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giolitti e successori, Sintesi del corso di Storia

età giolittiana, prima e dopo giolitti, cosa succede in italia

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 08/09/2016

debora_zanoli
debora_zanoli 🇮🇹

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L’ETÀ GIOLITTIANA
1. I CARATTERI GENERALI DELL’ETÀ GIOLITTIANA
Nel 1901 il re Vittorio Emanuele III nomina Zanardelli come presidente del Consiglio e Giovanni Giolitti
(27/12/1842-17/7/1928) come Ministro degli Interni
Nel 1903 Zanardelli dà le dimissioni Giolitti subentrò come primo ministro.
Età giolittiana = periodo dal 1901 al 1914.
In realtà Giolitti non governò per tutti questi anni, ma lasciò che nei momenti di crisi fossero i suoi avversari a
governare, dando così la dimostrazione che lui fosse migliore e dovesse così essere richiamato al governo
L’età giolittiana = decollo della rivoluzione industriale in Italia (1896 – 1913).
I progressi più evidenti si registrarono nell’industria siderurgica, elettrica, meccanica e del cotone. Queste industrie
avevano sede soprattutto nel triangolo industriale formato da Torino, Genova e Milano.
(corsi d’acqua sfruttabili per scopi idroelettrici)
(industrie siderurgiche e meccaniche come ILVA, ANSALDO, FIAT, PIRELLI; villaggio operaio di Crespi d’Adda
legato all’industria cotoniera)
L’agricoltura crebbe in particolare nella pianura padana dove vennero migliorate le tecniche produttive.
Lo sviluppo economico e industriale fu favorito da alcune condizioni:
L’industria italiana fu aiutata a nascere dall’intervento statale. Particolare rilievo ebbero le varie commesse
statali (Stato come principale committente perché vuole costruire ferrovie, trasporti, flotte) nel settore
meccanico e siderurgico.
La politica protezionistica (con forti dazi sulle importazioni estere) favorì notevolmente lo sviluppo delle
industrie del Nord Italia, mentre danneggiò quelle del Sud Italia qui domina il latifondo.
Aiuto da parte delle grandi banche che finanziarono le nuove industrie ancora incapaci di autofinanziarsi. In
questo periodo nacquero le grandi banche miste, fondati soprattutto dai capitali esteri, soprattutto tedeschi.
Lo sviluppo industriale portò notevoli miglioramenti nel livello medio di vita degli italiani.
I segni più evidenti si ebbero nelle città e nelle abitazioni illuminazione elettrica, trasporti urbani e acqua corrente,
gas, miglioramento delle condizioni igieniche generali.
Nel “triangolo industriale” si concentrò più della metà dei lavoratori dell’industria italiana e gran parte della
popolazione si spostò dalle campagne alle città, di conseguenza la vita delle città comportò nuovi disagi per gli
abitanti e soprattutto per le classi operaie costretti a vivere in quartieri malsani e sovraffollati.
In questo contesto economico e sociale si svolse l’attività di Giolitti. Egli cercò una collaborazione con il Partito
socialista italiano, portavoce della protesta della classe operaia. Era stato fondato nel 1892
Ma il Partito socialista italiano si era diviso in due correnti:
I riformisti (Filippo Turati, Claudio Treves, Leonida Bissolati) cambiare la società gradualmente e
attraverso le riforme. Necessaria quindi la partecipazione alla vita politica e parlamentare.
I massimalisti (Arturo Labriola, Costantino Lazzari, Benito Mussolini) cambiare la società attraverso una
rivoluzione; nessun patto con i governi borghesi, solo il loro abbattimento.
Giolitti cercò più volte l’appoggio dei socialisti riformisti per rafforzare la democrazia italiana, tanto da invitare a far
parte del suo governo Turati, che tuttavia non accettò.
Nel settembre del 1904 venne proclamato il primo sciopero generale nazionale: una vittoria massimalista che
richiamavano al sindacalismo rivoluzionario di Sorel.
Per reazione Giolitti indisse nuove elezioni, dove gli elettori scelsero i liberali.
Turati e i riformisti tornarono alla guida del partito, ma questo durò poco perché nel 1912 Mussolini assunse la carica
del giornale del Partito socialista.
2. IL DOPPIO VOLTO DI GIOLITTI
L’azione di governo di Giolitti fu definita dal “doppio volto”, poiché vi erano delle contraddizioni:
Un volto aperto e democratico nell’affrontare i problemi del Nord.
Un volto conservatore e corrotto nello sfruttare i problemi del Sud.
Verso il Nord, Giolitti, era molto aperto tanto che consentì gli scioperi (purché avessero un fine sociale e non politico)
e fece assumere allo stato una posizione di neutralità di fronte ai conflitti sindacali (lo scioperò è garantito dalla
legge). Nessun intervento repressivo per non inimicarsi le classi lavoratrici
Promulgò inoltre alcune riforme che migliorarono le condizioni di lavoro degli operai:
L’orario di lavoro venne diminuito un massimo di 10 ore
Fu vietato il lavoro dei minori di 12 anni
Venne riorganizzata la cassa nazionale: sussidio per malattia, invalidità e vecchiaia.
Fu introdotto il congedo di maternità allo scopo di tutelare le lavoratrici madri.
La lotta sindacale portò all’aumento dei salari dei lavoratori che ora potevano permettersi dei prodotti industriali
(macchina da cucire, biciclette) = diffusione di un benessere tipico della società di massa.
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L’ETÀ GIOLITTIANA

1. I CARATTERI GENERALI DELL’ETÀ GIOLITTIANA

Nel 1901 il re Vittorio Emanuele III nomina Zanardelli come presidente del Consiglio e Giovanni Giolitti (27/12/1842-17/7/1928) come Ministro degli Interni Nel 1903 Zanardelli dà le dimissioni Giolitti subentrò come primo ministro. Età giolittiana = periodo dal 1901 al 1914. In realtà Giolitti non governò per tutti questi anni, ma lasciò che nei momenti di crisi fossero i suoi avversari a governare, dando così la dimostrazione che lui fosse migliore e dovesse così essere richiamato al governo

L’età giolittiana = decollo della rivoluzione industriale in Italia (1896 – 1913). I progressi più evidenti si registrarono nell’industria siderurgica , elettrica , meccanica e del cotone. Queste industrie avevano sede soprattutto nel triangolo industriale formato da Torino, Genova e Milano. (corsi d’acqua sfruttabili per scopi idroelettrici) (industrie siderurgiche e meccaniche come ILVA, ANSALDO, FIAT, PIRELLI; villaggio operaio di Crespi d’Adda legato all’industria cotoniera) L’agricoltura crebbe in particolare nella pianura padana dove vennero migliorate le tecniche produttive. Lo sviluppo economico e industriale fu favorito da alcune condizioni:

  • (^) L’industria italiana fu aiutata a nascere dall’intervento statale. Particolare rilievo ebbero le varie commesse statali (Stato come principale committente perché vuole costruire ferrovie, trasporti, flotte) nel settore meccanico e siderurgico.
  • La politica protezionistica (con forti dazi sulle importazioni estere) favorì notevolmente lo sviluppo delle industrie del Nord Italia, mentre danneggiò quelle del Sud Italia qui domina il latifondo.
  • Aiuto da parte delle grandi banche che finanziarono le nuove industrie ancora incapaci di autofinanziarsi. In questo periodo nacquero le grandi banche miste , fondati soprattutto dai capitali esteri, soprattutto tedeschi. Lo sviluppo industriale portò notevoli miglioramenti nel livello medio di vita degli italiani. I segni più evidenti si ebbero nelle città e nelle abitazioni illuminazione elettrica, trasporti urbani e acqua corrente , gas , miglioramento delle condizioni igieniche generali. Nel “triangolo industriale” si concentrò più della metà dei lavoratori dell’industria italiana e gran parte della popolazione si spostò dalle campagne alle città, di conseguenza la vita delle città comportò nuovi disagi per gli abitanti e soprattutto per le classi operaie costretti a vivere in quartieri malsani e sovraffollati.

In questo contesto economico e sociale si svolse l’attività di Giolitti. Egli cercò una collaborazione con il Partito socialista italiano, portavoce della protesta della classe operaia. Era stato fondato nel 1892 Ma il Partito socialista italiano si era diviso in due correnti:

  • I riformisti ( Filippo Turati , Claudio Treves, Leonida Bissolati) cambiare la società gradualmente e attraverso le riforme. Necessaria quindi la partecipazione alla vita politica e parlamentare.
  • I massimalisti ( Arturo Labriola , Costantino Lazzari, Benito Mussolini ) cambiare la società attraverso una rivoluzione; nessun patto con i governi borghesi, solo il loro abbattimento. Giolitti cercò più volte l’appoggio dei socialisti riformisti per rafforzare la democrazia italiana, tanto da invitare a far parte del suo governo Turati, che tuttavia non accettò. Nel settembre del 1904 venne proclamato il primo sciopero generale nazionale : una vittoria massimalista che richiamavano al sindacalismo rivoluzionario di Sorel. Per reazione Giolitti indisse nuove elezioni, dove gli elettori scelsero i liberali. Turati e i riformisti tornarono alla guida del partito, ma questo durò poco perché nel 1912 Mussolini assunse la carica del giornale del Partito socialista.

2. IL DOPPIO VOLTO DI GIOLITTI

L’azione di governo di Giolitti fu definita dal “doppio volto”, poiché vi erano delle contraddizioni:

  • Un volto aperto e democratico nell’affrontare i problemi del Nord.
  • (^) Un volto conservatore e corrotto nello sfruttare i problemi del Sud. Verso il Nord, Giolitti, era molto aperto tanto che consentì gli scioperi (purché avessero un fine sociale e non politico) e fece assumere allo stato una posizione di neutralità di fronte ai conflitti sindacali (lo scioperò è garantito dalla legge). Nessun intervento repressivo per non inimicarsi le classi lavoratrici Promulgò inoltre alcune riforme che migliorarono le condizioni di lavoro degli operai:
  • L’orario di lavoro venne diminuito un massimo di 10 ore
  • Fu vietato il lavoro dei minori di 12 anni
  • Venne riorganizzata la cassa nazionale: sussidio per malattia, invalidità e vecchiaia.
  • (^) Fu introdotto il congedo di maternità allo scopo di tutelare le lavoratrici madri. La lotta sindacale portò all’ aumento dei salari dei lavoratori che ora potevano permettersi dei prodotti industriali (macchina da cucire, biciclette) = diffusione di un benessere tipico della società di massa.

Agli operai fu poi permesso di organizzarsi per essere rappresentati nel 1906 nasce la CGL (Confederazione Generale del Lavoro) (ora si chiama CGIL) Giolitti interviene anche nel campo ferroviario , in quello assicurativo con la nazionalizzazione delle assicurazioni sulla vita e venne creato un apposito ente l’ INA (Istituto Nazionale Assicurazioni) che venne però contrastato dalle assicurazioni private e non trovò mai una concreta attuazione.

Nel periodo di Giolitti però non venne attuata una riforma tributaria che consentisse di garantire una maggiore giustizia fiscale e soprattutto non venne affrontata la questione meridionale.

Il “secondo volto” di Giolitti si evidenzia nei suoi rapporti con l’Italia meridionale Verso il Sud gli interventi si limitarono nella costruzione dell’acquedotto pugliese e alle “leggi speciali” per porre rimedio a situazioni particolari, come nel caso dei terremoti. Gran parte del denaro che arrivava al Sud alimentò le clientele e la corruzione. Inoltre, quando il Sud scioperava, Giolitti faceva intervenire le forze dell’ordine attuando una pesante repressione. Il sud, per Giolitti, era politicamente un serbatoio di voti da controllare con vari mezzi:

  • I prefetti impedivano dietro suo ordine i comizi degli oppositori al governo
  • Le forze dell’ordine arrestavano i sindacalisti
  • Clientelismo, corruzione, minacce e brogli per fare eleggere candidati a lui fedeli Per questo motivo, Giolitti fu aspramente criticato dallo storico Gaetano Salvemini.

I salari dei lavoratori del Sud scesero enormemente portando in tutto il Meridione povertà e disoccupazione, tanto che molti contadini meridionali (ma anche del Veneto) tentarono la fortuna emigrando all’estero, soprattutto nell’Europa del Nord, negli Stati Uniti e in alcuni paesi dell’America del Sud (tra il 1900 e il 1914) (es. Little Italy a NY). L’emigrazione portò tuttavia un po’ di ricchezza nelle terre più povere e chi lavorava all’estero mandava parte della propria paga (le rimesse) in Italia, aumentando la ricchezza del nostro paese. I lavoratori rimasti, non più in sovrannumero, videro il proprio potere contrattuale rafforzarsi e il loro salario salire gradualmente.

  1. SUCCESSI E SCONFITTE IN POLITICA INTERNA E IN POLITICA ESTERA Giolitti riprende la politica coloniale:
  2. Dimostrare che il suo governo era in grado di aumentare il prestigio internazionale dell’Italia: i nazionalisti volevano che anche l’Italia possedesse colonie come le altre potenze europee
  3. Assecondare i maggiori gruppi industriali e finanziari.
  4. Accontentare l’opinione pubblica : conquistare nuove terre = dar lavoro a tutti gli emigranti. Fino a quel momento l’Italia aveva come sue colonie solo l’Eritrea 1890 e la Somalia 1905. Sotto il governo Crispi si tentò la conquista dell’Abissinia (Etiopia) ma lo scontro con il forte regno del negus Menelik portò alla sconfitta di Adua (1896), alla pace di Addis Abeba ed alla caduta del primo ministro. Rispetto ai governi precedenti, Giolitti mirò invece alla conquista della Libia. Patti preliminari con Francia e Gran Bretagna per il permesso alla conquista. Accuse del cancelliere tedesco che l’Italia faceva “giri di valzer con altri ballerini” Nel 1911 , l’Italia dichiarò guerra alla Turchia che dominava la Libia. Dopo le prime vittorie (Tripoli, Bengasi, Misurata. Entusiastico discorso di Pascoli in La grande proletaria si è mossa ), l’Italia dovette faticare molto contro i villaggi arabi dell’entroterra. Per indebolire l’impero ottomano cambiò teatro di guerra, occupando alcune isole egee quali Rodi e le isole del Dodecaneso. I turchi, spaventati (ma più per la guerra balcanica ormai all’orizzonte) firmarono nel 1912 il Trattato di Losanna con il quale cedettero all’Italia il dominio sulla Libia. L’avventura coloniale si rivelò però un vero fallimento: la guerriglia all’interno della Libia continua, gli emigranti continuarono a preferire i paesi esteri, la Libia non era una terra fertile e rigogliosa quale veniva descritta dalla propaganda, non aveva ricchezze minerarie e venne definita da Salvemini uno “scatolone di sabbia”. A trarre vantaggi economici furono le banche, gli armatori e l’industria militare.

La principale riforma democratica dell’età giolittiana fu l’approvazione, nel maggio 1912 , di una nuova legge elettorale, che introduceva il suffragio universale maschile possono votare tutti i cittadini maschi che hanno compiuto 21 anni (30 anni per gli analfabeti) Lo scopo di Giolitti era l’allargamento della base politica dello Stato italiano (dall’8% al 24%) e voleva avvicinare alle istituzioni i socialisti e i cattolici. Ma per avere la meglio sui socialisti (dominavano il mondo operaio) occorreva allearsi con i cattolici (dominavano il mondo contadino).

Il non expedit (= non conviene : bolla papale di Pio IX nel 1868 con cui vietava ai cattolici la partecipazione alla vita politica italiana) venne “ammorbidito” da Pio X i cattolici, per la prima volta nel 1904, si recarono alle urne e votarono i liberali con l’intendo di sconfiggere i socialisti.