografiche, di direzioni privilegiate del traffico. 2.La popolazione agricola è distribuita in modo uniforme in tale pianura.

  1. Le persone hanno caratteristiche omogenee, vale a dire che hanno gusti, tipi di domanda e redditi simili. 4.Ogni tipo di prodotto o servizio disponibile alla popolazione distribuita nella pianura ha una propria soglia, ovvero un numero minimo di consumatori necessario per sostenerne l'offerta.
  2. I consumatori acquistano beni e servizi presso la struttura più vicina (negozio o fornitore di servizi).
  3. La gerarchia urbana. La competizione per l’uso del suolo urbano Il terreno accessibile (e in quanto tale utilizzabile) è una risorsa scarsa, che possiede un elevato valore di mercato e impone un impiego intensivo, ad alta densità. A causa della limitata disponibilità di terreno utilizzabile, la città industriale tipica del periodo di diffusione del trasporto pubblico (la fine del XIX e l'inizio del XX secolo) era compatta, contraddistinta da un'elevata densità residenziale ed edilizia, con una netta contrapposizione fra usi urbani e non urbani nelle aree periferiche. Le città centrali più antiche, diffuse in particolare nella parte nord-orientale degli Stati Uniti e sud-orientale del Canada, risalivano a quell'epoca e presentavano le caratteristiche descritte.
  4. Le strutture urbane reticolari. Le strutture urbane reticolari nascono a seguito delle profonde trasformazioni economiche manifestatesi nei paesi di antica industrializzazione a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Quando due o più città in precedenza indipendenti, le cui funzioni sono divenute potenzialmente complementari, si impegnano a collaborare sviluppando fra loro corridoi di trasporto ad alta velocità e infrastrutture per le comunicazioni, sorgono città e strutture regionali reticolari. Per esempio, dopo la riunificazione di Hong Kong con la Cina, nel 1997 è stata sviluppata un'infrastruttura di strade e linee ferroviarie, insieme a tutta una serie di miglioramenti delle altre modalità di comunicazione, per favorire l'integrazione di Hong Kong con Guangzhou, l'immenso centro industriale ed economico in rapida crescita situato sulla terraferma.
  5. Modello relativi alla struttura di uso del territorio urbano Agli anni Venti e Trenta del secolo scorso risalgono alcuni modelli relativi alla crescita e all'uso del territorio urbano, che descrivono la struttura della città. Se è vero che tali modelli, principalmente riferiti alla realtà statunitense, si applicano con difficoltà a contesti diversi, come quello europeo, essi appaiono comunque utili a comprendere talune dinamiche, e soprattutto ad analizzare i diversi processi evolutivi che hanno caratterizzato lo sviluppo delle città non statunitensi.

Angeles. Questi fenomeni sono stati indagati dapprima in riferimento alla città americana e poi altri contesti nord-americani o in altri continenti.

  1. I processi di gentrification. Dagli anni ottanta in poi, gli studi di geografia sociale urbana hanno iniziato a soffermare sempre più la propria attenzione non solo sui "modelli", ma anche sui "processi" di uso e produzione dello spazio urbano, cercando dunque di cogliere realtà urbane maggiormente dinamiche e in movimento. Un esempio classico è quello che viene dagli studi sui processi di gentrification degli spazi urbani: tali processi possono verificarsi in seguito a una dinamica di rinnovamento socio-spaziale che ha l'effetto di far crescere i costi di affitto e di proprietà e di costringere gli abitanti delle classi medio-basse a trasferirsi altrove, sostituiti da quelli delle classi medio-alte.
  2. Il concetto di popolazione residente La popolazione residente è costituita da quanti hanno dimora abituale nel luogo in cui sono stati censiti.
  3. Il concetto di densità di popolazione La densità di popolazione è una misura del numero di persone che abitano in una determinata area.
  4. L’Indice di natalità e L’Indice di mortalità IN: Rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. IM: Rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti.
  5. Il Movimento naturale della popolazione Il movimento naturale di una popolazione in un anno è determinato dalla differenza fra le nascite ed i decessi ed è detto anche saldo naturale.
  6. L’Indice di vecchiaia Rappresenta il grado di invecchiamento di una popolazione. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultra sessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. Ad esempio, nel 2017 l'indice di vecchiaia per l'Italia dice che ci sono 165,3 anziani ogni 100 giovani.
  7. L’Indice di dipendenza strutturale Rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). Ad esempio, teoricamente, in Italia nel 2017 ci sono 55,8 individui a carico, ogni 100 che lavorano.
  8. L’Indice di ricambio della popolazione attiva Rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni). La popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l'indicatore è minore di 100. Ad esempio,

in Italia nel 2017 l'indice di ricambio è 128,2 e significa che la popolazione in età lavorativa è molto anziana.

  1. Il Flusso migratorio della popolazione. In generale La migrazione - lo spostamento, permanente o a lungo termine, del luogo di residenza e dello spazio di attività - è stata uno dei temi durevoli della storia umana. I flussi migratori possono essere analizzati su diverse scale: •dai massicci flussi torrenziali intercontinentali •alle decisioni individuali di trasferirsi in una nuova casa nella stessa area metropolitana. A ciascun livello - mentre rimangono costanti i fattori fondamentali che determinano il comportamento spaziale - variano quelli immediati di motivazione, i quali influenzano l'interazione spaziale con impatti diversi sui modelli di popolazione e sui paesaggi culturali.
  2. L’incremento naturale della popolazione Il tasso di incremento naturale di una popolazione si ottiene sottraendo il tasso generico di mortalità dal tasso generico di natalità. Naturale significa che non tiene conto degli incrementi o dei decrementi dovuti alle migrazioni.
  3. Movimenti migratori intercontinentali Vanno dai primissimi popolamenti del mondo abitabile ai più recenti esodi dei profughi asiatici o africani verso i Paesi dell'Europa o dell'emisfero occidentale. La struttura demografica degli Stati Uniti, del Canada, dell'Australia e della Nuova Zelanda, dell'Argentina, del Brasile e di altri Paesi sudamericani è un riflesso e un risultato dei massicci flussi intercontinentali di migranti che iniziarono come un rivolo durante il XVI e il XVII secolo, per diventare un torrente durante il XIX e l'inizio del XX secolo.
  4. I movimenti migratori internazionali Nel XX secolo, la seconda guerra mondiale (1939-1945) e l'immediato dopoguerra causarono oltre 25 milioni di trasferimenti permanenti di popolazione, tutti a livello internazionale, ma non intercontinentale.
  5. Le migrazioni intra-continentali e interregionali Esse comportano movimenti tra Paesi e all'interno degli stessi, perlopiù in risposta a valutazioni, individuali e di gruppo, di prospettive economiche migliori; ma sovente tali migrazioni sono una forma di fuga da condizioni ambientali, militari, economiche o politiche difficili o pericolose. I milioni di persone che hanno lasciato le loro terre a seguito del collasso dei sistemi economici socialisti dell'Europa dell'Est sono un esempio di questo tipo di fuga. Tra il 1980 e il 2005 l'Europa ha dato asilo a circa 23 milioni di nuovi arrivati, spesso profughi, che si sono aggiunti ai 15 milioni di lavoratori migranti ("lavoratori ospiti") già presenti nei Paesi dell'Europa occidentale all'inizio degli anni Novanta.
  6. Il modello migratorio dalla campagna alla città Nel XX secolo, quasi tutti i Paesi occidentali assistettero a un cospicuo movimento di individui dalle zone agricole alle città.